Beppe Grillo? Un genio politico assoluto

_ZIF4827.JPG In questi giorni assistiamo alla retromarcia di Beppe Grillo e di conseguenza del Movimento Cinque Stelle sul famoso DDL Cirinnà sulle unioni civili, nonostante la base degli iscritti si fosse già espressa per una votazione favorevole. Il comico genovese ha indicato ai parlamentari pentastellati di votare secondo coscienza, mettendo di fatto a rischio il passaggio della legge stessa. Subito i giornali di regime e i partiti avversari hanno iniziato a urlare  che la base è in rivolta, che Grillo è una voltagabbana e via dicendo. Molti ipotizzano pressioni del Vaticano nello spiegare questo dietrofront del comico, altri, come il sottoscritto ipotizzano invece un mero calcolo elettorale che dimostra la grandezza di Grillo come politico.

Premesso che Grillo (o Casaleggio) è un genio, perché senza alcuna credibilità di base, ma partendo solo con la fama di comico è riuscito in pochi anni a creare un movimento che ora ambisce a governare e questo è riuscito a farlo, non ghettizzando il movimento stesso su posizioni troppo di destra o troppo di sinistra, ma continuando a focalizzarsi su posizioni populiste, cioè su posizioni che la massa popolare fiancheggia apertamente, come la critica verso la politica corrotta, l’euroscetticismo, la trasparenza e via dicendo. L’abilità di Grillo è stata quella di essere un buon leader che ha saputo frenare gli iscritti e i parlamentari che spesso e volentieri rischiavano di trasportare il partito verso posizioni troppo di sinistra. E diventare un partito che la massa riconosce come di sinistra è proprio quello che Grillo vuole evitare. Per questo è stato ambiguo sull’abolizione del reato di clandestinità e per questo è ambiguo sulle unioni civili. Grillo, grazie alla sua potenza mediatica, deve mostrarsi quasi contrario a queste cose di “sinistra” anche se la base degli iscritti è invece favorevole. Ma perché Grillo deve fare questo? Guardate questo dati:

Elezioni Europee 2009                   Sond. Scenari Politici 2016

AFFLUENZA: 66,5%                          AFFLUENZA:               73%

CENTRODESTRA:  47,7%              CENTRODESTRA:  30,7%    -17%
Partito della libertà 35,3%                 Forza Italia              9,8%
Lega Nord 10,2%                              Lega Nord             15,2%
La Destra 2,2%                                 Fratelli d’Italia          5,7%

CENTROSINISTRA: 40,6%             CENTROSINISTRA: 37,8%    -2,8%
Partito Democratico 26,1%               Partito Democratico 32,0%
Italia dei Valori 8,0%                           Sinistra Italiana          4,5%
Partito Rifondazione 3,4%                 Partito Rifondazione  1,3%
Sinistra e Libertà 3,1%                      Altri sinistra                2,0%

ALTRI                                                 ALTRI
UDC 6,5%                                          UDC-NCD                  2,9%      -3,6%
Lista Bonino 2,4%                              M5S                          23,3%

Basta uno sguardo veloce per capire la base elettorale del Movimento Cinque Stelle: dei due schieramenti chi ha perso più voti?  Li ha persi il centrodestra. A sinistra abbiamo avuto la scomparsa dell’Italia dei Valori e il forse ridimensionamento dell’UDC. A mio avviso, al netto dei nuovi astensionisti, buona parte dell’elettorato dell’UDC è andato a rimpolpare le fila del PD, visto come nuova Balena Bianca, l’elettorato dell’IDV si sarà invece diviso tra chi è andato con il M5S  e chi è rimasto a sinistra. Il grosso degli elettori pentastellati viene dal centrodestra soprattutto da chi votava PDL. E questo, potete crederci oppure no, è confermato anche da una mia analisi empirica tra conoscenti e utenti online. Quindi sommando la mia analisi empirica personale con l’analisi delle percentuali elettorati possiamo grosso modo stimare che l’elettorato del M5S sia composto essenzialmente da: 55-60% elettori provenienti dal centrodestra (principalmente ex PDL); 15-20% elettori provenienti dal centrosinistra (principalmente ex IDV); 20-25% nuovi elettori (elettori poco convinti di altri partiti, ex astensionisti e giovani che prima non votavano).

Se a questo ci sono arrivato io, ci sarà arrivato anche Grillo che ha capito perfettamente la linea da seguire: populismo alla Berlusconi e non schierarsi su temi secondari che possano inimicarsi il popolo di centrodestra. E questo è un punto fondamentale: la base degli iscritti del M5S e’ totalmente diversa dal suo elettorato. La base degli iscritti è costituita principalmente da giovani e da pentastellati della prima ora schierati su posizioni blandamente di sinistra e ambientaliste, quindi più inclini, almeno sui diritti civili a schierarsi con la sinistra o comunque su posizioni più moderne, mentre la base, venendo più dal centrodestra, è più schierata su posizioni conservatrici sui diritti civili e simili, mentre e’ più interessata alla lotta alla corruzione e alla politica che li ha ridotti a perdere il proprio status  di ceto medio. La fortuna del M5S è l’assenza di un partito popolare alternativo e moderno, stile Ciudadanos spagnoli, perché un partito del genere avrebbe conquistato il grosso di questo elettorato di centrodestra, cosa che Salvini per le sue posizioni estremiste e per il suo passato da ultrà leghista non può assolutamente fare. Grillo ha capito che la maggioranza degli italiani non è stata e non è di sinistra e che quindi apparire come tali rischia di far perdere moltissimi voti al movimento.

Quindi Grillo cosa ha fatto? Ha lasciato libertà di coscienza, così che probabilmente la legge passerà lo stesso, ma il movimento non appare schierato ufficialmente da quel lato e i media di destra non potranno far apparire Grillo e il suo movimento come di sinistra. Quindi, Beppe Grillo, da genio politico qual è ha ottenuto due piccioni con una fava: da un lato la legge sulle unioni civili passerà, come in fondo voleva anche lui e come volevano gli iscritti, dall’altra all’elettorato passivo, il movimento non sembrerà di sinistra. Un genio. Se invece non dovesse passare, perderà qualche punto percentuale di elettori più di sinistra, ma manterrà comunque il grosso dell’elettorato, che invece potrebbe disgregarsi se il movimento apparisse definitivamente come di sinistra.

Molti di voi, diranno: e la democrazia diretta va a farsi f……ere? La mia posizione su questa problematica è stata ben sintetizzata dalla postfazione “Rischio mediocrità nella democrazia diretta” presente nel mio libro Libertà Indefinita. In questa postfazione commentando un articolo di Uriel Fanelli e citando proprio il M5S, sostengo come la democrazia diretta sia utile nella gestione delle scelte collettive di una comunità o di uno stato, perché uno stato non ha uno scopo predefinito, ma devono essere i cittadini di volta in volta a definire quale sia lo scopo principale della struttura collettiva; mentre invece in un movimento politico la democrazia diretta la trovo molto confusionaria perché un movimento politico, a differenza di uno stato, ha uno scopo preciso, cioè salire al potere ed attuare il proprio programma, e quindi la democrazia diretta può creare confusione e rottura rispetto alla strategia del leader/fondatore come sta avvenendo nel M5S. Facendo una metafora, lo stato è come un bus di amici in vacanza, che non ha una direzione precisa e che quindi i passeggeri devono avere il diritto di volta in volta di decidere dove andare (quindi la democrazia diretta è utile e necessaria) mentre un partito è come un treno Milano-Roma, si sa già dove deve andare, il parere dei passeggeri non serve e creerebbe solo confusione. Concludo dicendo che Grillo sta traghettando egregiamente il movimento verso la maggioranza dei voti, ma a mio avviso, serve al più presto un congresso nazionale (anche virtuale), dove si chiariscano gli obiettivi principali, quelli secondari e quelli sui quali sarà lasciata libertà di coscienza o sui quali sarà necessario indire un referendum. E gli obiettivi principali devono essere scelti tra quelli che costituiscono l’anima del movimento e che possano effettivamente convincere la maggioranza degli italiani, senza spostare il partito in ghetti ideologici. Se l’obiettivo principale è eliminare la corruzione, cacciare la vecchia partitocrazia, portare trasparenza e risollevare la vita degli italiani, il M5S non deve assolutamente farsi distrarre da temi secondari. Quindi Grillo ha fatto bene, anche se ha scavalcato la democrazia diretta interna del movimento.In un movimento politico, a mio avviso, la democrazia diretta deve essere usata per scegliere i candidati o le regole interne, ma non per ogni scelta politica, altrimenti diventa impossibile seguire una strategia e si sprofonda nella confusione. Urge un congresso programmatico aperto a tutti, non solo agli iscritti, per definire gli obiettivi da raggiungere. Per definire con chiarezza il movimento stesso. E faccio questo appello da iscritto del Movimento, unico partito che può, attualmente,  portare qualcosa di nuovo e positivo in questo paese (anche se sono consapevole che ormai i partiti contano poco e chi comanda siede in altri sedi). Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Sono Giuseppe Cirillo alias Fenrir, l’autore di questo blog. Nei nostri articoli ci sforziamo di offrire un’angolazione e una visione diversa rispetto ai media di regime. Per qualsiasi domanda o per un’eventuale collaborazione contattami alla seguente mail: fenrir1489@gmail.com 

 

 

Scenari per il 2016

Io non ci credo

I profughi devono essere respinti?

Il non-futuro della famiglia

La necessità di superare il capitalismo

Alcuni dubbi sul Movimento Cinque Stelle

Il non-futuro della famiglia

esempio di famiglia tradizionaleAccade forse non di rado che uomini dalle aspirazioni alte e nobili debbano superare la lotta più dura nell’ infanzia ……. se si è provato qualcosa di simile, nella vita non potremo mai consolarci di sapere chi sia veramente stato il nostro nemico più grande e pericoloso (la famiglia).    F.Nietzsche

La famiglia deve essere superata.    Osho

Oggi si celebra il Family Day ipocrita manifestazione collettiva come non se le vedevano da tempo, però utile a dividere il gregge tra famiglia “tradizionale” e famiglia “arcobaleno”, mentre sullo sfondo si consumano drammi di portata storica come la crisi irreversibile del capitalismo, la terza guerra mondiale liquida e dissoluzione del tessuto sociale, economico e produttivo. Detto questo, che appartiene alla classica strategia del Divide et impera tipica dei nostri media di regine, Noi, più libertari dei libertari, figli di Max Stirner non potevamo sottrarci nel parlare di questo argomento, ma saremo estremisti, quindi invito le anime belle tra di voi, a non continuare la lettura, adatta solo agli spiriti liberi.

Per prima cosa oggi in piazza non vediamo fascisti contro progressisti, assolutamente no. In piazza vediamo conservatori liberali contro progressisti. Perché la famiglia è l’unica comunità che sta a cuore alla destra conservatrice, un’estensione della proprietà materiale dell’individuo, tutte le altre comunità non contano. La famiglia prima di tutto, naturale estensione e, ripeto, proprietà del capofamiglia. E questo mio discorso è confermato dalla brillante mente dissidente di Lorenzo Vitelli, che nel suo articolo Quella carcassa della “famiglia tradizionale”, paradossalmente. dal punto di vista del più autentico conservatorismo dissidente dimostra cosa realmente stanno difendendo i manifestanti del Family Day, cioè qualcosa di morto e slegato da ogni concetto tradizionale e comunitario, la famiglia ad uso e consumo, per certi versi molto simile a quella arcobaleno. Una disquisizione profonda che inoltre chiarisce la posizione dei tradizionalisti di ispirazione fascista: la loro vera posizione è che la comunità viene prima della famiglia; e’ vero Mussolini ed Hitler esaltavano la famiglia tradizionale ma non come estensione della proprietà borghese ma come mattone della più importante collettività che inevitabilmente veniva prima della famiglia, si era prima di tutto membri della società fascista o nazista e solo in secondo luogo padri, moglie e figli. Quindi prima distinzione: in campo abbiamo destra conservatrice liberale contro progressisti di sinistra, non la destra conservatrice tradizionale che pur simpatizzando per la famiglia tradizionale, ha più a cuore la comunità totale.

Seconda cosa, cito il mio amico Davide Cericola: Ecco: questo mi pare importante.Poiché è impensabile andare a dire che un gay non può amare il proprio compagno, la vera domanda è: che cosa vogliono salvare i contrari?
Un tipo di società. Il tipo di società che ha creato la famiglia tradizionale.
Un tipo di società dove l’economia dipende dal numero di braccia che la famiglia ha, un tipo di società dove il 90% della popolazione viveva di stenti, e faceva della parsimonia uno stile di vita.
Un tipo di società dove il divorzio non era pensabile perché (e cito un altro documento letto qualche ora fa) “mettersi ogni giorno in croce per la famiglia è un valore”.
Un tipo di società dove il padre comanda, la moglie fa da vassallo e comanda solo sui figli, e i nonni e i parenti anziani vanno accuditi, ascoltati, e rispettati.
Manca solo un elemento nella famiglia. I figli. Quelli che non contano un…
Io dico che tale famiglia se funziona è ottima, ma se non funziona è masochismo allo stato puro.
Ecco di questa citazione condivido tutto. Quindi cosa veramente vogliono difendere i manifestanti del Family Day? Sempre citando Nietzsche, a proposito di una malattia: sei malato perché ti ha colpito una malattia, o dato che sei debole di tuo sei vulnerabile alla stessa? Applicando questo ragionamento alla famiglia, la famiglia tradizionale è indebolita dalle politiche moderne o dato che è sempre stata intrisecamente debole viene quindi indebolita? Se la famiglia tradizionale era una comunità così perfetta e autonoma come mai, senza la protezione dello stato, si squaglia come neve al sole? Perché i conservatori liberali adesso chiedono aiuto allo stato per bloccare altre tipologie di famiglie? L’unico discorso serio e più facilmente condivisibile che fanno i conservatori, più che la negazione del diritto a sposarsi, che infatti non trova molti consensi e il discorso sul vietare l’adozione a genitori gay, perché in questo caso si minaccia un individuo che non può difendersi che deve ancora formarsi, quindi si minaccia la sua formazione. Ma oltre ciò non vedo molto per cui valga la pena difendere la famiglia tradizionale moderna. Personalmente io sono figlio di una famiglia tradizionale che per mia fortuna non essendo religiosa e tantomeno ideologicamente schierata mi ha lasciato la possibilità di formare un mio pensiero autonomo senza dogmi. Io stesso mi sono sposato e vorrei dei figli, quindi dal punto di vista strettamente egoistico io dovrei essere lì al Family Day a manifestare per la famiglia tradizionale ed anzi vorrei sicuramente più sostegno, anche economico, da parte dello stato, alle famiglie tradizionali. Questo dal punto di vista personale, ma io scrivo per parlare in senso generale e in questo senso la famiglia tradizionale per me può essere superata e voglio spiegarvi il perché.

Non nascondo che Nietzsche e Osho hanno formato in maniera importante il mio punto di vista, che per fortuna posso dichiarare libero da ogni moralità, quindi amorale, detto questo suggerisco proprio un link di Osho sulla famiglia, tralasciate pure le considerazioni spirituali se non vi interessano, il discorso sui rapporti familiari è interessante, ecco il link all’articolo. Lo so, all’inizio sono considerazioni indigeste, ma piano piano inizierete a crederle vere anche voi, magari non subito, con il tempo. Detto questo cos’è la famiglia tradizionale attuale? E’ un’istituzione ipocrita dove due persone che dovrebbero amarsi cercano l’appoggio di un potere superiore per limitare la propria libertà in futuro. E’ inoltre un’istituzione dove, passata la prima fase di innamoramento, la grande maggioranza dei rapporti si basano sulla convenienza economica, sulla comodità di stare assieme, sulla difficoltà burocratica e finanziaria di separarsi, sul giudizio degli altrisulla paura di rimanere soli, se va bene sull’affetto o sul fatto che non si vuole ferire l’altro partner, in rarissimi casi sull’amore dall’inizio alla fine. E’ inutile che magari commentiate dicendo: nel mio caso non è così oppure i miei nonni si sono sempre amati, ecc… i casi particolari veri o no che siano non mi interessano, io sto guardando la realtà attuale dove quasi dieci milioni di uomini sono clienti di prostitute e trans (in Italia), dove il tradimento è all’ordine del giorno, dove alle prime difficoltà economiche ci si separa, senza contare le innumerevoli tristi realtà di abusi e di violenze fisiche e psicologiche. Gli stessi principali sostenitori politici della famiglia tradizionale sono puttanieri, separati, frequentatori di ragazzine e trans oppure single senza famiglia.
Ma tornando ai matrimoni gay, se i conservatori non possono vietare ai gay di amarsi tra loro, possono però con importanti motivazioni vietare l’adozione di minori, con la giustificazione che viene messa in discussione la libertà e la formazione del minore stesso. Ma quindi, se i gay non sono adatti a formare dei bambini chi è adatto? La domanda è importantissima perché considerando gli innumerevoli casi di violenze domestiche, gli abusi, le pressioni psicologiche e tantissime altre problematiche, quante famiglie etero riuscirebbero a formare i propri figli in maniera veramente equilibrata? Io dico nessuna famiglia, perché per quanto si possa essere intelligenti ed equilibrati, inevitabilmente sui nostri figli si riverserà la nostra mentalità, le nostre aspettative, le nostre frustrazioni. Nel mio libro Libertà Indefinita auspico la democratizzazione o il ridimensionamento dei poteri che minacciano la libertà come lo Stato, i partiti, il capitale concentrato, il sistema bancario, l’informazione di regime, ma l’ultima concentrazione di potere che minaccia la libertà individuale, è terribile dirlo, ma è proprio la famiglia, la famiglia è la causa primaria di moltissime problematiche personali di ognuno di noi e inevitabilmente ha pesantemente influenzato la nostra formazione, ci ha creati nel bene e nel male. Quindi, il cittadino libero del futuro, a mio avviso, oltre tutte le concentrazioni di potere, deve superare anche la famiglia. Perché mentre padre e madre hanno scelto volontariamente di unirsi, come ricordava Davide Cericola, l’anello più debole della famiglia sono i figli, loro non contano niente. Di conseguenza, un sistema che voglia garantire la massima libertà, dovrà difendere l’oppressione degli zero sociali, quindi i figli dovranno essere liberi dalle loro famiglie. E su questo, condivido in pieno il pensiero di Osho. A mio avviso, i figli dovranno nascere liberi o da mamme professioniste o da supporti tecnologici e vivere in comunità di bambini ed educati fino a 15 anni, in maniera generalista attraverso una formazione oggettiva, senza alcuna influenza politica e filosofica (pensiero politico o filosofico che poi potranno sviluppare in maniera indipendente ottenuti gli strumenti conoscitivi necessari). Ovviamente un sistema del genere necessità di una radicale riforma dell’istruzione, ma questo è un altro discorso. Da questo sistema usciranno spiriti liberi non gravati da nessuna aspettativa e senza radicate pressioni psicologiche, la diversità e molteplicità dell’Umanità ne risulterebbe arricchita.

Concludiamo elencando le quattro principali evoluzioni della famiglia del futuro:

1) SFALDAMENTO CAPITAL-COMUNISTA: la famiglia tradizionale si sgretola sotto i colpi della crisi economica e delle nuova mentalità arcobaleno. E’ l’avvento di una società più libera ma con la popolazione atomizzata e sradicata da ogni tipo di comunità. E’ la strada attuale, purtroppo ad ALTA PROBABILITA’.

2) RINASCITA DELLA FAMIGLIA TRADIZIONALE: se non avvengono sorprendenti colpi di coda o un’invasione islamica, difficilmente questo scenario potrà realizzarsi. La famiglia tradizionale è sempre stata debole e senza un supporto statale o comunitario non può sopravvivere.

3A) FINE DELLA FAMIGLIA, AVVENTO DI UNA SOCIETA’ LIBERA: grazie all’attuale crollo del sistema sia a livello economico, che politico e sociale, e probabilmente anche per motivi demografici, in un futuro non proprio prossimo, potrebbe attuarsi una comunità senza famiglia, dove gli individui nascono liberi e muoiono liberi e dove la comunità diventa un’enorme famiglia allargata. Ovviamente una scenario del genere necessità di un importante cambiamento del sistema formativo e dell’intero sistema politico ed economico. La fine del capitalismo e l’avvento della società dell’abbondanza, potrebbe favorire questo scenario. Questo scenario sarebbe l’ideale completamento dell’ estremo individualismo con l’ estremo comunitarismo.

3B) FINE DELLA FAMIGLIA, AVVENTO DI UNA SOCIETA’ TOTALITARIA: dallo sfaldamento attuale della famiglia, non è escluso che in futuro, nel mondo, non si manifestino forme di controllo demografico totalitarie, dove fare figli sarà proibito e dove lo stato gestirà eventuali nuove nascite. A prima vista questo non si discosta molto dallo scenario 3A, solo che se questo si dovesse realizzare sotto un regime non-democratico o pseudo-democratico c’è il forte rischio che i nuovi individui senza famiglia vengano formati in modo totalitario secondo le esigenze del regime, cosa sicuramente definibile come distopica e lontana dal punto 3A che invece prevede una formazione puramente oggettiva (che fornisca gli strumenti, non le conclusioni) senza influenze statali. Uno scenario del genere dovrebbe assolutamente essere combattuto. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Scenari per il 2016

Io non ci credo

I profughi devono essere respinti?

L’utilità del nemico islamico

La manovra di Renzi? E’ filo-capitalista

La necessità di superare il capitalismo

La necessità di superare il capitalismo

Caduta capitalismoQuando si discute su delle ideologie è necessario essere pronti a ricevere insulti o critiche di ogni genere, lo scopo di questo articolo non è però esclusivamente quello di polemizzare o criticare ma vorrebbe avere uno scopo costruttivo, quello di riflettere su qualcosa di nuovo.
E’ necessaria però una premessa: chi scrive non è ideologicamente statalista (quindi comunista, socialista, populista, corporativista o fascista) e neppure filo-capitalista (quindi liberale, neo-liberale, libertariano o anarco-capitalista). Chi scrive ha scritto un modesto trattato politico, Libertà Indefinita, il cui scopo è quello di proporre un sistema che fornisca agli individui il massimo potere possibile, quindi la massima e ottimale distribuzione del potere. Questo per farvi capire che sono ostile a qualsiasi eccessiva concentrazione del potere sia statalista che capitalista. Concentrazione del potere che inevitabilmente porta qualcuno, definibile tranquillamente come parassita, ad ottenere dei pasti gratis sulle spalle degli altri, sia nello statalismo che nel capitalismo (eh si).
Seconda premessa: capitalismo ed economia di mercato non sono assolutamente la stessa cosa. Anche se il dibattito politico ed economico ci ha abituato a considerare il capitalismo e l’economia di mercato come identici e di conseguenza a considerare i nemici dell’uno come i nemici dell’altro, non è assolutamente così. E’ vero, viviamo in una economia di mercato basata sul capitale privato, ma il mercato esisterebbe anche senza la fossilizzazione della ricchezza, cioè senza il capitale. Ad esempio, immaginate chi vende semplicemente il suo lavoro come un decoratore o un qualsiasi professionista, esso si può gettare nel mercato semplicemente vendendo il suo tempo, il suo lavoro e l’economia di mercato funzionerebbe anche senza capitale, regolando il prezzo del tempo di ogni lavoratore. Il capitale fornisce, invece, un vantaggio a chi lo possiede potenziando il valore del proprio lavoro (il capitalista guadagna molto di più di quanto effettivamente merita grazie al fatto di possedere una rendita sul proprio capitale), quindi meno è rilevante il capitale in economia più paradossalmente l’economia di mercato funziona al meglio senza distorsioni e come dimostrato da Piketty, le epoche di maggior crescita sono quelle in cui il capitale conta di meno, invece le epoche di crisi sono quelle in cui il peso del capitale è più schiacciante. Su questo punto possiamo parlarne per giorni, ma la mia seconda premessa è in sintesi: non confondete economia di mercato con capitale, sono due cose distinte. Io sono favorevole al primo, meno all’eccesso del secondo.

Fatte queste doverose premesse passiamo alla riflessione di oggi sul capitalismo. Tre fatti mi hanno spinto a scrivere questo articolo:

petrolio crollo1) In questi giorni di alti e bassi borsistici, mentre torno a casa dal lavoro, sento il notiziario della radio enunciare: rimbalza il petrolio, crescono le borse. Io che sono appassionato di economia, sono consapevole che il prezzo è in fondo un misuratore della scarsità (più una cosa costa, più è scarsa, più è difficile da ottenere). E quindi ho capito una cosa, il nostro sistema rappresentato dalle borse (ormai divenute più importanti dell’economia reale) festeggia quando aumenta la scarsità. Questo deve palesare la perversione del nostro sistema che ha bisogno di penuria, scarsità, povertà per sopravvivere. Qualsiasi naturale e normale comunità del passato, festeggiava un buon raccolto, una buona annata e si rattristava nel caso questa non si verificasse. Ora è il contrario, qualsiasi evento naturale e non, creasse penuria di una materia prima, il nostro sistema festeggerebbe. Quindi prima riflessione: chi possiede questo sistema ha uno scopo diverso dal 99% della popolazione: loro vogliono più scarsità, più povertà; noi vogliamo ricchezza, abbondanza. Siamo inesorabilmente contrapposti.

rivolte tunisia2) In Tunisia sono scoppiate rivolte diffuse. Stavolta non si chiede niente di politico o religioso, ma qualcosa di semplice: lavoro e quindi un reddito per sopravvivere. Grazie alla strategia della terra bruciata dell’ISIS il paese è travolto dalla disoccupazione e la gente è costretta a scendere in piazza. E non si fermerà perché ormai non ha più nulla perdere. E dobbiamo abituarci alle rivolte causate dalla disoccupazione perché diverranno una costante in quella che ho chiamato in altri miei articoli, transazione post-capitalista. Disoccupazione che è ormai cronica perché la deflazione tecnologica ha intrapreso un andamento esponenziale ed ogni nuova innovazione provoca del nuovo lavoro ma anche molta disoccupazione; pensiamo a molte app che semplificano la vita, o a internet per non parlare dell’imminente automazione della guida che potrebbe creare decine di milioni di disoccupati tra taxisti, autisti e camionisti. Deflazione tecnologica che provoca disoccupati, che a loro volta provocano instabilità che provoca ulteriori disoccupati in una spirale che tende a cronicizzarsi. Ma il problema sono le nuove tecnologie? Assolutamente no, è sbagliato pensare che fermare la tecnologia ci salverà dalla disoccupazione, il problema non è quello, il problema è che la deflazione tecnologica provoca abbondanza, fornisce più ricchezza con meno lavoro e questa abbondanza non riesce a strutturarsi come vantaggio collettivo: da una parte ci riesce, come vantaggio per i consumatori dall’altra no perché diminuisce i lavoratori, quindi il reddito. Il nostro sistema è attualmente incapace di risolvere questo problema che come abbiamo detto ormai è cronico e può solo peggiorare.

3) Il buco di Onitsha: per chi non lo sapesse, questo buco è la massima rappresentazione della paradossalità del capitalismo. Il giornalista polacco Ryszard Kapuscinski nel suo libro Ebano, descrive l’esistenza a Onitsha, in Nigeria, di un buco sulla strada principale. Questo buco inevitabilmente danneggiava il mezzo di chi passava che così era costretto ad essere salvato, il suo mezzo riparato, doveva passare la serata nel paese in attesa della riparazioni, attorno a questo buco si era quindi creata tutta una economia che era dipendente dall’esistenza del buco quindi un male che creava economia ed infatti gli abitanti si sono sempre rifiutati di ripararlo. Anche Charlie Chaplin nel film il Monello, fa rompere i vetri al suo ragazzino per poi andarli a riparare. Questo vuol dire che il capitalismo oltre che della scarsità, ha bisogno del danno, del problema, della malattia. Per funzionare il capitalismo ha bisogno del male. Quindi, una ulteriore perversione, un sistema che non vuole soluzione, irrimediabilmente in crisi.

Questi tre punti mi hanno spinto a lanciare questa riflessione. Il capitalismo è un sistema che ha funzionato abbastanza bene in situazioni come abbiamo vissuto fino ad ora, in situazioni di scarsità. Il capitalismo è il regime economico probabilmente ideale nel gestire la scarsità. Ma ora si sta sviluppando una singolarità storica, economica, politica e sociale cioè l’avvento dell’abbondanza. Tutto è in cronica sovrapproduzione dai servizi, ai prodotti, agli immobili ma il regime capitalista, appunto basato sulla scarsità, sta dimostrando di essere incapace a distribuire l’abbondanza. E questo care lettrici e lettori, è il punto fondamentale del nostro secolo: il capitalismo è totalmente inadeguato nel gestire e distribuire l’abbondanza. Scrivetevelo da qualche parte, perché questa sarà la problematica costante di questa transazione post-capitalista. Attualmente riesce parzialmente a sopravvivere perché diversi settori sono bloccati, altrimenti l’abbondanza avrebbe fatto crollare l’intero sistema: pensiamo alle malattie, dove le case farmaceutiche hanno sicuramente molte cure a diverse malattie; oppure pensiamo al settore petrolifero, è praticamente ovvio che esistano sistemi per creare energia pulita e a bassa costo, ma se crollasse questo settore finiremmo immediatamente in una crisi enorme. O pensiamo anche a tanti altri settori esistenti che potrebbero essere eliminati o fortemente ridimensionati con semplici migliorie organizzative come i notai, i commercialisti, moltissimi dipendenti statali e via dicendo. La nostra civiltà attualmente potrebbe liberare moltissima ricchezza e risolvere moltissimi problemi, ma non può, perché crollerebbe il regime dominante capitalista. Al tempo stesso, la deflazione tecnologica è, nonostante tutto, irrefrenabile e sta travolgendo diversi settori e la disoccupazione non potrà che crescere. Il sistema deve essere superato, altrimenti ci infileremo in un periodo di crisi costante senza via d’uscita. La riflessione che dovremmo iniziare è quindi questa: Come creare un sistema che sappia gestire l’abbondanza in una economia di mercato? Come creare un sistema post-capitalista evitando una eccessiva concentrazione di potere nelle mani dello stato? Per fortuna il socialismo reale è già storicamente avvenuto e ne siamo immunizzati, ora però dobbiamo superare il capitalismo per noi e per le future generazioni. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Scenari per il 2016

Io non ci credo

I profughi devono essere respinti?

L’utilità del nemico islamico

La manovra di Renzi? E’ filo-capitalista

Il dollaro sta per disintegrarsi

L’utilità del nemico islamico

manifestazione islamiciIn questi giorni sui blog, sui tg e sui giornali, quasi all’unisono si parla di Islam, islamizzazione dell’Europa, violenze di ogni genere sia compiute nei territori in guerra, sia sul suolo europeo, tra molestie e attentatori solitari. La vicenda di Colonia, con tutta la sua sospetta nebulosità, sembra essere il culmine di una strategia, che a molti sembrerà il casuale frutto della politica scellerata di accoglienza indiscriminata attuata in primis da Angela Merkel, ma a noi, a costo di sembrare complottisti, tutto questo non ci sorprende e chi ci segue da tempo, già avrà capito di cosa stiamo parlando. Stiamo parlando della creazione del Superstato Europeo, uno stato sovranazionale che deve sorgere dalle ceneri di stati nazionali che per secoli hanno combattuto per la loro grandezza, indipendenza ed identità. Un progetto difficilissimo, con enormi difficoltà di attuazione, ma che procede lentamente, ma inesorabilmente, nella sua direzione come da noi descritto in passato nell’articolo La lunga marcia dell’eurocrazia. L’undicesimo punto di questo articolo sosteneva la necessità di un comune sentimento europeista che invece mancava del tutto.

Tra il 2008 e il 2014 abbiamo visto invece come, a causa della crisi economica, l’Unione venisse messa in discussione e da più parti si urlasse alla sua fine, alla necessità di uscire da essa, e via dicendo. In quel periodo abbiamo visto sorgere diversi movimenti di contestazione, anche molto agguerriti, il Movimento Occupy, gli Indignados, I Forconi senza contare le innumerevoli rivolte NO-qualcosa o studentesche. L’Unione era quindi in crisi e contestata dall’interno. Ma come da noi già immaginato in quell’articolo, per creare un comune sentimento europeo, basta un nemico comune. Non poteva esserlo la Russia di Putin, perché troppo simile a noi ed anzi ora presa a modello di nazione forte; ideale sono invece gli islamici, culturalmente ed etnicamente diversi dagli Europei e con una tradizione di violenza e terrorismo facilmente sfruttabile. Gli islamici sono il nemico ideale dell’Europa e l’odio e il disprezzo verso di essi si sta diffondendo velocemente tra le masse europee e sta addirittura diventando mainstream con governi, partiti e media che si schierano apertamente contro di loro.Germany Anti Islamization Rally

La non casualità della deriva islamofoba è ai miei occhi confermata dai recenti avvenimenti, con la concentrazione di attacchi in Francia (stato con una massiccia presenza di islamici anche di seconda e terza generazione) paese che può facilmente sprofondare in una semi-guerra civile soprattutto se si dovessero affermare governi con tendenze conservatrici e reazionarie (non parlo solo di Marine Le Pen, anche Sarkozy non scherza) e con l’inattesa ospitalità di Angela Merkel, che facendo entrare oltre un milione di profughi ha chiaramente favorito la possibilità di fatti come quelli di Colonia (e un politico dello spessore di Angela non ditemi che non si immaginava che sarebbero avvenuti fatti del genere, lo sapeva benissimo). E quindi, se Angela sapeva cosa sarebbe successo accogliendo così tanti profughi così culturalmente diversi da noi, oltretutto in un periodo di crisi economica, vuol dire che qualcuno dietro di lei ha pensato che era giusto seguire una certa direzione. E la direzione non è quella di islamizzare l’Europa, a questa ipotesi non ci credo minimamente dato che il potere economico è comunque in mano agli europei; la direzione è quella di favorire una leggera islamizzazione per incrementare la rabbia degli europei verso gli islamici, così da renderli gradualmente il male assoluto di cui ha bisogno ogni regime, come Orwell ricorda chiaramente in 1984. E più violenze o attentati commetteranno, più gli europei si stringeranno attorno al nemico comune ed era assolutamente necessario farli entrare in casa per scatenare questi sentimenti di avversione, dato che militarmente non possono attaccarci dall’esterno. Ed infatti il trend è quello di chiusura totale verso l’Islam con governi che chiudono le frontiere e che costruiscono muri e con l’ascesa dei partiti nazionalisti e islamofobi. E la nascita di movimenti come Pegida, cioè Patrioti Europei contro l’islamizzazione dell’Europa, è proprio il risultato di questa strategia.

Ma quale è l’utilità di stringere gli europei attorno ad un nemico comune? Innanzitutto il nemico comune porta a canalizzare la rabbia proprio contro di esso e non contro le istituzioni (ed infatti, nonostante il perdurare della depressione economica, non vedo più grosse contestazione antigovernative) e questo è utilissimo al regime di Bruxelles; seconda cosa offre la possibilità ai governi di chiudere con ampio consenso popolare i propri confini (cosa che era impossibile prima di un paio di anni fa); terza cosa apre la strada ad ampi interventi militari in territori islamici, dato che una volta che tra il popolo si è creata l’immagine del nemico assoluto, nessuno protesta se lo si va a combattere in casa sua; quarta cosa porta all’ascesa di partiti estremisti, spesso anche al governo, che possono creare situazioni di instabilità tale che potranno portare in futuro ad ulteriori limitazioni di sovranità e alla creazione di organi comunitari con maggiori poteri come una polizia comunitaria (come l’Eurogendarmeria) o la creazione di un esercito unico.

Detto questo cosa dobbiamo aspettarci per il futuro? Sicuramente l’ascesa di partiti di estrema destra, forse anche in Germania. In Francia, come abbiamo già detto, sicuramente vinceranno o Le Pen o Sarkozy. In Italia se dovessero esserci attentati o se dovessero arrivare ulteriori masse di profughi è probabile un incremento dei consensi per Salvini e Meloni. Sicuramente  vedremo ancora attentati e violenze sul suolo europeo, perché il clima anti-islamico non è ancora arrivato al punto di ebollizione, deve arrivare al punto da essere condiviso dal 90% della popolazione. Ulteriori violenze potrebbero scoppiare anche a causa della maggiore repressione attuata dai governi dopo questi fatti (ricordate le rivolte delle banlieus francesi? Succedessero adesso ci porterebbero proprio in un clima da guerra civile). Inoltre dobbiamo sicuramente aspettarci interventi terrestri dei paesi europei nelle zone in guerra, probabilmente ci sarà quello italiano e forse anche quello francese e inglese. Stavolta moriranno parecchi soldati e questo contribuirà a creare quel nemico comune protagonista di questo articolo e un clima da scontro di civiltà.

Abbiamo, quindi, delineato la nostra opinione sul fatto che la deriva anti-islamica serva all’Eurocrazia e che quindi non c’è nessuna Europa morente che sta subendo l’islamizzazione ma c’è una strategia anche abbastanza palese. Ma, concludendo, qual è la mia opinione su tutto questo? Io penso che sia assolutamente giusto, nonostante le trame eurocratiche, che l’Europa si unisca per respingere l’invasione islamica e non lo dico per nazionalismo o razzismo e nemmeno per motivi religiosi, dato che sono agnostico, ma proprio perché l’Islam è l’ideologia, la cultura e la religione più lontana in assoluto dalla cultura e dagli ideali europei che si basano sulla libertà, sulla laicità, sul rispetto delle opinioni altrui, sul rispetto degli altri individui di qualunque sesso o orientamento sessuale essi siano. La cultura europea, nonostante i governi e le ideologie del passato, si basa e si è basata sulla libertà dell’individuo e contro ogni oppressione, ora più che mai. Quindi far entrare masse così culturalmente diverse da noi (non parlo di superiorità, parlo di diversità perché è tutto relativo in questo mondo, chi crede a qualche concetto di superiorità in fondo è ancora figlio della cultura religiosa, dove superiore vuol dire più alto, più vicino a Dio e di conseguenza non è poi così lontano dagli islamici) è ovvio che possa portare soltanto tensioni e instabilità. Accettare spostamenti liberi di masse di persone in tutto il mondo, per quanto possa avere delle giuste motivazioni ideali (il mondo è di tutti e le frontiere sono divisioni artificiali) nella pratica non può essere sostenuto perché per fortuna siamo un pianeta etnicamente, culturalmente e geograficamente diverso e penso che ogni diversità debba essere il più possibile difesa da un piatto livellamento. Al tempo stesso, pur negando l’accoglienza verso queste masse di disperati, sono consapevole della sofferenza e povertà che esiste nella maggioranza del mondo e credo che le potenze mondiali debbano mettere all’ordine del giorno alcun provvedimenti urgenti per stroncare sul nascere le cause di questa sofferenza. A mio avviso è necessario un superamento delle Nazioni Unite e la nascita di una sorta di governo sovranazionale con compiti limitati che affronti con l’appoggio di tutti alcune problematiche che appunto possono essere affrontante solo a livello globale e con regole comuni come almeno quelle di questo elenco: 1) La devastazione del territorio e l’inquinamento, che portano carestie e le masse a spostarsi; 2) La necessità urgente di una politica demografica mondiale con lo scopo di limitare la fertilità soprattutto delle nazioni più povere che paradossalmente risultano essere le più prolifiche (non necessariamente l’unica politica attuabile è quella del figlio unico come in Cina); 3) La necessita di una riforma valutaria mondiale che porti ad una valuta metro indipendente come pensata da Keynes e non a valute di riferimento nazionali che portano alle nazioni emittenti enormi vantaggi e invece gravi svantaggi alle nazioni più deboli.

Concludo dicendo che L’Europa non deve rinunciare al suo ruolo di esportatore di libertà ma non deve attuarlo solo con le armi ma emergendo come potenza indipendente con ruolo globale e illuminato. USA, Russia o Cina non potranno mai avere il ruolo di faro mondiale, l’Europa sì, è scritto nella sua Storia, nel suo Dna. Lo ha sempre avuto e lo può ancora avere, ma prima dovrà alzare la testa sia nel mondo sia nei confronti dei propri governanti. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Sono Giuseppe Cirillo alias Fenrir, l’autore di questo blog. Nei nostri articoli ci sforziamo di offrire un’angolazione e una visione diversa rispetto ai media di regime. Per qualsiasi domanda o per un’eventuale collaborazione contattami alla seguente mail: fenrir1489@gmail.com 

Scenari per il 2016

Io non ci credo

I profughi devono essere respinti?

La lunga marcia dell’Eurocrazia

Vogliono portare l’Italia in guerra

La Terza Guerra Mondiale è già iniziata?

Scenari per il 2016

cigni neri o bianchi 2016Il 2015 si sta per concludere, tirando le somme possiamo definirlo un anno stagnante con una guerra mondiale strisciante che coinvolge sempre più paesi e sembra senza via d’uscita. Inoltre il riscaldamento globale sembra non essere solo una tesi dei media di regime ma quest’anno sembra essere confermato dato che è l’anno più caldo degli ultimi decenni e mezzo mondo è soffocato dallo smog. Detto questo, proviamo a stilare qualche possibile scenario per il 2016.

1) DEVASTANTI ATTENTATI DELL’ISISattacco nucleare isis
L’ISIS da tempo promette attentati più devastanti dell’11 settembre, gli obbiettivi principali sono l’Italia, gli USA, la Russia, l’Inghilterra e la Germania. Per quanto riguarda USA e Russia non sono esclusi attentati con armi non convenzionali (come scritto nel nostro articolo Rischio attentato nucleare per la Russia). Molto probabile anche il rischio di attentati in luoghi turistici o strategici di paesi islamici come Marocco, Indonesia, Nigeria, Giordania, Emirati, Oman ma anche di paesi con minoranze come la Cina, la Thailandia, il Kenya o le Filippine.

2) ITALIA IN GUERRArenzi in guerra
Sicuramente l’Italia, stando alle dichiarazioni di Renzi, interverrà in Iraq con 500 uomini a difesa della diga di Mosul. Molto probabile anche che il neonato governo di unità libico richieda un’azione italiana per mettere in sicurezza la capitale Tripoli. Il rischio disfatta è altissimo dato che sia quello iracheno che quello libico sono scenari fluidi con la presenza di formazioni islamiste (non necessariamente solo ISIS) molto ostili all’Italia. Forte la probabilità di attentati di risposta agli interventi italiani. Rischio caduta per Renzi.

3) IMPERIALISMO VALUTARIO CINESEimperialismo valutario cinese
Come scritto da questo articolo di Rischio Calcolato, lo Zimbawe ha adottato come valuta lo Yuan cinese. La valuta è lo strumento di questo secolo con cui le principali potenze fanno colonialismo sui paesi più deboli. Fino ad ora questo strumento era stato usato principalmente dagli USA, ma i cinesi ora tentano di mettere in discussione questa leadership. Come scritto nel nostro articolo Il dollaro sta per disintegrarsi il rialzo dei tassi non può che peggiorare la recessione globale e dopo un iniziale rafforzamento del dollaro, i paesi emergenti potrebbero proprio vendere dollari per rafforzare le proprie economie, soprattutto se gli USA mostreranno ulteriore debolezza economica. L’imperialismo valutario cinese può portare allo scenario successivo.

4) APERTURA FRONTE ORIENTALEkim jong un su caccia
Gli USA e le oligarchie che la comandano sicuramente reagiranno alle manovre valutarie cinesi. A nostro avviso quindi è probabile l’apertura di un fronte orientale date le tensioni tra la Cina e diversi paesi confinanti come Vietnam, Filippine e Giappone. Inoltre è sempre aperta la possibilità di un conflitto coreano. Oltre a queste possibilità, USA e company, potrebbero provare a sostenere una primavera cinese e/o il terrorismo islamico nell’ovest del paese.

5) APERTURA FRONTE SUDAMERICANOchavismo in crisi
L’Impero del Caos (USA), potrebbe decidere di limitare l’influenza russa in Sudamerica e provare a destabilizzare paesi come Venezuela, Bolivia o Brasile. Data la debolezza economica di questi paesi il rischio di rivolte, colpi di stato o addirittura guerre civile per il 2016 è abbastanza elevato.

6) ULTERIORE ESPANSIONE DEL CALIFFATOasia centrale isis
Se in Siria e Iraq il Califfato sembra avere ormai ben pochi margini di espansione ed anzi sembra essere in forte difficoltà, in altre aree sembra trovare ulteriore forza. Quindi in Libia, data la situazione di instabilità e la presenza di bande islamiche ostili al neonato governo di unità, potrebbe trovare nuovi alleati ed espandere la sua influenza. Ma anche in Afghanistan e Pakistan è forte la possibilità che si instauri stabilmente un emirato di al-Baghdadi. Ma un’espansione veramente pericolosa potrebbe essere in Asia Centrale dato che questi paesi sono in difficoltà economica a seguito delle difficoltà russe, come scritto in questo nostro articolo.Un’altra situazione esplosiva la abbiamo in Arabia Saudita, a nostro avviso il vero ventre molle del Medio Oriente. Il paese è schiacciato da un bilancio fuori controllo a causa del basso prezzo del petrolio e dai ribelli yemeniti che addirittura conquistano porzioni del territorio saudita meridionale. Se il paese dovesse collassare o ci fosse un golpe interno alla famiglia reale, l’ISIS potrebbe tentare un’espansione lampo su un territorio già estremista e vicino all’ideologia del Califfato. Se questo scenario dovesse realizzarsi è probabile un forte rialzo del prezzo del greggio e l’ascesa del Califfato come temibile potenza regionale, grazie alle ricchezze saudite e all’entusiasmo mondiale che provocherebbe una La Mecca nelle mani del Califfo, cosa che potrebbe essere considerata un segno di Allah e portare milioni di musulmani ad unirsi al Califfato. Quest’ultimo è uno scenario poco probabile ma con il velato appoggio dei servizi segreti occidentali o israeliani non è affatto impossibile.

7) BOOM DEL PREZZO DELLE MATERIE PRIMEel-nino in africa
Se il 2015 è stato un anno di deflazione, il 2016 potrebbe essere il contrario a causa dei seguenti motivi: crollo del dollaro e delle valute FIAT che fa impennare tutto quello che è scarso, in primis materie prime ma non il lavoro che invece è sovrabbondante con un scenario tipico di stagflazione; eventi naturali come siccità o uragani che rendono scarse le produzioni agricole; guerra in territori dove sono presenti materie prime come l’Arabia Saudita, la Nigeria, il Venezuela, la Libia o i paesi dell’Asia Centrale.

8) COLLASSO DELL’EGITTOegyptian armw vs isis
L’attentato all’aereo russo ha messo definitivamente KO il turismo del paese dei faraoni. Per il 2016 è probabile un forte rallentamento dell’economia egiziana e un paese di 80 milioni di persone rischia di essere una pericolosa bomba ad orologeria, considerando la presenza dell’ISIS nel Sinai e i molti consensi attorno alle formazioni salafite.

 

 

9) PRIMAVERA BIELORUSSAlukashenko in divisa
La Bielorussia è l’ultimo paese europeo retto da un autocrate di stampo sovietico. La NATO e i suoi servizi potrebbero sobillare una ribellione stile Ucraina per destabilizzare questo paese così vicino a Mosca. Conoscendo il presidente Lukashenko il rischio repressione sanguinosa è molto alto.

10) INVASIONE RUSSA AD ESTinvasione russa
Data la strategia aggressiva della NATO, data la situazione ancora calda in Ucraina con un conflitto mai sopito, data la situazione in Moldavia con la Transnistria che vorrebbe unirsi alla Federazione Russa, c’è una media possibilità che Putin possa reagire, magari a causa di un incidente e decida di invadere direttamente o indirettamente parte o l’intera Ucraina e magari ricongiungersi alla Transnistria Moldava. Questo scenario potrebbe sicuramente portare ad una reazione della NATO o perlomeno di parte di essa (Polonia, Romania, paesi baltici e scandinavi, Inghilterra e forse Germania) mentre la reazione di Francia o Italia potrebbe essere molto più ambigua. Questo scenario è a nostro avviso più probabile nei mesi finali della presidenza Obama o nel caso di vittoria di un candidato repubblicano (non Trump).

11) GUERRA RUSSIA-COALIZIONE ISLAMICAcoalizione islamica
Sono successi due episodi molto importanti quest’anno: l’abbattimento turco del caccia russo e la creazione di una coalizione di paesi islamici sunniti guidata dall’Arabia Saudita. La possibilità di scontro tra questa coalizione e la Russia sono molto alte e il casus belli potrebbe essere o un ulteriore incidente tra turchi e russi che vedrebbe la coalizione andare in soccorso della Turchia oppure l’intervento anti-ISIS della coalizione con la scusa di evitare che i territori del Califfato finiscano nella mani di Assad o del governo sciita di Baghdad. Un intervento del genere potrebbe portare allo scontro con Damasco o con Baghdad e, di conseguenza, ad un intervento di Mosca. Una guerra così ampia confermerebbe in maniera inequivocabile l’ingresso nella Terza Guerra Mondiale, che a nostro avviso è già in corso.

12) GUERRA ISRAELE VS HEZBOLLAH E IRANguerra israele iran
Già in questi giorni Israele ha ripreso a colpire massicciamente gli Hezbollah libanesi in Siria, che ricordiamo hanno dato un contributo fondamentale contro il Califfato. Queste azioni, a nostro avviso, sono un importante assist per l’ISIS che ricordiamo essere sulla difensiva. Grazie all’intervento di Mosca nell’area, l’Iran sarà sicuramente più deciso nei suoi progetti nucleari e Israele (che ricordiamo essere guidato da una coalizione di destra religiosa e nazionalista), potrebbe spingere a bombardare gli stabilimenti iraniani. Un attacco all’Iran distoglierebbe le forze iraniane dal conflitto siriano e sarebbe un altro assist all’ISIS.

13) VITTORIA DONALD TRUMPdonald trump
Se Donald Trump diventasse il prossimo presente degli USA, tutta la geopolitica mondiale potrebbe venirne sconvolta perché potrebbe creare un inedito asse con Mosca per schiacciare gli islamici. Gli USA potrebbero però cadere in una guerra civile date le politiche autoritarie di Donald Trump e la sua aggressività verso neri, ispanici e islamici. Se pensiamo a quante rivolte di afroamericani ci sono state con la presidenza Obama immaginate se vincesse Trump. A questo proposito vi rimandiamo all’articolo 2016-2018: USA in guerra civile. Inoltre Trump si è sempre dichiarato molto aggressivo nei confronti della Cina, quindi è forte il rischio che la Cina si spinga ad una resa dei conti valutaria con gli USA. Oltre tutto ciò, la NATO potrebbe spaccarsi dato che i paesi europei non accetterebbero mai le politiche estremiste di Trump.

14) VITTORIA REPUBBLICANArep
Nel caso vincessero i repubblicani non guidati da Trump invece, la situazione attuale non cambierebbe di molto se non per il fatto che assisteremo ad una maggiore aggressività verso Russia e Cina. Anche in questo caso è forte il rischio di un incremento delle rivolte interne degli afroamericani.

 

 

15) CAOS POLITICO IN SPAGNAcatalogna indipendente
Come sappiamo in Spagna le recenti elezioni non danno la possibilità di formare un governo stabile e la Catalogna prosegue nel suo tentativo secessionista. Rischio di forte instabilità.

 

Concludiamo dicendo che se il 2014-2015 è stato un periodo di guerra ibrida e strisciante, il 2016 potrebbe essere l’anno dell’inizio della resa dei conti globale. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Io non ci credo

Rischio attentato nucleare per la Russia

Bollettino Terza Guerra Mondiale

Vogliono portare l’Italia in guerra

La Terza Guerra Mondiale è già iniziata?

Vogliono portare l’Italia in guerra

forze speciali italiane in LibiaIn questi giorni sta succedendo qualcosa di strano, perché l’Italia per la prima volta sembra non voglia più rispettare le direttive americane, sia rifiutando di prorogare le sanzioni alla Russia, sia non partecipando ai pseudo-bombardamenti contro l’ISIS che hanno il solo scopo di dar fastidio all’avanzata russo-siriana-irachena, sia con la notizia della presenza non ufficiale di forze speciali italiane in Libia. E in risposta a questo improvviso coraggio italico, stranamente, l’ISIS torna a minacciare Roma con un video dove ne prevede la conquista e, sempre gli stessi uomini del Califfo, conquistano per un breve periodo la cittadina di Sabratah, comparendo improvvisamente in una zona in cui ancora si erano visti poco; cittadina di Sabratah che è pericolosamente vicina ad Az Zawiyah città fondamentale per gli interessi energetici dell’ENI in Libia, come vediamo in questa mappamappa Eni Libia

 

Allo stato attuale sembra che i due parlamenti rivali di Tobruk e Tripoli abbiano raggiunto un’intesa che firmeranno il 16 dicembre per un governo di unità nazionale, ma le incognite sono ancora molte, dato che i due attori principali sono supportati da interessi stranieri diversi; il governo laico di Tobruk supportato da Egitto ed Emirati, quello islamista di Tripoli dal Qatar e dalla Turchia, senza contare la presenza dell’ISIS a Sirte, a Derna, a Bengasi ed ora anche a Sabratah. A nostro avviso possono intravedersi quattro scenari principali:

1) FINE GUERRA CIVILE: il governo di unità nazionale riesce a nascere, l’ISIS diventa il nemico principale e viene annientato, inizia la ricostruzione del paese. PROBABILITA’ MOLTO BASSA

2) COLLASSA IL GOVERNO DI TRIPOLI: l’eventuale accordo per un governo di unità nazionale potrebbe non essere riconosciuto dalle bande islamiste che sorreggono il governo di Tripoli. Molte di esse potrebbero unirsi allo Stato Islamico e l’intera Tripolitania potrebbe collassare. In quel caso gli interessi strategici dell’Italia sarebbero a serio rischio e l’intervento italiano sarebbe sempre più probabile. Sicuri scontri con le milizie di Misurata e con le forze di Zintan. PROBABILITA’ MEDIO-ALTA

3) FALLIMENTO TRATTATIVE: l’eventuale accordo per un governo di unità nazionale potrebbe essere raggiunto, ma i principali attori potrebbero non riconoscerlo come le milizie di Alba Libica o il generale Haftar, attori che potrebbero rimanere esclusi dagli accordi. In quel caso gli scontri potrebbero accendersi in maniera più grave della situazione odierna, in uno scenario di tutti contro tutti. PROBABILITA’ MEDIA

4) INTERVENTO STRANIERO: nel caso la situazione precipitasse, nel caso di avanzata dell’ISIS soprattutto in zone strategiche, nel caso di ulteriori attentati sul suolo europeo, è probabile un intervento di forze straniere. In primis l’Italia, che deve assolutamente difendere le postazioni dell’ENI che ha interessi miliardari nel paese. L’eventuale perdita di queste postazioni energetiche sarebbe un colpo durissimo per l’Italia sia in termini economici che di approvvigionamento energetico. A sostegno di questa ipotesi le recenti dichiarazioni del ministro degli esteri russo Lavrov che ha sostenuto il pieno supporto della Russia ad un intervento militare italiano in Libia. PROBABILITA’ MEDIO-ALTA

Qui di seguito la più recente mappa della guerra civile libica:

mappa libia dicembre 2015 bis

 

A nostro avviso il presunto coraggio di Renzi nel schierarsi a fianco della Russia contro le sanzioni e a favore degli interessi energetici italiani in Libia, sarà punito dalle forze che guidano gli States. Nel nostro immediato futuro dobbiamo sicuramente e ripeto sicuramente aspettarci un attentato, anche di proporzioni più grandi di quelli attuati a Parigi. Roma è ovviamente l’obiettivo principale, l’ISIS lo ha ribadito più volte nei suoi video e come sappiamo spesso mantiene le sue promesse. Ed è anche abbastanza sicuro che le postazioni dell’ENI verranno presto attaccate. L’obiettivo è quello di spingere l’Italia, che ricordiamo è ancora in una fase di depressione economica, ad impegnarsi in un conflitto che, bisogna ammetterlo, non è in grado di affrontare per almeno questi motivi:

1) Il tendenziale buonismo dell’opinione pubblica italiana, che quando vedrà i primi soldati italiani morti, se la prenderà subito con il governo in carica che potrebbe probabilmente rischiare il posto.

2) Il cattivo stato dei nostri conti pubblici non ci permette di affrontare una guerra che potrebbe costare miliardi di euro se l’Unione Europea non allenta le regole sul pareggio di bilancio.

3) Anche se l’Italia dispone di forze militari di discreto livello, non è sicuramente preparata ad una guerra aperta e difficile, come potrebbe essere quella in Libia e, ripeto non è assolutamente preparata la nostra opinione pubblica a decine se non centinaia di soldati italiani morti.

4) Ricordiamoci che la Libia ha subito, da parte di Gheddafi, decenni di propaganda anti-italiana e un intervento italiano, di qualsiasi tipo, potrebbe essere visto dalla maggioranza della popolazione come un tentativo neo-coloniale e quindi le forze ribelli di qualsiasi genere potrebbero fare fronte comune contro gli italiani. Inoltre le recenti accuse da parte dei militari di Tobruk ad una presunta violazione delle acque libiche, dimostra che l’Italia in Libia non ha alleati sicuri nemmeno tra le forze laiche.

Concludiamo sostenendo che da più parti ci arrivano segnali del fatto che si voglia spingere l’Italia in guerra in Libia, guerra che potrebbe facilmente far collassare il nostro paese a livello economico e politico. Ricordiamo inoltre che il 2-3% della popolazione residente in Italia è di religione musulmana. Nel caso l’Italia non si limitasse ad un intervento aereo o navale, ma decidesse di intervenire a terra per difendere fisicamente le postazioni dell’ENI, il rischio che diventi il nemico principale dei musulmani, in qualità di neo-crociato, è grandissimo e non escludiamo la presenza di diverse cellule dormienti nel nostro paese, pronte ad attaccare proprio in quell’eventualità. Guardando chi ci governa, cioè Renzi ed Alfano, siamo sicuri che veramente l’ISIS non arriverà fino a Roma? Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Io non ci credo

Rischio attentato nucleare per la Russia

Bollettino Terza Guerra Mondiale

I profughi devono essere respinti?

La Terza Guerra Mondiale è già iniziata?

Io non ci credo

terza guerra mondialeMi sono preso un periodo di riflessione per valutare i fatti delle ultime due settimane dalla deriva terroristica allo stato di emergenza costante in cui sembra vogliano farci vivere e la conclusione a cui sono giunto è che non ci credo al fatto che tutto questo sia un’evoluzione casuale della situazione. Personalmente in questo sito ho cercato, nel limite del possibile, di scrivere articoli con analisi neutrali senza schierarmi per nessuno dei soggetti valutati, alcuni mi hanno definito complottista altri hanno condiviso le mie analisi. Prima di parlare della situazione attuale in cui “incredibilmente” ci troviamo, volevo premettere che vorrei andare oltre l’assurda divisione tra chi vede la realtà in maniera complottista e chi la vede sempre dal punto di vista ufficiale. L’atteggiamento complottista è quello di chi ha letto alcuni articoli sul web o sui libri dove sono ipotizzati alcuni tipi di complotti e quindi vede tutti gli avvenimenti come inesorabilmente collegati tra loro e parti dello stesso piano, senza alcun minimo dubbio; l’atteggiamento ufficiale o anti-complottista è quello di chi invece scredita senza alcuna esitazione tutte le analisi che divergono o mettono in dubbio appunto la versione ufficiale senza valutare neanche per un secondo la plausibilità delle stesse. Ecco io invece voglio proporre un atteggiamento diverso, agnostico, nelle analisi degli eventi e delle situazioni politiche e geopolitiche, dove ognuno di noi possa essere il più possibile aperto a tutte le opinioni anche alle più assurde o anche a quelle rigorosamente uguali alla versione ufficiale valutando con la propria testa quale possa essere la verità, sempre se ne esiste una oggettiva.

Detto questo ho sempre cercato di analizzare a 360° le situazione geopolitiche e politiche evitando di cadere in un complottismo estremo perché del resto non ho delle informazioni riservate a portata di mano con cui veramente screditare le versioni ufficiali e quindi tutte le analisi si basano inevitabilmente su queste versioni. Però, nonostante non possegga nessuna informazione riservata, riflettendo con la mia testa sono arrivato ad alcuni io non ci credo e vorrei poterveli elencare:

1) Io non ci credo alla creazione naturale del Califfato Islamico, io credo che dietro ci siano Qatar, Turchia, Arabia Saudita, USA e forse anche Israele.

2) Io non ci credo che 20.000-30.000 jihadisti dell’ISIS possano resistere ad una coalizione che va dalla Russia alla Francia, e quindi dubito anche di questi ultimi due paesi.

3) Io non ci credo alla casualità di attentati ed eventi tragici e/o importanti spesso in precise date simboliche.

4) Io non ci credo alla casualità di una deriva violenta in Europa che possa, con la scusa degli attentati e degli stati di emergenza continui, privarci di fette sempre maggiore di libertà, bloccare ogni forma di manifestazione di opposizione e sopratutto unire gli Europei contro un nemico comune proprio quando l’Europa rischiava di sfasciarsi a causa dei problemi economici e politici interni.

5) Io non ci credo che Putin sia ancora vivo dopo aver umiliato così l’America e quindi dubito fortemente anche di lui.

6) Io non ci credo alla casualità di un Giubileo anticipato proprio in un periodo di alta tensione del genere e Io non ci credo alla casualità di un Papa che dichiara l’esistenza della Terza Guerra Mondiale.

7) Io non ci credo alla casualità del collasso economico del 2008 e soprattutto di quello che deve ancora venire. Credo che siano organizzati e pensati.

8) Io non ci credo alla crisi dei debiti sovrani. Io credo che serva per togliere sovranità e creare un Superstato Europeo.

9) Io non ci credo al naturale di boom di secessionismi e al fatto che il presidente catalano possa da solo staccarsi da Madrid. Io credo che dietro ci sia Bruxelles sempre per distruggere gli stati nazionali e creare il Superstato Europeo.

10) Io non ci credo che “siamo in guerra” come detto da Hollande, ma a loro serve la guerra per manipolare e spaventare le masse europee e la militarizzazione delle città serve a questo (come in 1984 di Orwell). Ricordiamoci che prolungare lo Stato di Emergenza, come fatto da Hollande, è spesso l’inizio della dittatura.

11) Io non ci credo al collasso naturale degli USA, sia economico che geopolitico che interno, io credo che sia una demolizione controllata da qualcuno.

Ecco ho scritto alcune cose in cui non credo in questo particolare momento storico. Datemi pure del complottista, non me ne frega nulla perché a queste conclusioni ci sono arrivato da solo, ragionando con la mia testa. Vorrei concludere con un invito a tutti i miei lettori: io ho scritto un saggio politico in cui auspico la creazione della Democrazia Integrata dove non conta solo il volere della maggioranza ma anche l’individuo, una Democrazia di donne e uomini liberi e non una democrazia delle pecore. Quindi il mio invito è quello di non essere come un gregge di pecore che viene diviso e guidato da pastori e cani, quindi non vi dividete tra complottisti e anticomplottisti, tra filorussi e filoamericani,tra islamici e cristiani, tra fascisti e comunisti, tra grillini, renziani o salviniani, tra destra e sinistra, tra quello e quell’altra. Il potere concentrato ci sta portando al disastro mondiale è ora di sfiduciarlo completamente ma se continuerete a schierarvi come tifosi, come pecore, continuerete a fare il gioco del potere,divide et impera, il sistema continuerà ad esistere così come è o anche peggio, ad un dittatore o pseudo-presidente se ne sostituirà uno uguale o peggio e noi continueremo ad essere delle pecore da tosa o da macello. Un uomo o donna libero/a penserà con il proprio cervello senza farsi influenzare troppo da tg o siti internet e senza valutare ogni cosa partendo dai propri pregiudizi. Un uomo o donna libero/a combatterà solo per la propria libertà e per quella degli altri e non per qualcuno o per assurde ideologie. Una pecora continuerà a fare il tifoso, a fare il gioco dei potenti, a farsi manipolare come un deficiente dai mass media con il gioco problema/soluzione. Quindi scegliete: uomo/donna o pecora?

Qualcuno di voi, giustamente dirà, non sei una pecora anche tu? Sì è vero sono una pecora, però interiormente sono riuscito ad uscire dal gregge anche se purtroppo continuo ad essere ancora una pecora dato che faccio lo schiavo per regalare più della metà del mio lavoro alla corruzione, alla politica, alle banche e al grande capitale, senza ribellarmi. Spero però quando sarò il momento e quando sarò pronto di poter agire e di potermi ribellare. Però è essenziale che prima di tutto mi sia ribellato interiormente e che abbia sfiduciato totalmente il sistema, l’azione viene di conseguenza, è inevitabile. Ma se partite dall’azione però ancora dentro siete una pecora, l’azione non serve a niente, anzi. Uomini o pecore, liberi individui od oppressi e manipolati. E’ ora di scegliere. O sceglieranno altri per noi. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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La Terza Guerra Mondiale è già iniziata?

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Bollettino Terza Guerra Mondiale

Chi c’è dietro l’ISIS?

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L’Europa dei secessionismi

Rischio attentato nucleare per la Russia

Rischio attentato nucleare per la Russia

attacco nucleare isisCome era facilmente prevedibile la Russia è stata colpita da un attentato dell’ISIS che in un colpo solo ha ucciso centinaia di infedeli russi e danneggiato in maniera irreparabile il turismo in Egitto, che come sappiamo è ancora una parte importante del PIL del paese. Ormai questa è la chiara tattica preparatoria dello Stato Islamico, prima destabilizzare l’economia di un paese e fomentare conflitti interni per poi aggredirlo sul territorio. L’attentato all’aereo russo è purtroppo un capolavoro strategico perché mette uno contro l’altro due paesi alleati come Russia ed Egitto. Il primo paese è costretto a bloccare i voli e a diminuire la presenza di turisti nel paese, anche perché potrebbero essere un facile bersaglio di ulteriori attacchi (abbiamo visto come l’ISIS in Tunisia abbia attaccato due volte il turismo, proprio per distruggerlo), il secondo subisce una pesante perdita economica.

Considerando nel complesso la situazione egiziana, questa deriva violenta frenerà l’attuale ripresa economica e con la principale formazione islamista fuorilegge è facile che buona parte degli egiziani fondamentalisti siano attratti dal Califfato. L’attuale presidente egiziano al-Sisi è stato bravo nel ridare stabilità al paese ma distruggendo la Fratellanza Musulmana ed escludendo gli islamisti dal governo, ha gettato le basi per un’ennesima guerra civile medio-orientale. Quindi, possiamo facilmente ipotizzare che l’ISIS proverà sempre di più ad attaccare l’Egitto, soprattutto nel Sinai e probabilmente i disoccupati egiziani ingrosseranno le sue fila e grazie agli avanzati armamenti di cui “incredibilmente” dispone potrebbe tentare anche la conquista territoriale di alcune zone.

Detto questo sull’Egitto, vediamo ora la situazione di questa guerra indiretta tra Russia e Occidente in Siria. Putin, come è evidente, si sta dimostrando un ottimo stratega attaccando solo dove è sicuro di vincere e non facendo mai il passo più lungo della gamba: in Ucraina ha conquistato un territorio decisamente filorusso e non si è imbarcato nell’invasione dell’intero paese, in Siria punta a difendere l’area alawita dove è presente il porto militare di Tartus e non si è avventurato direttamente in una riconquista del paese, perfettamente consapevole dei rischi che ci sarebbero. Fino ad ora sembra uscirne vincitore in questa guerra indiretta agli USA, però se analizziamo bene la situazione in Siria, vediamo che forse la CIA ha raggiunto il suo obiettivo principale, vediamo però di ricapitolare: 1) USA e company vogliono abbattere il regime di Assad per fare passare i gasdotti del Qatar, Obama sta per attaccare ma Putin si oppone; 2) Vengono supportati dei gruppi ribelli e l’ISIS per abbattere il regime ma quando Assad sta per collassare intervengo i raid russi e l’avanzata ribelle e islamista si ferma; 3) Attaccando la principale formazione estremista mondiale, cioè lo Stato Islamico, la Russia diventa ora il principale nemico dei terroristi.
A mio avviso, il punto tre potrebbe essere il principale obiettivo della CIA, si finanzia l’estremismo islamico, lo si fa colpire l’Occidente così da renderlo credibile e poi lo si usa in funzione antirussa. Ora abbiamo visto che è probabile che all’ISIS vengano fornite anche armi sofisticate per compiere attentati e per combattere le sue guerre, se l’obiettivo di Washington è ora fermare l’espansione russa l’ideale potrebbe essere colpire la Russia al suo interno e attraverso l’ISIS si ha la scusa perfetta per farlo. E‘ facile quindi aspettarsi degli attentati a Mosca o a San Pietroburgo o anche una deriva violenta in Cecenia o in Daghestan, ma anche un attentato nucleare limitato, perché sarebbe perfettamente plausibile che l’ISIS abbia comprato o ottenuto materiale radioattivo per poi usarlo contro il suo attuale principale nemico. E così gli USA avrebbero ottenuto quello che non possono fare direttamente, cioè attaccare nuclearmente la Russia.
Una bomba nucleare, anche solo sporca quindi che emettesse solo radiazioni, se esplodesse in una città come San Pietroburgo o Mosca, in un colpo solo danneggerebbe in maniera irreparabile aree che valgono da sole almeno dieci punti di PIL nazionale. E anche reagire ad un attentato del genere non è affatto facile: attaccare direttamente gli USA è assurdo, perché servirebbero prove inoppugnabili del loro coinvolgimento, invadere pesantemente lo Stato Islamico potrebbe costare tantissimo sia in termini di uomini che economici, senza contare il rischio di ulteriori attentati. Nuclearizzare Raqqa o i territori di Daesh non ha molto senso perché non si attaccherebbe una nazione nemica ma  una nazione alleata in guerra civile, senza contare la condanna internazionale. A nostro avviso, se effettivamente dovessero registrarsi attentati così devastanti contro la Russia (che potrebbero essere anche chimici o biologici) lo stesso Putin potrebbe perdere il suo posto o subire un golpe interno con lo scopo di ritirare la Russia dai conflitti medio-orientali, ovviamente supportato dall’Occidente.

Concludiamo con la speranza che mai l’ISIS abbia la possibilità di compiere attentati del genere, ma con la consapevolezza che i terroristi potrebbero essere usati da USA e company (Qatar, Arabia Saudita, Israele, Francia e Inghilterra) per portare la Proxy War ad un livello più alto, cioè ad un livello più devastante e tragico, di cui il recente abbattimento dell’aereo russo sarebbe solo l’inizio.Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Sono Giuseppe Cirillo alias Fenrir, l’autore di questo blog. Nei nostri articoli ci sforziamo di offrire un’angolazione e una visione diversa rispetto ai media di regime. Per qualsiasi domanda o per un’eventuale collaborazione contattami alla seguente mail: fenrir1489@gmail.com 

 

 

La Terza Guerra Mondiale è già iniziata?

Terzo Conflitto Mondiale? Una guerra liquida

Bollettino Terza Guerra Mondiale

L’espansione dell’invincibile dell’ISIS

Turchia: la resa dei conti

erdogan dittatoreAlla fine siamo arrivati al giorno delle seconde elezioni politiche turche. Oggi in Turchia si vota per eleggere il Parlamento con sistema proporzionale con soglia di sbarramento record al 10%. I partiti che possono ambire a superare questa soglio sono 4: AKP (Partito per la Giustizia e lo Sviluppo), è il partito del presidente-dittatore Erdogan, di stampo conservatore e islamista (40,8 % alle ultime elezioni); CHP (Partito Popolare Repubblicano), di stampo kemalista, repubblicano, laico e socialdemocratico (25,05%); MHP (Partito del Movimento Nazionalista), braccio politico dei Lupi Grigi, ideologia nazionalista, repubblicana, laica, panturca (16,4%); HDP (Partito Democratico del Popolo), filo-curdo, socialista, per l’uguaglianza, i diritti umani e per la democrazia diretta (13%).

Secondo gli ultimi sondaggi i risultati non saranno molto diversi da quelli delle ultime elezioni e quindi la Turchia rischia di nuovo di rimanere senza governo, in una situazione di pericoloso stallo. Noi abbiamo già trattato della situazione turca in questo nostro articolo: La Turchia sta per collassare?, dove tra gli scenari proposti hanno prevalso il 6 e il 7 cioè delle nuove elezioni con una certa deriva autoritaria e strategia della tensione del Presidente Erdogan.

Ora vediamo di aggiornare gli scenari e di dare ad ognuno di essi una probabilità di realizzazione:

1) VITTORIA AKP: la vittoria del partito di Erdogan vuol dire arrivare a circa il 46-48% dei voti quindi recuperare 6-8 punti. Un risultato del genere garantirebbe un proseguimento dell’accentramento del potere del presidente che potrebbe anche ambire a riformare la costituzione. PROBABILITA’ BASSA
A sua volta questo scenario potrebbe dividersi in altri due scenari: a) Ritorno alla calma e stabilizzazione del paese, dato che il Presidente ha ottenuto ciò che voleva, cioè più potere oppure b) Deriva autoritaria, maggiore aggressività in politica estera ed interna grazie al sostegno della maggioranza della popolazione.
Questo scenario come scritto sopra rimane improbabile perché secondo gli ultimi sondaggi l’AKP non riuscirebbe a raggiungere quelle percentuali.

2) LARGA COALIZIONE AKP-CHP-MHP-HDP, OPPURE AKP-CHP-HDP, OPPURE AKP-CHP-MHP: una coalizione ampia che comprenda almeno tre dei quattro partiti principali potrebbe essere uno scenario possibile ma richiederebbe la riapertura delle inchieste sui recenti scandali che hanno coinvolto Erdogan e famiglia e un forte ridimensionamento dell’AKP. A nostro avviso, questo scenario è quasi-impossibile. In ogni caso la coalizione più probabile rimane AKP-CHP-MHP, le altre sono meno probabili a causa della profonda rivalità tra i nazionalisti del MHP e i curdi dell’HDP . PROBABILITA’ MOLTO-BASSA

3) COALIZIONE AKP-CHP: una coalizione tra i due principali partiti turchi, potrebbe garantire un governo con un’ampia maggioranza in grado anche di modificare la Costituzione. Il problema principale è che il CHP chiede maggiore trasparenza e la riapertura delle inchieste sugli scandali di corruzione. Inoltre, la sua politica va in netto contrasto con la deriva confessionale dell’AKP. I due partiti sono agli antipodi, però potrebbero formare una coalizione di scopo con obiettivi limitati. In ogni caso sarebbe una situazione estremamente fragile. PROBABILITA’ BASSA

4) COALIZIONE AKP-MHP: una coalizione tra la destra religiosa e la destra nazionalista appare a nostro avviso lo sbocco più naturale di questa crisi politica turca. Anche le recenti offensive anti-curde dimostrano una certa propensione del Presidente Erdogan nel far riesplodere il conflitto con i curdi. MHP negli ultimi giorni si è reso disponibile ad entrare in un governo di coalizione e potrebbe quindi rinunciare alla richiesta di riapertura delle inchieste di corruzione. In cambio vorrebbe sicuramente maggiore aggressività nei confronti dei curdi sia in patria sia all’estero ed anche un maggiore espansionismo in politica estera, questo vuol dire maggiore probabilità di un intervento diretto in Siria, inasprimento della questione cipriota, peggioramento dei rapporti con la Russia e probabile finanziamento di gruppi ribelli Tatari in Crimea e in Tatarstan. La nascita di una coalizione del genere potrebbe essere un evento geopolitico fondamentale e portare ad un grave peggioramento della situazione internazionale. PROBABILITA’ ALTA

5) COALIZIONE CHP-MHP-HDP: una coalizione laica tra le forze di opposizione guidata dai repubblicani del CHP, potrebbe nascere con obiettivi molto limitati come abbattere Erdogan e riaprire le inchieste su di lui. Sicuramente è difficile mettere sullo stesso tavolo MHP E HDP però non possiamo escludere questa possibilità. La nascita di un governo anti-Erdogan potrebbe inasprire la situazione politica in maniera drammatica dato che Erdogan non è assolutamente un personaggio da dimissioni. Anche in questo caso una deriva autoritaria è molto probabile. PROBABILITA’ BASSA

6) GOVERNO DI MINORANZA CON APPOGGIO ESTERNO: sui media turchi è apparsa la possibilità che nasca un governo di minoranza AKP, che per ogni votazione dovrà trovare l’appoggio esterno di una delle forze di opposizione. Questo scenario potrebbe essere la soluzione per uscire dall’impasse senza compromettere nessuno degli attori politici. La situazione rimarrebbe molto simile a quella odierna, ma l’AKP ed Erdogan ne uscirebbero certamente indeboliti. PROBABILITA’ MEDIA

7) STALLO: una situazione di stallo potrebbe nascere se da queste elezioni uscissero risultati simili a quelle precedenti e non si riuscisse a trovare nessun accordo. In questo caso l’unica via sarebbero nuove elezioni anticipate, soluzione che però potrebbe portare ad una situazione di sfiducia verso l’intera economia turca e quindi ad un peggioramento della situazione economico-sociale. PROBABILITA’ MEDIA

8) STATO DI EMERGENZA: nel caso dalla urne non uscisse una situazione favorevole al presidente Erdogan (come gli scenari 1,4, o al massimo 6) quest’ultimo potrebbe o indire ennesime elezioni o consentire gli altri scenari. In entrambi i casi, potrebbe essere tentato ad attuare una strategia della tensione (come già fatto in queste settimane) con lo scopo o di proclamare lo stato di emergenza a causa di una guerra (Siria, Russia, Cipro o Iran) o di una guerra civile fomentata da curdi o ISIS o da rivolte democratiche. Ricordiamo che la proclamazione dello stato di emergenza è la classica via con cui i Rais mediorientali ottengono il potere assoluto. Oppure potrebbe usare lo stato di emergenza per gestire una guerra interna limitata con lo scopo di cancellare l’HDP e tornare alle urne e quindi ottenere la maggioranza. PROBABILITA’ MEDIA

9) GUERRA CIVILE: in Turchia c’è una giornaliera escalation di violenza che è partita dalle prime rivolte democratiche di Gezi Park. Adesso in Turchia agiscono in maniera violenta gruppi nazionalisti, gruppi curdi e cellule del Califfato. Nel caso di deriva autoritaria, oppure di brogli elettorali o di strategia della tensione, o anche in caso di governo AKP O AKP-MHP, la situazione potrebbe peggiorare considerando che dal Kurdistan siriano e iracheno possono venire ingenti rifornimenti di armi ai curdi turchi e considerando che parte del confine con la Siria è occupata dall’ISIS che si sta già infiltrando pesantemente in Turchia. A tutto questo non possiamo escludere la possibilità che si ribelli anche il CHP contro una deriva autoritaria e confessionale della Turchia. CHP che è maggioritario nella Turchia Europea e nelle zone costiere. A questo proposito riproponiamo due mappe, la prima mostra la spaccatura della Turchia in base all’orientamento politico, tra Turchia Europea, laica che vota CHP, Turchia Centrale che vota AKP E MHP e Kurdistan Turco. La seconda mostra l’aerea in cui l’ISIS si sta infiltrando e dove potrebbe insediare un emirato in Turchia, anche momentaneamente appoggiato da Ankara con lo scopo di combattere in maniera cruenta in confinanti curdi.
geografia elezioni turchia 2015
MAPPA ISIS TURCHIA

La situazione a nostro avviso è gravissima, se la Turchia dovesse scivolare in guerra civile, l’Europa potrebbe affrontare orde incontrollabili di milioni di profughi, la Grecia potrebbe a sua volta collassare e la Turchia potrebbe diventare molto instabile a livello geopolitico con il rischio che conflitti sopiti come Cipro e Armenia riesplodano, senza contare nuove possibilità di espansione per lo Stato Islamico. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.

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La Turchia sta per collassare?

La Terza Guerra Mondiale è già iniziata?

Terzo Conflitto Mondiale? Una guerra liquida

La Russia verso la frammentazione

L’espansione dell’invincibile dell’ISIS

La manovra di Renzi? E’ filo-capitalista

renzi capitalistaIn un nostro recente tweet, abbiamo affermato che la manovra di Renzi risulti essere filo-capitalista. Ora vogliamo spiegarne il perché.
Innanzitutto una piccola premessa: recentemente ho scritto un trattato politico, in cui tra le tesi principali vi era che lo scopo dello stato debba essere quello di spingere verso la maggiore distribuzione possibile del potere tra gli individui che lo compongono. Il maggiore potere possibile, significa garantire la massima libertà negativa e positiva senza danneggiare quella degli altri. E’ molto diverso dall’uguaglianza tipica di un regime comunista, dove viene imposta con forza dall’alto senza rispettare la diversità individuale; nella democrazia integrata da me sostenuta invece si vuole semplicemente garantire il massimo potere possibile, potere che serve per creare la propria libertà che inevitabilmente sarà diversa da quella degli altri.

Detto questo possiamo sostenere che una manovra politica, che sia economica, sociale o di qualsiasi altro genere può essere definita giusta o meno in base al fatto che spinga verso un’estensione del potere individuale e verso una sua ottimale redistribuzione. Di conseguenza, a livello economico, esistono due tipi di manovre ingiuste: la manovra di tipo capitalistico che amplia o mantiene le differenze patrimoniali e reddituali garantendo una maggiore concentrazione del potere in favore dell’élite capitalista e la manovra di tipo statalista che amplia la concentrazione di potere a favore delle oligarchie burocratiche e politiche. Un sano libero mercato è danneggiato da ambedue le tendenze ( eh sì, anche l’eccesso di capitale è dannoso per il libero mercato).

Una manovra veramente utile per la stragrande maggioranza della popolazione dovrebbe tendere all’incremento di quella uguaglianza delle condizioni con la quale Tocqueville descriveva l’America di inizio ‘800, dove gli individui potevano godere di un capitale facilmente disponibile e di uno stato non invadente. Per comprendere meglio se una manovra tende o meno verso questa liberale uguaglianza, credo sia utile usare l’espediente dell’orfano. L’orfano può essere visto come un nuovo membro della società che non dispone di nessun tipo di supporto patrimoniale e familiare e che quindi parte assolutamente da zero. Una manovra condivisibile dovrebbe quindi non rendere la vita dell’orfano più difficile di quella che è e dovrebbe tendere e/o spingere alla diminuzione delle differenze tra l’orfano ed ad esempio i figli di un capitalista o di un politico. E’ importante la parola tendere perché altrimenti avremmo un’uguaglianza forzata di cui abbiamo già storicamente visto gli effetti negativi.

Ora, osservando la manovra di Renzi si può facilmente dimostrare che questa è una manovra capitalista che quindi contribuisce a mantenere la concentrazione di potere in favore del capitale (in realtà è anche una manovra statalista perché mantiene l’eccessiva concentrazione di potere a favore dello stato).
Stendiamo un velo pietoso sulle coperture fantasiose che porteranno sicuramente ad un futuro aumento delle tasse. Analizziamone, invece, i punti principali alla luce delle predette considerazioni:

1) Abolizione TASI sulla prima casa anche sulle case di lusso: TENDENZA CAPITALISTA Sappiamo di andare controcorrente ma crediamo con forza che abolire la tassa patrimoniale sulla prima casa renda più difficile la vita per l’orfano perché questa misura favorisce una ripresa dalle quotazioni immobiliari e quindi il valore del capitale immobiliare. Per l’orfano (che rappresenta anche tantissimi giovani che magari vorrebbero avere una casa o una famiglia) diventa più difficile acquistare casa se i prezzi salgono di nuovo ( eh sì, i prezzi indicano scarsità non abbondanza) e quindi dovrà rinunciare al suo proposito o dovrà indebitarsi o pagare affitti più alti. Inoltre la tassa patrimoniale sulla casa aveva fortemente riequilibrato i prezzi fuori controllo, alimentati dalla recente e criminale bolla creditizia che a sua volta ha alimentato un settore delle costruzioni che non avrebbe dovuto crescere dato che abbiamo già una sovrabbondanza di abitazioni. Una crescita del settore che ovviamente si è poi schiantata in maniera molto dolorosa, come tutte le bolle. Da questo punto di vista per la prima volta siamo d’accordo con Bruxelles quando dice di mantenere le tasse su proprietà e capitale e di diminuirle sul lavoro. Tassare il capitale e non il lavoro è giusto per almeno due motivi, uno teorico ed uno pratico: a) Il capitale dipende dallo Stato, il lavoro (e reddito) no: il valore del capitale che può essere liquido, immobiliare, ecc. dipende in gran parte dallo Stato che, grazie alla sua attività, lo difende dai pericoli interni ed esterni e di conseguenza ne garantisce il valore. Senza lo Stato dovremmo difendere da soli la nostra proprietà che cadrebbe nelle mani dei più forti, quindi senza Stato, il valore di cui ora godiamo non varrebbe nulla. Anche il capitale liquido non varrebbe nulla senza lo Stato che ne garantisce il corso forzoso. Idem per pacchetti azionari, licenze e altri capitali. Inoltre, senza di noi, il nostro capitale esisterebbe comunque ( i nostri soldi passerebbero ad altri, la nostra casa sarebbe venduta o ereditata e via dicendo) quindi non dipende da noi come individui. Lo abbiamo conquistato ma non creato ( a parte rari casi, tipo una persona che costruisce ex novo un’abitazione). Quindi è legittimo che lo Stato tassi un valore di cui ne garantisce l’esistenza. Tassazione che è inoltre anche coperta dallo stesso valore del capitale. Al contrario il lavoro certamente viene favorito dalla struttura e organizzazione statale ma ha bisogno dell’apporto fondamentale dell’individuo. Senza il mio impegno, esperienza, talento, ecc. non esiste lavoro e reddito. Lo Stato è un supporto ma non garantisce né può obbligarmi a lavorare. Certo potrei lavorare al minimo per garantire la mia sussistenza ma nessuno può obbligare a dare il meglio di me. Di conseguenza è molto meno legittima la tassazione sul reddito che sul patrimonio.                            b) La tassazione sul capitale ha effetti positivi, quella sul reddito no: sicuramente è necessaria una certa tassazione sul reddito per garantire alcuni servizi essenziali, ma sappiamo bene che oltre un certo livello (credo il 25% di pressione fiscale) gli effetti negativi superino quelli positivi. Al contrario, la tassazione sul capitale certamente come quella sui redditi, diminuisce la liquidità disponibile e quindi i consumi, ma al tempo stesso mette pressione ai proprietari che sono più spinti a vendere la proprietà e quindi contribuiscono alla discesa dei prezzi, quindi alla più facile abbondanza del capitale tassato e questo vale per tutte le tipologie di capitale.                                         Inoltre, non ha bisogno di dimostrazione il fatto che un castello di lusso non equivale ad una prima casa di 70 mq. Personalmente, anche io usufruisco dell’abolizione della TASI ma avrei preferito che la stessa cifra mi fosse tolta dalle tasse sui redditi piuttosto che sul mio capitale che posso semplicemente vendere se non voglio più pagare la tassa mentre del mio lavoro non posso privarmi. A mio avviso, propenderei per una tassazione progressiva sul capitale e non su i redditi. Ad esempio, parlando delle abitazioni, valuterei l’intero patrimonio immobiliare e non il il numero delle case. Quindi uno che ha una casa da un milione di euro avrebbe scaglioni di tassa patrimoniale diversi, sui primi 300.000 euro da prima casa, via via crescendo. Questo metterebbe molta pressione soprattutto su quei grandi capitalisti con moltissime unità immobiliari e porterebbe i prezzi delle case a livelli molti più ragionevoli. Invito a ragionare su questo mio discorso senza pensare al fatto che si gode di questa abolizione, ma da un punto di vista imparziale.

2) Super ammortamento al 140% sugli investimenti in nuovi beni strumentali: TENDENZA CAPITALISTA.  Anche questo punto è un regalo ai grandi capitalisti dato che le piccole imprese e soprattutto le ditte individuali difficilmente possono fare grandi investimenti del genere. Sarei favorevole ad una detrazione al 100% ma non capisco perché i cittadini dovrebbero pagare questo 40% in più con il quale un’impresa privata favorisce la sua propria espansione. Il libero mercato deve essere libero, i cittadini non devono pagare l’espansione di aziende private, questa deve venire con le proprie forze. Anche in questo caso, avrei dirottato le risorse ad un calo della tassazione sul lavoro.

3) Diminuzione dell’IRES al 24%: TENDENZA CAPITALISTA.  Misura che dipende dalle decisioni di Bruxelles. Se da un lato il taglio all’IRES è un taglio alla tassazione sul lavoro, da un altro avrei preferito che il taglio fosse sulla tassazione dei redditi, dato che in questo modo verrebbero esclusi milioni di ditte individuali e lavoratori autonomi che sono tra i più tassati da questo Stato. Ma ovviamente il popolo delle Partite IVA non vota Renzi e quindi è stato totalmente escluso. Invece questo taglio favorisce di più qualche grande capitalista, amico di Renzi.

4) Riduzione del Canone Rai in bolletta: TENDENZA POSITIVA. Diamo il semaforo verde a questa iniziativa del governo.Tralasciamo il discorso sulla legittimità della tassa perché privo di senso (se considerate il Parlamento e lo Stato legittimo dovete accettarne le regole), tralasciamo la rabbia di chi la evadeva e quindi non potrà più evaderla, ma invece soffermiamoci sul discorso pagare tutti, pagare meno. Personalmente non ci ho mai creduto, perché se pagassimo di più, lo Stato spenderebbe di più, però in questo caso cambiando la metodologia di incasso e quindi avendo la sicurezza di aver eliminato l’evasione, la cosa funziona, perché si garantisce la diminuzione della tassa prima del cambio di metodologia. Probabilmente si poteva fare di più considerando quanto è evasa questa tassa (tipo portare il Canone a 60 euro) però ci sembra comunque una strada positiva, applicabile anche ad altri tipi di imposte, però garantendo l’intero gettito recuperato alla riduzione dell’imposta stessa.

5) Tagli alla spesa pubblica: TENDENZA POSITIVA (da vedere). Un paese come l’Italia con una spesa pubblica eccessiva, ha bisogno assolutamente di tagli alla stessa. Da valutare però se questi saranno effettivamente attuati e soprattutto è da monitorare se si abbatteranno come una scure, fornendo quindi servizi più scadenti ai cittadini o se invece colpiranno gli immensi sprechi esistenti. Da questa differenza di applicazione dipende l’esito positivo o meno di questo punto.

6) Proroga detrazione 65% risparmio energetico e 50% ristrutturazioni: TENDENZA POSITIVA. Assolutamente d’accordo sulle detrazioni sulle spese private, soprattutto quando queste portano anche a dei benefici collettivi, come il maggiore risparmio energetico ed a palazzi meno pericolosi e fatiscenti che quindi abbellirebbero le nostre città. Personalmente penso che bisognerebbe puntare ancora di più sulle ristrutturazioni dato che il settore edile non può più mirare a nuove costruzioni. Ad esempio, proporrei la detrazione del 100% su ristrutturazioni esterne e per il risparmio energetico e valuterei la formazione di una Cassa pubblica per garantire prestiti a tasso zero per i condomini che vogliono ristrutturare. Attualmente molti condomini non possono ristrutturare la propria facciata perché la spesa è eccessiva; se fossero garantiti prestiti a tasso zero quasi tutti potrebbero provvedere alle ristrutturazioni necessarie e il settore edile potrebbe rialzare la testa anche senza nuove costruzioni.

7) Abolizione flessibilità in uscita: TENDENZA STATALISTA. Abolire la possibilità di uscire in pensione prima con una retribuzione minore è una scelta che toglie potere ai cittadini e che toglie libertà, quindi la contestiamo.

8) Innalzamento soglia contante a 3000 euro: TENDENZA POSITIVA. Con una pressione fiscale come la nostra limitare l’uso del contante non può che avere effetti fortemente deprimenti sui consumi.

Nonostante nella manovra ci siano luci ed ombre, il nostro giudizio finale è tendenzialmente negativo dato che questa manovra continua ad essere filo-capitalista e statalista, il lavoro continua ad essere trascurato in favore del capitale e delle rendite di posizione. Ma del resto è normale, dato che la maggioranza di chi vota PD (pensionati, statali ed élite snob) e la maggioranza degli italiani dispone di un patrimonio per lo più immobiliare mentre chi lavora e soprattutto chi produce ricchezza netta, è la minoranza. Il problema è che questa minoranza tiene in piedi la baracca e continuando con questa linea il paese continuerà la sua lenta agonia. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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