Inizia l’Era Trump, ma la globalizzazione non finirà.

MW-EC120_trump__ZG_20151228150141Con un discorso di portata storica, inizia l’Era del presidente Donald Trump. Parliamo di Era data l’importanza storica di ogni presidenza americana, di fatto l’unica superpotenza imperiale rimasta. Da più parti, molti iniziano a predicare la fine della globalizzazione dopo la Brexit e dopo la vittoria di Trump e l’inizio di una nuova politica protezionista e nazionalista. Purtroppo, a costo di essere impopolari, dobbiamo subito mettere in chiaro che la globalizzazione non finisce affatto con Trump, questa è una reazione ad un’evoluzione storica che non può essere fermata perché nel suo trend positivo. Ogni evoluzione ha avuto le sue reazioni anacronistiche: Giuliano l’Apostata contro l’affermarsi del Cristianesimo nell’Impero Romano; la Restaurazione dopo la sconfitta di Napoleone; il luddismo contro l’innovazione tecnologica durante la Rivoluzione Industriale e via dicendo.

Questa reazione, sicuramente necessaria dal punto di vista del ceto medio occidentale, che si trova invaso da etnie diverse e privato del proprio benessere economico, è anacronistica anche nel suo simbolo, cioè in Donald Trump: a partire dall’età, Trump è il presidente più vecchio eletto nella storia americana; è un miliardario capitalista nel momento in cui il capitalismo non nutre più la simpatia che aveva nel secolo scorso; è bianco e “razzista” in un paese dove demograficamente parlando i bianchi saranno presto una minoranza. Donald Trump è la reazione del passato americano che però badate bene non ha contro di sé solo metà della propria nazione e metà dell’opinione pubblica occidentale, ha contro di sé anche le élite dominanti e la totalità delle nazioni più povere che hanno beneficiato della globalizzazione. Idem per la Brexit. Capite che la sproporzione di forze è enorme e solo un miracolo potrà salvare questi tentativi reazionari dalla catastrofe (quasi certa per gli USA, forse meno probabile per il Regno Unito).

Ora sia ben chiaro, io sono lontanissimo dalla sinistra democratica mondiale, sto cercando di fare un discorso più oggettivo possibile. Questa reazione era necessaria? Probabilmente sì, le élite dominanti mondiali hanno esclusivamente pensato al proprio ordine del giorno dimenticandosi del ceto medio, quindi è giusto che questo ceto medio voglia combattere, solo che per ora combatte in una posizione sfavorevole che  a  nostro avviso non potrà essere vincente.

Vediamo di ragionare pensando anche al passato. Circa cento anni fa, il sistema monarchico veniva spazzato via anche dalla Russia. Anche all’epoca due movimenti si contrapponevano: quello populista socialista-rivoluzionario (usiamo il termine populista in maniera neutrale per indicare un movimento popolare “viscerale”) e quello elitario-nazionalista-borghese reazionario, da questi venne fuori come sintesi un movimento rivoluzionario-reazionario cioè il populismo nazi-fascista. Ora abbiamo al contrario l’evoluzione rivoluzionaria gestita dalle élite (che portando avanti la globalizzazione degli uomini e delle merci hanno di fatto spinto e gestito una vera e propria rivoluzione) mentre il movimento populista è reazionario, praticamente il contrario di quello che avveniva il secolo scorso dove il popolo voleva la rivoluzione  e i dominanti si opponevano, ora la classe dominante guida una rivoluzione e il popolo, quello occidentale, cerca di opporsi.

Ma perché la globalizzazione non può essere fermata? Probabilmente Trump e altre reazioni, potranno bloccare parzialmente la globalizzazione delle merci e delle persone (del resto degli assestamenti sono necessari in qualsiasi trend) ma una cosa non potranno fermare perché fuori dal controllo: la globalizzazione tecnologica. Già ora attraverso internet, tutto il mondo è collegato sempre più ma presto con lo sviluppo di mezzi di movimento più veloci (vedi treni di Musk) e con l’avvento inevitabile di tecnologie di traduzione immediate, il mondo diverrà sempre più piccolo e sempre più unito. Ma basta che provate ad immaginare, fra duecento anni pensate veramente che un mondo supertecnologico e più evoluto del nostro possa essere ancora diviso in Stati Nazionali totalmente anacronistici e priva di ogni giustificazione logica? Se dite di sì siete faziosi, è chiaro che eccetto il verificarsi di eventi distruttivi della tecnologia, il mondo tenderà sempre più ad unirsi. Per questo dico che questa è solo una reazione, perché sarà la tecnologia a far comunque vincere nel lungo periodo la globalizzazione.

Noi del ceto medio occidentale siamo quindi senza speranza? Forse quello statunitense sì, ma noi europei possiamo sperare in un futuro  movimento popolare non reazionario come quelli che finora sono spuntati in Europa e nel Mondo, ma rivoluzionario, cioè che sappia offrire una soluzione ad un problema più importante della globalizzazione, cioè la crisi strutturale del capitalismo, come scritto in questo nostro articolo e la crisi della democrazia come scritto in quest’altro. Finché saranno le élite a guidare la rivoluzione noi non potremo che esserne danneggiati, perché se la nostra sarà solo reazione è storicamente e statisticamente perdente.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, anche in  questo caso so di essere impopolare, dato che Trump riscuote molte simpatie tra le tante persone che ormai odiano questo sistema, ma per gli Stati Uniti la situazione come vedete già dalle prime e gravi sommosse non potrà che peggiorare. Avete presente quante rivolte nere ci sono state con la presidenza del “buono” presidente di colore Obama? Adesso abbiamo un presidente bianco, “razzista” e molto irruento, in una situazione economica che potrebbe seriamente deteriorarsi, che è nemico di George Soros, fate un po’ voi.washingtonriot Da tempo scriviamo di una possibile guerra civile in america e non dimentichiamoci del problema del gigantesco debito pubblico americano e della questione del tasso di interesse come già ha fatto notare Funny King in questo articolo. E il buon Donald pensa giusto di inimicarsi Cina, Sauditi ed Unione Europea tra i principali detentori di asset e debito pubblico statunitense. Se i tassi dovessero salire troppo con un debito pubblico così grande, il bilancio andrebbe fuori controllo e se la FED dovesse tornare a fare quello che faceva e che fa ora la BCE, cioè comprare i titoli per abbassare i tassi, la fiducia nel dollaro potrebbe veramente perdersi per sempre e questo, per una nazione che ha basato la sua potenza imperiale proprio sulla fiducia nel dollaro, a mio avviso significa la fine (ricordiamo come gli USA siano un parassita mondiale con la bilancia commerciale sempre in negativo al contrario di Cina o Unione Europea). Nel 1917 crollò l’Impero Russo, ora cent’anni dopo vedremo in diretta l’inizio della fine dell’Impero Americano. Se così non fosse, se Trump dovesse riuscire a uscirne vivo e a mantenere il potere degli USA, con tutte queste circostanze super-negative, o è un miracolo o è il più grande statista della Storia. La stessa Storia, ci dirà chi avrà ragione. Noi per ora sosteniamo che l’Impero Usa stia finendo e per ora i fatti non ci stanno smentendo. In qualsiasi caso continueremo a monitorare questa vicenda che è di fondamentale importanza anche per la nostra vita quotidiana. Se questo articolo ti è piaciuto unisciti al nuovo Movimento politico Rivoluzione Libertaria

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Sono Giuseppe Cirillo alias Fenrir, l’autore di questo blog. Nei nostri articoli ci sforziamo di offrire un’angolazione e una visione diversa rispetto ai media di regime. Per qualsiasi domanda o per un’eventuale collaborazione contattami alla seguente mail: fenrir1489@gmail.com 

 

 

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  • Claudio Volpe

    Non lo so se la Globalizzazione avrà la meglio oppure no, quello che so è che per esempio la riforma Fornero sulle pensioni che costringe i lavoratori a lavorare anche per 50 anni è figlia della Globalizzazione, così il Job Act di Renzi e le precedenti riforme del lavoro che hanno portato alla precarizzazione e il ritorno alla schiavitù per il lavoro, la chiusura delle attività e delle aziende. Se quello è il prezzo della globalizzazione ben venga Trump, Soros invece non mi sembra un esempio di democrazia .

  • rinaldo lagomarsino

    Ho apprezato molto questo post che si distanzia dai molti altri precedenti soprattutto per il respiro più ampio che dà ad una riflessione “gliobale”, come una pausa sull’incessare di eventi che fino a pochi mesi fa sembravano inarrestabili e senza soluzione. Ci fa dimenticare per un attimo la destabilizazione mondiale creata con i vari bracci di ferro che ancora permangono, prima puramente economici con i paventati BRICS subito eliminati con manovre di borsae, e poi lo “sconquassamento” mondiale con epicentro l’Europa, non solo sul piano economico e politico (Brexit, Grexit mancata per un soffio, turbolenze spagnole, crisi a Bruxelles etc.), ma con l’immigrazione incontrollata procurata anche e soprrattutto attraverso l’ISIS che di fatto così ha occupato interi paesi al collasso per accerchiare e penetrare, come sha fatto recentemente e sta facendo, nel vecchio mondo. L’Europa è in crisi anche se ha sparato le sue ultime cartucce contro la Russia e la Cina, a vuoto e anzi a suo svantaggio. E difatti le due stanno resistendo benissimo. La “Globalizzazione” non finirà di sicuro ma oltre a prendere come sta già facendo da tempo la via della “robotizzazione industriale”.cambierà soprattutto assetto geo politico. Ci sarà a mio avviso una restaurazione di facciata politica ma più lunga di quello che si pensa. La vecchia Europa, Stato dopo stato, si smembrerà in modo devastante e d impressionante senza bisogno di Ucraine varie, per diventare un ibrido economico e politico a diversi livelli con un ridisegnamento delle vecchie meppe che sarà choccante. Ricordiamoci il dopo Tito e la “sua” Jugoslavia, la riunificazione delle due Germanie dopo il crollo del muro, che cosa ne è stato dell’URSS. e del medio oriente. La “marcia” Europa ha bisogno di rifarsi il lifting con “spogliarello” finale prima di defungere mentre Trump e Putin assisteranno allo spettacolo da comode poltrone in prima fila, gli altri con qualche ora di anticipo o ritardo per via del fuso orario. Viva la Svizzera!

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