E’ nata Rivoluzione Libertaria

MobileIl nostro blog ha deciso di aderire al progetto dell’Associazione Rivoluzione Libertaria. Non un semplice movimento libertario come avete già visto, ma una corrente libertaria nuova e rivoluzionaria. Invito i lettori a farci visita ed eventualmente a chi fosse interessato a contattarci per collaborare. Ecco l’estratto dell’articolo presente sul sito dell’Associazione:

“Il nostro momento storico caratterizzato da una diffusa incertezza e dalla fortissima crisi di credibilità sia del sistema nel suo complesso sia delle istituzioni che lo rappresentano come lo Stato, banche private e centrali e oligopoli capitalistici necessita un ripensamento radicale che solo il pensiero libertario può offrire.

La definizione di libertario è, citando il vocabolario Treccani: chi considera e proclama la libertà totale di pensiero e azione come massimo valore della vita individuale, sociale e politica, da salvaguardare e difendere contro tutto ciò che tende a limitarla.

Ecco, il nostro Movimento, vuole offrire un nuovo approccio politico rispetto a quelli attualmente esistenti nella variegata corrente politica libertaria. Un approccio basato sul realismo e sul conseguente pragmatismo. Un approccio in direzione di una lotta politica permanente a favore e salvaguardia della libertà.

Una libertà che viene considerata a 360 gradi, non solo a difesa di faziosi interessi particolari. Il nostro Movimento lotta non per una libertà calata dall’alto, non per un’elemosina di Stato. Lotta per una libertà intesa come potere, lotta per la sua più ottimale e ampia distribuzione . Noi vogliamo individui che possano riprendere quel potere che gli spetta, ora devoluto inconsapevolmente a istituzioni centrali e ai poteri da loro derivati e che possano riprendere possesso dello Stato, che ora non rappresenta tutti di noi, ma rappresenta esclusivamente gli interessi privati del gruppo di potere che lo controlla.

Non ci interessano le mezze misure, non ci interessano moderate modifiche al sistema vigente come propongono gli altri partiti. Noi proponiamo e lottiamo per un cambiamento radicale, per una Rivoluzione. Noi non siamo moderati, ma estremisti. Gli estremisti della Libertà.”

Rivoluzione Libertaria

Scenari post 4 Dicembre: Renzi-bis o governo tecnico/di scopo

renziIl 4 Dicembre si avvicina e finalmente ci libereremo di tutte queste polemiche su questa pasticciata e inutile riforma costituzionale e probabilmente anche del nostro amato premier. Premesso che voterò NO per due motivi principali: primo, Renzi ha personalizzato il voto in maniera irresponsabile e da semplice elettore non devo essere io a responsabilizzarmi e quindi a depersonalizzare il referendum, perciò dato che Renzi ha posto il referendum come un quesito su se stesso, a me lui e quello che rappresenta non piace e quindi primo motivo per il NO; secondo io da elettore e cittadino con questa riforma perdo potere, dato che viene istituito un Senato che anche se ridotto nelle sue funzioni, detiene comunque un residuo potere legislativo quindi un potere anche su di me. Potere nei miei confronti che io eleggerò in maniera molto indiretta diluendo di conseguenza il mio potere effettivo di elettore e cittadino e penso che se non si hanno tendenze masochiste, nessuno, di sua spontanea volontà, si autoriduce il proprio potere, quindi secondo e chiaro motivo per votare NO, non voglio perdere ulteriormente potere. Se questa riforma aboliva il Senato, sarebbe stato un altro discorso.

Detto questo, non facciamoci illusioni, questo referendum, come la vittoria di Trump negli USA, non è una rivincita del popolo nei confronti delle élite e dei poteri forti,  è soltanto l’affermassi di una tendenza al posto di un’altra ma in sostanza cambia poco. Comunque la vittoria del NO dovrebbe essere in teoria scontata, se si sommano le percentuali di voto dei i partiti che parteggiano per il NO cioè M5S, Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega Nord, Sinistra Italiana e almeno un quarto del PD si arriva al 64-65%. Quindi possiamo tranquillamente affermare che la vittoria del fronte del NO è molto probabile. Detto questo vediamo alcuni scenari.

1) VITTORIA DEL SI: questo scenario che riteniamo al limite del fantasy, nel caso dovesse verificarsi farebbe subito pensare a forti brogli soprattutto nel voto degli italiani all’estero e quindi sono molto probabili ricorsi, manifestazioni e magari un referendum bis come successo in Austria per le elezioni presidenziali. Se invece l’esito superasse eventuali verifiche, il renzismo avrebbe la strada spianata fino al 2018 e tornerebbe ad essere il carro del vincitore. La vecchia guardia PD verrebbe spazzata via e anche i partiti di opposizione avrebbero seri problemi interni.

2) VITTORIA DEL NO SOTTO IL 55%, RENZI-BIS?: questo scenario secondo la medie dei sondaggi sembra essere il più probabile. Considerando il peso dei partiti e dei personaggi che si sono espressi contro la riforma, non sarebbe a mio avviso una grandissima sconfitta per Renzi, abbiamo visto che i partiti per il NO arrivano al 64-65% quindi vuol dire comunque che il fronte del SI avrà tolto elettori a quei partiti. Nel caso si verificasse questo scenario, Renzi ne uscirebbe sicuramente indebolito ma non distrutto, dimostrebbe anzi di avere una certa forza residua. Questo potrebbe portare ad un Renzi-bis, che dovrà ovviamente aprire a Forza Italia, magari con un rimpasto che faccia entrare qualche altro uomo di Berlusconi nel governo, così da creare un governo di scopo guidato dallo stesso Renzi che si impegna assieme a Forza Italia a trovare un accordo per una legge elettorale diversa che soprattutto non porti ad una facile affermazione del M5S nel 2018. Quindi Renzi-Bis a guida di un governo di scopo anti-M5S.

3) VITTORIA DEL NO SOPRA IL 55%, GOVERNO TECNICO O DI SCOPO: questo scenario è meno probabile del secondo, ma potrebbe alla fine verificarsi considerando come abbiamo visto prima il peso politico-elettorale del fronte del NO. Una sconfitta ampia del fronte del SI, porterebbe probabilmente alle rapide dimissioni di Matteo Renzi se non addirittura alla suo ridimensionamento/scomparsa politica. Molto probabilmente parte del PD, alleati di governo, Forza Italia e magari anche Sinistra Italiana, dovranno mettersi d’accordo per un nuovo premier che possa guidare un governo di transizione fino al 2018 gestendo sia le ripercussioni finanziarie della caduta del governo in un momento delicato per i nostri bilanci pubblici sia la formazione di nuova legge elettorale anti-M5S. A nostro avviso possiamo individuare cinque sotto scenari: a) GOVERNO TECNICO-DIPLOMATICO: data la difficile congiuntura geopolitica non è da escludere un governo tecnico con un forte orientamento verso la politica estera, tra i papabili Gentiloni, Mogherini o Pinotti. Mattarella potrebbe spingere verso un nome del genere date le preoccupanti dinamiche a livello internazionale che necessitano sicuramente di un volto conosciuto. Un governo del genere porterebbe probabilmente ad un maggiore impegno italiano in funzione anti-russa e anche negli attuali scenari di guerra; b) GOVERNO TECNICO-FINANZIARIO: dato il grave stato dei conti pubblici e il forte rallentamento degli ultimi mesi, la politica potrebbe lasciare l’onere di nuove tasse e nuova austerità nel 2017 ad un tecnico, tra i papabili Padoan, Boeri, Cottarelli o un altro tecnico del settore meno probabili Monti o Draghi; c) GOVERNO POLITICO DI SCOPO: come abbiamo visto sopra, un governo con lo scopo principale di formare una nuova legge elettorale anti-M5S potrebbe avere anche una caratura più politica tra i papabili oltre al Renzi-bis, Franceschini, Gentiloni, Grasso, Alfano meno probabile; d) NESSUN ACCORDO, NESSUN GOVERNO: potrebbe non trovarsi nessuna maggioranza per un nuovo premier e al tempo stesso Mattarella potrebbe non indire nuove elezioni. Un remake delle passate situazioni spagnola o belga che potrebbe portarci anche fino al 2018, con forti ripercussioni a livello di spread e di conti pubblici; e) ELEZIONI ANTICIPATE: molto difficile che Mattarella indica elezioni anticipate con una legge elettorale modificata dalla Consulta e che alla Camera darebbe sicura vittoria ai Cinque Stelle, riteniamo molto improbabile questo scenario.

Queste a nostro avviso le principali tendenze post 4 Dicembre, il tutto probabilmente condito dallo spauracchio dello spread e da un’ennesima ed artificiale crisi di credibilità verso il nostro paese. In qualsiasi caso la sconfitta di Renzi non cambia l’ordine del giorno che chi ci segue conosce bene, cioè la graduale cessione di sovranità del nostro paese verso il Superstato Europeo. Con Renzi se ne va un tentativo forse un po’ troppo evidente di conquistare l’Italia, ma il discorso non cambia, attraverso il sicuro successivo attacco dei mercati e con la minaccia russa alle porte ci saranno ulteriori occasioni per toglierci la sovranità. A nostro avviso tentare di resistere a questa tendenza con anacronistici nazionalismi non porterà da nessuna parte, l’unica cosa che manca e che potrebbe veramente cambiare le sorti dei popoli europei, è una reazione unita degli stessi nei confronti delle élite tecno-finanziarie. Le reazioni esclusivamente nazionali,regionali o settoriali non porteranno a nessun risultato. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Sono Giuseppe Cirillo alias Fenrir, l’autore di questo blog. Nei nostri articoli ci sforziamo di offrire un’angolazione e una visione diversa rispetto ai media di regime. Per qualsiasi domanda o per un’eventuale collaborazione contattami alla seguente mail: fenrir1489@gmail.com 

 

 

Il dollaro sta per disintegrarsi?

E se il Brexit fosse voluto?

USA: la guerra civile è inevitabile?

2016-2018: USA in guerra civile

Donald Trump, l’ultimo imperatore

L’ascesa di Trump, la discesa degli USA

 

 

Democrazia non significa “dittatura della maggioranza”

dittatura maggioranza

Commentando in rete i recenti fatti turchi, ho trovato molti utenti giustificare la deriva autoritaria e l’eccesso repressivo di Erdogan con la motivazione che, in realtà, lui difende la democrazia perché eletto da più del 50% della popolazione. Ecco, in questo articolo voglio scagliarmi con estrema durezza contro questo ragionamento, che apre le porte a quella che Alexis de Tocqueville definiva dittatura della maggioranza o se vogliamo anche a quella che Polibio definì Oclocrazia cioè governo degenerato della massa. Sostenere che chi rappresenta il 50% dei consensi abbia piena legittimità a decidere tutto quello che vuole è un ragionamento estremamente immaturo che dimostra come tra i cittadini sia confuso il significato stesso di democrazia. Aprire le porte al concetto di democrazia come mero esercizio del voto e come mera determinazione di una presunta maggioranza onnipotente vuol dire spianare la strada a nuovi apartheid, a nuovi Erdogan, a nuovi Hitler (che salì al potere democraticamente), vuol dire spianare la strada all’oppressione delle minoranze che inevitabilmente poi sfocia nell’oppressione anche degli stessi cittadini maggioritari. L’intelligente anarchico Bakunin su una cosa aveva ragione quando diceva che “Io sono libero solo in quanto riconosco l’umanità e la libertà di tutti gli uomini che mi circondano”. Questo vuol dire che quando si apre la strada all’oppressione, questa come un cancro che si diffonde prima o poi colpirà anche noi e la storia dei regimi totalitari dimostra questo, dove anche i gerarchi di regime spesso vengono travolti dall’assolutismo politico. Quindi se vogliamo democrazia vera dobbiamo vaccinarci per difenderci dall’aberrante e pericoloso concetto che questa sia soltanto l’esercizio del voto e il dominio della maggioranza.

Lo scopo stesso del mio libro Libertà Indefinita, Manifesto della democrazia integrata è quello di ampliare e definire meglio il concetto di democrazia, fornendo delle basi solide. Ma cosa significa democrazia? La definizione classica è governo del popolo. Una frase che vuole dire tutto e niente, dato che la parola governo è abbastanza chiara ma popolo è solo un’idea non esiste il signor popolo che vive e decide, il popolo è un insieme di entità separate tra loro, un insieme di individui unici e ognuno di loro in una democrazia ha uguale importanza e valore. Lo stesso Tocqueville si interrogava così: “Io considero empia e detestabile questa massima: che in materia di governo la maggioranza di un popolo ha il diritto di far tutto; tuttavia pongo nella volontà della maggioranza l’origine di tutti i poteri. Sono forse in contraddizione con me stesso?”; il nostro giustamente poneva nella volontà della maggioranza la base dell’organizzazione della società ma al tempo stesso si oppone con forza al fatto che la maggioranza sia l’unica a potere, a decidere. Democrazia rimane quindi un concetto confuso, in contraddizione con se stesso, perché significa il governo (quindi volontà univoca) di una moltitudine divisa (il popolo). E’ qualcosa di paradossale, praticamente è qualcosa di metafisico, di impossibile. Nell’articolo Oltre la Democrazia? La democrazia integrata (in poche parole), ho espresso un concetto di fondamentale importanza nella mia visione e per definire in maniera matura e consapevole cos’è la democrazia: Popolo siamo tutti, ma popolo è anche ognuno di noi. Cosa vuol dire questa affermazione? Vuol dire dare al singolo pari dignità, pari importanza rispetto a tutta la popolazione. Il popolo è un’illusione, è solo l’insieme degli individui. Quindi per dare potere al popolo, per attuare il governo del popolo, la democrazia, è necessario dare all’individuo il potere, il massimo potere possibile. Ma cosa significa massimo potere possibile? Significa ricercare la massima ed ottimale distribuzione del potere. Facevamo prima a dire eguale distribuzione del potere? No, perché eguale distribuzione non significa necessariamente massimo potere (facendo un esempio rapido, in ambito elettorale, un sistema proporzionale puro garantisce una eguale distribuzione del potere per elettori ed eletti ma spesso provoca ingovernabilità che diminuisce il potere di ognuno di noi).

Quindi, data l’impossibilità di esprimere con certezza scientifica cosa sia una democrazia, noi pensiamo alla democrazia come continua ricerca degli strumenti necessari per garantire la massima distribuzione del potere possibile, quindi più come una direzione che come un regime chiaramente identificabile. Una direzione tesa ad contrastare qualsiasi ingiusta e dannosa (per l’individuo-popolo) concentrazione del potere, che questa sia una maggioranza vincitrice, ma anche che siano minoranze organizzate (come banche, lobby, partiti) o individui potenti. Perciò più che definire uno democrazia o non democrazia, possiamo più che altro darne un indice di democraticità. La sufficienza in quest’indice è sicuramente rappresentata sia da libere elezioni ma anche da fornire alcuni strumenti per difendersi dal governo e quindi dalla maggioranza come una giustizia indipendente, un’informazione libera, la libertà di associazione; già quando si chiudono i giornali e si arrestano i giudici anche se il governo è eletto democraticamente come in Turchia, siamo già sotto il livello di sufficienza democratica. La massima democraticità sarebbe uno stato con libere elezioni, giusta distribuzione della ricchezza (che anche qui non significa uguale ma libera dalle attuali distorte concentrazioni di potere), equilibrata divisione dei poteri collettivi e la presenza di tutti gli strumenti necessari per dare la possibilità all’individuo di esercitare potere anche se in minoranza. Nel mio libro sulla democrazia integrata ho individuato gli strumenti di base necessari all’individuo per vivere in una democrazia reale, ma assolutamente questi non bastano, la ricerca continua. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione e dai un’occhiata al nuovo sito del Movimento politico Rivoluzione Libertaria.banner liberta indefinita
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Sono Giuseppe Cirillo alias Fenrir, l’autore di questo blog. Nei nostri articoli ci sforziamo di offrire un’angolazione e una visione diversa rispetto ai media di regime. Per qualsiasi domanda o per un’eventuale collaborazione contattami alla seguente mail: fenrir1489@gmail.com 

Il picco del lavoro: in futuro non lavoreremo più.

La necessità di superare il capitalismo

Il falso problema dell’invecchiamento della popolazione

Verso un governo tecnico di guerra?

Abolire il quorum e adottare la democrazia diretta

Oltre la democrazia? La democrazia integrata (in poche parole)

USA: la guerra civile è inevitabile?

Reddito di cittadinanza: sì o no?

reddito cittadinznaOggi non ci occuperemo delle odierne elezioni amministrative italiane, che magari analizzeremo dopo aver conosciuto i risultati, ma dei quesiti referendari votati in Svizzera, terra che spesso esprime quesiti  all’avanguardia che altrettanto spesso vengono bocciati dalla massa del popolo (del resto la democrazia svizzera, pur essendo il top di gamma tra la democrazie avanzate, è comunque una democrazia distorta come le altre dall’eccessiva concentrazione di potere a livello mediatico ed economico).

Quello che più ci interessa è il quesito sul reddito di cittadinanza incondizionato dalla nascita di circa 2250 franchi svizzeri per gli adulti e di 625 per i minorenni. Precisiamo che con ogni probabilità ha vinto il no, ma i promotori hanno comunque fatto da battistrada ad un tema molto seguito da questo blog quello della deflazione tecnologica e dell’automazione. La deflazione tecnologica inevitabilmente comporta una riduzione dei posti di lavoro e un aumento della disoccupazione e come abbiamo visto nell’articolo La necessità di superare il capitalismo, questa rivoluzione industriale è diversissima dalle precedenti dove la deflazione tecnologica era fortemente compensata da nuovi bisogni che prima non esistevano. Ora, invece, si creano sempre dei nuovi bisogni ma non in misura tale da compensare l’abbondanza creata dalla nuova tecnologia. E proprio a livello strutturale, il capitalismo non è in grado di distribuire questa abbondanza, che rimane concentrata, mentre sempre più posti di lavoro vengono persi senza essere sostituiti da altri. L’aumento progressivo della disoccupazione e della sottooccupazione ci porta a concludere come assolutamente necessario un reddito di cittadinanza già nel futuro prossimo. Venendo alla situazione svizzera, ovviamente il referendum perde perché la Svizzera è uno degli stati economicamente più forti del mondo e non ha dei grossi problemi di disoccupazione tali da portare alla vittoria di questo referendum. Inoltre, a nostro avviso, impostare il reddito di cittadinanza come qualcosa da sostenere con altre tasse lo trovo abbastanza sbagliato, soprattutto nel caso svizzero dove sarebbe facilmente sostenibile con la creazione monetaria (la Banca Centrale Svizzera già stampa tantissimo per mantenere il Franco basso, se stampasse per coprire interamente il Reddito di cittadinanza non ci sarebbero problemi, perché il valore del nuovo denaro si scaricherebbe sul resto del mondo che accetta e vuole il franco come valuta rifugio). Ed ancora, troviamo anche sbagliato impostare da subito il reddito di cittadinanza per tutti dalla nascita e non solo come sussidio per chi non ha reddito.

Detto questo vediamo la nostra proposta sul reddito di cittadinanza:

Innanzitutto proponiamo un reddito di cittadinanza formato da tue tipologie di reddito: il salario(o sussidio) di cittadinanza e il dividendo di cittadinanza. Il salario di cittadinanza sarebbe un reddito fisso versato a tutte le persone disoccupate o sottooccupate sia che esse abbiano lavorato sia che esse abbiano appena finito gli studi. Il salario di cittadinanza dovrà essere valutato a livello regionale e dovrà coprire i costi abitativi, quelli alimentari, bollette, trasporti e spese straordinarie ( ad esempio a Torino per ogni individuo singolo al minimo servono 350 euro per affitto e bollette, 200 euro per mangiare, 50 per i trasporti, 200 per abbigliamento e spese straordinarie, per un totale di 800 euro mensili che sarebbero il salario di cittadinanza torinese). Salario che dipenderebbe da dove si abita, se gli affitti costano di più come a Milano o di meno come nel Sud Italia, allora il reddito aumenterebbe o calerebbe. Seconda cosa il salario di cittadinanza non sarà un regalo, perché il ricevente sarà iscritto ad un sistema unificato per la ricerca del lavoro dove potrà rifiutare solo due posti offerti e inoltre nel periodo in cui non lavora dovrà svolgere ogni settimana 20 ore di lavoro civico (ad esempio sorveglianza, pulizia, piccole manutenzioni, assistenza) e 20 ore di formazione ( a riguardo di questo dovrà essere creato un sistema di minicertificazioni con poca teoria inutile e tanta pratica, estremamente efficaci e spendibili nel mondo del lavoro). Per quanto riguarda i sottoccupati potranno integrare il loro reddito con il salario di cittadinanza (quindi immaginando uno che prende 400 euro al mese di part-time, potrà, lavorando dieci ore per il comune e formandosi per altre 10 ore alla settimana, ricevere i 400 euro di integrazione. Questo salario di cittadinanza sarà coperto dalla sostituzione di tutte le altre forme di assistenzialismo accessorie e dalla stampa ex novo di denaro, quest’ultimo coperto appunto dalla deflazione tecnologica (quindi dall’aumento di produzione) che ha prodotto quei disoccupati e dal lavoro stesso dei riceventi (che come abbiamo detto prima lavorerebbero momentaneamente per la città). Questo denaro creato potrà esistere solo in un sistema che avrà eliminato le altre forme di creazione del denaro (quindi la creazione a debito da parte della banca centrale e la riserva frazionaria privata. Quindi proponiamo la tesi che la creazione di denaro possa avvenire solo se c’è forza lavoro inutilizzata)

Il dividendo di cittadinanza, invece, sarà a sua volta composto da due forme: la deflazione dei prezzi volontaria e un dividendo effettivo di denaro a tutti indipendentemente se lavorino o no. Questo dividendo dovrà rappresentare la redistribuzione annuale della deflazione tecnologica quindi della maggiore abbondanza che si è venuta a creare nella società. Ma come calcolarlo e chi dovrebbe darlo? E qui parliamo dell’altro referendum svizzero che voleva che gli utili delle aziende pubbliche non venissero assorbiti dallo stato centrale ma utilizzati per abbassare i prezzi dei servizi stessi e/o aumentare la qualità. Ecco, questa tesi potrebbe essere estesa anche al privato (questa è una nostra proposta d’ avanguardia quindi ancora lontana dalla realtà) per creare delle aziende private con capitale condiviso tra i consumatori e di conseguenza con profitti condivisi (Max Stirner nel suo libro L’unico e la sua proprietà, abbozza una tesi de genere). Queste aziende non sarebbero statali ma sarebbero di proprietà degli stessi consumatori e quindi non farebbero profitti ma punterebbero ad abbassare i prezzi ed aumentare la qualità (la deflazione dei prezzi volontaria di cui parlavamo prima) e se proprio fossero costrette a fare profitto (ad esempio una società del genere che gestisce un concerto data l’enorme richiesta dovrà comunque fare un prezzo alto che genererebbe profitto) lo redistribuirebbero tra i consumatori/azionisti ed ecco il dividendo di cittadinanza. Perché lo definiamo progressivo? Perché più aumenterà l’automazione più queste società (che attenzione non sono delle cooperative che fanno gli interessi dei lavoratori e che quindi li tengono anche se non servono) faranno a meno del personale umano e faranno sempre più utili che verranno redistribuiti. In questo modo, più settori economici saranno gestiti da società di questo genere più la deflazione tecnologica verrà ridistribuita senza la necessità di creare nuovo denaro. (Che nella situazione precedente è necessario perché la deflazione tecnologica crea concentrazione del capitale monetario che a sua volta provoca un generale rallentamento della velocità della moneta con effetti recessivi, anche se questo è un discorso decisamente più lungo).
L’unico problema che necessita di profonda riflessione è quello di come passare dal capitale concentrato al capitale condiviso tra i consumatori (che sono l’insieme più grande della società dato che tutti siano inevitabilmente consumatori). Passaggio che in alcuni settori può avvenire quasi naturalmente, ma che per quanto riguarda l’intera società molto probabilmente necessita di una riforma/rivoluzione anche a livello politico.

Quindi ricapitolando e concludendo, il reddito di cittadinanza è necessario ma non attuandolo sulle spalle di una ulteriore tassazione sulle categorie produttive e soprattutto non deve essere visto come un diritto (chi ha letto il mio libro, sa che siamo contro ogni diritto naturale o acquisito) ma come una una possibilità che nuove società dell’abbondanza possono offrire. Quello da noi proposto sarebbe composto da una parte fissa e momentanea, cioè il salario/sussidio per disoccupati e sottoccupati e da una parte progressiva costituita dal dividendo di cittadinanza che dovrà crescere proporzionalmente alla deflazione tecnologica fino idealmente a divenire l’unico reddito esistente quando in un futuro più remoto sarà avvenuta la piena automazione (che non vuol dire abolizione del lavoro, ma abolizione di tutto il lavoro che nessuno farebbe senza lucro).Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Il picco del lavoro: in futuro non lavoreremo più.

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Verso un governo tecnico di guerra?

Abolire il quorum e adottare la democrazia diretta

Guerra Civile Globale: quale sarà la scintilla?

Verso un governo tecnico di guerra?

Inps: Renzi, Tito Boeri nuovo presidenteLa prima metà del 2016 vede il mondo fermo in una stagnazione dolorosa sia a livello economico sia a livello geopolitico. I conflitti in Siria, Iraq e Libia non vertono verso alcuna soluzione e uno stormo di cigni neri sta per arrivare, dall’odierna elezione austriaca, al referendum sul brexit, alle guerre civili prossime in Turchia, Venezuela, Egitto (?). Quelli elencati sono solo alcuni cigni neri, in realtà ve ne sono molti di più. Anche l’Italia ne ha uno, il referendum sulle riforme costituzionali del governo Renzi. Lo definiamo cigno nero perché in caso di vittoria del no, Renzi, come ribadito di recente, lascerà il suo posto da Presidente del Consiglio (che in sé non è una cosa negativa, è solo che il dopo-Renzi potrebbe essere peggio).

Proprio questo ultimo punto mi sembra veramente sospetto: perché un premier con un consenso inferiore al 40% dovrebbe rendere un referendum su una riforma elettorale non perfetta ma comunque facilmente propagandabile, un voto su se stesso? Non ha senso perché anche lui sa di non avere un gran sostegno popolare. Quindi o Renzi è stupido e ignorante di politica oppure vuole andare a casa. Io propendo più per la seconda ipotesi. Alle prossime amministrative probabilmente il PD confermerà l’andazzo negativo, la maggioranza inizierà a scricchiolare sempre di più, dopo novembre l’Unione Europea batterà cassa e quasi sicuramente nel 2017 avremmo l’aumento automatico dell’IVA. E’ imminente la missione militare per difendere la diga di Mosul (vicini vicini ai miliziani “numericamente infiniti” dell’ISIS) e in Libia anche l’azione militare sembra essere inevitabile dopo il no americano ad un intervento diretto e con il governo riconosciuto minacciato da milizie islamiste, dall’ISIS e dal potente generale Haftar. Oltre tutto questo nel 2017 probabilmente saranno da gestire migliaia di profughi bloccati nel nostro territorio, le tensioni con i paesi confinanti, probabili nuove ondate provenienti direttamente dalla Turchia (e non parlo di siriani ma proprio di turchi e curdi), la vicina Grecia al collasso e via dicendo. Troppi problemi, una situazione esplosiva, che rischia di portare il già basso consenso di Renzi verso percentuali ad una cifra, dato che saranno quasi sicure nuove tasse, soldati morti in guerra e probabilmente anche attentati sul suolo nazionale in risposta ai nostri interventi. Renzi sa bene tutto questo e sa bene che trovarsi al governo in una situazione del genere vuol dire suicidarsi politicamente, stroncarsi la carriera. Per quello ha resistito con tutte le sue forze per evitare aumenti delle tasse e per evitare l’intervento in Libia, ora però non può più scappare e il referendum è la via di fuga, se perde si dimette ed esce alla fine a testa alta, come presidente dell’ultimo periodo leggermente in crescita del paese, come presidente che ha eliminato l’IMU, come presidente che ha provato a riformare il paese (badate bene, so perfettamente che questa è solo un’immagine superficiale, però sto pensando come se fossi Renzi). E il lavoro sporco che dovrebbe fare lui lo lascerà ad un governo tecnico, che nel titolo ho chiamato di guerra perché si troverà a gestire almeno due importanti missioni militari, la risposta violenta dei terroristi sul suolo nazionale (e conseguenti misure d’emergenza e militarizzazione del paese) e nuova austerità e conseguente esplosione sociale stile Grecia e chi lo sa forse data la gravità della situazione potrebbe anche posticipare le elezioni (dite che è impossibile? State vedendo la Turchia come velocemente si sta dirigendo verso la dittatura? Nulla è impossibile). A mio avviso, questo governo tecnico di guerra sarà quello che gestirà la completa cessione della sovranità nazionale all’Europa.

Detto questo potrebbe essere interessante un toto-nomi, vediamone alcuni:

MONTI-BIS: il governo tecnico di Monti è stato tra i più impopolari della storia italiana. Difficilmente si riuscirebbe a formare una maggioranza attorno al suo nome, però dato il suo prestigio da senatore a vita e da uomo dell’Europa potrebbe avere qualche possibilità. PADOAN: in tempo di crisi economica non è possibile non includere tra i papabili il ministro dell’economia in carica, soprattutto se è un uomo dell’Europa. Padoan è un burocrate più anonimo di Monti e quindi potrebbe attirare meno impopolarità come austero premier tecnico. DRAGHI: molto difficilmente Draghi lascerà un ruolo di rilevanza mondiale per ottenere la presidenza del consiglio italiano, però non possiamo escluderlo dato che darebbe veramente molta più rilevanza all’Italia. Probabile nel caso venga nominato senatore a vita (e lui avrebbe più meriti di Monti per questo ruolo). MOGHERINI: Come ministro degli esteri europeo Federica Mogherini ha ottenuto una certa rilevanza in Europa però le sue posizioni spesso sono state troppo blande soprattutto se viste da Washington. Quindi un cambio della guardia, spostandola come premier italiano, ci sembra assolutamente da non scartare. Soprattutto considerando il fatto che il governo tecnico avrà gravi problematiche di politica estera oltre che economiche.
BOERI: alcuni indiscrezioni parlando dell’attuale presidente dell’INPS come successore di Renzi e il suo pedigree rende questa ipotesi tra le più probabili.
COTTARELLI: è il nostro uomo di punta, a mio avviso tra i più papabili. Chi meglio di un direttore del FMI con faccia da duro e con missione di tagliare la spesa sarebbe ideale per gestire un paese economicamente disastrato come l’Italia? (Dal punto di vista dei mercati) PINOTTI: il ministro della difesa italiano potrebbe avere un volto e un carattere abbastanza neutro per gestire un governo tecnico che non sia troppo impopolare e che debba gestire missioni militari, anche se non crediamo troppo a questa ipotesi. GRAZIANO: Claudio Graziano, capo di stato maggiore italiano fresco di nomina da parte di Renzi, potrebbe essere il renziano giusto per guidare un governo tecnico-militare di transizione. Inoltre il suo curriculum denso di missioni internazionali, tra cui l’Afghanistan, lo rende ideale per gestire un anno pericoloso come il 2017. A nostro avviso è tra i favoriti, tra l’altro un militare potrebbe ricevere i consensi necessari da quelle forze di destra da sempre vicine alle forze dell’ordine (NCD, FORZA ITALIA, FRATELLI D’ITALIA E LEGA NORD)

L’alternativa ad un governo tecnico sarebbe tornare alle elezioni con l’attuale legge elettorale modificata dalla Consulta, che presumibilmente vedrebbe una risicata vittoria dei Cinque Stelle con una o tutte e due le camere ingovernabili (situazione spagnola). Di conseguenza molto probabile un governo tecnico anche in questa seconda ipotesi. Se il governo tecnico nascesse dopo fallite elezioni sono più probabili i nomi più neutri, politicamente parlando. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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La necessità di superare il capitalismo

Scenari per il 2016

2016-18: USA in guerra civile

Abolire il quorum e adottare la democrazia diretta

Guerra Civile Globale: quale sarà la scintilla?

 

Abolire il quorum e adottare la democrazia diretta

democrazia direttaDato il referendum odierno (tra parentesi, invito tutti ad andare a votare, ogni voto è un piccolo schiaffo a Renzi, a Napolitano e alle consorterie che li supportano), non potevo esimermi dal parlare di democrazia.

Partiamo dal quorum. Esso è il simbolo dello schifo ideologico e politico in cui è immersa l’Italia. Praticamente i politici si appoggiano sugli astensionisti cronici (tra cui ci sono ignoranti, menefreghisti, astensionisti per principio, ma anche persone malate o psicologicamente non interessate al voto) per mantenere e difendere il loro potere (infatti nell’analisi post-voto per sancire il vincitore, al di là del quorum, dobbiamo depurare il dato odierno dall’astensionismo cronico, quantificabile in circa 20%). Inoltre il quorum è sbagliato perché premia il menefreghismo e non riconosce l’impegno di chi almeno ha avuto la volontà di informarsi e alzare il fondoschiena, fare quattro passi e votare. Quindi un’istituzione che va totalmente contro anche alla nostra idea, di premiare l’intensità del voto, già vista in altri articoli e nel libro Libertà Indefinita.

Per quanto riguarda la democrazia diretta, sicuramente è necessario un passaggio ad una democrazia diretta di tipo svizzero, quindi propositiva ed abrogativa senza quorum. Ma a mio avviso, non basta solo passare al modello svizzero. Innanzitutto, la democrazia diretta deve essere di tipo digitale, è assurdo spendere decine di milioni in queste consultazioni fisiche, quando basterebbe creare degli account con sistema di sicurezza di tipo bancario. E non venite a dirmi che si perderebbe la segretezza del voto, perché basterebbe fare un sistema di voto di 48 ore, dove si può cambiare il proprio voto più volte e la segretezza sarebbe mantenuta. Poi ognuno voterebbe da casa sua, nessuno potrebbe sapere cosa vota.

Altra proposta che mi viene in mente è quella di rendere la democrazia diretta totale. Cioè senza rinunciare al Parlamento, ma dando la possibilità, sempre da un account apposito, al cittadino, di sostituire i propri rappresentanti e votare direttamente ad ogni cosa che si vota al Parlamento. Faccio un esempio. Ipotizziamo un parlamento di 100 deputati e io decido che per la votazione sull’intervento in Libia, voglio votare direttamente, perché il partito che ho votato vota in maniera diversa. Cosa succederebbe? Che se prima i 100 deputati rappresentavano il 100% degli elettori, decidendo di votare direttamente io voterò, ipotizzando  10 milioni di elettori, una percentuale di uno su dieci milioni, diluendo il potere dei deputati eletti. Se tutti i cittadini votassero direttamente, la volontà dei deputati non si azzererebbe ma si diluirebbe fino al 50%. Ovviamente, il diritto potrei esercitarlo solo se voglio votare sì o no, se mi astengo il mio voto tornerebbe ai deputati eletti, quindi non verrebbe conteggiato. Questo sistema lascerebbe sempre al Parlamento la sua funzione di direzione e di più approfondita analisi legislativa, ma darebbe la possibilità al popolo di ridimensionarne il potere se va troppo contro la volontà popolare stessa. Questo strumento si affiancherebbe poi a referendum propositivi e abrogativi sul modello svizzero, ma digitali, come scritto prima.

Una prima critica, assolutamente motivata, alla democrazia diretta, è che il popolo spesso non ha la competenza per votare. Questo è vero non tutti, anzi forse la maggioranza della popolazione, spesso non possiede le minime informazioni e competenze per votare, è questo normale, dato che non tutti si interessano di politica o dei temi oggetto dei referendum. Per ovviare a questo problema, credo debba essere creato un sistema di patente civica. Ad esempio per poter votare si debba superare un esamino per la patente civica, dove poter testare le conoscenze politiche, storiche e civiche del cittadino. Questa patente di base per poter accedere al sistema di democrazia diretta, per poter avere il diritto di votare anche tutte le votazioni parlamentari credo debbano esserci ulteriori esami di tipo politico, economico, ecc che consentano di poter sostituire se necessario i proprio rappresentati su votazioni su determinati temi specifici (un po’ come le diverse patenti di guida). Quindi una patente civica di base e altre più specifiche. Questo sarebbe anche un modo per premiare l’interesse e l’impegno e disincentivare il menefreghismo. E’ una limitazione del suffragio universale? Sì ma solo teorica dato che tutti con un impegno minimo potrebbero sostenere il test di base, che deve poter essere superato con un impegno massimo di studio e informazione di un mese (questo perché non vogliamo creare degli esami di laurea, ma solo dei patentini). Sembra una proposta complicata a dirsi, ma con regole e con un sistema chiaro non sarebbe molto difficile. Inoltre abolendo il quorum, anche se solo il 10% della popolazione andasse a votare, il voto sarebbe valido, e gli altri non potrebbero lamentarsi dato che tutti se si impegnano un minimo potrebbero superare il test.

Altra proposta è quella di premiare l’intensità del voto, non solo la quantità, come accennato nell’articolo Democrazia da correggere. Oltre alle proposte indicate, cioè degli strumenti per potenziare il proprio voto, ad ogni quesito referendario sarebbe necessario dare di base una certa intensità al voto di ognuno di noi. Ad esempio su questo referendum sulle trivelle, il voto di chi ci lavora sopra, o di chi abita sulle coste interessate, o il voto degli operatori turistici dovrebbe essere maggiorato rispetto al mio che abito in una città lontana dal mare, vado poco al mare in Italia, consumo relativamente poco petrolio, e non ho nessun legame diretto con i settori economici interessati. O ancora su un referendum ad esempio sull’eutanasia, il mio voto che sono giovane e in buona salute, dovrebbe contare mille volte meno rispetto al voto di un malato terminale che vorrebbe poter decidere se accorciare o meno le proprie sofferenze. Sicuramente creare degli strumenti per aumentare il peso del proprio voto è abbastanza fattibile, mentre quello di valutare quanto si è coinvolti dalla votazione è molto più difficile da attuare. In qualsiasi caso è bene iniziare una riflessione e una ricerca sull’intensità del voto che è qualcosa di naturale, che vale implicitamente in tutti i piccoli gruppi. Ad esempio, mettiamo cinque amici in auto che vogliono fare quattro ore di autostrada senza fermarsi per arrivare prima a destinazione, se uno di loro ha mal di pancia e deve andare in bagno farà fermare tutta la compagnia, perché il suo bisogno, anche se minoritario, è più intenso rispetto a quello degli altri ragazzi. E così anche in uno stato è necessario che anche l’intensità e non solo la quantità sia valutata.

Ricapitolando, per attuare una democrazia diretta completa per me sono necessarie le seguenti riforme:

1) Abolizione del quorum
2) Referendum propositivi e abrogativi
3) Account telematici per votare
4) Possibilità di sostituire i propri rappresentanti
5) Patentini civici
6) Strumenti per valutare l’intensità del voto

Ed oltre a questi strumenti, che servono per migliorare l’espressione della volontà popolare, si affiancherebbero gli strumenti della democrazia integrata che servono invece a difendere l’individuo dalla volontà popolare stessa dandogli la possibilità di mantenere ed esprimere la propria libertà. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Sono Giuseppe Cirillo alias Fenrir, l’autore di questo blog. Nei nostri articoli ci sforziamo di offrire un’angolazione e una visione diversa rispetto ai media di regime. Per qualsiasi domanda o per un’eventuale collaborazione contattami alla seguente mail: fenrir1489@gmail.com 

 

Referendum trivelle 17 aprile 2016: Io voterò

Il falso problema dell’invecchiamento della popolazione

Il picco del lavoro: in futuro non lavoreremo più

Democrazia da correggere

Oltre la democrazia? La democrazia integrata

 

Il falso problema dell’invecchiamento della popolazione

pensione-uomoDa più parti, tra blogger, economisti, commentatori e anche comuni cittadini è abbastanza diffusa e condivisa la tesi dell’insostenibilità del sistema pensionistico, a causa del progressivo invecchiamento della popolazione e quindi da più parti si ipotizzano e spesso si concretizzano ricette più o meno condivisibili, come innalzare continuamente l’età pensionabile, ridurre le pensioni, altri come la Boldrini aprono a massicce migrazioni di immigrati per arrivare in futuro a 66 milioni (poi mi chiedo perché dovremmo arrivare per forza a quella cifra), altri ancora chiedono politiche favorevoli all’incremento demografico e si spingono ad ipotizzare un’Italia con 100 milioni di anime (vorrei ricordare che l’Italia ha già una densità della popolazione superiore alla Cina ad esempio).
tweet-boldrini-migranti

In questa sede però non voglio criticare chi afferma che il decremento demografico renda insostenibile il sistema, perché hanno perfettamente ragione, dal punto di vista monetario e capitalista il sistema non sarà assolutamente sostenibile. E quindi veniamo a scoprire che il regime economico capitalista oltre a non funzionare nell’abbondanza come abbiamo visto nell’articolo La necessità di superare il capitalismo, è incapace anche di gestire il decremento demografico, che se vogliamo è un’altra forma di abbondanza, diminuendo le persone aumentano i capitali disponibili, lo spazio e i beni esistenti.

Quindi appurato che chi sostene il collasso del sistema a causa dell’invecchiamento della popolazione ha perfettamente ragione, come scritto in un articolo come questo  e appurato che questo è assolutamente logico valutando la situazione dal punto vista monetario in un sistema capitalista, noi vogliamo valutare il fenomeno in questione da un angolatura diversa, parallela se vogliamo, ma non per questo irreale.

Cos’è la moneta? Non vogliamo iniziare la diatriba su cosa sia la moneta, ma penso possiamo essere tutti d’accordo che la moneta è il contraltare della produzione esistente, dei prodotti, dei servizi e dei valori acquistabili. Se questi ultimi non esistessero, la moneta non varrebbe niente. La moneta è quindi ricchezza indefinita con cui si può ottenere ricchezza definita, cioè un prodotto o un servizio. La moneta è quindi un’idea, una convenzione. Purtroppo è abitudine degli ultimi secoli valutare e analizzare il mondo attraverso le idee, per poi applicarle alla realtà. I risultati sono stati e sono nefasti. Probabilmente non c’è vizio umano che abbia fatta danni e orrori paragonabile a quello che l’umanità ha commesso per idee metafisiche. Quindi, come ho fatto nel tratto Libertà Indefinita, dove non ho analizzato la Libertà partendo da fumosi diritti (come fanno ad esempio liberali, libertari, sia di sinistra che di destra) ma partendo proprio dalla realtà cioè dalla mancanza di libertà, dalla sensazione di oppressione così anche in questo caso vorrei analizzare il problema della decrescita demografica partendo non dalla moneta, cioè da un’idea fondata su basi perlomeno opinabili (Banche Centrali, Riserva Frazionaria, Tasso di Interesse e via dicendo) ma dalla realtà cioè la produzione, la ricchezza nazionale reale.

Prendiamo proprio l’Italia come esempio, sia perché è il paese che conosciamo meglio sia perché già tra i più “vecchi” del mondo. L’Italia oggi è sostenibile dal punto di vista reale, escludendo politica e finanza? Assolutamente sì e vediamo di dimostrarlo. Per dimostrarlo analizzeremo alcuni dati economici: 1) BILANCIA COMMERCIALE: nel 2015 la bilancia commerciale italiana è positiva per 45 miliardi di euro 2) BILANCIA DEI PAGAMENTI: conto corrente positivo di 33 miliardi, conto capitale positivo di 2 miliardi, conto finanziario di 49 miliardi 3) AVANZO PRIMARIO  (ENTRATE-SPESE DELLO STATO AL NETTO DEGLI INTERESSI SUL DEBITO): 1,5% 4) DEFICIT PUBBLICO: -2,6% 5) DEFICIT PUBBLICO AL NETTO DEGLI INTERESSI INTERNI: +0,2% (approssimativamente)

Quindi ricapitolando con un tasso di occupazione del 55%, con un tasso di disoccupazione del 12%, con una popolazione over 65 del 20% l’Italia riesce ad esportare più di quanto importa, ad avere una bilancia dei pagamenti positiva, lo stato al netto degli interessi sul debito e nonostante enormi problemi di corruzione e spreco riesce a spendere meno di quanto gli entra e se scorporiamo dal deficit anche gli interessi che vengono pagati a soggetti nazionali, anche il deficit pubblico in realtà non è un problema. Quindi, ora come ora, l’Italia e gli Italiani in media non vivono oltre le loro possibilità, ( se visti come un insieme unico) a conferma di ciò abbiamo inoltre la dimostrazione reale della sostenibilità del sistema, nonostante i disoccupati e i pensionati, tutti mangiano, tutti hanno una casa (anzi le case sono decisamente di più di quante ne servano), le concessionarie, i magazzini sono pieni di auto e prodotti invenduti, praticamente tutti i bisogni primari soddisfatti (ad eccezioni di qualche punto percentuale di casi limite, purtroppo) ed oltre questo si esporta più di quanto si importa ed abbiamo beni e servizi non consumati e non utilizzati. E oltre tutto questo, il 12% della popolazione non trova lavoro (quindi abbondanza oltre di prodotti e servizi anche di manodopera sia specializzata che non), senza considerare che  di quel 55% che lavora, a occhio un 15%-20% è praticamente poco o nulla produttivo (considerando dipendenti statali e privati in soprannumero, e molte lobby che potrebbero essere fortemente ridimensionate con una maggiore efficienza del sistema, ad esempio taxisti, commercialisti, notai, ecc).

Questo discorso per dire cosa? Che chi parla della decrescita demografica proponendo politiche di incremento demografico come soluzione, propone qualcosa di giusto e funzionante in un sistema capitalista basato sulla scarsità, ma è una ricetta valida per il secolo scorso e per i secoli passati, ora siamo nell’era dell’abbondanza, del troppo, della deflazione tecnologica e se i bisogni di tutti sono già soddisfatti adesso lo potranno essere lo stesso anche con un peggioramento della curva demografica, perché ormai ogni lavoratore produce in media, grazie alla tecnologia, molto di più di quello che il consumatore può consumare. Ipotizzando, come previsto dall’Istat, che nel 2050 gli over 65 saranno il 32-33% del totale, per sostenere così tanti pensionati basterebbe in proporzione che gli attuali disoccupati lavorino e che gli occupati sotto-utilizzati lavorino ad un migliore livello di utilità e il rapporto occupati/anziani sarebbe praticamente identico. Questo non considerando la deflazione tecnologica imperante e l’abbondanza di risorse che il decremento della popolazione libererebbe soprattutto dal lato immobiliare e dei capitali. Ipotizzando, ancora, una deflazione tecnologica media del 1% annuo (che è una cifra ridicola dato l’andamento esponenziale del fenomeno e l’avvento della robotizzazione), da qui al 2050 servirà il 30% della forza lavoro in meno, quindi probabilmente ci saranno comunque disoccupati nonostante il 33% di pensionati da sfamare e mantenere. (Ripeto parlo dal punto di vista lavorativo non economico/monetario)

Quindi, paradossalmente, se adesso importassimo più migranti o ci mettessimo a fare più di due figli a famiglia, non otterremo un sistema più sostenibile, ma un sistema più insostenibile perché avremmo più disoccupati da mantenere oltre i pensionati. E’ ovvio che se analizziamo il fenomeno dalla situazione attuale, fatta di debiti, contributi e sistema monetario errato, il sistema ovviamente collasserà, ma se si riuscisse a superare il capitalismo e l’attuale sistema monetario e pensionistico per orientarci verso un sistema economico sempre di libero mercato ma che sia in grado di distribuire in maniera ottimale l’abbondanza, anche la decrescita demografica, in questa precisa situazione storico-produttiva è perfettamente sostenibile anzi auspicabile sia dal punto di vista ambientale che dal punto di vista psicologico e di armonizzazione della densità demografica. E grazie alla deflazione tecnologica probabilmente, se in futuro il mondo riuscirà ad attuare politiche comuni, ci si potrà tranquillamente indirizzare verso una decrescita demografica mondiale senza particolari problemi di sostenibilità (beh se si riuscirà a colonizzare altri pianeti, il discorso cambia, ma allo stato attuale sembra un’ipotesi ancora remota). Concludiamo dicendo che noi partiamo dalla realtà, è la realtà è abbondanza, quindi perfetta sostenibilità dell’invecchiamento e della decrescita demografica, però se il sistema rimarrà ancorato alle vecchie logiche, probabilmente la deflazione demografica, assieme a quella da debito, a quella tecnologica, a quella di esaurimento dello scambio, porterà ad un collasso generale del sistema, cosa che in parte stiamo già vivendo e definibile come transizione post-capitalista. Se esisterà una società futura, dovrà inevitabilmente partire dalla realtà, dal lavoro e da essi far derivare la valuta e la ricchezza non come accade oggi, dove da delle idee convenzionali come moneta e capitale derivano la produzione e la ricchezza. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Referendum Trivelle 17 Aprile: IO voterò

Il picco del lavoro: in futuro non lavoreremo più

La necessità di superare il capitalismo

I profughi devono essere respinti?

Referendum trivelle 17 Aprile: IO voterò

trivelleNonostante la disinformazione o sottoinformazione fornita da partiti e media di regime, il 17 Aprile, per chi ancora non lo sapesse, si svolgerà un referendum.

Purtroppo la maggior parte delle persone che affronta gli argomenti alla base del referendum lo fa in maniera ideologica, da tifoso, con moltissimi pregiudizi e senza una minima riflessione. Scopo di questo articolo è invece cercare di invitare il lettore a decidere seconda un proprio ragionamento personale e in maniera individuale senza seguire, come un automa o peggio un suddito, le influenze familiari, di partito o mediatiche. Per raggiungere questo scopo cercherò di spiegare cosa mi spinge ad andare a votare e cosa votare.

Partiamo, prima di tutto, dal quesito referendario: Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane, anche se c’è ancora gas o petrolio?. In questi giorni c’è stata molta propaganda e disinformazione sui media e soprattutto su Facebook (che sta diventando molto importante nell’influenzare le opinioni dei cittadini) su questo referendum. A molte persone sembra che si vada a votare per fermare immediatamente tutte le trivellazioni nei mari italiani, ma in realtà non è assolutamente così. Quello per cui si va a votare è fermare la proroga fino ad esaurimento delle trivellazioni entro le 12 miglia marine, trivellazioni per le quali già non possono più essere richieste ulteriori concessioni. Quindi se vincerà il sì, verrà abrogata la proroga alla concessioni presenti entro le 12 miglia marine, che di conseguenza potranno essere sfruttate fino alla scadenza della concessione e non fino ad esaurimento. Quindi verrebbe ristabilita la precedente normativa. E’ molto importante chiarire questo punto per non fare della stupida tifoseria e per capire i limiti di questo referendum. A favore e contro il referendum esistono due comitati: Vota sì per fermare le trivelle (a favore del referendum) e gli Ottimisti e Razionali (contrari allo stesso).

Vediamo ora le ragioni del sì e del no:

1) VOTARE O NON VOTARE: prima ragione sulla quale discutere è quella di votare o non votare. Purtroppo i referendum italiani hanno bisogno del quorum del 50% per essere legali, quindi, normalmente, i contrari al referendum invitano all’astensione, così da sfruttare anche la posizione degli astenuti cronici. Personalmente, avendo scritto un trattato sull’illegittimità dello stato e dell’attuale sistema politico, sono spesso portato ad un’astensione ideologica, nel referendum però, l’esistenza del quorum è qualcosa che va proprio contro i principi espressi nel mio libro sulla democrazia integrata, dove la democrazia diretta è fondamentale e dove il quorum assolutamente non potrebbe esistere, dato che le decisioni deveno essere prese da chi almeno si prende la briga di informarsi e di alzare il fondoschiena per andare a votare. Gli altri, semplicemente, non usufruiscono di un loro diritto, quindi che subiscano le decisioni di chi ha votato. Questo discorso varrebbe pienamente in un sistema di democrazia integrata e negli attuali referendum, come quello in questione. Per quanto riguarda le elezioni politiche il discorso è diverso, dato che non siamo una reale democrazia e data l’illegittimità di fondo dell’intero sistema, ma questo è un altro discorso. Detto questo, io invito a votare, che sia Sì oppure No, solo per far fallire la logica del quorum, logica antidemocratica e utile ai politici per mantenere e difendere il proprio potere. Se si crede nella democrazia, se si vuole maggiore partecipazione e democrazia diretta, nei referendum bisogna andare a votare. Invece nelle elezioni politiche l’astensione ha molto più senso. Quindi, primo punto neutrale, ma favorevole alla partecipazione al voto anche se contrario.

2) PROROGA O NON PROROGA: seconda ragione di principio sulla quale ragionare è quella della proroga. L’Italia purtroppo è un paese di cialtroni e le innumerevoli proroghe dimostrano l’incapacità di creare un sistema di leggi strutturali e durature. Per principio sono tendenzialmente contrario a questo tipo di politica e sono contrario alle misure una tantum, quindi no alle proroghe. Di conseguenza, primo punto a favore del Sì al referendum.

3) TASSAZIONE BASSISSIMA: delle società private estraggono risorse naturali, di conseguenza è logico che al paese proprietario di quelle risorse vengano versati dei diritti. Il problema è che in Italia sono bassissimi, 10% per il gas e 7% per il petrolio. Come facciamo a sostenere che siano bassi? Semplicemente per confronto con altri paesi, in Guinea ad esempio, sono del 25%, in Norvegia e Russia dell’80%. Quindi lo stato italiano, come sempre, agisce contro i suoi cittadini: a chi produce ricchezza reale, basata sul proprio impegno e sulla propria intelligenza vengano applicate tasse assurde, che raggiungono anche il 70% per un lavoratore autonomo o per una ditta individuale, invece chi estrae risorse naturali viene agevolato. Se la tassazione su queste estrazioni fosse alzata, potrei ripensarci, ma non esistendo referendum propositivi, la mia risposta è ancora negativa. Quindi un altro punto a favore del Sì al referendum.

4) PETROLIO: come ho detto non sono ideologizzato, quindi se effettivamente esistessero dei giacimenti interessanti entro le 12 miglia marine, oppure se la tassazione sulle estrazioni fosse alzata, sarebbe anche giusto procedere con le estrazioni, dato che i maggiori introiti potrebbe servire a ripagare le eventuali conseguenze ambientali. E concordo con il discorso degli Ottimisti e Razionali (comitato per il NO) sul fatto che rinnovabili e trivelle non sono vasi comunicanti (dato che le trivellazioni sono effettuate da aziende private) mentre investire o incentivare le rinnovabili è una decisione statale. Di conseguenza da questo punto di vista ho forti perplessità nei confronti delle argomentazioni degli anti-trivelle. Quindi primo punto a favore del NO al referendum.

5) RILEVANZA DELLE ESTRAZIONI: le estrazioni entro le 12 miglia marine coprono meno dell’1% e dell’3% del fabbisogno di petrolio e gas nazionale. In un momento storico-economico dove probabilmente godremmo ancora per molto di abbondanza e basso prezzo di queste risorse, il danno della graduale chiusura di questi giacimenti (chiusura che ricordiamo non essere immediata, quindi probabilmente saranno giacimenti ancora più impoveriti di quelli attuali) è abbastanza modesto, contando che gli introiti pubblici superano di poco il miliardo di euro

5bis) ITALIA VS TRIVELLE: strettamente collegato al punto precedente è la rilevanza degli altri settori che potrebbero essere danneggiati dalla indeterminata attività di queste trivelle, tra turismo, pesca e ricchezza culturale si sfiora il 20% del PIL. E’ vero che eventuali incidenti non danneggerebbero per intero questa percentuale di PIL, ma questi settori sono il vero petrolio italiano e proteggerli, anche in maniera zelante, deve essere una priorità per governanti e cittadini. Anche un solo punto di PIL in meno dovuto ad un incidente, supererebbe di gran lunga i ricavi petroliferi. A mio avviso non si può assolutamente scherzare nella difesa del paesaggio, del mare e delle coste italiane. Il comitato degli Ottimisti e Razionali parla di controlli in regola, ma purtroppo le analisi ufficiali devono tenere conto della tradizionale corruzione e falsificazione dei dati, purtroppo tendenze patologiche nel nostro paese. Non ci possiamo fidare purtroppo. Quindi i punti 5 a mio avviso sono un altro punto a favore del referendum.

mappa trivelle entro le 12 miglia

6) MENO TRIVELLE, PIU’ PETROLIERE: una argomentazione molto interessante del Comitato degli Ottimisti e Razionali (ricordiamo contrari al referendum) è che la maggior parte degli incidenti che hanno inquinato il nostro mare sono dovuti alle petroliere e che quindi una minore produzione nazionale, porterà ad un incremento dell’utilizzo di queste navi per una maggiore importazione di greggio. Di conseguenza il rischio per le coste aumenterebbe non diminuirebbe. Questo è un discorso logico, personalmente credo che la chiusura delle trivelle dovrebbe essere accompagnata da misure di risparmio energetico per ridurre il consumo e di conseguenza l’importazione di petrolio. Misure che non sono state per niente incentivate ma che potrebbero essere facilmente adottate (ad esempio sfavorire l’utilizzo dei mezzi privati, ridurre il consumo di plastica, ridurre gli eccessi di riscaldamento abitativo e pubblico, incrementare mezzi pubblici puliti, aumentare le piste ciclabili, favorire il km zero e la riduzione degli spostamenti inutili e via dicendo). Ovviamente queste argomentazioni vanno oltre queste referendum. Quindi, su questo punto vince il NO.

7) INQUINAMENTO DEI FONDALI: il catrame depositato sui fondali del Mar Mediterraneo è di 38 milligrammi per MQ, record al mondo. E i fondali attorno alle trivelle sono inoltre inquinati dai metalli pesanti. Purtroppo non possiamo credere alle rassicurazioni degli Ottimisti e Razionali, siamo in Italia, dove è tutto falso e corrotto e quindi possiamo soltanto dubitare dei dati forniti. Fossimo in paesi che non hanno mai fatto dubitare della loro correttezza, il discorso cambierebbe, ma in Italia la fiducia verso le istituzioni ufficiali è decisamente persa e attualmente non ci sono segnali per farci cambiare idea. Di conseguenza contribuire ancora all’inquinamento del nostro mare, in una situazione mondiale già purtroppo devastata dall’attività umana, non può che consegnare un altro punto ai favorevoli al referendum.

8) SEGNALE POLITICO: non ha senso essere contrari per principio ad una risorsa naturale come il gas o come il petrolio. Votando sì al referendum però, a mio avviso, si vuole esprimere la propria contrarietà ad una logica economica che mette al primo posto il profitto fregandosene altamente della violazione della libertà attraverso l’irreversibile danneggiamento dell’ambiente, ricchezza patrimonio di tutti. Votando sì, si vuole dare un segnale, anche se non strettamente collegato alle trivelle o alle rinnovabili, si vuole dire basta inquinare, abbiamo esagerato. Quindi, altro punto a favore del referendum.

9) COSTI DEL REFERENDUM: il governo, composto da PD e NCD (due partiti che rappresentano il picco del peggio della politica italiana), non ha voluto abbinare il referendum alle elezioni amministrative, per rendere più difficile raggiungere il quorum. Un comportamento squallido e antidemocratico che ci costa quasi 400 milioni di euro. E la colpa non è degli organizzatori, ma del governo che non ha voluto abbinare il referendum per puro calcolo politico e per difendere interessi privati (dietro lauti compensi, ma questa è solo una mia fantasia). Solo per il fatto che il PD si oppone al referendum e che abbia sprecato soldi dei contribuenti per farlo fallire, dovrebbe spingere tutti ad andare a votarlo. Altro punto a favore del SI. (Piccola riflessione: quando adotteremo i referendum digitali?)

In conclusione ho 1 voto a favore dell’andare a votare, 6 a favore di votare SI, 2 a favore di votare NO. Quindi ho deciso: andrò a votare e voterò SI. Invito ognuno di voi a ragionare e a trarre le proprie conclusioni. Il referendum è uno strumento di potere, non sprecatelo, usatelo. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Il picco del lavoro: in futuro non lavoreremo più

Scenari per il 2016

I profughi devono essere respinti?

Democrazia da correggere

La manovra di Renzi? E’ filo-capitalista

Riflessioni sull’intelligenza artificiale

Beppe Grillo? Un genio politico assoluto

_ZIF4827.JPG In questi giorni assistiamo alla retromarcia di Beppe Grillo e di conseguenza del Movimento Cinque Stelle sul famoso DDL Cirinnà sulle unioni civili, nonostante la base degli iscritti si fosse già espressa per una votazione favorevole. Il comico genovese ha indicato ai parlamentari pentastellati di votare secondo coscienza, mettendo di fatto a rischio il passaggio della legge stessa. Subito i giornali di regime e i partiti avversari hanno iniziato a urlare  che la base è in rivolta, che Grillo è una voltagabbana e via dicendo. Molti ipotizzano pressioni del Vaticano nello spiegare questo dietrofront del comico, altri, come il sottoscritto ipotizzano invece un mero calcolo elettorale che dimostra la grandezza di Grillo come politico.

Premesso che Grillo (o Casaleggio) è un genio, perché senza alcuna credibilità di base, ma partendo solo con la fama di comico è riuscito in pochi anni a creare un movimento che ora ambisce a governare e questo è riuscito a farlo, non ghettizzando il movimento stesso su posizioni troppo di destra o troppo di sinistra, ma continuando a focalizzarsi su posizioni populiste, cioè su posizioni che la massa popolare fiancheggia apertamente, come la critica verso la politica corrotta, l’euroscetticismo, la trasparenza e via dicendo. L’abilità di Grillo è stata quella di essere un buon leader che ha saputo frenare gli iscritti e i parlamentari che spesso e volentieri rischiavano di trasportare il partito verso posizioni troppo di sinistra. E diventare un partito che la massa riconosce come di sinistra è proprio quello che Grillo vuole evitare. Per questo è stato ambiguo sull’abolizione del reato di clandestinità e per questo è ambiguo sulle unioni civili. Grillo, grazie alla sua potenza mediatica, deve mostrarsi quasi contrario a queste cose di “sinistra” anche se la base degli iscritti è invece favorevole. Ma perché Grillo deve fare questo? Guardate questo dati:

Elezioni Europee 2009                   Sond. Scenari Politici 2016

AFFLUENZA: 66,5%                          AFFLUENZA:               73%

CENTRODESTRA:  47,7%              CENTRODESTRA:  30,7%    -17%
Partito della libertà 35,3%                 Forza Italia              9,8%
Lega Nord 10,2%                              Lega Nord             15,2%
La Destra 2,2%                                 Fratelli d’Italia          5,7%

CENTROSINISTRA: 40,6%             CENTROSINISTRA: 37,8%    -2,8%
Partito Democratico 26,1%               Partito Democratico 32,0%
Italia dei Valori 8,0%                           Sinistra Italiana          4,5%
Partito Rifondazione 3,4%                 Partito Rifondazione  1,3%
Sinistra e Libertà 3,1%                      Altri sinistra                2,0%

ALTRI                                                 ALTRI
UDC 6,5%                                          UDC-NCD                  2,9%      -3,6%
Lista Bonino 2,4%                              M5S                          23,3%

Basta uno sguardo veloce per capire la base elettorale del Movimento Cinque Stelle: dei due schieramenti chi ha perso più voti?  Li ha persi il centrodestra. A sinistra abbiamo avuto la scomparsa dell’Italia dei Valori e il forse ridimensionamento dell’UDC. A mio avviso, al netto dei nuovi astensionisti, buona parte dell’elettorato dell’UDC è andato a rimpolpare le fila del PD, visto come nuova Balena Bianca, l’elettorato dell’IDV si sarà invece diviso tra chi è andato con il M5S  e chi è rimasto a sinistra. Il grosso degli elettori pentastellati viene dal centrodestra soprattutto da chi votava PDL. E questo, potete crederci oppure no, è confermato anche da una mia analisi empirica tra conoscenti e utenti online. Quindi sommando la mia analisi empirica personale con l’analisi delle percentuali elettorati possiamo grosso modo stimare che l’elettorato del M5S sia composto essenzialmente da: 55-60% elettori provenienti dal centrodestra (principalmente ex PDL); 15-20% elettori provenienti dal centrosinistra (principalmente ex IDV); 20-25% nuovi elettori (elettori poco convinti di altri partiti, ex astensionisti e giovani che prima non votavano).

Se a questo ci sono arrivato io, ci sarà arrivato anche Grillo che ha capito perfettamente la linea da seguire: populismo alla Berlusconi e non schierarsi su temi secondari che possano inimicarsi il popolo di centrodestra. E questo è un punto fondamentale: la base degli iscritti del M5S e’ totalmente diversa dal suo elettorato. La base degli iscritti è costituita principalmente da giovani e da pentastellati della prima ora schierati su posizioni blandamente di sinistra e ambientaliste, quindi più inclini, almeno sui diritti civili a schierarsi con la sinistra o comunque su posizioni più moderne, mentre la base, venendo più dal centrodestra, è più schierata su posizioni conservatrici sui diritti civili e simili, mentre e’ più interessata alla lotta alla corruzione e alla politica che li ha ridotti a perdere il proprio status  di ceto medio. La fortuna del M5S è l’assenza di un partito popolare alternativo e moderno, stile Ciudadanos spagnoli, perché un partito del genere avrebbe conquistato il grosso di questo elettorato di centrodestra, cosa che Salvini per le sue posizioni estremiste e per il suo passato da ultrà leghista non può assolutamente fare. Grillo ha capito che la maggioranza degli italiani non è stata e non è di sinistra e che quindi apparire come tali rischia di far perdere moltissimi voti al movimento.

Quindi Grillo cosa ha fatto? Ha lasciato libertà di coscienza, così che probabilmente la legge passerà lo stesso, ma il movimento non appare schierato ufficialmente da quel lato e i media di destra non potranno far apparire Grillo e il suo movimento come di sinistra. Quindi, Beppe Grillo, da genio politico qual è ha ottenuto due piccioni con una fava: da un lato la legge sulle unioni civili passerà, come in fondo voleva anche lui e come volevano gli iscritti, dall’altra all’elettorato passivo, il movimento non sembrerà di sinistra. Un genio. Se invece non dovesse passare, perderà qualche punto percentuale di elettori più di sinistra, ma manterrà comunque il grosso dell’elettorato, che invece potrebbe disgregarsi se il movimento apparisse definitivamente come di sinistra.

Molti di voi, diranno: e la democrazia diretta va a farsi f……ere? La mia posizione su questa problematica è stata ben sintetizzata dalla postfazione “Rischio mediocrità nella democrazia diretta” presente nel mio libro Libertà Indefinita. In questa postfazione commentando un articolo di Uriel Fanelli e citando proprio il M5S, sostengo come la democrazia diretta sia utile nella gestione delle scelte collettive di una comunità o di uno stato, perché uno stato non ha uno scopo predefinito, ma devono essere i cittadini di volta in volta a definire quale sia lo scopo principale della struttura collettiva; mentre invece in un movimento politico la democrazia diretta la trovo molto confusionaria perché un movimento politico, a differenza di uno stato, ha uno scopo preciso, cioè salire al potere ed attuare il proprio programma, e quindi la democrazia diretta può creare confusione e rottura rispetto alla strategia del leader/fondatore come sta avvenendo nel M5S. Facendo una metafora, lo stato è come un bus di amici in vacanza, che non ha una direzione precisa e che quindi i passeggeri devono avere il diritto di volta in volta di decidere dove andare (quindi la democrazia diretta è utile e necessaria) mentre un partito è come un treno Milano-Roma, si sa già dove deve andare, il parere dei passeggeri non serve e creerebbe solo confusione. Concludo dicendo che Grillo sta traghettando egregiamente il movimento verso la maggioranza dei voti, ma a mio avviso, serve al più presto un congresso nazionale (anche virtuale), dove si chiariscano gli obiettivi principali, quelli secondari e quelli sui quali sarà lasciata libertà di coscienza o sui quali sarà necessario indire un referendum. E gli obiettivi principali devono essere scelti tra quelli che costituiscono l’anima del movimento e che possano effettivamente convincere la maggioranza degli italiani, senza spostare il partito in ghetti ideologici. Se l’obiettivo principale è eliminare la corruzione, cacciare la vecchia partitocrazia, portare trasparenza e risollevare la vita degli italiani, il M5S non deve assolutamente farsi distrarre da temi secondari. Quindi Grillo ha fatto bene, anche se ha scavalcato la democrazia diretta interna del movimento.In un movimento politico, a mio avviso, la democrazia diretta deve essere usata per scegliere i candidati o le regole interne, ma non per ogni scelta politica, altrimenti diventa impossibile seguire una strategia e si sprofonda nella confusione. Urge un congresso programmatico aperto a tutti, non solo agli iscritti, per definire gli obiettivi da raggiungere. Per definire con chiarezza il movimento stesso. E faccio questo appello da iscritto del Movimento, unico partito che può, attualmente,  portare qualcosa di nuovo e positivo in questo paese (anche se sono consapevole che ormai i partiti contano poco e chi comanda siede in altri sedi). Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Sono Giuseppe Cirillo alias Fenrir, l’autore di questo blog. Nei nostri articoli ci sforziamo di offrire un’angolazione e una visione diversa rispetto ai media di regime. Per qualsiasi domanda o per un’eventuale collaborazione contattami alla seguente mail: fenrir1489@gmail.com 

 

 

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Caduta capitalismoQuando si discute su delle ideologie è necessario essere pronti a ricevere insulti o critiche di ogni genere, lo scopo di questo articolo non è però esclusivamente quello di polemizzare o criticare ma vorrebbe avere uno scopo costruttivo, quello di riflettere su qualcosa di nuovo.
E’ necessaria però una premessa: chi scrive non è ideologicamente statalista (quindi comunista, socialista, populista, corporativista o fascista) e neppure filo-capitalista (quindi liberale, neo-liberale, libertariano o anarco-capitalista). Chi scrive ha scritto un modesto trattato politico, Libertà Indefinita, il cui scopo è quello di proporre un sistema che fornisca agli individui il massimo potere possibile, quindi la massima e ottimale distribuzione del potere. Questo per farvi capire che sono ostile a qualsiasi eccessiva concentrazione del potere sia statalista che capitalista. Concentrazione del potere che inevitabilmente porta qualcuno, definibile tranquillamente come parassita, ad ottenere dei pasti gratis sulle spalle degli altri, sia nello statalismo che nel capitalismo (eh si).
Seconda premessa: capitalismo ed economia di mercato non sono assolutamente la stessa cosa. Anche se il dibattito politico ed economico ci ha abituato a considerare il capitalismo e l’economia di mercato come identici e di conseguenza a considerare i nemici dell’uno come i nemici dell’altro, non è assolutamente così. E’ vero, viviamo in una economia di mercato basata sul capitale privato, ma il mercato esisterebbe anche senza la fossilizzazione della ricchezza, cioè senza il capitale. Ad esempio, immaginate chi vende semplicemente il suo lavoro come un decoratore o un qualsiasi professionista, esso si può gettare nel mercato semplicemente vendendo il suo tempo, il suo lavoro e l’economia di mercato funzionerebbe anche senza capitale, regolando il prezzo del tempo di ogni lavoratore. Il capitale fornisce, invece, un vantaggio a chi lo possiede potenziando il valore del proprio lavoro (il capitalista guadagna molto di più di quanto effettivamente merita grazie al fatto di possedere una rendita sul proprio capitale), quindi meno è rilevante il capitale in economia più paradossalmente l’economia di mercato funziona al meglio senza distorsioni e come dimostrato da Piketty, le epoche di maggior crescita sono quelle in cui il capitale conta di meno, invece le epoche di crisi sono quelle in cui il peso del capitale è più schiacciante. Su questo punto possiamo parlarne per giorni, ma la mia seconda premessa è in sintesi: non confondete economia di mercato con capitale, sono due cose distinte. Io sono favorevole al primo, meno all’eccesso del secondo.

Fatte queste doverose premesse passiamo alla riflessione di oggi sul capitalismo. Tre fatti mi hanno spinto a scrivere questo articolo:

petrolio crollo1) In questi giorni di alti e bassi borsistici, mentre torno a casa dal lavoro, sento il notiziario della radio enunciare: rimbalza il petrolio, crescono le borse. Io che sono appassionato di economia, sono consapevole che il prezzo è in fondo un misuratore della scarsità (più una cosa costa, più è scarsa, più è difficile da ottenere). E quindi ho capito una cosa, il nostro sistema rappresentato dalle borse (ormai divenute più importanti dell’economia reale) festeggia quando aumenta la scarsità. Questo deve palesare la perversione del nostro sistema che ha bisogno di penuria, scarsità, povertà per sopravvivere. Qualsiasi naturale e normale comunità del passato, festeggiava un buon raccolto, una buona annata e si rattristava nel caso questa non si verificasse. Ora è il contrario, qualsiasi evento naturale e non, creasse penuria di una materia prima, il nostro sistema festeggerebbe. Quindi prima riflessione: chi possiede questo sistema ha uno scopo diverso dal 99% della popolazione: loro vogliono più scarsità, più povertà; noi vogliamo ricchezza, abbondanza. Siamo inesorabilmente contrapposti.

rivolte tunisia2) In Tunisia sono scoppiate rivolte diffuse. Stavolta non si chiede niente di politico o religioso, ma qualcosa di semplice: lavoro e quindi un reddito per sopravvivere. Grazie alla strategia della terra bruciata dell’ISIS il paese è travolto dalla disoccupazione e la gente è costretta a scendere in piazza. E non si fermerà perché ormai non ha più nulla perdere. E dobbiamo abituarci alle rivolte causate dalla disoccupazione perché diverranno una costante in quella che ho chiamato in altri miei articoli, transazione post-capitalista. Disoccupazione che è ormai cronica perché la deflazione tecnologica ha intrapreso un andamento esponenziale ed ogni nuova innovazione provoca del nuovo lavoro ma anche molta disoccupazione; pensiamo a molte app che semplificano la vita, o a internet per non parlare dell’imminente automazione della guida che potrebbe creare decine di milioni di disoccupati tra taxisti, autisti e camionisti. Deflazione tecnologica che provoca disoccupati, che a loro volta provocano instabilità che provoca ulteriori disoccupati in una spirale che tende a cronicizzarsi. Ma il problema sono le nuove tecnologie? Assolutamente no, è sbagliato pensare che fermare la tecnologia ci salverà dalla disoccupazione, il problema non è quello, il problema è che la deflazione tecnologica provoca abbondanza, fornisce più ricchezza con meno lavoro e questa abbondanza non riesce a strutturarsi come vantaggio collettivo: da una parte ci riesce, come vantaggio per i consumatori dall’altra no perché diminuisce i lavoratori, quindi il reddito. Il nostro sistema è attualmente incapace di risolvere questo problema che come abbiamo detto ormai è cronico e può solo peggiorare.

3) Il buco di Onitsha: per chi non lo sapesse, questo buco è la massima rappresentazione della paradossalità del capitalismo. Il giornalista polacco Ryszard Kapuscinski nel suo libro Ebano, descrive l’esistenza a Onitsha, in Nigeria, di un buco sulla strada principale. Questo buco inevitabilmente danneggiava il mezzo di chi passava che così era costretto ad essere salvato, il suo mezzo riparato, doveva passare la serata nel paese in attesa della riparazioni, attorno a questo buco si era quindi creata tutta una economia che era dipendente dall’esistenza del buco quindi un male che creava economia ed infatti gli abitanti si sono sempre rifiutati di ripararlo. Anche Charlie Chaplin nel film il Monello, fa rompere i vetri al suo ragazzino per poi andarli a riparare. Questo vuol dire che il capitalismo oltre che della scarsità, ha bisogno del danno, del problema, della malattia. Per funzionare il capitalismo ha bisogno del male. Quindi, una ulteriore perversione, un sistema che non vuole soluzione, irrimediabilmente in crisi.

Questi tre punti mi hanno spinto a lanciare questa riflessione. Il capitalismo è un sistema che ha funzionato abbastanza bene in situazioni come abbiamo vissuto fino ad ora, in situazioni di scarsità. Il capitalismo è il regime economico probabilmente ideale nel gestire la scarsità. Ma ora si sta sviluppando una singolarità storica, economica, politica e sociale cioè l’avvento dell’abbondanza. Tutto è in cronica sovrapproduzione dai servizi, ai prodotti, agli immobili ma il regime capitalista, appunto basato sulla scarsità, sta dimostrando di essere incapace a distribuire l’abbondanza. E questo care lettrici e lettori, è il punto fondamentale del nostro secolo: il capitalismo è totalmente inadeguato nel gestire e distribuire l’abbondanza. Scrivetevelo da qualche parte, perché questa sarà la problematica costante di questa transazione post-capitalista. Attualmente riesce parzialmente a sopravvivere perché diversi settori sono bloccati, altrimenti l’abbondanza avrebbe fatto crollare l’intero sistema: pensiamo alle malattie, dove le case farmaceutiche hanno sicuramente molte cure a diverse malattie; oppure pensiamo al settore petrolifero, è praticamente ovvio che esistano sistemi per creare energia pulita e a bassa costo, ma se crollasse questo settore finiremmo immediatamente in una crisi enorme. O pensiamo anche a tanti altri settori esistenti che potrebbero essere eliminati o fortemente ridimensionati con semplici migliorie organizzative come i notai, i commercialisti, moltissimi dipendenti statali e via dicendo. La nostra civiltà attualmente potrebbe liberare moltissima ricchezza e risolvere moltissimi problemi, ma non può, perché crollerebbe il regime dominante capitalista. Al tempo stesso, la deflazione tecnologica è, nonostante tutto, irrefrenabile e sta travolgendo diversi settori e la disoccupazione non potrà che crescere. Il sistema deve essere superato, altrimenti ci infileremo in un periodo di crisi costante senza via d’uscita. La riflessione che dovremmo iniziare è quindi questa: Come creare un sistema che sappia gestire l’abbondanza in una economia di mercato? Come creare un sistema post-capitalista evitando una eccessiva concentrazione di potere nelle mani dello stato? Per fortuna il socialismo reale è già storicamente avvenuto e ne siamo immunizzati, ora però dobbiamo superare il capitalismo per noi e per le future generazioni. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Sono Giuseppe Cirillo alias Fenrir, l’autore di questo blog. Nei nostri articoli ci sforziamo di offrire un’angolazione e una visione diversa rispetto ai media di regime. Per qualsiasi domanda o per un’eventuale collaborazione contattami alla seguente mail: fenrir1489@gmail.com 

 

 

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