L’Eurocrazia procede la sua marcia

europeistIeri, come ben sapete, a Roma si sono tenuti i sessantanni dei Trattati di Roma dai quali, sotto diverse forme, si arrivò a quella che oggi conosciamo come Unione Europea, non solo un’alleanza tra stati, ma un vero e proprio superstato sovranazionale. Chi ci segue sa che osserviamo con estrema attenzione i processi che stanno conducendo ad un sempre più definito superstato europeo e in occasione di questo anniversario vediamo un po’ di tirare le somme.

Da più parti, soprattutto dopo la Brexit, si parla ormai di Unione al collasso, di imminente fine e via dicendo, noi al contrario notiamo che invece sta andando tutto secondi i piani di chi ha progettato questo superstato, che per comodità chiamiamo eurocrazia.

Perché sosteniamo questo? Vediamo di elencare i punti che supportano la nostra visione:

1) Brexit: la Brexit, al contrario di come possa apparire in un primo momento, è qualcosa di favorevole all’Unione, perché ha eliminato l’unico stato da sempre reticente alla cessione di maggiore sovranità nazionale e che quindi avrebbe sicuramente messo il veto a qualsiasi processo necessario di incremento dei poteri di Bruxelles.

2) Trump: l’elezione di Trump da un’ulteriore spintarella alla centralizzazione europea. Come sapete il nuovo presidente americano non è particolarmente vicino agli eurocrati e soprattutto ha chiaramente fatto capire, che la protezione militare americana sull’Europa sta per finire e che quindi gli stati europei devono incrementare le proprie spese militari se ci tengono alla propria sicurezza. Questo, come anche si evince dalle dichiarazioni di ieri, porterà probabilmente alla nascita di un Esercito Europeo cosa che a sua volta porterà alla nascita di un Ministero delle Difesa Europeo. Ed è innegabile che un esercito unico è un passo importantissimo nella marcia verso il superstato europeo.

3) Crisi economica: come anche sostenuto da un europeista come Monti, la crisi è un’occasione per cedere maggiore sovranità all’Europa. Gli stati meridionali, ma non solo, continuano ad essere soffocati dai debiti e perdura una condizione di crescita debole e depressione economica e morale. Questo non è assolutamente un male per gli eurocrati, anzi è un’occasione per farli cedere.

Queste sono le condizioni attuali che a nostro avviso dimostrano che la marcia dell’Eurocrazia  è in pieno svolgimento, ma vediamo come potrebbe addirittura avere un’accelerata:

1) Terrorismo interno: aver fatto entrare milioni di islamici sul suolo europeo oggi e in passato ha come diretta conseguenza un incremento del terrorismo fondamentalista, il nemico interno può essere usato per incrementare la sicurezza comune e in futuro potrebbe portare ad un’intelligence unificata.

2) Nemico esterno: come già detto in altri nostri articoli, un fattore importantissimo nella creazione di un sentimento nazionale, in questo caso di un sentimento europeista, è avere un nemico comune. Finora questo nemico sembrava essere la Russia di Putin, che però non viene visto da buona parte del popolo europeo come “il cattivo”. Un alternativo nemico comune che invece suscita l’antipatia nella totalità degli europei, è la Turchia nel neo-dittatore Erdogan. Se la tensione tra Ankara e Bruxelles continuerà ad incrementare, soprattutto alla luce della deriva autoritaria della prima e dei focolai di ostilità pronti che covano sotto la cenere, non è da escludere una guerra diplomatica ed economica se non addirittura militare. E un importante nemico comune darà una fortissima spinta all’Europa Unita.

3) Prossime elezioni: a parte la Brexit, di cui però abbiamo visto addirittura l’utilità, non vediamo particolari scossoni politici all’interno dell’Unione. In Austria l’estrema destra non ha eletto il suo presidente, in Olanda nemmeno e in Francia, come abbiamo visto in questo nostro articolo, le probabilità che la Le Pen vinca sono veramente basse a causa del sistema a doppio turno. Ed anche dovesse farcela sarebbe comunque un presidente senza maggioranza parlamentare. Ed altri scossoni interni non se ne vedono. In Italia il Movimento Cinque Stelle non è veramente un forza euroscettica e al di là dei proclami difficilmente farà qualcosa contro l’Euro e l’Europa ed anche dovesse indire un referendum a mio avviso in Italia perderebbe.

4) Secessionismi filo-Ue: sarà anche interessante vedere come si evolveranno i tentativi secessionisti di Scozia e Catalogna, secessionismi europeisti che quindi potrebbero anche essere favoriti da Bruxelles come ipotizzavamo nel nostro articolo l’Europa dei secessionismi.

5) Elezioni in Germania: le elezioni veramente importanti sono però quelle tedesche dove Angela Merkel potrebbe cedere il posto al socialista europeista Schulz. Finora la Germania della Merkel ha sempre avuto una visione basata sull’egoismo nazionale. Con l’europeista Schulz alla Cancelleria e con Draghi alla Banca Centrale, l’austerità potrebbe finire.

Ecco proprio partendo dall’ultimo punto vediamo di trarre una conclusione importante di come l’eurocrazia possa fare scacco matto e darà una spinta fondamentale al processo di centralizzazione. Come sappiamo paesi come Italia e Grecia, ma anche altri paesi europei, sono soffocati dai debiti e dall’austerità economica ed è chiaro che i debiti non saranno mai pagati con l’austerità ed anzi i rapporto debito/pil dei paesi che hanno intrapreso la strada dell’austerità, è esploso. Sembra inevitabile che dovrà essere fatto qualcosa per risolvere questa situazione e calciare sempre il barattolo non sarà possibile per sempre. Soprattutto nel caso dovesse vincere Schulz in Germania e Macron in Francia, molto probabilmente si andrà o verso una ristrutturazione dei crediti in possesso della Banca Centrale Europea oppure saranno necessari gli Eurobond. O comunque sarà studiato qualcosa per alleggerire la pressione sui paesi in difficoltà, Francia compresa. E questo ovviamente non sarà fatto gratis, ma comporterà un importante cessione di sovranità all’Europa, in cambio, almeno nel breve periodo, avremo una certa crescita economica e quindi l’Eurocrazia utilizzando il bastone prima e la carota dopo ci avrò tolto la sovranità e nessuno si lamenterà più di tanto perché almeno nel breve periodo ci saranno migliori condizioni economiche. Un assedio soft a nostro insaputa. Del resto se ci fosse stata tolta la sovranità di colpo, ci saremmo ribellati invece con questo sistema graduale tutto avverrà senza particolari traumi.

Concludo dicendo che quindi il piano, la lunga marcia dell’Eurocrazia, procede nella sua strada, chi spera in un ritorno agli stati nazionali, a mio avviso si sta solo illudendo. Certamente questa Europa unita nel nome delle banche e della finanza non piace a nessuno, ma non saranno i nazionalismi a farla fallire. Auspico invece che possa nascere un movimento antisistema e riformatore a livello europeo, solo se i popoli europei si solleveranno uniti e prenderanno coscienza insieme c’è possibilità di cambiamento. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Sono Giuseppe Cirillo alias Fenrir, l’autore di questo blog. Nei nostri articoli ci sforziamo di offrire un’angolazione e una visione diversa rispetto ai media di regime. Per qualsiasi domanda o per un’eventuale collaborazione contattami alla seguente mail: fenrir1489@gmail.com 

 

 

La lunga marcia dell’Eurocrazia

Elezioni francesi: chi vincerà?

L’Europa dei secessionismi

La necessità di superare il capitalismo

Superstato Europa

Euro a velocità variabile: quali soluzioni?

Euro a velocità variabile: quali soluzioni?

Pil regioni europee

 

Ormai da più parti l’Euro viene messo sotto accusa a causa del fatto, dimostrato sia a livello analitico che empirico, che i paesi economicamente più forti ne siano avvantaggiati mentre i più deboli no. Il grafico sopra riportato dimostra chiaramente come le aree già svantaggiate come quelle dell’Europa meridionale abbiano peggiorato la propria situazione, come anche quelle più ricche tra l’Italia occidentale e la Spagna orientale, mentre la situazione dell’Europa centrale è chiaramente migliorata. E questo è abbastanza logico, le aree dell’Europa centrale godono di una valuta sottovalutata, cosa che comporta basse importazioni e ottime esportazioni al contrario delle altre regioni europee che tenderanno a spendere troppo e ad esportare poco.

Ma queste considerazioni sono ormai scontate. Esistono due visioni a riguardo: i sovranisti sostengono il ritorno alle valute nazionali per riequilibrare queste distorsioni, mentre euristi e liberisti sostengono al contrario che l’Euro è un regalo per quelle regioni che dovrebbero avere una valuta più bassa. Entrambe le fazioni intellettuali dicono delle verità. Effettivamente è vero che ad esempio uno statale dell’Italia meridionale prende uno stipendio in euro che gli consente un buon potere d’acquisto nei confronti dei prodotti importati, che la propria regione non meriterebbe, ma è anche vero che questo beneficio è solo apparente perché il vantaggio lo hanno solo gli individui con un posto fisso a scapito dell’intera economia regionale che invece piange. Avere una valuta alta senza meritarla è come far vivere il proprio figlio senza lavorare, effettivamente lui nel breve-medio periodo ne godrà ma nel lungo si è creata una persona inetta totalmente dipendente dai propri genitori, idem per le regioni europee sottosviluppate tutte con bilance commerciali negative e dipendenti dai trasferimenti statali, incapaci di sviluppare una propria solida economia. E’ la colpa di questa situazione è proprio data dalla centralizzazione valutaria e politica.

Tralasciando quindi la decentralizzazione politica che dovrebbe essere attuata con un federalismo delle regioni europee, la decentralizzazione valutaria è sicuramente un’altra riforma che andrebbe fatta per riequilibrare le gravi distorsioni interne all’Unione Europea, che colpiscono in maggior misura le regioni meridionali. Ma come attuarla?

Questo blog vuole proporre un sistema valutario parallelo, cioè un Euro sovranazionale scambiabile sui mercati internazionali (come l’Euro attuale) e utilizzabile quando si va all’estero e diversi Euro a velocità variabile non scambiali sui mercati valutari e utilizzabili SOLO nel territorio dove hanno il valore legale. Questa soluzione da un lato risolverebbe le distorsioni economiche causate dall’Euro dall’altro garantirebbe agli Euro locali protezione dalla speculazione, perché solo l’Euro sovranazionale sarebbe scambiabile sui mercati, quelli locali no. Quelli locali sarebbero scambiati con cambi semirigidi e coperti illimitatamente dall’Euro sovranazionale. Le modificazioni valutarie potrebbero seguire diverse regole ma a mio avviso la più semplice e logica e l’adozione di una semplice bilancia valutaria: ad esempio se in un trimestre una regione ha visto entrare meno valuta di quanta ne sia uscita nella misura dell’1% del PIL semplicemente la propria valuta in automatico verrà svalutata dell’1%. E ad ogni trimestre (o mese o semestre) gli euro locali verrebbero modificati secondo questo parametro, che porterebbe gradualmente all’equilibrio di import ed export. Dato che gli Euro locali sono coperti illimitatamente dall’Euro centrale, gli stati non torneranno in possesso della sovranità monetaria, perché altrimenti torneremo indietro alla deresponsabilizzazione della politica. Questo non toglie che sia necessaria una graduale creazione di nuova moneta (questo argomento è da trattare a parte), ma questa creazione sarà fatta secondo regole condivise e secondo determinati parametri condivisibili a livello europeo (l’ideale sarebbe la compensazione della deflazione tecnologica se si riuscisse a individuarne il valore annuale). Inoltre gli stati federali saranno obbligati al pareggio di bilancio, perché l’indebitamento di uno stato è qualcosa di eticamente sbagliato nei confronti degli elettori che non hanno votato il governo in carica e soprattutto nei confronti dei cittadini futuri che non hanno responsabilità nei confronti delle scelte del governo stesso.

Detto questo come attuare questo doppio Euro a velocità variabile? A mio avviso abbiano due soluzioni di fronte a noi: o creare valute locali per ogni regioni europea o individuare delle aree valutarie omogenee. Creare degli Euro semplicemente nazionali è una soluzione molto stupida date le enorme differenze economiche all’interno degli stessi stati nazionali (ad esempio Lombardia con Calabria o Catalogna con Andalusia).

1) Euro a velocità variabile per ogni regione europea: questa soluzione sarebbe la mia preferita, perché alla fine un’area valutaria ottimale è a mio avviso quella che un individuo può facilmente raggiungere e passarci una giornata lavorativa nella stessa giornata, quindi al massimo ad una distanza di un paio d’ore di auto quindi all’incirca la grandezza di una regione di medie dimensioni. Certo una soluzione del genere, se pur più ottimale della prossima. vedrebbe la creazione di centinaia di euro regionali cosa che sarebbe fattibile solo con una completa virtualizzazione della valuta e quindi con un cambio automatico senza costi. A mio avviso è fattibile in futuro, adesso sarebbe un po’ troppo complesso.

2) Euro a velocità variabile per macroregioni: questa soluzione è sicuramente più fattibile ed adottabile anche subito se ci fosse la volontà di farlo. Guardando le cartine di sopra sono facilmente individuabili (escludendo le aree dove non c’è ancora l’Euro) almeno quattro Euro macroregionali con una certa contiguità territoriale : a) Euro centrale o germanico: sarebbe in vigore nella Germania occidentale, in Austria, nei Paesi Bassi, in Lussemburgo, nelle Fiandre e a Bruxelles in Belgio, nelle Rhone-Alpes francesi, in Lombardia, Valle d’Aosta e Trentino; b) Euro baltico o nord-orientale: sarebbe in vigore in Estonia, Lituania, Lettonia, Finlandia (che ha subito una discesa), Slovacchia e Germania Orientale; c) Euro franco-latino: in vigore in Irlanda, in tutta la Francia, Corsica inclusa, nord della Spagna inclusa Madrid e Valencia; nel nord e centro Italia, Malta e Slovenia; d) Euro mediterraneo: in vigore nel sud e centro della Spagna, Portogallo, Italia meridionale e Sardegna, tutta la Grecia e Cipro.EURO MACROREGIONALE

Quindi abbiamo due soluzioni per creare Euro locali a velocità variabile ora altro dilemma è se da subito adottare livelli valutari differenti, oppure partire tutti uguali pari al valore attuale dell’Euro e poi modificarsi in base alla bilancia valutaria:

1) Partire dallo stesso livello valutario: questa soluzione non modificherebbe particolarmente la situazione nel breve termine ma ci porterebbe nel medio-lungo periodo al giusto equilibrio valutario. Questa soluzione non ha dei vantaggi immediati però evita di creare grossi cambiamenti valutari che potrebbero avere un effetto deleterio sulle abitudini e sul morale delle popolazioni soprattutto di quelle che si troverebbero di colpo una valuta sottovalutata.

2) Partire da livelli valutari differenti: questa soluzione bilancerebbe immediatamente le distorsioni degli ultimi 15 anni però come detto sopra potrebbe creare una certa tensione sociale. Nel caso si adottasse questa soluzione le quattro aree sopra elencate dovrebbero partire dai seguenti livelli, proporzionali al differente Pil Pro Capite, rispetto all’Euro generale: Euro centrale: 1,05-1,1; Euro baltico: 0,85-0,95; Euro franco-latino: 0,85-0,95; Euro mediterraneo: 0,7-0,75. Euro baltico ed Euro franco-latino partirebbero simili ma poi seguirebbero livelli differenti dato che non avrebbe senso metterli assieme dato che non hanno contiguità territoriale.

Questo sistema per funzionare non dovrebbe comportare nuovi costi di cambio, filiali della Banca Centrale Europea dovrebbero effettuare i cambi a costo zero. Inoltre l’ideale sarebbe affiancare agli Euro locali anche una liberalizzazione valutaria, cioè pur mantenendo il corso forzoso della moneta, dare la possibilità ad esercenti ed aziende di accettare come pagamento anche valute differenti tipo oro o Bitcoin o qualsiasi altra cosa, sempre emettendo lo scontrino equivalente nell’Euro locale e quindi pagandoci le relative tasse. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Elezioni francesi: chi vincerà?

Inizia l’Era Trump ma la globalizzazione non finirà

La necessità di superare il capitalismo

Il picco del lavoro: in fururo non lavoreremo più

Nel 2039 sarà vietato guidare?

 

 

Elezioni francesi: chi vincerà?

marine le penIl 23 aprile 2017 si terranno le elezioni presidenziali francesi importantissime per la tenuta dell’Unione Europa, dell’Euro e forse anche della NATO. Senza alcun dubbio parliamo di un evento elettorale con portata potenzialmente storica. Vediamo di fare una carrellata dei principali candidati e vediamo di fare qualche ipotesi sul possibile risultato.

Partiamo dall’analisi dei candidati:

1) Marine LE PEN, (FRONTE NAZIONALE, ideologia nazionalismo, socialismo): la conoscete tutti è il candidato della cosiddetta estrema destra francese. Il suo programma comprende referendum su Europa ed Euro, uscita dalla NATO, maggiori spese militari, riduzione dell’immigrazione, riduzione del numero dei parlamentari, lotta serrata al fondamentalismo islamico e poi un occhio alla destra conservatrice con una difesa delle radici cristiane e una detassazione del lavoro straordinario. I sondaggi la danno tra il 24-29%. Alle elezioni presidenziali del 2012 prese quasi il 18%, alle regionali del 2015 il suo partito arrivò a sfiorare il 28%.

2) Francois FILLON (REPUBBLICANI, ideologia gollismo, conservatorismo, liberalismo): ex primo ministro, è il candidato dalla destra di governo e conservatrice francese. Il suo programma comprende i classici interventi che ci si aspetta da un partito di centrodestra, quindi tagli delle tasse, riduzione dei diritti del lavoratori (nel caso specifico abolizione della settimana da 35 ore), sostegno all’energia nucleare, ma anche difesa dei confini e lotta all’estremismo islamico. I sondaggi lo danno tra il 19-22% dopo i recenti scandali che lo hanno coinvolto. Voci di un possibile ritiro e sostituzione. Alle elezioni presidenziali il candidato del centro-destra prese il 27%, nelle recenti regionali il centrodestra prese il 26,6 %.

3) Emmanuel MACRON ( IN MARCIA, ideologia progressismo, social-liberalismo): ex ministro dell’economia e membro del Partito Socialista, è il candidato di un nuovo movimento riformatore di centro-sinistra. Possiamo definirlo uno strano ibrido tra Matteo Renzi e Mario Monti. Probabilmente è l’uomo scelto dall’eurocrazia per contrastare l’ascesa di Marine Le Pen. Nel suo programma europeismo, liberalizzazione, rimodulazione della vecchia macchina pubblica francese, abbassamento del costo del lavoro, tagli agli sprechi ma senza attaccare troppo i dipendenti pubblici. Sicuramente il “rottamatore” francese sta vivendo il suo trend positivo, ma negli ultimi giorni inizia a subire il fuoco dell’ex alleato cioè il candidato socialista Hamon. I sondaggi lo danno tra il 19-23%.

4) Benoit HAMON (PARTITO SOCIALISTA, ideologia socialismo): ex ministro, è il candidato della sinistra francese. Il suo programma è fortemente orientato a sinistra, comprende un reddito di cittadinanza per tutti, la riduzione dell’utilizzo del diesel e del nucleare, supporto alle organizzazioni sindacali e dei diritti dei lavoratori, lotta al razzismo. Hamon sta cercando di recuperare i consensi persi da Hollande. I sondaggi lo danno tra il 14 e il 20%. Il candidato di sinistra alle scorse elezioni presidenziali prese il 28, 5% dei voti, alle scorse regionali il 23%.

Questi sono i candidati che hanno buone probabilità di accedere al secondo turno. Gli altri candidati sono l’estrema sinistra di Melenchon (tra 8-11%), il centrista Bayrou (tra 2-5%), l’ecologista Yadot (a circa 1%) e il gollista Aignan (2%).

Ora vediamo di fare qualche ipotesi su chi riuscirà ad accedere al secondo turno. Su questi quattro candidati, tre sono in trend positivo, cioè Marine Le Pen trascinata dal cosiddetto trend populista che ha portato a Brexit, Trump e dimissioni di Renzi; Macron che sfrutta un trend da rottamatore stile Renzi, e Hamon che sfrutta un trend di rinascita  socialista. Fillon invece rappresenta un partito non particolarmente innovativo ed è inoltre travolto dagli scandali.

Quindi, dando per scontato il passaggio al secondo turno di Marine Le Pen, data ampiamente prima da tutti i sondaggi, vediamo gli scenari principali:

LE PEN VS FILLON: lo scontro tra il candidato dell’estrema destra e tra quello del centrodestra, è a nostro avviso abbastanza scontato e ripeterà quello successo nel 2002, dove il padre di Marine contro il centro destra di Chirac, non ottenne quasi nessun voto aggiuntivo al secondo turno. Anche in questo caso Marine Le Pen al secondo turno difficilmente supererebbe il 30-35%. Vittoria Le Pen: 0% di possibilità

LE PEN VS MACRON: lo scontro tra il candidato dell’estrema destra e l’innovatore di centrosinistra a nostro avviso non è scontato come dato da alcuni sondaggi (che darebbero Macron al 70% contro la Le Pen). Dobbiamo considerare che Macron è un ex ministro di sinistra, europeista, quindi potrebbe coalizzare contro di sé l’ostilità di tutti gli elettori euroscettici. I suoi voti attuali vengono quasi tutti dal crollo del centrista Bayrou e dal Partito Socialista, ben pochi voti provengono dal centrodestra. In caso di ballottaggio se sommiamo ai voti della Le Pen, i voti di Fillon e di Aignan, arriviamo al 45-49% quindi ad un passo dalla vittoria. Questo ipotizzando che tutti gli elettori di centrodestra votino Le Pen (se fossimo in Italia, possiamo dare per scontato che gli elettori di Forza Italia voterebbero quasi al 100% Salvini o Meloni o Grillo in un eventuale ballottaggio contro Renzi). Se invece così non fosse e solo un 60-70% degli elettori di centrodestra votasse Le Pen, allora Macron arriverebbe al 55-60% ma assolutamente non al 65-70% come immaginato da alcuni sondaggi apparsi in rete. Ultima ancora di salvezza per Le Pen potrebbe essere un eventuale boom di astensionismo tra le file dell’estrema sinistra e della sinistra. Vittoria Le Pen: 20-30% di possibilità.

LE PEN VS HAMON: lo scontro tra estrema destra e sinistra, in questo particolare momento storico potrebbe consegnare il paese a Marine Le Pen. In quanto lei prenderebbe sicuramente la totalità dei voti di Fillon e di Aignan arrivando al 45-49%, basterebbe soltanto il 10%-20% dei voti di Macron e di Bayrou per arrivare alla vittoria. Sicuramente la Le Pen non può in nessun caso stravincere al secondo turno, ma contro Hamon, un candidato troppo di sinistra, ha buone possibilità di farcela. Vittoria Le Pen: 55-60% di possibilità.

Concludendo possiamo dire che dall’esito del primo turno, con buona probabilità si potrà intuire il risultato del secondo e per chi tifa per una svolta anti-sistema, solo l’affermazione di Hamon darebbe chance di vittoria alla candidata dell’estrema destra, mentre una eventuale vittoria contro Macron, sarebbe veramente una sorpresa ma dopo Brexit e Trump, tutto è possibile. Nessuna chance, invece, in caso di scontro con il centrodestra.

Dalla parte del candidato socialista c’è la statistica: dal 1965 in poi, il candidato socialista è sempre stato sopra il 23% (ad eccezione del 2002), ed anche alle recenti regionali la sinistra prese proprio il 23%. Considerando un po’ di recupero e le proposte forti di Hamon, a nostro avviso forse ci potrebbe essere la sorpresa. E poi in caso di vittoria di Marine Le Pen, aspettiamoci forti scossoni, ma di questo ne parleremo meglio dopo i risultati del primo turno. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Inizia l’Era Trump ma la globalizzazione non finirà

L’intesa Trump-Putin porterà all’ultima guerra petrolifera?

E se il Brexit fosse voluto?

La lunga marcia dell’Eurocrazia

Superstato Europa

USA: la guerra civile è inevitabile?

guerra civile usaUn anno e mezzo fa, alla luce delle prime rivolte nere contro le violenze della polizia scrivevamo questo articolo 2016-2018: USA in guerra civile. Ora,non è successa ancora nessuna delle scintille che potrebbero scatenare una guerra civile, ma la situazione, con le ennesime eccessive uccisioni di neri da parte della polizia e soprattutto con l’attacco diretto e ben riuscito contro la polizia stessa con l’uccisione di ben cinque agenti, è precipitata. A nostro avviso, noi che siamo dei complottisti moderati (cioè che cercano di capire eventuali strategie dei poteri forti dai fatti e non da teorie non dimostrate), vediamo, come per la creazione del Superstato Europeo, una mano esterna nel fomentare disordini negli USA, come anche suggerito nell’articolo di Maurizio Blondet. Questa mano esterna,come ampiamente dimostrato nelle recenti rivoluzioni, dalla Libia all’Ucraina, utilizza il metodo dell’attacco ad un paese dall’interno fomentando manifestazioni e poi utilizzando agenti provocatori che uccidono sia da una parte che dall’altra portando entrambe le parti ad un livello di confronto più violento. Una strategia che si è rivelata perfettamente funzionante e che ha portato agli USA una serie di successi geopolitici senza nessun pesante intervento sul suolo dei paesi colpiti. Ucraina, Libia e Siria erano tre paesi ostili a Washington e grazie a questa strategia due di questi sono stati praticamente disintegrati come se fossero stati colpiti da delle testate atomiche e uno di loro, l’Ucraina è passata dalla loro (nostra) parte.

Cosa succederà ora dopo l’uccisione dei cinque poliziotti? Che tutti i poliziotti americani se già prima erano iper-stressati a causa dell’alto livello di criminalità e a causa della diffusione capillare delle armi, ora si sentiranno tutti sotto tiro da parte degli afroamericani e inevitabilmente, con la tensione a mille, ci sarà un naturale incremento dei neri uccisi anche se disarmati, magari solo per un gesto brusco o ambiguo. E questo provocherà ulteriori manifestazioni, ulteriori scontri  in una spirale che prima o poi potrebbe anche raffreddarsi ma che purtroppo andrà a sovrapporsi ad alcuni punti elencanti nel nostro precedente articolo, come il sempre presente rischio di collasso finanziario e valutario, la depressione economica e l’incremento della disoccupazione soprattutto tra i neri, il rischio di ulteriori attentanti, fatti bellicosi a livello geopolitico, attentati da parte di estremisti bianchi o neri, ma soprattutto le elezioni americane di Novembre che in qualsiasi caso eleggeranno un presidente bianco e, soprattutto se venisse eletto Donald Trump, l’ipotesi guerra civile passerebbe dalla fantapolitica alla realtà. Immaginate la già grave situazione di tensione etnica-sociale degli ultimi due anni con un presidente di colore, figuriamoci con un presidente bianco e magari populista e repubblicano come Trump, pure ambiguamente razzista. La situazione diverrà esplosiva. E’ inutile negare la realtà, nonostante un’integrazione che dura ormai da secoli, bianchi e neri non si sono integrati negli Stati Uniti ed ora a causa della crisi economica si rischia lo scontro. Non so se la causa sia dovuta al colore della pelle, ad una diversa mentalità dovuta alla diversa genetica oppure semplicemente al fatto che la maggioranza dei neri non abbia avuto pari opportunità a livello economico, ma sta di fatto che la realtà è che gli USA sono un paese diviso su basi etniche, religiose e sociali e le guerre civili più sanguinose nascono proprio da queste divisioni che covano nascoste. E a tutto questo, come scritto nel nostro precedente articolo, si aggiunge una diffusione enorme delle armi private, cosa che virtualmente rende le forze dell’ordine in inferiorità numerica rispetto alla popolazione armata. Vogliamo riproporre la mappa etnica degli USA:

mappa etnica degli stati uniti

 

L’area sud-orientale è quella più nera degli USA, dove anche si sono verificate più rivolte, sarà l’area più calda a cui potrebbe aggiungersi l’area ispanica sud-occidentale soprattutto se venisse eletto Trump che promette di colpire con forza l’immigrazione clandestina soprattutto di quell’etnia.

Detto questo, alcuni lettori si chiederanno perché presunti poteri forti dovrebbe volere la fine degli USA o una guerra civile al suo interno? Una risposta definitiva la si avrà solo a posteriori, ma comunque possiamo pensare a delle ipotesi:

1) IPOTESI BLONDET, FAVORIRE GOLPE OBAMA: secondo l’ipotesi di Maurizio Blondet, l’obiettivo di questa tensione etnico-sociale è quello di portare ad un tale livello di caos da “costringere” il presidente Obama a imporre la legge marziale e quindi a rinviare le elezioni di Novembre che vedrebbero Trump, candidato inviso ai poteri forti, vincente. E’ sicuramente un’ipotesi affascinante ma messa solamente così ci sembra poco convincente perché non possiamo credere che non esistano altri modi per eliminare Trump: la pura e semplice eliminazione fisica da parte di un’estremista, qualche scandalo creato ad arte come quello che eliminò politicamente Strauss-Kahn, tirare fuori qualcosa di illecito e ancora nascosto nella carriera imprenditoriale del magnate, e via dicendo. Ci sembra eccessivo fomentare una guerra civile solo per fermare Trump. Alternativamente potrebbe comunque essere un’ipotesi giusta per fomentare gli americani di altre etnie, soprattutto i bianchi, che finora sono rimasti giustamente in disparte, ma vedendo violata la democrazia da una legge marziale potrebbero anche loro scendere in piazza soprattutto la parte repubblicana, e quindi lo scenario sarebbe provocare disordini da parte degli afroamericani, proclamare una legge marziale antidemocratica che faccia arrabbiare i bianchi, far scendere in piazza anche i  bianchi e far collassare definitivamente il paese nella guerra civile. Inoltre, una legge marziale potrebbe portare anche ad uno scontro istituzionale, non sappiamo se tutte le forze armate sarebbero fedeli e non sappiamo se tutti gli stati sarebbero d’accordo soprattutto quelli più bianchi e repubblicani, vedere a questo proposito il nostro primissimo articolo Verso gli Stati Divisi d’America. Riproponiamo in tema con quello appena detto la mappa politica degli Statespolarizzazione politica usa

Da questa cartina si evince come gli stati più neri siano dominati da governi repubblicani,fattore che potrebbe essere decisivo nella frammentazione del paese.

2) IPOTESI TRUMP: se nella prima ipotesi immaginiamo i poteri forti che provocano il caos per salvare il paese da Trump e poi successivamente immaginiamo una ribellione anti-Obama delle parti più bianche delle istituzione americane e degli stati americani (Texas in primis), in questa ipotesi vediamo la tensione protrarsi più o meno intensamente fino a Novembre e poi nel caso di vittoria di Trump, infiammarsi fino a portare il paese alle soglie della guerra civile soprattutto se la vittoria del magnate fosse come probabilmente sarà, accompagnata da crolli borsistici e valutari. Se il governo Trump reagirà con durezza isolandosi politicamente e a livello internazionale, anche in questo caso non escludiamo rivolte oltre che popolari anche a livello istituzionale.

3) IPOTESI CLINTON: nel caso vincesse Hillary Clinton la situazione potrebbe stemperarsi ma non escludiamo comunque un peggioramento degli eventi soprattutto se debito pubblico, crisi economica mondiale e tensioni (o guerre) con Russia e Cina diventassero ingestibili.

4) EVENTO ECCEZIONALE: in una situazione particolare e di tale importanza come quella in cui si ritrovano gli States (ricordiamo debito gigantesco, disparità e depressione economica, valuta in discussione, rischio deriva populista, importanti tensioni geopolitiche, gravi tensioni interne) bisogna essere mentalmente pronti a eventi imprevedibili di portata storica come una guerra improvvisa, un colpo di stato, l’avvento di nuove formazioni terroristiche, grosso attentato, crollo finanziario rapido o chissà cosa.

Vogliamo concludere ragionando però sul perché i poteri forti, da sempre visti come filoamericani, dovrebbero volere proprio il crollo della propria roccaforte? Innanzitutto dobbiamo comprendere che questi poteri sono internazionali, senza patria. Poi possiamo ragionare sui loro obiettivi. Da come si stanno evolvendo le cose l’obiettivo remoto più probabile sembra essere quello di un Superstato Globale e ragionando come abbiamo fatto per la creazione del Superstato Europeo è chiaro che l’unica superpotenza mondiale, potentissima economicamente e militarmente ma ormai disprezzata dall’opinione pubblica di più di mezzo mondo non potrà mai guidare il processo per la creazione di uno stato mondiale, nessuno lo accetterebbe perché sembrerebbe più una assimilazione che una libera associazione. Stesso discorso vale per le altre due potenze minori Cina e Russia. La prima a causa della sua diversità culturale e della sua arretratezza politica (sì per me il politburo comunista è qualcosa di arretrato) non potrà mai essere accettata come guida di un governo mondiale e tantomeno la Russia che più che altro non ne ha proprio i mezzi essendo economicamente e demograficamente secondaria. Quindi, a nostro avviso, l’eliminazione da parte dei poteri forti degli USA sarà presumibilmente accompagnata dal collasso degli altri grossi player che hanno criticità ancora più gravi di Washington. Credo che i poteri forti puntino proprio sull’Europa per guidare la formazione di un Superstato mondiale, perché l’Unione Europea ne è già un esempio su scala ridotta e perché l’Europa non è impopolare a livello globale come le altre potenze. A molti di voi che gridano alla fine dell’Europa, questa sembrerà un’eresia ma analizzando bene e globalmente la situazione l’Unione Europea e l’Euro potrebbero rispettivamente essere la superpotenza del futuro e la fine degli USA, servirebbe a costringere gli europei a farsi un esercito unico e una politica estera comune completando il percorso di accentramento dei poteri a discapito degli stati nazionali. Quindi questa è la mia tesi: i poteri forti vogliono il collasso degli USA per permettere all’Unione Europea di emergere come nuova potenza mondiale. PS: questa conclusione non significa affatto che io sia favorevole all’attuale Unione Europea, sto solo proponendo la mia visione sui fatti attuali. Personalmente sono eurocritico, vorrei una Federazione di Liberi Stati Europei libera dall’attuale dominio delle banche e della finanza. Quindi sì all’Europa Unita no all’attuale Unione delle banche e delle oligarchie finanziarie (Giusto per chiarire).Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Sono Giuseppe Cirillo alias Fenrir, l’autore di questo blog. Nei nostri articoli ci sforziamo di offrire un’angolazione e una visione diversa rispetto ai media di regime. Per qualsiasi domanda o per un’eventuale collaborazione contattami alla seguente mail: fenrir1489@gmail.com 

 

 

Il dollaro sta per disintegrarsi?

Superstato Europa

E se il Brexit fosse voluto?

Verso un governo tecnico di guerra?

Guerra Civile Globale: quale sarà la scintilla?

E se il Brexit fosse voluto?

brexit hescatonIl 23 Giugno i cittadini del Regno Unito voteranno per l’uscita dall’Unione Europea. Voglio essere chiaro, sicuramente ha ragione Funny King come scritto in questo articolo, al 99% prevarranno gli stay, però ho una sensazione, probabilmente errata ma comunque abbastanza forte, che forse forse il “sistema” voglia proprio l’uscita dei britannici dall’Europa. Voi vi chiederete perché e credo che questo stia nel fatto che l’Inghilterra è un paese scomodo, difficile da integrare nella lunga marcia per la creazione del Superstato Europeo. E’ difficile da integrare a causa della sua valuta, ancora troppo forte e bene rifugio, a causa della sua secolare monarchia (che sicuramente è un elemento di contrasto nel processo di cessione della sovranità nazionale), a causa del suo essere inevitabilmente proiettata a livello internazionale a causa del suo passato imperiale e della sua lingua e ovviamente a causa della sua reticenza a sottomettersi alle regole comunitarie. 

Quindi, se osserviamo bene la situazione, se il Regno Unito rimane, l’Unione Europea avrebbe sempre con sé una palla al piede che non gli permetterà mai di completare il processo di creazione di uno stato sovranazionale. Può darsi che allora gli eurocrati, nonostante le dichiarazioni di facciata, sotto sotto spingano verso l’uscita degli inglesi.

Proviamo a ipotizzare qualche scenario:

1) SCENARIO ORWELLIANO: il Regno Unito lascia l’Unione e nonostante la reazione di Bruxelles la sua economia tiene e gradualmente i mercati si adeguano al nuovo status quo. Si concretizza l’ipotesi scritta in uno dei nostri primi articoli Verso un  mondo orwelliano , dove l’Inghilterra, come l’Oceania di Orwell si unisce al mondo anglofono e si distacca dall’Europa. Questo scenario, a nostro avviso, non è poi così improbabile del resto l’UK è sempre stata un’entità nazionale con vocazione internazionale e ha sempre mantenuto un certo distacco dalla terraferma europea quindi perché non abbandonarla definitivamente  e unirsi agli altri anglofoni sulla riva opposta dell’Atlantico?

2) SCENARIO REPRESSIVO: il Regno Unito esce e subito dopo il sistema scatena tutta la sua ferocia con il doppio obiettivo di piegare definitivamente i britannici e di mostrare a tutti gli altri stati che se è stata piegata l’Inghilterra, uno stato di importanza mondiale, figuriamoci che fine farebbero la Grecia o l’Italia. L’attacco contro Londra potrebbe essere scatenato sia a livello finanziario (con un attacco speculativo contro la sua valuta, le sue aziende e i suoi titoli) sia a livello di unità territoriale favorendo un nuovo referendum scozzese (che stavolta vincerebbe e che porterebbe la Scozia dentro l’Unione Europea e che a sua volta potrebbe favorire il secessionismo in Galles, Irlanda del Nord e Cornovaglia) sia attraverso la violenza del terrorismo (che potrebbe essere quello molto pericoloso e magari anche nucleare di matrice islamica ma anche quello altrettanto violento dell’IRA). Queste possibilità repressive potrebbero anche essere scatenate in contemporanea o quasi e questo potrebbe portare l’Inghilterra verso una situazione di tensione sociale senza precedenti (ricordiamoci dei disordini del 2011) che potrebbe sfociare, magari entro cinque anni, in una rivolta contro la monarchia se non addirittura in una sua abolizione soprattutto nel caso di salita al potere dell’impopolare Carlo. La conclusione di questo scenario potrebbe essere o l’emarginazione e il ridimensionamento economico e territoriale del Regno Unito o addirittura il rientro nell’Unione Europea senza Monarchia e con molto meno potere, praticamente una resa incondizionata.

3) GUERRA: lo riteniamo uno scenario praticamente fantapolitico, ma data l’importanza del progetto Europeo e data l’unicità dell’evento e la possibile ondata emulatrice, Bruxelles potrebbe andare addirittura in conflitto con Londra, prima con un embargo economico poi addirittura con un conflitto militare magari a causa di un possibile scontro su qualche area di mare o ancora più probabilmente a causa della rocca di Gibilterra, vedere a proposito questo articolo. In alternativa, questo ancora più fantapolitico, può essere favorito uno scontro con Mosca, del resto il Regno Unito è  molto più antirusso rispetto agli stati centrali europei.

4) BROGLI ELETTORALI: in questo scenario ipotizziamo la vittoria degli Stay ma con brogli elettorali stile Austria. Questi brogli se denunciati dai politici e dai partiti euroscettici potrebbero portare ad una crisi politica molto seria e anche a disordini dalla conseguenze imprevedibili.

5) VITTORIA DEGLI EUROPEISTI: una vittoria netta e senza evidenti brogli degli Stay potrebbe in qualsiasi caso essere fatta pagare dagli eurocrati che a questo punto potrebbero alzare la posta nonostante le promesse pre-elettorali perché Cameron sarebbe messo all’angolo essendosi schierato tra i favorevoli all’Europa. In questo caso non escludiamo il procedere più veloce della cessione di sovranità da parte dell’Inghilterra. Ma come abbiamo detto questo scenario, anche se è sicuramente il più probabile, sinceramente non ci convince,  perché l’UK rimarrebbe un elemento di disturbo al processo di integrazione.

Concludiamo dicendo che questo referendum potrebbe rappresentare uno spartiacque nella Storia europea. Dopo i tentativi spagnoli, dopo quello di Napoleone e dopo quello di Hitler, forse l’Unione Europea con la cacciata di Londra e il successivo attacco finanziario potrebbe riuscire a fare quello in cui solo l’Impero Romano era riuscito: portare Gran Bretagna e Europa sotto un’unica bandiera. E vedrete che non è un piano nemmeno tanto impopolare perché gli inglesi, dalle masse europee, non sono visti come i poveri greci vittime dei poteri forti, diciamoci la verità gli inglesi stanno sulle balle e già analizzando anche solo i commenti sui social network si evince che agli europei non dispiacerebbe vederli bastonati, quindi forse, toccherà all’Inghilterra essere l’esempio da punire per educare tutti. P.S.: non so se avete notate come i nostri tg abbiano quasi esclusivamente dato la colpa agli hooligans inglesi negli scontri di Marsiglia, quando anche i russi hanno avuto le loro colpe. Questo a mio avviso è già un segnale importante, la macchina del fango mediatica anti-britannica è iniziata, che la Battaglia di Inghilterra abbia inizio. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Superstato Europa

La lunga marcia dell’Eurocrazia

L’Europa dei secessionismi

Verso un governo tecnico di guerra?

Guerra Civile Globale: quale sarà la scintilla?

L’utilità del nemico islamico

manifestazione islamiciIn questi giorni sui blog, sui tg e sui giornali, quasi all’unisono si parla di Islam, islamizzazione dell’Europa, violenze di ogni genere sia compiute nei territori in guerra, sia sul suolo europeo, tra molestie e attentatori solitari. La vicenda di Colonia, con tutta la sua sospetta nebulosità, sembra essere il culmine di una strategia, che a molti sembrerà il casuale frutto della politica scellerata di accoglienza indiscriminata attuata in primis da Angela Merkel, ma a noi, a costo di sembrare complottisti, tutto questo non ci sorprende e chi ci segue da tempo, già avrà capito di cosa stiamo parlando. Stiamo parlando della creazione del Superstato Europeo, uno stato sovranazionale che deve sorgere dalle ceneri di stati nazionali che per secoli hanno combattuto per la loro grandezza, indipendenza ed identità. Un progetto difficilissimo, con enormi difficoltà di attuazione, ma che procede lentamente, ma inesorabilmente, nella sua direzione come da noi descritto in passato nell’articolo La lunga marcia dell’eurocrazia. L’undicesimo punto di questo articolo sosteneva la necessità di un comune sentimento europeista che invece mancava del tutto.

Tra il 2008 e il 2014 abbiamo visto invece come, a causa della crisi economica, l’Unione venisse messa in discussione e da più parti si urlasse alla sua fine, alla necessità di uscire da essa, e via dicendo. In quel periodo abbiamo visto sorgere diversi movimenti di contestazione, anche molto agguerriti, il Movimento Occupy, gli Indignados, I Forconi senza contare le innumerevoli rivolte NO-qualcosa o studentesche. L’Unione era quindi in crisi e contestata dall’interno. Ma come da noi già immaginato in quell’articolo, per creare un comune sentimento europeo, basta un nemico comune. Non poteva esserlo la Russia di Putin, perché troppo simile a noi ed anzi ora presa a modello di nazione forte; ideale sono invece gli islamici, culturalmente ed etnicamente diversi dagli Europei e con una tradizione di violenza e terrorismo facilmente sfruttabile. Gli islamici sono il nemico ideale dell’Europa e l’odio e il disprezzo verso di essi si sta diffondendo velocemente tra le masse europee e sta addirittura diventando mainstream con governi, partiti e media che si schierano apertamente contro di loro.Germany Anti Islamization Rally

La non casualità della deriva islamofoba è ai miei occhi confermata dai recenti avvenimenti, con la concentrazione di attacchi in Francia (stato con una massiccia presenza di islamici anche di seconda e terza generazione) paese che può facilmente sprofondare in una semi-guerra civile soprattutto se si dovessero affermare governi con tendenze conservatrici e reazionarie (non parlo solo di Marine Le Pen, anche Sarkozy non scherza) e con l’inattesa ospitalità di Angela Merkel, che facendo entrare oltre un milione di profughi ha chiaramente favorito la possibilità di fatti come quelli di Colonia (e un politico dello spessore di Angela non ditemi che non si immaginava che sarebbero avvenuti fatti del genere, lo sapeva benissimo). E quindi, se Angela sapeva cosa sarebbe successo accogliendo così tanti profughi così culturalmente diversi da noi, oltretutto in un periodo di crisi economica, vuol dire che qualcuno dietro di lei ha pensato che era giusto seguire una certa direzione. E la direzione non è quella di islamizzare l’Europa, a questa ipotesi non ci credo minimamente dato che il potere economico è comunque in mano agli europei; la direzione è quella di favorire una leggera islamizzazione per incrementare la rabbia degli europei verso gli islamici, così da renderli gradualmente il male assoluto di cui ha bisogno ogni regime, come Orwell ricorda chiaramente in 1984. E più violenze o attentati commetteranno, più gli europei si stringeranno attorno al nemico comune ed era assolutamente necessario farli entrare in casa per scatenare questi sentimenti di avversione, dato che militarmente non possono attaccarci dall’esterno. Ed infatti il trend è quello di chiusura totale verso l’Islam con governi che chiudono le frontiere e che costruiscono muri e con l’ascesa dei partiti nazionalisti e islamofobi. E la nascita di movimenti come Pegida, cioè Patrioti Europei contro l’islamizzazione dell’Europa, è proprio il risultato di questa strategia.

Ma quale è l’utilità di stringere gli europei attorno ad un nemico comune? Innanzitutto il nemico comune porta a canalizzare la rabbia proprio contro di esso e non contro le istituzioni (ed infatti, nonostante il perdurare della depressione economica, non vedo più grosse contestazione antigovernative) e questo è utilissimo al regime di Bruxelles; seconda cosa offre la possibilità ai governi di chiudere con ampio consenso popolare i propri confini (cosa che era impossibile prima di un paio di anni fa); terza cosa apre la strada ad ampi interventi militari in territori islamici, dato che una volta che tra il popolo si è creata l’immagine del nemico assoluto, nessuno protesta se lo si va a combattere in casa sua; quarta cosa porta all’ascesa di partiti estremisti, spesso anche al governo, che possono creare situazioni di instabilità tale che potranno portare in futuro ad ulteriori limitazioni di sovranità e alla creazione di organi comunitari con maggiori poteri come una polizia comunitaria (come l’Eurogendarmeria) o la creazione di un esercito unico.

Detto questo cosa dobbiamo aspettarci per il futuro? Sicuramente l’ascesa di partiti di estrema destra, forse anche in Germania. In Francia, come abbiamo già detto, sicuramente vinceranno o Le Pen o Sarkozy. In Italia se dovessero esserci attentati o se dovessero arrivare ulteriori masse di profughi è probabile un incremento dei consensi per Salvini e Meloni. Sicuramente  vedremo ancora attentati e violenze sul suolo europeo, perché il clima anti-islamico non è ancora arrivato al punto di ebollizione, deve arrivare al punto da essere condiviso dal 90% della popolazione. Ulteriori violenze potrebbero scoppiare anche a causa della maggiore repressione attuata dai governi dopo questi fatti (ricordate le rivolte delle banlieus francesi? Succedessero adesso ci porterebbero proprio in un clima da guerra civile). Inoltre dobbiamo sicuramente aspettarci interventi terrestri dei paesi europei nelle zone in guerra, probabilmente ci sarà quello italiano e forse anche quello francese e inglese. Stavolta moriranno parecchi soldati e questo contribuirà a creare quel nemico comune protagonista di questo articolo e un clima da scontro di civiltà.

Abbiamo, quindi, delineato la nostra opinione sul fatto che la deriva anti-islamica serva all’Eurocrazia e che quindi non c’è nessuna Europa morente che sta subendo l’islamizzazione ma c’è una strategia anche abbastanza palese. Ma, concludendo, qual è la mia opinione su tutto questo? Io penso che sia assolutamente giusto, nonostante le trame eurocratiche, che l’Europa si unisca per respingere l’invasione islamica e non lo dico per nazionalismo o razzismo e nemmeno per motivi religiosi, dato che sono agnostico, ma proprio perché l’Islam è l’ideologia, la cultura e la religione più lontana in assoluto dalla cultura e dagli ideali europei che si basano sulla libertà, sulla laicità, sul rispetto delle opinioni altrui, sul rispetto degli altri individui di qualunque sesso o orientamento sessuale essi siano. La cultura europea, nonostante i governi e le ideologie del passato, si basa e si è basata sulla libertà dell’individuo e contro ogni oppressione, ora più che mai. Quindi far entrare masse così culturalmente diverse da noi (non parlo di superiorità, parlo di diversità perché è tutto relativo in questo mondo, chi crede a qualche concetto di superiorità in fondo è ancora figlio della cultura religiosa, dove superiore vuol dire più alto, più vicino a Dio e di conseguenza non è poi così lontano dagli islamici) è ovvio che possa portare soltanto tensioni e instabilità. Accettare spostamenti liberi di masse di persone in tutto il mondo, per quanto possa avere delle giuste motivazioni ideali (il mondo è di tutti e le frontiere sono divisioni artificiali) nella pratica non può essere sostenuto perché per fortuna siamo un pianeta etnicamente, culturalmente e geograficamente diverso e penso che ogni diversità debba essere il più possibile difesa da un piatto livellamento. Al tempo stesso, pur negando l’accoglienza verso queste masse di disperati, sono consapevole della sofferenza e povertà che esiste nella maggioranza del mondo e credo che le potenze mondiali debbano mettere all’ordine del giorno alcun provvedimenti urgenti per stroncare sul nascere le cause di questa sofferenza. A mio avviso è necessario un superamento delle Nazioni Unite e la nascita di una sorta di governo sovranazionale con compiti limitati che affronti con l’appoggio di tutti alcune problematiche che appunto possono essere affrontante solo a livello globale e con regole comuni come almeno quelle di questo elenco: 1) La devastazione del territorio e l’inquinamento, che portano carestie e le masse a spostarsi; 2) La necessità urgente di una politica demografica mondiale con lo scopo di limitare la fertilità soprattutto delle nazioni più povere che paradossalmente risultano essere le più prolifiche (non necessariamente l’unica politica attuabile è quella del figlio unico come in Cina); 3) La necessita di una riforma valutaria mondiale che porti ad una valuta metro indipendente come pensata da Keynes e non a valute di riferimento nazionali che portano alle nazioni emittenti enormi vantaggi e invece gravi svantaggi alle nazioni più deboli.

Concludo dicendo che L’Europa non deve rinunciare al suo ruolo di esportatore di libertà ma non deve attuarlo solo con le armi ma emergendo come potenza indipendente con ruolo globale e illuminato. USA, Russia o Cina non potranno mai avere il ruolo di faro mondiale, l’Europa sì, è scritto nella sua Storia, nel suo Dna. Lo ha sempre avuto e lo può ancora avere, ma prima dovrà alzare la testa sia nel mondo sia nei confronti dei propri governanti. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Scenari per il 2016

Io non ci credo

I profughi devono essere respinti?

La lunga marcia dell’Eurocrazia

Vogliono portare l’Italia in guerra

La Terza Guerra Mondiale è già iniziata?

Io non ci credo

terza guerra mondialeMi sono preso un periodo di riflessione per valutare i fatti delle ultime due settimane dalla deriva terroristica allo stato di emergenza costante in cui sembra vogliano farci vivere e la conclusione a cui sono giunto è che non ci credo al fatto che tutto questo sia un’evoluzione casuale della situazione. Personalmente in questo sito ho cercato, nel limite del possibile, di scrivere articoli con analisi neutrali senza schierarmi per nessuno dei soggetti valutati, alcuni mi hanno definito complottista altri hanno condiviso le mie analisi. Prima di parlare della situazione attuale in cui “incredibilmente” ci troviamo, volevo premettere che vorrei andare oltre l’assurda divisione tra chi vede la realtà in maniera complottista e chi la vede sempre dal punto di vista ufficiale. L’atteggiamento complottista è quello di chi ha letto alcuni articoli sul web o sui libri dove sono ipotizzati alcuni tipi di complotti e quindi vede tutti gli avvenimenti come inesorabilmente collegati tra loro e parti dello stesso piano, senza alcun minimo dubbio; l’atteggiamento ufficiale o anti-complottista è quello di chi invece scredita senza alcuna esitazione tutte le analisi che divergono o mettono in dubbio appunto la versione ufficiale senza valutare neanche per un secondo la plausibilità delle stesse. Ecco io invece voglio proporre un atteggiamento diverso, agnostico, nelle analisi degli eventi e delle situazioni politiche e geopolitiche, dove ognuno di noi possa essere il più possibile aperto a tutte le opinioni anche alle più assurde o anche a quelle rigorosamente uguali alla versione ufficiale valutando con la propria testa quale possa essere la verità, sempre se ne esiste una oggettiva.

Detto questo ho sempre cercato di analizzare a 360° le situazione geopolitiche e politiche evitando di cadere in un complottismo estremo perché del resto non ho delle informazioni riservate a portata di mano con cui veramente screditare le versioni ufficiali e quindi tutte le analisi si basano inevitabilmente su queste versioni. Però, nonostante non possegga nessuna informazione riservata, riflettendo con la mia testa sono arrivato ad alcuni io non ci credo e vorrei poterveli elencare:

1) Io non ci credo alla creazione naturale del Califfato Islamico, io credo che dietro ci siano Qatar, Turchia, Arabia Saudita, USA e forse anche Israele.

2) Io non ci credo che 20.000-30.000 jihadisti dell’ISIS possano resistere ad una coalizione che va dalla Russia alla Francia, e quindi dubito anche di questi ultimi due paesi.

3) Io non ci credo alla casualità di attentati ed eventi tragici e/o importanti spesso in precise date simboliche.

4) Io non ci credo alla casualità di una deriva violenta in Europa che possa, con la scusa degli attentati e degli stati di emergenza continui, privarci di fette sempre maggiore di libertà, bloccare ogni forma di manifestazione di opposizione e sopratutto unire gli Europei contro un nemico comune proprio quando l’Europa rischiava di sfasciarsi a causa dei problemi economici e politici interni.

5) Io non ci credo che Putin sia ancora vivo dopo aver umiliato così l’America e quindi dubito fortemente anche di lui.

6) Io non ci credo alla casualità di un Giubileo anticipato proprio in un periodo di alta tensione del genere e Io non ci credo alla casualità di un Papa che dichiara l’esistenza della Terza Guerra Mondiale.

7) Io non ci credo alla casualità del collasso economico del 2008 e soprattutto di quello che deve ancora venire. Credo che siano organizzati e pensati.

8) Io non ci credo alla crisi dei debiti sovrani. Io credo che serva per togliere sovranità e creare un Superstato Europeo.

9) Io non ci credo al naturale di boom di secessionismi e al fatto che il presidente catalano possa da solo staccarsi da Madrid. Io credo che dietro ci sia Bruxelles sempre per distruggere gli stati nazionali e creare il Superstato Europeo.

10) Io non ci credo che “siamo in guerra” come detto da Hollande, ma a loro serve la guerra per manipolare e spaventare le masse europee e la militarizzazione delle città serve a questo (come in 1984 di Orwell). Ricordiamoci che prolungare lo Stato di Emergenza, come fatto da Hollande, è spesso l’inizio della dittatura.

11) Io non ci credo al collasso naturale degli USA, sia economico che geopolitico che interno, io credo che sia una demolizione controllata da qualcuno.

Ecco ho scritto alcune cose in cui non credo in questo particolare momento storico. Datemi pure del complottista, non me ne frega nulla perché a queste conclusioni ci sono arrivato da solo, ragionando con la mia testa. Vorrei concludere con un invito a tutti i miei lettori: io ho scritto un saggio politico in cui auspico la creazione della Democrazia Integrata dove non conta solo il volere della maggioranza ma anche l’individuo, una Democrazia di donne e uomini liberi e non una democrazia delle pecore. Quindi il mio invito è quello di non essere come un gregge di pecore che viene diviso e guidato da pastori e cani, quindi non vi dividete tra complottisti e anticomplottisti, tra filorussi e filoamericani,tra islamici e cristiani, tra fascisti e comunisti, tra grillini, renziani o salviniani, tra destra e sinistra, tra quello e quell’altra. Il potere concentrato ci sta portando al disastro mondiale è ora di sfiduciarlo completamente ma se continuerete a schierarvi come tifosi, come pecore, continuerete a fare il gioco del potere,divide et impera, il sistema continuerà ad esistere così come è o anche peggio, ad un dittatore o pseudo-presidente se ne sostituirà uno uguale o peggio e noi continueremo ad essere delle pecore da tosa o da macello. Un uomo o donna libero/a penserà con il proprio cervello senza farsi influenzare troppo da tg o siti internet e senza valutare ogni cosa partendo dai propri pregiudizi. Un uomo o donna libero/a combatterà solo per la propria libertà e per quella degli altri e non per qualcuno o per assurde ideologie. Una pecora continuerà a fare il tifoso, a fare il gioco dei potenti, a farsi manipolare come un deficiente dai mass media con il gioco problema/soluzione. Quindi scegliete: uomo/donna o pecora?

Qualcuno di voi, giustamente dirà, non sei una pecora anche tu? Sì è vero sono una pecora, però interiormente sono riuscito ad uscire dal gregge anche se purtroppo continuo ad essere ancora una pecora dato che faccio lo schiavo per regalare più della metà del mio lavoro alla corruzione, alla politica, alle banche e al grande capitale, senza ribellarmi. Spero però quando sarò il momento e quando sarò pronto di poter agire e di potermi ribellare. Però è essenziale che prima di tutto mi sia ribellato interiormente e che abbia sfiduciato totalmente il sistema, l’azione viene di conseguenza, è inevitabile. Ma se partite dall’azione però ancora dentro siete una pecora, l’azione non serve a niente, anzi. Uomini o pecore, liberi individui od oppressi e manipolati. E’ ora di scegliere. O sceglieranno altri per noi. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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La Terza Guerra Mondiale è già iniziata?

Terzo Conflitto Mondiale? Una guerra liquida

Bollettino Terza Guerra Mondiale

Chi c’è dietro l’ISIS?

La lunga marcia dell’Eurocrazia

Superstato Europa

L’Europa dei secessionismi

Rischio attentato nucleare per la Russia

Rischio attentato nucleare per la Russia

attacco nucleare isisCome era facilmente prevedibile la Russia è stata colpita da un attentato dell’ISIS che in un colpo solo ha ucciso centinaia di infedeli russi e danneggiato in maniera irreparabile il turismo in Egitto, che come sappiamo è ancora una parte importante del PIL del paese. Ormai questa è la chiara tattica preparatoria dello Stato Islamico, prima destabilizzare l’economia di un paese e fomentare conflitti interni per poi aggredirlo sul territorio. L’attentato all’aereo russo è purtroppo un capolavoro strategico perché mette uno contro l’altro due paesi alleati come Russia ed Egitto. Il primo paese è costretto a bloccare i voli e a diminuire la presenza di turisti nel paese, anche perché potrebbero essere un facile bersaglio di ulteriori attacchi (abbiamo visto come l’ISIS in Tunisia abbia attaccato due volte il turismo, proprio per distruggerlo), il secondo subisce una pesante perdita economica.

Considerando nel complesso la situazione egiziana, questa deriva violenta frenerà l’attuale ripresa economica e con la principale formazione islamista fuorilegge è facile che buona parte degli egiziani fondamentalisti siano attratti dal Califfato. L’attuale presidente egiziano al-Sisi è stato bravo nel ridare stabilità al paese ma distruggendo la Fratellanza Musulmana ed escludendo gli islamisti dal governo, ha gettato le basi per un’ennesima guerra civile medio-orientale. Quindi, possiamo facilmente ipotizzare che l’ISIS proverà sempre di più ad attaccare l’Egitto, soprattutto nel Sinai e probabilmente i disoccupati egiziani ingrosseranno le sue fila e grazie agli avanzati armamenti di cui “incredibilmente” dispone potrebbe tentare anche la conquista territoriale di alcune zone.

Detto questo sull’Egitto, vediamo ora la situazione di questa guerra indiretta tra Russia e Occidente in Siria. Putin, come è evidente, si sta dimostrando un ottimo stratega attaccando solo dove è sicuro di vincere e non facendo mai il passo più lungo della gamba: in Ucraina ha conquistato un territorio decisamente filorusso e non si è imbarcato nell’invasione dell’intero paese, in Siria punta a difendere l’area alawita dove è presente il porto militare di Tartus e non si è avventurato direttamente in una riconquista del paese, perfettamente consapevole dei rischi che ci sarebbero. Fino ad ora sembra uscirne vincitore in questa guerra indiretta agli USA, però se analizziamo bene la situazione in Siria, vediamo che forse la CIA ha raggiunto il suo obiettivo principale, vediamo però di ricapitolare: 1) USA e company vogliono abbattere il regime di Assad per fare passare i gasdotti del Qatar, Obama sta per attaccare ma Putin si oppone; 2) Vengono supportati dei gruppi ribelli e l’ISIS per abbattere il regime ma quando Assad sta per collassare intervengo i raid russi e l’avanzata ribelle e islamista si ferma; 3) Attaccando la principale formazione estremista mondiale, cioè lo Stato Islamico, la Russia diventa ora il principale nemico dei terroristi.
A mio avviso, il punto tre potrebbe essere il principale obiettivo della CIA, si finanzia l’estremismo islamico, lo si fa colpire l’Occidente così da renderlo credibile e poi lo si usa in funzione antirussa. Ora abbiamo visto che è probabile che all’ISIS vengano fornite anche armi sofisticate per compiere attentati e per combattere le sue guerre, se l’obiettivo di Washington è ora fermare l’espansione russa l’ideale potrebbe essere colpire la Russia al suo interno e attraverso l’ISIS si ha la scusa perfetta per farlo. E‘ facile quindi aspettarsi degli attentati a Mosca o a San Pietroburgo o anche una deriva violenta in Cecenia o in Daghestan, ma anche un attentato nucleare limitato, perché sarebbe perfettamente plausibile che l’ISIS abbia comprato o ottenuto materiale radioattivo per poi usarlo contro il suo attuale principale nemico. E così gli USA avrebbero ottenuto quello che non possono fare direttamente, cioè attaccare nuclearmente la Russia.
Una bomba nucleare, anche solo sporca quindi che emettesse solo radiazioni, se esplodesse in una città come San Pietroburgo o Mosca, in un colpo solo danneggerebbe in maniera irreparabile aree che valgono da sole almeno dieci punti di PIL nazionale. E anche reagire ad un attentato del genere non è affatto facile: attaccare direttamente gli USA è assurdo, perché servirebbero prove inoppugnabili del loro coinvolgimento, invadere pesantemente lo Stato Islamico potrebbe costare tantissimo sia in termini di uomini che economici, senza contare il rischio di ulteriori attentati. Nuclearizzare Raqqa o i territori di Daesh non ha molto senso perché non si attaccherebbe una nazione nemica ma  una nazione alleata in guerra civile, senza contare la condanna internazionale. A nostro avviso, se effettivamente dovessero registrarsi attentati così devastanti contro la Russia (che potrebbero essere anche chimici o biologici) lo stesso Putin potrebbe perdere il suo posto o subire un golpe interno con lo scopo di ritirare la Russia dai conflitti medio-orientali, ovviamente supportato dall’Occidente.

Concludiamo con la speranza che mai l’ISIS abbia la possibilità di compiere attentati del genere, ma con la consapevolezza che i terroristi potrebbero essere usati da USA e company (Qatar, Arabia Saudita, Israele, Francia e Inghilterra) per portare la Proxy War ad un livello più alto, cioè ad un livello più devastante e tragico, di cui il recente abbattimento dell’aereo russo sarebbe solo l’inizio.Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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La Terza Guerra Mondiale è già iniziata?

Terzo Conflitto Mondiale? Una guerra liquida

Bollettino Terza Guerra Mondiale

L’espansione dell’invincibile dell’ISIS

Le elezioni in Catalogna sono la fine della Spagna?

indipendenza catalognaOggi 27 settembre gli elettori della regione spagnola della Catalogna vanno alle urne per eleggere il proprio governo locale. Sono però delle elezioni diverse dal solito perché in caso di vittoria della coalizione indipendentista, Artur Mas, il loro leader, ha dichiarato che entro 18 mesi, se Madrid continuerà sulla sua linea dura, verrà dichiarata unilateralmente l’indipendenza dalla Spagna. La coalizione dovrebbe attestarsi, secondo gli ultimi sondaggi sui 75 su 135 seggi e circa il 48-49% dei voti, questo risultato fornirebbe una larga maggioranza che consentirebbe di seguire tranquillamente l’agenda separatista, considerando che si è già svolto un referendum, pur illegittimo, dove i sì all’indipendenza furono l’80%. Il processo d’indipendenza sarebbe ancora più spedito se la coalizione separatista ottenesse oltre il 50% dei voti, perché in quel caso, il processo di separazione, oltre che la piena maggioranza parlamentare, avrebbe la piena maggioranza popolare.

Proviamo ad ipotizzare degli scenari sul voto di oggi, dando per scontata una vittoria della coalizione separatista:

1) CATALOGNA DIVENTA UNO STATO FEDERATO AUTONOMO ALL’INTERNO DELLA SPAGNA: nonostante le posizioni dure sia del leader separatista Artur Mas che del presidente spagnolo Mariano Rajoy, per evitare troppa sofferenza ad entrambe le parti, Madrid cede alla richieste catalane e consente a far divenire la Catalogna uno stato federato che gestisce in modo autonomo le proprie risorse economiche fornendo al governo centrale solo lo stretto necessario (ad esempio per la difesa comune). Questo scenario sarebbe più probabile se i separatisti ottenessero soltanto una maggioranza risicata. La Catalogna in questo caso diverrebbe simile ad uno stato del Regno Unito. PROBABILITA’ DI REALIZZAZIONE: MEDIO-BASSA

2) CATALOGNA INIZIA IL PROCESSO D’INDIPENDENZA, MADRID ACCETTA DI TRATTARE: a mio avviso, questo sarebbe lo scenario migliore per entrambi, cioè garantire l’indipendenza alla Catalogna, magari convocando prima un referendum ufficiale e poi trattare su cosa separare e cosa no. Ad esempio la Catalogna potrebbe diventare indipendente ma sempre sotto la corona spagnola (tipo Commonwealth), oppure potrebbe rimanere indipendente ma appoggiarsi al governo spagnolo in ambito militare e lasciando a Madrid la rappresentanza in politica estera. In qualunque caso una trattativa che porti all’indipendenza ma garantendo al governo centrale ancora qualche ambito di potere. Stando alle posizioni dei principali attori politici, questo scenario sembra lontano, ma le cose potrebbero cambiare soprattutto in caso di vittoria oltre il 50%. In quel caso Madrid sarebbe pienamente sconfitta e gli converrebbe trattare. PROBABILITA’ DI REALIZZAZIONE: MEDIA

3) CATALOGNA INIZIA IL PROCESSO D’INDIPENDENZA, MADRID LO OSTACOLA: questa sembra la linea attuale, cioè ostacolare in tutti i modi il processo d’indipendenza catalana. Il governo centrale potrebbe tagliare la liquidità alle banche catalane, potrebbe chiudere le frontiere e ostacolare gli scambi commerciali, dichiarare illegale il processo d’indipendenza, ecc. Questa strada potrebbe essere intrapresa per bloccare sul nascere la spinta indipendentista e impaurendo i catalani, cercare di far cadere il governo separatista. Dal canto suo il governo separatista potrebbe annullare la sua quota di debito pubblico che si abbatterebbe totalmente sulla Spagna. A mio avviso questa è una strada fallimentare che potrebbe stringere i catalani attorno al proprio governo costi quel che costi. I costi, sia per la Catalogna, che per la Spagna, sarebbero altissimi e il paese potrebbe ri-sprofondare nella recessione. Se comunque la Catalogna dovesse ufficializzare l’indipendenza, potrebbe trovarsi fuori dall’Unione Europea. Il governo separatista ha già dichiarato che chiederebbe immediatamente di rientrare nell’Unione ed è probabile che ci riesca in pochi mesi, dato che la Catalogna già ne faceva parte e quindi soddisfaceva già i requisiti richiesti. PROBABILITA’ DI REALIZZAZIONE: MEDIO-ALTA

4) CATALOGNA INIZIA IL PROCESSO D’INDIPENDENZA, MADRID INVIA L’ESERCITO: questa linea, per quanto estrema, sarebbe tra le opzioni del governo centrale che potrebbe utilizzare l’esercito per deporre il governo separatista e probabilmente anche sciogliere i partiti che lo hanno appoggiato. Questa sarebbe una soluzione estrema che porterebbe sicuramente ad una massiccia insurrezione popolare e nel caso ci fossero dei morti tra i manifestanti, anche alla guerra civile. Una repressione nel sangue del separatismo catalano, potrebbe travolgere il governo centrale e potrebbero esserci rivolte in tutta la Spagna, soprattutto nelle zone con simpatie separatiste. PROBABILITA’ DI REALIZZAZIONE: MEDIO-BASSA

Artur Mas

Sintetizzando gli scenari possiamo dire che:

In caso di vittoria risicata inferiore al 48%: scenari più probabili 1,3,4
In caso di piena vittoria tra 48 e 49%: scenari più probabili 3 e 4
In caso di larga vittoria oltre il 50%: scenario più probabile 2 o 3 con resa rapida di Madrid

Il governo di Mariano Rajoy, si trova in un vicolo cieco dove ogni sua mossa può portare allo sfaldamento della Spagna. L’integrità spagnola si salverebbe solo in caso di sconfitta della coalizione separatista catalana. In caso contrario l’unico modo di garantire una sorta di integrità, sarebbe una riforma federalista che trasformi la Spagna in una sorta di Regno Unito, ma dato che il governo centrale, essendo guidato da un leader conservatore, insiste nella linea dura, attualmente questa strada sembrerebbe improbabile. Se invece Madrid cede e consente a Barcellona di ottenere l’indipendenza, è facile ipotizzare un effetto domino sulle altre regioni spagnole partendo dalla Comunità Valenciana, poi alla Andalusia, ai Paesi Baschi, ecc come già mostrato in questo nostro articolo. Ma anche se Madrid dovesse rispondere con l’esercito, la Spagna potrebbe sfaldarsi, perché nell’Europa attuale una repressione nel sangue sarebbe inaccettabile e verrebbe ampiamente condannata anche dall’Unione Europea.

Ora analizziamo le conseguenze reali dell’indipendenza catalana: la Catalogna ha una popolazione 7 milioni e mezzo di abitanti pari a circa il 17% della popolazione spagnola. Il suo PIL è circa il 20% del PIL spagnolo. Nelle trattative con Madrid sarà importante la collocazione del debito pubblico comune. Molto probabilmente Madrid vorrà una collocazione del debito in base al PIL, mentre Barcellona in base agli abitanti. Nel caso non ci fossero trattative e addirittura si arrivasse allo scontro armato, è probabile che Artur Mas ripudi il proprio debito pubblico. In quel caso Madrid se lo dovrebbe accollare e questo schizzerebbe dal 98% attuale a quasi il 120%, inoltre non avendo più il saldo positivo che gli fornisce la Catalogna, il bilancio centrale andrebbe in crisi e questo potrebbe anche portare il paese al default, dato che gli speculatori internazionali si accanirebbe sullo spread e sulla borsa e questa volta l’Europa non ha la possibilità di salvare la Spagna. Una nuova e più grave crisi economica in Spagna, che portasse anche al default, potrebbe spazzare via il governo di Rajoy e a mio avviso, anche la stessa monarchia spagnola. Inoltre è molto probabile che anche altre regioni spagnole, cercherebbero l’indipendenza. La Spagna potrebbe quindi fare la fine dell’ex-Iugoslavia, speriamo senza gli stessi spargimenti di sangue.

Chi ci segue e chi ha letto il nostro articolo, La lunga marcia dell’Eurocrazia, sa che tutto questo potrebbe anche, nonostante le dichiarazioni di facciata, essere favorito da Bruxelles che riuscirebbe a disintegrare uno dei più grandi stati europei e inoltre potrebbe anche liberarsi dalla monarchia spagnola, come abbiamo scritto nell’articolo sopracitato, un futuro superstato europeo è incompatibile con grandi stati nazionali e soprattutto con delle monarchie interne. Inoltre i nuovi stati europei come la Catalogna, avranno fretta di rientrare nell’Unione, per normalizzare la propria situazione economica e quindi potrebbe accettare condizioni molto più dure da Bruxelles, come grandi cessioni di sovranità e la perdita del diritto di veto.

Se la Catalogna ottiene l’indipendenza, l’effetto domino oltre che interno sarà anche a livello europeo. A mio avviso, subito dopo la Catalogna viene la spartizione del Belgio (cosa che consentirebbe la nascita della città-stato di Bruxelles che sarebbe così l’ideale capitale europea), poi Veneto e Sardegna, Bretagna e Corsica, Baviera, la regione ungherese della Romania e via dicendo…

Tutto questo è contornato dall’attuale crisi di credibilità ed economica della Germania, che come scritto in altri articoli, è stata usata come baricentro dell’attuale Unione Europea, per completare la cessione di sovranità ma che adesso deve essere abbattuta per consentire la nascita di un Superstato Europeo omogeneo senza una nazione che spadroneggi sulle altre. Non stupisce che infatti siano proprio le istituzioni  e le procure europee attualmente a scagliarsi contro la Volkswagen e di conseguenza contro l’economia tedesca. L’obiettivo è spezzare le reni alla Germania e ci stanno riuscendo facilmente.

Concludiamo dicendo, che chi, come noi, supporta la Democrazia Integrata, non può che essere favorevole all’Autodeterminazione dei Popoli. Al tempo stesso vi invitiamo a non abbassare la guardia ed a osservare come il separatismo possa essere funzionale all’Eurocrazia. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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I profughi devono essere respinti?

Hungary Migrants In queste ultime settimane l’emergenza profughi ha ampliato la sua gravità divenendo la prima priorità dell’Unione Europea che si trova letteralmente invasa da migrazioni bibliche sia via mare (Italia, Grecia) sia via terra (Grecia, Macedonia, Ungheria). E’ un tema molto delicato che ha diviso, divide e continuerà a dividere l’opinione pubblica europea, spaccata tra chi è favorevole all’accoglienza senza se e senza ma, di chi scappa dai paesi in guerra e chi invece vede minacciata la stabilità dell’Europa già in difficoltà a causa della crisi economica. Essenzialmente, a livello politico, la prima linea è quella portata avanti dalla cancelliera tedesca Merkel che ha aperto il suo paese soprattutto ai disperati migranti siriani ed è sostenuta dai fedeli cagnolini di Francia, Italia, Austria e Spagna; l’altra linea è quella del presidente ungherese Orban, cioè respingere i migranti che a suo dire porterebbero alla fine dell’Europa come la conosciamo, questa linea è sostenuta da Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Macedonia, Bulgaria e Danimarca.

Scopo di questo articolo è cercare di fare una po’ di chiarezza concettuale su alcune tesi che sono apparse riguardo questo tragico problema. La prima è quella della distinzione tra migranti economici e profughi: secondo i media di regime e i governanti europei esisterebbe una differenza tra chi scappa dalle difficoltà economiche (come molti migranti dei paesi africani) e chi scappa dai paesi in guerra. Sinceramente questo differenza non ha senso ed è tipica di questo (ormai morente) regime capitalista, secondo cui i migranti economici dovrebbero essere respinti perché hanno una sorta di responsabilità sulla loro sorte economica, mentre una guerra è un evento che si subisce e basta. Quindi, se muori di fame e vuoi scappare, non ti possiamo accogliere, perché in qualche modo potresti migliorare la tua situazione economica senza venire qui, mentre se scappi perché rischi di morire in guerra, va bene, perché non puoi fare niente per evitarlo. Questo discorso è lo stesso affrontato nel mio libro Libertà Indefinita, dove abbiamo mostrato come il regime vigente consideri solo la libertà negativa (essere liberi di o da) mentre consideri pochissimo la libertà positiva (poter fare). Ma, come scritto nel libro, a chi soffre per mancanza di libertà, cambia poco avere o meno la possibilità di fare tutto senza averne i mezzi, cioè senza poterlo fare. Lo stesso vale per i migranti, se essi sono disposti a scappare dal loro paese ed a rischiare la vita in un viaggio costoso e pericoloso, a mio avviso, in entrambi i casi, scappano da una eguale sofferenza quindi meritano la stessa attenzione. Quindi, la differenza sostenuta spesso nei notiziari, tra migranti economici e migranti di guerra deve essere respinta con forza e se ci deve essere apertura deve essere per tutti i tipi di profughi.

Secondo discorso molto in voga in questo momento, è quello che la Germania abbia aperto ai migranti siriani, perché altrimenti non riuscirebbe a sostenere la propria decrescita demografica e quindi non riuscirebbe, in futuro, a pagare le pensioni. Può darsi che effettivamente il motivo di questa “strana” apertura umanitaria della Merkel sia proprio quello (anche se non credo), ma noi ne vogliamo respingere la necessità, cioè a nostro avviso, non sono affatto necessari nuovi ingressi di migranti:
1) Con i soldi stanziati per l’emergenza migratoria e con tutti i soldi che vengono spesi per opere o incentivi inutili o proprio con parte dei soldi stanziati per i disoccupati, si poteva benissimo finanziare una politica di incentivi alla natalità, con magari un reddito minimo per le mamme fino al terzo anno di età, questo avrebbe ridotto la disoccupazione (togliendo per tre anni le mamme dal mercato del lavoro) e sicuramente incentivato le nuove nascite, a patto di limitare questi sussidi solo ai cittadini comunitari, questo non per razzismo, ma per evitare cambiamenti culturali e demografici troppo veloci che poi porterebbero proprio a derive razziste. Con una politica del genere, sicuramente non ci sarebbe bisogno di un ingresso massiccio di migranti.
2) La decrescita demografica, in realtà, potrebbe essere benissimo gestita senza troppi traumi in questo preciso periodo storico ed economico perché abbiamo molta forza lavoro disoccupata, perché siamo costantemente in sovrapproduzione di beni e servizi e grazie alla sempre più veloce deflazione tecnologica. Certamente servirebbero drastici cambiamenti nel nostro sistema economico, che essendo capitalista, è incapace di distribuire l’abbondanza e di gestire un decremento della popolazione, ma la cosa è fattibile anche senza migranti. Certo, la previdenza sociale, come l’INPS, fallirebbe, ma questo è inevitabile, perché è una previdenza sociale di tipo capitalistico, cioè è un modo di trasmettere le attuali ineguaglianze di reddito nel futuro e ovviamente, crollando il capitalismo crolla anche un sistema pensionistico di questo tipo.
3) I migranti fanno i lavori che noi non facciano e quindi sono necessari: anche questo discorso non è proprio esatto. E’ vero che gli italiani, ad esempio, non vogliono fare i muratori, ma ciò è normalissimo, il muratore è un lavoro molto pesante con uno stipendio base di circa 1300 euro. A quella cifra o poco meno, si trovano lavori che sono meno faticosi oppure grazie al supporto familiare si aspetta un impiego migliore o si intraprende una facoltà universitaria. Gli stipendi in edilizia sono rimasti in media così bassi ( anche se un operaio con esperienza arriva anche a 2000 euro) perché sono arrivati milioni tra rumeni, albanesi, marocchini, peruviani che hanno sostituito gli italiani in questo settore. Questo tra i cittadini italiani ha causato due problemi: troppi laureati e troppi disoccupati. Se invece i migranti non fossero arrivati, il mercato si sarebbe gradualmente adeguato e gli stipendi in edilizia sarebbero saliti fino ad arrivare al livello che convince l’italiano a scegliere un lavoro così faticoso ( a mio avviso questo livello è tra i 1500 e i 2000 euro per l’operaio edile semplice). L’immigrazione sarebbe invece necessaria se ci fosse una disoccupazione bassissima (inferiore al 4%) in una fase di crescita economica, ma questo non è il nostro caso. Voglio ribadire che questo discorso non è assolutamente contro gli stranieri, ma è solo per chiarire alcuni concetti che vengono enunciati con tale sicurezza in tv e tra le persone quando in realtà non sono proprio così attendibili.

Ora passiamo al momento attuale per capire se la Merkel ha ragione ad aprire ai profughi siriani oppure ha ragione Orban a volerli respingere. Sicuramente la situazione è gravissima, a causa dei sotterfugi arabo-americani, il Medio Oriente è in guerra, ma anche molti paesi africani. Stiamo assistendo a migrazioni bibliche di gente disperata che rischia la vita in traversate difficili spesso con bambini al seguito. A livello umano, è normale provare compassione per la situazione di queste persone, ma la domanda è questa: è giusto accogliere migrazioni di tale portata? Se a livello etico-morale la risposta è scontata non lo è affatto a livello politico perché i nostri governanti non hanno il potere di prendere questa decisione. Il nostro governo è stato eletto con il mandato di guidare il paese e di fare gli interessi dei propri cittadini ma in questo caso decidere unilateralmente di aprire agli stranieri è qualcosa che va al di fuori dei poteri del governo. Perché si può certamente decidere su flussi normali di immigrazione, ma un presidente o un parlamento non hanno il diritto di decidere se aiutare milioni di persone a spese dei propri cittadini. Un presidente o un parlamento non stanno decidendo sui propri soldi o sui propri beni, ma stanno decidendo grazie al potere che gli è stato conferito dal popolo per guidare al meglio il proprio paese e non si può usare quel potere per aiutare qualcun altro. Facendo un esempio, è come se un amministratore condominiale decidesse di aprire un condominio ai senzatetto per far loro passare la notte. Sarebbe un gesto nobile ma sarebbe comunque un gesto ingiusto perché lui non è il proprietario del condominio ma lo amministra e non può utilizzare lo stesso per favorire decisioni personali per quanto nobili, lo stesso vale per i governanti. Sicuramente è nel loro potere decidere per poche centinaia di rifugiati o per regolare la politica migratoria, ma per un’emergenza enorme come questa, che non è ancora terminata ed anzi sta peggiorando, non si ha alcun diritto di sacrificare i propri cittadini per aiutare cittadini di un altro stato perché semplicemente non se ne ha il potere. Quindi, in questo articolo, sosteniamo l’illegittimità della politica migratoria della Merkel e dei suoi fedeli cagnolini; attualmente gli unici coerenti appaiono i governi come quello ungherese, che cercano di bloccare questo flusso migratorio.

Ma questo vuol dire che i rifugiati devono essere sempre respinti? Assolutamente no, proprio un’emergenza del genere dimostra come sarebbe necessario implementare la nostra democrazia con strumenti di democrazia diretta digitale grazie alla quale il popolo possa decidere anche su emergenze come questa senza indire costosi referendum. Ricorrere alla democrazia diretta digitale è assolutamente necessario in tutti quei casi che travalicano il potere di cui dispone il governo. Ad esempio, un referendum digitale potrebbe domandare così: Sei d’accordo o meno ad accogliere i profughi? In caso tu abbia votato sì, quanti ne vuoi fare entrare: fino a 100.000, tra i 100.000 e i 500.000, fino a due milioni, tutti. Ed ancora, sei d’accordo a far entrare tutti i profughi o solo quelli di determinati paesi?. Con un referendum del genere, che a livello digitale, sarebbe molto più fattibile, il governo saprebbe immediatamente come il popolo che lo ha eletto voglia affrontare un’emergenza enorme come questa.

Chi sostiene posizioni anarchiche potrebbe criticare tutto l’articolo, sostenendo che in qualsiasi caso, le frontiere e gli stati sono illegittimi. Questo, alla fine è vero, ma i nostri stati, nonostante siano illegittimi, hanno il potere e lo usano anche per sostenere le proprie frontiere. Di conseguenza, questo articolo, ha affrontato il problema del fatto se i governi abbiano il potere delegato di decidere su flussi migratori di portata tale da poter modificare etnicamente e culturalmente il proprio stato. E la conclusione è che non hanno questo potere e che per risolvere un tale problema serva la democrazia diretta. Quindi, attualmente, la linea dell’Ungheria di Orban è più coerente di quella di Angela Merkel. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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