E’ nata Rivoluzione Libertaria

MobileIl nostro blog ha deciso di aderire al progetto dell’Associazione Rivoluzione Libertaria. Non un semplice movimento libertario come avete già visto, ma una corrente libertaria nuova e rivoluzionaria. Invito i lettori a farci visita ed eventualmente a chi fosse interessato a contattarci per collaborare. Ecco l’estratto dell’articolo presente sul sito dell’Associazione:

“Il nostro momento storico caratterizzato da una diffusa incertezza e dalla fortissima crisi di credibilità sia del sistema nel suo complesso sia delle istituzioni che lo rappresentano come lo Stato, banche private e centrali e oligopoli capitalistici necessita un ripensamento radicale che solo il pensiero libertario può offrire.

La definizione di libertario è, citando il vocabolario Treccani: chi considera e proclama la libertà totale di pensiero e azione come massimo valore della vita individuale, sociale e politica, da salvaguardare e difendere contro tutto ciò che tende a limitarla.

Ecco, il nostro Movimento, vuole offrire un nuovo approccio politico rispetto a quelli attualmente esistenti nella variegata corrente politica libertaria. Un approccio basato sul realismo e sul conseguente pragmatismo. Un approccio in direzione di una lotta politica permanente a favore e salvaguardia della libertà.

Una libertà che viene considerata a 360 gradi, non solo a difesa di faziosi interessi particolari. Il nostro Movimento lotta non per una libertà calata dall’alto, non per un’elemosina di Stato. Lotta per una libertà intesa come potere, lotta per la sua più ottimale e ampia distribuzione . Noi vogliamo individui che possano riprendere quel potere che gli spetta, ora devoluto inconsapevolmente a istituzioni centrali e ai poteri da loro derivati e che possano riprendere possesso dello Stato, che ora non rappresenta tutti di noi, ma rappresenta esclusivamente gli interessi privati del gruppo di potere che lo controlla.

Non ci interessano le mezze misure, non ci interessano moderate modifiche al sistema vigente come propongono gli altri partiti. Noi proponiamo e lottiamo per un cambiamento radicale, per una Rivoluzione. Noi non siamo moderati, ma estremisti. Gli estremisti della Libertà.”

Rivoluzione Libertaria

L’ultimo uomo: il più grande pericolo per la democrazia

ultimo uomoCome alcuni miei lettori sanno, ho scritto un libro sulla democrazia integrata, un tentativo filosofico-politico di ampliare e definire meglio cosa dovrebbe essere una democrazia, cioè il potere del popolo. Da buon pasdaran della democrazia inauguriamo con questo articolo una rubrica sullo Stato della Democrazia, dove valuteremo la salute del sistema democratico nel mondo e ne analizzeremo eventuali minacce.

Oggi ci occuperemo dell’avvento su scala globale, nelle democrazia mature, dell’ultimo uomo, a nostro avviso, la più grave minaccia al mantenimento del sistema democratico come lo conosciamo (anche se assolutamente imperfetto e criticabile, rimane attualmente il miglior sistema esistente, ma non il miglior sistema possibile).

Cosa intendiamo per ultimo uomo come inteso da Nietzsche e da Fukuyama? L’ultimo uomo nasce dopo l’Illuminismo, con la morte di Dio come idolo totalitario delle masse. Alla morte di Dio, l’ultimo uomo reagisce prima sostituendolo con gli ideali politici come libertà, comunismo, nazionalismo, ecc e poi con il trionfo della democrazia liberale nella seconda guerra mondiale e ancor più con la vittoria definitiva dopo il crollo del muro di Berlino, Dio e gli ideali vengono sostituiti semplicemente dalla spera privata e personale dell’individuo. Sì, perché a vincere è stata la democrazia figlia di Hobbes e Locke non quella di Hegel e Rousseau. Ha vinto una democrazia, che, forse per semplicità o forse perché strettamente derivata dal sistema economico capitalista, ha messo al primo posto la libertà negativa, passiva, cioè la libertà dalle intromissioni dello stato e degli altri individui nella sfera personale di ogni soggetto a tutto discapito degli altri due ideali democratici, cioè l’uguaglianza (che è rimasta formale e non una sostanziale uguaglianza delle condizioni) e della fraternità/comunità (che è praticamente sparita lasciando spazio ad una fredda associazione di atomi separati come è la nostra società attuale). Per Hegel e Rousseau la democrazia non poteva essere solo la semplice libertà negativa, la semplice difesa dell'”animale” autoconservazione, ma doveva essere il riconoscimento della dignità di tutti per il primo e la partecipazione per il secondo.

Ricapitolando, si è quindi affermato l’ultimo uomo e la sua sfera privata che inizialmente si estendeva anche al proprio credo religioso, poi con la secolarizzazione della società si è estesa solo fino ai partiti politici e alla classe sociale, poi dopo il crollo del muro e con la fine della società industriale, si è ridotta esclusivamente alla propria famiglia, al proprio lavoro e al proprio patrimonio ed ora con la fine della famiglia (in Svezia, che è il nostro futuro prossimo, ormai si parla apertamente della normalità di fare figli senza la necessità di un compagno), con la graduale precarizzazione della posizione lavorativa e con la grave riduzione della possibilità di ascesa sociale in una società economicamente depressa, per l’ultimo uomo la sfera personale si è ridotta fino a rappresentare solo se stesso e il suo stile di vita.

La sempre più grave riduzione della sfera privata rende l’ultimo uomo, un uomo prettamente materialista ed edonista, senza alcuna possibilità di combattere per qualcosa di valido. Il relativismo ha vinto, non è possibile tornare indietro (parliamo sempre su scala globale). Io stesso sono estremamente relativista, io stesso mi rendo conto di essere l’ultimo uomo. Se è tutto è relativo, molti ultimi uomini come me si chiedono sempre più il senso delle proprie preoccupazioni e delle piccole insignificanti battaglie quotidiane. Io ho 27 anni e voglio testimoniare anche alle generazioni precedenti, che la mia generazione ha totalmente assimilato il non senso della vita. E assimilando il non senso, si rifugge temporaneamente solo nelle cose che sembrano avere una residua importanza cioè i piaceri della vita, le distrazioni. La perdita del senso della vita, che prima poteva essere combattere e vivere per la propria fede, per la propria ideologia, per la propria famiglia o per l’ascesa personale (oggi resa a livello globale praticamente impossibile per l’uomo medio a causa della depressione cronica del nostro sistema economico, a questo proposito rimando all’articolo La necessità di superare il capitalismo) porta il piccolo uomo verso il menefreghismo totale che ovviamente porta al conseguente menefreghismo politico.
Le conseguenze dell’avvento del piccolo uomo menefreghista le possiamo  elencare:
1) Iperconsumismo: si tende a consumare, a comprare, senza alcuna vera necessità se non provare la gioia di un nuovo acquisto.
2) Astensionismo: l’astensionismo è in crescita e in un paese democratico e funzionante come la Svizzera è addirittura record. Questo dimostra l’avvento del menefreghismo politico dell’ultimo uomo che non crede più a nulla.
3) Revival estremista e terrorista: proprio in questi giorni vediamo come estremismi sconfitti dalla Storia come il nazismo stiano rinascendo e come il terrorismo di matrice islamica spesso nasce proprio nelle generazioni di giovani islamici nati in Occidente dove sono cresciuti senza una motivazione seria per vivere e quindi si sono fatti attrarre dall’ideale assolutista dell’Islam radicale.
4) Analfabetismo politico e culturale: in una società in cui ogni ideale timotico (cioè ogni tendenza emozionale e irrazionale dell’uomo) ha perso importanza sostituito dalla sola esteriorità materiale, si diffonde sempre più l’analfabetismo politico cioè l’ignoranza totale sui temi politici attuali. E gli analfabeti politici non possono essere democratici, sono ademocratici, nel senso che non sanno nemmeno il vero significato della parola democrazia (Le discussioni sul mio recente articolo Democrazia non significa dittatura della maggioranza mi hanno confermato questa tesi). E senza democratici difficilmente può esistere per molto una vera democrazia.
5) Indifferenza cronica: non sapendo per cosa combattere, gli ultimi uomini continuano strenuamente a difendere il proprio orticello e nella maggioranza dei casi sanno solo lamentarsi ed alla richiesta di impegno per cambiare le cose, rispondono con “tanto non cambia niente”. Questa indifferenza diventa sempre più profonda, addirittura la morte violenta sta diventando la normalità.
6) Alienazione: l’ultimo uomo si allontana dalla società in cui vive nella quale non riesce a trovare  soddisfazioni e si rifugia nelle droghe, nella sempre maggiore virtualizzazione, nelle crescenti perversioni (non sto criticando le perversioni in sé ma il darle un’importanza esagerata e ossessiva nella propria vita).
7) Violenza: in una società che non offre emozioni forti ne un’educazione per gestire questa mancanza, si nota una sempre più crescente voglia di violenza che sfocia in fenomeni come i migliaia di volontari nati in Occidente che si sono arruolati nell’ISIS, nelle violenze senza precedenti delle tifoserie contro persone e cose, negli atti sempre più frequenti di follia violenta individuale o addirittura per gioco.

Queste sono solo alcune delle conseguenze dell’avvento dell’ultimissimo uomo, cioè dell’ultimo uomo figlio della democrazia liberale e nato dopo la morte di Dio che però ha perso quasi totalmente la propria sfera personale, ridotta solo a se stesso e al proprio stile di vita.

Con il crollo della fede religiosa, politica, sindacale e con il crollo dei valori familiari tra l’individuo e la cratia (cioè l’insieme dei poteri che sovrastano l’individuo in un determinato sistema, quindi non solo il governo statale; concetto preso da Davide Cericola dal suo saggio Democrazia?) non c’è più alcuna separazione, e l’assenza di poteri intermedi, come anche sosteneva Tocqueville, è la strada maestra per ogni dittatura, per ogni deriva autoritaria. L’individuo sdradicato, non può nulla contro il potere. Da questo fenomeno possiamo ipotizzare alcune tendenze negative per il nostro futuro e per il futuro della democrazia:

1) DERIVA POSTDEMOCRATICA: con questo concetto sosteniamo che dal menefreghismo politico dell’uomo contemporaneo, in assenza di reazioni politiche organizzate, si possano affermare partiti postdemocratici, cioè ispirati formalmente a valori democratici ma in realtà tendenti soltanto alla gestione del potere per se stessi o per i loro finanziatori. Esempio di ciò sono gran parte dei partiti politici occidentali, a parte rare eccezioni ancora ancorate a logiche ideologiche (nazionalisti, comunisti, ambientalisti) o nate come reazione a questo fenomeno (M5S, Podemos, Ciudadanos). Negli USA, la reazione a questa deriva postdemocratica, a causa del sistema elettorale pseudodemocratico ed eccessivamente bipolare, è avvenuta all’esterno con il Movimento Occupy Wall Street o come le recenti rivolte dei Neri. Anche l’elezione di Trump potrebbe essere vista nell’ottica di una reazione ai postdemocratici. In ogni caso, in assenza di reazioni vincenti, i partiti postdemocratici sia di destra che di sinistra potrebbero affermarsi sempre più snaturando completamente la democrazia.
2) DERIVA TURCA: dalla postdemocrazia ad una vera e propria deriva autoritaria il passo è breve e in assenza di una buona cultura democratica, assenza che si accompagna al menefreghismo politico sopradescritto, partiti postdemocratici possono, grazie alla prima scusante utile (nel caso turco è un tentato golpe, in Europa potrebbe essere il terrorismo, le migrazioni o il collasso economico) sfociare nell’autoritarismo magari pure con l’appoggio degli altri partiti di opposizione postdemocratica (come sta succedendo in Turchia). E ricordiamo che la logica dello stato d’emergenza perenne, è una logica che ha portato l’estendersi delle dittature in diversi paesi medio-orientali, africani e asiatici. Quindi forse la regola è la pseudodemocrazia dittatoriale e l’eccezione siamo stati finora noi?
3) DITTATURA TECNOFINANZIARIA: già in questi anni abbiamo compreso come l’esistenza di concentrazioni di potere più potenti dello stato stesso, come la speculazione finanziaria e il sistema bancario, possa distorcere fortemente la democrazia (contro Berlusconi fu ad esempio un chiaro caso di golpe finanziario). Nel caso la dipendenza dalle istituzioni finanziarie diventasse, soprattutto in Europa, sempre maggiore, molti paesi europei potrebbero perdere la propria sovranità a causa di inevitabili commissariamenti. Questo aprirebbe la strada ad una dittatura della finanza, che potrebbe essere repressiva e dolorosa come o peggio di una dittatura militare.
4) DITTATURA CAPITALISTA (o OLIGARCHIA DELLE MULTINAZIONALI): la crisi economica assieme alle innovazioni tecnologiche stanno creando sempre più monopoli spontanei di multinazionali ormai più grandi e potenti di molti stati come Microsoft, Apple, Facebook, Google, Amazon, ecc che gradualmente stanno assorbendo fette di mercato sempre più grandi. Questo potrebbe portare in futuro, all’insignificanza del potere statale a vantaggio della dittatura capitalista di queste multinazionali sempre più grandi. Di conseguenza potrebbe convivere una democrazia formale assieme alla sostanziale dittatura di queste aziende. (Alcuni segnali si intravedono già adesso)
5) DITTATURA TECNOLOGICA ( o POST-UMANA): sempre considerando l’apatia dell’ultimo uomo, in un futuro non troppo lontano, non possiamo escludere che alcune tecnologie possano diventare così importanti per la nostra vita da invadere le regole democratiche e stravolgere la democrazia senza nessuna seria opposizione al fenomeno.
6) REVIVAL TOTALITARIO: avendo perso lo spirito democratico, dall’ultimo uomo potrebbe nascere un revival di ideologie passate come nazionalismo (probabile) o comunismo (meno probabile) e non possiamo assolutamente escludere l’instaurarsi di totalitarismi del genere; la Turchia di Erdogan, lo Stato Islamico possono esserne dei chiari esempi. La Russia di Putin la vediamo invece più come deriva postdemocratica (cioè partiti democratici formali che però pensano esclusivamente alla spartizione del potere senza alcun richiamo ideologico-politico).

Quindi, l’assenza di uomini democratici sostituiti da ultimi uomini apatici e menefreghisti, apre una prateria a possibili nuovi autoritarismi o addirittura a nuovi totalitarismi; questo a causa dell’affermarsi originario della democrazia come sostituta della vecchia monarchia assoluta. A sudditi che cedono parte della propria libertà al sovrano assoluto di Hobbes, si è passati ad essere sudditi che cedono parte della propria libertà allo stato democratico. L’unica differenza è stato un ampliamento della propria libertà negativa, della propria sfera personale, ma sempre sudditi si è rimasti. Tuttora lo stato non è visto come un Noi, ma come un’entità esterna a cui si è costretti ad obbedire. L’unica reazione a questa deriva, a nostro avviso, è la rinascita di un sentimento rivoluzionario democratico che si basi oltre che sulla libertà personale di Locke anche sul riconoscimento della dignità di tutti di Hegel e sulla partecipazione politica di Rousseau. Quello che dovrebbe ispirarci non è la democrazia passiva in cui viviamo ma la democrazia attiva, viva e virile su cui si basavano le polis greche e la Repubblica Romana (ovviamente so benissimo che molti erano esclusi da quei sistemi democratici ma questo nel nostro sistema moderno non avverrebbe). Il nuovo ideale democratico deve tornare ad affascinare, come affascinano le dittature ma senza gli effetti negativi e tragici di quest’ultime. Questo vuol dire riscoprire la partecipazione comunitaria, senza la quale la democrazia è una scatola vuota che la prima tendenza autoritaria può schiacciare.

Questo eventuale rinascimento democratico, se mai ci sarà, sorgerà soltanto quando all’ultimo uomo sarà reso impossibile sostenere il suo stile di vita a causa del strutturale collasso del capitalismo globale. Non avendo più niente, tornerà a combattere per ristabilire la propria dignità di uomo e non di fallito della propria epoca. Quello che Francis Fukuyama non aveva previsto, sostenendo che la democrazia liberale capitalista fosse la Fine della Storia, era la debolezza del capitalismo incapace di gestire l’abbondanza e la conseguente e ingestibile disoccupazione e sottoccupazione. Da questa crisi, dall’ultimissimo uomo, scaturirà o la fine della democrazia o la rinascita di una spinta democratica basata sulla dignità e sulla partecipazione e non solo sull’interesse personale. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Sono Giuseppe Cirillo alias Fenrir, l’autore di questo blog. Nei nostri articoli ci sforziamo di offrire un’angolazione e una visione diversa rispetto ai media di regime. Per qualsiasi domanda o per un’eventuale collaborazione contattami alla seguente mail: fenrir1489@gmail.com 

 


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Nel 2039 sarà vietato guidare?

Riflessioni sull’intelligenza artificiale

Democrazia non significa “dittatura della maggioranza”

dittatura maggioranza

Commentando in rete i recenti fatti turchi, ho trovato molti utenti giustificare la deriva autoritaria e l’eccesso repressivo di Erdogan con la motivazione che, in realtà, lui difende la democrazia perché eletto da più del 50% della popolazione. Ecco, in questo articolo voglio scagliarmi con estrema durezza contro questo ragionamento, che apre le porte a quella che Alexis de Tocqueville definiva dittatura della maggioranza o se vogliamo anche a quella che Polibio definì Oclocrazia cioè governo degenerato della massa. Sostenere che chi rappresenta il 50% dei consensi abbia piena legittimità a decidere tutto quello che vuole è un ragionamento estremamente immaturo che dimostra come tra i cittadini sia confuso il significato stesso di democrazia. Aprire le porte al concetto di democrazia come mero esercizio del voto e come mera determinazione di una presunta maggioranza onnipotente vuol dire spianare la strada a nuovi apartheid, a nuovi Erdogan, a nuovi Hitler (che salì al potere democraticamente), vuol dire spianare la strada all’oppressione delle minoranze che inevitabilmente poi sfocia nell’oppressione anche degli stessi cittadini maggioritari. L’intelligente anarchico Bakunin su una cosa aveva ragione quando diceva che “Io sono libero solo in quanto riconosco l’umanità e la libertà di tutti gli uomini che mi circondano”. Questo vuol dire che quando si apre la strada all’oppressione, questa come un cancro che si diffonde prima o poi colpirà anche noi e la storia dei regimi totalitari dimostra questo, dove anche i gerarchi di regime spesso vengono travolti dall’assolutismo politico. Quindi se vogliamo democrazia vera dobbiamo vaccinarci per difenderci dall’aberrante e pericoloso concetto che questa sia soltanto l’esercizio del voto e il dominio della maggioranza.

Lo scopo stesso del mio libro Libertà Indefinita, Manifesto della democrazia integrata è quello di ampliare e definire meglio il concetto di democrazia, fornendo delle basi solide. Ma cosa significa democrazia? La definizione classica è governo del popolo. Una frase che vuole dire tutto e niente, dato che la parola governo è abbastanza chiara ma popolo è solo un’idea non esiste il signor popolo che vive e decide, il popolo è un insieme di entità separate tra loro, un insieme di individui unici e ognuno di loro in una democrazia ha uguale importanza e valore. Lo stesso Tocqueville si interrogava così: “Io considero empia e detestabile questa massima: che in materia di governo la maggioranza di un popolo ha il diritto di far tutto; tuttavia pongo nella volontà della maggioranza l’origine di tutti i poteri. Sono forse in contraddizione con me stesso?”; il nostro giustamente poneva nella volontà della maggioranza la base dell’organizzazione della società ma al tempo stesso si oppone con forza al fatto che la maggioranza sia l’unica a potere, a decidere. Democrazia rimane quindi un concetto confuso, in contraddizione con se stesso, perché significa il governo (quindi volontà univoca) di una moltitudine divisa (il popolo). E’ qualcosa di paradossale, praticamente è qualcosa di metafisico, di impossibile. Nell’articolo Oltre la Democrazia? La democrazia integrata (in poche parole), ho espresso un concetto di fondamentale importanza nella mia visione e per definire in maniera matura e consapevole cos’è la democrazia: Popolo siamo tutti, ma popolo è anche ognuno di noi. Cosa vuol dire questa affermazione? Vuol dire dare al singolo pari dignità, pari importanza rispetto a tutta la popolazione. Il popolo è un’illusione, è solo l’insieme degli individui. Quindi per dare potere al popolo, per attuare il governo del popolo, la democrazia, è necessario dare all’individuo il potere, il massimo potere possibile. Ma cosa significa massimo potere possibile? Significa ricercare la massima ed ottimale distribuzione del potere. Facevamo prima a dire eguale distribuzione del potere? No, perché eguale distribuzione non significa necessariamente massimo potere (facendo un esempio rapido, in ambito elettorale, un sistema proporzionale puro garantisce una eguale distribuzione del potere per elettori ed eletti ma spesso provoca ingovernabilità che diminuisce il potere di ognuno di noi).

Quindi, data l’impossibilità di esprimere con certezza scientifica cosa sia una democrazia, noi pensiamo alla democrazia come continua ricerca degli strumenti necessari per garantire la massima distribuzione del potere possibile, quindi più come una direzione che come un regime chiaramente identificabile. Una direzione tesa ad contrastare qualsiasi ingiusta e dannosa (per l’individuo-popolo) concentrazione del potere, che questa sia una maggioranza vincitrice, ma anche che siano minoranze organizzate (come banche, lobby, partiti) o individui potenti. Perciò più che definire uno democrazia o non democrazia, possiamo più che altro darne un indice di democraticità. La sufficienza in quest’indice è sicuramente rappresentata sia da libere elezioni ma anche da fornire alcuni strumenti per difendersi dal governo e quindi dalla maggioranza come una giustizia indipendente, un’informazione libera, la libertà di associazione; già quando si chiudono i giornali e si arrestano i giudici anche se il governo è eletto democraticamente come in Turchia, siamo già sotto il livello di sufficienza democratica. La massima democraticità sarebbe uno stato con libere elezioni, giusta distribuzione della ricchezza (che anche qui non significa uguale ma libera dalle attuali distorte concentrazioni di potere), equilibrata divisione dei poteri collettivi e la presenza di tutti gli strumenti necessari per dare la possibilità all’individuo di esercitare potere anche se in minoranza. Nel mio libro sulla democrazia integrata ho individuato gli strumenti di base necessari all’individuo per vivere in una democrazia reale, ma assolutamente questi non bastano, la ricerca continua. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione e dai un’occhiata al nuovo sito del Movimento politico Rivoluzione Libertaria.banner liberta indefinita
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Il picco del lavoro: in futuro non lavoreremo più.

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Abolire il quorum e adottare la democrazia diretta

Oltre la democrazia? La democrazia integrata (in poche parole)

USA: la guerra civile è inevitabile?

Abolire il quorum e adottare la democrazia diretta

democrazia direttaDato il referendum odierno (tra parentesi, invito tutti ad andare a votare, ogni voto è un piccolo schiaffo a Renzi, a Napolitano e alle consorterie che li supportano), non potevo esimermi dal parlare di democrazia.

Partiamo dal quorum. Esso è il simbolo dello schifo ideologico e politico in cui è immersa l’Italia. Praticamente i politici si appoggiano sugli astensionisti cronici (tra cui ci sono ignoranti, menefreghisti, astensionisti per principio, ma anche persone malate o psicologicamente non interessate al voto) per mantenere e difendere il loro potere (infatti nell’analisi post-voto per sancire il vincitore, al di là del quorum, dobbiamo depurare il dato odierno dall’astensionismo cronico, quantificabile in circa 20%). Inoltre il quorum è sbagliato perché premia il menefreghismo e non riconosce l’impegno di chi almeno ha avuto la volontà di informarsi e alzare il fondoschiena, fare quattro passi e votare. Quindi un’istituzione che va totalmente contro anche alla nostra idea, di premiare l’intensità del voto, già vista in altri articoli e nel libro Libertà Indefinita.

Per quanto riguarda la democrazia diretta, sicuramente è necessario un passaggio ad una democrazia diretta di tipo svizzero, quindi propositiva ed abrogativa senza quorum. Ma a mio avviso, non basta solo passare al modello svizzero. Innanzitutto, la democrazia diretta deve essere di tipo digitale, è assurdo spendere decine di milioni in queste consultazioni fisiche, quando basterebbe creare degli account con sistema di sicurezza di tipo bancario. E non venite a dirmi che si perderebbe la segretezza del voto, perché basterebbe fare un sistema di voto di 48 ore, dove si può cambiare il proprio voto più volte e la segretezza sarebbe mantenuta. Poi ognuno voterebbe da casa sua, nessuno potrebbe sapere cosa vota.

Altra proposta che mi viene in mente è quella di rendere la democrazia diretta totale. Cioè senza rinunciare al Parlamento, ma dando la possibilità, sempre da un account apposito, al cittadino, di sostituire i propri rappresentanti e votare direttamente ad ogni cosa che si vota al Parlamento. Faccio un esempio. Ipotizziamo un parlamento di 100 deputati e io decido che per la votazione sull’intervento in Libia, voglio votare direttamente, perché il partito che ho votato vota in maniera diversa. Cosa succederebbe? Che se prima i 100 deputati rappresentavano il 100% degli elettori, decidendo di votare direttamente io voterò, ipotizzando  10 milioni di elettori, una percentuale di uno su dieci milioni, diluendo il potere dei deputati eletti. Se tutti i cittadini votassero direttamente, la volontà dei deputati non si azzererebbe ma si diluirebbe fino al 50%. Ovviamente, il diritto potrei esercitarlo solo se voglio votare sì o no, se mi astengo il mio voto tornerebbe ai deputati eletti, quindi non verrebbe conteggiato. Questo sistema lascerebbe sempre al Parlamento la sua funzione di direzione e di più approfondita analisi legislativa, ma darebbe la possibilità al popolo di ridimensionarne il potere se va troppo contro la volontà popolare stessa. Questo strumento si affiancherebbe poi a referendum propositivi e abrogativi sul modello svizzero, ma digitali, come scritto prima.

Una prima critica, assolutamente motivata, alla democrazia diretta, è che il popolo spesso non ha la competenza per votare. Questo è vero non tutti, anzi forse la maggioranza della popolazione, spesso non possiede le minime informazioni e competenze per votare, è questo normale, dato che non tutti si interessano di politica o dei temi oggetto dei referendum. Per ovviare a questo problema, credo debba essere creato un sistema di patente civica. Ad esempio per poter votare si debba superare un esamino per la patente civica, dove poter testare le conoscenze politiche, storiche e civiche del cittadino. Questa patente di base per poter accedere al sistema di democrazia diretta, per poter avere il diritto di votare anche tutte le votazioni parlamentari credo debbano esserci ulteriori esami di tipo politico, economico, ecc che consentano di poter sostituire se necessario i proprio rappresentati su votazioni su determinati temi specifici (un po’ come le diverse patenti di guida). Quindi una patente civica di base e altre più specifiche. Questo sarebbe anche un modo per premiare l’interesse e l’impegno e disincentivare il menefreghismo. E’ una limitazione del suffragio universale? Sì ma solo teorica dato che tutti con un impegno minimo potrebbero sostenere il test di base, che deve poter essere superato con un impegno massimo di studio e informazione di un mese (questo perché non vogliamo creare degli esami di laurea, ma solo dei patentini). Sembra una proposta complicata a dirsi, ma con regole e con un sistema chiaro non sarebbe molto difficile. Inoltre abolendo il quorum, anche se solo il 10% della popolazione andasse a votare, il voto sarebbe valido, e gli altri non potrebbero lamentarsi dato che tutti se si impegnano un minimo potrebbero superare il test.

Altra proposta è quella di premiare l’intensità del voto, non solo la quantità, come accennato nell’articolo Democrazia da correggere. Oltre alle proposte indicate, cioè degli strumenti per potenziare il proprio voto, ad ogni quesito referendario sarebbe necessario dare di base una certa intensità al voto di ognuno di noi. Ad esempio su questo referendum sulle trivelle, il voto di chi ci lavora sopra, o di chi abita sulle coste interessate, o il voto degli operatori turistici dovrebbe essere maggiorato rispetto al mio che abito in una città lontana dal mare, vado poco al mare in Italia, consumo relativamente poco petrolio, e non ho nessun legame diretto con i settori economici interessati. O ancora su un referendum ad esempio sull’eutanasia, il mio voto che sono giovane e in buona salute, dovrebbe contare mille volte meno rispetto al voto di un malato terminale che vorrebbe poter decidere se accorciare o meno le proprie sofferenze. Sicuramente creare degli strumenti per aumentare il peso del proprio voto è abbastanza fattibile, mentre quello di valutare quanto si è coinvolti dalla votazione è molto più difficile da attuare. In qualsiasi caso è bene iniziare una riflessione e una ricerca sull’intensità del voto che è qualcosa di naturale, che vale implicitamente in tutti i piccoli gruppi. Ad esempio, mettiamo cinque amici in auto che vogliono fare quattro ore di autostrada senza fermarsi per arrivare prima a destinazione, se uno di loro ha mal di pancia e deve andare in bagno farà fermare tutta la compagnia, perché il suo bisogno, anche se minoritario, è più intenso rispetto a quello degli altri ragazzi. E così anche in uno stato è necessario che anche l’intensità e non solo la quantità sia valutata.

Ricapitolando, per attuare una democrazia diretta completa per me sono necessarie le seguenti riforme:

1) Abolizione del quorum
2) Referendum propositivi e abrogativi
3) Account telematici per votare
4) Possibilità di sostituire i propri rappresentanti
5) Patentini civici
6) Strumenti per valutare l’intensità del voto

Ed oltre a questi strumenti, che servono per migliorare l’espressione della volontà popolare, si affiancherebbero gli strumenti della democrazia integrata che servono invece a difendere l’individuo dalla volontà popolare stessa dandogli la possibilità di mantenere ed esprimere la propria libertà. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Sono Giuseppe Cirillo alias Fenrir, l’autore di questo blog. Nei nostri articoli ci sforziamo di offrire un’angolazione e una visione diversa rispetto ai media di regime. Per qualsiasi domanda o per un’eventuale collaborazione contattami alla seguente mail: fenrir1489@gmail.com 

 

Referendum trivelle 17 aprile 2016: Io voterò

Il falso problema dell’invecchiamento della popolazione

Il picco del lavoro: in futuro non lavoreremo più

Democrazia da correggere

Oltre la democrazia? La democrazia integrata

 

Il picco del lavoro: in futuro non lavoreremo più

fine del lavoroSono molto interessato agli articoli che trattano di deflazione tecnologica cioè di quel processo grazie al quale, attraverso nuove innovazioni, usufruiamo di più ricchezza con meno costi e meno lavoro. Rischio Calcolato è un sito che segue approfonditamente questo processo ed ho letto con interesse uno degli ultimi articoli a riguardo: Lavorerete per qualcosa di meglio. Voglio però citare una parte dell’articolo con cui non mi trovo d’accordo: Sono ridicole le urla da checche isteriche contro l’automazione industriale, piuttosto bisognerebbe cominciare a pensare a politiche di ricollocamento della forza lavoro in eccesso mentre il periodo di crisi da un passaggio di paradigma industriale non abbia già creato i nuovi mestieri. Ecco, è questa ultima parte che non mi convince per niente. Funny King (l’autore di Rischio Calcolato), basandosi su cosa è avvenuto nelle precedenti rivoluzioni industriali e tecnologiche, pensa (giustamente) che quando cambia un paradigma produttivo, molte persone vengano colpite e i loro mestieri eliminati e progressivamente nascano nuovi mestieri. Ma attenzione che la Storia fa rima, ma non si ripete. Mai. E il futuro è sempre diverso da come uno se lo possa aspettare guardando al passato.robot muratore

Ma cosa differenzia la situazione attuale rispetto alle precedenti rivoluzioni? Lo scopo di questo articolo è quello di dimostrarlo. La differenza, ad esempio, con la Prima e la Seconda Rivoluzione Industriale è che quella, ha creato nuove tecnologie, che effettivamente hanno semplificato la vita e la produzione, ma al tempo stesso ha creato nuovi bisogni, bisogni significano iniezioni di scarsità, di non soddisfazione, e la scarsità, come sa chi ci legge, è la condizione su cui si basa l’attuale sistema capitalista, ma su cui si sono basate anche le economiche pianificate ormai quasi del tutto scomparse o ridimensionate. La grandissima differenza con questa, se vogliamo chiamarla, Quarta o Quinta Rivoluzione Industriale, è che ormai, quasi tutti i bisogni sono soddisfatti, certo potrebbero sorgerne dei nuovi come le realtà virtuali o viaggiare nello spazio o chissà cos’altro, ma i bisogni principali sono ormai soddisfati ed anche il lusso, che poteva essere una molla per creare ulteriore scarsità, sta perdendo progressivamente il suo appeal. Questo non vuol dire assolutamente che non ci sia più nulla da creare, ma che qualsiasi nuova innovazione non è che un rendere più efficienti quelle precedenti (ovviamente non tutte sono così, ma un buon 80%) e rendere più efficiente senza creare ulteriori bisogni crea deflazione diffusa. Quali invenzioni-innovazioni possiamo aspettarci dal futuro? Fusione nucleare, rinnovabili più performanti, treni che viaggiano a mille orari, auto che consumano poco e non inquinano, applicazioni per semplificare la vita, guida automatica, wifi gratuito e diffuso, robot che ci puliscono casa, nanotecnologie, tutte cose che creano si un nuovo prodotto da consumare, ma che ci fanno risparmiare. Quindi sempre più deflazione tecnologica reale. Mentre quella del passato era solo deflazione tecnologica apparente, perché creava nuove tecnologie ma anche nuovi bisogni, adesso si creano nuove tecnologie sempre più efficienti nel soddisfare bisogni già abbastanza soddisfatti. Un esempio: Whatsapp. E’ vero questa applicazione ha creato il bisogno di possederla, ma pagando meno di un euro all’anno si risparmiano potenzialmente decine di euro di sms. Oggi come oggi si creano quindi dei bisogni che però ci fanno abbondantemente risparmiare su altri. Quindi questa è deflazione tecnologica reale. Ed è un fenomeno bellissimo, ma che mette irrimediabilmente il capitalismo in una crisi cronica. Ed infatti lo vediamo da soli come la disoccupazione stia diventano endemica in parecchi stati. Ed anche se dovessero sorgere nuovi bisogni oggi inimmaginabili, con la robotizzazione, saranno probabilmente i robot a soddisfarli di conseguenza non si avrebbe comunque nessun miglioramento a livello occupazionale.treno sottovuoto

Quindi abbiamo da una parte una massa di disoccupati e sottoccupati, dall’altra l’abbondanza di risorse e servizi in eccesso. E le due parti non riescono ad incontrarsi. Questa è la problematica alla quale ci riferivamo nell’articolo, La necessità di superare il capitalismo, cioè l’incapacità strutturale del sistema capitalista di distribuire l’abbondanza, dato che appunto esso, si basa, per definizione, sul capitale, che è il contraltare della scarsità sistemica. Ma se c’è abbondanza il capitale muore ed è quello che vediamo sotto i nostri occhi, con il saggio d’interesse diventare negativo e con la proprietà diventare un costo e non una rendita.
Nell’articolo che abbiano analizzato, Funny King ci parla del passaggio da una società di produttori di hardware, ad una società di creatori di software. Questo è molto interessante. L’umanità è a mio avviso è passata e passerà in questa fasi:

1) FASE DI IPER-SCARSITA’ (4000 a.C – 1700 d.C)
TIPO DI PRODUTTORI: DI SUSSISTENZA
TIPI DI GOVERNO: DISPOTISMI, IMPERI, MONARCHIE (necessari per gestire folle affamate e situazione di emergenza continua)
REGIME POLITICO ED ECONOMICO DOMINANTE: ASSOLUTISMO

2) FASE DI SCARSITA’ (1700 d.C – 2000 d.C)
TIPO DI PRODUTTORI: DI HARDWARE
TIPI DI GOVERNO: DEMOCRAZIE CAPITALISTE, REGIMI SOCIALISTI ( necessari in entrambi i casi per gestire e distribuire la scarsita’)
REGIME POLITICO ED ECONOMICO DOMINANTE: CAPITALISMO

3) FASE DI MODERATA ABBONDANZA (2000 d.C – 2050? d.C)
TIPO DI PRODUTTORI: DI SOFTWARE
TIPI DI GOVERNO: ATTUALMENTE ANARCHIA  DEMOCRAZIE CAPITALISTE IN CRISI, DITTATURE
REGIME POLITICO ED ECONOMICO DOMINANTE: ANCORA NON PERVENUTO

4) FASE DI ABBONDANZA (2050 d.C – ?)
TIPO DI PRODUTTORI: AUTOMATIZZATI
TIPI DI GOVERNO: ? – DEMOCRAZIA INTEGRATA : )
REGIME POLITICO ED ECONOMICO DOMINANTE: BASATO SULL’INEVITABILE SOCIALISMO TECNOLOGICO (anche se probabilmente non verrà usato il termine socialista che è inestricabilmente legato alla mancanza di libertà)

Quindi l’avvento come principale classe di produttori, dei creatori di software sarà una caratteristica del nostro attuale periodo storico, che abbiamo definito in altri articoli TRANSIZIONE POST-CAPITALISTA. Cosa caratterizza questa transizione? La permanenza del regime capitalista senza avere più il consenso diffuso tra la massa e senza essere più in grado di uscire in maniera duratura dalla crisi. Questa transizione è quindi una fase di crisi costante, con un sistema che per la sua stessa struttura non è in grado di risolvere. Detto questo, l’avvento dei creatori o gestori di software non può ovviamente compensare il pesante calo dei produttori di hardware, che sono ed erano una massa di persone, mentre i creatori sono una minoranza. In questa fase di crisi quindi, abbiamo piccoli gruppi che si avvantaggiano e una massa di persone che vengono gettate senza via d’uscita nella disoccupazione e una deflazione tecnologica imperante ed ormai esponenziale eliminare sempre più categorie di lavoratori: in primis vedremo la scomparsa dei taxisti, degli autisti, poi di tutti quei lavori ripetitivi e facilmente programmabili in un automa, come le pulizie, la produzione industriale e poi, e noi forse lo vedremo, ci sarà l’avvento dell’intelligenza artificiale, che non vuol dire che i robot avranno un’anima o una coscienza ma che saranno in grado di ragionare, imparare e risolvere problemi. auto-senza-pilota-google-carCon l’intelligenza artificiale spariranno gradualmente tutti i lavori, in quella che abbiamo sopradefinito FASE DI ABBONDANZA. Gli unici lavori che probabilmente continueranno ad esistere saranno quelli artistici, creativi e personali, forse i ricercatori, ma anche li la concorrenza diventerà enorme, (dato che esisterà una massa di persone che si dedicherà alle arti ed alla scienza) ed inoltre anche gli stessi robot potranno evolvere anche a livello artistico. Quindi è inevitabile, in futuro non lavoreremo e potremo dedicarci alle nostre passioni o ai nostri hobby. Anzi possiamo dire che il lavoro continuerà ad esistere come hobby  L’unico problema è che dobbiamo passare dalla fase tre, dalla fase di transizione, dagli esiti imprevedibili. Anche questa fase per essere risolta avrà bisogno di soluzioni politiche per gestire la massa di disoccupati e l’impossibilità di distribuire l’abbondanza. Il reddito (o dividendo) di cittadinanza può essere un buon palliativo, ma bisognerà pensare anche ad altre soluzioni, ovviamente senza passare da eccessi statalisti, anzi puntando ad aumentare la libertà individuale come proposto nel mio libro Libertà Indefinita con il concetto di Democrazia Integrata. Quindi non aspettatevi nuovi mestieri (si qualcosa si, ma non abbastanza per frenare la disoccupazione), il lavoro umano va verso la sua meritata fine, i nostri figli forse, ma sicuramente i nostri nipoti, saranno liberi dal lavoro. Come detto sopra il problema è passare dalla fase di transizione e in questa fase ci sono parecchi rischi, dato che i conflitti armati, creando distruzione e quindi nuova scarsità, danno linfa nuova al sistema capitalista. In qualsiasi caso, ad eccezione di un conflitto nucleare o di apocalittici disastri ambientali, anche se più lenta di quanto potrebbe essere, la deflazione tecnologica porterà inevitabilmente alla fine del nostro sistema. Concludo dicendo che i nostri figli non lavoreranno per qualcosa di meglio, non lavoreranno proprio e saranno di fronte alla piena libertà. Spero che sappiano gestirla al meglio, se un meglio esiste ( sì sono un relativista estremo). Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Sono Giuseppe Cirillo alias Fenrir, l’autore di questo blog. Nei nostri articoli ci sforziamo di offrire un’angolazione e una visione diversa rispetto ai media di regime. Per qualsiasi domanda o per un’eventuale collaborazione contattami alla seguente mail: fenrir1489@gmail.com 

 

 

Scenari per il 2016

Io non ci credo

I profughi devono essere respinti?

L’utilità del nemico islamico

La manovra di Renzi? E’ filo-capitalista

Il dollaro sta per disintegrarsi

Il non-futuro della famiglia

esempio di famiglia tradizionaleAccade forse non di rado che uomini dalle aspirazioni alte e nobili debbano superare la lotta più dura nell’ infanzia ……. se si è provato qualcosa di simile, nella vita non potremo mai consolarci di sapere chi sia veramente stato il nostro nemico più grande e pericoloso (la famiglia).    F.Nietzsche

La famiglia deve essere superata.    Osho

Oggi si celebra il Family Day ipocrita manifestazione collettiva come non se le vedevano da tempo, però utile a dividere il gregge tra famiglia “tradizionale” e famiglia “arcobaleno”, mentre sullo sfondo si consumano drammi di portata storica come la crisi irreversibile del capitalismo, la terza guerra mondiale liquida e dissoluzione del tessuto sociale, economico e produttivo. Detto questo, che appartiene alla classica strategia del Divide et impera tipica dei nostri media di regine, Noi, più libertari dei libertari, figli di Max Stirner non potevamo sottrarci nel parlare di questo argomento, ma saremo estremisti, quindi invito le anime belle tra di voi, a non continuare la lettura, adatta solo agli spiriti liberi.

Per prima cosa oggi in piazza non vediamo fascisti contro progressisti, assolutamente no. In piazza vediamo conservatori liberali contro progressisti. Perché la famiglia è l’unica comunità che sta a cuore alla destra conservatrice, un’estensione della proprietà materiale dell’individuo, tutte le altre comunità non contano. La famiglia prima di tutto, naturale estensione e, ripeto, proprietà del capofamiglia. E questo mio discorso è confermato dalla brillante mente dissidente di Lorenzo Vitelli, che nel suo articolo Quella carcassa della “famiglia tradizionale”, paradossalmente. dal punto di vista del più autentico conservatorismo dissidente dimostra cosa realmente stanno difendendo i manifestanti del Family Day, cioè qualcosa di morto e slegato da ogni concetto tradizionale e comunitario, la famiglia ad uso e consumo, per certi versi molto simile a quella arcobaleno. Una disquisizione profonda che inoltre chiarisce la posizione dei tradizionalisti di ispirazione fascista: la loro vera posizione è che la comunità viene prima della famiglia; e’ vero Mussolini ed Hitler esaltavano la famiglia tradizionale ma non come estensione della proprietà borghese ma come mattone della più importante collettività che inevitabilmente veniva prima della famiglia, si era prima di tutto membri della società fascista o nazista e solo in secondo luogo padri, moglie e figli. Quindi prima distinzione: in campo abbiamo destra conservatrice liberale contro progressisti di sinistra, non la destra conservatrice tradizionale che pur simpatizzando per la famiglia tradizionale, ha più a cuore la comunità totale.

Seconda cosa, cito il mio amico Davide Cericola: Ecco: questo mi pare importante.Poiché è impensabile andare a dire che un gay non può amare il proprio compagno, la vera domanda è: che cosa vogliono salvare i contrari?
Un tipo di società. Il tipo di società che ha creato la famiglia tradizionale.
Un tipo di società dove l’economia dipende dal numero di braccia che la famiglia ha, un tipo di società dove il 90% della popolazione viveva di stenti, e faceva della parsimonia uno stile di vita.
Un tipo di società dove il divorzio non era pensabile perché (e cito un altro documento letto qualche ora fa) “mettersi ogni giorno in croce per la famiglia è un valore”.
Un tipo di società dove il padre comanda, la moglie fa da vassallo e comanda solo sui figli, e i nonni e i parenti anziani vanno accuditi, ascoltati, e rispettati.
Manca solo un elemento nella famiglia. I figli. Quelli che non contano un…
Io dico che tale famiglia se funziona è ottima, ma se non funziona è masochismo allo stato puro.
Ecco di questa citazione condivido tutto. Quindi cosa veramente vogliono difendere i manifestanti del Family Day? Sempre citando Nietzsche, a proposito di una malattia: sei malato perché ti ha colpito una malattia, o dato che sei debole di tuo sei vulnerabile alla stessa? Applicando questo ragionamento alla famiglia, la famiglia tradizionale è indebolita dalle politiche moderne o dato che è sempre stata intrisecamente debole viene quindi indebolita? Se la famiglia tradizionale era una comunità così perfetta e autonoma come mai, senza la protezione dello stato, si squaglia come neve al sole? Perché i conservatori liberali adesso chiedono aiuto allo stato per bloccare altre tipologie di famiglie? L’unico discorso serio e più facilmente condivisibile che fanno i conservatori, più che la negazione del diritto a sposarsi, che infatti non trova molti consensi e il discorso sul vietare l’adozione a genitori gay, perché in questo caso si minaccia un individuo che non può difendersi che deve ancora formarsi, quindi si minaccia la sua formazione. Ma oltre ciò non vedo molto per cui valga la pena difendere la famiglia tradizionale moderna. Personalmente io sono figlio di una famiglia tradizionale che per mia fortuna non essendo religiosa e tantomeno ideologicamente schierata mi ha lasciato la possibilità di formare un mio pensiero autonomo senza dogmi. Io stesso mi sono sposato e vorrei dei figli, quindi dal punto di vista strettamente egoistico io dovrei essere lì al Family Day a manifestare per la famiglia tradizionale ed anzi vorrei sicuramente più sostegno, anche economico, da parte dello stato, alle famiglie tradizionali. Questo dal punto di vista personale, ma io scrivo per parlare in senso generale e in questo senso la famiglia tradizionale per me può essere superata e voglio spiegarvi il perché.

Non nascondo che Nietzsche e Osho hanno formato in maniera importante il mio punto di vista, che per fortuna posso dichiarare libero da ogni moralità, quindi amorale, detto questo suggerisco proprio un link di Osho sulla famiglia, tralasciate pure le considerazioni spirituali se non vi interessano, il discorso sui rapporti familiari è interessante, ecco il link all’articolo. Lo so, all’inizio sono considerazioni indigeste, ma piano piano inizierete a crederle vere anche voi, magari non subito, con il tempo. Detto questo cos’è la famiglia tradizionale attuale? E’ un’istituzione ipocrita dove due persone che dovrebbero amarsi cercano l’appoggio di un potere superiore per limitare la propria libertà in futuro. E’ inoltre un’istituzione dove, passata la prima fase di innamoramento, la grande maggioranza dei rapporti si basano sulla convenienza economica, sulla comodità di stare assieme, sulla difficoltà burocratica e finanziaria di separarsi, sul giudizio degli altrisulla paura di rimanere soli, se va bene sull’affetto o sul fatto che non si vuole ferire l’altro partner, in rarissimi casi sull’amore dall’inizio alla fine. E’ inutile che magari commentiate dicendo: nel mio caso non è così oppure i miei nonni si sono sempre amati, ecc… i casi particolari veri o no che siano non mi interessano, io sto guardando la realtà attuale dove quasi dieci milioni di uomini sono clienti di prostitute e trans (in Italia), dove il tradimento è all’ordine del giorno, dove alle prime difficoltà economiche ci si separa, senza contare le innumerevoli tristi realtà di abusi e di violenze fisiche e psicologiche. Gli stessi principali sostenitori politici della famiglia tradizionale sono puttanieri, separati, frequentatori di ragazzine e trans oppure single senza famiglia.
Ma tornando ai matrimoni gay, se i conservatori non possono vietare ai gay di amarsi tra loro, possono però con importanti motivazioni vietare l’adozione di minori, con la giustificazione che viene messa in discussione la libertà e la formazione del minore stesso. Ma quindi, se i gay non sono adatti a formare dei bambini chi è adatto? La domanda è importantissima perché considerando gli innumerevoli casi di violenze domestiche, gli abusi, le pressioni psicologiche e tantissime altre problematiche, quante famiglie etero riuscirebbero a formare i propri figli in maniera veramente equilibrata? Io dico nessuna famiglia, perché per quanto si possa essere intelligenti ed equilibrati, inevitabilmente sui nostri figli si riverserà la nostra mentalità, le nostre aspettative, le nostre frustrazioni. Nel mio libro Libertà Indefinita auspico la democratizzazione o il ridimensionamento dei poteri che minacciano la libertà come lo Stato, i partiti, il capitale concentrato, il sistema bancario, l’informazione di regime, ma l’ultima concentrazione di potere che minaccia la libertà individuale, è terribile dirlo, ma è proprio la famiglia, la famiglia è la causa primaria di moltissime problematiche personali di ognuno di noi e inevitabilmente ha pesantemente influenzato la nostra formazione, ci ha creati nel bene e nel male. Quindi, il cittadino libero del futuro, a mio avviso, oltre tutte le concentrazioni di potere, deve superare anche la famiglia. Perché mentre padre e madre hanno scelto volontariamente di unirsi, come ricordava Davide Cericola, l’anello più debole della famiglia sono i figli, loro non contano niente. Di conseguenza, un sistema che voglia garantire la massima libertà, dovrà difendere l’oppressione degli zero sociali, quindi i figli dovranno essere liberi dalle loro famiglie. E su questo, condivido in pieno il pensiero di Osho. A mio avviso, i figli dovranno nascere liberi o da mamme professioniste o da supporti tecnologici e vivere in comunità di bambini ed educati fino a 15 anni, in maniera generalista attraverso una formazione oggettiva, senza alcuna influenza politica e filosofica (pensiero politico o filosofico che poi potranno sviluppare in maniera indipendente ottenuti gli strumenti conoscitivi necessari). Ovviamente un sistema del genere necessità di una radicale riforma dell’istruzione, ma questo è un altro discorso. Da questo sistema usciranno spiriti liberi non gravati da nessuna aspettativa e senza radicate pressioni psicologiche, la diversità e molteplicità dell’Umanità ne risulterebbe arricchita.

Concludiamo elencando le quattro principali evoluzioni della famiglia del futuro:

1) SFALDAMENTO CAPITAL-COMUNISTA: la famiglia tradizionale si sgretola sotto i colpi della crisi economica e delle nuova mentalità arcobaleno. E’ l’avvento di una società più libera ma con la popolazione atomizzata e sradicata da ogni tipo di comunità. E’ la strada attuale, purtroppo ad ALTA PROBABILITA’.

2) RINASCITA DELLA FAMIGLIA TRADIZIONALE: se non avvengono sorprendenti colpi di coda o un’invasione islamica, difficilmente questo scenario potrà realizzarsi. La famiglia tradizionale è sempre stata debole e senza un supporto statale o comunitario non può sopravvivere.

3A) FINE DELLA FAMIGLIA, AVVENTO DI UNA SOCIETA’ LIBERA: grazie all’attuale crollo del sistema sia a livello economico, che politico e sociale, e probabilmente anche per motivi demografici, in un futuro non proprio prossimo, potrebbe attuarsi una comunità senza famiglia, dove gli individui nascono liberi e muoiono liberi e dove la comunità diventa un’enorme famiglia allargata. Ovviamente una scenario del genere necessità di un importante cambiamento del sistema formativo e dell’intero sistema politico ed economico. La fine del capitalismo e l’avvento della società dell’abbondanza, potrebbe favorire questo scenario. Questo scenario sarebbe l’ideale completamento dell’ estremo individualismo con l’ estremo comunitarismo.

3B) FINE DELLA FAMIGLIA, AVVENTO DI UNA SOCIETA’ TOTALITARIA: dallo sfaldamento attuale della famiglia, non è escluso che in futuro, nel mondo, non si manifestino forme di controllo demografico totalitarie, dove fare figli sarà proibito e dove lo stato gestirà eventuali nuove nascite. A prima vista questo non si discosta molto dallo scenario 3A, solo che se questo si dovesse realizzare sotto un regime non-democratico o pseudo-democratico c’è il forte rischio che i nuovi individui senza famiglia vengano formati in modo totalitario secondo le esigenze del regime, cosa sicuramente definibile come distopica e lontana dal punto 3A che invece prevede una formazione puramente oggettiva (che fornisca gli strumenti, non le conclusioni) senza influenze statali. Uno scenario del genere dovrebbe assolutamente essere combattuto. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Scenari per il 2016

Io non ci credo

I profughi devono essere respinti?

L’utilità del nemico islamico

La manovra di Renzi? E’ filo-capitalista

La necessità di superare il capitalismo

La necessità di superare il capitalismo

Caduta capitalismoQuando si discute su delle ideologie è necessario essere pronti a ricevere insulti o critiche di ogni genere, lo scopo di questo articolo non è però esclusivamente quello di polemizzare o criticare ma vorrebbe avere uno scopo costruttivo, quello di riflettere su qualcosa di nuovo.
E’ necessaria però una premessa: chi scrive non è ideologicamente statalista (quindi comunista, socialista, populista, corporativista o fascista) e neppure filo-capitalista (quindi liberale, neo-liberale, libertariano o anarco-capitalista). Chi scrive ha scritto un modesto trattato politico, Libertà Indefinita, il cui scopo è quello di proporre un sistema che fornisca agli individui il massimo potere possibile, quindi la massima e ottimale distribuzione del potere. Questo per farvi capire che sono ostile a qualsiasi eccessiva concentrazione del potere sia statalista che capitalista. Concentrazione del potere che inevitabilmente porta qualcuno, definibile tranquillamente come parassita, ad ottenere dei pasti gratis sulle spalle degli altri, sia nello statalismo che nel capitalismo (eh si).
Seconda premessa: capitalismo ed economia di mercato non sono assolutamente la stessa cosa. Anche se il dibattito politico ed economico ci ha abituato a considerare il capitalismo e l’economia di mercato come identici e di conseguenza a considerare i nemici dell’uno come i nemici dell’altro, non è assolutamente così. E’ vero, viviamo in una economia di mercato basata sul capitale privato, ma il mercato esisterebbe anche senza la fossilizzazione della ricchezza, cioè senza il capitale. Ad esempio, immaginate chi vende semplicemente il suo lavoro come un decoratore o un qualsiasi professionista, esso si può gettare nel mercato semplicemente vendendo il suo tempo, il suo lavoro e l’economia di mercato funzionerebbe anche senza capitale, regolando il prezzo del tempo di ogni lavoratore. Il capitale fornisce, invece, un vantaggio a chi lo possiede potenziando il valore del proprio lavoro (il capitalista guadagna molto di più di quanto effettivamente merita grazie al fatto di possedere una rendita sul proprio capitale), quindi meno è rilevante il capitale in economia più paradossalmente l’economia di mercato funziona al meglio senza distorsioni e come dimostrato da Piketty, le epoche di maggior crescita sono quelle in cui il capitale conta di meno, invece le epoche di crisi sono quelle in cui il peso del capitale è più schiacciante. Su questo punto possiamo parlarne per giorni, ma la mia seconda premessa è in sintesi: non confondete economia di mercato con capitale, sono due cose distinte. Io sono favorevole al primo, meno all’eccesso del secondo.

Fatte queste doverose premesse passiamo alla riflessione di oggi sul capitalismo. Tre fatti mi hanno spinto a scrivere questo articolo:

petrolio crollo1) In questi giorni di alti e bassi borsistici, mentre torno a casa dal lavoro, sento il notiziario della radio enunciare: rimbalza il petrolio, crescono le borse. Io che sono appassionato di economia, sono consapevole che il prezzo è in fondo un misuratore della scarsità (più una cosa costa, più è scarsa, più è difficile da ottenere). E quindi ho capito una cosa, il nostro sistema rappresentato dalle borse (ormai divenute più importanti dell’economia reale) festeggia quando aumenta la scarsità. Questo deve palesare la perversione del nostro sistema che ha bisogno di penuria, scarsità, povertà per sopravvivere. Qualsiasi naturale e normale comunità del passato, festeggiava un buon raccolto, una buona annata e si rattristava nel caso questa non si verificasse. Ora è il contrario, qualsiasi evento naturale e non, creasse penuria di una materia prima, il nostro sistema festeggerebbe. Quindi prima riflessione: chi possiede questo sistema ha uno scopo diverso dal 99% della popolazione: loro vogliono più scarsità, più povertà; noi vogliamo ricchezza, abbondanza. Siamo inesorabilmente contrapposti.

rivolte tunisia2) In Tunisia sono scoppiate rivolte diffuse. Stavolta non si chiede niente di politico o religioso, ma qualcosa di semplice: lavoro e quindi un reddito per sopravvivere. Grazie alla strategia della terra bruciata dell’ISIS il paese è travolto dalla disoccupazione e la gente è costretta a scendere in piazza. E non si fermerà perché ormai non ha più nulla perdere. E dobbiamo abituarci alle rivolte causate dalla disoccupazione perché diverranno una costante in quella che ho chiamato in altri miei articoli, transazione post-capitalista. Disoccupazione che è ormai cronica perché la deflazione tecnologica ha intrapreso un andamento esponenziale ed ogni nuova innovazione provoca del nuovo lavoro ma anche molta disoccupazione; pensiamo a molte app che semplificano la vita, o a internet per non parlare dell’imminente automazione della guida che potrebbe creare decine di milioni di disoccupati tra taxisti, autisti e camionisti. Deflazione tecnologica che provoca disoccupati, che a loro volta provocano instabilità che provoca ulteriori disoccupati in una spirale che tende a cronicizzarsi. Ma il problema sono le nuove tecnologie? Assolutamente no, è sbagliato pensare che fermare la tecnologia ci salverà dalla disoccupazione, il problema non è quello, il problema è che la deflazione tecnologica provoca abbondanza, fornisce più ricchezza con meno lavoro e questa abbondanza non riesce a strutturarsi come vantaggio collettivo: da una parte ci riesce, come vantaggio per i consumatori dall’altra no perché diminuisce i lavoratori, quindi il reddito. Il nostro sistema è attualmente incapace di risolvere questo problema che come abbiamo detto ormai è cronico e può solo peggiorare.

3) Il buco di Onitsha: per chi non lo sapesse, questo buco è la massima rappresentazione della paradossalità del capitalismo. Il giornalista polacco Ryszard Kapuscinski nel suo libro Ebano, descrive l’esistenza a Onitsha, in Nigeria, di un buco sulla strada principale. Questo buco inevitabilmente danneggiava il mezzo di chi passava che così era costretto ad essere salvato, il suo mezzo riparato, doveva passare la serata nel paese in attesa della riparazioni, attorno a questo buco si era quindi creata tutta una economia che era dipendente dall’esistenza del buco quindi un male che creava economia ed infatti gli abitanti si sono sempre rifiutati di ripararlo. Anche Charlie Chaplin nel film il Monello, fa rompere i vetri al suo ragazzino per poi andarli a riparare. Questo vuol dire che il capitalismo oltre che della scarsità, ha bisogno del danno, del problema, della malattia. Per funzionare il capitalismo ha bisogno del male. Quindi, una ulteriore perversione, un sistema che non vuole soluzione, irrimediabilmente in crisi.

Questi tre punti mi hanno spinto a lanciare questa riflessione. Il capitalismo è un sistema che ha funzionato abbastanza bene in situazioni come abbiamo vissuto fino ad ora, in situazioni di scarsità. Il capitalismo è il regime economico probabilmente ideale nel gestire la scarsità. Ma ora si sta sviluppando una singolarità storica, economica, politica e sociale cioè l’avvento dell’abbondanza. Tutto è in cronica sovrapproduzione dai servizi, ai prodotti, agli immobili ma il regime capitalista, appunto basato sulla scarsità, sta dimostrando di essere incapace a distribuire l’abbondanza. E questo care lettrici e lettori, è il punto fondamentale del nostro secolo: il capitalismo è totalmente inadeguato nel gestire e distribuire l’abbondanza. Scrivetevelo da qualche parte, perché questa sarà la problematica costante di questa transazione post-capitalista. Attualmente riesce parzialmente a sopravvivere perché diversi settori sono bloccati, altrimenti l’abbondanza avrebbe fatto crollare l’intero sistema: pensiamo alle malattie, dove le case farmaceutiche hanno sicuramente molte cure a diverse malattie; oppure pensiamo al settore petrolifero, è praticamente ovvio che esistano sistemi per creare energia pulita e a bassa costo, ma se crollasse questo settore finiremmo immediatamente in una crisi enorme. O pensiamo anche a tanti altri settori esistenti che potrebbero essere eliminati o fortemente ridimensionati con semplici migliorie organizzative come i notai, i commercialisti, moltissimi dipendenti statali e via dicendo. La nostra civiltà attualmente potrebbe liberare moltissima ricchezza e risolvere moltissimi problemi, ma non può, perché crollerebbe il regime dominante capitalista. Al tempo stesso, la deflazione tecnologica è, nonostante tutto, irrefrenabile e sta travolgendo diversi settori e la disoccupazione non potrà che crescere. Il sistema deve essere superato, altrimenti ci infileremo in un periodo di crisi costante senza via d’uscita. La riflessione che dovremmo iniziare è quindi questa: Come creare un sistema che sappia gestire l’abbondanza in una economia di mercato? Come creare un sistema post-capitalista evitando una eccessiva concentrazione di potere nelle mani dello stato? Per fortuna il socialismo reale è già storicamente avvenuto e ne siamo immunizzati, ora però dobbiamo superare il capitalismo per noi e per le future generazioni. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Scenari per il 2016

Io non ci credo

I profughi devono essere respinti?

L’utilità del nemico islamico

La manovra di Renzi? E’ filo-capitalista

Il dollaro sta per disintegrarsi

Io non ci credo

terza guerra mondialeMi sono preso un periodo di riflessione per valutare i fatti delle ultime due settimane dalla deriva terroristica allo stato di emergenza costante in cui sembra vogliano farci vivere e la conclusione a cui sono giunto è che non ci credo al fatto che tutto questo sia un’evoluzione casuale della situazione. Personalmente in questo sito ho cercato, nel limite del possibile, di scrivere articoli con analisi neutrali senza schierarmi per nessuno dei soggetti valutati, alcuni mi hanno definito complottista altri hanno condiviso le mie analisi. Prima di parlare della situazione attuale in cui “incredibilmente” ci troviamo, volevo premettere che vorrei andare oltre l’assurda divisione tra chi vede la realtà in maniera complottista e chi la vede sempre dal punto di vista ufficiale. L’atteggiamento complottista è quello di chi ha letto alcuni articoli sul web o sui libri dove sono ipotizzati alcuni tipi di complotti e quindi vede tutti gli avvenimenti come inesorabilmente collegati tra loro e parti dello stesso piano, senza alcun minimo dubbio; l’atteggiamento ufficiale o anti-complottista è quello di chi invece scredita senza alcuna esitazione tutte le analisi che divergono o mettono in dubbio appunto la versione ufficiale senza valutare neanche per un secondo la plausibilità delle stesse. Ecco io invece voglio proporre un atteggiamento diverso, agnostico, nelle analisi degli eventi e delle situazioni politiche e geopolitiche, dove ognuno di noi possa essere il più possibile aperto a tutte le opinioni anche alle più assurde o anche a quelle rigorosamente uguali alla versione ufficiale valutando con la propria testa quale possa essere la verità, sempre se ne esiste una oggettiva.

Detto questo ho sempre cercato di analizzare a 360° le situazione geopolitiche e politiche evitando di cadere in un complottismo estremo perché del resto non ho delle informazioni riservate a portata di mano con cui veramente screditare le versioni ufficiali e quindi tutte le analisi si basano inevitabilmente su queste versioni. Però, nonostante non possegga nessuna informazione riservata, riflettendo con la mia testa sono arrivato ad alcuni io non ci credo e vorrei poterveli elencare:

1) Io non ci credo alla creazione naturale del Califfato Islamico, io credo che dietro ci siano Qatar, Turchia, Arabia Saudita, USA e forse anche Israele.

2) Io non ci credo che 20.000-30.000 jihadisti dell’ISIS possano resistere ad una coalizione che va dalla Russia alla Francia, e quindi dubito anche di questi ultimi due paesi.

3) Io non ci credo alla casualità di attentati ed eventi tragici e/o importanti spesso in precise date simboliche.

4) Io non ci credo alla casualità di una deriva violenta in Europa che possa, con la scusa degli attentati e degli stati di emergenza continui, privarci di fette sempre maggiore di libertà, bloccare ogni forma di manifestazione di opposizione e sopratutto unire gli Europei contro un nemico comune proprio quando l’Europa rischiava di sfasciarsi a causa dei problemi economici e politici interni.

5) Io non ci credo che Putin sia ancora vivo dopo aver umiliato così l’America e quindi dubito fortemente anche di lui.

6) Io non ci credo alla casualità di un Giubileo anticipato proprio in un periodo di alta tensione del genere e Io non ci credo alla casualità di un Papa che dichiara l’esistenza della Terza Guerra Mondiale.

7) Io non ci credo alla casualità del collasso economico del 2008 e soprattutto di quello che deve ancora venire. Credo che siano organizzati e pensati.

8) Io non ci credo alla crisi dei debiti sovrani. Io credo che serva per togliere sovranità e creare un Superstato Europeo.

9) Io non ci credo al naturale di boom di secessionismi e al fatto che il presidente catalano possa da solo staccarsi da Madrid. Io credo che dietro ci sia Bruxelles sempre per distruggere gli stati nazionali e creare il Superstato Europeo.

10) Io non ci credo che “siamo in guerra” come detto da Hollande, ma a loro serve la guerra per manipolare e spaventare le masse europee e la militarizzazione delle città serve a questo (come in 1984 di Orwell). Ricordiamoci che prolungare lo Stato di Emergenza, come fatto da Hollande, è spesso l’inizio della dittatura.

11) Io non ci credo al collasso naturale degli USA, sia economico che geopolitico che interno, io credo che sia una demolizione controllata da qualcuno.

Ecco ho scritto alcune cose in cui non credo in questo particolare momento storico. Datemi pure del complottista, non me ne frega nulla perché a queste conclusioni ci sono arrivato da solo, ragionando con la mia testa. Vorrei concludere con un invito a tutti i miei lettori: io ho scritto un saggio politico in cui auspico la creazione della Democrazia Integrata dove non conta solo il volere della maggioranza ma anche l’individuo, una Democrazia di donne e uomini liberi e non una democrazia delle pecore. Quindi il mio invito è quello di non essere come un gregge di pecore che viene diviso e guidato da pastori e cani, quindi non vi dividete tra complottisti e anticomplottisti, tra filorussi e filoamericani,tra islamici e cristiani, tra fascisti e comunisti, tra grillini, renziani o salviniani, tra destra e sinistra, tra quello e quell’altra. Il potere concentrato ci sta portando al disastro mondiale è ora di sfiduciarlo completamente ma se continuerete a schierarvi come tifosi, come pecore, continuerete a fare il gioco del potere,divide et impera, il sistema continuerà ad esistere così come è o anche peggio, ad un dittatore o pseudo-presidente se ne sostituirà uno uguale o peggio e noi continueremo ad essere delle pecore da tosa o da macello. Un uomo o donna libero/a penserà con il proprio cervello senza farsi influenzare troppo da tg o siti internet e senza valutare ogni cosa partendo dai propri pregiudizi. Un uomo o donna libero/a combatterà solo per la propria libertà e per quella degli altri e non per qualcuno o per assurde ideologie. Una pecora continuerà a fare il tifoso, a fare il gioco dei potenti, a farsi manipolare come un deficiente dai mass media con il gioco problema/soluzione. Quindi scegliete: uomo/donna o pecora?

Qualcuno di voi, giustamente dirà, non sei una pecora anche tu? Sì è vero sono una pecora, però interiormente sono riuscito ad uscire dal gregge anche se purtroppo continuo ad essere ancora una pecora dato che faccio lo schiavo per regalare più della metà del mio lavoro alla corruzione, alla politica, alle banche e al grande capitale, senza ribellarmi. Spero però quando sarò il momento e quando sarò pronto di poter agire e di potermi ribellare. Però è essenziale che prima di tutto mi sia ribellato interiormente e che abbia sfiduciato totalmente il sistema, l’azione viene di conseguenza, è inevitabile. Ma se partite dall’azione però ancora dentro siete una pecora, l’azione non serve a niente, anzi. Uomini o pecore, liberi individui od oppressi e manipolati. E’ ora di scegliere. O sceglieranno altri per noi. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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La manovra di Renzi? E’ filo-capitalista

renzi capitalistaIn un nostro recente tweet, abbiamo affermato che la manovra di Renzi risulti essere filo-capitalista. Ora vogliamo spiegarne il perché.
Innanzitutto una piccola premessa: recentemente ho scritto un trattato politico, in cui tra le tesi principali vi era che lo scopo dello stato debba essere quello di spingere verso la maggiore distribuzione possibile del potere tra gli individui che lo compongono. Il maggiore potere possibile, significa garantire la massima libertà negativa e positiva senza danneggiare quella degli altri. E’ molto diverso dall’uguaglianza tipica di un regime comunista, dove viene imposta con forza dall’alto senza rispettare la diversità individuale; nella democrazia integrata da me sostenuta invece si vuole semplicemente garantire il massimo potere possibile, potere che serve per creare la propria libertà che inevitabilmente sarà diversa da quella degli altri.

Detto questo possiamo sostenere che una manovra politica, che sia economica, sociale o di qualsiasi altro genere può essere definita giusta o meno in base al fatto che spinga verso un’estensione del potere individuale e verso una sua ottimale redistribuzione. Di conseguenza, a livello economico, esistono due tipi di manovre ingiuste: la manovra di tipo capitalistico che amplia o mantiene le differenze patrimoniali e reddituali garantendo una maggiore concentrazione del potere in favore dell’élite capitalista e la manovra di tipo statalista che amplia la concentrazione di potere a favore delle oligarchie burocratiche e politiche. Un sano libero mercato è danneggiato da ambedue le tendenze ( eh sì, anche l’eccesso di capitale è dannoso per il libero mercato).

Una manovra veramente utile per la stragrande maggioranza della popolazione dovrebbe tendere all’incremento di quella uguaglianza delle condizioni con la quale Tocqueville descriveva l’America di inizio ‘800, dove gli individui potevano godere di un capitale facilmente disponibile e di uno stato non invadente. Per comprendere meglio se una manovra tende o meno verso questa liberale uguaglianza, credo sia utile usare l’espediente dell’orfano. L’orfano può essere visto come un nuovo membro della società che non dispone di nessun tipo di supporto patrimoniale e familiare e che quindi parte assolutamente da zero. Una manovra condivisibile dovrebbe quindi non rendere la vita dell’orfano più difficile di quella che è e dovrebbe tendere e/o spingere alla diminuzione delle differenze tra l’orfano ed ad esempio i figli di un capitalista o di un politico. E’ importante la parola tendere perché altrimenti avremmo un’uguaglianza forzata di cui abbiamo già storicamente visto gli effetti negativi.

Ora, osservando la manovra di Renzi si può facilmente dimostrare che questa è una manovra capitalista che quindi contribuisce a mantenere la concentrazione di potere in favore del capitale (in realtà è anche una manovra statalista perché mantiene l’eccessiva concentrazione di potere a favore dello stato).
Stendiamo un velo pietoso sulle coperture fantasiose che porteranno sicuramente ad un futuro aumento delle tasse. Analizziamone, invece, i punti principali alla luce delle predette considerazioni:

1) Abolizione TASI sulla prima casa anche sulle case di lusso: TENDENZA CAPITALISTA Sappiamo di andare controcorrente ma crediamo con forza che abolire la tassa patrimoniale sulla prima casa renda più difficile la vita per l’orfano perché questa misura favorisce una ripresa dalle quotazioni immobiliari e quindi il valore del capitale immobiliare. Per l’orfano (che rappresenta anche tantissimi giovani che magari vorrebbero avere una casa o una famiglia) diventa più difficile acquistare casa se i prezzi salgono di nuovo ( eh sì, i prezzi indicano scarsità non abbondanza) e quindi dovrà rinunciare al suo proposito o dovrà indebitarsi o pagare affitti più alti. Inoltre la tassa patrimoniale sulla casa aveva fortemente riequilibrato i prezzi fuori controllo, alimentati dalla recente e criminale bolla creditizia che a sua volta ha alimentato un settore delle costruzioni che non avrebbe dovuto crescere dato che abbiamo già una sovrabbondanza di abitazioni. Una crescita del settore che ovviamente si è poi schiantata in maniera molto dolorosa, come tutte le bolle. Da questo punto di vista per la prima volta siamo d’accordo con Bruxelles quando dice di mantenere le tasse su proprietà e capitale e di diminuirle sul lavoro. Tassare il capitale e non il lavoro è giusto per almeno due motivi, uno teorico ed uno pratico: a) Il capitale dipende dallo Stato, il lavoro (e reddito) no: il valore del capitale che può essere liquido, immobiliare, ecc. dipende in gran parte dallo Stato che, grazie alla sua attività, lo difende dai pericoli interni ed esterni e di conseguenza ne garantisce il valore. Senza lo Stato dovremmo difendere da soli la nostra proprietà che cadrebbe nelle mani dei più forti, quindi senza Stato, il valore di cui ora godiamo non varrebbe nulla. Anche il capitale liquido non varrebbe nulla senza lo Stato che ne garantisce il corso forzoso. Idem per pacchetti azionari, licenze e altri capitali. Inoltre, senza di noi, il nostro capitale esisterebbe comunque ( i nostri soldi passerebbero ad altri, la nostra casa sarebbe venduta o ereditata e via dicendo) quindi non dipende da noi come individui. Lo abbiamo conquistato ma non creato ( a parte rari casi, tipo una persona che costruisce ex novo un’abitazione). Quindi è legittimo che lo Stato tassi un valore di cui ne garantisce l’esistenza. Tassazione che è inoltre anche coperta dallo stesso valore del capitale. Al contrario il lavoro certamente viene favorito dalla struttura e organizzazione statale ma ha bisogno dell’apporto fondamentale dell’individuo. Senza il mio impegno, esperienza, talento, ecc. non esiste lavoro e reddito. Lo Stato è un supporto ma non garantisce né può obbligarmi a lavorare. Certo potrei lavorare al minimo per garantire la mia sussistenza ma nessuno può obbligare a dare il meglio di me. Di conseguenza è molto meno legittima la tassazione sul reddito che sul patrimonio.                            b) La tassazione sul capitale ha effetti positivi, quella sul reddito no: sicuramente è necessaria una certa tassazione sul reddito per garantire alcuni servizi essenziali, ma sappiamo bene che oltre un certo livello (credo il 25% di pressione fiscale) gli effetti negativi superino quelli positivi. Al contrario, la tassazione sul capitale certamente come quella sui redditi, diminuisce la liquidità disponibile e quindi i consumi, ma al tempo stesso mette pressione ai proprietari che sono più spinti a vendere la proprietà e quindi contribuiscono alla discesa dei prezzi, quindi alla più facile abbondanza del capitale tassato e questo vale per tutte le tipologie di capitale.                                         Inoltre, non ha bisogno di dimostrazione il fatto che un castello di lusso non equivale ad una prima casa di 70 mq. Personalmente, anche io usufruisco dell’abolizione della TASI ma avrei preferito che la stessa cifra mi fosse tolta dalle tasse sui redditi piuttosto che sul mio capitale che posso semplicemente vendere se non voglio più pagare la tassa mentre del mio lavoro non posso privarmi. A mio avviso, propenderei per una tassazione progressiva sul capitale e non su i redditi. Ad esempio, parlando delle abitazioni, valuterei l’intero patrimonio immobiliare e non il il numero delle case. Quindi uno che ha una casa da un milione di euro avrebbe scaglioni di tassa patrimoniale diversi, sui primi 300.000 euro da prima casa, via via crescendo. Questo metterebbe molta pressione soprattutto su quei grandi capitalisti con moltissime unità immobiliari e porterebbe i prezzi delle case a livelli molti più ragionevoli. Invito a ragionare su questo mio discorso senza pensare al fatto che si gode di questa abolizione, ma da un punto di vista imparziale.

2) Super ammortamento al 140% sugli investimenti in nuovi beni strumentali: TENDENZA CAPITALISTA.  Anche questo punto è un regalo ai grandi capitalisti dato che le piccole imprese e soprattutto le ditte individuali difficilmente possono fare grandi investimenti del genere. Sarei favorevole ad una detrazione al 100% ma non capisco perché i cittadini dovrebbero pagare questo 40% in più con il quale un’impresa privata favorisce la sua propria espansione. Il libero mercato deve essere libero, i cittadini non devono pagare l’espansione di aziende private, questa deve venire con le proprie forze. Anche in questo caso, avrei dirottato le risorse ad un calo della tassazione sul lavoro.

3) Diminuzione dell’IRES al 24%: TENDENZA CAPITALISTA.  Misura che dipende dalle decisioni di Bruxelles. Se da un lato il taglio all’IRES è un taglio alla tassazione sul lavoro, da un altro avrei preferito che il taglio fosse sulla tassazione dei redditi, dato che in questo modo verrebbero esclusi milioni di ditte individuali e lavoratori autonomi che sono tra i più tassati da questo Stato. Ma ovviamente il popolo delle Partite IVA non vota Renzi e quindi è stato totalmente escluso. Invece questo taglio favorisce di più qualche grande capitalista, amico di Renzi.

4) Riduzione del Canone Rai in bolletta: TENDENZA POSITIVA. Diamo il semaforo verde a questa iniziativa del governo.Tralasciamo il discorso sulla legittimità della tassa perché privo di senso (se considerate il Parlamento e lo Stato legittimo dovete accettarne le regole), tralasciamo la rabbia di chi la evadeva e quindi non potrà più evaderla, ma invece soffermiamoci sul discorso pagare tutti, pagare meno. Personalmente non ci ho mai creduto, perché se pagassimo di più, lo Stato spenderebbe di più, però in questo caso cambiando la metodologia di incasso e quindi avendo la sicurezza di aver eliminato l’evasione, la cosa funziona, perché si garantisce la diminuzione della tassa prima del cambio di metodologia. Probabilmente si poteva fare di più considerando quanto è evasa questa tassa (tipo portare il Canone a 60 euro) però ci sembra comunque una strada positiva, applicabile anche ad altri tipi di imposte, però garantendo l’intero gettito recuperato alla riduzione dell’imposta stessa.

5) Tagli alla spesa pubblica: TENDENZA POSITIVA (da vedere). Un paese come l’Italia con una spesa pubblica eccessiva, ha bisogno assolutamente di tagli alla stessa. Da valutare però se questi saranno effettivamente attuati e soprattutto è da monitorare se si abbatteranno come una scure, fornendo quindi servizi più scadenti ai cittadini o se invece colpiranno gli immensi sprechi esistenti. Da questa differenza di applicazione dipende l’esito positivo o meno di questo punto.

6) Proroga detrazione 65% risparmio energetico e 50% ristrutturazioni: TENDENZA POSITIVA. Assolutamente d’accordo sulle detrazioni sulle spese private, soprattutto quando queste portano anche a dei benefici collettivi, come il maggiore risparmio energetico ed a palazzi meno pericolosi e fatiscenti che quindi abbellirebbero le nostre città. Personalmente penso che bisognerebbe puntare ancora di più sulle ristrutturazioni dato che il settore edile non può più mirare a nuove costruzioni. Ad esempio, proporrei la detrazione del 100% su ristrutturazioni esterne e per il risparmio energetico e valuterei la formazione di una Cassa pubblica per garantire prestiti a tasso zero per i condomini che vogliono ristrutturare. Attualmente molti condomini non possono ristrutturare la propria facciata perché la spesa è eccessiva; se fossero garantiti prestiti a tasso zero quasi tutti potrebbero provvedere alle ristrutturazioni necessarie e il settore edile potrebbe rialzare la testa anche senza nuove costruzioni.

7) Abolizione flessibilità in uscita: TENDENZA STATALISTA. Abolire la possibilità di uscire in pensione prima con una retribuzione minore è una scelta che toglie potere ai cittadini e che toglie libertà, quindi la contestiamo.

8) Innalzamento soglia contante a 3000 euro: TENDENZA POSITIVA. Con una pressione fiscale come la nostra limitare l’uso del contante non può che avere effetti fortemente deprimenti sui consumi.

Nonostante nella manovra ci siano luci ed ombre, il nostro giudizio finale è tendenzialmente negativo dato che questa manovra continua ad essere filo-capitalista e statalista, il lavoro continua ad essere trascurato in favore del capitale e delle rendite di posizione. Ma del resto è normale, dato che la maggioranza di chi vota PD (pensionati, statali ed élite snob) e la maggioranza degli italiani dispone di un patrimonio per lo più immobiliare mentre chi lavora e soprattutto chi produce ricchezza netta, è la minoranza. Il problema è che questa minoranza tiene in piedi la baracca e continuando con questa linea il paese continuerà la sua lenta agonia. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Hungary Migrants In queste ultime settimane l’emergenza profughi ha ampliato la sua gravità divenendo la prima priorità dell’Unione Europea che si trova letteralmente invasa da migrazioni bibliche sia via mare (Italia, Grecia) sia via terra (Grecia, Macedonia, Ungheria). E’ un tema molto delicato che ha diviso, divide e continuerà a dividere l’opinione pubblica europea, spaccata tra chi è favorevole all’accoglienza senza se e senza ma, di chi scappa dai paesi in guerra e chi invece vede minacciata la stabilità dell’Europa già in difficoltà a causa della crisi economica. Essenzialmente, a livello politico, la prima linea è quella portata avanti dalla cancelliera tedesca Merkel che ha aperto il suo paese soprattutto ai disperati migranti siriani ed è sostenuta dai fedeli cagnolini di Francia, Italia, Austria e Spagna; l’altra linea è quella del presidente ungherese Orban, cioè respingere i migranti che a suo dire porterebbero alla fine dell’Europa come la conosciamo, questa linea è sostenuta da Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Macedonia, Bulgaria e Danimarca.

Scopo di questo articolo è cercare di fare una po’ di chiarezza concettuale su alcune tesi che sono apparse riguardo questo tragico problema. La prima è quella della distinzione tra migranti economici e profughi: secondo i media di regime e i governanti europei esisterebbe una differenza tra chi scappa dalle difficoltà economiche (come molti migranti dei paesi africani) e chi scappa dai paesi in guerra. Sinceramente questo differenza non ha senso ed è tipica di questo (ormai morente) regime capitalista, secondo cui i migranti economici dovrebbero essere respinti perché hanno una sorta di responsabilità sulla loro sorte economica, mentre una guerra è un evento che si subisce e basta. Quindi, se muori di fame e vuoi scappare, non ti possiamo accogliere, perché in qualche modo potresti migliorare la tua situazione economica senza venire qui, mentre se scappi perché rischi di morire in guerra, va bene, perché non puoi fare niente per evitarlo. Questo discorso è lo stesso affrontato nel mio libro Libertà Indefinita, dove abbiamo mostrato come il regime vigente consideri solo la libertà negativa (essere liberi di o da) mentre consideri pochissimo la libertà positiva (poter fare). Ma, come scritto nel libro, a chi soffre per mancanza di libertà, cambia poco avere o meno la possibilità di fare tutto senza averne i mezzi, cioè senza poterlo fare. Lo stesso vale per i migranti, se essi sono disposti a scappare dal loro paese ed a rischiare la vita in un viaggio costoso e pericoloso, a mio avviso, in entrambi i casi, scappano da una eguale sofferenza quindi meritano la stessa attenzione. Quindi, la differenza sostenuta spesso nei notiziari, tra migranti economici e migranti di guerra deve essere respinta con forza e se ci deve essere apertura deve essere per tutti i tipi di profughi.

Secondo discorso molto in voga in questo momento, è quello che la Germania abbia aperto ai migranti siriani, perché altrimenti non riuscirebbe a sostenere la propria decrescita demografica e quindi non riuscirebbe, in futuro, a pagare le pensioni. Può darsi che effettivamente il motivo di questa “strana” apertura umanitaria della Merkel sia proprio quello (anche se non credo), ma noi ne vogliamo respingere la necessità, cioè a nostro avviso, non sono affatto necessari nuovi ingressi di migranti:
1) Con i soldi stanziati per l’emergenza migratoria e con tutti i soldi che vengono spesi per opere o incentivi inutili o proprio con parte dei soldi stanziati per i disoccupati, si poteva benissimo finanziare una politica di incentivi alla natalità, con magari un reddito minimo per le mamme fino al terzo anno di età, questo avrebbe ridotto la disoccupazione (togliendo per tre anni le mamme dal mercato del lavoro) e sicuramente incentivato le nuove nascite, a patto di limitare questi sussidi solo ai cittadini comunitari, questo non per razzismo, ma per evitare cambiamenti culturali e demografici troppo veloci che poi porterebbero proprio a derive razziste. Con una politica del genere, sicuramente non ci sarebbe bisogno di un ingresso massiccio di migranti.
2) La decrescita demografica, in realtà, potrebbe essere benissimo gestita senza troppi traumi in questo preciso periodo storico ed economico perché abbiamo molta forza lavoro disoccupata, perché siamo costantemente in sovrapproduzione di beni e servizi e grazie alla sempre più veloce deflazione tecnologica. Certamente servirebbero drastici cambiamenti nel nostro sistema economico, che essendo capitalista, è incapace di distribuire l’abbondanza e di gestire un decremento della popolazione, ma la cosa è fattibile anche senza migranti. Certo, la previdenza sociale, come l’INPS, fallirebbe, ma questo è inevitabile, perché è una previdenza sociale di tipo capitalistico, cioè è un modo di trasmettere le attuali ineguaglianze di reddito nel futuro e ovviamente, crollando il capitalismo crolla anche un sistema pensionistico di questo tipo.
3) I migranti fanno i lavori che noi non facciano e quindi sono necessari: anche questo discorso non è proprio esatto. E’ vero che gli italiani, ad esempio, non vogliono fare i muratori, ma ciò è normalissimo, il muratore è un lavoro molto pesante con uno stipendio base di circa 1300 euro. A quella cifra o poco meno, si trovano lavori che sono meno faticosi oppure grazie al supporto familiare si aspetta un impiego migliore o si intraprende una facoltà universitaria. Gli stipendi in edilizia sono rimasti in media così bassi ( anche se un operaio con esperienza arriva anche a 2000 euro) perché sono arrivati milioni tra rumeni, albanesi, marocchini, peruviani che hanno sostituito gli italiani in questo settore. Questo tra i cittadini italiani ha causato due problemi: troppi laureati e troppi disoccupati. Se invece i migranti non fossero arrivati, il mercato si sarebbe gradualmente adeguato e gli stipendi in edilizia sarebbero saliti fino ad arrivare al livello che convince l’italiano a scegliere un lavoro così faticoso ( a mio avviso questo livello è tra i 1500 e i 2000 euro per l’operaio edile semplice). L’immigrazione sarebbe invece necessaria se ci fosse una disoccupazione bassissima (inferiore al 4%) in una fase di crescita economica, ma questo non è il nostro caso. Voglio ribadire che questo discorso non è assolutamente contro gli stranieri, ma è solo per chiarire alcuni concetti che vengono enunciati con tale sicurezza in tv e tra le persone quando in realtà non sono proprio così attendibili.

Ora passiamo al momento attuale per capire se la Merkel ha ragione ad aprire ai profughi siriani oppure ha ragione Orban a volerli respingere. Sicuramente la situazione è gravissima, a causa dei sotterfugi arabo-americani, il Medio Oriente è in guerra, ma anche molti paesi africani. Stiamo assistendo a migrazioni bibliche di gente disperata che rischia la vita in traversate difficili spesso con bambini al seguito. A livello umano, è normale provare compassione per la situazione di queste persone, ma la domanda è questa: è giusto accogliere migrazioni di tale portata? Se a livello etico-morale la risposta è scontata non lo è affatto a livello politico perché i nostri governanti non hanno il potere di prendere questa decisione. Il nostro governo è stato eletto con il mandato di guidare il paese e di fare gli interessi dei propri cittadini ma in questo caso decidere unilateralmente di aprire agli stranieri è qualcosa che va al di fuori dei poteri del governo. Perché si può certamente decidere su flussi normali di immigrazione, ma un presidente o un parlamento non hanno il diritto di decidere se aiutare milioni di persone a spese dei propri cittadini. Un presidente o un parlamento non stanno decidendo sui propri soldi o sui propri beni, ma stanno decidendo grazie al potere che gli è stato conferito dal popolo per guidare al meglio il proprio paese e non si può usare quel potere per aiutare qualcun altro. Facendo un esempio, è come se un amministratore condominiale decidesse di aprire un condominio ai senzatetto per far loro passare la notte. Sarebbe un gesto nobile ma sarebbe comunque un gesto ingiusto perché lui non è il proprietario del condominio ma lo amministra e non può utilizzare lo stesso per favorire decisioni personali per quanto nobili, lo stesso vale per i governanti. Sicuramente è nel loro potere decidere per poche centinaia di rifugiati o per regolare la politica migratoria, ma per un’emergenza enorme come questa, che non è ancora terminata ed anzi sta peggiorando, non si ha alcun diritto di sacrificare i propri cittadini per aiutare cittadini di un altro stato perché semplicemente non se ne ha il potere. Quindi, in questo articolo, sosteniamo l’illegittimità della politica migratoria della Merkel e dei suoi fedeli cagnolini; attualmente gli unici coerenti appaiono i governi come quello ungherese, che cercano di bloccare questo flusso migratorio.

Ma questo vuol dire che i rifugiati devono essere sempre respinti? Assolutamente no, proprio un’emergenza del genere dimostra come sarebbe necessario implementare la nostra democrazia con strumenti di democrazia diretta digitale grazie alla quale il popolo possa decidere anche su emergenze come questa senza indire costosi referendum. Ricorrere alla democrazia diretta digitale è assolutamente necessario in tutti quei casi che travalicano il potere di cui dispone il governo. Ad esempio, un referendum digitale potrebbe domandare così: Sei d’accordo o meno ad accogliere i profughi? In caso tu abbia votato sì, quanti ne vuoi fare entrare: fino a 100.000, tra i 100.000 e i 500.000, fino a due milioni, tutti. Ed ancora, sei d’accordo a far entrare tutti i profughi o solo quelli di determinati paesi?. Con un referendum del genere, che a livello digitale, sarebbe molto più fattibile, il governo saprebbe immediatamente come il popolo che lo ha eletto voglia affrontare un’emergenza enorme come questa.

Chi sostiene posizioni anarchiche potrebbe criticare tutto l’articolo, sostenendo che in qualsiasi caso, le frontiere e gli stati sono illegittimi. Questo, alla fine è vero, ma i nostri stati, nonostante siano illegittimi, hanno il potere e lo usano anche per sostenere le proprie frontiere. Di conseguenza, questo articolo, ha affrontato il problema del fatto se i governi abbiano il potere delegato di decidere su flussi migratori di portata tale da poter modificare etnicamente e culturalmente il proprio stato. E la conclusione è che non hanno questo potere e che per risolvere un tale problema serva la democrazia diretta. Quindi, attualmente, la linea dell’Ungheria di Orban è più coerente di quella di Angela Merkel. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Fenrir

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