L’Eurocrazia procede la sua marcia

europeistIeri, come ben sapete, a Roma si sono tenuti i sessantanni dei Trattati di Roma dai quali, sotto diverse forme, si arrivò a quella che oggi conosciamo come Unione Europea, non solo un’alleanza tra stati, ma un vero e proprio superstato sovranazionale. Chi ci segue sa che osserviamo con estrema attenzione i processi che stanno conducendo ad un sempre più definito superstato europeo e in occasione di questo anniversario vediamo un po’ di tirare le somme.

Da più parti, soprattutto dopo la Brexit, si parla ormai di Unione al collasso, di imminente fine e via dicendo, noi al contrario notiamo che invece sta andando tutto secondi i piani di chi ha progettato questo superstato, che per comodità chiamiamo eurocrazia.

Perché sosteniamo questo? Vediamo di elencare i punti che supportano la nostra visione:

1) Brexit: la Brexit, al contrario di come possa apparire in un primo momento, è qualcosa di favorevole all’Unione, perché ha eliminato l’unico stato da sempre reticente alla cessione di maggiore sovranità nazionale e che quindi avrebbe sicuramente messo il veto a qualsiasi processo necessario di incremento dei poteri di Bruxelles.

2) Trump: l’elezione di Trump da un’ulteriore spintarella alla centralizzazione europea. Come sapete il nuovo presidente americano non è particolarmente vicino agli eurocrati e soprattutto ha chiaramente fatto capire, che la protezione militare americana sull’Europa sta per finire e che quindi gli stati europei devono incrementare le proprie spese militari se ci tengono alla propria sicurezza. Questo, come anche si evince dalle dichiarazioni di ieri, porterà probabilmente alla nascita di un Esercito Europeo cosa che a sua volta porterà alla nascita di un Ministero delle Difesa Europeo. Ed è innegabile che un esercito unico è un passo importantissimo nella marcia verso il superstato europeo.

3) Crisi economica: come anche sostenuto da un europeista come Monti, la crisi è un’occasione per cedere maggiore sovranità all’Europa. Gli stati meridionali, ma non solo, continuano ad essere soffocati dai debiti e perdura una condizione di crescita debole e depressione economica e morale. Questo non è assolutamente un male per gli eurocrati, anzi è un’occasione per farli cedere.

Queste sono le condizioni attuali che a nostro avviso dimostrano che la marcia dell’Eurocrazia  è in pieno svolgimento, ma vediamo come potrebbe addirittura avere un’accelerata:

1) Terrorismo interno: aver fatto entrare milioni di islamici sul suolo europeo oggi e in passato ha come diretta conseguenza un incremento del terrorismo fondamentalista, il nemico interno può essere usato per incrementare la sicurezza comune e in futuro potrebbe portare ad un’intelligence unificata.

2) Nemico esterno: come già detto in altri nostri articoli, un fattore importantissimo nella creazione di un sentimento nazionale, in questo caso di un sentimento europeista, è avere un nemico comune. Finora questo nemico sembrava essere la Russia di Putin, che però non viene visto da buona parte del popolo europeo come “il cattivo”. Un alternativo nemico comune che invece suscita l’antipatia nella totalità degli europei, è la Turchia nel neo-dittatore Erdogan. Se la tensione tra Ankara e Bruxelles continuerà ad incrementare, soprattutto alla luce della deriva autoritaria della prima e dei focolai di ostilità pronti che covano sotto la cenere, non è da escludere una guerra diplomatica ed economica se non addirittura militare. E un importante nemico comune darà una fortissima spinta all’Europa Unita.

3) Prossime elezioni: a parte la Brexit, di cui però abbiamo visto addirittura l’utilità, non vediamo particolari scossoni politici all’interno dell’Unione. In Austria l’estrema destra non ha eletto il suo presidente, in Olanda nemmeno e in Francia, come abbiamo visto in questo nostro articolo, le probabilità che la Le Pen vinca sono veramente basse a causa del sistema a doppio turno. Ed anche dovesse farcela sarebbe comunque un presidente senza maggioranza parlamentare. Ed altri scossoni interni non se ne vedono. In Italia il Movimento Cinque Stelle non è veramente un forza euroscettica e al di là dei proclami difficilmente farà qualcosa contro l’Euro e l’Europa ed anche dovesse indire un referendum a mio avviso in Italia perderebbe.

4) Secessionismi filo-Ue: sarà anche interessante vedere come si evolveranno i tentativi secessionisti di Scozia e Catalogna, secessionismi europeisti che quindi potrebbero anche essere favoriti da Bruxelles come ipotizzavamo nel nostro articolo l’Europa dei secessionismi.

5) Elezioni in Germania: le elezioni veramente importanti sono però quelle tedesche dove Angela Merkel potrebbe cedere il posto al socialista europeista Schulz. Finora la Germania della Merkel ha sempre avuto una visione basata sull’egoismo nazionale. Con l’europeista Schulz alla Cancelleria e con Draghi alla Banca Centrale, l’austerità potrebbe finire.

Ecco proprio partendo dall’ultimo punto vediamo di trarre una conclusione importante di come l’eurocrazia possa fare scacco matto e darà una spinta fondamentale al processo di centralizzazione. Come sappiamo paesi come Italia e Grecia, ma anche altri paesi europei, sono soffocati dai debiti e dall’austerità economica ed è chiaro che i debiti non saranno mai pagati con l’austerità ed anzi i rapporto debito/pil dei paesi che hanno intrapreso la strada dell’austerità, è esploso. Sembra inevitabile che dovrà essere fatto qualcosa per risolvere questa situazione e calciare sempre il barattolo non sarà possibile per sempre. Soprattutto nel caso dovesse vincere Schulz in Germania e Macron in Francia, molto probabilmente si andrà o verso una ristrutturazione dei crediti in possesso della Banca Centrale Europea oppure saranno necessari gli Eurobond. O comunque sarà studiato qualcosa per alleggerire la pressione sui paesi in difficoltà, Francia compresa. E questo ovviamente non sarà fatto gratis, ma comporterà un importante cessione di sovranità all’Europa, in cambio, almeno nel breve periodo, avremo una certa crescita economica e quindi l’Eurocrazia utilizzando il bastone prima e la carota dopo ci avrò tolto la sovranità e nessuno si lamenterà più di tanto perché almeno nel breve periodo ci saranno migliori condizioni economiche. Un assedio soft a nostro insaputa. Del resto se ci fosse stata tolta la sovranità di colpo, ci saremmo ribellati invece con questo sistema graduale tutto avverrà senza particolari traumi.

Concludo dicendo che quindi il piano, la lunga marcia dell’Eurocrazia, procede nella sua strada, chi spera in un ritorno agli stati nazionali, a mio avviso si sta solo illudendo. Certamente questa Europa unita nel nome delle banche e della finanza non piace a nessuno, ma non saranno i nazionalismi a farla fallire. Auspico invece che possa nascere un movimento antisistema e riformatore a livello europeo, solo se i popoli europei si solleveranno uniti e prenderanno coscienza insieme c’è possibilità di cambiamento. Se questo articolo ti è piaciuto unisciti al nuovo movimento politico Rivoluzione Libertaria

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Sono Giuseppe Cirillo alias Fenrir, l’autore di questo blog. Nei nostri articoli ci sforziamo di offrire un’angolazione e una visione diversa rispetto ai media di regime. Per qualsiasi domanda o per un’eventuale collaborazione contattami alla seguente mail: fenrir1489@gmail.com 

 

 

La lunga marcia dell’Eurocrazia

Elezioni francesi: chi vincerà?

L’Europa dei secessionismi

La necessità di superare il capitalismo

Superstato Europa

Euro a velocità variabile: quali soluzioni?

Elezioni francesi: chi vincerà?

marine le penIl 23 aprile 2017 si terranno le elezioni presidenziali francesi importantissime per la tenuta dell’Unione Europa, dell’Euro e forse anche della NATO. Senza alcun dubbio parliamo di un evento elettorale con portata potenzialmente storica. Vediamo di fare una carrellata dei principali candidati e vediamo di fare qualche ipotesi sul possibile risultato.

Partiamo dall’analisi dei candidati:

1) Marine LE PEN, (FRONTE NAZIONALE, ideologia nazionalismo, socialismo): la conoscete tutti è il candidato della cosiddetta estrema destra francese. Il suo programma comprende referendum su Europa ed Euro, uscita dalla NATO, maggiori spese militari, riduzione dell’immigrazione, riduzione del numero dei parlamentari, lotta serrata al fondamentalismo islamico e poi un occhio alla destra conservatrice con una difesa delle radici cristiane e una detassazione del lavoro straordinario. I sondaggi la danno tra il 24-29%. Alle elezioni presidenziali del 2012 prese quasi il 18%, alle regionali del 2015 il suo partito arrivò a sfiorare il 28%.

2) Francois FILLON (REPUBBLICANI, ideologia gollismo, conservatorismo, liberalismo): ex primo ministro, è il candidato dalla destra di governo e conservatrice francese. Il suo programma comprende i classici interventi che ci si aspetta da un partito di centrodestra, quindi tagli delle tasse, riduzione dei diritti del lavoratori (nel caso specifico abolizione della settimana da 35 ore), sostegno all’energia nucleare, ma anche difesa dei confini e lotta all’estremismo islamico. I sondaggi lo danno tra il 19-22% dopo i recenti scandali che lo hanno coinvolto. Voci di un possibile ritiro e sostituzione. Alle elezioni presidenziali il candidato del centro-destra prese il 27%, nelle recenti regionali il centrodestra prese il 26,6 %.

3) Emmanuel MACRON ( IN MARCIA, ideologia progressismo, social-liberalismo): ex ministro dell’economia e membro del Partito Socialista, è il candidato di un nuovo movimento riformatore di centro-sinistra. Possiamo definirlo uno strano ibrido tra Matteo Renzi e Mario Monti. Probabilmente è l’uomo scelto dall’eurocrazia per contrastare l’ascesa di Marine Le Pen. Nel suo programma europeismo, liberalizzazione, rimodulazione della vecchia macchina pubblica francese, abbassamento del costo del lavoro, tagli agli sprechi ma senza attaccare troppo i dipendenti pubblici. Sicuramente il “rottamatore” francese sta vivendo il suo trend positivo, ma negli ultimi giorni inizia a subire il fuoco dell’ex alleato cioè il candidato socialista Hamon. I sondaggi lo danno tra il 19-23%.

4) Benoit HAMON (PARTITO SOCIALISTA, ideologia socialismo): ex ministro, è il candidato della sinistra francese. Il suo programma è fortemente orientato a sinistra, comprende un reddito di cittadinanza per tutti, la riduzione dell’utilizzo del diesel e del nucleare, supporto alle organizzazioni sindacali e dei diritti dei lavoratori, lotta al razzismo. Hamon sta cercando di recuperare i consensi persi da Hollande. I sondaggi lo danno tra il 14 e il 20%. Il candidato di sinistra alle scorse elezioni presidenziali prese il 28, 5% dei voti, alle scorse regionali il 23%.

Questi sono i candidati che hanno buone probabilità di accedere al secondo turno. Gli altri candidati sono l’estrema sinistra di Melenchon (tra 8-11%), il centrista Bayrou (tra 2-5%), l’ecologista Yadot (a circa 1%) e il gollista Aignan (2%).

Ora vediamo di fare qualche ipotesi su chi riuscirà ad accedere al secondo turno. Su questi quattro candidati, tre sono in trend positivo, cioè Marine Le Pen trascinata dal cosiddetto trend populista che ha portato a Brexit, Trump e dimissioni di Renzi; Macron che sfrutta un trend da rottamatore stile Renzi, e Hamon che sfrutta un trend di rinascita  socialista. Fillon invece rappresenta un partito non particolarmente innovativo ed è inoltre travolto dagli scandali.

Quindi, dando per scontato il passaggio al secondo turno di Marine Le Pen, data ampiamente prima da tutti i sondaggi, vediamo gli scenari principali:

LE PEN VS FILLON: lo scontro tra il candidato dell’estrema destra e tra quello del centrodestra, è a nostro avviso abbastanza scontato e ripeterà quello successo nel 2002, dove il padre di Marine contro il centro destra di Chirac, non ottenne quasi nessun voto aggiuntivo al secondo turno. Anche in questo caso Marine Le Pen al secondo turno difficilmente supererebbe il 30-35%. Vittoria Le Pen: 0% di possibilità

LE PEN VS MACRON: lo scontro tra il candidato dell’estrema destra e l’innovatore di centrosinistra a nostro avviso non è scontato come dato da alcuni sondaggi (che darebbero Macron al 70% contro la Le Pen). Dobbiamo considerare che Macron è un ex ministro di sinistra, europeista, quindi potrebbe coalizzare contro di sé l’ostilità di tutti gli elettori euroscettici. I suoi voti attuali vengono quasi tutti dal crollo del centrista Bayrou e dal Partito Socialista, ben pochi voti provengono dal centrodestra. In caso di ballottaggio se sommiamo ai voti della Le Pen, i voti di Fillon e di Aignan, arriviamo al 45-49% quindi ad un passo dalla vittoria. Questo ipotizzando che tutti gli elettori di centrodestra votino Le Pen (se fossimo in Italia, possiamo dare per scontato che gli elettori di Forza Italia voterebbero quasi al 100% Salvini o Meloni o Grillo in un eventuale ballottaggio contro Renzi). Se invece così non fosse e solo un 60-70% degli elettori di centrodestra votasse Le Pen, allora Macron arriverebbe al 55-60% ma assolutamente non al 65-70% come immaginato da alcuni sondaggi apparsi in rete. Ultima ancora di salvezza per Le Pen potrebbe essere un eventuale boom di astensionismo tra le file dell’estrema sinistra e della sinistra. Vittoria Le Pen: 20-30% di possibilità.

LE PEN VS HAMON: lo scontro tra estrema destra e sinistra, in questo particolare momento storico potrebbe consegnare il paese a Marine Le Pen. In quanto lei prenderebbe sicuramente la totalità dei voti di Fillon e di Aignan arrivando al 45-49%, basterebbe soltanto il 10%-20% dei voti di Macron e di Bayrou per arrivare alla vittoria. Sicuramente la Le Pen non può in nessun caso stravincere al secondo turno, ma contro Hamon, un candidato troppo di sinistra, ha buone possibilità di farcela. Vittoria Le Pen: 55-60% di possibilità.

Concludendo possiamo dire che dall’esito del primo turno, con buona probabilità si potrà intuire il risultato del secondo e per chi tifa per una svolta anti-sistema, solo l’affermazione di Hamon darebbe chance di vittoria alla candidata dell’estrema destra, mentre una eventuale vittoria contro Macron, sarebbe veramente una sorpresa ma dopo Brexit e Trump, tutto è possibile. Nessuna chance, invece, in caso di scontro con il centrodestra.

Dalla parte del candidato socialista c’è la statistica: dal 1965 in poi, il candidato socialista è sempre stato sopra il 23% (ad eccezione del 2002), ed anche alle recenti regionali la sinistra prese proprio il 23%. Considerando un po’ di recupero e le proposte forti di Hamon, a nostro avviso forse ci potrebbe essere la sorpresa. E poi in caso di vittoria di Marine Le Pen, aspettiamoci forti scossoni, ma di questo ne parleremo meglio dopo i risultati del primo turno. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Inizia l’Era Trump ma la globalizzazione non finirà

L’intesa Trump-Putin porterà all’ultima guerra petrolifera?

E se il Brexit fosse voluto?

La lunga marcia dell’Eurocrazia

Superstato Europa

Inizia l’Era Trump, ma la globalizzazione non finirà.

MW-EC120_trump__ZG_20151228150141Con un discorso di portata storica, inizia l’Era del presidente Donald Trump. Parliamo di Era data l’importanza storica di ogni presidenza americana, di fatto l’unica superpotenza imperiale rimasta. Da più parti, molti iniziano a predicare la fine della globalizzazione dopo la Brexit e dopo la vittoria di Trump e l’inizio di una nuova politica protezionista e nazionalista. Purtroppo, a costo di essere impopolari, dobbiamo subito mettere in chiaro che la globalizzazione non finisce affatto con Trump, questa è una reazione ad un’evoluzione storica che non può essere fermata perché nel suo trend positivo. Ogni evoluzione ha avuto le sue reazioni anacronistiche: Giuliano l’Apostata contro l’affermarsi del Cristianesimo nell’Impero Romano; la Restaurazione dopo la sconfitta di Napoleone; il luddismo contro l’innovazione tecnologica durante la Rivoluzione Industriale e via dicendo.

Questa reazione, sicuramente necessaria dal punto di vista del ceto medio occidentale, che si trova invaso da etnie diverse e privato del proprio benessere economico, è anacronistica anche nel suo simbolo, cioè in Donald Trump: a partire dall’età, Trump è il presidente più vecchio eletto nella storia americana; è un miliardario capitalista nel momento in cui il capitalismo non nutre più la simpatia che aveva nel secolo scorso; è bianco e “razzista” in un paese dove demograficamente parlando i bianchi saranno presto una minoranza. Donald Trump è la reazione del passato americano che però badate bene non ha contro di sé solo metà della propria nazione e metà dell’opinione pubblica occidentale, ha contro di sé anche le élite dominanti e la totalità delle nazioni più povere che hanno beneficiato della globalizzazione. Idem per la Brexit. Capite che la sproporzione di forze è enorme e solo un miracolo potrà salvare questi tentativi reazionari dalla catastrofe (quasi certa per gli USA, forse meno probabile per il Regno Unito).

Ora sia ben chiaro, io sono lontanissimo dalla sinistra democratica mondiale, sto cercando di fare un discorso più oggettivo possibile. Questa reazione era necessaria? Probabilmente sì, le élite dominanti mondiali hanno esclusivamente pensato al proprio ordine del giorno dimenticandosi del ceto medio, quindi è giusto che questo ceto medio voglia combattere, solo che per ora combatte in una posizione sfavorevole che  a  nostro avviso non potrà essere vincente.

Vediamo di ragionare pensando anche al passato. Circa cento anni fa, il sistema monarchico veniva spazzato via anche dalla Russia. Anche all’epoca due movimenti si contrapponevano: quello populista socialista-rivoluzionario (usiamo il termine populista in maniera neutrale per indicare un movimento popolare “viscerale”) e quello elitario-nazionalista-borghese reazionario, da questi venne fuori come sintesi un movimento rivoluzionario-reazionario cioè il populismo nazi-fascista. Ora abbiamo al contrario l’evoluzione rivoluzionaria gestita dalle élite (che portando avanti la globalizzazione degli uomini e delle merci hanno di fatto spinto e gestito una vera e propria rivoluzione) mentre il movimento populista è reazionario, praticamente il contrario di quello che avveniva il secolo scorso dove il popolo voleva la rivoluzione  e i dominanti si opponevano, ora la classe dominante guida una rivoluzione e il popolo, quello occidentale, cerca di opporsi.

Ma perché la globalizzazione non può essere fermata? Probabilmente Trump e altre reazioni, potranno bloccare parzialmente la globalizzazione delle merci e delle persone (del resto degli assestamenti sono necessari in qualsiasi trend) ma una cosa non potranno fermare perché fuori dal controllo: la globalizzazione tecnologica. Già ora attraverso internet, tutto il mondo è collegato sempre più ma presto con lo sviluppo di mezzi di movimento più veloci (vedi treni di Musk) e con l’avvento inevitabile di tecnologie di traduzione immediate, il mondo diverrà sempre più piccolo e sempre più unito. Ma basta che provate ad immaginare, fra duecento anni pensate veramente che un mondo supertecnologico e più evoluto del nostro possa essere ancora diviso in Stati Nazionali totalmente anacronistici e priva di ogni giustificazione logica? Se dite di sì siete faziosi, è chiaro che eccetto il verificarsi di eventi distruttivi della tecnologia, il mondo tenderà sempre più ad unirsi. Per questo dico che questa è solo una reazione, perché sarà la tecnologia a far comunque vincere nel lungo periodo la globalizzazione.

Noi del ceto medio occidentale siamo quindi senza speranza? Forse quello statunitense sì, ma noi europei possiamo sperare in un futuro  movimento popolare non reazionario come quelli che finora sono spuntati in Europa e nel Mondo, ma rivoluzionario, cioè che sappia offrire una soluzione ad un problema più importante della globalizzazione, cioè la crisi strutturale del capitalismo, come scritto in questo nostro articolo e la crisi della democrazia come scritto in quest’altro. Finché saranno le élite a guidare la rivoluzione noi non potremo che esserne danneggiati, perché se la nostra sarà solo reazione è storicamente e statisticamente perdente.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, anche in  questo caso so di essere impopolare, dato che Trump riscuote molte simpatie tra le tante persone che ormai odiano questo sistema, ma per gli Stati Uniti la situazione come vedete già dalle prime e gravi sommosse non potrà che peggiorare. Avete presente quante rivolte nere ci sono state con la presidenza del “buono” presidente di colore Obama? Adesso abbiamo un presidente bianco, “razzista” e molto irruento, in una situazione economica che potrebbe seriamente deteriorarsi, che è nemico di George Soros, fate un po’ voi.washingtonriot Da tempo scriviamo di una possibile guerra civile in america e non dimentichiamoci del problema del gigantesco debito pubblico americano e della questione del tasso di interesse come già ha fatto notare Funny King in questo articolo. E il buon Donald pensa giusto di inimicarsi Cina, Sauditi ed Unione Europea tra i principali detentori di asset e debito pubblico statunitense. Se i tassi dovessero salire troppo con un debito pubblico così grande, il bilancio andrebbe fuori controllo e se la FED dovesse tornare a fare quello che faceva e che fa ora la BCE, cioè comprare i titoli per abbassare i tassi, la fiducia nel dollaro potrebbe veramente perdersi per sempre e questo, per una nazione che ha basato la sua potenza imperiale proprio sulla fiducia nel dollaro, a mio avviso significa la fine (ricordiamo come gli USA siano un parassita mondiale con la bilancia commerciale sempre in negativo al contrario di Cina o Unione Europea). Nel 1917 crollò l’Impero Russo, ora cent’anni dopo vedremo in diretta l’inizio della fine dell’Impero Americano. Se così non fosse, se Trump dovesse riuscire a uscirne vivo e a mantenere il potere degli USA, con tutte queste circostanze super-negative, o è un miracolo o è il più grande statista della Storia. La stessa Storia, ci dirà chi avrà ragione. Noi per ora sosteniamo che l’Impero Usa stia finendo e per ora i fatti non ci stanno smentendo. In qualsiasi caso continueremo a monitorare questa vicenda che è di fondamentale importanza anche per la nostra vita quotidiana. Se questo articolo ti è piaciuto unisciti al nuovo Movimento politico Rivoluzione Libertaria

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Il dollaro sta per disintegrarsi?

Donald Trump, l’ultimo imperatore

E se il Brexit fosse voluto?

USA: la guerra civile è inevitabile?

La Terza Guerra Mondiale è già iniziata?

L’ascesa di Trump, la discesa degli USA

Donald Trump, l’ultimo imperatore

romolo-augusto-trump-ultimo-imperatore

(Romolo Augusto e Donald Trump, destino comune?)

Alla fine ha vinto lui, l’outsider, il miliardario “antisistema”. Chi segue questo blog forse se lo immaginava, abbiamo più volte ipotizzato la sua salita al potere ed ora questa si è concretizzata. Innanzitutto, una premessa per evitare commenti da tifoseria: personalmente Trump non mi piace, se fossi americano, non avrei mai votato la Clinton che mi piace ancora meno, probabilmente avrei votato uno dei due candidati minori oppure mi sarei astenuto. La vittoria di Trump è abbastanza semplice da spiegare, è la reazione del ceto medio bianco americano che si sente sconfitto dalla globalizzazione e dall’avanzata delle etnie afro e ispaniche, non c’è niente di così strano in tutto questo e Trump probabilmente non è peggiore dei suoi predecessori o di alcuni capi di stato europei.

Il problema semmai è un altro, chi negli ultimi anni ha cercato di dare una direzione al mondo, cioè quella regia di comando rappresentata da banche, oligarchi, tecnocrati e politici postdemocratici (popolari e socialdemocratici), una direzione che puntava a sempre più globalizzazione, ora si ritrova sconfitta nel paese più importante, cioè negli Stati Uniti. Ora sono due le possibilità che questo sia potuto veramente accadere: o l’oligarchia dominante sta effettivamente perdendo colpi oppure ha concesso che Trump prendesse il potere come sostenuto in maniera molto intelligente da Bottarelli in questo articolo. In entrambi i casi, lo scenario non cambia, Trump sembra essere sempre più l’ultimo imperatore dell’Impero Americano, impero in continua crescita dalla vittoria della Prima Guerra Mondiale e che probabilmente ha toccato la sua massima espansione ed influenza con i recenti allargamenti della NATO. Ora a circa un secolo di distanza, l’Impero mostra evidenti e gravi segni di collasso: debito pubblico gigantesco, bilancia commerciale negativa, crescita debole, disparità sociale, gravi tensioni etnico-religiose, difficoltà in politica estera, graduale perdita di zone di influenza e soprattutto forti rischi per il dollaro, il vero strumento di dominio di Washington.

Quello che quindi ipotizziamo in questo articolo, è che forse siamo giunti in una fase in cui la cabina di regia vuole che gli USA collassino e Trump potrebbe essere l’ideale ultimo imperatore americano. Romolo Augusto fu l’ultimo imperatore romano, un ragazzino che a causa della sua età non aveva il carisma e l’autorità per tenere unito e vivo l’Impero d’Occidente; ora, molti secoli dopo, abbiamo un settantenne bizzarro alla guida dell’attuale impero occidentale, un settantenne alla guida di una nazione che ha sempre fatto della freschezza e della gioventù uno dei suoi simboli. Ma Trump è veramente così terribile da addirittura far collassare gli USA? In realtà no, è un candidato con posizioni molti forti e dure, ma niente di particolarmente esagerato; il fatto è che però verrà fatto passare come tale (a tal proposito basta vedere i nostri tg), a causa del suo passato, dei suoi modi di fare e della situazione di crisi sociale degli USA. Come abbiamo già sostenuto in passato, il potere degli Stati Uniti si basa sulla fiducia nel dollaro e la fiducia è qualcosa di delicato, ci vuole tanto sforzo per crearla e mantenerla ma basta poco per cancellarla per sempre, i nostri articoli USA: la guerra civile è inevitabile? e Il dollaro sta per disintegrarsi, l’ascesa di Trump, la discesa degli USA diventano quindi più attuali che mai.

Cosa succederà quindi? Essenzialmente a nostro avviso ci sono quattro filoni principali:

1) COLPO DI SCENA: potrebbero tentare di fermare Trump direttamente, in quel caso quello che abbiamo scritto sopra, cioè che i poteri forti vogliono che Trump sia la causa del collasso USA, perderebbe senso. Come potrebbero fermarlo? a) Eliminandolo, Trump si sta facendo tanti nemici, un “pazzo” molto preciso si trova sempre; b) Mancano due mesi, al suo insediamento, potrebbe succedere qualcosa di grave, tipo una guerra o un attentato che facciano slittare il cambio della guardia; c) dopo il suo insediamento cercare di accusarlo di qualche fatto grave che lo costringa alle dimissioni o addirittura all’arresto. A nostro avviso improbabile.

2) LENTO DECLINO: Trump potrebbe moderare le sue posizioni, quindi sicuramente ci sarebbero comunque scontri e molto caos, ma non in misura tale da far perdere troppa credibilità al presidente. La perdita di fiducia nel ruolo guida degli USA potrebbe quindi avvenire lentamente, soprattutto se Trump confermerà la sua linea distaccata dall’Europa e dalla NATO. Media probabilità.

3) RAPIDO DECLINO: se Trump si modera solo parzialmente e se l’Europa continua nella sua linea critica e soprattutto se Cina e Arabia Saudita diventano dei nemici degli States, il dollaro potrebbe essere seriamente minacciato e perdere il suo ruolo di valuta di riferimento mondiale. In tal caso il collasso dell’Impero sarebbe veramente rapido. Buona probabilità.

4) COLLASSO CAOTICO DEGLI USA: difficilmente chi è al comando si ritira in maniera ordinata, soprattutto se parliamo della superpotenza mondiale. Gli imperi collassano sempre in maniera disordinata. Se Trump segue la sua linea, il nostro scenario ipotizzato in passato, di guerra civile, diventerebbe realtà. Sinceramente neanche pensavo che le rivolte iniziassero così presto, che ancora non si è nemmeno insediato. Immaginate quante rivolte ci sono state con la presidenza Obama, che era un presidente democratico e di colore, ora che abbiamo un presidente bianco-germanico, con tendenze razziste e che potrebbe usare la linea dura, possiamo tranquillamente moltiplicarle per dieci soprattutto se Soros e company applicheranno agli USA le strategie funzionate perfettamente durante la Primavera Araba e in Ucraina, considerando che a differenza della Russia, dove il popolo si è abbastanza coeso con l’uomo forte Putin, qui negli USA è totalmente diverso perché l’uomo forte Trump sarà sempre osteggiato dalla grosse minoranze etniche presenti nel paese. Il passo verso la guerra civile è breve, considerando quante armi ha la popolazione e la situazione potrebbe aggravarsi ulteriormente in caso di tentativi secessionisti e crisi economica. A nostro avviso alta probabilità.

Concludiamo dicendo che bisogna essere ciechi per non vedere i segnali di declino dell’Impero Americano, comunque andrà sarà declino, quindi la domanda non è più se succederà, ne quando succederà perché sta già succedendo, ma quanto durerà. Cioè quando ci metteranno gli USA a collassare? Dalle ultime dichiarazioni di Trump, dall’atteggiamento dell’Europa, dal forte rischio che Arabia Saudita e Cina rompano con gli USA (immaginate il petrolio commerciato in euro o quanti titoli di stato sono nelle mani cinesi), sono veramente troppi i fattori di rischio e per noi, la figura esagerata di Trump, è la figura ideale per rappresentare l’ultimo presidente, quello che ha perso la fiducia del mondo negli USA e nella loro solidità. Ripeto, il mio non è un attacco diretto al nuovo presidente, molte delle cose che propone (molte non tutte) sono giuste, il problema e che gli USA non sono un paese come tanti, sono l’unica superpotenza attuale, superpotenza basata sulla credibilità e se perdi credibilità verso i partner economici più importanti, per Washington sarà la fine. E non fatevi illusioni, avere come nuovo alleato la Russia servirà a poco, a livello economico-finanziario è un due di picche. Continueremo ad aggiornarvi sulla situazione americana, stiamo vivendo il crollo di un Impero in diretta. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Il dollaro sta per disintegrarsi?

E se il Brexit fosse voluto?

USA: la guerra civile è inevitabile?

2016-2018: USA in guerra civile

Verso gli Stati Divisi d’America

L’ascesa di Trump, la discesa degli USA

 

 

USA: la guerra civile è inevitabile?

guerra civile usaUn anno e mezzo fa, alla luce delle prime rivolte nere contro le violenze della polizia scrivevamo questo articolo 2016-2018: USA in guerra civile. Ora,non è successa ancora nessuna delle scintille che potrebbero scatenare una guerra civile, ma la situazione, con le ennesime eccessive uccisioni di neri da parte della polizia e soprattutto con l’attacco diretto e ben riuscito contro la polizia stessa con l’uccisione di ben cinque agenti, è precipitata. A nostro avviso, noi che siamo dei complottisti moderati (cioè che cercano di capire eventuali strategie dei poteri forti dai fatti e non da teorie non dimostrate), vediamo, come per la creazione del Superstato Europeo, una mano esterna nel fomentare disordini negli USA, come anche suggerito nell’articolo di Maurizio Blondet. Questa mano esterna,come ampiamente dimostrato nelle recenti rivoluzioni, dalla Libia all’Ucraina, utilizza il metodo dell’attacco ad un paese dall’interno fomentando manifestazioni e poi utilizzando agenti provocatori che uccidono sia da una parte che dall’altra portando entrambe le parti ad un livello di confronto più violento. Una strategia che si è rivelata perfettamente funzionante e che ha portato agli USA una serie di successi geopolitici senza nessun pesante intervento sul suolo dei paesi colpiti. Ucraina, Libia e Siria erano tre paesi ostili a Washington e grazie a questa strategia due di questi sono stati praticamente disintegrati come se fossero stati colpiti da delle testate atomiche e uno di loro, l’Ucraina è passata dalla loro (nostra) parte.

Cosa succederà ora dopo l’uccisione dei cinque poliziotti? Che tutti i poliziotti americani se già prima erano iper-stressati a causa dell’alto livello di criminalità e a causa della diffusione capillare delle armi, ora si sentiranno tutti sotto tiro da parte degli afroamericani e inevitabilmente, con la tensione a mille, ci sarà un naturale incremento dei neri uccisi anche se disarmati, magari solo per un gesto brusco o ambiguo. E questo provocherà ulteriori manifestazioni, ulteriori scontri  in una spirale che prima o poi potrebbe anche raffreddarsi ma che purtroppo andrà a sovrapporsi ad alcuni punti elencanti nel nostro precedente articolo, come il sempre presente rischio di collasso finanziario e valutario, la depressione economica e l’incremento della disoccupazione soprattutto tra i neri, il rischio di ulteriori attentanti, fatti bellicosi a livello geopolitico, attentati da parte di estremisti bianchi o neri, ma soprattutto le elezioni americane di Novembre che in qualsiasi caso eleggeranno un presidente bianco e, soprattutto se venisse eletto Donald Trump, l’ipotesi guerra civile passerebbe dalla fantapolitica alla realtà. Immaginate la già grave situazione di tensione etnica-sociale degli ultimi due anni con un presidente di colore, figuriamoci con un presidente bianco e magari populista e repubblicano come Trump, pure ambiguamente razzista. La situazione diverrà esplosiva. E’ inutile negare la realtà, nonostante un’integrazione che dura ormai da secoli, bianchi e neri non si sono integrati negli Stati Uniti ed ora a causa della crisi economica si rischia lo scontro. Non so se la causa sia dovuta al colore della pelle, ad una diversa mentalità dovuta alla diversa genetica oppure semplicemente al fatto che la maggioranza dei neri non abbia avuto pari opportunità a livello economico, ma sta di fatto che la realtà è che gli USA sono un paese diviso su basi etniche, religiose e sociali e le guerre civili più sanguinose nascono proprio da queste divisioni che covano nascoste. E a tutto questo, come scritto nel nostro precedente articolo, si aggiunge una diffusione enorme delle armi private, cosa che virtualmente rende le forze dell’ordine in inferiorità numerica rispetto alla popolazione armata. Vogliamo riproporre la mappa etnica degli USA:

mappa etnica degli stati uniti

 

L’area sud-orientale è quella più nera degli USA, dove anche si sono verificate più rivolte, sarà l’area più calda a cui potrebbe aggiungersi l’area ispanica sud-occidentale soprattutto se venisse eletto Trump che promette di colpire con forza l’immigrazione clandestina soprattutto di quell’etnia.

Detto questo, alcuni lettori si chiederanno perché presunti poteri forti dovrebbe volere la fine degli USA o una guerra civile al suo interno? Una risposta definitiva la si avrà solo a posteriori, ma comunque possiamo pensare a delle ipotesi:

1) IPOTESI BLONDET, FAVORIRE GOLPE OBAMA: secondo l’ipotesi di Maurizio Blondet, l’obiettivo di questa tensione etnico-sociale è quello di portare ad un tale livello di caos da “costringere” il presidente Obama a imporre la legge marziale e quindi a rinviare le elezioni di Novembre che vedrebbero Trump, candidato inviso ai poteri forti, vincente. E’ sicuramente un’ipotesi affascinante ma messa solamente così ci sembra poco convincente perché non possiamo credere che non esistano altri modi per eliminare Trump: la pura e semplice eliminazione fisica da parte di un’estremista, qualche scandalo creato ad arte come quello che eliminò politicamente Strauss-Kahn, tirare fuori qualcosa di illecito e ancora nascosto nella carriera imprenditoriale del magnate, e via dicendo. Ci sembra eccessivo fomentare una guerra civile solo per fermare Trump. Alternativamente potrebbe comunque essere un’ipotesi giusta per fomentare gli americani di altre etnie, soprattutto i bianchi, che finora sono rimasti giustamente in disparte, ma vedendo violata la democrazia da una legge marziale potrebbero anche loro scendere in piazza soprattutto la parte repubblicana, e quindi lo scenario sarebbe provocare disordini da parte degli afroamericani, proclamare una legge marziale antidemocratica che faccia arrabbiare i bianchi, far scendere in piazza anche i  bianchi e far collassare definitivamente il paese nella guerra civile. Inoltre, una legge marziale potrebbe portare anche ad uno scontro istituzionale, non sappiamo se tutte le forze armate sarebbero fedeli e non sappiamo se tutti gli stati sarebbero d’accordo soprattutto quelli più bianchi e repubblicani, vedere a questo proposito il nostro primissimo articolo Verso gli Stati Divisi d’America. Riproponiamo in tema con quello appena detto la mappa politica degli Statespolarizzazione politica usa

Da questa cartina si evince come gli stati più neri siano dominati da governi repubblicani,fattore che potrebbe essere decisivo nella frammentazione del paese.

2) IPOTESI TRUMP: se nella prima ipotesi immaginiamo i poteri forti che provocano il caos per salvare il paese da Trump e poi successivamente immaginiamo una ribellione anti-Obama delle parti più bianche delle istituzione americane e degli stati americani (Texas in primis), in questa ipotesi vediamo la tensione protrarsi più o meno intensamente fino a Novembre e poi nel caso di vittoria di Trump, infiammarsi fino a portare il paese alle soglie della guerra civile soprattutto se la vittoria del magnate fosse come probabilmente sarà, accompagnata da crolli borsistici e valutari. Se il governo Trump reagirà con durezza isolandosi politicamente e a livello internazionale, anche in questo caso non escludiamo rivolte oltre che popolari anche a livello istituzionale.

3) IPOTESI CLINTON: nel caso vincesse Hillary Clinton la situazione potrebbe stemperarsi ma non escludiamo comunque un peggioramento degli eventi soprattutto se debito pubblico, crisi economica mondiale e tensioni (o guerre) con Russia e Cina diventassero ingestibili.

4) EVENTO ECCEZIONALE: in una situazione particolare e di tale importanza come quella in cui si ritrovano gli States (ricordiamo debito gigantesco, disparità e depressione economica, valuta in discussione, rischio deriva populista, importanti tensioni geopolitiche, gravi tensioni interne) bisogna essere mentalmente pronti a eventi imprevedibili di portata storica come una guerra improvvisa, un colpo di stato, l’avvento di nuove formazioni terroristiche, grosso attentato, crollo finanziario rapido o chissà cosa.

Vogliamo concludere ragionando però sul perché i poteri forti, da sempre visti come filoamericani, dovrebbero volere proprio il crollo della propria roccaforte? Innanzitutto dobbiamo comprendere che questi poteri sono internazionali, senza patria. Poi possiamo ragionare sui loro obiettivi. Da come si stanno evolvendo le cose l’obiettivo remoto più probabile sembra essere quello di un Superstato Globale e ragionando come abbiamo fatto per la creazione del Superstato Europeo è chiaro che l’unica superpotenza mondiale, potentissima economicamente e militarmente ma ormai disprezzata dall’opinione pubblica di più di mezzo mondo non potrà mai guidare il processo per la creazione di uno stato mondiale, nessuno lo accetterebbe perché sembrerebbe più una assimilazione che una libera associazione. Stesso discorso vale per le altre due potenze minori Cina e Russia. La prima a causa della sua diversità culturale e della sua arretratezza politica (sì per me il politburo comunista è qualcosa di arretrato) non potrà mai essere accettata come guida di un governo mondiale e tantomeno la Russia che più che altro non ne ha proprio i mezzi essendo economicamente e demograficamente secondaria. Quindi, a nostro avviso, l’eliminazione da parte dei poteri forti degli USA sarà presumibilmente accompagnata dal collasso degli altri grossi player che hanno criticità ancora più gravi di Washington. Credo che i poteri forti puntino proprio sull’Europa per guidare la formazione di un Superstato mondiale, perché l’Unione Europea ne è già un esempio su scala ridotta e perché l’Europa non è impopolare a livello globale come le altre potenze. A molti di voi che gridano alla fine dell’Europa, questa sembrerà un’eresia ma analizzando bene e globalmente la situazione l’Unione Europea e l’Euro potrebbero rispettivamente essere la superpotenza del futuro e la fine degli USA, servirebbe a costringere gli europei a farsi un esercito unico e una politica estera comune completando il percorso di accentramento dei poteri a discapito degli stati nazionali. Quindi questa è la mia tesi: i poteri forti vogliono il collasso degli USA per permettere all’Unione Europea di emergere come nuova potenza mondiale. PS: questa conclusione non significa affatto che io sia favorevole all’attuale Unione Europea, sto solo proponendo la mia visione sui fatti attuali. Personalmente sono eurocritico, vorrei una Federazione di Liberi Stati Europei libera dall’attuale dominio delle banche e della finanza. Quindi sì all’Europa Unita no all’attuale Unione delle banche e delle oligarchie finanziarie (Giusto per chiarire).Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Sono Giuseppe Cirillo alias Fenrir, l’autore di questo blog. Nei nostri articoli ci sforziamo di offrire un’angolazione e una visione diversa rispetto ai media di regime. Per qualsiasi domanda o per un’eventuale collaborazione contattami alla seguente mail: fenrir1489@gmail.com 

 

 

Il dollaro sta per disintegrarsi?

Superstato Europa

E se il Brexit fosse voluto?

Verso un governo tecnico di guerra?

Guerra Civile Globale: quale sarà la scintilla?

E se il Brexit fosse voluto?

brexit hescatonIl 23 Giugno i cittadini del Regno Unito voteranno per l’uscita dall’Unione Europea. Voglio essere chiaro, sicuramente ha ragione Funny King come scritto in questo articolo, al 99% prevarranno gli stay, però ho una sensazione, probabilmente errata ma comunque abbastanza forte, che forse forse il “sistema” voglia proprio l’uscita dei britannici dall’Europa. Voi vi chiederete perché e credo che questo stia nel fatto che l’Inghilterra è un paese scomodo, difficile da integrare nella lunga marcia per la creazione del Superstato Europeo. E’ difficile da integrare a causa della sua valuta, ancora troppo forte e bene rifugio, a causa della sua secolare monarchia (che sicuramente è un elemento di contrasto nel processo di cessione della sovranità nazionale), a causa del suo essere inevitabilmente proiettata a livello internazionale a causa del suo passato imperiale e della sua lingua e ovviamente a causa della sua reticenza a sottomettersi alle regole comunitarie. 

Quindi, se osserviamo bene la situazione, se il Regno Unito rimane, l’Unione Europea avrebbe sempre con sé una palla al piede che non gli permetterà mai di completare il processo di creazione di uno stato sovranazionale. Può darsi che allora gli eurocrati, nonostante le dichiarazioni di facciata, sotto sotto spingano verso l’uscita degli inglesi.

Proviamo a ipotizzare qualche scenario:

1) SCENARIO ORWELLIANO: il Regno Unito lascia l’Unione e nonostante la reazione di Bruxelles la sua economia tiene e gradualmente i mercati si adeguano al nuovo status quo. Si concretizza l’ipotesi scritta in uno dei nostri primi articoli Verso un  mondo orwelliano , dove l’Inghilterra, come l’Oceania di Orwell si unisce al mondo anglofono e si distacca dall’Europa. Questo scenario, a nostro avviso, non è poi così improbabile del resto l’UK è sempre stata un’entità nazionale con vocazione internazionale e ha sempre mantenuto un certo distacco dalla terraferma europea quindi perché non abbandonarla definitivamente  e unirsi agli altri anglofoni sulla riva opposta dell’Atlantico?

2) SCENARIO REPRESSIVO: il Regno Unito esce e subito dopo il sistema scatena tutta la sua ferocia con il doppio obiettivo di piegare definitivamente i britannici e di mostrare a tutti gli altri stati che se è stata piegata l’Inghilterra, uno stato di importanza mondiale, figuriamoci che fine farebbero la Grecia o l’Italia. L’attacco contro Londra potrebbe essere scatenato sia a livello finanziario (con un attacco speculativo contro la sua valuta, le sue aziende e i suoi titoli) sia a livello di unità territoriale favorendo un nuovo referendum scozzese (che stavolta vincerebbe e che porterebbe la Scozia dentro l’Unione Europea e che a sua volta potrebbe favorire il secessionismo in Galles, Irlanda del Nord e Cornovaglia) sia attraverso la violenza del terrorismo (che potrebbe essere quello molto pericoloso e magari anche nucleare di matrice islamica ma anche quello altrettanto violento dell’IRA). Queste possibilità repressive potrebbero anche essere scatenate in contemporanea o quasi e questo potrebbe portare l’Inghilterra verso una situazione di tensione sociale senza precedenti (ricordiamoci dei disordini del 2011) che potrebbe sfociare, magari entro cinque anni, in una rivolta contro la monarchia se non addirittura in una sua abolizione soprattutto nel caso di salita al potere dell’impopolare Carlo. La conclusione di questo scenario potrebbe essere o l’emarginazione e il ridimensionamento economico e territoriale del Regno Unito o addirittura il rientro nell’Unione Europea senza Monarchia e con molto meno potere, praticamente una resa incondizionata.

3) GUERRA: lo riteniamo uno scenario praticamente fantapolitico, ma data l’importanza del progetto Europeo e data l’unicità dell’evento e la possibile ondata emulatrice, Bruxelles potrebbe andare addirittura in conflitto con Londra, prima con un embargo economico poi addirittura con un conflitto militare magari a causa di un possibile scontro su qualche area di mare o ancora più probabilmente a causa della rocca di Gibilterra, vedere a proposito questo articolo. In alternativa, questo ancora più fantapolitico, può essere favorito uno scontro con Mosca, del resto il Regno Unito è  molto più antirusso rispetto agli stati centrali europei.

4) BROGLI ELETTORALI: in questo scenario ipotizziamo la vittoria degli Stay ma con brogli elettorali stile Austria. Questi brogli se denunciati dai politici e dai partiti euroscettici potrebbero portare ad una crisi politica molto seria e anche a disordini dalla conseguenze imprevedibili.

5) VITTORIA DEGLI EUROPEISTI: una vittoria netta e senza evidenti brogli degli Stay potrebbe in qualsiasi caso essere fatta pagare dagli eurocrati che a questo punto potrebbero alzare la posta nonostante le promesse pre-elettorali perché Cameron sarebbe messo all’angolo essendosi schierato tra i favorevoli all’Europa. In questo caso non escludiamo il procedere più veloce della cessione di sovranità da parte dell’Inghilterra. Ma come abbiamo detto questo scenario, anche se è sicuramente il più probabile, sinceramente non ci convince,  perché l’UK rimarrebbe un elemento di disturbo al processo di integrazione.

Concludiamo dicendo che questo referendum potrebbe rappresentare uno spartiacque nella Storia europea. Dopo i tentativi spagnoli, dopo quello di Napoleone e dopo quello di Hitler, forse l’Unione Europea con la cacciata di Londra e il successivo attacco finanziario potrebbe riuscire a fare quello in cui solo l’Impero Romano era riuscito: portare Gran Bretagna e Europa sotto un’unica bandiera. E vedrete che non è un piano nemmeno tanto impopolare perché gli inglesi, dalle masse europee, non sono visti come i poveri greci vittime dei poteri forti, diciamoci la verità gli inglesi stanno sulle balle e già analizzando anche solo i commenti sui social network si evince che agli europei non dispiacerebbe vederli bastonati, quindi forse, toccherà all’Inghilterra essere l’esempio da punire per educare tutti. P.S.: non so se avete notate come i nostri tg abbiano quasi esclusivamente dato la colpa agli hooligans inglesi negli scontri di Marsiglia, quando anche i russi hanno avuto le loro colpe. Questo a mio avviso è già un segnale importante, la macchina del fango mediatica anti-britannica è iniziata, che la Battaglia di Inghilterra abbia inizio. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Superstato Europa

La lunga marcia dell’Eurocrazia

L’Europa dei secessionismi

Verso un governo tecnico di guerra?

Guerra Civile Globale: quale sarà la scintilla?

Reddito di cittadinanza: sì o no?

reddito cittadinznaOggi non ci occuperemo delle odierne elezioni amministrative italiane, che magari analizzeremo dopo aver conosciuto i risultati, ma dei quesiti referendari votati in Svizzera, terra che spesso esprime quesiti  all’avanguardia che altrettanto spesso vengono bocciati dalla massa del popolo (del resto la democrazia svizzera, pur essendo il top di gamma tra la democrazie avanzate, è comunque una democrazia distorta come le altre dall’eccessiva concentrazione di potere a livello mediatico ed economico).

Quello che più ci interessa è il quesito sul reddito di cittadinanza incondizionato dalla nascita di circa 2250 franchi svizzeri per gli adulti e di 625 per i minorenni. Precisiamo che con ogni probabilità ha vinto il no, ma i promotori hanno comunque fatto da battistrada ad un tema molto seguito da questo blog quello della deflazione tecnologica e dell’automazione. La deflazione tecnologica inevitabilmente comporta una riduzione dei posti di lavoro e un aumento della disoccupazione e come abbiamo visto nell’articolo La necessità di superare il capitalismo, questa rivoluzione industriale è diversissima dalle precedenti dove la deflazione tecnologica era fortemente compensata da nuovi bisogni che prima non esistevano. Ora, invece, si creano sempre dei nuovi bisogni ma non in misura tale da compensare l’abbondanza creata dalla nuova tecnologia. E proprio a livello strutturale, il capitalismo non è in grado di distribuire questa abbondanza, che rimane concentrata, mentre sempre più posti di lavoro vengono persi senza essere sostituiti da altri. L’aumento progressivo della disoccupazione e della sottooccupazione ci porta a concludere come assolutamente necessario un reddito di cittadinanza già nel futuro prossimo. Venendo alla situazione svizzera, ovviamente il referendum perde perché la Svizzera è uno degli stati economicamente più forti del mondo e non ha dei grossi problemi di disoccupazione tali da portare alla vittoria di questo referendum. Inoltre, a nostro avviso, impostare il reddito di cittadinanza come qualcosa da sostenere con altre tasse lo trovo abbastanza sbagliato, soprattutto nel caso svizzero dove sarebbe facilmente sostenibile con la creazione monetaria (la Banca Centrale Svizzera già stampa tantissimo per mantenere il Franco basso, se stampasse per coprire interamente il Reddito di cittadinanza non ci sarebbero problemi, perché il valore del nuovo denaro si scaricherebbe sul resto del mondo che accetta e vuole il franco come valuta rifugio). Ed ancora, troviamo anche sbagliato impostare da subito il reddito di cittadinanza per tutti dalla nascita e non solo come sussidio per chi non ha reddito.

Detto questo vediamo la nostra proposta sul reddito di cittadinanza:

Innanzitutto proponiamo un reddito di cittadinanza formato da tue tipologie di reddito: il salario(o sussidio) di cittadinanza e il dividendo di cittadinanza. Il salario di cittadinanza sarebbe un reddito fisso versato a tutte le persone disoccupate o sottooccupate sia che esse abbiano lavorato sia che esse abbiano appena finito gli studi. Il salario di cittadinanza dovrà essere valutato a livello regionale e dovrà coprire i costi abitativi, quelli alimentari, bollette, trasporti e spese straordinarie ( ad esempio a Torino per ogni individuo singolo al minimo servono 350 euro per affitto e bollette, 200 euro per mangiare, 50 per i trasporti, 200 per abbigliamento e spese straordinarie, per un totale di 800 euro mensili che sarebbero il salario di cittadinanza torinese). Salario che dipenderebbe da dove si abita, se gli affitti costano di più come a Milano o di meno come nel Sud Italia, allora il reddito aumenterebbe o calerebbe. Seconda cosa il salario di cittadinanza non sarà un regalo, perché il ricevente sarà iscritto ad un sistema unificato per la ricerca del lavoro dove potrà rifiutare solo due posti offerti e inoltre nel periodo in cui non lavora dovrà svolgere ogni settimana 20 ore di lavoro civico (ad esempio sorveglianza, pulizia, piccole manutenzioni, assistenza) e 20 ore di formazione ( a riguardo di questo dovrà essere creato un sistema di minicertificazioni con poca teoria inutile e tanta pratica, estremamente efficaci e spendibili nel mondo del lavoro). Per quanto riguarda i sottoccupati potranno integrare il loro reddito con il salario di cittadinanza (quindi immaginando uno che prende 400 euro al mese di part-time, potrà, lavorando dieci ore per il comune e formandosi per altre 10 ore alla settimana, ricevere i 400 euro di integrazione. Questo salario di cittadinanza sarà coperto dalla sostituzione di tutte le altre forme di assistenzialismo accessorie e dalla stampa ex novo di denaro, quest’ultimo coperto appunto dalla deflazione tecnologica (quindi dall’aumento di produzione) che ha prodotto quei disoccupati e dal lavoro stesso dei riceventi (che come abbiamo detto prima lavorerebbero momentaneamente per la città). Questo denaro creato potrà esistere solo in un sistema che avrà eliminato le altre forme di creazione del denaro (quindi la creazione a debito da parte della banca centrale e la riserva frazionaria privata. Quindi proponiamo la tesi che la creazione di denaro possa avvenire solo se c’è forza lavoro inutilizzata)

Il dividendo di cittadinanza, invece, sarà a sua volta composto da due forme: la deflazione dei prezzi volontaria e un dividendo effettivo di denaro a tutti indipendentemente se lavorino o no. Questo dividendo dovrà rappresentare la redistribuzione annuale della deflazione tecnologica quindi della maggiore abbondanza che si è venuta a creare nella società. Ma come calcolarlo e chi dovrebbe darlo? E qui parliamo dell’altro referendum svizzero che voleva che gli utili delle aziende pubbliche non venissero assorbiti dallo stato centrale ma utilizzati per abbassare i prezzi dei servizi stessi e/o aumentare la qualità. Ecco, questa tesi potrebbe essere estesa anche al privato (questa è una nostra proposta d’ avanguardia quindi ancora lontana dalla realtà) per creare delle aziende private con capitale condiviso tra i consumatori e di conseguenza con profitti condivisi (Max Stirner nel suo libro L’unico e la sua proprietà, abbozza una tesi de genere). Queste aziende non sarebbero statali ma sarebbero di proprietà degli stessi consumatori e quindi non farebbero profitti ma punterebbero ad abbassare i prezzi ed aumentare la qualità (la deflazione dei prezzi volontaria di cui parlavamo prima) e se proprio fossero costrette a fare profitto (ad esempio una società del genere che gestisce un concerto data l’enorme richiesta dovrà comunque fare un prezzo alto che genererebbe profitto) lo redistribuirebbero tra i consumatori/azionisti ed ecco il dividendo di cittadinanza. Perché lo definiamo progressivo? Perché più aumenterà l’automazione più queste società (che attenzione non sono delle cooperative che fanno gli interessi dei lavoratori e che quindi li tengono anche se non servono) faranno a meno del personale umano e faranno sempre più utili che verranno redistribuiti. In questo modo, più settori economici saranno gestiti da società di questo genere più la deflazione tecnologica verrà ridistribuita senza la necessità di creare nuovo denaro. (Che nella situazione precedente è necessario perché la deflazione tecnologica crea concentrazione del capitale monetario che a sua volta provoca un generale rallentamento della velocità della moneta con effetti recessivi, anche se questo è un discorso decisamente più lungo).
L’unico problema che necessita di profonda riflessione è quello di come passare dal capitale concentrato al capitale condiviso tra i consumatori (che sono l’insieme più grande della società dato che tutti siano inevitabilmente consumatori). Passaggio che in alcuni settori può avvenire quasi naturalmente, ma che per quanto riguarda l’intera società molto probabilmente necessita di una riforma/rivoluzione anche a livello politico.

Quindi ricapitolando e concludendo, il reddito di cittadinanza è necessario ma non attuandolo sulle spalle di una ulteriore tassazione sulle categorie produttive e soprattutto non deve essere visto come un diritto (chi ha letto il mio libro, sa che siamo contro ogni diritto naturale o acquisito) ma come una una possibilità che nuove società dell’abbondanza possono offrire. Quello da noi proposto sarebbe composto da una parte fissa e momentanea, cioè il salario/sussidio per disoccupati e sottoccupati e da una parte progressiva costituita dal dividendo di cittadinanza che dovrà crescere proporzionalmente alla deflazione tecnologica fino idealmente a divenire l’unico reddito esistente quando in un futuro più remoto sarà avvenuta la piena automazione (che non vuol dire abolizione del lavoro, ma abolizione di tutto il lavoro che nessuno farebbe senza lucro).Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Il picco del lavoro: in futuro non lavoreremo più.

La necessità di superare il capitalismo

Il falso problema dell’invecchiamento della popolazione

Verso un governo tecnico di guerra?

Abolire il quorum e adottare la democrazia diretta

Guerra Civile Globale: quale sarà la scintilla?

Verso un governo tecnico di guerra?

Inps: Renzi, Tito Boeri nuovo presidenteLa prima metà del 2016 vede il mondo fermo in una stagnazione dolorosa sia a livello economico sia a livello geopolitico. I conflitti in Siria, Iraq e Libia non vertono verso alcuna soluzione e uno stormo di cigni neri sta per arrivare, dall’odierna elezione austriaca, al referendum sul brexit, alle guerre civili prossime in Turchia, Venezuela, Egitto (?). Quelli elencati sono solo alcuni cigni neri, in realtà ve ne sono molti di più. Anche l’Italia ne ha uno, il referendum sulle riforme costituzionali del governo Renzi. Lo definiamo cigno nero perché in caso di vittoria del no, Renzi, come ribadito di recente, lascerà il suo posto da Presidente del Consiglio (che in sé non è una cosa negativa, è solo che il dopo-Renzi potrebbe essere peggio).

Proprio questo ultimo punto mi sembra veramente sospetto: perché un premier con un consenso inferiore al 40% dovrebbe rendere un referendum su una riforma elettorale non perfetta ma comunque facilmente propagandabile, un voto su se stesso? Non ha senso perché anche lui sa di non avere un gran sostegno popolare. Quindi o Renzi è stupido e ignorante di politica oppure vuole andare a casa. Io propendo più per la seconda ipotesi. Alle prossime amministrative probabilmente il PD confermerà l’andazzo negativo, la maggioranza inizierà a scricchiolare sempre di più, dopo novembre l’Unione Europea batterà cassa e quasi sicuramente nel 2017 avremmo l’aumento automatico dell’IVA. E’ imminente la missione militare per difendere la diga di Mosul (vicini vicini ai miliziani “numericamente infiniti” dell’ISIS) e in Libia anche l’azione militare sembra essere inevitabile dopo il no americano ad un intervento diretto e con il governo riconosciuto minacciato da milizie islamiste, dall’ISIS e dal potente generale Haftar. Oltre tutto questo nel 2017 probabilmente saranno da gestire migliaia di profughi bloccati nel nostro territorio, le tensioni con i paesi confinanti, probabili nuove ondate provenienti direttamente dalla Turchia (e non parlo di siriani ma proprio di turchi e curdi), la vicina Grecia al collasso e via dicendo. Troppi problemi, una situazione esplosiva, che rischia di portare il già basso consenso di Renzi verso percentuali ad una cifra, dato che saranno quasi sicure nuove tasse, soldati morti in guerra e probabilmente anche attentati sul suolo nazionale in risposta ai nostri interventi. Renzi sa bene tutto questo e sa bene che trovarsi al governo in una situazione del genere vuol dire suicidarsi politicamente, stroncarsi la carriera. Per quello ha resistito con tutte le sue forze per evitare aumenti delle tasse e per evitare l’intervento in Libia, ora però non può più scappare e il referendum è la via di fuga, se perde si dimette ed esce alla fine a testa alta, come presidente dell’ultimo periodo leggermente in crescita del paese, come presidente che ha eliminato l’IMU, come presidente che ha provato a riformare il paese (badate bene, so perfettamente che questa è solo un’immagine superficiale, però sto pensando come se fossi Renzi). E il lavoro sporco che dovrebbe fare lui lo lascerà ad un governo tecnico, che nel titolo ho chiamato di guerra perché si troverà a gestire almeno due importanti missioni militari, la risposta violenta dei terroristi sul suolo nazionale (e conseguenti misure d’emergenza e militarizzazione del paese) e nuova austerità e conseguente esplosione sociale stile Grecia e chi lo sa forse data la gravità della situazione potrebbe anche posticipare le elezioni (dite che è impossibile? State vedendo la Turchia come velocemente si sta dirigendo verso la dittatura? Nulla è impossibile). A mio avviso, questo governo tecnico di guerra sarà quello che gestirà la completa cessione della sovranità nazionale all’Europa.

Detto questo potrebbe essere interessante un toto-nomi, vediamone alcuni:

MONTI-BIS: il governo tecnico di Monti è stato tra i più impopolari della storia italiana. Difficilmente si riuscirebbe a formare una maggioranza attorno al suo nome, però dato il suo prestigio da senatore a vita e da uomo dell’Europa potrebbe avere qualche possibilità. PADOAN: in tempo di crisi economica non è possibile non includere tra i papabili il ministro dell’economia in carica, soprattutto se è un uomo dell’Europa. Padoan è un burocrate più anonimo di Monti e quindi potrebbe attirare meno impopolarità come austero premier tecnico. DRAGHI: molto difficilmente Draghi lascerà un ruolo di rilevanza mondiale per ottenere la presidenza del consiglio italiano, però non possiamo escluderlo dato che darebbe veramente molta più rilevanza all’Italia. Probabile nel caso venga nominato senatore a vita (e lui avrebbe più meriti di Monti per questo ruolo). MOGHERINI: Come ministro degli esteri europeo Federica Mogherini ha ottenuto una certa rilevanza in Europa però le sue posizioni spesso sono state troppo blande soprattutto se viste da Washington. Quindi un cambio della guardia, spostandola come premier italiano, ci sembra assolutamente da non scartare. Soprattutto considerando il fatto che il governo tecnico avrà gravi problematiche di politica estera oltre che economiche.
BOERI: alcuni indiscrezioni parlando dell’attuale presidente dell’INPS come successore di Renzi e il suo pedigree rende questa ipotesi tra le più probabili.
COTTARELLI: è il nostro uomo di punta, a mio avviso tra i più papabili. Chi meglio di un direttore del FMI con faccia da duro e con missione di tagliare la spesa sarebbe ideale per gestire un paese economicamente disastrato come l’Italia? (Dal punto di vista dei mercati) PINOTTI: il ministro della difesa italiano potrebbe avere un volto e un carattere abbastanza neutro per gestire un governo tecnico che non sia troppo impopolare e che debba gestire missioni militari, anche se non crediamo troppo a questa ipotesi. GRAZIANO: Claudio Graziano, capo di stato maggiore italiano fresco di nomina da parte di Renzi, potrebbe essere il renziano giusto per guidare un governo tecnico-militare di transizione. Inoltre il suo curriculum denso di missioni internazionali, tra cui l’Afghanistan, lo rende ideale per gestire un anno pericoloso come il 2017. A nostro avviso è tra i favoriti, tra l’altro un militare potrebbe ricevere i consensi necessari da quelle forze di destra da sempre vicine alle forze dell’ordine (NCD, FORZA ITALIA, FRATELLI D’ITALIA E LEGA NORD)

L’alternativa ad un governo tecnico sarebbe tornare alle elezioni con l’attuale legge elettorale modificata dalla Consulta, che presumibilmente vedrebbe una risicata vittoria dei Cinque Stelle con una o tutte e due le camere ingovernabili (situazione spagnola). Di conseguenza molto probabile un governo tecnico anche in questa seconda ipotesi. Se il governo tecnico nascesse dopo fallite elezioni sono più probabili i nomi più neutri, politicamente parlando. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Sono Giuseppe Cirillo alias Fenrir, l’autore di questo blog. Nei nostri articoli ci sforziamo di offrire un’angolazione e una visione diversa rispetto ai media di regime. Per qualsiasi domanda o per un’eventuale collaborazione contattami alla seguente mail: fenrir1489@gmail.com 

 

 

La necessità di superare il capitalismo

Scenari per il 2016

2016-18: USA in guerra civile

Abolire il quorum e adottare la democrazia diretta

Guerra Civile Globale: quale sarà la scintilla?

 

Il falso problema dell’invecchiamento della popolazione

pensione-uomoDa più parti, tra blogger, economisti, commentatori e anche comuni cittadini è abbastanza diffusa e condivisa la tesi dell’insostenibilità del sistema pensionistico, a causa del progressivo invecchiamento della popolazione e quindi da più parti si ipotizzano e spesso si concretizzano ricette più o meno condivisibili, come innalzare continuamente l’età pensionabile, ridurre le pensioni, altri come la Boldrini aprono a massicce migrazioni di immigrati per arrivare in futuro a 66 milioni (poi mi chiedo perché dovremmo arrivare per forza a quella cifra), altri ancora chiedono politiche favorevoli all’incremento demografico e si spingono ad ipotizzare un’Italia con 100 milioni di anime (vorrei ricordare che l’Italia ha già una densità della popolazione superiore alla Cina ad esempio).
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In questa sede però non voglio criticare chi afferma che il decremento demografico renda insostenibile il sistema, perché hanno perfettamente ragione, dal punto di vista monetario e capitalista il sistema non sarà assolutamente sostenibile. E quindi veniamo a scoprire che il regime economico capitalista oltre a non funzionare nell’abbondanza come abbiamo visto nell’articolo La necessità di superare il capitalismo, è incapace anche di gestire il decremento demografico, che se vogliamo è un’altra forma di abbondanza, diminuendo le persone aumentano i capitali disponibili, lo spazio e i beni esistenti.

Quindi appurato che chi sostene il collasso del sistema a causa dell’invecchiamento della popolazione ha perfettamente ragione, come scritto in un articolo come questo  e appurato che questo è assolutamente logico valutando la situazione dal punto vista monetario in un sistema capitalista, noi vogliamo valutare il fenomeno in questione da un angolatura diversa, parallela se vogliamo, ma non per questo irreale.

Cos’è la moneta? Non vogliamo iniziare la diatriba su cosa sia la moneta, ma penso possiamo essere tutti d’accordo che la moneta è il contraltare della produzione esistente, dei prodotti, dei servizi e dei valori acquistabili. Se questi ultimi non esistessero, la moneta non varrebbe niente. La moneta è quindi ricchezza indefinita con cui si può ottenere ricchezza definita, cioè un prodotto o un servizio. La moneta è quindi un’idea, una convenzione. Purtroppo è abitudine degli ultimi secoli valutare e analizzare il mondo attraverso le idee, per poi applicarle alla realtà. I risultati sono stati e sono nefasti. Probabilmente non c’è vizio umano che abbia fatta danni e orrori paragonabile a quello che l’umanità ha commesso per idee metafisiche. Quindi, come ho fatto nel tratto Libertà Indefinita, dove non ho analizzato la Libertà partendo da fumosi diritti (come fanno ad esempio liberali, libertari, sia di sinistra che di destra) ma partendo proprio dalla realtà cioè dalla mancanza di libertà, dalla sensazione di oppressione così anche in questo caso vorrei analizzare il problema della decrescita demografica partendo non dalla moneta, cioè da un’idea fondata su basi perlomeno opinabili (Banche Centrali, Riserva Frazionaria, Tasso di Interesse e via dicendo) ma dalla realtà cioè la produzione, la ricchezza nazionale reale.

Prendiamo proprio l’Italia come esempio, sia perché è il paese che conosciamo meglio sia perché già tra i più “vecchi” del mondo. L’Italia oggi è sostenibile dal punto di vista reale, escludendo politica e finanza? Assolutamente sì e vediamo di dimostrarlo. Per dimostrarlo analizzeremo alcuni dati economici: 1) BILANCIA COMMERCIALE: nel 2015 la bilancia commerciale italiana è positiva per 45 miliardi di euro 2) BILANCIA DEI PAGAMENTI: conto corrente positivo di 33 miliardi, conto capitale positivo di 2 miliardi, conto finanziario di 49 miliardi 3) AVANZO PRIMARIO  (ENTRATE-SPESE DELLO STATO AL NETTO DEGLI INTERESSI SUL DEBITO): 1,5% 4) DEFICIT PUBBLICO: -2,6% 5) DEFICIT PUBBLICO AL NETTO DEGLI INTERESSI INTERNI: +0,2% (approssimativamente)

Quindi ricapitolando con un tasso di occupazione del 55%, con un tasso di disoccupazione del 12%, con una popolazione over 65 del 20% l’Italia riesce ad esportare più di quanto importa, ad avere una bilancia dei pagamenti positiva, lo stato al netto degli interessi sul debito e nonostante enormi problemi di corruzione e spreco riesce a spendere meno di quanto gli entra e se scorporiamo dal deficit anche gli interessi che vengono pagati a soggetti nazionali, anche il deficit pubblico in realtà non è un problema. Quindi, ora come ora, l’Italia e gli Italiani in media non vivono oltre le loro possibilità, ( se visti come un insieme unico) a conferma di ciò abbiamo inoltre la dimostrazione reale della sostenibilità del sistema, nonostante i disoccupati e i pensionati, tutti mangiano, tutti hanno una casa (anzi le case sono decisamente di più di quante ne servano), le concessionarie, i magazzini sono pieni di auto e prodotti invenduti, praticamente tutti i bisogni primari soddisfatti (ad eccezioni di qualche punto percentuale di casi limite, purtroppo) ed oltre questo si esporta più di quanto si importa ed abbiamo beni e servizi non consumati e non utilizzati. E oltre tutto questo, il 12% della popolazione non trova lavoro (quindi abbondanza oltre di prodotti e servizi anche di manodopera sia specializzata che non), senza considerare che  di quel 55% che lavora, a occhio un 15%-20% è praticamente poco o nulla produttivo (considerando dipendenti statali e privati in soprannumero, e molte lobby che potrebbero essere fortemente ridimensionate con una maggiore efficienza del sistema, ad esempio taxisti, commercialisti, notai, ecc).

Questo discorso per dire cosa? Che chi parla della decrescita demografica proponendo politiche di incremento demografico come soluzione, propone qualcosa di giusto e funzionante in un sistema capitalista basato sulla scarsità, ma è una ricetta valida per il secolo scorso e per i secoli passati, ora siamo nell’era dell’abbondanza, del troppo, della deflazione tecnologica e se i bisogni di tutti sono già soddisfatti adesso lo potranno essere lo stesso anche con un peggioramento della curva demografica, perché ormai ogni lavoratore produce in media, grazie alla tecnologia, molto di più di quello che il consumatore può consumare. Ipotizzando, come previsto dall’Istat, che nel 2050 gli over 65 saranno il 32-33% del totale, per sostenere così tanti pensionati basterebbe in proporzione che gli attuali disoccupati lavorino e che gli occupati sotto-utilizzati lavorino ad un migliore livello di utilità e il rapporto occupati/anziani sarebbe praticamente identico. Questo non considerando la deflazione tecnologica imperante e l’abbondanza di risorse che il decremento della popolazione libererebbe soprattutto dal lato immobiliare e dei capitali. Ipotizzando, ancora, una deflazione tecnologica media del 1% annuo (che è una cifra ridicola dato l’andamento esponenziale del fenomeno e l’avvento della robotizzazione), da qui al 2050 servirà il 30% della forza lavoro in meno, quindi probabilmente ci saranno comunque disoccupati nonostante il 33% di pensionati da sfamare e mantenere. (Ripeto parlo dal punto di vista lavorativo non economico/monetario)

Quindi, paradossalmente, se adesso importassimo più migranti o ci mettessimo a fare più di due figli a famiglia, non otterremo un sistema più sostenibile, ma un sistema più insostenibile perché avremmo più disoccupati da mantenere oltre i pensionati. E’ ovvio che se analizziamo il fenomeno dalla situazione attuale, fatta di debiti, contributi e sistema monetario errato, il sistema ovviamente collasserà, ma se si riuscisse a superare il capitalismo e l’attuale sistema monetario e pensionistico per orientarci verso un sistema economico sempre di libero mercato ma che sia in grado di distribuire in maniera ottimale l’abbondanza, anche la decrescita demografica, in questa precisa situazione storico-produttiva è perfettamente sostenibile anzi auspicabile sia dal punto di vista ambientale che dal punto di vista psicologico e di armonizzazione della densità demografica. E grazie alla deflazione tecnologica probabilmente, se in futuro il mondo riuscirà ad attuare politiche comuni, ci si potrà tranquillamente indirizzare verso una decrescita demografica mondiale senza particolari problemi di sostenibilità (beh se si riuscirà a colonizzare altri pianeti, il discorso cambia, ma allo stato attuale sembra un’ipotesi ancora remota). Concludiamo dicendo che noi partiamo dalla realtà, è la realtà è abbondanza, quindi perfetta sostenibilità dell’invecchiamento e della decrescita demografica, però se il sistema rimarrà ancorato alle vecchie logiche, probabilmente la deflazione demografica, assieme a quella da debito, a quella tecnologica, a quella di esaurimento dello scambio, porterà ad un collasso generale del sistema, cosa che in parte stiamo già vivendo e definibile come transizione post-capitalista. Se esisterà una società futura, dovrà inevitabilmente partire dalla realtà, dal lavoro e da essi far derivare la valuta e la ricchezza non come accade oggi, dove da delle idee convenzionali come moneta e capitale derivano la produzione e la ricchezza. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Referendum Trivelle 17 Aprile: IO voterò

Il picco del lavoro: in futuro non lavoreremo più

La necessità di superare il capitalismo

I profughi devono essere respinti?

Il picco del lavoro: in futuro non lavoreremo più

fine del lavoroSono molto interessato agli articoli che trattano di deflazione tecnologica cioè di quel processo grazie al quale, attraverso nuove innovazioni, usufruiamo di più ricchezza con meno costi e meno lavoro. Rischio Calcolato è un sito che segue approfonditamente questo processo ed ho letto con interesse uno degli ultimi articoli a riguardo: Lavorerete per qualcosa di meglio. Voglio però citare una parte dell’articolo con cui non mi trovo d’accordo: Sono ridicole le urla da checche isteriche contro l’automazione industriale, piuttosto bisognerebbe cominciare a pensare a politiche di ricollocamento della forza lavoro in eccesso mentre il periodo di crisi da un passaggio di paradigma industriale non abbia già creato i nuovi mestieri. Ecco, è questa ultima parte che non mi convince per niente. Funny King (l’autore di Rischio Calcolato), basandosi su cosa è avvenuto nelle precedenti rivoluzioni industriali e tecnologiche, pensa (giustamente) che quando cambia un paradigma produttivo, molte persone vengano colpite e i loro mestieri eliminati e progressivamente nascano nuovi mestieri. Ma attenzione che la Storia fa rima, ma non si ripete. Mai. E il futuro è sempre diverso da come uno se lo possa aspettare guardando al passato.robot muratore

Ma cosa differenzia la situazione attuale rispetto alle precedenti rivoluzioni? Lo scopo di questo articolo è quello di dimostrarlo. La differenza, ad esempio, con la Prima e la Seconda Rivoluzione Industriale è che quella, ha creato nuove tecnologie, che effettivamente hanno semplificato la vita e la produzione, ma al tempo stesso ha creato nuovi bisogni, bisogni significano iniezioni di scarsità, di non soddisfazione, e la scarsità, come sa chi ci legge, è la condizione su cui si basa l’attuale sistema capitalista, ma su cui si sono basate anche le economiche pianificate ormai quasi del tutto scomparse o ridimensionate. La grandissima differenza con questa, se vogliamo chiamarla, Quarta o Quinta Rivoluzione Industriale, è che ormai, quasi tutti i bisogni sono soddisfatti, certo potrebbero sorgerne dei nuovi come le realtà virtuali o viaggiare nello spazio o chissà cos’altro, ma i bisogni principali sono ormai soddisfati ed anche il lusso, che poteva essere una molla per creare ulteriore scarsità, sta perdendo progressivamente il suo appeal. Questo non vuol dire assolutamente che non ci sia più nulla da creare, ma che qualsiasi nuova innovazione non è che un rendere più efficienti quelle precedenti (ovviamente non tutte sono così, ma un buon 80%) e rendere più efficiente senza creare ulteriori bisogni crea deflazione diffusa. Quali invenzioni-innovazioni possiamo aspettarci dal futuro? Fusione nucleare, rinnovabili più performanti, treni che viaggiano a mille orari, auto che consumano poco e non inquinano, applicazioni per semplificare la vita, guida automatica, wifi gratuito e diffuso, robot che ci puliscono casa, nanotecnologie, tutte cose che creano si un nuovo prodotto da consumare, ma che ci fanno risparmiare. Quindi sempre più deflazione tecnologica reale. Mentre quella del passato era solo deflazione tecnologica apparente, perché creava nuove tecnologie ma anche nuovi bisogni, adesso si creano nuove tecnologie sempre più efficienti nel soddisfare bisogni già abbastanza soddisfatti. Un esempio: Whatsapp. E’ vero questa applicazione ha creato il bisogno di possederla, ma pagando meno di un euro all’anno si risparmiano potenzialmente decine di euro di sms. Oggi come oggi si creano quindi dei bisogni che però ci fanno abbondantemente risparmiare su altri. Quindi questa è deflazione tecnologica reale. Ed è un fenomeno bellissimo, ma che mette irrimediabilmente il capitalismo in una crisi cronica. Ed infatti lo vediamo da soli come la disoccupazione stia diventano endemica in parecchi stati. Ed anche se dovessero sorgere nuovi bisogni oggi inimmaginabili, con la robotizzazione, saranno probabilmente i robot a soddisfarli di conseguenza non si avrebbe comunque nessun miglioramento a livello occupazionale.treno sottovuoto

Quindi abbiamo da una parte una massa di disoccupati e sottoccupati, dall’altra l’abbondanza di risorse e servizi in eccesso. E le due parti non riescono ad incontrarsi. Questa è la problematica alla quale ci riferivamo nell’articolo, La necessità di superare il capitalismo, cioè l’incapacità strutturale del sistema capitalista di distribuire l’abbondanza, dato che appunto esso, si basa, per definizione, sul capitale, che è il contraltare della scarsità sistemica. Ma se c’è abbondanza il capitale muore ed è quello che vediamo sotto i nostri occhi, con il saggio d’interesse diventare negativo e con la proprietà diventare un costo e non una rendita.
Nell’articolo che abbiano analizzato, Funny King ci parla del passaggio da una società di produttori di hardware, ad una società di creatori di software. Questo è molto interessante. L’umanità è a mio avviso è passata e passerà in questa fasi:

1) FASE DI IPER-SCARSITA’ (4000 a.C – 1700 d.C)
TIPO DI PRODUTTORI: DI SUSSISTENZA
TIPI DI GOVERNO: DISPOTISMI, IMPERI, MONARCHIE (necessari per gestire folle affamate e situazione di emergenza continua)
REGIME POLITICO ED ECONOMICO DOMINANTE: ASSOLUTISMO

2) FASE DI SCARSITA’ (1700 d.C – 2000 d.C)
TIPO DI PRODUTTORI: DI HARDWARE
TIPI DI GOVERNO: DEMOCRAZIE CAPITALISTE, REGIMI SOCIALISTI ( necessari in entrambi i casi per gestire e distribuire la scarsita’)
REGIME POLITICO ED ECONOMICO DOMINANTE: CAPITALISMO

3) FASE DI MODERATA ABBONDANZA (2000 d.C – 2050? d.C)
TIPO DI PRODUTTORI: DI SOFTWARE
TIPI DI GOVERNO: ATTUALMENTE ANARCHIA  DEMOCRAZIE CAPITALISTE IN CRISI, DITTATURE
REGIME POLITICO ED ECONOMICO DOMINANTE: ANCORA NON PERVENUTO

4) FASE DI ABBONDANZA (2050 d.C – ?)
TIPO DI PRODUTTORI: AUTOMATIZZATI
TIPI DI GOVERNO: ? – DEMOCRAZIA INTEGRATA : )
REGIME POLITICO ED ECONOMICO DOMINANTE: BASATO SULL’INEVITABILE SOCIALISMO TECNOLOGICO (anche se probabilmente non verrà usato il termine socialista che è inestricabilmente legato alla mancanza di libertà)

Quindi l’avvento come principale classe di produttori, dei creatori di software sarà una caratteristica del nostro attuale periodo storico, che abbiamo definito in altri articoli TRANSIZIONE POST-CAPITALISTA. Cosa caratterizza questa transizione? La permanenza del regime capitalista senza avere più il consenso diffuso tra la massa e senza essere più in grado di uscire in maniera duratura dalla crisi. Questa transizione è quindi una fase di crisi costante, con un sistema che per la sua stessa struttura non è in grado di risolvere. Detto questo, l’avvento dei creatori o gestori di software non può ovviamente compensare il pesante calo dei produttori di hardware, che sono ed erano una massa di persone, mentre i creatori sono una minoranza. In questa fase di crisi quindi, abbiamo piccoli gruppi che si avvantaggiano e una massa di persone che vengono gettate senza via d’uscita nella disoccupazione e una deflazione tecnologica imperante ed ormai esponenziale eliminare sempre più categorie di lavoratori: in primis vedremo la scomparsa dei taxisti, degli autisti, poi di tutti quei lavori ripetitivi e facilmente programmabili in un automa, come le pulizie, la produzione industriale e poi, e noi forse lo vedremo, ci sarà l’avvento dell’intelligenza artificiale, che non vuol dire che i robot avranno un’anima o una coscienza ma che saranno in grado di ragionare, imparare e risolvere problemi. auto-senza-pilota-google-carCon l’intelligenza artificiale spariranno gradualmente tutti i lavori, in quella che abbiamo sopradefinito FASE DI ABBONDANZA. Gli unici lavori che probabilmente continueranno ad esistere saranno quelli artistici, creativi e personali, forse i ricercatori, ma anche li la concorrenza diventerà enorme, (dato che esisterà una massa di persone che si dedicherà alle arti ed alla scienza) ed inoltre anche gli stessi robot potranno evolvere anche a livello artistico. Quindi è inevitabile, in futuro non lavoreremo e potremo dedicarci alle nostre passioni o ai nostri hobby. Anzi possiamo dire che il lavoro continuerà ad esistere come hobby  L’unico problema è che dobbiamo passare dalla fase tre, dalla fase di transizione, dagli esiti imprevedibili. Anche questa fase per essere risolta avrà bisogno di soluzioni politiche per gestire la massa di disoccupati e l’impossibilità di distribuire l’abbondanza. Il reddito (o dividendo) di cittadinanza può essere un buon palliativo, ma bisognerà pensare anche ad altre soluzioni, ovviamente senza passare da eccessi statalisti, anzi puntando ad aumentare la libertà individuale come proposto nel mio libro Libertà Indefinita con il concetto di Democrazia Integrata. Quindi non aspettatevi nuovi mestieri (si qualcosa si, ma non abbastanza per frenare la disoccupazione), il lavoro umano va verso la sua meritata fine, i nostri figli forse, ma sicuramente i nostri nipoti, saranno liberi dal lavoro. Come detto sopra il problema è passare dalla fase di transizione e in questa fase ci sono parecchi rischi, dato che i conflitti armati, creando distruzione e quindi nuova scarsità, danno linfa nuova al sistema capitalista. In qualsiasi caso, ad eccezione di un conflitto nucleare o di apocalittici disastri ambientali, anche se più lenta di quanto potrebbe essere, la deflazione tecnologica porterà inevitabilmente alla fine del nostro sistema. Concludo dicendo che i nostri figli non lavoreranno per qualcosa di meglio, non lavoreranno proprio e saranno di fronte alla piena libertà. Spero che sappiano gestirla al meglio, se un meglio esiste ( sì sono un relativista estremo). Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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