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Poweradspy Review

Ad-driven Spy Tools are on an all-time high and PowerAdSpy is the latest addition to the mix.

Credits: poweradspy

What is PowerAdSpy?

PowerAdSpy is a spy tool specifically made for harnessing the power of Facebook Ads. As the website states, PowerAdSpy is Built by Affiliates for Affiliates, and boy isn’t that true! Get 30% Poweradspy coupon code here

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How PowerAdsSpy Works

If you are in the E-commerce business, you know how important Facebook is as a source of traffic and conversions. Savvy businesses have already mastered how to use Facebook to maximize their reach and gain more traffic to their business.

But doing so step by step is tedious and time-consuming. You don’t have to. PowerAdSpy is the ultimate spy tool to sort out your Facebook Advertising needs.

Below is a video explaining exactly how PowerAdSpy works to help you with your Facebook Advertising campaign.

As you can see, PowerAdSpy starts by spying on your competitor’s Ads. Then it extracts and compiles accurate and impartial data to help you recreate the success of your competitor’s Ads in your own business.

To accomplish all these, PowerAdSpy is ridden with power-packed features and tools that surpass all other Spy Tools in its category.

PowerAdSpy Features

1.    Advanced Search and Filter

Credits: poweradspy

PowerAdSpy has one of the best Search and Filtering tools in the market. With this tool, you can search for you Niche by finding your favourite advertiser and then filtering country, gender, among other fine details.

PowerAdSpy’s search tool boasts a Powerful Algorithm able to give precise results when you are searching for Facebook Ads using keywords, terms, and phrases included in the Ad.

You can also have your results sorted by Date, Likes, Shares or Comments.

2.    In-depth Analytics

Credits: poweradspy

To determine the success of a particular Facebook Ad, you need details like Engaging Audiences, Engagement Rates, and the Number of Likes, Shares, and Comments that the post attracted.

PowerAdSpy supplies all these details including your competitor’s original post link for ultimate transparency.

3.    Spy on the Competition

When we say PowerAdSpy thoroughly spies on the competitors, we are not exaggerating.

You can expect to learn your competitor’s Ad types, gain access to copies of the Ad including the creatives used, trackers, and even the angle they exploited.

4.    Dynamic Search

Credits: poweradspy

The Dynamic Search is an invaluable feature that allows you to fine-tune your search by applying the Search Mode, Filter Mode or Lander Properties to your search.

The Search Mode allows 3 different filters. You can search for:

  • Keywords, advertisers, and domains
  • Facebook Ad engagements
  • The window of time the Ads were viewed

Filter Mode features CTA filters, country filters, Ad type, Gender, Age, and Ad Position.

Lander Properties allows you to sniff Ads posted by affiliate competitors on other platforms like Terraleads and Leadbit. You can also download their Landing pages and use them in your own advertising campaigns.

PowerAdSpy Pricing

PowerAdSpy offers three different subscription packages.

The packages vary in pricing so you can choose which best applies to you.

Credits: poweradspy

There is a Free Package that allows a limit of 2 searches but has all the features and tools at your disposal.

The Basic Package costs $49 a month with limited features available. You can try this package for only $1 for 3 days!

The Standard Package goes for $99 a month. It has all but a few features withheld and you can try it for only $7 for 3 days!

The Premium Package offers everything for a Limited Offer of $149 a month. Usually, the pricing for the Premium Package is $249 per month. You can also try it for $7 for 3 days!

Final Thoughts

As their website states “We want everyone to grow”; PowerAdSpy is an all-out spy tool capable of changing your Facebook Advertising fortunes forever. All you have to do is give it a try.

Terzo Conflitto Mondiale? Una guerra liquida

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Dopo aver pubblicato l’articolo Alert Terza Guerra Mondiale, alcuni lettori hanno risposto o mi hanno scritto, sostenendo, giustamente, che a loro avviso un conflitto mondiale sarebbe impossibile perché comporterebbe la distruzione atomica dell’intero pianeta e quindi nessuna potenza mondiale si prenderebbe mai un rischio di tale portata. Questo, effettivamente, è un ragionamento che non fa una piega e che infatti ha permesso, grazie all’effetto pacificatore della bomba atomica, una stagione di relativa pace globale, almeno per i paesi più industrializzati, dato che paesi più piccoli e poveri sono stati invece colpiti (vedi Vietnam, Iugoslavia, Afghanistan, Iraq, e paesi africani).
Ora invece vogliamo formulare un’ipotesi su come sia possibile, stando alle condizioni politico-economiche attuali, un conflitto mondiale: la nostra ipotesi è che mentre la Prima Guerra Mondiale è stata una guerra di trincea, la Seconda Guerra Mondiale è stata una fallita guerra lampo, la Terza Guerra Mondiale sarà una guerra liquida.Cosa intendiamo qui per guerra liquida? Intendiamo una guerra a 360° che si combatterà con guerre civili, rivoluzioni, disordini sociali sostenuti da potenze straniere, ma anche attraverso una guerra sporca quindi attentati, sabotaggi, attacchi informatici dove l’autore sarà sempre di difficile individuazione, ma anche scontri armati tradizionali.
Inoltre i fronti e gli schieramenti saranno mutevoli data la presenza, nella stessa nazione, di due o più schieramenti.
Praticamente qui stiamo sostenendo l’estensione dello scenario siriano su scala globale. Infatti la Siria è uno dei primi esempi diquesta futura guerra liquida: due fronti principali, quello governativo e quello ribelle; attentati da parte di agenti stranieri o gruppi estremisti del fronte ribelle; sostegno esterno alle due parti in conflitto (Russia e Cina per Assad e Monarchie del Golfo e USA per i ribelli), presenza di elementi stranieri sul territorio; attacchi da parte della potenze confinanti sia contro il regime (Turchia e Israele), sia contro i ribelli (Iraq).
La grande differenza rispetto alle guerre del passato e che le principali potenze in campo attualmente, soffrono sia di tensioni esterne ma anche di tensioni interne. Ora elencheremo i problemi delle principali potenze.
– Gli Stati Uniti vivono una bolla monetaria che quando scoppierà porterà il paese in una recessione devastante. Inoltre al suo interno esistono forti movimenti di protesta contro l’intero sistema economico (come Occupy Wall Street), forti tendenze secessioniste da parte di alcuni stati e partiti politici (vedi Verso gli Stati Divisi d’America), un tasso di criminalità altissimo e una gran parte della popolazione armata. Tutte situazioni che in caso di forte recessione possono diventare molto pericolose.
– La Cina vive un forte rallentamento della sua crescita  e la crisi economica del mondo occidentale non può che contagiarla. Ricordiamo come al suo interno ci siano la continua ribellione del popolo tibetano, le tensioni con gli Uiguri e le innumerevoli rivolte  in continuo aumento (vedere nostro articolo La tirannia cinese è in crisi).
– La Russia vive una calma apparente, dopo le forti manifestazioni dell’anno scorso. Però non possiamo escludere che una rivoluzione colorata guidata magari dal blogger Navalny (una sorte di Grillo russo) non scuota la steppa nei prossimi mesi o anni.
– L’Italia è in fortissima recessione e  in stallo politico e rischia anche una guerra civile o comunque un periodo di fortissima tensione e disordine sociale ( vedere articolo Italia Rischio Guerra Civile)
 La Spagna, è anch’essa in una crisi economica senza precedenti con una disoccupazione da record, con una monarchia messa in discussione e con il forte rischio di disintegrazione territoriale (vedi Catalogna e Paesi Baschi) con relativo rischio di colpo di stato.
– La Grecia è ormai uno stato totalmente devastato dal punto di vista economico e sociale e una guerra civile non è questione di se ma di quando.
– La Francia è l’Italia con sei mesi di ritardo, sta entrando anch’essa in recessione, la disoccupazione è alta. A nostro avviso la Francia ha una delle situazioni potenzialmente più esplosive data la presenza al suo interno di una fortissima estrema destra xenofoba ed euroscettica e di una buona parte della popolazione straniera o di origine africana. Ricordiamo le rivolte delle Banlieue del 2005 che infuocarono il paese e che potrebbero riproporsi da un momento all’altro dato che la fascia di popolazione di origine africana ha un tasso di disoccupazione maggiore della media francese.
– L’Inghilterra ha una situazione simile a quella francese con una consistente parte della popolazione di origine extraeuropea e anch’essa nel 2011 ebbe un’improvvisa serie di rivolte e disordini che infuocarono le città inglesi. Inoltre nel 2014 rischia anche la frammentazione territoriale che potrebbe portare alla storica secessione dellaScozia.
– La Germania allo stato attuale non è scossa da significative problematiche interne. Inizia gradualmente ad essere contagiata dalla recessione dei paesi comunitari in crisi ed esistono al suo interno delle voglie separatiste di alcune regioni tedesche. A nostro avviso sono due le situazioni che si prospettano per la Germania: o sarà il perno stabile con cui l’Unione Europea reprimerà le rivolte e le tensioni degli altri stati comunitari o semplicemente sarà travolta dalla recessione e compariranno divisioni anche al suo interno.
– In India la crescita economica sta rallentando e la povertà è estesa alla maggioranza della popolazione, recentemente si sono verificate serie rivolte per lo stupro di alcune donne e anche rivolte contro le multinazionali. Non si può escludere che se il paese scivolasse in una crisi economica più pesante, le tensioni non si acuiscano ulteriormente.
– L’Argentina rischia il suo ennesimo fallimentol’inflazione è fuori controllo e data la sua ostilità verso alcuni paesi occidentali (in primis l’Inghilterra per le Falkland) non si può escludere una futura destabilizzazione interna operata da servizi segreti stranieri, stesso discorso vale per Bolivia, Brasile, Venezuela e Perù.
– L’Arabia Saudita è stata sfiorata dalla Primavera Araba, ma le rivolte sono comunque continuate e date anche le rivalità interne tra i membri della famiglia reale la situazione non può essere di certo definita tranquilla.
– I paesi dell’Asia centrale sono retti da dittatori ormai vecchi e alle loro spalle si stanno preparando i movimenti islamici estremisti che sognano il califfato islamico dalla Cina al Marocco.
Ovviamente non tutti gli stati più importanti al mondo hanno problematiche interne che possono tradursi in un conflitto civile o in una rivoluzione e non si vuole neanche sostenere che tutti gli stati sopra elencati subiranno scontri interni più o meno contemporaneamente.
Però probabilmente almeno alcuni di essi avranno una tensione interna tale da esplodere e in tal caso, l’eventuale conflitto mondiale si potrebbe sviluppare in modo che non si fa più una dichiarazione di guerra come una volta ma semplicemente si sostiene una delle parti in campo delegittimando l’altra. Quindi a chi ci dice che è impossibile una Terza Guerra Mondiale, vogliamo rispondere dicendo di non pensare a questa guerra come ad una guerra del passato, ma di pensare ad un conflitto totalmente mutevole e liquido,dove i fronti e alleanze cambieranno velocemente e non ci sarà un nemico da distruggere nuclearmente. Questo al tempo stesso non esclude limitati conflitti nucleari (come il lancio di un attacco nucleare ad una folle Corea del Nord) o attentati terroristici atomici.
Concludendo chi vuole capire la possibilità di una Terza Guerra Mondiale deve guardare come esempio, allo scenario siriano e perché no, anche alla situazione politica italiana, dove non c’è un vincitore e dove le possibili alleanze cambiano di continuo.

L’Europa genetica

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Lo scopo di questo articolo è prendere coscienza e definire quelli che sono i ceppi etnici che possono essere definiti caratteristici dell’Europa. Il tema è sicuramente molto complesso e qui vogliamo fare una sintesi molto semplificata e assolutamente non esaustiva, ma comunque rappresentativa, di ciò che finora si è potuto ricercare riguardo la genetica dei popoli europei. In questo articolo, prenderemo in considerazione l’aplogruppo che rappresenta l’appartenenza genetica in linea paterna. Elencheremo di seguito gli aplogruppi genetici presenti in Europa e poi li divideremo nei principali gruppi etnici. Ovviamente non verranno descritti tutti gli aplogruppi mondiali, ma solo quelli presenti con una percentuale significativa in Europa.

R1b: è l’aplogruppo più comune dell’Europa Occidentale, probabilmente originario di un’area compresa tra il Mar Caspio e il nord dell’India, dove questo è presente c’è la forte diffusione di lingue indoeuropee. Esso è presente essenzialmente in Europa occidentale ma ci sono consistenti rilevazioni di questo aplogruppo tra i baschiri negli Urali, in Armenia, in Turkmenistan, in Afghanistan, tra gli Uiguri in Cina e anche nel nord del Camerun. Essenzialmente si divide a sua volta in tre ramificazioni principali: a) più tipica delle popolazioni Germaniche, dei Longobardi e dei degli Anglosassoni; b) tipica degli Italici, dei Gaelici, degli Alpini, degli Iberici, dei Baschi, dei Catalani e dei Bretoni e infine c) riscontrabili tra gli Ebrei, in Sardegna e in Africa.
R1a: è l’aplogruppo più comune dell’Europa Orientale, probabilmente originario delle steppe euroasiatiche, questo può avere un’origine comune con l’aplogruppo R1b. Si suddivide a sua volta in diversi rami: il ramo germanico scandinavo, connesso alla cultura vichinga, il ramo baltico, il ramo slavo molto diffuso nei paesi di lingua slava, il ramo indo-iraniano diffuso tra le antiche popolazioni dei medi, dei persiani,dei sarmati, degli sciti e tra le caste superiori nel nord dell’India e nel Pakistan, questo è probabilmente l’aplogruppo degli Ariani storici.
I1: è l’aplogruppo più antico in Europa ed è probabilmente autoctono europeo. Esso è l’aplogruppo maggioritario della Scandinavia.Questo si divide in diversi rami: norvegese, finlandese, germanico,occidentale, e’ l’aplogruppo che contraddistingue il gruppo etnico germanico.
I2: è l’aplogruppo più diffuso nell’area balcanica ed in Sardegna, esso è al pari dell’aplogruppo I1 autoctono europeo, si divide in tre ramificazioni principali: quella sarda e basca, quella degli slavi dinarici, presenti nell’area balcanica e quella germanica probabilmente dovuta all’espansione dei goti.
G: è l’aplogruppo presente nell’area mediterranea e in misura maggiore nell’area caucasica. E’ presente anche nelle aree montuose in Francia, Spagna, Austria e Boemia. Inoltre la sua presenza nell’area caucasica può essere dovuta alle migrazioni dell’antico popolo degli Alani, come anche degli Sciti e dei Sarmati. Molto diffuso anche tra i Romani. E’ comunque probabilmente un’aplogruppo indoeuropeo, perché è presente tra le caste superiori indiane, che rappresentano una buona rappresentazione dell’antica invasione indoeuropea e delle caratteristiche genetiche di quel popolo. Quest’ultimo e’ anche un aplogruppo diffuso tra le popolazioni ebraiche.
J2: essenzialmente è un aplogruppo originario della Mesopotamia. E’ l’aplogruppo principale delle società che hanno dominato il Mediterraneo. Esso si divide a sua volta in due ramificazioni principali J2A e J2B. La prima ramificazione si è diffusa nel mediterraneo grazie all’espansione dei Greci, dei Romani, dei Fenici, degli Ebrei e degli Etruschi. Ed è quello presente anche come aplogruppo maggioritario in regioni come l’Inguscezia e la Cecenia. L’aplogruppo J2B è meno diffuso, ed è comune nei balcani, soprattutto tra l’Albania, la Macedonia e nel nord dell’India. Quindi probabilmente, l’aplogruppo J2B può al pari di alcune ramificazioni dell’aplogruppo G, far parte delle tribù indoeuropee ariane che invasero l’India. Alcuni ipotesi dicono come questo aplogruppo sia quello degli antichi macedoni di Alessandro Magno, dato che si ritrova nel percorso di conquista nella truppe macedoni.
J1: è un aplogruppo originario del Medio Oriente, è rappresenta il gruppo etnico-linguistico dei semiti. Questo probabilmente è l’aplogruppo originario degli Ebrei e degli Arabi. E’ presente in tutto il Nord Africa, in Turchia, in Arabia e nel Medio Oriente. In Europa è presente in Grecia, a Cipro, nel sud e centro Italia, in Spagna e in Francia. In alcuni zone può toccare fino al 10-15 % della popolazione, ma in linea di massima è minoritario.
E1B1B: e un aplogruppo di origine africana. Le sue massime concentrazioni sono nel Nord Africa, nel Medio Oriente e in Arabia. In Europa si trova soltanto ad alte concentrazione nelle zone tra l’Albania, il Kosovo e la Grecia.
T:è probabilmente un aplogruppo originario della Mesopotamia ed è legato ai Sumeri ed agli Elamiti. Secondo alcuni studi potrebbe rappresentare l’aplogruppo maggioritario degli antichi fenici. Oggi si trova in maggior parte nell’area Iraniana, ma è presente anche in Grecia, nel sud Italia, in Spagna, in Marocco, in Tunisia ed anche in Estonia.
N:è l’aplogruppo legato all’etnia finnica ed è presente in Siberia, in Finlandia, nei paesi baltici, negli Urali e in Russia.
Q: è un’aplogruppo presente sopratutto in Siberia, nell’Asia centrale e tra i nativi americani. La sua presenza in Europa è possibile legarla all’invasione degli Unni, dato che le percentuali più significative, si trovano nelle aree dell’Ungheria e dell’Ucraina.
H: aplogruppo di origine indiana diffuso anche tra i nomadi in Europa.
C: aplogruppo legato alle invasione mongole.

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Quindi, a questo punto, si possono avere i seguenti gruppi etnici:
1)Celtico: contraddistinto in maggioranza dall’aplogruppo R1b e in misura minore da I1
2)Germanico: contraddistinto in maggiororanza dall’aplogruppo I1 in Scandinavia, invece da R1b in Germania, con una forte presenza anche di R1A
3)Sardo-Basco: contraddistinto in larga parte dall’aplogruppo I2A1 per i Sardi, in piccola percentuale nei Baschi
4)Slavo: contraddistinto in larga parte dall’aplogruppo R1A
5)Greco-Romano: contraddistinto dall’aplogruppo J2
6)Dinarico: contraddistinto in maggioranza dall’aplogruppo I2A2 è presente soprattutto nell’area balcanica
7)Caucasico: contraddistinto in maggioranza dall’aplogruppo G ,è presente in percentuale significative nel Caucaso e nei Balcani
8)Camitico: contraddistinto in maggioranza dall’aplogruppo E1b1b è presente nel sud Italia, in Spagna, Francia, nei Balcani, in Albania.
9)Fenicio: contraddistinto dall’aplogruppo T
10)Finnico:contraddistinto dall’aplogruoppo N
11)Semita: contraddistinto dall’aplogruppo J1
12)Unno: contraddistinto dall’aplogruppo Q
In base alle nostre osservazioni possiamo dire che i gruppi etnici che possono definirsi europei e quindi correlati tra loro da un’unica storia genetica e culturale, sono i seguenti: CELTICO(R1B), SLAVO(R1A), GERMANICO (I1), SARDO-DINARICO (I2), GRECO-ROMANO (J2), CAUCASICO (G)
I gruppi semi-europei sono i seguenti: Finnico(N), anche se personalmente lo ritengo ormai un gruppo pienamente europeo, essendosi fuso con le popolazioni slave e germaniche; Camitico (E1B1B), sicuramente un gruppo etnico non europeo, difatti la maggioranza di questa etnia si trova in Nord Africa e non in Europa, però personalmente possiamo ritenerlo comunque geneticamente integrato con il tipo europeo; Fenicio (T).
I gruppi etnici essenzialmente non europei presenti in Europa sono : Unno (Q), che si è comunque molto diluito, essendo stata l’invasione Unna un evento straordinario; Semita (J1), contraddistingue Arabi ed Ebrei quindi decisamente distinto dalle etnie europee; Nomade (H), i nomadi presenti in Europa in larga parte provengono dall’India; Mongolo (C), gruppo etnico orientale presente in misura minima sul continente europeo.
Quindi, in linea di massima, la seguente cartina rappresenta la suddivisione etnica europea:

Invece questa cartina indica il grado di omogeneità europea, quindi la percentuale di non mescolamento con etnie extra europee, estratto secondo il metodo autosomale dal sito EUPEDIA.

La cartina è data ritenendo europei il gruppo etnico dell’Europa occidentale, quello dell’Europa orientale e il gruppo Mediterraneo.
A nostro avviso, la cartina riflette abbastanza bene la realtà, le uniche nostre critiche riguardano Cipro, che secondo altre fonti si attesterebbe su 55-60% di omogeneità. Per quanto riguarda le regione caucasiche, il dato è sicuramente ingiusto, dato che risulta addirittura inferiore al dato Turco e sarebbe meglio darne un dettaglio rappresentativo di altri pareri:
-ADIGEIA: 60%
-ARMENIA: 55%
-AZERBAJAN: 50%
-CECENIA: 45%
-DAGHESTAN: 20%
-GEORGIA: 57%
-INGUSCEZIA: 62%
Alla luce di questi dati, si è stabilita la comune matrice europea che si base sui gruppi etnici celtici, germanici, greco-romani, dinarici, slavi e caucasici, ma senza escludere del tutto i gruppi etnici finnici, unni e fenici. A nostro avviso, si può quindi concludere come l’Europa etnica corrisponda quasi alla perfezione con l’area culturale europea. Quindi, in vista del futuro allargamento dell’Unione Europea, se si volesse procedere con coerenza rispetto a quello che è il substrato etnico che contraddistingue l’Europa, sicuramente si deve procedere nell’allargamento verso tutti i paesi dell’Europa geografica non ancora membri. Inoltre, si può sicuramente valutare l’allargamento verso i paesi caucasici (dove solo Daghestan e Cecenia risultano meno omogenei), mentre l’allargamento verso la Turchia risulta problematico, contando che al 52% risulta essere etnicamente extraeuropeo e culturalmente e storicamente ci sono differenze importanti, anche considerando il passato spesso bellicoso tra i popoli europei e le popolazioni turche islamiche. Nonostante questo, la Turchia risulta comunque un paese all’incirca metà europeo, quindi se le differenze culturali col tempo verranno superate, un ingresso turco nell’Unione Europea non sarebbe così incoerente.
Ovviamente, questo non è un articolo a sfondo razziale, ne vuole indicare la superiorità di un popolo rispetto ad un altro, semplicemente vuole fare un riassunto di quelle che sono le basi etniche dell’Europa come entità sovranazionale.
Per chi volesse maggiori informazioni sull’argomento consigliamo l’interessante sito Eupedia, che è in inglese ma è completo di informazioni dettagliate su ogni aplogruppo e sulla sua storia.

L’Italia pronta alla guerra in Libia contro l’ISIS

missili isis contro italia

 I jihadisti dell’Isis in Libia, dopo aver conquistato la città di Derna, hanno ora preso possesso della città di Sirte e minacciano di avanzare su Misurata e poi soprattutto su Tripoli. Il ministro degli esteri italiano Gentiloni, dopo la notizia della presa di Sirte, ha dato ordine a tutti gli italiani rimasti, di abbandonare immediatamente il paese, dato che questo è completamente collassato e ci sono notizie di intelligence che danno per imminente un dilagare dei guerriglieri dell’ISIS e inoltre, con parole estremamente bellicose per la diplomazia italiana, ha detto che l’Italia è pronta a combattere e quindi ad intervenire sotto l’egida dell’Onu.

Ma perché l’Italia dovrebbe intervenire? Per prima cosa per difendere i propri interessi strategici, soprattutto il gasdotto che da Tripoli porta il gas in Italia, come descritto bene da questo articolo di Rischio Calcolato e seconda cosa perché l’ISIS, attraverso i suoi account Twitter ha fin da subito minacciato di colpire l’Italia con dei missili scud, che presumibilmente potrebbero arrivare fino in Sicilia. Nella seguente mappa possiamo analizzare la situazione strategica in Libia:

mappa espansione isis libia

Come vedete, dopo Sirte i prossimi obiettivi del califfato sono la città di Misurata e poi la vecchia capitale Tripoli, mentre nell’ovest e ad est, il territorio è controllato dalle milizie militari laiche filoegiziane che a Tobruk hanno insediato l’unico governo riconosciuto a livello internazionale. La questione fondamentale è che Misurata e Tripoli sono parzialmente controllate dalle milizie islamiche dell’alleanza chiamata Alba Libica e quindi nei prossimi giorni capiremo se l’ISIS andrà allo scontro con queste o se invece ci sarà un’alleanza che porterà a chiudere un occhio all’avanzata dei jihadisti e quindi a lasciargli estendere il califfato su Tripoli e su Misurata. In tal caso è molto probabile che le milizie filoegiziane di Zintan intervengano.

Presumibilmente il governo italiano starà ancora a guardare per un po’, ma uno dei seguenti avvenimenti potrebbe spingerlo ad intervenire rapidamente:

1) Conquista di Misurata

2) Attacco alla città di Tripoli

3) Lancio di missile scud contro l’Italia

4) Attentato islamico sul suolo italiano

5) Sequestro di italiani in Libia

Uno dei seguenti fatti darebbe sicuramente l’occasione al governo italiano di farsi autorizzare dalle Nazioni Unite un intervento militare. Se le milizie islamiche di Alba Libica si alleano con i jihadisti o vengono “incredibilmente” sconfitte, l’intervento italiano sarà molto probabile, se invece queste daranno battaglia al califfato, l’Italia potrebbe prendere  tempo ed aspettare l’evolversi degli eventi.

In caso di intervento è molto importante fare un quadro della situazione delle forze presenti in Libia:

Milizie di Zintan: sono milizie laiche composte dai soldati vicini al decaduto governo di Gheddafi, sono fortemente appoggiate dall’Egitto a sua volta ormai divenuto filorusso. Presenti a Zintan, Tobruk e Bengasi

Alba Libica: sono milizie islamiche leggermente più moderate dell’ISIS  e sono appoggiate da Turchia e Qatar. Presenti a Tripoli e Misurata e a Sirte.

ISIS: i guerriglieri che hanno giurato fedeltà al Califfato Islamico hanno la loro capitale in Libia a Derna ed ora hanno conquistato Sirte. Chi li appoggia rimane un mistero e rimandiamo all’articolo Chi c’è dietro l’ISIS?

Ora, se Alba Libica dovesse misteriosamente perdere o cedere territorio all’ISIS, a noi ci sembrerebbe un po’ sospetto, e quindi potrebbe essere che sia stata finanziata un’alleanza islamica “non-ISIS” per farle conquistare città chiave per poi farle perdere terreno e fare vincere velocemente il Califfato. Se questo dovesse avvenire, i sospetti su chi ci sia dietro gli islamisti diventerebbero sempre più forti.

Detto questo, come dovrebbe intervenire l’Italia? Probabilmente interverrà in alleanza con le milizie laiche di Zintan, quindi la nostra aeronautica farebbe dei raid contro i jihadisti e  i nostri soldati presumo sbarcherebbero a Tobruk oppure a Tripoli in dei territori coperti dalle milizie laiche, oppure direttamente in Tunisia se questa dovesse appoggiare l’intervento italiano. Personalmente penso sia giusto intervenire in Libia per difendere i nostri interessi strategici e per evitare il rischio di essere colpiti da missili, ma come abbiamo scritto per la Giordania, questa potrebbe essere una trappola e l’Italia si troverebbe in una guerra ibrida difficile da gestire: l’opinione pubblica e il parlamento italiano saranno in grado di sopportare decine se non centinaia di soldati italiani uccisi? Saranno in grado di sopportare l’esplosione del debito pubblico per spese militari? Saranno in grado di sopportare di  venire colpiti dall’interno con diversi attentati? La situazione potrebbe facilmente diventare questa, soprattutto se il nostro governo interverrà con un contingente limitato che potrebbe anche venire sconfitto, dato che si combatte con guerriglieri esperti.

L’ISIS sembra essere come un agente patogeno con il quale se si viene a contatto si va in rovina e soprattutto, pensiamo bene agli schieramenti di cui abbiamo parlato sopra; pensate veramente che gli americani e i turchi staranno a guardare mentre sconfiggiamo gli islamisti e aiutiamo le milizie filoegiziane e quindi filorusse di Zintan a riprendersi il paese? Probabilmente no e questo significa che i miliziani islamici saranno segretamente ben riforniti e ben equipaggiati, in maniera tale da poter fronteggiare quasi alla pari gli italiani. Incredibilmente un piccolo intervento militare in Libia, potrebbe avere conseguenze enormi sulla stabilità del nostro paese e forse anche questo non è casuale e chi segue questo blog, penso intuisca di cosa stiamo parlando.

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Concludiamo dicendo che anche l’Italia si appresta ad entrare nella Terza Guerra Mondiale. Se interverrà con un piccolo contingente sarà un disastro; se intervento ci deve essere dovrà essere massiccio, altrimenti saremmo travolti e rischiamo di essere sconfitti, fare una figuraccia internazionale, vedere incrementare il debito pubblico per le spese militari e inoltre essere vittima di attentati interni. Conoscendo i nostri governanti e la loro capacità, non starei affatto tranquillo, sono riusciti a devastare il paese in tempo di pace, non voglio pensare in tempo di guerra. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.
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QUARTA DI COPERTINA

“… un fecondissimo timbro antiadattivo che attraversa ogni pagina …”
Diego Fusaro

In un periodo storico in cui i regimi politici, anche se democratici, vengono sempre più contestati e sfiduciati nelle piazze e nelle urne, Giuseppe Cirillo ha il coraggio di assaltare il dogma fondamentale e incontestabile della nostra società: quello della libertà. Il vessillo della libertà deve essere ammainato e riconsegnato ad ognuno di noi, su questa premessa si fonda la proposta teorica alternativa che Cirillo chiama democrazia integrata.

DESCRIZIONE DELL’OPERA

Il “Manifesto della democrazia integrata” costituisce un trattato in cui l’autore illustra la sua proposta politica nell’ordine della realizzazione di un sistema garante del massimo grado di libertà per ciascun individuo. Una disquisizione nel più ampio senso politico (che include anche la filosofia e la storia) che trae ispirazione da un’analisi delle definizioni esistenti sul concetto di “libertà”. Giuseppe Cirillo ha ideato un dialogo fittizio con un fantomatico interlocutore con cui si procede alla critica del sistema mondiale quale quello che conosciamo, inteso come una dittatura e una gabbia per l’individuo, nell’esplorazione della vacuità se non dell’insensatezza di diritti umani naturali, nell’analisi delle visioni sullo stato di natura e nel predominio della forza su qualsiasi altro ordine di leggi. Una critica al sistema che muta in proposta costruttiva di trasformazione per consentire una più generale e ampia partecipazione degli individui nella gestione del pubblico, inteso come l’insieme dei poteri esistenti nella società, evitando così una “dittatura della maggioranza”.

Superstato Europa

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In questo articolo vorrei illustrare la mia sintesi sul processo che porterà entro dieci anni l’Unione Europea ad essere un Superstato.  Prima di tutto vorrei  spiegare cosa intendo per Superstato. Esso è un superamento del concetto di stato nazionale, perchè per la prima volta nella storia, stati nazionali divisi tra loro da cultura, lingua, rivalità si uniscono per far nascere un’entità statale superiore a loro stessi, senza che per questo ci sia stata una rivoluzione o una guerra.  Adesso mettiamoci nei panni di chi ha voluto  e vuole tuttora la nascita di questo Superstato. Non voglio discutere di chi sia questa volontà, potrebbe essere la volontà della massoneria, di qualche società segreta, dei banchieri, dei tecnocrati o solo una volontà politica, però per questa mia analisi non ci serve sapere chi sia. Chi vuole unire l’Europa, si trovava di fronte a questi stati nazionali, con i loro interessi particolari, con i loro governi centrali e con le loro istituzioni; come si poteva convincere chi ha il potere a cederlo ad una nuova entità sovranazionale? La cosa più semplice è stata fare un’unione economica, attraverso la moneta unica, poi però questo non é bastato per fare dell’Unione Europea un Supestato, servivano due tipi di forze per innescare questo processo: una forza centrifuga e una forza centripeta, quindi un movimento decentralizzatore e un movimento centralizzatore. Sembra paradossale, ma è così che vogliono creare l’Europa stato. Ora il primo movimento centralizzatore è già in atto e sono sicuro che verrà usato fino in fondo, mentre il movimento decentralizzatore è ancora ai suoi inizi e vedremo in futuro quanto sarà ampio. Ma andiamo a spiegare meglio questo concetto. Gli stati nazionali indipendenti, sono il nemico da abbattere per gli Europeisti e come si possono abbattere? In due modi, costringendoli attraverso la trappola del debito a cedere sovranità nazionale e favorendo i movimenti indipendentisti al loro interno per sgretolarne anche la compattezza territoriale. Quindi il cosiddetto spread, costringe attraverso il peso degli interessi sui titoli di stato, gli stati nazionali ad accettare le direttive di austerità dell’Unione Europea e cedere sempre più parti di sovranità agli organismi centrali e favorisce un’unione bancaria ed economica sempre più marcata. La mia previsione è che la crisi in Europa venga  accentuata apposta attraverso il meccanismo perverso dell’austerità, per aggravare la crisi debitoria degli stati nazionali ed arrivare come conclusione a dei titoli di stato europei che risolveranno la crisi del debito ma comporteranno la totale rinuncia della sovranità economica degli stati e la nascita di un ministero dell’economia unico. Il favorire movimenti indipendentisti che ritroveranno successo grazie all’aggravarsi della crisi, servirà per dividere gli stati nazionali, così da creare un’Europa delle regioni libera dall’ingombrante potere decisionale e dal veto degli stati nazionali. Esempi di questa spirale sono i referendum ormai prossimi per l’indipendenza di Catalogna e Scozia, ma sono forti gli indipendentismi anche nei Paesi Baschi, nella Bretagna, in Corsica,in Borgogna, nelle Fiandre, in Sardegna, in Sicilia, in Veneto, in Trentino e in Baviera. Il mio pensiero è che se uno di questi riuscirà ad ottenere l’indipendenza, potrebbe innescarsi un effetto domino. L’unico tassello che manca a questi processi di unificazione è la Germania;  anch’essa soffre della crisi e di rigurgiti indipendentisti ma in misura minore rispetto agli altri paesi europei. Quindi, o la Germania si schianterà contro il suo debito nei prossimi mesi e ci raggiungerà in questo vortice di recessione, oppure la Germania potrebbe essere usata come pilastro stabile per favorire il processo di unificazione. Su questo lascio aperta ogni ipotesi. Infine, la mia ultima considerazione è che probabilmente nel giro di due o tre anni, una grande guerra ci riguarderà e questo servirà anche per completare il processo di unificazione con la creazione di un esercito unico, di una politica estera comune e di un presidente europeo con poteri superiori a quelli attuali.

In conclusione, a noi popolo cosa ci aspetta? Ci aspettano anni di forte recessione, di  crisi studiata a tavolino per la creazione di un nuovo grande stato europeo. L’alternativa però non è combattere contro l’Unione Europea e volere il ritorno agli stati e alle monete nazionali, perché da soli non riusciremo mai a combattere in un mondo dove stanno emergendo giganti come Cina e India, la vera alternativa secondo il mio parere personale, è creare un movimento di popolo a livello europeo per creare sì un’Europa unita, ma non l’Europa dei tecnocrati e dei banchieri, ma l’Europa dei liberi popoli Europei divisi in libere regioni ma con un’unico esercito e un’unica politica estera. Questa è l’unica strada per difendere il nostro futuro, perché ora i paesi europei uniti sono la prima potenza economica mondiale, ma ogni anno che passa, i paesi emergenti crescono e se non sapremo essere uniti e compatti ci troveremo ad essere i loro servitori.

F

  • StrapazzaburdokPurtroppo il concetto di “Superstato” è troppo vago e si presta a mille interpretazioni, perlopiù fa paura e il solo sentirne parlare genera diffidenza e opposizione. In realtà è sotto gli occhi di tutti che l’Europa è un gigante coi piedi di argilla: avrebbe immense potenzialità se agisse in modo unitario ma è paralizzata dagli interessi contrastanti dei singoli stati che la compongono. Agire solo sul versante economico come si è fin qui fatto fa solo il gioco dei banchieri e degli “eurocrati”, che si trovano bene in questa situazione e al massimo chiedono sempre più poteri al groviglio di istituzioni da loro controllate. Quello che ben pochi chiedono (o, nel caso dei politici, promettono) è un vero passaggio ad un potere “politico” unitario e democratico. In pratica, una federazione. Tanti usano questa parola ma spesso a vanvera. In realtà nonostante la crisi metta sempre più a nudo i mali di una mancata federazione, c’è una fortissima resistenza a procedere in questo senso. Anche perché si fa paura alla gente agitando l’idea del “Superstato”, su cui si proiettano, moltiplicandoli, tutti i mali dell’Europa disunita di oggi. Una federazione europea, pur lasciando ovviamente ai singoli stati la facoltà di legiferare nei rispettivi ambiti, dovrebbe trasferire i poteri di controllo della moneta (e della difesa) ad un’entità unica, ma non costituita come oggi da enti ignoti alla gente comune e controllati da personaggi che rispondono solo ai rispettivi governi. Ci vorrebbe un’autorità eletta democraticamente: un governo europeo espressione di un voto di tutti i cittadini europei e responsabile nei loro confronti, e non nei confronti dei singoli governi. Per queste elezioni, l’aspirante capo del governo europeo dovrebbe andare a chiedere voti sia in Germania che in Grecia e Spagna, e per essere rieletto dovrebbe fare automaticamente politiche che tengano conto di tutte le realtà europee. Oggi l’Europa è “governata” da conferenze internazionali (il “consiglio europeo”) in cui si confrontano i rappresentanti dei diversi stati, responsabili ciascuno solo verso i propri elettori e quindi restii a prendere in considerazione gli interessi degli altri “partner”. Non è che la Merkel sia particolarmente “cattiva”: semplicemente è eletta dai tedeschi e si cura solo dei loro interessi. Ma ben pochi hanno chiara la necessità di questo cambiamento radicale, e chi ne è consapevole capisce che perderebbe il (miserabile) potere che ha oggi sul piano nazionale e si oppone o apertamente o, più all’italiana, ignorando la questione e fingendo che tutto vada bene così e al massimo ci vogliano “ritocchi” e più poteri a quei mostri privi di controllo democratico che sono le attuali istituzioni europee. Purtroppo è un grave limite della sinistra non avere mai fatto proprie queste analisi. Limitarsi ad additare l’incubo di un superstato finisce per favorire il mantenimento della situazione attuale: quelli come Monti e Draghi in queste istituzioni ci sguazzano…
  • FenrirSi pienamente d’accordo con la tua analisi, quello che però volevo dire io, è che gli eurocrati e i banchieri stanno gradualmente attraverso il ricatto del debito, provocando un processo di centralizzazione dei poteri. Però appunto un’Unione Europea creata in questo modo sarebbe davvero un Superstato da far paura. La mia proposta è che al più presto possa sorgere un movimento politico a livello europeo, quindi presente in tutti gli stati dell’Unione che ponga tra i suoi obiettivi principali la creazione di una federazione europea con una politica estera comune e un esercito comune, non gestita dai tecnocrati e dai banchieri, ma gestita da politici eletti in elezioni politiche a livello europeo. Quindi un movimento politico che come prima cosa si opponga all’Europa dei tecnocrati e che invece ponga la democrazia, anche la democrazia diretta, nei suoi punti fondamentali.
    Finché non sorgerà un pensiero a livello europeo ci troveremo in questa situazione di stallo recessivo che ci sta portando sempre più a fondo.
    • SaraNon riesco a credere che persone capaci di analisi come voi possano ancora illudersi che il popolo decida qualcosa mettendo una crocetta su una scheda elettorale ogni 4 o 5 anni. E’ una credenza talmente sciocca che solo la forza della pia speranza e dell’auto-illusione può spiegare. L’Europa purtroppo diventerà uno stato totalitario a parvenza democratica, o meglio una tecnocrazia oligarchica legittimata da elezioni. Come gli odierni stati costituenti, solo ancora più lontana dal cittadino. Altro che Europa dei popoli!
      • FenrirTotalmente d’accordo con te Sara, ma infatti io non sostengo soltanto che il governo europeo debba essere eletto democraticamente, so bene che si tradurebbe in un’oligarchia ancora piu’ decentralizzata. E so benissimo che votare ogni 4-5 anni serve a poco. Per arrivare ad una vera Europa dei Popoli bisognera’ prima liberarsi dai poteri forti finanziari e bancari che attualmente ci dominano ed anche ripensare la moneta e il debito. Inoltre bisognera istituire una democrazia integrata, cioe’ democrazia rappresentativa piu’ una forte democrazia diretta piu’ tutta una serie di strumenti tesi a democratizzare ogni aspetto della societa’. Ovviamente siamo lontani anni luce da tutto cio’, servirebbe una rivoluzione europea per cambiare il sistema. Comunque sono contento che anche tu non creda nella nostra pseudo-democrazia.

Verso gli Stati Divisi d’America

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WyomingAlabamaMissouri, MontanaTexas e Carolina del Sudhanno dichiarato che ignoreranno qualsiasi provvedimento, riguardante il possesso di armi da fuoco, imposto da Washington. Una seria spaccatura in seno agli Stati Uniti.
Certo per molti può sembrare assurdo parlare di divisione degli stati USA, ma è una possibilità che non bisogna sottovalutare, data la portata della crisi economica, il grande numero di persone armate, il grande livello di criminalità e anche per tutte le resistenze che le lobby delle armi e le lobby ebraiche hanno nei confronti di Obama, per quanto riguarda rispettivamente la stretta di Obama sul possesso di armi e la politica estera troppo poco filo-israeliana degli ultimi mesi. Si può sicuramente obiettare che è fantasioso discutere sullo smembramento della prima potenza mondiale, ma la Storia recente (vedi i regimi Arabi o la fine dell’Unione Sovietica) dimostra come improvvisamente possano svilupparsi eventi epocali e rivoluzionari.
Ora diamo uno sguardo dettagliato ai movimenti indipendentisti e secessionisti presenti negli States.

1) LEGA DEL SUD: movimento cristiano per la supremazia dei popoli bianchi, che propone una separazione degli stati del Sud dall’ “Impero Americano” . Dichiarazione di oggi: “Se il governo degli Stati Uniti decide, come fatto da Re Giorgio III nel 1775, di confiscare le nostre armi e munizioni, come i nostri antenati non avremo altra scelta che dichiarare guerra”.
Stati interessati: Alabama, California, Georgia, Louisiana, Mississipi, Carolina del Nord, Carolina del Sud, Oklahoma, Tennessee, Virginia, Arkansas, Florida, Kentucky, Maryland, Northwest Regional LS, Texas. (vedi SITO)
2) MOVIMENTO NAZIONALISTA TEXANO: movimento favorevole ad una totale indipendenza del Texas e ad ad una superiorità degli interessi texani rispetto a quelli delle altre nazioni.( vedi SITO)
3) SECESSIONE TEXAS: movimento tra i promotori della petizione per l’indipendenza del Texas. ( vedi SITO)
4) PARTITO PER L’INDIPENDENZA DELL’ALASKA: promotore di un referendum per l’indipendenza, con 15.000 iscritti è il terzo partito dell’Alaska dopo repubblicani e democratici. (vedi SITO)
5) MOVIMENTO PER LA SOVRANITA’ HAWAIANA: movimento per la ricostituzione di un regno delle Hawaii, richiede anche un risarcimento agli USA per la destituzione del vecchio regno nel 1893. ( vedi  SITO)
6) SECONDA REPUBBLICA DEL VERMONT: fondata dal professore di economia Thomas Naylor, è favorevole al ritorno della repubblica del Vermont, un tempo indipendente.( vedi SITO)
7) REPUBBLICA DI LAKOTAH: movimento di nativi americani favorevole alla creazione di uno stato indipendente comprendente gli attuali stati del North Dakota, South Dakota, Nebraska, Wyoming e Montana. ( vedi SITO)
8) RIBELLIONE CALIFORNIANA: movimento per una ribellione del popolo californiano e per la creazione di uno stato indipendente, a causa della grave crisi economica che, secondo i ribelli californiani, è causata  dal governo centrale. ( vedi SITO)
9) CASCADIA ADESSO: movimento per la creazione di un nuovo stato indipendente comprendente gli stati di British Columbia, Washington, Oregon, Idaho, Alaska e nord della California. ( vedi SITO)
10) PARTITO INDIPENDENZA PORTORICANA: movimento nazionalista per l’indipendenza del Porto Rico dagli Stati Uniti, appoggiato dall’Internazionale Socialista e da molti governi sudamericani tra cui Venezuela e Cuba.

Questo è un elenco non esaustivo dei movimenti indipendentisti presenti negli Stati Uniti d’America. Molti di essi sono partiti piccoli, ma recentemente queste idee secessioniste hanno avuto un forte incremento di sostenitori. In tutti gli Stati sono state presentate petizioni per l’indipendenza, ma per poter ricevere una risposta si ha bisogno di 25.000 firme è allo stato attuale solo le seguenti hanno superato questa soglia:
Texas circa 120.000
Louisiana circa 37.000
Florida circa 36.000
Georgia circa 32.000
Tennessee circa 32.000
Carolina del Nord circa 30.000
Alabama circa 30.000
Carolina del Sud circa 26.000

Naturalmente le risposte delle autorità governative a queste petizioni sono state tutte negative, ma alcuni personaggi di rilievo e anche autorità politiche di questi stati stanno dimostrando posizioni in forte disaccordo con la politica del governo centrale.
La recente stretta di Obama sulle armi non potrà che far aumentare il numero di coloro che si rivolgono a questi movimenti, dato che vedono in questi decreti una limitazione delle loro libertà individuali. Probabilmente è ancora presto per parlare dell’inizio di una vera è propriainsurrezione secessionista, ma il governo federale americano dimostra ogni mese di più la propria incapacità nel fronteggiare la forte crisi economica, l’enorme debito pubblico, le difficoltà internazionali e di tenere unita una grande potenza che sembra avviarsi verso la dissoluzione

La lunga marcia dell’Eurocrazia

In questo articolo, per Eurocrazia, vogliamo intendere tutti quei processiin atto che hanno lo scopo ditrasferire il potere da soggetti separati all’Unione Europea, con l’obiettivo finale di creare il Superstato Europeo oppure gli Stati Uniti d’Europa, come si preferisce chiamarli.
Essenzialmente non sappiamo chi veramente stia dietro il movimento che sta spingendo sempre più verso gli Stati Uniti d’Europa, non ci interessa fare congetture complottiste, sicuramente sappiamo che ci sono i tecnocrati europei, gran parte della classe politica, le banche e presumibilmente anche parti della massoneria e dei servizi segreti. Ora, però non ci interessa sapere questo, ci interessa sapere quali sono gli obiettivi di questo processo europeista, così da non rimanere sorpresi quando si mostreranno.
Faremo prima un elenco di questi obiettivi e poi verranno spiegati nel dettaglio.

1) ELIMINAZIONE VALUTE NAZIONALI E CREAZIONE DI UNA VALUTA UNICA
AVANZAMENTO: 45%
2) ANNESSIONE DI TUTTA L’EUROPA GEOGRAFICA
AVANZAMENTO: 70%
3) ELIMINAZIONE SOVRANITA’ ECONOMICA NAZIONALE
AVANZAMENTO: 60%
4) POLITICA INTERNA COMUNE
AVANZAMENTO: 20%
5) ESERCITO COMUNE
AVANZAMENTO: 15%
6) FRAMMENTAZIONE TERRITORIALE
AVANZAMENTO: 10%
7) ELIMINAZIONE CETO MEDIO
AVANZAMENTO: 40%
8) ABOLIZIONI MONARCHIE
AVANZAMENTO: 5%
9) CADUTA DEL VATICANO
AVANZAMENTO: 60%
10) SFALDAMENTO LEGAMI FAMILIARI
AVANZAMENTO: 35%
11) NASCITA DI UN SENTIMENTO EUROPEISTA
AVANZAMENTO: 25%

Ecco questi sono i principali obiettivi della marcia eurocratica, ovviamente le percentuali sono indicative ed ognuno può pensarle in maniere diversa, il nostro scopo non è dare un dato preciso, ma semplicemente dare una linea di massima.
Ora analizzeremo nel dettaglio ogni punto sopra descritto

1) ELIMINAZIONE VALUTE NAZIONALI E CREAZIONE DI UNA VALUTA UNICA
La valuta unica, l’Euro, è stato il primo obiettivo raggiunto dagli eurocrati, abbiamo messo uno stato di avanzamento al 45% perché ancora molti paesi dell’Europa geografica non sono nell’Unione Europea e nemmeno nell’Eurozona e quindi non hanno l’Euro, ad eccezione del Kosovo che lo ha adottato unilateralmente.
E’ sotto gli occhi di tutti, che l’Euro ha avuto si degli effetti positivi, ma presumibilmente, soprattutto per i paesi più deboli, ha avuto gli effetti negativi di facilitare l’eccessivo indebitamento della popolazione grazie ai tassi bassi e di frenare le esportazioni.Quindi è una della cause della crisi economica europea e di riflesso danneggia anche i paesi più forti, perché decrescono fortemente le esportazioni verso i paesi più deboli e inoltre si devono indebitare per aiutare i paesi in difficoltà, quindi non c’è nessuno vincitore, ma solo una crisi generale europea, che come vedremo dopo, è utile per la marcia degli eurocrati.
2) ANNESSIONE DI TUTTA L’EUROPA GEOGRAFICA
Dall’inizio della crisi, si parla tutti i giorni di sfaldamento dell’Unione Europea, di Grexit, di uscita della Germania, di uscita del Regno Unito, di uscita dell’Italia. Ma gli anni passano, la crisi aumenta, ma nessuno abbandona l’Europa. Anzi a breve entrerà la Croazia, poi sarà il turno della Macedonia e forse dell’Islanda. Quindi l’Unione Europea continua ad allargarsi. La percentuale sopra scritta è relativa al totale dell’Europa geografica, esclusa la Turchia, che come già scritto, in un altro articolo, l’Europa genetica, non è geneticamente e culturalmente europea. E difatti anche la stessa Turchia ormai sembra aver rinunciato all’adesione all’UE.
Quindi difficilmente uscirà mai qualcuno dall’Unione Europea, l’unico stato che potrebbe uscire potrebbe essere il Regno Unito, come scritto nel nostro altro articolo, Verso un mondo orwelliano.
3) ELIMINAZIONE SOVRANITA’ ECONOMICA NAZIONALE
La crisi dei debiti sovrani è ovviamente manovrata, da poteri finanziari, che come nel caso dell’Italia e di Spagna, possono far salire lo spread quando vogliono e di conseguenza rendere impossibile finanziarsi sui mercati. Questa è presumibilmente una strategia di questo progetto europeo, perché queste crisi servono a spingere gli stati nazionali a cedere sempre più poteri agli organismi comunitari. Il Fiscal Compact e il Meccanismo Europeo di Stabilità, saranno un passo decisivo di questo processo che porterà infine all’unione bancaria e ad un Ministero dell’Economia Europeo.
A questo riguardo, invitiamo a consultare questo articolo.
4) POLITICA INTERNA COMUNE
Come è sotto gli occhi di tutto, gli scontri sociali sono in forte aumento e questa è una conseguenza necessaria della crisi. Ma attenzione, questo non significherà che i paesi coinvolti lasceranno l’Europa, al contrario questo potrebbe portare ad interventi europei nei paesi dove la situazione diventasse incontrollabile. Del resto un organismo di intervento comunitario, come l’Eurogendarmeria è stato già creato e se scoppiassero rivoluzioni e scontri sociali fortissimi, questo organismo sarà sicuramente potenziato e interverrà dove sarà necessario. Questo sarà un ulteriore passo anche per creare una polizia comunitaria e una politica interna comune. Quindi quando gli scontri diventeranno forti, interverrà l’Unione Europea; a nessun paese sarà permesso di fare una seria rivoluzione perché se un paese cadesse, si sfalderebbe l’intera Europa, quindi gli eurocrati non lo permetteranno mai.
5) ESERCITO COMUNE
La NATO è già un’alleanza militare comune a molti paesi europei, però attualmente esistono ancora gli eserciti nazionali. Probabilmente nei prossimi anni, come anche scritto nei programmi dei principali partiti, si avvierà la costruzione di un esercito europeo e anche di una politica estera comune. Come ho già scritto in questo blog, il mio pensiero è che la Terza Guerra Mondiale scoppierà entro due-tre anni al massimo e questa sarà probabilmente la “crisi” necessaria per spingere verso la creazione di un esercito comune.
6) FRAMMENTAZIONE TERRITORIALE
Catalogna, Scozia e le Fiandre sono i casi più importanti di indipendentismi all’interno dell’Unione Europea. Come scritto in Superstato Europa, questi processi d’indipendenza possono essere anche favoriti dagli europeisti, perché regioni più piccole all’interno dell’UE saranno più facili da gestire rispetto a stati nazionali più grandi e inoltre concorrono allo sfaldamento territoriale di quegli stati stessi. E’ probabile che se una regione riuscirà ad ottenere l’indipendenza rimanendo in seno all’Europa, potrebbe innescare un effetto dominio e spinte dalla crisi, diverse regioni di stati nazionali europei potrebbero staccarsi dai rispettivi stati. Quindi non pensiamo che i secessionismi vadano contro l’Europa, al contrario, potrebbero essere il classico Divide et Impera
7) ELIMINAZIONE DEL CETO MEDIO
Il ceto medio borghese rappresenta una fascia di popolazione con un certo potere economico e sociale all’interno della società, questo è sicuramente un problema per la marcia eurocratica, perché questa fascia di popolazione fa parte di interessi di categoria ben definiti che spesso si oppongono anche con la forza ai cambiamenti in atto decisi dagli organismi comunitari (vedi quote latte, vedi rivolte camionisti, vedi rivolta anti Bolkestein, vedi rivolte anti liberalizzazioni). La crisi odierna serve, quindi, anche ad eliminare economicamente questa fascia di popolazione. E lo sta facendo dato che le principali vittime sono appunto le piccole e medie imprese, gli artigiani, i commercianti, che chiudono sotto i colpi di una pressione fiscale sovietica e dalla contemporanea stretta creditizia decisa dal sistema bancario. Ma questo come abbiamo detto, non è una cosa negativa per gli eurocrati, perché gli lascia più ampia libertà di manovra e inoltre contribuisce alla caduta di quegli stati nazionali da eliminare. Oltre tutto, ha un altro scopo che descriveremo in un punto successivo.
8) ABOLIZIONE MONARCHIE
Chiaramente è assurdo poter creare uno Stato Unico Europeo, se all’interno esistono Re e Regine indipendenti. E’ vero che essi hanno un ruolo per lo più simbolico, ma impediscono una reale cessione di sovranità agli organismi comunitari. Di conseguenza, seguendo il nostro ragionamento, uno degli obiettivi da abbattere sono loro. E da tempo che i giornali e i media fanno di tutto per mettere in imbarazzo le principali monarchie e inoltre in Spagna e in Belgio ci sono già le prime voci che chiedono l’abdicazione. L’avanzamento di questo processo è pero solo agli inizi, i media hanno preparato il terreno con scandali e velate critiche, probabilmente quando la crisi sarà diventata ancora più grave di quella odierna, il popolo costringerà una di queste monarchie a lasciare il trono e come nel caso degli indipendentismi, si potrebbe innescare un effetto a catena con la conseguente fine definitiva dell’istituto monarchico in tutta Europa.
9) CADUTA DEL VATICANO
Il Vaticano è un potere che non può esistere nei futuri Stati Uniti d’Europea, perché è un potere religioso che influenza milioni di Europei e inoltre non esita a fare dell’ingerenza politica e a contrastare eventuali proposte di legge che non condivide (vedi matrimoni gay, eutanasia, prostituzione, cellule staminali,ecc).
Un potere indipendente di questa importanza deve essere eliminato, e infatti contro di esso si è scatenata una campagna mediatica che ormai dura anni, fatti di scandali sessuali, pedofilia fino ad arrivare a Vatileaks, IOR e alle dimissioni del Papa. Inoltre come scritto nel nostro articolo, l’Europa atea, la maggioranza della popolazione europea sta abbandonando la fede religiosa, e questo anche in termini economici porterà alla cadutadel Vaticano e degli altri organismi religiosi protestanti e ortodossi.
10) SFALDAMENTO LEGAMI FAMILIARI
La famiglia tradizionale rappresenta per l’individuo un legame più forte rispetto alla lealtà verso lo Stato o del patriottismo. Gli eurocrati sicuramente non vogliono creare uno Stato dove gli individui abbiamo delle priorità più importanti rispetto alla fedeltà allo Stato stesso. E da decenni quindi che si opera per lo smembramento della famiglia tradizionale, attraverso il divorzio, i matrimoni tra omosessuali, la cultura del divertimento, la velata pubblicizzazione della promiscuità. Probabilmente l’obiettivo graduale è sradicare sempre più l’individuo dai suoi legami naturali, così da renderlo indipendente e quindi da ritrovare solo nella futura organizzazione statale il legame più forte.
Vedere a questo riguardo romanzi come 1984 di Orwell e Ritorno al Mondo Nuovo di Huxley,ma anche l’antica società spartana, dove l’individuo fin da piccolo veniva tolto dalla propria famiglia, per farlo crescere legato allo stato. E ovvio che avere una società più divisa, con persone senza legami forti tra di loro, è molto più gestibile rispetto a una società con vincoli familiari e di categoria più forti e radicati.
11) NASCITA DI UN SENTIMENTO EUROPEISTA
Tutti, in linea di massima sanno riconoscere un europeo da un extraeuropeo e sanno cos’è l’Europa, però assolutamente non si è ancora sviluppato una sorta di nazionalismo europeista, anzi, allo stato attuale sono i sentimenti di euroscetticismo, antieuropeismo e di rivalità verso le altri nazioni europee ad accrescere.
Quindi, riguardo a questo punto, siamo solo in uno stato di avanzamento iniziale. Una seria spinta alla creazione di un sentimento comune europeo, potrebbe essere una futura guerra mondiale, dove ci si ritroverà uniti contro un nemico comune. Ma anche, riprendendo il discorso precedente del ceto medio distrutto, un massa popolare europea ridotta in uno stato di povertà potrebbe sollevarsi a livello europeo, manipolata probabilmente dagli stessi poteri forti e creare una Primavera Europea simile ai moti del 1848 che portarono agli stati nazionali. E questo potrebbe creare un diffuso sentimento europeo.
Quindi la fase finale di questi processi potrebbe essere una rivoluzione che porterebbe alla creazione di unico stato. Se questa ipotesi vi sembra avventata, voglio ricordare come la Rivoluzione Francese, i moti del ’48 e recentemente la stessa Primavera Araba sono tutte rivoluzioni che hanno avuto una regia occulta o esterna. Il mio parere, è che difficilmente, noi come popolo, possiamo autonomamente dare vita ad una rivoluzione organizzataSecondo il mio punto di vista, il popolo fa le rivolte, le rivoluzioni le fanno le elitè. Ma non perché il popolo sia inferiore in qualche modo a queste elitè, ma semplicemente perché quest’ultima è organizzata con un scopo ben preciso, mentre il popolo in rivolta è normalmente un insieme di interessi individuali e di rabbia contro qualcosa, senza uno scopo ben definito e quindi può essere manovrato da forze esterne.

Questa, secondo il nostro parere, è la lunga marcia che l’Eurocrazia dovrà compiere e sta compiendo per raggiungere l’obiettivo finale che si è posta, cioè il Superstato Europeo.
Molti mi criticheranno dicendo che non si può pensare in questo modo, perché se si ragiona dicendo che tutto è già scritto, si spinge verso l’inazione.
Voglio dire che lo scopo di questo articolo non è assolutamente quello, ma invece è quello di elencare le probabili tappe che verranno percorse da chi sta sostenendo questo processo.
Il mio pensiero personale è favorevole alla creazione di uno Stato Europeo Unico. Ma assolutamente sono contrario e sono un acerrimo nemico di questa Europa senz’anima dei tecnocrati e dei banchieri. Però al tempo stesso, penso che per il nostro futuro, solo l’Europa Unita potrà fronteggiare economicamente, politicamente e anche militarmente le potenze extraeuropee. Se no il rischio è che se saremo divisi rischiamo di rimanerne schiacciati e magari le nostre figlie si troveranno a fare le cameriere per il ceto medio arabo, indiano o cinese. Perché attenzione, molti mi fanno l’esempio che senza Europa si sta meglio, può darsi che sia anche vero, ma attenzione, la Svizzera, la Norvegia ad esempio, prosperano perché hanno comunque l’indiretta protezione della NATO e gli stessi stati Europei divisi hanno potuto accrescere la loro ricchezza perché c’è la protezione degli Stati Uniti. Quindi chi maledice l’Europa e auspica l’uscita del suo paese da essa, deve riflettere su questo punto. Inoltre il ruolo degli Stati Uniti come gendarme mondiale sta calando e se un giorno non ci dovesse essere più, io non me li vedo tanto gli stati europei divisi a reggere con una politica estera separata e con eserciti separati, contro la Russiama anche solo contro l’insieme dei paesi Arabi o contro Cina o India.
Concludendo, il mio pensiero è che il processo eurocratico difficilmente sarà fermato, noi come popolo l’unica cosa che possiamo fare non è combattere contro la permanenza del nostro stato nell’UE, ma combattere insieme agli altri Popoli Europei contro l’Europa delle banche, ma non contro l’Europa e cercare di scippare l’Unione Europea ai tecnocrati ed ai poteri forti.
Ripeto la descrizione di questo processo non è un invito all’inazione, anzi,ognuno combatta la sua battaglia dove lo porta il suo cuore, indipendentemente dal risultato. La mia battaglia non sarà contro l’Europa ma contro la dittatura usuraia e corrotta oggi al potere e spero in cuor mio che possa nascere una Primavera Europea non manipolata da poteri esterni.

2016-2018: USA in guerra civile

“Nessun impero, anche se sembra eterno, può durare all’infinito.”
JACQUES ATTALI

Lo so, è da anni che da più parti si parla dell’imminente caduta degli Stati Uniti, della loro decadenza, del mondo multipolare e via dicendo e invece loro, nonostante ciò, continuano ad essere l’unica superpotenza del pianeta, con il dollaro che addirittura si rivaluta su tutte le altre valute. Però, io credo che ora si vedano dei segnali importantissimi direi segnali di fine impero, di fine regime.

Giusto di ieri, la notizia che gli USA hanno deciso di chiudere una storica base presente in Yemen e di ritirare truppe e personale diplomatico, a causa della crescente violenza tra milizie Houthi, jihadisti e governativi. Quindi, rendiamoci conto, gli USA che si ritirano non alla fine di un conflitto, ma proprio durante un’escalation. Gli stessi che per ogni accenno di instabilità  erano sempre pronti ad intervenire, ora si ritirano. Credo che già questo, insieme agli altri che elencheremo, siano segnali che l’Impero inizia a ritirarsi o perché schiacciato dal suo debito pubblico, dalle sue difficoltà economiche e dalle proprie problematiche interne o a causa di un ordine di poteri forti che probabilmente hanno bisogno della decadenza degli States.

Ma quali sono gli altri segnali della decadenza degli USA? Eccone alcuni:

1) Presidente Obama irrilevante e senza potere, con il Congresso in mano ai repubblicani. Stallo istituzionale decisamente grave, che ha portato allo Shutdown e che potrebbe ritornare a settembre. Stallo che potrebbe durare fino al 2016, quando ci saranno le elezioni per il nuovo presidente. Umiliazione del presidente da parte di Netanyahyu che ha parlato al Congresso senza incontrarlo.
2) Crisi con i principali alleati, Arabia Saudita, Turchia e Qatar sembrano seguire una propria linea indipendente, con Israele in rottura, con l’Unione Europea rapporti raffreddati dallo scandalo delle intercettazioni ai principali leader europei.
3) Nascita di una Banca Mondiale Cinese alla quale hanno aderito anche paesi filoamericani come Italia o Giappone.
4) Graduale ma costante riduzione degli scambi in dollari, soprattutto in Asia, a causa degli accordi bilaterali organizzati principalmente da Cina e Russia.
5) Totale incapacità di affrontare le sfide in politica estera, caos in quasi tutto il Medio Oriente e inadeguatezza nei confronti della Russia di Putin.
6) Aumento esponenziale della criminalità interna.
7) Manifestazioni, scontri e morti a causa della tensione tra afroamericani e forze dell’ordine.
8) Flash Crash del dollaro, dopo il rinvio del rialzo del tasso di interesse da parte della Federal Reserve. Calo del biglietto verde giornaliero più alto degli ultimi 15 anni. Come scritto in questo articolo di Wall Street Italia.
9) Le posizioni in leva su Wall Street iniziano a ridursi e di solito questo è un segnale che anticipa il crollo della borsa come descritto da questo articolo di Rischio Calcolato.

Questi, a nostro avviso, sono i principali segnali della decadenza strutturale dell’Impero Americano. Nel titolo abbiamo parlato di guerra civile, una guerra civile è una cosa grave, gli USA sono la maggiore potenza economica del pianeta, sembra impossibile uno scenario del genere, ma se prima si verificasse uno dei seguenti eventi noi non lo potremmo assolutamente escludere:

1) Crollo devastante del dollaro
2) Crollo altrettanto devastante di Wall Street
3) Importante attentato (uguale o più grande dell’11 Settembre)
4) Shutdown e scontro istituzionale
5) Morte di Obama
6) Evento climatico o naturale straordinario

Vediamo di analizzare brevemente ognuno di questi eventi che potrebbero anticipare una guerra civile:

1) Crollo devastante del dollaro
Il dollaro è il vero strumento e simbolo del potere americano sul resto del mondo. Possedere il vantaggio di poter stampare la valuta di riferimento mondiale, fornisce agli Stati Uniti la possibilità reale di vivere al di sopra delle proprie possibilità e quindi di poter sostenere il proprio costante deficit commerciale verso il resto del mondo e di sostenere il proprio bilancio pubblico sempre più deteriorato. Come sicuramente già sapete, è però in atto un graduale processo di sostituzione del dollaro come valuta di riferimento, processo a cui ha fortemente contribuito la nascita dell’Euro (che è la seconda valuta più importante del pianeta) ma che è soprattutto sostenuto dai paesi in rottura con gli States come Russia e Cina, che stanno procedendo verso una sempre più totale indipendenza dal dollaro. Molti di voi diranno che il dollaro è attualmente fortissimo, ma questo è a nostro avviso soltanto un enorme rimbalzo del gatto morto. Ed anzi il dollar standard come a suo tempo il gold standard, muore proprio quando le garanzie sono richieste quindi quando il dollaro o l’oro vengono richiesti al posto dei titoli di credito da essi derivati, come ho descritto nell’articolo Il colpo di coda del dollaro prima del suo collasso definitivo. Ora sarà interessante capire quando e come il crollo del dollaro avverrà. A nostro avviso, essendo il dollaro un sistema basato sulla fiducia, quando crollerà definitivamente avverrà in maniera molto veloce, come il Flash Crash avvenuto pochi giorni fa, ma sarà un Flash Crash spaventoso, che polverizzerà il dollaro e scatenerà l’iperinflazione negli USA. La situazione attuale vede l’economia americana che stenta a riprendersi e la Federal Reserve che di conseguenza ha rimandato l’innalzamento del tasso di interesse. Tutti se lo aspettano entro settembre. Se questo non dovesse avvenire a causa della situazione economica americana, i mercati potrebbero perdere fiducia nel dollaro e questo potrebbe iniziare a scendere, a quel punto non è escluso che paesi ostili come la Cina, che ha creato una sua Banca Mondiale, non sfruttino l’occasione per liberarsi dei titoli e delle riserve in dollari per distruggere gli USA e assumerne il ruolo di guida del pianeta. Alternativamente un rialzo dei tassi, produrrà un ulteriore ascesa del dollaro che danneggerà ancora di più l’economia americana e quella mondiale.

crollo wall street

2) Crollo altrettanto devastante di Wall Street

Guardando questo grafico io vedo il più assurdo rialzo borsistico di tutti i tempi, giustificato soltanto dell’immensa stampa di dollari operata dalla Fed. A mio avviso, questo grafico rappresenta la più grande bolla di tutti i tempi e come vedete, anche le due precedenti sono scoppiate dolorosamente, questa scoppierà da un’altezza ancora maggiore, stavolta gli USA ne saranno travolti. Sarà interessante capire se il crollo di Wall Street precederà il crollo del dollaro, se ne sarà contemporaneo o se sarà causato dall’innalzamento del tasso di interesse o da un fatto esterno. Credo che comunque in questo caso la divergenza tra dollaro e azionario ( di solito essendo il dollaro valuta rifugio si alza quando l’azionario crolla e viceversa) non ci sarà e potrebbero crollare entrambi come entrambi sono saliti. Quando questo avverrà ovviamente non lo sappiamo, potrebbe succedere nella seconda metà del 2015 o nel 2016, ma comunque ne siamo molto vicini e quando succederà, sarà un lampo, un flash e il mondo sarà cambiato.

3) Importante attentato
Da sempre i servizi segreti americani avvertono del rischio di un attentato con un piccolo ordigno nucleare o con una bomba sporca sul suolo degli Stati Uniti. Se non ricordo male, alcuni esponenti del governo Bush lo davano per certo entro il 2020. Se dovesse succedere un evento del genere, è difficile immaginare le conseguenze che questo potrebbe avere sugli USA e sul resto del mondo. Sicuramente potrebbe preannunciare anche lo sfaldamento degli States, dato che la situazione attuale è enormemente diversa dal 2001 ( dove gli USA erano al culmine del loro potere).

4) Shutdown e scontro istituzionale
A settembre potrebbero ricominciare le trattative per evitare un ennesimo shutdown, cioè la sospensione dei servizi offerti dallo Stato Federale a causa del mancato accordo per il finanziamento del bilancio americano. A nostro avviso non crediamo tanto nella sua possibilità, dato che i repubblicani sono in vantaggio e gli basterebbe aspettare fino alle fine del 2016 per tornare al potere. Oppure potrebbero causarlo cercando di scaricarne le responsabilità su Obama danneggiando così tanto gli USA da aprire poi le porte ad una larga vittoria repubblicana. L’eventuale realizzazione di questo scenario sarebbe molto destabilizzante per gli Stati Uniti.

5) Morte di Obama
Obama sembra essersi fatto molti nemici sia nella lobby delle armi, sia nella lobby ebraica. Una sua eliminazione potrebbe però essere probabile, a causa del contestato accordo sul nucleare iraniano. A chi sarebbe data la colpa per la sua uccisione? O all’ISIS cosa che potrebbe favorire l’instaurazione di leggi ancora più liberticide sul suolo americano o a qualche estremista bianco, cosa che potrebbe aggravare ancora di più la tensione etnica esistente.

6) Evento climatico o naturale straordinario
Gli USA sembrano negli ultimi anni sempre più interessati da uragani e da incredibili gelate invernali. Inoltre c’è sempre il rischio di un enorme terremoto in California. Quindi, un evento naturale potrebbe essere sempre una possibile causa dell’inizio del crollo degli USA, soprattutto in questo già grave periodo storico ed economico.

Questi sono gli eventi che a nostro avviso potrebbero far iniziare il crollo della superpotenza americana. Una guerra civile potrebbe scoppiare o subito dopo il verificarsi di uno di questi o a causa di qualche contestata scelta politica (vedi shutdown o legge contro il possesso di armi) o a nostro avviso con la probabile vittoria repubblicana nel 2016.Come ben sappiamo i repubblicani sono amanti della forza e rappresentano più la parte bianca ed economicamente più benestante del paese. Una loro affermazione accrescerebbe ancora di più la tensione sociale che potrebbe sfociare in una guerra civile. Ma perché parliamo tanto di guerra civile? Perché negli USA ci sono le condizioni ideali e le vediamo di seguito.

1) Velleità secessioniste: come descritte nel nostro articolo Verso gli Stati Divisi d’America.

polarizzazione politica usa
mappa etnica degli stati uniti
mappa neri d'america

2) Spaccatura politica del paese: il paese non è omogeneo politicamente ma spaccato in stati tradizionalmente repubblicani e stati tradizionalmente democratici come vediamo in questa mappa.
3) Spaccatura etnica del paese: gli Usa non sono più un paese etnicamente omogeneo come all’epoca di Tocqueville ma sono un paese multietnico, ma non omogeneamente multietnico. Questa mappa ci mostra le etnie dominanti in ogni zona del paese:
In quest’altra mappa vediamo l’importante presenza degli afroamericani che sono l’etnia più sofferente sia socialmente che economicamente negli USA:

Come sappiamo, nelle recenti guerre civili in Siria, Iraq, Libia, Ucraina, Yemen, Nigeria, la componente etnica, politica e religiosa è importantissima. Analizzando le mappe precedenti gli USA potrebbero facilmente dividersi in un ovest democratico, in una California democratica ed ispanica, in un nord-est democratico e europeo, in un centro america dal Texas fino al nord, bianco e repubblicano e poi abbiamo gli stati sud orientali dove gli afroamericani sono tantissimi ma i governi sono repubblicani. E sono proprio queste a nostro avviso le aeree di scontro etnico più pericolose.

mappa religiosa degli usa

4) Spaccatura religiosa del paese: gli USA sono un paese multireligioso per eccellenza, anche questo fattore può essere importante in una futura guerra civile, di seguito una mappa religiosa degli Stati Uniti

5) Il popolo più armato della terra: gli Stati Uniti hanno la popolazione più armata del pianeta con ben 90 armi ogni 100 abitanti. Questo a nostro avviso assieme al settarismo e alla forte presenza di gang armate, rappresentano una dei principali motivi che potrebbero far sfociare la tensione in lotta armata.

Abbiamo quindi riassunto i possibili scenari che potrebbero causare un crollo della potenza americana e le motivazioni che rendono credibile la possibilità di una guerra civile. Sicuramente, finché il dollaro e l’economia americana terranno, non assisteremo a niente di tutto ciò, ma se la fiducia nel biglietto verde dovesse polverizzarsi, allora vedremo cadere anche l’Impero Americano sia all’esterno (con la fine della sua influenza nel mondo e dei suoi interventi, cosa che sta già avvenendo) sia all’interno con la divisioni in stati separati o in opposte fazioni armate. La caduta del gendarme mondiale ci farà entrerà nella fase più grave della Terza Guerra Mondiale già in corso, dato che tutti i conflitti congelati si scongelerebbe a causa del tracollo economico e della mancanza degli Stati Uniti che fino ad ora sono sempre intervenuti in ogni area del pianeta.

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P.S.: la caduta della nazione che rappresenta per eccellenza il sistema capitalista, ci farà entrare nel pieno del periodo già noi denominato, transizione post-capitalista. Una transizione dolorosa, dove il capitalismo esisterà ancora ma non avrà più la fiducia ideologica che l’esistenza della ricca potenza americana gli conferiva. Molti di voi si chiederanno transizione verso cosa? Questo non lo sappiamo, possiamo sicuramente escludere il comunismo, già caduto e storicamente sconfitto negli anni Novanta. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.

Patto Cina-USA per eliminare Kim Jong-un

Proprio in questi istanti il vicepresidente statunitense Pence afferma che “l’era della pazienza strategica è finita”. Quest’ultima affermazione non fa che far salire la pressione verso il regime nordcoreano dopo che Trump ha mostrato tutta la sua risolutezza in Siria. Ora la situazione è questa: abbiamo la portaerei americana a largo delle coste coreane, pronta ad attaccare; abbiamo Kim Jong-un che nonostante abbia fallito l’ultimo test missilistico sembra non voglia abbassare affatto la tensione; abbiamo i movimenti militari dell’esercito cinese ai confini della Corea del Nord e abbiamo la stessa Cina che ha deciso di interrompere i voli di linea e gli scambi marittimi verso quello che fino ad ora era stato, seppur scomodo, un suo alleato, cioè il regime di Kim Jong-Un.

Vorrei far riflettere i lettori su come l’attacco americano in Siria sia partito in concomitanza con l’incontro tra Trump e Xi Jinping e anche l’invio della portaerei americana sia avvenuto dopo questo incontro. A mio avviso i leader delle due più importanti potenze economico-militari del pianeta è stato una sorta di patto Molotov-Ribbentrop moderno (per chi non lo sapesse è il patto tra nazisti e sovietici antecedente alla Seconda Guerra Mondiale con cui i due regimi si spartirono la Polonia), dove i cinesi hanno chiaramente deciso di abbandonare i russi nell’appoggio al regime di Assad e in cambio hanno ottenuto che la Corea del Nord non venga assorbita dalla filo-americana Corea del Sud, quando Kim Jong-Un sarà abbattuto.

Cosa potrebbe succedere quindi alla prossima provocazione del giovane dittatore? A mio avviso gli americani faranno uno strike a sorpresa atto a distruggere le principali installazioni missilistiche e militari del paese e probabilmente cercheranno anche di stroncare la leadership cioè eliminare Kim e i suoi principali gerarchi. Fatto questo, la situazione nel paese potrebbe diventare molto instabile e l’esercito cinese avanzerà con una scusante qualsiasi come difendere la Corea del Nord da quella del Sud o semplicemente garantire la stabilità onde evitare rese dei conti o una guerra civile. L’esercito nordcoreano, paralizzato dall’assenza di leadership e convinto che i cinesi siano alleati non reagirà. Una volta che la Cina avrà occupato il paese gestirà un transizione verso un regime comunista più moderato, di tipo cinese, con un presidente fantoccio (magari un gerarca non troppo vicino a Kim ma comunque autorevole).

Questo scenario hanno concordato le due potenze. Del resto Kim è un problema per entrambi e per la stabilità regionale, ma al tempo stesso fino ad ora la situazione era paralizzata dal fatto che la Cina non consentiva alcun intervento. Ora probabilmente la Cina ha ottenuto di conservare l’influenza sul paese e quindi farà fare agli americani il lavoro sporco di eliminare la leadership e poi interverrà successivamente per garantire la stabilità. Così Trump avrà mostrato al mondo che con la proprio risolutezza ha eliminato un regime pericoloso e odiato da tutti e la Cina non perderà un’area di influenza. Entro quest’estate o al massimo entro la fine dell’anno vedremo realizzare questo scenario.

Questo nuovo patto Pechino-Washington non potrà che far preoccupare la Russia di Putin che adesso si trova praticamente senza alleati seri se non la Siria e l’Iran(che potrebbe essere il prossimo obiettivo di Trump) e l’ambigua Bielorussia. E’ probabile che in Siria, Putin sarà costretto a sacrificare Assad e accettare di mantenere la propria influenza solo sulla Siria alawita cioè i dintorni di Latakia, dove Putin ha il suo porto militare. Vorrei inoltre far riflettere su come la Cina sia un nemico naturale della Russia, dato che il primo è un paese sovrappopolato il secondo no, il primo ha bisogno di materie prime e il secondo le ha. Non escluderei che un giorno Occidente e Cina si spartiscano la Russia ovviamente dopo averla destabilizzata dall’interno.

Per quanto riguarda l’Europa, dopo la vittoria del referendum, Erdogan si appresta a diventare de facto un dittatore e questo non potrà che portare ulteriori tensioni a causa soprattutto della repressione dei curdi, delle mire espansioniste in Siria e dei continui litigi con stati europei. Credo che presto nei confronti della Turchia verranno fatte delle sanzioni e nei prossimi anni non escludo anche un confronto militare con l’Unione Europea (conflitto che sarà la scusa buona per creare un esercito europeo, procedere nella creazione degli Stati Uniti d’Europa e sarà anche utile per creare uno spirito nazionalista europeo).

Tornando alla Corea del Nord, non dovrebbero esserci ulteriori sorprese, tutti i segnali recenti confermano lo scenario sopradescritto. Le uniche sorprese potrebbero venire dalla reazione del regime, se effettivamente riuscisse ad usare i suoi ordigni nucleari sarà un’ulteriore catastrofe per l’umanità e per questo pianeta.Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.