L’ultimo uomo: il più grande pericolo per la democrazia

ultimo uomoCome alcuni miei lettori sanno, ho scritto un libro sulla democrazia integrata, un tentativo filosofico-politico di ampliare e definire meglio cosa dovrebbe essere una democrazia, cioè il potere del popolo. Da buon pasdaran della democrazia inauguriamo con questo articolo una rubrica sullo Stato della Democrazia, dove valuteremo la salute del sistema democratico nel mondo e ne analizzeremo eventuali minacce.

Oggi ci occuperemo dell’avvento su scala globale, nelle democrazia mature, dell’ultimo uomo, a nostro avviso, la più grave minaccia al mantenimento del sistema democratico come lo conosciamo (anche se assolutamente imperfetto e criticabile, rimane attualmente il miglior sistema esistente, ma non il miglior sistema possibile).

Cosa intendiamo per ultimo uomo come inteso da Nietzsche e da Fukuyama? L’ultimo uomo nasce dopo l’Illuminismo, con la morte di Dio come idolo totalitario delle masse. Alla morte di Dio, l’ultimo uomo reagisce prima sostituendolo con gli ideali politici come libertà, comunismo, nazionalismo, ecc e poi con il trionfo della democrazia liberale nella seconda guerra mondiale e ancor più con la vittoria definitiva dopo il crollo del muro di Berlino, Dio e gli ideali vengono sostituiti semplicemente dalla spera privata e personale dell’individuo. Sì, perché a vincere è stata la democrazia figlia di Hobbes e Locke non quella di Hegel e Rousseau. Ha vinto una democrazia, che, forse per semplicità o forse perché strettamente derivata dal sistema economico capitalista, ha messo al primo posto la libertà negativa, passiva, cioè la libertà dalle intromissioni dello stato e degli altri individui nella sfera personale di ogni soggetto a tutto discapito degli altri due ideali democratici, cioè l’uguaglianza (che è rimasta formale e non una sostanziale uguaglianza delle condizioni) e della fraternità/comunità (che è praticamente sparita lasciando spazio ad una fredda associazione di atomi separati come è la nostra società attuale). Per Hegel e Rousseau la democrazia non poteva essere solo la semplice libertà negativa, la semplice difesa dell'”animale” autoconservazione, ma doveva essere il riconoscimento della dignità di tutti per il primo e la partecipazione per il secondo.

Ricapitolando, si è quindi affermato l’ultimo uomo e la sua sfera privata che inizialmente si estendeva anche al proprio credo religioso, poi con la secolarizzazione della società si è estesa solo fino ai partiti politici e alla classe sociale, poi dopo il crollo del muro e con la fine della società industriale, si è ridotta esclusivamente alla propria famiglia, al proprio lavoro e al proprio patrimonio ed ora con la fine della famiglia (in Svezia, che è il nostro futuro prossimo, ormai si parla apertamente della normalità di fare figli senza la necessità di un compagno), con la graduale precarizzazione della posizione lavorativa e con la grave riduzione della possibilità di ascesa sociale in una società economicamente depressa, per l’ultimo uomo la sfera personale si è ridotta fino a rappresentare solo se stesso e il suo stile di vita.

La sempre più grave riduzione della sfera privata rende l’ultimo uomo, un uomo prettamente materialista ed edonista, senza alcuna possibilità di combattere per qualcosa di valido. Il relativismo ha vinto, non è possibile tornare indietro (parliamo sempre su scala globale). Io stesso sono estremamente relativista, io stesso mi rendo conto di essere l’ultimo uomo. Se è tutto è relativo, molti ultimi uomini come me si chiedono sempre più il senso delle proprie preoccupazioni e delle piccole insignificanti battaglie quotidiane. Io ho 27 anni e voglio testimoniare anche alle generazioni precedenti, che la mia generazione ha totalmente assimilato il non senso della vita. E assimilando il non senso, si rifugge temporaneamente solo nelle cose che sembrano avere una residua importanza cioè i piaceri della vita, le distrazioni. La perdita del senso della vita, che prima poteva essere combattere e vivere per la propria fede, per la propria ideologia, per la propria famiglia o per l’ascesa personale (oggi resa a livello globale praticamente impossibile per l’uomo medio a causa della depressione cronica del nostro sistema economico, a questo proposito rimando all’articolo La necessità di superare il capitalismo) porta il piccolo uomo verso il menefreghismo totale che ovviamente porta al conseguente menefreghismo politico.
Le conseguenze dell’avvento del piccolo uomo menefreghista le possiamo  elencare:
1) Iperconsumismo: si tende a consumare, a comprare, senza alcuna vera necessità se non provare la gioia di un nuovo acquisto.
2) Astensionismo: l’astensionismo è in crescita e in un paese democratico e funzionante come la Svizzera è addirittura record. Questo dimostra l’avvento del menefreghismo politico dell’ultimo uomo che non crede più a nulla.
3) Revival estremista e terrorista: proprio in questi giorni vediamo come estremismi sconfitti dalla Storia come il nazismo stiano rinascendo e come il terrorismo di matrice islamica spesso nasce proprio nelle generazioni di giovani islamici nati in Occidente dove sono cresciuti senza una motivazione seria per vivere e quindi si sono fatti attrarre dall’ideale assolutista dell’Islam radicale.
4) Analfabetismo politico e culturale: in una società in cui ogni ideale timotico (cioè ogni tendenza emozionale e irrazionale dell’uomo) ha perso importanza sostituito dalla sola esteriorità materiale, si diffonde sempre più l’analfabetismo politico cioè l’ignoranza totale sui temi politici attuali. E gli analfabeti politici non possono essere democratici, sono ademocratici, nel senso che non sanno nemmeno il vero significato della parola democrazia (Le discussioni sul mio recente articolo Democrazia non significa dittatura della maggioranza mi hanno confermato questa tesi). E senza democratici difficilmente può esistere per molto una vera democrazia.
5) Indifferenza cronica: non sapendo per cosa combattere, gli ultimi uomini continuano strenuamente a difendere il proprio orticello e nella maggioranza dei casi sanno solo lamentarsi ed alla richiesta di impegno per cambiare le cose, rispondono con “tanto non cambia niente”. Questa indifferenza diventa sempre più profonda, addirittura la morte violenta sta diventando la normalità.
6) Alienazione: l’ultimo uomo si allontana dalla società in cui vive nella quale non riesce a trovare  soddisfazioni e si rifugia nelle droghe, nella sempre maggiore virtualizzazione, nelle crescenti perversioni (non sto criticando le perversioni in sé ma il darle un’importanza esagerata e ossessiva nella propria vita).
7) Violenza: in una società che non offre emozioni forti ne un’educazione per gestire questa mancanza, si nota una sempre più crescente voglia di violenza che sfocia in fenomeni come i migliaia di volontari nati in Occidente che si sono arruolati nell’ISIS, nelle violenze senza precedenti delle tifoserie contro persone e cose, negli atti sempre più frequenti di follia violenta individuale o addirittura per gioco.

Queste sono solo alcune delle conseguenze dell’avvento dell’ultimissimo uomo, cioè dell’ultimo uomo figlio della democrazia liberale e nato dopo la morte di Dio che però ha perso quasi totalmente la propria sfera personale, ridotta solo a se stesso e al proprio stile di vita.

Con il crollo della fede religiosa, politica, sindacale e con il crollo dei valori familiari tra l’individuo e la cratia (cioè l’insieme dei poteri che sovrastano l’individuo in un determinato sistema, quindi non solo il governo statale; concetto preso da Davide Cericola dal suo saggio Democrazia?) non c’è più alcuna separazione, e l’assenza di poteri intermedi, come anche sosteneva Tocqueville, è la strada maestra per ogni dittatura, per ogni deriva autoritaria. L’individuo sdradicato, non può nulla contro il potere. Da questo fenomeno possiamo ipotizzare alcune tendenze negative per il nostro futuro e per il futuro della democrazia:

1) DERIVA POSTDEMOCRATICA: con questo concetto sosteniamo che dal menefreghismo politico dell’uomo contemporaneo, in assenza di reazioni politiche organizzate, si possano affermare partiti postdemocratici, cioè ispirati formalmente a valori democratici ma in realtà tendenti soltanto alla gestione del potere per se stessi o per i loro finanziatori. Esempio di ciò sono gran parte dei partiti politici occidentali, a parte rare eccezioni ancora ancorate a logiche ideologiche (nazionalisti, comunisti, ambientalisti) o nate come reazione a questo fenomeno (M5S, Podemos, Ciudadanos). Negli USA, la reazione a questa deriva postdemocratica, a causa del sistema elettorale pseudodemocratico ed eccessivamente bipolare, è avvenuta all’esterno con il Movimento Occupy Wall Street o come le recenti rivolte dei Neri. Anche l’elezione di Trump potrebbe essere vista nell’ottica di una reazione ai postdemocratici. In ogni caso, in assenza di reazioni vincenti, i partiti postdemocratici sia di destra che di sinistra potrebbero affermarsi sempre più snaturando completamente la democrazia.
2) DERIVA TURCA: dalla postdemocrazia ad una vera e propria deriva autoritaria il passo è breve e in assenza di una buona cultura democratica, assenza che si accompagna al menefreghismo politico sopradescritto, partiti postdemocratici possono, grazie alla prima scusante utile (nel caso turco è un tentato golpe, in Europa potrebbe essere il terrorismo, le migrazioni o il collasso economico) sfociare nell’autoritarismo magari pure con l’appoggio degli altri partiti di opposizione postdemocratica (come sta succedendo in Turchia). E ricordiamo che la logica dello stato d’emergenza perenne, è una logica che ha portato l’estendersi delle dittature in diversi paesi medio-orientali, africani e asiatici. Quindi forse la regola è la pseudodemocrazia dittatoriale e l’eccezione siamo stati finora noi?
3) DITTATURA TECNOFINANZIARIA: già in questi anni abbiamo compreso come l’esistenza di concentrazioni di potere più potenti dello stato stesso, come la speculazione finanziaria e il sistema bancario, possa distorcere fortemente la democrazia (contro Berlusconi fu ad esempio un chiaro caso di golpe finanziario). Nel caso la dipendenza dalle istituzioni finanziarie diventasse, soprattutto in Europa, sempre maggiore, molti paesi europei potrebbero perdere la propria sovranità a causa di inevitabili commissariamenti. Questo aprirebbe la strada ad una dittatura della finanza, che potrebbe essere repressiva e dolorosa come o peggio di una dittatura militare.
4) DITTATURA CAPITALISTA (o OLIGARCHIA DELLE MULTINAZIONALI): la crisi economica assieme alle innovazioni tecnologiche stanno creando sempre più monopoli spontanei di multinazionali ormai più grandi e potenti di molti stati come Microsoft, Apple, Facebook, Google, Amazon, ecc che gradualmente stanno assorbendo fette di mercato sempre più grandi. Questo potrebbe portare in futuro, all’insignificanza del potere statale a vantaggio della dittatura capitalista di queste multinazionali sempre più grandi. Di conseguenza potrebbe convivere una democrazia formale assieme alla sostanziale dittatura di queste aziende. (Alcuni segnali si intravedono già adesso)
5) DITTATURA TECNOLOGICA ( o POST-UMANA): sempre considerando l’apatia dell’ultimo uomo, in un futuro non troppo lontano, non possiamo escludere che alcune tecnologie possano diventare così importanti per la nostra vita da invadere le regole democratiche e stravolgere la democrazia senza nessuna seria opposizione al fenomeno.
6) REVIVAL TOTALITARIO: avendo perso lo spirito democratico, dall’ultimo uomo potrebbe nascere un revival di ideologie passate come nazionalismo (probabile) o comunismo (meno probabile) e non possiamo assolutamente escludere l’instaurarsi di totalitarismi del genere; la Turchia di Erdogan, lo Stato Islamico possono esserne dei chiari esempi. La Russia di Putin la vediamo invece più come deriva postdemocratica (cioè partiti democratici formali che però pensano esclusivamente alla spartizione del potere senza alcun richiamo ideologico-politico).

Quindi, l’assenza di uomini democratici sostituiti da ultimi uomini apatici e menefreghisti, apre una prateria a possibili nuovi autoritarismi o addirittura a nuovi totalitarismi; questo a causa dell’affermarsi originario della democrazia come sostituta della vecchia monarchia assoluta. A sudditi che cedono parte della propria libertà al sovrano assoluto di Hobbes, si è passati ad essere sudditi che cedono parte della propria libertà allo stato democratico. L’unica differenza è stato un ampliamento della propria libertà negativa, della propria sfera personale, ma sempre sudditi si è rimasti. Tuttora lo stato non è visto come un Noi, ma come un’entità esterna a cui si è costretti ad obbedire. L’unica reazione a questa deriva, a nostro avviso, è la rinascita di un sentimento rivoluzionario democratico che si basi oltre che sulla libertà personale di Locke anche sul riconoscimento della dignità di tutti di Hegel e sulla partecipazione politica di Rousseau. Quello che dovrebbe ispirarci non è la democrazia passiva in cui viviamo ma la democrazia attiva, viva e virile su cui si basavano le polis greche e la Repubblica Romana (ovviamente so benissimo che molti erano esclusi da quei sistemi democratici ma questo nel nostro sistema moderno non avverrebbe). Il nuovo ideale democratico deve tornare ad affascinare, come affascinano le dittature ma senza gli effetti negativi e tragici di quest’ultime. Questo vuol dire riscoprire la partecipazione comunitaria, senza la quale la democrazia è una scatola vuota che la prima tendenza autoritaria può schiacciare.

Questo eventuale rinascimento democratico, se mai ci sarà, sorgerà soltanto quando all’ultimo uomo sarà reso impossibile sostenere il suo stile di vita a causa del strutturale collasso del capitalismo globale. Non avendo più niente, tornerà a combattere per ristabilire la propria dignità di uomo e non di fallito della propria epoca. Quello che Francis Fukuyama non aveva previsto, sostenendo che la democrazia liberale capitalista fosse la Fine della Storia, era la debolezza del capitalismo incapace di gestire l’abbondanza e la conseguente e ingestibile disoccupazione e sottoccupazione. Da questa crisi, dall’ultimissimo uomo, scaturirà o la fine della democrazia o la rinascita di una spinta democratica basata sulla dignità e sulla partecipazione e non solo sull’interesse personale. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Sono Giuseppe Cirillo alias Fenrir, l’autore di questo blog. Nei nostri articoli ci sforziamo di offrire un’angolazione e una visione diversa rispetto ai media di regime. Per qualsiasi domanda o per un’eventuale collaborazione contattami alla seguente mail: fenrir1489@gmail.com 

 


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Democrazia non significa “dittatura della maggioranza”

dittatura maggioranza

Commentando in rete i recenti fatti turchi, ho trovato molti utenti giustificare la deriva autoritaria e l’eccesso repressivo di Erdogan con la motivazione che, in realtà, lui difende la democrazia perché eletto da più del 50% della popolazione. Ecco, in questo articolo voglio scagliarmi con estrema durezza contro questo ragionamento, che apre le porte a quella che Alexis de Tocqueville definiva dittatura della maggioranza o se vogliamo anche a quella che Polibio definì Oclocrazia cioè governo degenerato della massa. Sostenere che chi rappresenta il 50% dei consensi abbia piena legittimità a decidere tutto quello che vuole è un ragionamento estremamente immaturo che dimostra come tra i cittadini sia confuso il significato stesso di democrazia. Aprire le porte al concetto di democrazia come mero esercizio del voto e come mera determinazione di una presunta maggioranza onnipotente vuol dire spianare la strada a nuovi apartheid, a nuovi Erdogan, a nuovi Hitler (che salì al potere democraticamente), vuol dire spianare la strada all’oppressione delle minoranze che inevitabilmente poi sfocia nell’oppressione anche degli stessi cittadini maggioritari. L’intelligente anarchico Bakunin su una cosa aveva ragione quando diceva che “Io sono libero solo in quanto riconosco l’umanità e la libertà di tutti gli uomini che mi circondano”. Questo vuol dire che quando si apre la strada all’oppressione, questa come un cancro che si diffonde prima o poi colpirà anche noi e la storia dei regimi totalitari dimostra questo, dove anche i gerarchi di regime spesso vengono travolti dall’assolutismo politico. Quindi se vogliamo democrazia vera dobbiamo vaccinarci per difenderci dall’aberrante e pericoloso concetto che questa sia soltanto l’esercizio del voto e il dominio della maggioranza.

Lo scopo stesso del mio libro Libertà Indefinita, Manifesto della democrazia integrata è quello di ampliare e definire meglio il concetto di democrazia, fornendo delle basi solide. Ma cosa significa democrazia? La definizione classica è governo del popolo. Una frase che vuole dire tutto e niente, dato che la parola governo è abbastanza chiara ma popolo è solo un’idea non esiste il signor popolo che vive e decide, il popolo è un insieme di entità separate tra loro, un insieme di individui unici e ognuno di loro in una democrazia ha uguale importanza e valore. Lo stesso Tocqueville si interrogava così: “Io considero empia e detestabile questa massima: che in materia di governo la maggioranza di un popolo ha il diritto di far tutto; tuttavia pongo nella volontà della maggioranza l’origine di tutti i poteri. Sono forse in contraddizione con me stesso?”; il nostro giustamente poneva nella volontà della maggioranza la base dell’organizzazione della società ma al tempo stesso si oppone con forza al fatto che la maggioranza sia l’unica a potere, a decidere. Democrazia rimane quindi un concetto confuso, in contraddizione con se stesso, perché significa il governo (quindi volontà univoca) di una moltitudine divisa (il popolo). E’ qualcosa di paradossale, praticamente è qualcosa di metafisico, di impossibile. Nell’articolo Oltre la Democrazia? La democrazia integrata (in poche parole), ho espresso un concetto di fondamentale importanza nella mia visione e per definire in maniera matura e consapevole cos’è la democrazia: Popolo siamo tutti, ma popolo è anche ognuno di noi. Cosa vuol dire questa affermazione? Vuol dire dare al singolo pari dignità, pari importanza rispetto a tutta la popolazione. Il popolo è un’illusione, è solo l’insieme degli individui. Quindi per dare potere al popolo, per attuare il governo del popolo, la democrazia, è necessario dare all’individuo il potere, il massimo potere possibile. Ma cosa significa massimo potere possibile? Significa ricercare la massima ed ottimale distribuzione del potere. Facevamo prima a dire eguale distribuzione del potere? No, perché eguale distribuzione non significa necessariamente massimo potere (facendo un esempio rapido, in ambito elettorale, un sistema proporzionale puro garantisce una eguale distribuzione del potere per elettori ed eletti ma spesso provoca ingovernabilità che diminuisce il potere di ognuno di noi).

Quindi, data l’impossibilità di esprimere con certezza scientifica cosa sia una democrazia, noi pensiamo alla democrazia come continua ricerca degli strumenti necessari per garantire la massima distribuzione del potere possibile, quindi più come una direzione che come un regime chiaramente identificabile. Una direzione tesa ad contrastare qualsiasi ingiusta e dannosa (per l’individuo-popolo) concentrazione del potere, che questa sia una maggioranza vincitrice, ma anche che siano minoranze organizzate (come banche, lobby, partiti) o individui potenti. Perciò più che definire uno democrazia o non democrazia, possiamo più che altro darne un indice di democraticità. La sufficienza in quest’indice è sicuramente rappresentata sia da libere elezioni ma anche da fornire alcuni strumenti per difendersi dal governo e quindi dalla maggioranza come una giustizia indipendente, un’informazione libera, la libertà di associazione; già quando si chiudono i giornali e si arrestano i giudici anche se il governo è eletto democraticamente come in Turchia, siamo già sotto il livello di sufficienza democratica. La massima democraticità sarebbe uno stato con libere elezioni, giusta distribuzione della ricchezza (che anche qui non significa uguale ma libera dalle attuali distorte concentrazioni di potere), equilibrata divisione dei poteri collettivi e la presenza di tutti gli strumenti necessari per dare la possibilità all’individuo di esercitare potere anche se in minoranza. Nel mio libro sulla democrazia integrata ho individuato gli strumenti di base necessari all’individuo per vivere in una democrazia reale, ma assolutamente questi non bastano, la ricerca continua. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Abolire il quorum e adottare la democrazia diretta

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USA: la guerra civile è inevitabile?

USA: la guerra civile è inevitabile?

guerra civile usaUn anno e mezzo fa, alla luce delle prime rivolte nere contro le violenze della polizia scrivevamo questo articolo 2016-2018: USA in guerra civile. Ora,non è successa ancora nessuna delle scintille che potrebbero scatenare una guerra civile, ma la situazione, con le ennesime eccessive uccisioni di neri da parte della polizia e soprattutto con l’attacco diretto e ben riuscito contro la polizia stessa con l’uccisione di ben cinque agenti, è precipitata. A nostro avviso, noi che siamo dei complottisti moderati (cioè che cercano di capire eventuali strategie dei poteri forti dai fatti e non da teorie non dimostrate), vediamo, come per la creazione del Superstato Europeo, una mano esterna nel fomentare disordini negli USA, come anche suggerito nell’articolo di Maurizio Blondet. Questa mano esterna,come ampiamente dimostrato nelle recenti rivoluzioni, dalla Libia all’Ucraina, utilizza il metodo dell’attacco ad un paese dall’interno fomentando manifestazioni e poi utilizzando agenti provocatori che uccidono sia da una parte che dall’altra portando entrambe le parti ad un livello di confronto più violento. Una strategia che si è rivelata perfettamente funzionante e che ha portato agli USA una serie di successi geopolitici senza nessun pesante intervento sul suolo dei paesi colpiti. Ucraina, Libia e Siria erano tre paesi ostili a Washington e grazie a questa strategia due di questi sono stati praticamente disintegrati come se fossero stati colpiti da delle testate atomiche e uno di loro, l’Ucraina è passata dalla loro (nostra) parte.

Cosa succederà ora dopo l’uccisione dei cinque poliziotti? Che tutti i poliziotti americani se già prima erano iper-stressati a causa dell’alto livello di criminalità e a causa della diffusione capillare delle armi, ora si sentiranno tutti sotto tiro da parte degli afroamericani e inevitabilmente, con la tensione a mille, ci sarà un naturale incremento dei neri uccisi anche se disarmati, magari solo per un gesto brusco o ambiguo. E questo provocherà ulteriori manifestazioni, ulteriori scontri  in una spirale che prima o poi potrebbe anche raffreddarsi ma che purtroppo andrà a sovrapporsi ad alcuni punti elencanti nel nostro precedente articolo, come il sempre presente rischio di collasso finanziario e valutario, la depressione economica e l’incremento della disoccupazione soprattutto tra i neri, il rischio di ulteriori attentanti, fatti bellicosi a livello geopolitico, attentati da parte di estremisti bianchi o neri, ma soprattutto le elezioni americane di Novembre che in qualsiasi caso eleggeranno un presidente bianco e, soprattutto se venisse eletto Donald Trump, l’ipotesi guerra civile passerebbe dalla fantapolitica alla realtà. Immaginate la già grave situazione di tensione etnica-sociale degli ultimi due anni con un presidente di colore, figuriamoci con un presidente bianco e magari populista e repubblicano come Trump, pure ambiguamente razzista. La situazione diverrà esplosiva. E’ inutile negare la realtà, nonostante un’integrazione che dura ormai da secoli, bianchi e neri non si sono integrati negli Stati Uniti ed ora a causa della crisi economica si rischia lo scontro. Non so se la causa sia dovuta al colore della pelle, ad una diversa mentalità dovuta alla diversa genetica oppure semplicemente al fatto che la maggioranza dei neri non abbia avuto pari opportunità a livello economico, ma sta di fatto che la realtà è che gli USA sono un paese diviso su basi etniche, religiose e sociali e le guerre civili più sanguinose nascono proprio da queste divisioni che covano nascoste. E a tutto questo, come scritto nel nostro precedente articolo, si aggiunge una diffusione enorme delle armi private, cosa che virtualmente rende le forze dell’ordine in inferiorità numerica rispetto alla popolazione armata. Vogliamo riproporre la mappa etnica degli USA:

mappa etnica degli stati uniti

 

L’area sud-orientale è quella più nera degli USA, dove anche si sono verificate più rivolte, sarà l’area più calda a cui potrebbe aggiungersi l’area ispanica sud-occidentale soprattutto se venisse eletto Trump che promette di colpire con forza l’immigrazione clandestina soprattutto di quell’etnia.

Detto questo, alcuni lettori si chiederanno perché presunti poteri forti dovrebbe volere la fine degli USA o una guerra civile al suo interno? Una risposta definitiva la si avrà solo a posteriori, ma comunque possiamo pensare a delle ipotesi:

1) IPOTESI BLONDET, FAVORIRE GOLPE OBAMA: secondo l’ipotesi di Maurizio Blondet, l’obiettivo di questa tensione etnico-sociale è quello di portare ad un tale livello di caos da “costringere” il presidente Obama a imporre la legge marziale e quindi a rinviare le elezioni di Novembre che vedrebbero Trump, candidato inviso ai poteri forti, vincente. E’ sicuramente un’ipotesi affascinante ma messa solamente così ci sembra poco convincente perché non possiamo credere che non esistano altri modi per eliminare Trump: la pura e semplice eliminazione fisica da parte di un’estremista, qualche scandalo creato ad arte come quello che eliminò politicamente Strauss-Kahn, tirare fuori qualcosa di illecito e ancora nascosto nella carriera imprenditoriale del magnate, e via dicendo. Ci sembra eccessivo fomentare una guerra civile solo per fermare Trump. Alternativamente potrebbe comunque essere un’ipotesi giusta per fomentare gli americani di altre etnie, soprattutto i bianchi, che finora sono rimasti giustamente in disparte, ma vedendo violata la democrazia da una legge marziale potrebbero anche loro scendere in piazza soprattutto la parte repubblicana, e quindi lo scenario sarebbe provocare disordini da parte degli afroamericani, proclamare una legge marziale antidemocratica che faccia arrabbiare i bianchi, far scendere in piazza anche i  bianchi e far collassare definitivamente il paese nella guerra civile. Inoltre, una legge marziale potrebbe portare anche ad uno scontro istituzionale, non sappiamo se tutte le forze armate sarebbero fedeli e non sappiamo se tutti gli stati sarebbero d’accordo soprattutto quelli più bianchi e repubblicani, vedere a questo proposito il nostro primissimo articolo Verso gli Stati Divisi d’America. Riproponiamo in tema con quello appena detto la mappa politica degli Statespolarizzazione politica usa

Da questa cartina si evince come gli stati più neri siano dominati da governi repubblicani,fattore che potrebbe essere decisivo nella frammentazione del paese.

2) IPOTESI TRUMP: se nella prima ipotesi immaginiamo i poteri forti che provocano il caos per salvare il paese da Trump e poi successivamente immaginiamo una ribellione anti-Obama delle parti più bianche delle istituzione americane e degli stati americani (Texas in primis), in questa ipotesi vediamo la tensione protrarsi più o meno intensamente fino a Novembre e poi nel caso di vittoria di Trump, infiammarsi fino a portare il paese alle soglie della guerra civile soprattutto se la vittoria del magnate fosse come probabilmente sarà, accompagnata da crolli borsistici e valutari. Se il governo Trump reagirà con durezza isolandosi politicamente e a livello internazionale, anche in questo caso non escludiamo rivolte oltre che popolari anche a livello istituzionale.

3) IPOTESI CLINTON: nel caso vincesse Hillary Clinton la situazione potrebbe stemperarsi ma non escludiamo comunque un peggioramento degli eventi soprattutto se debito pubblico, crisi economica mondiale e tensioni (o guerre) con Russia e Cina diventassero ingestibili.

4) EVENTO ECCEZIONALE: in una situazione particolare e di tale importanza come quella in cui si ritrovano gli States (ricordiamo debito gigantesco, disparità e depressione economica, valuta in discussione, rischio deriva populista, importanti tensioni geopolitiche, gravi tensioni interne) bisogna essere mentalmente pronti a eventi imprevedibili di portata storica come una guerra improvvisa, un colpo di stato, l’avvento di nuove formazioni terroristiche, grosso attentato, crollo finanziario rapido o chissà cosa.

Vogliamo concludere ragionando però sul perché i poteri forti, da sempre visti come filoamericani, dovrebbero volere proprio il crollo della propria roccaforte? Innanzitutto dobbiamo comprendere che questi poteri sono internazionali, senza patria. Poi possiamo ragionare sui loro obiettivi. Da come si stanno evolvendo le cose l’obiettivo remoto più probabile sembra essere quello di un Superstato Globale e ragionando come abbiamo fatto per la creazione del Superstato Europeo è chiaro che l’unica superpotenza mondiale, potentissima economicamente e militarmente ma ormai disprezzata dall’opinione pubblica di più di mezzo mondo non potrà mai guidare il processo per la creazione di uno stato mondiale, nessuno lo accetterebbe perché sembrerebbe più una assimilazione che una libera associazione. Stesso discorso vale per le altre due potenze minori Cina e Russia. La prima a causa della sua diversità culturale e della sua arretratezza politica (sì per me il politburo comunista è qualcosa di arretrato) non potrà mai essere accettata come guida di un governo mondiale e tantomeno la Russia che più che altro non ne ha proprio i mezzi essendo economicamente e demograficamente secondaria. Quindi, a nostro avviso, l’eliminazione da parte dei poteri forti degli USA sarà presumibilmente accompagnata dal collasso degli altri grossi player che hanno criticità ancora più gravi di Washington. Credo che i poteri forti puntino proprio sull’Europa per guidare la formazione di un Superstato mondiale, perché l’Unione Europea ne è già un esempio su scala ridotta e perché l’Europa non è impopolare a livello globale come le altre potenze. A molti di voi che gridano alla fine dell’Europa, questa sembrerà un’eresia ma analizzando bene e globalmente la situazione l’Unione Europea e l’Euro potrebbero rispettivamente essere la superpotenza del futuro e la fine degli USA, servirebbe a costringere gli europei a farsi un esercito unico e una politica estera comune completando il percorso di accentramento dei poteri a discapito degli stati nazionali. Quindi questa è la mia tesi: i poteri forti vogliono il collasso degli USA per permettere all’Unione Europea di emergere come nuova potenza mondiale. PS: questa conclusione non significa affatto che io sia favorevole all’attuale Unione Europea, sto solo proponendo la mia visione sui fatti attuali. Personalmente sono eurocritico, vorrei una Federazione di Liberi Stati Europei libera dall’attuale dominio delle banche e della finanza. Quindi sì all’Europa Unita no all’attuale Unione delle banche e delle oligarchie finanziarie (Giusto per chiarire).Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Sono Giuseppe Cirillo alias Fenrir, l’autore di questo blog. Nei nostri articoli ci sforziamo di offrire un’angolazione e una visione diversa rispetto ai media di regime. Per qualsiasi domanda o per un’eventuale collaborazione contattami alla seguente mail: fenrir1489@gmail.com 

 

 

Il dollaro sta per disintegrarsi?

Superstato Europa

E se il Brexit fosse voluto?

Verso un governo tecnico di guerra?

Guerra Civile Globale: quale sarà la scintilla?

E se il Brexit fosse voluto?

brexit hescatonIl 23 Giugno i cittadini del Regno Unito voteranno per l’uscita dall’Unione Europea. Voglio essere chiaro, sicuramente ha ragione Funny King come scritto in questo articolo, al 99% prevarranno gli stay, però ho una sensazione, probabilmente errata ma comunque abbastanza forte, che forse forse il “sistema” voglia proprio l’uscita dei britannici dall’Europa. Voi vi chiederete perché e credo che questo stia nel fatto che l’Inghilterra è un paese scomodo, difficile da integrare nella lunga marcia per la creazione del Superstato Europeo. E’ difficile da integrare a causa della sua valuta, ancora troppo forte e bene rifugio, a causa della sua secolare monarchia (che sicuramente è un elemento di contrasto nel processo di cessione della sovranità nazionale), a causa del suo essere inevitabilmente proiettata a livello internazionale a causa del suo passato imperiale e della sua lingua e ovviamente a causa della sua reticenza a sottomettersi alle regole comunitarie. 

Quindi, se osserviamo bene la situazione, se il Regno Unito rimane, l’Unione Europea avrebbe sempre con sé una palla al piede che non gli permetterà mai di completare il processo di creazione di uno stato sovranazionale. Può darsi che allora gli eurocrati, nonostante le dichiarazioni di facciata, sotto sotto spingano verso l’uscita degli inglesi.

Proviamo a ipotizzare qualche scenario:

1) SCENARIO ORWELLIANO: il Regno Unito lascia l’Unione e nonostante la reazione di Bruxelles la sua economia tiene e gradualmente i mercati si adeguano al nuovo status quo. Si concretizza l’ipotesi scritta in uno dei nostri primi articoli Verso un  mondo orwelliano , dove l’Inghilterra, come l’Oceania di Orwell si unisce al mondo anglofono e si distacca dall’Europa. Questo scenario, a nostro avviso, non è poi così improbabile del resto l’UK è sempre stata un’entità nazionale con vocazione internazionale e ha sempre mantenuto un certo distacco dalla terraferma europea quindi perché non abbandonarla definitivamente  e unirsi agli altri anglofoni sulla riva opposta dell’Atlantico?

2) SCENARIO REPRESSIVO: il Regno Unito esce e subito dopo il sistema scatena tutta la sua ferocia con il doppio obiettivo di piegare definitivamente i britannici e di mostrare a tutti gli altri stati che se è stata piegata l’Inghilterra, uno stato di importanza mondiale, figuriamoci che fine farebbero la Grecia o l’Italia. L’attacco contro Londra potrebbe essere scatenato sia a livello finanziario (con un attacco speculativo contro la sua valuta, le sue aziende e i suoi titoli) sia a livello di unità territoriale favorendo un nuovo referendum scozzese (che stavolta vincerebbe e che porterebbe la Scozia dentro l’Unione Europea e che a sua volta potrebbe favorire il secessionismo in Galles, Irlanda del Nord e Cornovaglia) sia attraverso la violenza del terrorismo (che potrebbe essere quello molto pericoloso e magari anche nucleare di matrice islamica ma anche quello altrettanto violento dell’IRA). Queste possibilità repressive potrebbero anche essere scatenate in contemporanea o quasi e questo potrebbe portare l’Inghilterra verso una situazione di tensione sociale senza precedenti (ricordiamoci dei disordini del 2011) che potrebbe sfociare, magari entro cinque anni, in una rivolta contro la monarchia se non addirittura in una sua abolizione soprattutto nel caso di salita al potere dell’impopolare Carlo. La conclusione di questo scenario potrebbe essere o l’emarginazione e il ridimensionamento economico e territoriale del Regno Unito o addirittura il rientro nell’Unione Europea senza Monarchia e con molto meno potere, praticamente una resa incondizionata.

3) GUERRA: lo riteniamo uno scenario praticamente fantapolitico, ma data l’importanza del progetto Europeo e data l’unicità dell’evento e la possibile ondata emulatrice, Bruxelles potrebbe andare addirittura in conflitto con Londra, prima con un embargo economico poi addirittura con un conflitto militare magari a causa di un possibile scontro su qualche area di mare o ancora più probabilmente a causa della rocca di Gibilterra, vedere a proposito questo articolo. In alternativa, questo ancora più fantapolitico, può essere favorito uno scontro con Mosca, del resto il Regno Unito è  molto più antirusso rispetto agli stati centrali europei.

4) BROGLI ELETTORALI: in questo scenario ipotizziamo la vittoria degli Stay ma con brogli elettorali stile Austria. Questi brogli se denunciati dai politici e dai partiti euroscettici potrebbero portare ad una crisi politica molto seria e anche a disordini dalla conseguenze imprevedibili.

5) VITTORIA DEGLI EUROPEISTI: una vittoria netta e senza evidenti brogli degli Stay potrebbe in qualsiasi caso essere fatta pagare dagli eurocrati che a questo punto potrebbero alzare la posta nonostante le promesse pre-elettorali perché Cameron sarebbe messo all’angolo essendosi schierato tra i favorevoli all’Europa. In questo caso non escludiamo il procedere più veloce della cessione di sovranità da parte dell’Inghilterra. Ma come abbiamo detto questo scenario, anche se è sicuramente il più probabile, sinceramente non ci convince,  perché l’UK rimarrebbe un elemento di disturbo al processo di integrazione.

Concludiamo dicendo che questo referendum potrebbe rappresentare uno spartiacque nella Storia europea. Dopo i tentativi spagnoli, dopo quello di Napoleone e dopo quello di Hitler, forse l’Unione Europea con la cacciata di Londra e il successivo attacco finanziario potrebbe riuscire a fare quello in cui solo l’Impero Romano era riuscito: portare Gran Bretagna e Europa sotto un’unica bandiera. E vedrete che non è un piano nemmeno tanto impopolare perché gli inglesi, dalle masse europee, non sono visti come i poveri greci vittime dei poteri forti, diciamoci la verità gli inglesi stanno sulle balle e già analizzando anche solo i commenti sui social network si evince che agli europei non dispiacerebbe vederli bastonati, quindi forse, toccherà all’Inghilterra essere l’esempio da punire per educare tutti. P.S.: non so se avete notate come i nostri tg abbiano quasi esclusivamente dato la colpa agli hooligans inglesi negli scontri di Marsiglia, quando anche i russi hanno avuto le loro colpe. Questo a mio avviso è già un segnale importante, la macchina del fango mediatica anti-britannica è iniziata, che la Battaglia di Inghilterra abbia inizio. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Sono Giuseppe Cirillo alias Fenrir, l’autore di questo blog. Nei nostri articoli ci sforziamo di offrire un’angolazione e una visione diversa rispetto ai media di regime. Per qualsiasi domanda o per un’eventuale collaborazione contattami alla seguente mail: fenrir1489@gmail.com 

 

 

Superstato Europa

La lunga marcia dell’Eurocrazia

L’Europa dei secessionismi

Verso un governo tecnico di guerra?

Guerra Civile Globale: quale sarà la scintilla?

Reddito di cittadinanza: sì o no?

reddito cittadinznaOggi non ci occuperemo delle odierne elezioni amministrative italiane, che magari analizzeremo dopo aver conosciuto i risultati, ma dei quesiti referendari votati in Svizzera, terra che spesso esprime quesiti  all’avanguardia che altrettanto spesso vengono bocciati dalla massa del popolo (del resto la democrazia svizzera, pur essendo il top di gamma tra la democrazie avanzate, è comunque una democrazia distorta come le altre dall’eccessiva concentrazione di potere a livello mediatico ed economico).

Quello che più ci interessa è il quesito sul reddito di cittadinanza incondizionato dalla nascita di circa 2250 franchi svizzeri per gli adulti e di 625 per i minorenni. Precisiamo che con ogni probabilità ha vinto il no, ma i promotori hanno comunque fatto da battistrada ad un tema molto seguito da questo blog quello della deflazione tecnologica e dell’automazione. La deflazione tecnologica inevitabilmente comporta una riduzione dei posti di lavoro e un aumento della disoccupazione e come abbiamo visto nell’articolo La necessità di superare il capitalismo, questa rivoluzione industriale è diversissima dalle precedenti dove la deflazione tecnologica era fortemente compensata da nuovi bisogni che prima non esistevano. Ora, invece, si creano sempre dei nuovi bisogni ma non in misura tale da compensare l’abbondanza creata dalla nuova tecnologia. E proprio a livello strutturale, il capitalismo non è in grado di distribuire questa abbondanza, che rimane concentrata, mentre sempre più posti di lavoro vengono persi senza essere sostituiti da altri. L’aumento progressivo della disoccupazione e della sottooccupazione ci porta a concludere come assolutamente necessario un reddito di cittadinanza già nel futuro prossimo. Venendo alla situazione svizzera, ovviamente il referendum perde perché la Svizzera è uno degli stati economicamente più forti del mondo e non ha dei grossi problemi di disoccupazione tali da portare alla vittoria di questo referendum. Inoltre, a nostro avviso, impostare il reddito di cittadinanza come qualcosa da sostenere con altre tasse lo trovo abbastanza sbagliato, soprattutto nel caso svizzero dove sarebbe facilmente sostenibile con la creazione monetaria (la Banca Centrale Svizzera già stampa tantissimo per mantenere il Franco basso, se stampasse per coprire interamente il Reddito di cittadinanza non ci sarebbero problemi, perché il valore del nuovo denaro si scaricherebbe sul resto del mondo che accetta e vuole il franco come valuta rifugio). Ed ancora, troviamo anche sbagliato impostare da subito il reddito di cittadinanza per tutti dalla nascita e non solo come sussidio per chi non ha reddito.

Detto questo vediamo la nostra proposta sul reddito di cittadinanza:

Innanzitutto proponiamo un reddito di cittadinanza formato da tue tipologie di reddito: il salario(o sussidio) di cittadinanza e il dividendo di cittadinanza. Il salario di cittadinanza sarebbe un reddito fisso versato a tutte le persone disoccupate o sottooccupate sia che esse abbiano lavorato sia che esse abbiano appena finito gli studi. Il salario di cittadinanza dovrà essere valutato a livello regionale e dovrà coprire i costi abitativi, quelli alimentari, bollette, trasporti e spese straordinarie ( ad esempio a Torino per ogni individuo singolo al minimo servono 350 euro per affitto e bollette, 200 euro per mangiare, 50 per i trasporti, 200 per abbigliamento e spese straordinarie, per un totale di 800 euro mensili che sarebbero il salario di cittadinanza torinese). Salario che dipenderebbe da dove si abita, se gli affitti costano di più come a Milano o di meno come nel Sud Italia, allora il reddito aumenterebbe o calerebbe. Seconda cosa il salario di cittadinanza non sarà un regalo, perché il ricevente sarà iscritto ad un sistema unificato per la ricerca del lavoro dove potrà rifiutare solo due posti offerti e inoltre nel periodo in cui non lavora dovrà svolgere ogni settimana 20 ore di lavoro civico (ad esempio sorveglianza, pulizia, piccole manutenzioni, assistenza) e 20 ore di formazione ( a riguardo di questo dovrà essere creato un sistema di minicertificazioni con poca teoria inutile e tanta pratica, estremamente efficaci e spendibili nel mondo del lavoro). Per quanto riguarda i sottoccupati potranno integrare il loro reddito con il salario di cittadinanza (quindi immaginando uno che prende 400 euro al mese di part-time, potrà, lavorando dieci ore per il comune e formandosi per altre 10 ore alla settimana, ricevere i 400 euro di integrazione. Questo salario di cittadinanza sarà coperto dalla sostituzione di tutte le altre forme di assistenzialismo accessorie e dalla stampa ex novo di denaro, quest’ultimo coperto appunto dalla deflazione tecnologica (quindi dall’aumento di produzione) che ha prodotto quei disoccupati e dal lavoro stesso dei riceventi (che come abbiamo detto prima lavorerebbero momentaneamente per la città). Questo denaro creato potrà esistere solo in un sistema che avrà eliminato le altre forme di creazione del denaro (quindi la creazione a debito da parte della banca centrale e la riserva frazionaria privata. Quindi proponiamo la tesi che la creazione di denaro possa avvenire solo se c’è forza lavoro inutilizzata)

Il dividendo di cittadinanza, invece, sarà a sua volta composto da due forme: la deflazione dei prezzi volontaria e un dividendo effettivo di denaro a tutti indipendentemente se lavorino o no. Questo dividendo dovrà rappresentare la redistribuzione annuale della deflazione tecnologica quindi della maggiore abbondanza che si è venuta a creare nella società. Ma come calcolarlo e chi dovrebbe darlo? E qui parliamo dell’altro referendum svizzero che voleva che gli utili delle aziende pubbliche non venissero assorbiti dallo stato centrale ma utilizzati per abbassare i prezzi dei servizi stessi e/o aumentare la qualità. Ecco, questa tesi potrebbe essere estesa anche al privato (questa è una nostra proposta d’ avanguardia quindi ancora lontana dalla realtà) per creare delle aziende private con capitale condiviso tra i consumatori e di conseguenza con profitti condivisi (Max Stirner nel suo libro L’unico e la sua proprietà, abbozza una tesi de genere). Queste aziende non sarebbero statali ma sarebbero di proprietà degli stessi consumatori e quindi non farebbero profitti ma punterebbero ad abbassare i prezzi ed aumentare la qualità (la deflazione dei prezzi volontaria di cui parlavamo prima) e se proprio fossero costrette a fare profitto (ad esempio una società del genere che gestisce un concerto data l’enorme richiesta dovrà comunque fare un prezzo alto che genererebbe profitto) lo redistribuirebbero tra i consumatori/azionisti ed ecco il dividendo di cittadinanza. Perché lo definiamo progressivo? Perché più aumenterà l’automazione più queste società (che attenzione non sono delle cooperative che fanno gli interessi dei lavoratori e che quindi li tengono anche se non servono) faranno a meno del personale umano e faranno sempre più utili che verranno redistribuiti. In questo modo, più settori economici saranno gestiti da società di questo genere più la deflazione tecnologica verrà ridistribuita senza la necessità di creare nuovo denaro. (Che nella situazione precedente è necessario perché la deflazione tecnologica crea concentrazione del capitale monetario che a sua volta provoca un generale rallentamento della velocità della moneta con effetti recessivi, anche se questo è un discorso decisamente più lungo).
L’unico problema che necessita di profonda riflessione è quello di come passare dal capitale concentrato al capitale condiviso tra i consumatori (che sono l’insieme più grande della società dato che tutti siano inevitabilmente consumatori). Passaggio che in alcuni settori può avvenire quasi naturalmente, ma che per quanto riguarda l’intera società molto probabilmente necessita di una riforma/rivoluzione anche a livello politico.

Quindi ricapitolando e concludendo, il reddito di cittadinanza è necessario ma non attuandolo sulle spalle di una ulteriore tassazione sulle categorie produttive e soprattutto non deve essere visto come un diritto (chi ha letto il mio libro, sa che siamo contro ogni diritto naturale o acquisito) ma come una una possibilità che nuove società dell’abbondanza possono offrire. Quello da noi proposto sarebbe composto da una parte fissa e momentanea, cioè il salario/sussidio per disoccupati e sottoccupati e da una parte progressiva costituita dal dividendo di cittadinanza che dovrà crescere proporzionalmente alla deflazione tecnologica fino idealmente a divenire l’unico reddito esistente quando in un futuro più remoto sarà avvenuta la piena automazione (che non vuol dire abolizione del lavoro, ma abolizione di tutto il lavoro che nessuno farebbe senza lucro).Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Sono Giuseppe Cirillo alias Fenrir, l’autore di questo blog. Nei nostri articoli ci sforziamo di offrire un’angolazione e una visione diversa rispetto ai media di regime. Per qualsiasi domanda o per un’eventuale collaborazione contattami alla seguente mail: fenrir1489@gmail.com 

 

 

Il picco del lavoro: in futuro non lavoreremo più.

La necessità di superare il capitalismo

Il falso problema dell’invecchiamento della popolazione

Verso un governo tecnico di guerra?

Abolire il quorum e adottare la democrazia diretta

Guerra Civile Globale: quale sarà la scintilla?

Verso un governo tecnico di guerra?

Inps: Renzi, Tito Boeri nuovo presidenteLa prima metà del 2016 vede il mondo fermo in una stagnazione dolorosa sia a livello economico sia a livello geopolitico. I conflitti in Siria, Iraq e Libia non vertono verso alcuna soluzione e uno stormo di cigni neri sta per arrivare, dall’odierna elezione austriaca, al referendum sul brexit, alle guerre civili prossime in Turchia, Venezuela, Egitto (?). Quelli elencati sono solo alcuni cigni neri, in realtà ve ne sono molti di più. Anche l’Italia ne ha uno, il referendum sulle riforme costituzionali del governo Renzi. Lo definiamo cigno nero perché in caso di vittoria del no, Renzi, come ribadito di recente, lascerà il suo posto da Presidente del Consiglio (che in sé non è una cosa negativa, è solo che il dopo-Renzi potrebbe essere peggio).

Proprio questo ultimo punto mi sembra veramente sospetto: perché un premier con un consenso inferiore al 40% dovrebbe rendere un referendum su una riforma elettorale non perfetta ma comunque facilmente propagandabile, un voto su se stesso? Non ha senso perché anche lui sa di non avere un gran sostegno popolare. Quindi o Renzi è stupido e ignorante di politica oppure vuole andare a casa. Io propendo più per la seconda ipotesi. Alle prossime amministrative probabilmente il PD confermerà l’andazzo negativo, la maggioranza inizierà a scricchiolare sempre di più, dopo novembre l’Unione Europea batterà cassa e quasi sicuramente nel 2017 avremmo l’aumento automatico dell’IVA. E’ imminente la missione militare per difendere la diga di Mosul (vicini vicini ai miliziani “numericamente infiniti” dell’ISIS) e in Libia anche l’azione militare sembra essere inevitabile dopo il no americano ad un intervento diretto e con il governo riconosciuto minacciato da milizie islamiste, dall’ISIS e dal potente generale Haftar. Oltre tutto questo nel 2017 probabilmente saranno da gestire migliaia di profughi bloccati nel nostro territorio, le tensioni con i paesi confinanti, probabili nuove ondate provenienti direttamente dalla Turchia (e non parlo di siriani ma proprio di turchi e curdi), la vicina Grecia al collasso e via dicendo. Troppi problemi, una situazione esplosiva, che rischia di portare il già basso consenso di Renzi verso percentuali ad una cifra, dato che saranno quasi sicure nuove tasse, soldati morti in guerra e probabilmente anche attentati sul suolo nazionale in risposta ai nostri interventi. Renzi sa bene tutto questo e sa bene che trovarsi al governo in una situazione del genere vuol dire suicidarsi politicamente, stroncarsi la carriera. Per quello ha resistito con tutte le sue forze per evitare aumenti delle tasse e per evitare l’intervento in Libia, ora però non può più scappare e il referendum è la via di fuga, se perde si dimette ed esce alla fine a testa alta, come presidente dell’ultimo periodo leggermente in crescita del paese, come presidente che ha eliminato l’IMU, come presidente che ha provato a riformare il paese (badate bene, so perfettamente che questa è solo un’immagine superficiale, però sto pensando come se fossi Renzi). E il lavoro sporco che dovrebbe fare lui lo lascerà ad un governo tecnico, che nel titolo ho chiamato di guerra perché si troverà a gestire almeno due importanti missioni militari, la risposta violenta dei terroristi sul suolo nazionale (e conseguenti misure d’emergenza e militarizzazione del paese) e nuova austerità e conseguente esplosione sociale stile Grecia e chi lo sa forse data la gravità della situazione potrebbe anche posticipare le elezioni (dite che è impossibile? State vedendo la Turchia come velocemente si sta dirigendo verso la dittatura? Nulla è impossibile). A mio avviso, questo governo tecnico di guerra sarà quello che gestirà la completa cessione della sovranità nazionale all’Europa.

Detto questo potrebbe essere interessante un toto-nomi, vediamone alcuni:

MONTI-BIS: il governo tecnico di Monti è stato tra i più impopolari della storia italiana. Difficilmente si riuscirebbe a formare una maggioranza attorno al suo nome, però dato il suo prestigio da senatore a vita e da uomo dell’Europa potrebbe avere qualche possibilità. PADOAN: in tempo di crisi economica non è possibile non includere tra i papabili il ministro dell’economia in carica, soprattutto se è un uomo dell’Europa. Padoan è un burocrate più anonimo di Monti e quindi potrebbe attirare meno impopolarità come austero premier tecnico. DRAGHI: molto difficilmente Draghi lascerà un ruolo di rilevanza mondiale per ottenere la presidenza del consiglio italiano, però non possiamo escluderlo dato che darebbe veramente molta più rilevanza all’Italia. Probabile nel caso venga nominato senatore a vita (e lui avrebbe più meriti di Monti per questo ruolo). MOGHERINI: Come ministro degli esteri europeo Federica Mogherini ha ottenuto una certa rilevanza in Europa però le sue posizioni spesso sono state troppo blande soprattutto se viste da Washington. Quindi un cambio della guardia, spostandola come premier italiano, ci sembra assolutamente da non scartare. Soprattutto considerando il fatto che il governo tecnico avrà gravi problematiche di politica estera oltre che economiche.
BOERI: alcuni indiscrezioni parlando dell’attuale presidente dell’INPS come successore di Renzi e il suo pedigree rende questa ipotesi tra le più probabili.
COTTARELLI: è il nostro uomo di punta, a mio avviso tra i più papabili. Chi meglio di un direttore del FMI con faccia da duro e con missione di tagliare la spesa sarebbe ideale per gestire un paese economicamente disastrato come l’Italia? (Dal punto di vista dei mercati) PINOTTI: il ministro della difesa italiano potrebbe avere un volto e un carattere abbastanza neutro per gestire un governo tecnico che non sia troppo impopolare e che debba gestire missioni militari, anche se non crediamo troppo a questa ipotesi. GRAZIANO: Claudio Graziano, capo di stato maggiore italiano fresco di nomina da parte di Renzi, potrebbe essere il renziano giusto per guidare un governo tecnico-militare di transizione. Inoltre il suo curriculum denso di missioni internazionali, tra cui l’Afghanistan, lo rende ideale per gestire un anno pericoloso come il 2017. A nostro avviso è tra i favoriti, tra l’altro un militare potrebbe ricevere i consensi necessari da quelle forze di destra da sempre vicine alle forze dell’ordine (NCD, FORZA ITALIA, FRATELLI D’ITALIA E LEGA NORD)

L’alternativa ad un governo tecnico sarebbe tornare alle elezioni con l’attuale legge elettorale modificata dalla Consulta, che presumibilmente vedrebbe una risicata vittoria dei Cinque Stelle con una o tutte e due le camere ingovernabili (situazione spagnola). Di conseguenza molto probabile un governo tecnico anche in questa seconda ipotesi. Se il governo tecnico nascesse dopo fallite elezioni sono più probabili i nomi più neutri, politicamente parlando. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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La necessità di superare il capitalismo

Scenari per il 2016

2016-18: USA in guerra civile

Abolire il quorum e adottare la democrazia diretta

Guerra Civile Globale: quale sarà la scintilla?

 

Guerra Civile Globale: quale sarà la scintilla?

mondo in fiammeIl nostro blog si è occupato frequentemente della situazione geopolitica, geoeconomica e geosociale cercando anche di immaginarne il contesto storico. Non sappiamo se in futuro definiremo questo periodo Terza Guerra Mondiale, Transizione Post-Capitalista, Guerra Civile Globale o in un altro modo, essendo il nostro presente è difficile immaginare come sarà visto dal futuro. In questo articolo vorrei fare il quadro della situazione dato l’ampliamento delle situazioni di instabilità che rendono anche difficoltoso seguirle tutte.

CONFLITTI IN CORSO

1) SIRIA: il conflitto siriano continua nella sua tragicità con le vittime totali che probabilmente raggiungono il mezzo milione. Grazie all’intervento russo e iraniano lo Stato Islamico e i Ribelli hanno perso terreno e probabilmente sarebbero anche essere potuti sconfitti se Russia ed Iran non avessero deciso di ritirarsi parzialmente lasciando da solo Assad. La tregua che ne è scaturita ha consentito ai paesi ostili dell’area di rifornire i Ribelli di armamenti e soprattutto di armi in grado di distruggere carri armati e abbattere aerei. Armi di cui misteriosamente si è impadronito anche l’ISIS. Dopo la caduta di Palmyra il Califfato sembrava sul punto di implodere ma invece è riuscito a riassestarsi ed ha iniziato nuove offensive contro la sacca di Deir Ezzor, ad Aleppo ed anche contro altri gruppi ribelli. Altro “misterioso” regalo per il Califfato è il disimpegno dei curdi che si trovano ora a fronteggiare i quotidiani attacchi turchi e anche alcune milizie filogovernative con cui hanno iniziato a scontrarsi probabilmente incoraggiati da qualcuno di grosso (vedi USA). La situazione rimane quella di un tragico stallo dove le forze in campo non riescono a prevalere l’una sull’altra e dove non riescono neanche a concludere una pace data la pesante ingerenza di potenze straniere.

2) IRAQ: in Iraq la situazione sembrava migliorare con l’ISIS che perdeva la città di Ramadi e con i governativi che si organizzavano per la presa di Mosul. Anche qua però la situazione torna ad essere favorevole allo Stato Islamico grazie alla recente rivolta degli estremisti sciiti di al Sadr che hanno anche occupato alcuni edifici governativi. Se si dovesse creare una guerra civile dentro una guerra civile lo Stato Islamico potrebbe riprendere fiato e tornare ad espandersi.

3) YEMEN: anche in Yemen la guerra civile che contrappone ribelli sciiti contro coalizione sunnita e contro al- Qaeda è in una fase stallo con una tregua violata quotidianamente e che per ora non ha portato a neanche un minimo accordo di pace.

4) AFGHANISTAN:situazione di guerra strisciante ed attentati con i Talebani che continuamente lentamente a recuperare territorio.

5) UCRAINA: il conflitto con i separatisti del Donbass continua anche se ufficialmente regge la tregua  permangono  violazioni quotidiane. Anche qua la situazione potrebbe degenerare velocemente soprattutto a casa del collasso economico in cui versano l’Ucraina, il Donbass e anche a causa della crisi economica in Russia.

6) LIBIA: situazione esplosiva in Libia con la creazione di un governo di unità nazionale che però gode di pochissimo sostegno tra le milizie armate. Voci di intervento militare occidentale, dove l’Italia sarebbe in prima linea, voci che però vengono sempre smentite a causa probabilmente del timore di Renzi di trovarsi coinvolto in un conflitto difficile che potrebbe rischiare di fargli perdere la poltrona.

7) NAGORNO-KARABAKH: la  tensione tra Armenia e Azerbagian ha subito una brutta escalation nelle settimane scorse. Ora la situazione si è tranquillizzata ma si continua a sparare con diverse vittime tra i soldati.

8) COREA: anche il conflitto (ricordiamo che i due paesi sono ufficialmente in guerra anche se non combattono) coreano continua ad aggravarsi con il regime comunista del Nord che continua la sua politica di deterrenza nucleare con i continui test missilistici. Situazione molto tesa che potrebbe peggiorare velocemente.

CONFLITTI ED INSTABILITA’ IN CRESCITA:

TURCHIA: Erdogan sta trascinando la Turchia nella sua follia autoritaria. Il paese è già in parte in guerra civile, con il sud-est curdo praticamente in guerra (anche se i media occidentali se ne guardano di parlarne). Ma non è solo la parte curda ad essere in ebollizione, anche il resto del paese ha iniziato a ribellarsi al regime di Erdogan e la situazione diventa sempre più esplosiva anche a causa della depressione economica, delle tensioni con i paesi confinanti (Siria, Stato Islamico, Kurdistan siriano e iracheno, Grecia, Russia, Armenia) e dei milioni di profughi presenti nel paese.

EGITTO: in Egitto situazione simile alla Turchia, con il governo militare che incrementa la propria deriva autoritaria e con una parte del paese (il Sinai) in guerra con importanti cellule dello Stato Islamico. Anche qui la situazione è sempre più esplosiva a causa dell’isolamento internazionale in cui sta precipitando il paese ed a causa della depressione economica e del crollo del turismo. Rumors di nuova rivoluzione e di riorganizzazione della Fratellanza Musulmana (che governava con Morsi prima del golpe).

GRECIA: molto grave anche la situazione del paese ellenico che continua ad avvitarsi nella propria recessione e che presto rischierà di nuovo di essere a corto di liquidi e di non poter ripagare i propri debiti. A differenza delle precedenti volte, stavolta sembrano non esserci sponde tra i partner europei e il paese rischia di trovarsi presto senza governo, senza fondi e con banche chiuse. Potrebbe essere imminente la caduta di questo governo e nuove elezioni dove i comunisti duri del KKE e i neonazisti di Alba Dorata, sono dati vicini al 10% a testa. Se a questo aggiungiamo la difficilissima situazione con i profughi che si aggraverà per certo con l’arrivo della bella stagione, il paese potrebbe veramente collassare.

EUROPA: nel resto dei paesi europei assistiamo ad un clima molto teso di scontri interni con gli estremismi di varia natura raggiungere le prime posizioni in molti paesi. Questo non potrà che spingere i governi in carica verso posizioni più dure. A questo si aggiunge la deflazione economica e il referendum sul Brexit che potrebbe dare un forte scossone all’impalcatura europea

EX-BRICS: Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica stanno subendo il clima di depressione mondiale, Brasile e Sudafrica sono in cattivissime condizioni, ma anche gli altri tre paesi non nuotano in acque tranquille.

Il quadro della situazione è quindi quello di un mondo in crisi dove nonostante i tentativi delle banche centrali, l’economia non si riprende ed anzi la bolla diventa sempre più grossa. E da anni che blogger, analisti, economisti, manager, politici gridano al collasso sistemico, ma in un modo o nell’altro si è comunque riusciti a tirare il calcio al barattolo. Ora però ci troviamo con diverse situazioni di guerra che non si sono affatto risolte ed anzi tendono a peggiorare e con ulteriori paesi anche importanti (vedi Turchia) che stanno sprofondano nell’instabilità. Il quadro è  quello di tanti principi di incendio accesi con un vento ancora lieve. Quindi non è tanto importarsi chiedere quale sarà la scintilla che farà scoppiare l’inevitabile incendio mondiale (che si alimenterà sopra miliardi di carta stampata) ma più che altro quale sarà il vento che spargerà le fiamme dappertutto. In Scenari per il 2016 abbiamo ipotizzato gli scenari più rischiosi ora è possibile individuarne i più probabili, dove capeggiano in primis l’eventuale vittoria di Trump, un ulteriore espansione dell’ISIS o il collasso dell’Egitto. A quelli scritti ora si deve aggiungere il collasso della Grecia che potrebbe veramente dare fuoco alle polveri. Concludiamo dicendo che in una situazione come questa è facile prevedere l’esplosione di un gigantesco incendio mondiale, l’unico neo rimane sapere quando e questo 2016 mi sembra troppo difficile che passi con tranquillità. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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La necessità di superare il capitalismo

Scenari per il 2016

2016-18: USA in guerra civile

Il dollaro sta per disintegrarsi

Abolire il quorum e adottare la democrazia diretta

democrazia direttaDato il referendum odierno (tra parentesi, invito tutti ad andare a votare, ogni voto è un piccolo schiaffo a Renzi, a Napolitano e alle consorterie che li supportano), non potevo esimermi dal parlare di democrazia.

Partiamo dal quorum. Esso è il simbolo dello schifo ideologico e politico in cui è immersa l’Italia. Praticamente i politici si appoggiano sugli astensionisti cronici (tra cui ci sono ignoranti, menefreghisti, astensionisti per principio, ma anche persone malate o psicologicamente non interessate al voto) per mantenere e difendere il loro potere (infatti nell’analisi post-voto per sancire il vincitore, al di là del quorum, dobbiamo depurare il dato odierno dall’astensionismo cronico, quantificabile in circa 20%). Inoltre il quorum è sbagliato perché premia il menefreghismo e non riconosce l’impegno di chi almeno ha avuto la volontà di informarsi e alzare il fondoschiena, fare quattro passi e votare. Quindi un’istituzione che va totalmente contro anche alla nostra idea, di premiare l’intensità del voto, già vista in altri articoli e nel libro Libertà Indefinita.

Per quanto riguarda la democrazia diretta, sicuramente è necessario un passaggio ad una democrazia diretta di tipo svizzero, quindi propositiva ed abrogativa senza quorum. Ma a mio avviso, non basta solo passare al modello svizzero. Innanzitutto, la democrazia diretta deve essere di tipo digitale, è assurdo spendere decine di milioni in queste consultazioni fisiche, quando basterebbe creare degli account con sistema di sicurezza di tipo bancario. E non venite a dirmi che si perderebbe la segretezza del voto, perché basterebbe fare un sistema di voto di 48 ore, dove si può cambiare il proprio voto più volte e la segretezza sarebbe mantenuta. Poi ognuno voterebbe da casa sua, nessuno potrebbe sapere cosa vota.

Altra proposta che mi viene in mente è quella di rendere la democrazia diretta totale. Cioè senza rinunciare al Parlamento, ma dando la possibilità, sempre da un account apposito, al cittadino, di sostituire i propri rappresentanti e votare direttamente ad ogni cosa che si vota al Parlamento. Faccio un esempio. Ipotizziamo un parlamento di 100 deputati e io decido che per la votazione sull’intervento in Libia, voglio votare direttamente, perché il partito che ho votato vota in maniera diversa. Cosa succederebbe? Che se prima i 100 deputati rappresentavano il 100% degli elettori, decidendo di votare direttamente io voterò, ipotizzando  10 milioni di elettori, una percentuale di uno su dieci milioni, diluendo il potere dei deputati eletti. Se tutti i cittadini votassero direttamente, la volontà dei deputati non si azzererebbe ma si diluirebbe fino al 50%. Ovviamente, il diritto potrei esercitarlo solo se voglio votare sì o no, se mi astengo il mio voto tornerebbe ai deputati eletti, quindi non verrebbe conteggiato. Questo sistema lascerebbe sempre al Parlamento la sua funzione di direzione e di più approfondita analisi legislativa, ma darebbe la possibilità al popolo di ridimensionarne il potere se va troppo contro la volontà popolare stessa. Questo strumento si affiancherebbe poi a referendum propositivi e abrogativi sul modello svizzero, ma digitali, come scritto prima.

Una prima critica, assolutamente motivata, alla democrazia diretta, è che il popolo spesso non ha la competenza per votare. Questo è vero non tutti, anzi forse la maggioranza della popolazione, spesso non possiede le minime informazioni e competenze per votare, è questo normale, dato che non tutti si interessano di politica o dei temi oggetto dei referendum. Per ovviare a questo problema, credo debba essere creato un sistema di patente civica. Ad esempio per poter votare si debba superare un esamino per la patente civica, dove poter testare le conoscenze politiche, storiche e civiche del cittadino. Questa patente di base per poter accedere al sistema di democrazia diretta, per poter avere il diritto di votare anche tutte le votazioni parlamentari credo debbano esserci ulteriori esami di tipo politico, economico, ecc che consentano di poter sostituire se necessario i proprio rappresentati su votazioni su determinati temi specifici (un po’ come le diverse patenti di guida). Quindi una patente civica di base e altre più specifiche. Questo sarebbe anche un modo per premiare l’interesse e l’impegno e disincentivare il menefreghismo. E’ una limitazione del suffragio universale? Sì ma solo teorica dato che tutti con un impegno minimo potrebbero sostenere il test di base, che deve poter essere superato con un impegno massimo di studio e informazione di un mese (questo perché non vogliamo creare degli esami di laurea, ma solo dei patentini). Sembra una proposta complicata a dirsi, ma con regole e con un sistema chiaro non sarebbe molto difficile. Inoltre abolendo il quorum, anche se solo il 10% della popolazione andasse a votare, il voto sarebbe valido, e gli altri non potrebbero lamentarsi dato che tutti se si impegnano un minimo potrebbero superare il test.

Altra proposta è quella di premiare l’intensità del voto, non solo la quantità, come accennato nell’articolo Democrazia da correggere. Oltre alle proposte indicate, cioè degli strumenti per potenziare il proprio voto, ad ogni quesito referendario sarebbe necessario dare di base una certa intensità al voto di ognuno di noi. Ad esempio su questo referendum sulle trivelle, il voto di chi ci lavora sopra, o di chi abita sulle coste interessate, o il voto degli operatori turistici dovrebbe essere maggiorato rispetto al mio che abito in una città lontana dal mare, vado poco al mare in Italia, consumo relativamente poco petrolio, e non ho nessun legame diretto con i settori economici interessati. O ancora su un referendum ad esempio sull’eutanasia, il mio voto che sono giovane e in buona salute, dovrebbe contare mille volte meno rispetto al voto di un malato terminale che vorrebbe poter decidere se accorciare o meno le proprie sofferenze. Sicuramente creare degli strumenti per aumentare il peso del proprio voto è abbastanza fattibile, mentre quello di valutare quanto si è coinvolti dalla votazione è molto più difficile da attuare. In qualsiasi caso è bene iniziare una riflessione e una ricerca sull’intensità del voto che è qualcosa di naturale, che vale implicitamente in tutti i piccoli gruppi. Ad esempio, mettiamo cinque amici in auto che vogliono fare quattro ore di autostrada senza fermarsi per arrivare prima a destinazione, se uno di loro ha mal di pancia e deve andare in bagno farà fermare tutta la compagnia, perché il suo bisogno, anche se minoritario, è più intenso rispetto a quello degli altri ragazzi. E così anche in uno stato è necessario che anche l’intensità e non solo la quantità sia valutata.

Ricapitolando, per attuare una democrazia diretta completa per me sono necessarie le seguenti riforme:

1) Abolizione del quorum
2) Referendum propositivi e abrogativi
3) Account telematici per votare
4) Possibilità di sostituire i propri rappresentanti
5) Patentini civici
6) Strumenti per valutare l’intensità del voto

Ed oltre a questi strumenti, che servono per migliorare l’espressione della volontà popolare, si affiancherebbero gli strumenti della democrazia integrata che servono invece a difendere l’individuo dalla volontà popolare stessa dandogli la possibilità di mantenere ed esprimere la propria libertà. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Sono Giuseppe Cirillo alias Fenrir, l’autore di questo blog. Nei nostri articoli ci sforziamo di offrire un’angolazione e una visione diversa rispetto ai media di regime. Per qualsiasi domanda o per un’eventuale collaborazione contattami alla seguente mail: fenrir1489@gmail.com 

 

Referendum trivelle 17 aprile 2016: Io voterò

Il falso problema dell’invecchiamento della popolazione

Il picco del lavoro: in futuro non lavoreremo più

Democrazia da correggere

Oltre la democrazia? La democrazia integrata

 

Il falso problema dell’invecchiamento della popolazione

pensione-uomoDa più parti, tra blogger, economisti, commentatori e anche comuni cittadini è abbastanza diffusa e condivisa la tesi dell’insostenibilità del sistema pensionistico, a causa del progressivo invecchiamento della popolazione e quindi da più parti si ipotizzano e spesso si concretizzano ricette più o meno condivisibili, come innalzare continuamente l’età pensionabile, ridurre le pensioni, altri come la Boldrini aprono a massicce migrazioni di immigrati per arrivare in futuro a 66 milioni (poi mi chiedo perché dovremmo arrivare per forza a quella cifra), altri ancora chiedono politiche favorevoli all’incremento demografico e si spingono ad ipotizzare un’Italia con 100 milioni di anime (vorrei ricordare che l’Italia ha già una densità della popolazione superiore alla Cina ad esempio).
tweet-boldrini-migranti

In questa sede però non voglio criticare chi afferma che il decremento demografico renda insostenibile il sistema, perché hanno perfettamente ragione, dal punto di vista monetario e capitalista il sistema non sarà assolutamente sostenibile. E quindi veniamo a scoprire che il regime economico capitalista oltre a non funzionare nell’abbondanza come abbiamo visto nell’articolo La necessità di superare il capitalismo, è incapace anche di gestire il decremento demografico, che se vogliamo è un’altra forma di abbondanza, diminuendo le persone aumentano i capitali disponibili, lo spazio e i beni esistenti.

Quindi appurato che chi sostene il collasso del sistema a causa dell’invecchiamento della popolazione ha perfettamente ragione, come scritto in un articolo come questo  e appurato che questo è assolutamente logico valutando la situazione dal punto vista monetario in un sistema capitalista, noi vogliamo valutare il fenomeno in questione da un angolatura diversa, parallela se vogliamo, ma non per questo irreale.

Cos’è la moneta? Non vogliamo iniziare la diatriba su cosa sia la moneta, ma penso possiamo essere tutti d’accordo che la moneta è il contraltare della produzione esistente, dei prodotti, dei servizi e dei valori acquistabili. Se questi ultimi non esistessero, la moneta non varrebbe niente. La moneta è quindi ricchezza indefinita con cui si può ottenere ricchezza definita, cioè un prodotto o un servizio. La moneta è quindi un’idea, una convenzione. Purtroppo è abitudine degli ultimi secoli valutare e analizzare il mondo attraverso le idee, per poi applicarle alla realtà. I risultati sono stati e sono nefasti. Probabilmente non c’è vizio umano che abbia fatta danni e orrori paragonabile a quello che l’umanità ha commesso per idee metafisiche. Quindi, come ho fatto nel tratto Libertà Indefinita, dove non ho analizzato la Libertà partendo da fumosi diritti (come fanno ad esempio liberali, libertari, sia di sinistra che di destra) ma partendo proprio dalla realtà cioè dalla mancanza di libertà, dalla sensazione di oppressione così anche in questo caso vorrei analizzare il problema della decrescita demografica partendo non dalla moneta, cioè da un’idea fondata su basi perlomeno opinabili (Banche Centrali, Riserva Frazionaria, Tasso di Interesse e via dicendo) ma dalla realtà cioè la produzione, la ricchezza nazionale reale.

Prendiamo proprio l’Italia come esempio, sia perché è il paese che conosciamo meglio sia perché già tra i più “vecchi” del mondo. L’Italia oggi è sostenibile dal punto di vista reale, escludendo politica e finanza? Assolutamente sì e vediamo di dimostrarlo. Per dimostrarlo analizzeremo alcuni dati economici: 1) BILANCIA COMMERCIALE: nel 2015 la bilancia commerciale italiana è positiva per 45 miliardi di euro 2) BILANCIA DEI PAGAMENTI: conto corrente positivo di 33 miliardi, conto capitale positivo di 2 miliardi, conto finanziario di 49 miliardi 3) AVANZO PRIMARIO  (ENTRATE-SPESE DELLO STATO AL NETTO DEGLI INTERESSI SUL DEBITO): 1,5% 4) DEFICIT PUBBLICO: -2,6% 5) DEFICIT PUBBLICO AL NETTO DEGLI INTERESSI INTERNI: +0,2% (approssimativamente)

Quindi ricapitolando con un tasso di occupazione del 55%, con un tasso di disoccupazione del 12%, con una popolazione over 65 del 20% l’Italia riesce ad esportare più di quanto importa, ad avere una bilancia dei pagamenti positiva, lo stato al netto degli interessi sul debito e nonostante enormi problemi di corruzione e spreco riesce a spendere meno di quanto gli entra e se scorporiamo dal deficit anche gli interessi che vengono pagati a soggetti nazionali, anche il deficit pubblico in realtà non è un problema. Quindi, ora come ora, l’Italia e gli Italiani in media non vivono oltre le loro possibilità, ( se visti come un insieme unico) a conferma di ciò abbiamo inoltre la dimostrazione reale della sostenibilità del sistema, nonostante i disoccupati e i pensionati, tutti mangiano, tutti hanno una casa (anzi le case sono decisamente di più di quante ne servano), le concessionarie, i magazzini sono pieni di auto e prodotti invenduti, praticamente tutti i bisogni primari soddisfatti (ad eccezioni di qualche punto percentuale di casi limite, purtroppo) ed oltre questo si esporta più di quanto si importa ed abbiamo beni e servizi non consumati e non utilizzati. E oltre tutto questo, il 12% della popolazione non trova lavoro (quindi abbondanza oltre di prodotti e servizi anche di manodopera sia specializzata che non), senza considerare che  di quel 55% che lavora, a occhio un 15%-20% è praticamente poco o nulla produttivo (considerando dipendenti statali e privati in soprannumero, e molte lobby che potrebbero essere fortemente ridimensionate con una maggiore efficienza del sistema, ad esempio taxisti, commercialisti, notai, ecc).

Questo discorso per dire cosa? Che chi parla della decrescita demografica proponendo politiche di incremento demografico come soluzione, propone qualcosa di giusto e funzionante in un sistema capitalista basato sulla scarsità, ma è una ricetta valida per il secolo scorso e per i secoli passati, ora siamo nell’era dell’abbondanza, del troppo, della deflazione tecnologica e se i bisogni di tutti sono già soddisfatti adesso lo potranno essere lo stesso anche con un peggioramento della curva demografica, perché ormai ogni lavoratore produce in media, grazie alla tecnologia, molto di più di quello che il consumatore può consumare. Ipotizzando, come previsto dall’Istat, che nel 2050 gli over 65 saranno il 32-33% del totale, per sostenere così tanti pensionati basterebbe in proporzione che gli attuali disoccupati lavorino e che gli occupati sotto-utilizzati lavorino ad un migliore livello di utilità e il rapporto occupati/anziani sarebbe praticamente identico. Questo non considerando la deflazione tecnologica imperante e l’abbondanza di risorse che il decremento della popolazione libererebbe soprattutto dal lato immobiliare e dei capitali. Ipotizzando, ancora, una deflazione tecnologica media del 1% annuo (che è una cifra ridicola dato l’andamento esponenziale del fenomeno e l’avvento della robotizzazione), da qui al 2050 servirà il 30% della forza lavoro in meno, quindi probabilmente ci saranno comunque disoccupati nonostante il 33% di pensionati da sfamare e mantenere. (Ripeto parlo dal punto di vista lavorativo non economico/monetario)

Quindi, paradossalmente, se adesso importassimo più migranti o ci mettessimo a fare più di due figli a famiglia, non otterremo un sistema più sostenibile, ma un sistema più insostenibile perché avremmo più disoccupati da mantenere oltre i pensionati. E’ ovvio che se analizziamo il fenomeno dalla situazione attuale, fatta di debiti, contributi e sistema monetario errato, il sistema ovviamente collasserà, ma se si riuscisse a superare il capitalismo e l’attuale sistema monetario e pensionistico per orientarci verso un sistema economico sempre di libero mercato ma che sia in grado di distribuire in maniera ottimale l’abbondanza, anche la decrescita demografica, in questa precisa situazione storico-produttiva è perfettamente sostenibile anzi auspicabile sia dal punto di vista ambientale che dal punto di vista psicologico e di armonizzazione della densità demografica. E grazie alla deflazione tecnologica probabilmente, se in futuro il mondo riuscirà ad attuare politiche comuni, ci si potrà tranquillamente indirizzare verso una decrescita demografica mondiale senza particolari problemi di sostenibilità (beh se si riuscirà a colonizzare altri pianeti, il discorso cambia, ma allo stato attuale sembra un’ipotesi ancora remota). Concludiamo dicendo che noi partiamo dalla realtà, è la realtà è abbondanza, quindi perfetta sostenibilità dell’invecchiamento e della decrescita demografica, però se il sistema rimarrà ancorato alle vecchie logiche, probabilmente la deflazione demografica, assieme a quella da debito, a quella tecnologica, a quella di esaurimento dello scambio, porterà ad un collasso generale del sistema, cosa che in parte stiamo già vivendo e definibile come transizione post-capitalista. Se esisterà una società futura, dovrà inevitabilmente partire dalla realtà, dal lavoro e da essi far derivare la valuta e la ricchezza non come accade oggi, dove da delle idee convenzionali come moneta e capitale derivano la produzione e la ricchezza. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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Referendum Trivelle 17 Aprile: IO voterò

Il picco del lavoro: in futuro non lavoreremo più

La necessità di superare il capitalismo

I profughi devono essere respinti?

Referendum trivelle 17 Aprile: IO voterò

trivelleNonostante la disinformazione o sottoinformazione fornita da partiti e media di regime, il 17 Aprile, per chi ancora non lo sapesse, si svolgerà un referendum.

Purtroppo la maggior parte delle persone che affronta gli argomenti alla base del referendum lo fa in maniera ideologica, da tifoso, con moltissimi pregiudizi e senza una minima riflessione. Scopo di questo articolo è invece cercare di invitare il lettore a decidere seconda un proprio ragionamento personale e in maniera individuale senza seguire, come un automa o peggio un suddito, le influenze familiari, di partito o mediatiche. Per raggiungere questo scopo cercherò di spiegare cosa mi spinge ad andare a votare e cosa votare.

Partiamo, prima di tutto, dal quesito referendario: Volete che, quando scadranno le concessioni, vengano fermati i giacimenti in attività nelle acque territoriali italiane, anche se c’è ancora gas o petrolio?. In questi giorni c’è stata molta propaganda e disinformazione sui media e soprattutto su Facebook (che sta diventando molto importante nell’influenzare le opinioni dei cittadini) su questo referendum. A molte persone sembra che si vada a votare per fermare immediatamente tutte le trivellazioni nei mari italiani, ma in realtà non è assolutamente così. Quello per cui si va a votare è fermare la proroga fino ad esaurimento delle trivellazioni entro le 12 miglia marine, trivellazioni per le quali già non possono più essere richieste ulteriori concessioni. Quindi se vincerà il sì, verrà abrogata la proroga alla concessioni presenti entro le 12 miglia marine, che di conseguenza potranno essere sfruttate fino alla scadenza della concessione e non fino ad esaurimento. Quindi verrebbe ristabilita la precedente normativa. E’ molto importante chiarire questo punto per non fare della stupida tifoseria e per capire i limiti di questo referendum. A favore e contro il referendum esistono due comitati: Vota sì per fermare le trivelle (a favore del referendum) e gli Ottimisti e Razionali (contrari allo stesso).

Vediamo ora le ragioni del sì e del no:

1) VOTARE O NON VOTARE: prima ragione sulla quale discutere è quella di votare o non votare. Purtroppo i referendum italiani hanno bisogno del quorum del 50% per essere legali, quindi, normalmente, i contrari al referendum invitano all’astensione, così da sfruttare anche la posizione degli astenuti cronici. Personalmente, avendo scritto un trattato sull’illegittimità dello stato e dell’attuale sistema politico, sono spesso portato ad un’astensione ideologica, nel referendum però, l’esistenza del quorum è qualcosa che va proprio contro i principi espressi nel mio libro sulla democrazia integrata, dove la democrazia diretta è fondamentale e dove il quorum assolutamente non potrebbe esistere, dato che le decisioni deveno essere prese da chi almeno si prende la briga di informarsi e di alzare il fondoschiena per andare a votare. Gli altri, semplicemente, non usufruiscono di un loro diritto, quindi che subiscano le decisioni di chi ha votato. Questo discorso varrebbe pienamente in un sistema di democrazia integrata e negli attuali referendum, come quello in questione. Per quanto riguarda le elezioni politiche il discorso è diverso, dato che non siamo una reale democrazia e data l’illegittimità di fondo dell’intero sistema, ma questo è un altro discorso. Detto questo, io invito a votare, che sia Sì oppure No, solo per far fallire la logica del quorum, logica antidemocratica e utile ai politici per mantenere e difendere il proprio potere. Se si crede nella democrazia, se si vuole maggiore partecipazione e democrazia diretta, nei referendum bisogna andare a votare. Invece nelle elezioni politiche l’astensione ha molto più senso. Quindi, primo punto neutrale, ma favorevole alla partecipazione al voto anche se contrario.

2) PROROGA O NON PROROGA: seconda ragione di principio sulla quale ragionare è quella della proroga. L’Italia purtroppo è un paese di cialtroni e le innumerevoli proroghe dimostrano l’incapacità di creare un sistema di leggi strutturali e durature. Per principio sono tendenzialmente contrario a questo tipo di politica e sono contrario alle misure una tantum, quindi no alle proroghe. Di conseguenza, primo punto a favore del Sì al referendum.

3) TASSAZIONE BASSISSIMA: delle società private estraggono risorse naturali, di conseguenza è logico che al paese proprietario di quelle risorse vengano versati dei diritti. Il problema è che in Italia sono bassissimi, 10% per il gas e 7% per il petrolio. Come facciamo a sostenere che siano bassi? Semplicemente per confronto con altri paesi, in Guinea ad esempio, sono del 25%, in Norvegia e Russia dell’80%. Quindi lo stato italiano, come sempre, agisce contro i suoi cittadini: a chi produce ricchezza reale, basata sul proprio impegno e sulla propria intelligenza vengano applicate tasse assurde, che raggiungono anche il 70% per un lavoratore autonomo o per una ditta individuale, invece chi estrae risorse naturali viene agevolato. Se la tassazione su queste estrazioni fosse alzata, potrei ripensarci, ma non esistendo referendum propositivi, la mia risposta è ancora negativa. Quindi un altro punto a favore del Sì al referendum.

4) PETROLIO: come ho detto non sono ideologizzato, quindi se effettivamente esistessero dei giacimenti interessanti entro le 12 miglia marine, oppure se la tassazione sulle estrazioni fosse alzata, sarebbe anche giusto procedere con le estrazioni, dato che i maggiori introiti potrebbe servire a ripagare le eventuali conseguenze ambientali. E concordo con il discorso degli Ottimisti e Razionali (comitato per il NO) sul fatto che rinnovabili e trivelle non sono vasi comunicanti (dato che le trivellazioni sono effettuate da aziende private) mentre investire o incentivare le rinnovabili è una decisione statale. Di conseguenza da questo punto di vista ho forti perplessità nei confronti delle argomentazioni degli anti-trivelle. Quindi primo punto a favore del NO al referendum.

5) RILEVANZA DELLE ESTRAZIONI: le estrazioni entro le 12 miglia marine coprono meno dell’1% e dell’3% del fabbisogno di petrolio e gas nazionale. In un momento storico-economico dove probabilmente godremmo ancora per molto di abbondanza e basso prezzo di queste risorse, il danno della graduale chiusura di questi giacimenti (chiusura che ricordiamo non essere immediata, quindi probabilmente saranno giacimenti ancora più impoveriti di quelli attuali) è abbastanza modesto, contando che gli introiti pubblici superano di poco il miliardo di euro

5bis) ITALIA VS TRIVELLE: strettamente collegato al punto precedente è la rilevanza degli altri settori che potrebbero essere danneggiati dalla indeterminata attività di queste trivelle, tra turismo, pesca e ricchezza culturale si sfiora il 20% del PIL. E’ vero che eventuali incidenti non danneggerebbero per intero questa percentuale di PIL, ma questi settori sono il vero petrolio italiano e proteggerli, anche in maniera zelante, deve essere una priorità per governanti e cittadini. Anche un solo punto di PIL in meno dovuto ad un incidente, supererebbe di gran lunga i ricavi petroliferi. A mio avviso non si può assolutamente scherzare nella difesa del paesaggio, del mare e delle coste italiane. Il comitato degli Ottimisti e Razionali parla di controlli in regola, ma purtroppo le analisi ufficiali devono tenere conto della tradizionale corruzione e falsificazione dei dati, purtroppo tendenze patologiche nel nostro paese. Non ci possiamo fidare purtroppo. Quindi i punti 5 a mio avviso sono un altro punto a favore del referendum.

mappa trivelle entro le 12 miglia

6) MENO TRIVELLE, PIU’ PETROLIERE: una argomentazione molto interessante del Comitato degli Ottimisti e Razionali (ricordiamo contrari al referendum) è che la maggior parte degli incidenti che hanno inquinato il nostro mare sono dovuti alle petroliere e che quindi una minore produzione nazionale, porterà ad un incremento dell’utilizzo di queste navi per una maggiore importazione di greggio. Di conseguenza il rischio per le coste aumenterebbe non diminuirebbe. Questo è un discorso logico, personalmente credo che la chiusura delle trivelle dovrebbe essere accompagnata da misure di risparmio energetico per ridurre il consumo e di conseguenza l’importazione di petrolio. Misure che non sono state per niente incentivate ma che potrebbero essere facilmente adottate (ad esempio sfavorire l’utilizzo dei mezzi privati, ridurre il consumo di plastica, ridurre gli eccessi di riscaldamento abitativo e pubblico, incrementare mezzi pubblici puliti, aumentare le piste ciclabili, favorire il km zero e la riduzione degli spostamenti inutili e via dicendo). Ovviamente queste argomentazioni vanno oltre queste referendum. Quindi, su questo punto vince il NO.

7) INQUINAMENTO DEI FONDALI: il catrame depositato sui fondali del Mar Mediterraneo è di 38 milligrammi per MQ, record al mondo. E i fondali attorno alle trivelle sono inoltre inquinati dai metalli pesanti. Purtroppo non possiamo credere alle rassicurazioni degli Ottimisti e Razionali, siamo in Italia, dove è tutto falso e corrotto e quindi possiamo soltanto dubitare dei dati forniti. Fossimo in paesi che non hanno mai fatto dubitare della loro correttezza, il discorso cambierebbe, ma in Italia la fiducia verso le istituzioni ufficiali è decisamente persa e attualmente non ci sono segnali per farci cambiare idea. Di conseguenza contribuire ancora all’inquinamento del nostro mare, in una situazione mondiale già purtroppo devastata dall’attività umana, non può che consegnare un altro punto ai favorevoli al referendum.

8) SEGNALE POLITICO: non ha senso essere contrari per principio ad una risorsa naturale come il gas o come il petrolio. Votando sì al referendum però, a mio avviso, si vuole esprimere la propria contrarietà ad una logica economica che mette al primo posto il profitto fregandosene altamente della violazione della libertà attraverso l’irreversibile danneggiamento dell’ambiente, ricchezza patrimonio di tutti. Votando sì, si vuole dare un segnale, anche se non strettamente collegato alle trivelle o alle rinnovabili, si vuole dire basta inquinare, abbiamo esagerato. Quindi, altro punto a favore del referendum.

9) COSTI DEL REFERENDUM: il governo, composto da PD e NCD (due partiti che rappresentano il picco del peggio della politica italiana), non ha voluto abbinare il referendum alle elezioni amministrative, per rendere più difficile raggiungere il quorum. Un comportamento squallido e antidemocratico che ci costa quasi 400 milioni di euro. E la colpa non è degli organizzatori, ma del governo che non ha voluto abbinare il referendum per puro calcolo politico e per difendere interessi privati (dietro lauti compensi, ma questa è solo una mia fantasia). Solo per il fatto che il PD si oppone al referendum e che abbia sprecato soldi dei contribuenti per farlo fallire, dovrebbe spingere tutti ad andare a votarlo. Altro punto a favore del SI. (Piccola riflessione: quando adotteremo i referendum digitali?)

In conclusione ho 1 voto a favore dell’andare a votare, 6 a favore di votare SI, 2 a favore di votare NO. Quindi ho deciso: andrò a votare e voterò SI. Invito ognuno di voi a ragionare e a trarre le proprie conclusioni. Il referendum è uno strumento di potere, non sprecatelo, usatelo. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione.banner liberta indefinita
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