Beppe Grillo: momento giusto per un colpo di stato?

grilloguevara“Inciuci? La gente prende i bastoni.”
Come abbiamo scritto nel nostro ultimo articolo, a Beppe Grillo rimangono poche carte da giocare se i partiti tradizionali si riformano o se si mettono d’accordo per una legge elettorale che sia la più dannosa possibile per il Movimento Cinque Stelle. Ora, se si verificassero gli scenari descritti nell’articolo precedente, l’ultimo carta da giocare per il carismatico comico genovese è questa: rivoluzione, colpo di stato. Ovviamente non abbiamo nessuna prova che si stia preparando una rivoluzione o un golpe e vogliamo semplicemente elaborare questo scenario e dimostrare come la sua possibilità di realizzazione nella nostra situazione politico-economica non sia così remota.
Vogliamo partire elencando quattro possibilità riguardanti un colpo di stato da parte di Grillo:

1) Colpo di stato appoggiato dagli americani con lo scopo di destabilizzare l’Eurozona, così da frenare il futuro crollo della valuta americana.
2) Colpo di stato appoggiato dagli americani con lo scopo di formare un governo interventista che decida di attaccare l’India o di intervenire in Siria (ricordiamoci che per quanto riguarda l’India il casus belli potrebbe essere la pena di morte per i due Marò).
3) Colpo di stato appoggiato dai poteri forti finanziari eurocratici per portare la guerra civile in Italia e così privarla definitivamente della sovranità anche con una missione militare.
4) Rivoluzione non appoggiata da nessuno con lo scopo di instaurare la democrazia diretta, il reddito di cittadinanza, proporre un referendum sull’euro e ristrutturare il debito pubblico.

Detto questo vogliamo inoltre elencare la strategia “americana” che Grillo potrebbe aver consapevolmente o inconsapevolmente seguito allo scopo di orientare l’opinione pubblica a favore di una rivoluzione:

1) Demonizzazione dell’avversario: l’ex comico genovese ha attaccato ferocemente l’intera classe politica con toni molto duri e aggressivi, ponendo il suo movimento in totale opposizione all’intero sistema politico. Inoltre continua con questa strategia evitando ogni alleanza o apparentamento con i partiti tradizionali. Questo ricorda la strategia americana di avvicinamento alla guerra, come in Iraq 2003 dove il regime di Saddam Hussein venne demonizzato per mesi prima di attaccarlo, così da disporre di un’opinione pubblica già preparata all’intervento militare. Nel nostro caso sicuramente il popolo potrebbe anche essere favorevole ad una rivoluzione contro questo sistema politico.
2) Sostegno popolare: Beppe Grillo ha fatto del sostegno popolare la sua arma vincente. Egli ha evitato di andare troppo a destra o troppo a sinistra, così da poter rappresentare tutto il popolo. Inoltre ha usato i mass media ed internet in maniera innovativa così da poter pubblicizzare se stesso e le sue idee nel massimo modo possibile.
3) Graduale inasprimento dei toni: c’è un sottile confine tra l’essere un leader carismatico o un pazzo. Grillo questo lo sa e gradualmente ha abituato l’opinione pubblica a toni sempre più forti, partendo dai “Vaffa Day”, passando al “siete morti”, al “uscite con le mani alzate”, al “saremo il 100%” fino ad arrivare al recentissimo “La gente prende i bastoni”, un chiaro riferimento ad una possibile rivolta violenta. Anche questo ricorda l’escalation usata nelle guerre dall’amministrazione americana.
4) Casus belli: come gli Stati Uniti non attaccano mai senza avere un casus belli che giustifichi il loro intervento, allo stesso tempo Grillo per poter invocare una rivoluzione ha bisogno di una provocazione chiara e grave da parte della casta politica, a questo riguardo specificheremo meglio in seguito.

Inoltre, ora elencheremo anche tutte le particolari circostanze che rendono la nostra situazione ideale per un colpo di stato:

1) Stallo politico: le recenti elezioni hanno portato la situazione politica in uno stallo senza precedenti, come sappiamo storicamente sono da situazioni del genere che sono scaturiti colpi di stato o rivoluzioni.
2) Aggravarsi della crisi economica: la crisi economica continua ad aggravarsi e non c’è alcun modo di poterla fermare, dato che il nostro stato è indebitato e non può ridurre le tasse, anzi le può solo aumentarle. I casi di suicidio aumentano, e alcune parti del Movimento Cinque Stelle iniziano a sostenere : “Non suicidarti, ribellati”.
3) Incontro con ambasciatore americano: penso che sia motivo di riflessione il fatto che il M5S abbia incontrato l’ambasciatore statunitense. Si è capito che siamo una colonia americana, ma il fatto che ci sia un incontro separato tra un ambasciatore straniero e il terzo partito italiano mi sembra perlomeno sospetto.
4) Dimissioni Terzi: come già scritto in un nostro altro articolo, sostenevamo che il Ministro Terzi avesse preso la decisione di non far rimpatriare i Marò su suggerimento degli USA dato che lo stesso ministro aveva incontrato da poco il Segretario di Stato Kerry. Lo stesso ministro si è poi improvvisamente dimesso ed è andato in rottura con il governo. Da monitorare.
5) Insofferenza dei militari: dopo il rimpatrio dei Marò, è di dominio pubblico l’insofferenza dei militari verso la molle politica del governo nei confronti dell’India. Inoltre da segnalare l’arresto di un militare che voleva organizzare l’occupazione del Parlamento e il fatto che Grillo in passato disse chiaramente che molti poliziotti e membri della Digos si fossero uniti al M5S.
6) Visibilità dei media stranieri: è sotto gli occhi di tutti come i media stranieri abbiamo dato moltissima visibilità a Grillo, questo deve far riflettere.
7) Conto alla rovescia: il Movimento Cinque Stelle è scosso da divisioni interne e come scritto nel nostro ultimo articolo rischia di rimanere intrappolato dalla casta e di fare la fine del Fronte dell’Uomo Qualunque. Quindi, a parte qualsiasi altra considerazione, una rivoluzione può essere l’ultima seria carta da giocare per Beppe Grillo per riformare radicalmente l’Italia.

Quindi esistono dei fattori che possono sicuramente suggerire una deriva rivoluzionaria del M5S. Ovviamente molti si chiederanno come può innescarsi materialmente una rivoluzione; quello che serve è come detto prima, un casus belli, questo a nostro avviso può essere uno di questo nel seguente elenco:
1) Accordo PDL-PD per una legge elettorale anti M5S.
2) Governo inciucio PDL-PD, con totale esclusione del M5S.
3) Presidenza della Repubblica a Berlusconi o a qualche altro “impresentabile”.
4) Richiesta di aiuti all’Europa e varo di un’altra manovra lacrime e sangue.
5) Fine dei soldi per gli ammortizzatori sociali e clima di scontro sociale.
6) Prelievo straordinario dei conti correnti.

Se si realizzasse una di queste situazioni sicuramente l’ex comico genovese potrebbe aver gioco facile del chiamare a raccolta la piazza e iniziare una protesta contro il governo. Inoltre basterebbe che una parte dei militari o della polizia (magari suggeriti dagli americani) appoggiasse un’eventuale rivolta e la rivoluzione diventerebbe una realtà.
A nostro avviso non è così remota l’avverarsi di una situazione del genere, perché abbiamo visto tutti come Beppe Grillo sappia richiamare centinaia di migliaia di persone e sappiamo anche che stiamo vivendo la crisi economica “da guerra”. Quindi le premesse ci sono e penso che ci possa essere una probabilità intorno al 30% che da esse scaturisca un colpo di stato, una rivoluzione o peggio ancora una guerra civile.
Personalmente, penso che la via rivoluzionaria sia strategicamente la migliore per Beppe Grillo, perché altrimenti il suo movimento si ridurrà ad essere un movimento di scopo e rischia seriamente di spaccarsi.

P.S: questo articolo non è una notizia e nemmeno una previsione. Esso vuole fornire un’ipotesi che possa invogliare il lettore a verificare nelle realtà le affermazioni in essa contenute ed eventualmente a monitorarne gli sviluppi. In alcun modo si vuole accusare Beppe Grillo o gli USA di preparare un colpo di stato in Italia e in alcun modo si vuole sostenere una rivoluzione o un colpo di stato contro la Stato italiano.

 

La casta farà fuori il Movimento Cinque Stelle?

alfano_renzi_01Lo stallo politico italiano continua e sembra che Napolitano stia indirizzando il paese verso una proroga del governo Monti, al fine di poter eleggere il nuovo Presidente della Repubblica, che così potrà sciogliere le Camere ed indire nuove elezioni. Ora in questo articolo vogliamo proporre il rischio per il Movimento Cinque Stelle di rimanere intrappolato negli stratagemmi usati dalla tradizionale casta politica (PDL, PD E CENTRO).
Sono essenzialmente tre gli scenari che si prospettano se si torna al voto:

1) Si torna al voto con l’attuale legge elettorale e senza ricambio generazionale nei partiti maggiori (quindi Berlusconi per il PDL e Bersani o qualcun’altro della vecchia guardia per il PD), oppure con una nuova legge elettorale ma sempre senza ricambio nei vertici dei partiti.

2) Si torna al voto con l’attuale legge elettorale ma con vertici rinnovati (quindi primarie per il PDL o direttamente Alfano e primarie per il PD o direttamente Renzi).

3) Si torna al voto con una nuova legge elettorale e con i vertici rinnovati come nel punto 2.

Bene ad eccezione del punto 1, gli altri due scenari rischiano di eliminare definitivamente dalle scene il Movimento Cinque Stelle e vogliamo subito spiegarne il perché. Se si verifica il punto 1 quindi si ripropone una sfida Berlusconi- Bersani, o una sfida simile,  il Movimento farà di nuovo il pieno e forse potrebbe addirittura ambire al premio di maggioranza alla Camera e, se la nuova legge elettorale fosse per una delle due Camere, il doppio turno alla francese o qualcosa di simile, il M5S potrebbe avere un successo clamoroso e vincere in entrambe le Camere.
Nello scenario 2 invece, tornando alle urne con l’attuale legge elettorale, ma con il centrodestra senza Berlusconi e il centrosinistra con Renzi come candidato premier, i recenti sondaggi dicono che Grillo sarebbe fortemente svantaggiato e potrebbe ridimensionarsi verso un 15-16%. Un risultato del genere lo renderebbe ininfluente in entrambe le Camere e si aprirebbero le porte ad un governo stabile guidato da Renzi, oppure ad un “inciucio” Renzi-Monti-Alfano che a differenza di un Berlusconi-Bersani ha molte più chance di durare. A quel punto il Movimento Cinque Stelle sarebbe in minoranza e si sgretolerebbe e si spaccherebbe nelle diverse votazioni per leggi diverse, data la varietà di pensiero politico all’interno del Movimento stesso.
Lo scenario 3 sarebbe il peggiore in assoluto, perché se viene fatta una legge elettorale, sarebbe studiata in modo da fare più male possibile a Grillo e il M5S potrebbe diventare come il Fronte Nazionale francese che con il 15-20% dei voti elegge pochissimi parlamentari. E il Movimento non avendo una base ideologica radicata come il Fronte Nazionale francese probabilmente rischierebbe di sparire o di frantumarsi in diversi partitini.
Quindi escludendo del tutto lo scenario 1, dato che avvantaggerebbe troppo Grillo e poi è molto difficile che Bersani venga riproposto candidato premier dopo aver fallito ed essendo che Berlusconi ha sempre detto che contro Renzi non avrebbe gareggiato, gli scenari 2 e 3 potrebbero colpire in maniera definitiva il M5S e neutralizzarlo del tutto.
Quindi il M5S potrebbe fare la fine del Fronte dell’Uomo Qualunque e dopo un’iniziale successo estinguersi altrettanto rapidamente.
Se si verificassero gli scenari 2 o 3 che ritengo salvo sorprese, i più probabili, le carte da giocare per l’ex comico genovese diventerebbero poche. Al tempo stesso, fino ad ora il tandem Grillo-Casaleggio non ha commesso nessun errore strategico e non è caduto nel grossolano errore di formare un governo con il centrosinistra e perdere metà dei propri voti. Ora come ora il M5S è probabilmente al massimo dei propri consensi ma se alle prossime elezioni si presentassero dei leader giovani per centrodestra e centrosinistra (Angelino Alfano o Giorgia Meloni per il centrodestra e Matteo Renzi per il centrosinistra), la disfatta sarà inevitabile. Diverso sarebbe stato se si fosse formato un governo tecnico o un governo Berlusconi-Bersani, perché in tal caso, appena fosse caduto, alle elezioni il Movimento Cinque Stelle sull’onda della crisi e dell’antipolitica avrebbe fatto il pieno anche contro Renzi o chiunque altro, ma come detto prima adesso il discorso è diverso ed anzi, sentendo tra la gente, c’è una leggera delusione verso il Movimento e molti si sono “pentiti” di averlo votato.
Se voteranno un Presidente della Repubblica escludendo il M5S e se voteranno una legge elettorale per disinnescare il movimento, sarebbe sicuramente una storpiatura della democrazia, che anche chi non sostiene Grillo dovrebbe condannare.
La situazione rimane comunque molto tesa e come abbiamo detto prima fino ad ora Grillo e Casaleggio non hanno commesso errori strategici, quindi hanno forse ancora un asso nella manica… e nel nostro prossimo articolo di sabato vi illustreremo quale potrebbe essere.

 

Tornare alla Lira? Giusto ma…

arton6227Con questo articolo sono consapevole di attirarmi molte critiche, però mi sento in dovere di scriverlo. Premettendo che sicuramente l’avvento dell’Euro nei paesi periferici e mediterranei è stato un fattore negativo per le economie di questi paesi e l’articolo “Capire la Crisi dell’Europa in 9 slides” lo spiega egregiamente, vorrei proporre ai lettori una riflessione riguardante una conseguenza dannosa derivante dall’uscita dall’Euro. Senza entrare nel merito di un discorso puramente economico, la mia è più una riflessione di carattere politico. Possiamo appurare con certezza che l’Euro ha portato una serie di conseguenze negative nei paesi periferici, mentre ha nettamente avvantaggiato la Germania. A questo riguardo bisogna ricordarsi che i fatti stanno mostrando come l’adozione di una moneta forte e le recenti misure d’austerità imposte a mezza Europa solo nel breve-medio periodo hanno portato dei vantaggi allo Stato tedesco però sembra che la morsa della crisi stia iniziando a stringere anche la Germania stessa. E’ ingenuo pensare che affossando tutte le nazioni confinanti si possa proseguire in una crescita economica isolata, infatti questo non sta avvenendo e nei prossimi trimestri ci sarà recessione anche nello stato governato da Angela Merkel. Quindi, in un certo senso cade il discorso che l’Euro e la politica economica di austerità adottate dall’Unione Europea siano tutte a vantaggio della Germania. A proposito rimando all’articolo “La lunga marcia dell’Eurocrazia” dove viene illustrata la via che deve portare alla fine delle sovranità nazionali per poter costituire lo Stato Europeo.
Ma tralasciando questa breve parentesi sulla Germania, vorrei porre una critica all’eventuale abbandono dell’Euro e al ritorno alla Lira che probabilmente ci porterebbe molti vantaggi economici. Immaginiamo di essere un’impresa che sta costruendo un fantasioso palazzo. Abbiamo costruito fino ad ora molto velocemente e siamo arrivati al decimo piano dove è necessario fermarsi perché l’ingegnere capo deve porre un quesito all’imprenditore: se si continua a salire in altezza si rischia il crollo dell’intero edificio, invece sarebbe necessario fermarsi e fare degli interventi per rinsaldare la struttura e il basamento dell’edificio stesso per poter continuare. Questo però comporta l’opposto rischio di subire troppi costi e quindi di dover abbandonare l’opera. Ecco questa è la nostra situazione. Ora, con l’Euro e con l’Unione Europea siamo stati costretti a fermarci ed anzi a causa delle politiche d’austerità e dell’adozione di una moneta troppo forte, il nostro paese è in recessione. Scegliere di tornare alla Lira equivale a continuare a costruire il palazzo rischiando il crollo dell’intero edificio. Al contrario, rinforzare la struttura e il basamento equivale a rimanere in Europa, riformare drasticamente il nostro paese a rischio di distruggerlo per sempre.
Quindi qual’è la mia riflessione? Che a livello economico sarebbe giustissimo tornare alla Lira, svalutare e ridiventare competitivi ma al tempo stesso questo comporterebbe continuare nella totale deresponsabilizzazione della nostra classe dirigente, che come sappiamo è ladra, sprecona e incapace e se ci fosse la Lira risolverebbe i propri problemi di bilancio svalutando, stampando e facendo debito. Probabilmente è vero prendendo questa strada torneremo a crescere però saremo sempre la mediocre Italia con una classe dirigente cialtrona e il fallimento sarebbe semplicemente rimandato di qualche anno.
Certamente rimanere nell’Euro è costoso e rischia di distruggere definitivamente il nostro paese, però finalmente ha messo la nostra classe politica con le spalle al muro e quindi o si cambia o si muore. E al tempo stesso anche il sonnolento popolo italiano ha iniziato ad accorgersi grazie alla crisi, della vergognosa classe dirigente a cui ha demandato il comando.
Il mio punto di vista è che bisogna rimanere nell’Euro, ad ogni costo, ma non perché sia positivo a livello economico, ma proprio perché è negativo, può essere il dolore necessario per poterci liberare da un sistema marcio e corrotto come è quello italiano.
Lo scenario che si prospetta nel caso rimanessimo nell’Euro è sicuramente molto nero anzi nerissimo probabilmente assisteremo alla più grave crisi della storia italiana (ora siamo solo agli inizi) e tutti i paesi europei subiranno una sorte analoga anche la Germania stessa e quando quest’ultima perderà il suo ruolo di guida, perché in minoranza (dopo l’ormai prossimo collasso francese), probabilmente si potrà arrivare a quell’unione politica ed economica necessaria per poter sostenere questa unione valutaria come specificato anche nelle conclusioni delle nove slides dell’articolo citato all’inizio.
Quindi in un certo senso, non so dire se voluto o no, questa unione valutaria apparentemente sbagliata potrebbe essere stata usata come strumento per impoverire e distruggere gli stati nazionali così da poterli facilmente portare ad un unione politica ed economica che in tempi di benessere e di crescita sarebbe stata impossibile da attuare dato che ogni stato nazionale difenderebbe i propri interessi e porrebbe veti. Quindi una sorta di caos controllato che sembra essere l’opera di un dilettante, ma, se voluto consciamente, in realtà non lo è affatto.
Inoltre, voglio anche affermare che pur subendo la crisi personalmente (lavorando nell’edilizia la crisi è forte e nell’ultimo trimestre non ho guadagnato un centesimo), benedico questa stessa crisi perché costringe con le dure il popolo italiano ed anche quello europeo, a svegliarsi dallo stato di torpore in cui ha vissuto fino ad ora. Uno stato di totale irresponsabilità dove la maggioranza dalla popolazione ha votato i propri rappresentanti senza nemmeno sapere cosa proponessero i loro programmi (e questo dovrebbe anche far riflettere sul fallimento della democrazia stessa) e depositando i propri soldi in banca senza nemmeno informarsi un minimo sulla situazione della banca stessa. Idem per investimenti o spese di carattere personale.
Quindi è questa la riflessione che voglio proporre. Oltre al lato negativo di questa crisi e di questa permanenza nell’unione valutaria, può essere un’occasione per rinforzare e riformare drasticamente la struttura del nostro stato, la nostra classe dirigente e le nostre abitudini spesso errate?
Al di là delle considerazioni puramente economiche, a livello politico abbandonare l’Europa e l’Euro per il nostro futuro sarebbe così conveniente?
Aspetto i vostri commenti a riguardo…

P.S.: questo mio articolo rappresenta una mia riflessione personale di carattere politico  e soprattutto anche se esprimo un parere favorevole sulla permanenza dell’Italia nell’Unione Europea e nell’Euro, questo non vuol dire che sia un sostenitore della tecnocrazia europea, del sistema truffaldino di creazione del denaro e del sistema bancario in generale.

 

Ungheria: battesimo di fuoco per l’Unione Europea

cictor-orban1L’Ungheria è una nazione dell’Unione Europea composta da circa dieci milioni di abitanti ed ha un PIL di circa 200 miliardi di dollari. Rispettivamente rappresenta il 2% della popolazione e circa 1,2% del PIL dell’Unione; è stata recentemente declassata a BB, la disoccupazione sfiora il 12%, l’agricoltura è in calo di oltre il 25%, l’edilizia scende del 6% e la produzione industriale del 4%. Il debito pubblico rimane molto elevato e si attesta intorno all’80% e il deficit al 3,4%.
La crescita economica arranca e per il 2013 il paese potrebbe entrare definitivamente in recessione, spinto dalla fuga di capitali dovuta all’accerchiamento finanziario attorno al presidente Orban che ha scelto di sfidare l’Eurocrazia.
Con un’enorme maggioranza del 52% , il partito del premier, il Fidesz è riuscito a varare una serie di riforme costituzionali che hanno fatto infuriare Bruxelles e le opposizioni  ungheresi. Tra queste ci sono forti limitazioni alla Corte Costituzionale, limitazioni alla libertà di espressione, divieto di dormire in luoghi pubblici, riconferma della famiglia tradizionale, illegalità del Partito Comunista ma soprattutto la messa sotto tutela governativa della Banca Centrale Ungherese e l’allontanamento dell’adesione del paese all’Euro. A nostro avviso sono questi i due punti principali invisi agli eurocrati e agli usurai internazionali.
Ora è partita una serie di attacchi dei poteri forti al “ribelle” governo ungherese che ha osato sfidare la dittatura della finanza (anche se in modo un po’ troppo autoritario) con declassamenti delle agenzie di rating, con riduzioni degli investimenti delle banche straniere e con il sostegno verso le manifestazioni popolari contro la modifica della Costituzione.
Esaminando lucidamente la questione, mentre nel caso italiano è stato semplice spaccare la maggioranza governativa e usare lo spread come strumento di pressione per portare alle dimissioni di Berlusconi, nel caso del presidente ungherese Orban la situazione è ben diversa, dato che egli ha una grande e solida maggioranza parlamentare e un’opposizione divisa. Inoltre dal punto di vista economico, anche se i numerosi e ingiustificati declassamenti delle agenzie di rating hanno incrementato il peso degli interessi dei titoli di stato, il presidente magiaro ha a sua disposizione il controllo della Banca Centrale e a differenza dell’Italia, il fiorino ungherese è una moneta sovrana e quindi si può stampare, mentre nel caso italiano no.
Quindi sembra che per Bruxelles e per i poteri forti il caso ungherese sia molto complesso. A nostro avviso la situazione non è da sottovalutare e recentemente l’Unione Europea ha dichiarato che le riforme di Orban violano il Trattato di Lisbona e i valori europei e che quindi non esiteranno ad agire. La Commissione Europea sta esaminando il caso ed elaborando le sanzioni con cui punire lo stato ungherese. Tra queste ci sarebbe la perdita del diritto di veto dell’Ungheria in sede europea. Nel caso queste venissero approvate bisognerebbe attendersi la reazione di Viktor Orban e una conseguenza probabile può essere un referendum sull’Unione Europea e quindi un possibile abbandono dell’Ungheria. Ma a nostro avviso gli eurocrati sono pronti a tutto per impedire a qualsiasi stato europeo di abbandonare l’Unione, perché se uno stato riuscisse ad uscire si rischierebbe un effetto domino e la rapida dissoluzione dell’Unione stessa.
Ma quindi come destituire Viktor Orban date le differenze con il caso italiano o greco? Tre sono gli scenari che ci sentiamo di proporre:
1) Orban cambia atteggiamento: il premier ungherese cede alle pressioni politiche e finanziarie europee ed internazionali e cambia il proprio atteggiamento limitando il controllo governativo della Banca Centrale.
2) Debito fuori controllo e spaccatura Fidesz: continua la pressione politica degli eurocrati su Budapest e la pressione finanziaria sui titoli di stato ungheresi, il deficit cresce pericolosamente, la situazione economica peggiora e una parte del partito al governo Fidesz si spacca facendo cadere anticipatamente Orban, e consegnando il paese a qualche partito d’opposizione alle prossime elezioni del 2014.
3) Tensione sociale e intervento esterno: eurocrati e poteri forti finanziano e sostengono manifestazioni contro il governo e contro le modifiche costituzionali e inoltre applicano sanzioni contro il governo ungherese. Il livello dello scontro aumenta e “casualmente” la polizia compie delle violenze o uccide dei manifestanti costringendo l’Unione Europea ad una missione di pace per riportare la democrazia in Ungheria. Missione che sarebbe approvabile dopo aver tolto il diritto di veto a Budapest. In questo caso ci sarebbe il primo vero è proprio battessimo di fuoco degli organismi comunitari.
Questi possono essere i possibili scenari dell’attuale crisi ungherese. Nulla però può escludere che semplicemente si attendano le elezioni del 2014 per sbarazzarsi di Orban e ristabilire un governo fedele a Bruxelles. Ma secondo i sondaggi attuali, il Fidesz continua ad essere in testa e quindi le elezioni non sono una soluzione, ad eccezione che si verifichi lo scenario due e quindi grazie ad una spaccatura interna del Fidesz (sicuramente sono già alla ricerca del “Fini ungherese”), le elezioni le vinca qualche altro partito oppure ci si diriga verso un governo tecnico.
La situazione è comunque molto complessa, sia per l’importanza dello stato ungherese nell’Unione sia perché rappresenta il primo episodio di seria sfida di un governo agli organismi comunitari e quindi è molto importante osservare come reagirà Bruxelles se questa situazione non si risolvesse secondo il modus operandi operato in Spagna, Italia e Grecia.

 

Numero 13: curiose coincidenze o…

13PREMESSA: per tutte le persone che credono solamente alla verità ufficiale e non osano nemmeno pensare di metterla in dubbio, questo articolo tratta di puro complottismo e quindi è meglio che ne stiate alla larga perché rischiate di esserne contagiati (è peggio della peste).

Detto questo, faccio un’ulteriore premessa: dopo l’avvento di internet l’informazione si è moltiplicata in maniera esponenziale ed ora tutti possono accedere ad un costo irrisorio a qualsiasi informazione possibile. Ovviamente, data l’enorme varietà di fonti esistenti sulla rete non tutto ciò che su di essa è presente è attendibile e soprattutto molte di queste fonti mettono in dubbio la verità ufficiale ed anzi propongono ai lettori verità alternative della più varia natura.
Ora vi propongo una mia schematizzazione personale: esistono principalmente due tipi di persone sul web, i complottisti e i bigotti ed entrambi commettono un errore. I primi credono e fanno propria ogni teoria o versione opposta alla versione ufficiale, anche le più fantasiose, senza analizzare seriamente la fonte e senza ragionarci con il proprio cervello. I secondi (intesi non in senso religioso, ma in senso di fedeli ai dogmi di regime) al contrario, riconoscono solo la versione proposta dai media di regime, o dal governo o dalla scienza ufficiale o da qualche illustre economista o tecnico che sia, senza nemmeno mettere in dubbio le versioni proposte e screditando come complottista chiunque metta in dubbio wikipedia o la versione ufficiale del governo (ad esempio).
L’atteggiamento che speriamo invece di seguire su questo blog, è una strada alternativa ad entrambi i tipi sopra descritti. Considerando che l’Universo è infinito nello spazio e nel tempo e secondo le ultime ricerche scientifiche probabilmente è infinito anche a livello di dimensioni, tutto può essere possibile e niente deve essere escluso a prescindere, perché come sappiamo nell’infinito è compreso il tutto. Quindi sia per quanto riguarda un’eventuale versione ufficiale, sia per quanto riguarda qualsiasi altra versione alternativa, l’atteggiamento che vogliamo seguire è un’atteggiamento di libera analisi e riflessione e attraverso le informazioni a nostra disposizione cercare di trovare la nostra verità o le nostre ipotesi a riguardo senza escludere nulla. Quindi su questo blog nessun argomento è tabù.
Quello che vogliamo trattare oggi riguarda il numero 13, un numero misterioso sicuramente, ma nello specifico vogliamo parlare di come esso sia presente in moltissime date o altro riguardanti massoneria, poteri forti, eventi epocali o simbolici ed è legato a tutto ciò che è esoterico.
Esso è un numero primo che viene spesso associato alla sommossa di Lucifero e nei tarocchi viene definito l’Arcano senza nome ed indica la morte e la trasformazione.
Ora stileremo un elenco di tutte le curiose coincidenze legate a questo particolare numero.

CHIESA CRISTIANA

- Apparizioni Mariane di Fatima avvengono tutte tranne una, in giorni datati 13.
- Suor Lucia muore il 13 febbraio 2005
- L’attentato a Papa Giovanni Paolo II avviene di giorno 13 maggio 1981
- Gli apostoli più Gesu’ sono 13
- Papa Francesco viene eletto il 13 marzo 2013. Esso rappresenta il primo Papa Gesuita, il primo Papa di nome Francesco, il primo Papa del Sud America e secondo la profezia di Malachia potrebbe essere l’ultimo papa. Incredibilmente nella stessa data vennero eletti nel 483 Papa Felice III e nel 1138 l’antipapa Vittore IV.
Il numero di lettere che compongono Papa Francesco sono 13. La sede vacante che lo ha preceduto è durata 13 giorni.
- L’indipendenza del Vaticano è in data 11 febbraio: 11 + 2= 13
- Celestino V, il Papa del Gran Rifiuto, abdica il 13 dicembre 1294.

GESUITI

- Il mitico fondatore Ignazio di Loyola era l’ultimo di tredici figli e a 13 anni iniziò la sua carriera come paggio.
- Il primo Papa gesuita della storia è circondato dal 13 come scritto sopra. Inoltre sempre Papa Francesco venne ordinato sacerdote il 13 dicembre 1969.

STATI UNITI E DOLLARO

- Le colonie originarie che formarono gli Stati Uniti erano 13.
- Uno dei due motti degli Stati Uniti “E pluribus unum” è formato da 13 lettere.
- La banca privata Federal Reserve nasce nel 1913.
- La banconota da un dollaro è tutta composta dal numero 13, dai gradini della piramide al numero di lettere di Annuit Coeptis.
- 13 ottobre 1792 viene posata la prima pietra della costruzione dell’odierna Casa Bianca.

UNIONE EUROPEA ED EURO

- In inglese “European Union” e in italiano “Unione Europea” sono composti da 13 lettere (importante più che altro per la versione inglese dato che è la versione più internazionale).
- Il trattato di Lisbona è stato firmato il 13 dicembre 2007.
- La prima esposizione della bandiera dell’Unione è stata a Parigi il 13 dicembre 1955.
- Nella banconota da 5 euro la parte interna dell’arco è composta da 13 livelli visibili.
- Nella banconota da 10 euro l’arco interno è composta da 13 livelli.
- Nella banconota da 500 euro si vedono 13 segmenti laterali di seguito e nel retro della stessa banconota i cavi del ponte oltre a rappresentare due piramidi, nella parte centrale sono proiettati 13 segmenti.
- Il 13 dicembre 2002 l’Unione Europea annuncia l’ingresso di dieci nuovi stati membri.

VICENDE POLITICHE ITALIANE

- Nel 13° Congresso del PCI viene eletto il 13 marzo 1972 Enrico Berlinguer.
- Il 13 gennaio 1994 Ciampi si dimette.
- Il 13 maggio 1999 Ciampi è eletto Presidente della Repubblica.
- Il 13 maggio 2001 Berlusconi è eletto Presidente del Consiglio.
- Il 13 dicembre 2010 la mozione di sfiducia contro Berlusconi è respinta.
- Il 13 novembre 2011 Monti è incaricato di formare un nuovo governo.
– Governo Monti dura 13 mesi.
- Nel 2013 in Italia avvengono contemporaneamente il Conclave per il nuovo Papa, le elezioni politiche e le elezioni del nuovo Presidente della Repubblica.

ALTRO

- I segni zodiacali tradizionali sono 12, ma astronomicamente parlando si deve aggiungere il segno di Ofiuco, quindi sono 13.
- I segni dell’astrologia celtica sono 13
- Le tribù di Israele sono 12. La tribù di Dan, è chiamata la tribù maledetta ed anche la tredicesima tribù.
- Papa Francesco è nato nel periodo zodiacale del segno di Ofiuco.
- Incidente navale Costa Concordia è avvenuto il 13 gennaio 2012. La nave aveva 13 ponti e 13 bar. I nomi dei ponti erano i nomi di nazioni europee e la nave simboleggiava la pace e la concordia tra le nazioni europee. Sappiamo invece come stia recentemente aumentando la discordia e il sospetto tra gli stati europei.
- L’anno lunare è composto da 13 mesi. Esso è rappresenta l’elemento femminile e Lilith, quindi la mutevolezza rispetto alla fermezza dell’anno solare e delle divinità maschili.
- Venerdì 13 del 1307 viene sciolto l’ordine dei Templari e i suoi membri arrestati.
- L’Apollo 13 fu una famosa missione lunare fallita.
- Il 13 gennaio 1881 viene assassinato Zar Alessandro II.
- Il 13 gennaio 1953 Tito diventa presidente della Iugoslavia.
- Il 13 febbraio 1668 il Portogallo ottiene l’indipendenza.
- Il 13 febbraio 1798 il generale Berthier proclama la repubblica a Roma.
- Il 13 febbraio 1983 avviene l’incendio del cinema Statuto di Torino, sito in Piazza Statuto chiamata anche la Porta dell’Inferno.
- Il 13 maggio 2004 Sonia Gandhi è eletta premier in India.
- Il 13 luglio 1814 nascono i Carabinieri.
- Il 13 luglio 1936 scoppia la guerra civile spagnola.
- Il 13 agosto 1961 viene eretto il muro di Berlino.
- Il 13 agosto 1894 viene arrestato Dreyfus.
- Il 13 ottobre 1843 nasce il B’Nai B’Rith un’associazione riservata ebraica, una sorta di massoneria ebraica secondo alcuni molto influente.
- Il 13 ottobre 1943 Badoglio dichiara guerra alla Germania.
- Il 13 settembre 1982 viene arrestato Licio Gelli, Gran Maestro della criminosa Loggia Massonica P2.
- Nella stessa data Grace Kelly, moglie del Principe di Monaco è vittima di un incidente stradale.
- Il 13 novembre 1990 viene scritta la prima pagina del World Wide Web.
- Il 13 dicembre 2001 viene misteriosamente assaltato il parlamento indiano.
- Il 13 dicembre 2003 viene catturato Saddam Hussein.
- Il 13 dicembre 1996 Kofi Annan viene eletto Segretario delle Nazioni Unite e incredibilmente Ban Ki Moon il suo successore viene eletto il 13 ottobre 2006.
- In Apocalisse 13 di San Giovanni viene descritto l’Anticristo e viene definito 666 il suo numero.
– Il 13 marzo 2013 il presidente cinese Hu Jintao finisce il suo mandato.

Ecco abbiamo quindi elencato una lista di eventi legati al 13. Sicuramente quello che colpisce oltre alla quantità, è soprattutto l’importanza degli eventi successi in queste date. E molti di essi sono legati a poteri forti e più o meno indirettamente alla Massoneria. Vediamo come nasca in questa data la massoneria ebraica, come l’ordine dei Templari venne sciolto e vogliamo ricordare che secondo molti analisti la Massoneria non è che la continuazione dei Templari e l’obiettivo della vendetta di quest’ultimi era eliminare la Monarchia e la Chiesa Cattolica. Come sappiamo, la Monarchia Francese, responsabile dell’arresto dei Templari, fu la prima a cadere e il ruolo della Massoneria fu molto importante. Mentre per quanto riguarda la Chiesa, è sotto gli occhi di tutti la campagna mediatica tesa a screditarla il più possibile ed ora secondo i più fantasiosi, con l’elezione di Francesco, membro dei Gesuiti (che potrebbero essere in qualche modo una branca della Massoneria o legati ad essa), i Templari avrebbero completato la loro vendetta conquistando il Papato.
Vediamo inoltre un’incredibile ricorrenza negli eventi italiani del numero 13 e sicuramente quella che salto più all’occhio riguarda Monti, che come tutti sanno è stato imposto dai poteri forti e dall’Unione Europea. E questa congettura è stata firmata, dando l’incarico a Monti il giorno 13. Ricordiamo come casualmente l’anno prima si tentò di sfiduciare Berlusconi sempre di 13.
Stupisce inoltre l’elezione degli ultimi due segretari Onu proprio il 13. Inoltre quest’anno il 13 marzo segna l’inizio del pontificato di Francesco ma anche la fine del governo del Presidente Cinese Hu Jintao, quindi nella stessa data cambiano i vertici della prima potenza religiosa e della nazione più popolata del pianeta.
Non si può escludere che tutte queste siano solo coincidenze, però potrebbe anche essere uno spartito che nessuno vede e che chi lo vede non sa leggere. Per quanto ci riguarda, non vogliamo fare ipotesi su cosa vogliano significare e nemmeno spiegare cosa voglia dire veramente questo numero perché è inutile arrogarsi un sapere che non si ha. Quello che invece continueremo a fare è tenervi aggiornati su queste misteriose coincidenze e cercare di seguirne il filo. E forse come il filo di Arianna potrebbe aiutarci ad uscire dal labirinto di una realtà spesso incomprensibile

Invito i lettori a segnalarmi altre curiosità legate al  numero 13, soprattutto nella cinematografia, nell’attualità, nella storia, nei simboli e negli stemmi.

 

Marò: l’Italia alza la testa… oppure no?

Kerry terzi_1362505346“Noi fummo da secoli calpesti derisi…”

Finalmente ho sorriso quando ho appreso la notizia che il nostro ministro degli Esteri non faceva più ritornare i due soldati italiani in India. Anche se tardiva, era finalmente una presa di posizione coraggiosa dopo anni di codardia internazionale. Detto questo, però poi mi sono arrivati dei dubbi. Perché il nostro ministro ha preso una decisione del genere adesso? Avrebbe avuto più senso prenderla a Natale, dato che era la prima volta che tornavano in Italia e inoltre avrebbe favorito a livello elettorale il governo uscente e quindi il premier Mario Monti. Mentre invece farlo ora, nella seconda volta che tornano in Italia, è una scelta abbastanza incoerente e inoltre con quale autorità il ministro Terzi, ministro di un governo dimissionario senza fiducia parlamentare si è arrogato il diritto di prendere una decisione di tale portata, quando invece si dovrebbe attenere al semplice svolgimento dell’attività ministeriale senza prendere nessuna decisione? Perché questo non è il normale svolgimento della sua funzione di ministro ma è una decisione che comporta il rischio della totale rottura delle relazioni diplomatiche ed economiche con la seconda nazione più popolosa del pianeta. Date queste considerazioni, è veramente strano che un ministro che si è sempre rivelato un “coniglio” diplomaticamente parlando, decidesse una scelta genere. Poi riflettendoci sopra mi è venuto in mente che a febbraio Terzi incontrò sia John Kerry, il segretario di Stato statunitense sia il capo della NATO Rasmussen e quindi mi viene da pensare  chi veramente ha dato l’ordine di una scelta del genere. Solo con il via libera americano e della NATO Terzi si è deciso a non far rimandare i Marò in India, altrimenti rimane una decisione senza alcuna spiegazione. Ma ora dobbiamo chiederci, perché gli USA vogliono creare una situazione di tensione tra Italia ed India? A nostro avviso questa scelta fa parte di un’ampia strategia della tensione a livello globale dove Washington ha deciso di mandare in prima linea i propri alleati e ribelli locali contro nemici che non può attaccare personalmente: vedi Francia in Mali, Turchia e monarchie del Golfo a sostegno dei ribelli in Siria, Israele contro Iran, Giappone contro Cina, Corea del Sud contro Corea del Nord, Inghilterra contro Argentina, ribelli islamici contro gli stati dell’Asia Centrale filo-russi (vedi Kazakistan, Uzbekistan e Turkmenistan) ed ora Italia contro India. Come si può notare la totalità delle tensioni a livello internazionale non coinvolgono direttamente gli Stati Uniti ma riguardano sempre dei loro alleati o tensioni interne. Il perché gli USA vogliano un conflitto planetario è facilmente spiegabile citando l’ormai debito pubblico fuori controllo, la fine della supremazia valutaria del dollaro e il conto alla rovescia riguardante il superamento economico dei BRIC rispetto all’economia statunitense. Inoltre mandare almeno inizialmente i propri alleati in prima linea vuol dire vendere molte armi e molti mezzi militari ( a questo punto diventerebbe chiaro il motivo dell’enorme spesa militare italiana per i caccia F35 e per il nuovo equipaggiamento tecnologico della fanteria).
Quindi non deve stupire la scelta italiana e anzi sinceramente la situazione può essere più grave di quello che sembra.
Detto questo, ipotizzando di avere un governo indipendente dagli USA, quale sarebbe la strategia più giusta da intraprendere alla luce del fatto che l’India sembra voler andare al muro contro muro e notizia di oggi, si ipotizza l’arresto dell’ambasciatore italiano a Nuova Delhi?
Prima di tutto bisognerebbe incaricare il ministero degli Esteri e quello dell’Economia di uno studio che analizzi se convenga di più una linea accomodante per salvaguardare i rapporti economici con l’India (circa 8 miliardi di euro secondo alcune testate giornalistiche) oppure una linea più dura considerando i benefici che potrebbero esserci in futuro da un ruolo più aggressivo dell’Italia in politica estera (contate ad esempio come la Francia abbia attaccato la Libia che era nostra alleata senza nemmeno chiedere all’Italia, costringendola ad intervenire successivamente e questo ci è costato parecchio, se l’Italia avesse avuto una reputazione più autorevole in politica estera probabilmente questo non sarebbe mai accaduto). Quindi è da considerare che anche la linea accomodante ha dei costi futuri che potrebbero superare i benefici attuali.
Se fatte queste analisi risultasse la linea aggressiva quella da seguire, bisognerebbe in primo luogo rompere le relazioni diplomatiche con l’India e inviare le nostre navi e le nostre portaerei vicino alle acque indiane a fare delle esercitazioni e inoltre il nostro ministero degli Esteri dovrebbe recarsi in Pakistan per siglare un trattato di mutuo soccorso tra Italia e Pakistan. Fatto questo sarebbe necessario lanciare un ultimatum per la liberazione del nostro ambasciatore pena l’invio di truppe in Pakistan a guardia dei confini e pena l’esproprio della proprietà indiane in Italia.
Fatto questo, l’India si sentirebbe così provocata da fare qualche gesto azzardato come colpire una nostra nave oppure attaccare il Pakistan, nel primo caso l’Italia dovrebbe chiedere l’immediato intervento della NATO mentre nel secondo caso dovrebbe inviare almeno 10000 uomini in Pakistan per attività logistiche e di supporto. Questa potrebbe essere una strategia aggressiva da seguire e possiamo seguirla non perché siamo più forti dell’India, ma perché facciamo parte della NATO che è la prima potenza militare sul pianeta e dell’Unione Europea che è la prima potenza economica esistente, quindi l’Italia non ha nulla da temere nello sfidare l’India, perché ha le spalle coperte e guadagnerebbe finalmente il rispetto che merita essendo la nona potenza militare e l’ottava potenza economica del mondo. Quindi l’Italia è nell’ottima posizione strategica che gli consente di poter esser aggressiva senza temere un attacco sul proprio territorio perché protetta dalla NATO e dall’Unione Europea.
Ovviamente le ultime considerazione di questo articolo sono a livello ipotetico e del tutto personali e fatte nell’ipotesi molto improbabile che l’Italia fosse guidata da un governo libero e indipendente. Rimangono invece forti dubbi sull’effettiva autonomia della scelta del nostro ministro Terzi  e sul reale scopo di questa escalation diplomatica tra Italia e India.

 

Ultimatum Corea del Nord – Bufala o Guerra Mondiale?

A South Korean soldier takes a positionContinua la prova di forza della Corea del Nord, dopo l’approvazione delle sanzioni da parte dell’ONU. Dopo la rottura del trattato di non aggressione con la Corea del Sud e l’interruzione della “linea rossa” che collegava telefonicamente i due governi, il regime di Pyongyang ha lanciato un ultimatum che scade lunedì 11 marzo; in quella data si concludono le esercitazioni militari congiunte tra Seul e Washington, con la simulazione della risoluzione di un’offensiva nordcoreana.
Ora il regime nordcoreano richiede per quella data l’annullamento di questa esercitazione, altrimenti si sentirà in diritto di rispondere con la forza, anche con attacchi atomici.
Detto questo, sappiamo che la Corea del Nord usa spesso parole molto forti, ma in sostanza non si è mai spinta in serie aggressioni nei confronti dei suoi avversari.
Però non possiamo non tener conto di questo ultimatum e possiamo azzardare tre ipotesi sul fatto che veramente possa scoppiare un conflitto militare:
1) La Corea del Nord, è un regime isolato dove la classe dirigente ha poteri praticamente illimitati e può pensare di essere onnipotente e di poter sfidare gli USA. Inoltre, dopo le recenti sanzioni e la difficile situazione economica interna, il regime si potrebbe sentir messo così con le spalle al muro da non aver altra scelta che la guerra. Da ricordare la giovane età del leader, che spesso può portare ad atti di spavalderia non ragionata.
2) Un’altra possibilità da considerare è che i nordcoreani non siano semplicemente dei pazzi, ma siano manovrati dalla Cina, che a parole li condanna ma li sta usando per portare un attacco agli Stati Uniti e alla vicina rivale Corea del Sud e magari sfruttare il clima di instabilità per aggredire il Giappone.
Ovviamente questo è retropensiero, ma è necessario valutare tutte le ipotesi.
3) Un’ultima possibilità ancora più fantasiosa, è che ci siano gli stessi Stati Uniti dietro questa escalation, con lo scopo di mettere alle strette la Corea del Nord così da poter provocare o da poter organizzare una classica false flag che fornirebbe il necessario casus belli, così da portare la guerra vicino al rivale cinese.
Presumibilmente la Corea del Nord, l’11 marzo non farà nulla o si limiterà a qualche scaramuccia irrilevante, però nel caso attaccasse, a questo punto, più che l’esito della guerra che inevitabilmente porterebbe alla scomparsa del regime di Pyongyang sarebbe interessante la reazione cinese; quest’ultimi pur discostandosi dal regime, hanno anche condannato le esercitazioni navali di Washington. A nostro avviso difficilmente la Cina potrebbe tollerare la presenza di truppe USA nella Corea del Nord, quindi potrebbe anche intervenire facendo allargare pericolosamente il conflitto.
Lunedì 11 marzo il mondo rischia un nuovo conflitto nucleare, la nostra speranza è che sia la solita bufala nordcoreana ma non possiamo escludere nulla.
A livello militare la Corea del Nord gode rispetto alla Corea del Sud di una forza terrestre numericamente maggiore e di un gran numero di sottomarini, ma tecnologicamente obsoleti. Anche come aerei i nordcoreani hanno un vantaggio numerico, mentre i sudcoreani un vantaggio tecnologico. Quindi se lo scontro fosse esclusivamente tra le due Coree sarebbe sicuramente una guerra di difficile risoluzione che probabilmente, escludendo eventuali attacchi atomici, porterebbe alla vittoria della tecnologicamente più avanzata Corea del Sud. Ovviamente se intervenissero gli Stati Uniti la Corea del Nord verrebbe sconfitta in poche settimane. Per quanto riguarda il nucleare escludiamo nel modo più assoluto che un missile possa colpire gli States partendo dal territorio nordcoreano perché verrebbe sicuramente intercettato prima. Molto più pericolosa è invece l’eventualità che possano essere colpite la Corea del Sud e il Giappone che data la vicinanza sarebbero un bersaglio più facile. Nel caso si verificasse uno scenario del genere, probabilmente Pyongyang sarebbe a sua volta disintegrata dagli USA.
Concludiamo dicendo, che le ultime dichiarazioni del regime parlano di un attacco progressivo verso il Sud, quindi lo scenario che da martedì 12 marzo si potrebbe verificare è una guerra tra le due Coree, senza l’intervento diretto di Washington che inizialmente potrebbe offrire un supporto logistico o solo interventi mirati. Certamente anche in questo caso, un conflitto del genere difficilmente si limiterà alla sola penisola coreana.

 

Terzo Conflitto Mondiale? Una guerra liquida

siria-guerra

“L’unica cosa immutabile della natura umana, è la sua mutevolezza ” (Oscar Wilde)

Dopo aver pubblicato l’articolo Alert Terza Guerra Mondiale, alcuni lettori hanno risposto o mi hanno scritto, sostenendo, giustamente, che a loro avviso un conflitto mondiale sarebbe impossibile perché comporterebbe la distruzione atomica dell’intero pianeta e quindi nessuna potenza mondiale si prenderebbe mai un rischio di tale portata. Questo, effettivamente, è un ragionamento che non fa una piega e che infatti ha permesso, grazie all’effetto pacificatore della bomba atomica, una stagione di relativa pace globale, almeno per i paesi più industrializzati, dato che paesi più piccoli e poveri sono stati invece colpiti (vedi Vietnam, Iugoslavia, Afghanistan, Iraq, e paesi africani).
Ora invece vogliamo formulare un’ipotesi su come sia possibile, stando alle condizioni politico-economiche attuali, un conflitto mondiale: la nostra ipotesi è che mentre la Prima Guerra Mondiale è stata una guerra di trincea, la Seconda Guerra Mondiale è stata una fallita guerra lampo, la Terza Guerra Mondiale sarà una guerra liquida. Cosa intendiamo qui per guerra liquida? Intendiamo una guerra a 360° che si combatterà con guerre civili, rivoluzioni, disordini sociali sostenuti da potenze straniere, ma anche attraverso una guerra sporca quindi attentati, sabotaggi, attacchi informatici dove l’autore sarà sempre di difficile individuazione, ma anche scontri armati tradizionali.
Inoltre i fronti e gli schieramenti saranno mutevoli data la presenza, nella stessa nazione, di due o più schieramenti.
Praticamente qui stiamo sostenendo l’estensione dello scenario siriano su scala globale. Infatti la Siria è uno dei primi esempi di questa futura guerra liquida: due fronti principali, quello governativo e quello ribelle; attentati da parte di agenti stranieri o gruppi estremisti del fronte ribelle; sostegno esterno alle due parti in conflitto (Russia e Cina per Assad e Monarchie del Golfo e USA per i ribelli), presenza di elementi stranieri sul territorio; attacchi da parte della potenze confinanti sia contro il regime (Turchia e Israele), sia contro i ribelli (Iraq).
La grande differenza rispetto alle guerre del passato e che le principali potenze in campo attualmente, soffrono sia di tensioni esterne ma anche di tensioni interne. Ora elencheremo i problemi delle principali potenze.
- Gli Stati Uniti vivono una bolla monetaria che quando scoppierà porterà il paese in una recessione devastante. Inoltre al suo interno esistono forti movimenti di protesta contro l’intero sistema economico (come Occupy Wall Street), forti tendenze secessioniste da parte di alcuni stati e partiti politici (vedi Verso gli Stati Divisi d’America), un tasso di criminalità altissimo e una gran parte della popolazione armata. Tutte situazioni che in caso di forte recessione possono diventare molto pericolose.
- La Cina vive un forte rallentamento della sua crescita  e la crisi economica del mondo occidentale non può che contagiarla. Ricordiamo come al suo interno ci siano la continua ribellione del popolo tibetano, le tensioni con gli Uiguri e le innumerevoli rivolte  in continuo aumento (vedere nostro articolo La tirannia cinese è in crisi).
- La Russia vive una calma apparente, dopo le forti manifestazioni dell’anno scorso. Però non possiamo escludere che una rivoluzione colorata guidata magari dal blogger Navalny (una sorte di Grillo russo) non scuota la steppa nei prossimi mesi o anni.
- L’Italia è in fortissima recessione e  in stallo politico e rischia anche una guerra civile o comunque un periodo di fortissima tensione e disordine sociale ( vedere articolo Italia Rischio Guerra Civile)
- La Spagna, è anch’essa in una crisi economica senza precedenti con una disoccupazione da record, con una monarchia messa in discussione e con il forte rischio di disintegrazione territoriale (vedi Catalogna e Paesi Baschi) con relativo rischio di colpo di stato.
- La Grecia è ormai uno stato totalmente devastato dal punto di vista economico e sociale e una guerra civile non è questione di se ma di quando.
- La Francia è l’Italia con sei mesi di ritardo, sta entrando anch’essa in recessione, la disoccupazione è alta. A nostro avviso la Francia ha una delle situazioni potenzialmente più esplosive data la presenza al suo interno di una fortissima estrema destra xenofoba ed euroscettica e di una buona parte della popolazione straniera o di origine africana. Ricordiamo le rivolte delle Banlieue del 2005 che infuocarono il paese e che potrebbero riproporsi da un momento all’altro dato che la fascia di popolazione di origine africana ha un tasso di disoccupazione maggiore della media francese.
- L’Inghilterra ha una situazione simile a quella francese con una consistente parte della popolazione di origine extraeuropea e anch’essa nel 2011 ebbe un’improvvisa serie di rivolte e disordini che infuocarono le città inglesi. Inoltre nel 2014 rischia anche la frammentazione territoriale che potrebbe portare alla storica secessione della Scozia.
- La Germania allo stato attuale non è scossa da significative problematiche interne. Inizia gradualmente ad essere contagiata dalla recessione dei paesi comunitari in crisi ed esistono al suo interno delle voglie separatiste di alcune regioni tedesche. A nostro avviso sono due le situazioni che si prospettano per la Germania: o sarà il perno stabile con cui l’Unione Europea reprimerà le rivolte e le tensioni degli altri stati comunitari o semplicemente sarà travolta dalla recessione e compariranno divisioni anche al suo interno.
- In India la crescita economica sta rallentando e la povertà è estesa alla maggioranza della popolazione, recentemente si sono verificate serie rivolte per lo stupro di alcune donne e anche rivolte contro le multinazionali. Non si può escludere che se il paese scivolasse in una crisi economica più pesante, le tensioni non si acuiscano ulteriormente.
- L’Argentina rischia il suo ennesimo fallimento, l’inflazione è fuori controllo e data la sua ostilità verso alcuni paesi occidentali (in primis l’Inghilterra per le Falkland) non si può escludere una futura destabilizzazione interna operata da servizi segreti stranieri, stesso discorso vale per Bolivia, Brasile, Venezuela e Perù.
- L’Arabia Saudita è stata sfiorata dalla Primavera Araba, ma le rivolte sono comunque continuate e date anche le rivalità interne tra i membri della famiglia reale la situazione non può essere di certo definita tranquilla.
- I paesi dell’Asia centrale sono retti da dittatori ormai vecchi e alle loro spalle si stanno preparando i movimenti islamici estremisti che sognano il califfato islamico dalla Cina al Marocco.
Ovviamente non tutti gli stati più importanti al mondo hanno problematiche interne che possono tradursi in un conflitto civile o in una rivoluzione e non si vuole neanche sostenere che tutti gli stati sopra elencati subiranno scontri interni più o meno contemporaneamente.
Però probabilmente almeno alcuni di essi avranno una tensione interna tale da esplodere e in tal caso, l’eventuale conflitto mondiale si potrebbe sviluppare in modo che non si fa più una dichiarazione di guerra come una volta ma semplicemente si sostiene una delle parti in campo delegittimando l’altra. Quindi a chi ci dice che è impossibile una Terza Guerra Mondiale, vogliamo rispondere dicendo di non pensare a questa guerra come ad una guerra del passato, ma di pensare ad un conflitto totalmente mutevole e liquido, dove i fronti e alleanze cambieranno velocemente e non ci sarà un nemico da distruggere nuclearmente. Questo al tempo stesso non esclude limitati conflitti nucleari (come il lancio di un attacco nucleare ad una folle Corea del Nord) o attentati terroristici atomici.
Concludendo chi vuole capire la possibilità di una Terza Guerra Mondiale deve guardare come esempio, allo scenario siriano e perché no, anche alla situazione politica italiana, dove non c’è un vincitore e dove le possibili alleanze cambiano di continuo.

 

Italia – Rischio guerra civile

scontri“Quando i ricchi si fanno la guerra tra loro, sono i poveri a morire.”
Jean-Paul Sartre, Il Diavolo e il buon Dio, 1951

Prima di tutto una premessa: questo articolo non è una notizia e nemmeno una previsione di quello che potrà accadere in futuro, semplicemente vuole descrivere come ci siano alcune condizioni che potrebbero portare ad una guerra civile in Italia in un più o meno prossimo futuro. Ma assolutamente non si sta dicendo che ci sarà una guerra civile o che ci sia una probabilità più o meno certa a riguardo.

Vogliamo analizzare la questione partendo da una metafora, quella del classico triangolo del fuoco, che spiega in maniera sintetica come si sviluppa un incendio. Come tutti sanno i tre elementi fondamentali sono il combustibile (il materiale infiammabile), il comburente (ruolo di solito svolto dall’ossigeno) e infine la temperatura d’innesco (la temperatura necessaria che provoca la reazione tra combustibile e comburente) che è la classica scintilla che fa scoppiare l’incendio.
Ecco, una guerra civile essenzialmente è paragonabile ad un incendio dove il combustibile sono le tensioni politiche, sociali,religiose o etniche presenti in un dato stato, il comburente è la situazione economica che può dar fiato a queste tensioni e la scintilla è un grave evento più o meno inaspettato che fa esplodere tutte le tensioni esistenti.
Nel caso dell’Italia, il comburente è la situazione economica, che come tutti sappiamo è molto grave con una disoccupazione in continua crescita, la recessione che non accenna a fermarsi, l’eccessiva pressione fiscale, 140 miliardi di euro di debiti verso le imprese non pagati da parte dello Stato, il debito pubblico che continua ad incrementare.
E tutti questi fattori economici, sopra descritti, sono tutte condizioni che anche nella Storia recente sono state alla base di rivoluzioni, colpi di stato e guerre civili. Un esempio tra quelli più famosi è la Rivoluzione Francese scoppiata a seguito di una fortissima crisi economica e all’aumento delle tasse.
Ora invece elenchiamo tutti i combustibili presenti nella situazione italiana, quindi tutte le tensioni presenti attualmente:
1) Stallo politico: come sappiamo dalle ultime elezioni è uscito un risultato che porterà ad un Senato ingovernabile e attualmente non c’è nessuna intesa tra i principali soggetti politici per evitarlo. Inoltre, essendo il Presidente della Repubblica nel semestre bianco, non ha diritto a sciogliere le Camere e indire nuove elezioni, quindi lo stallo può prolungarsi. E ancora, se non ci sarà nessun accordo politico si rischia anche di non riuscire ad eleggere il prossimo Presidente della Repubblica e nemmeno il Presidente del Senato, rispettivamente la prima e la seconda carica dello Stato.
2) Proroga del governo Monti, governo tecnico o governo “inciucio” tra PD-PDL: c’è una forte possibilità che nel caso di mancato accordo politico si possa, seguendo il modello belga, prorogare l’incarico del premier in carica (Monti) oppure Napolitano, potrebbe indicare un personaggio esterno o Monti stesso per formare un nuovo governo tecnico. Ultima ipotesi è un’accordo tra PD-PDL per un governo di unità nazionale per fare le riforme più urgenti e poi tornare alle urne. In tutti e tre questi casi si formerebbe un governo molto impopolare che di fatto avrebbe stravolto il risultato elettorale e la stessa istituzione democratica
3) Rischio bancarotta: nel caso si confermasse lo stallo politico e l’Italia fosse soggetta ad un attacco speculativo e alla risalita dello spread e si dovesse ricorrere al MES o all’OMT per finanziarsi, con la conseguente accettazione di misure di austerità in cambio di aiuti finanziari, non ci sarebbe nessuna carica istituzionale eletta democraticamente che possa richiedere questi aiuti e firmare un eventuale memorandum di misure di austerità; nel caso nessuno chieda questi aiuti, l’Italia potrebbe anche trovarsi in bancarotta, mentre se qualcuno con un atto di forza firmasse la richiesta di aiuti e il memorandum, provocherebbe probabilmente l’ira popolare.
4) Partito Democratico spaccato: il soggetto politico più importante, il Partito Democratico è scosso da forti divisioni interne, nel caso si verificasse una spaccatura, il quadro politico diventerebbe ancora più complicato e instabile. Inoltre continuano le indagini per lo scandalo dei Monti dei Paschi di Siena, con tutte le conseguenze che questo ha per il partito stesso, che come tutti sanno è molto vicino a MPS.
5) Berlusconi a rischio galera: il secondo soggetto politico più importante, il Popolo della Libertà è invece turbato dalle innumerevoli vicende giudiziarie del suo leader, Silvio Berlusconi. Il 23 marzo ci sarà la sentenza che potrebbe confermare i quattro anni di carcere e l’interdizione dai pubblici uffici, richiesti per frode fiscale. E, cosa senza precedenti, lo stesso Berlusconi ha convocato per la stessa data una manifestazione contro la magistratura. Quindi esiste un pericoloso scontro tra potere politico e potere giudiziario. E Berlusconi farà di tutto per non finire in carcere, anche la rivoluzione se necessaria.
6) Movimento Cinque Stelle: il terzo soggetto politico più importante (considerando i precedenti come leader di coalizioni), il Movimento Cinque Stelle è un movimento che sicuramente possiamo definire rivoluzionario, dato che vuole un radicale cambiamento delle leggi e della struttura dello Stato italiano. Attualmente vuole attuare la sua rivoluzione in modo pacifico, ma se si instaurasse un governo antidemocratico o se le altre forze politiche, con trucchi e imbrogli,cercassero di danneggiarlo (ad esempio con lo scouting dei parlamentari a Cinque Stelle) potrebbe anche ricorrere alla piazza. E Grillo ha la popolarità e soprattutto anche l’audacia necessaria per farlo.
7) Attentati e scontri sociali: recentemente i Servizi Segreti hanno dato l’allarme sul rischio di attentati spettacolari. Una nuova stagione di attacchi terroristici potrebbe  portare all’instaurazione di un nuovo clima di tensione e anche a leggi liberticide.
8) Ondata di manifestazioni: il Popolo Viola ha indetto una manifestazione contro Berlusconi lo stesso giorno in cui il PDL ha indetto la propria; il Movimento dei Forconi ha intenzione l’11 marzo di iniziare una nuova stagione di proteste e di bloccare l’intero Sud d’Italia; sicure manifestazioni studentesche con toni ed atteggiamenti sempre più estremi e violenti; tensioni e manifestazioni NO-TAV; scioperi e proteste degli operai delle aziende in crisi.
9) Esplosione socio-economica dei paesi confinanti: Spagna, Grecia, Slovenia, Bulgaria e Cipro sono travolte da una fortissima crisi economica e alcuni di questi paesi, soprattutto la Grecia, sono sull’orlo di un vero e proprio conflitto sociale che potrebbe contagiare anche la vicina Italia, già contagiata dalla crisi dei debiti sovrani.
10) Ingerenze straniere: Germania, Inghilterra e Stati Uniti non esitano ad interferire sulla situazione economica e politica italiana. Soprattutto è da tenere in considerazione la politica non filo-NATO di Beppe Grillo e l’euroscetticismo dello stesso e l’ostilità della finanza internazionale e della Germania nei confronti di Berlusconi.
11) Lega Nord: il movimento leghista governa le tre regione principali del Nord: Piemonte, Lombardia e Veneto. Ricordiamo che gridavano alla secessione ed ora governano su quasi l’intera “Padania”.
12) Crimine organizzato: Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Camorra e Sacra Corona Unita non possono che ampliare le proprie fila grazie ad una crisi economica che non lascia alla maggioranza dei giovani meridionali nessuna prospettiva per il futuro. Come hanno ricordato i Servizi Segreti, la Camorra dispone di una vera e propria forza militare e in questo clima di incertezza non è da escludere un attacco allo Stato o l’utilizzo di queste organizzazioni malavitose da parte di soggetti politici per scopi personali.
13) Nulla da perdere: a causa della crescente crisi economica moltissime persone si trovano travolte dai debiti, senza un lavoro e in una condizione di estrema disperazione. Molte di esse potrebbero preferire la ribellione al suicidio.

Queste sono a nostro avviso le principali tensioni, potenzialmente esplosive, presenti in Italia. La seria differenza della nostra situazione rispetto a Grecia e Spagna, dove si sta consumando una crisi economica ad un livello recessivo più avanzato, è la presenza di uno stallo istituzionale, di un gravissimo scontro tra poteri dello Stato, dell’uso politico della magistratura e di un clima politico violento che è anche un’eredità della guerra civile del 1943-45.
L’unica cosa che non possiamo enunciare è quale sarà e se ci sarà una scintilla che ci porterà ad una guerra civile. Possiamo fare delle ipotesi come un’eventuale condanna definitiva per Berlusconi oppure un’attentato inaspettato oppure il colpo di mano di qualche soggetto politico o qualsiasi altra cosa che non si può prevedere allo stato attuale. E inoltre quali saranno gli eventuali fronti di una guerra civile? L’ipotesi che penso possa essere più probabile è lo scenario siriano, quindi uno schieramento governativo e legittimato contro uno schieramento ribelle. Però è soltanto un’ipotesi su un’altra ipotesi.
Un’ultima riflessione personale è che un’eventuale guerra civile non va necessariamente contro gli interessi eurocratici perché potrebbe anche spianare la strada ad un intervento esterno in Italia, una classica “missione di pace” a supporto del governo legittimo, magari effettuata dall’Eurogendarmeria, così da privare il nostro paese oltre che della sovranità economica anche della sovranità politica e territoriale. A proposito rimando all’articolo “La lunga marcia dell’Eurocrazia”.

Concludendo, come già scritto nella premessa, non si vuole nel modo più assoluto fare dell’allarmismo, probabilmente non ci sarà nessuna scintilla e men che meno una guerra civile o una rivoluzione, questo articolo vuole solo invitare alla riflessione e a stare in allerta così da poter cogliere ulteriori segnali che possano portare ad un’eventuale situazione di guerra interna.
Al tempo stesso però invito a non escludere del tutto nessun scenario, perché la Rivoluzione Francese e la Primavera Araba non vennero annunciate da nessuno e colsero tutti di sorpresa. Ovviamente speriamo che tutto questo non accada, perché solo di una cosa possiamo sicuramente avere certezza: una guerra civile sarà fatta scoppiare dai potenti ma a pagarne le conseguenze sarà il Popolo, quindi tutti noi.

 

Consigli (non richiesti) a Beppe Grillo

Beppe Grillo“Il più grande pericolo si corre nel momento della vittoria”
Honoré de Balzac, Massime e pensieri di Napoleone

Il Movimento Cinque Stelle è il primo partito d’Italia e dalle decisioni politiche del suo leader Beppe Grillo, dipendono il destino degli Italiani e forse dell’Europa intera. Come scritto nell’aforisma di sopra, è il momento della vittoria quello più pericoloso, dove in preda all’entusiasmo si possono commettere gli errori più’ gravi. In questo articolo mi permetterò, da cittadino italiano, di dare un consiglio strategico a Beppe Grillo. E non lo faccio per presunzione, ma solamente perché avendo a cuore il futuro dell’Italia e dell’Europa, voglio provare a lanciare questo messaggio personale a Grillo, nell’illusoria speranza che possa leggerlo. Detto questo i miei personali dubbi sul Movimento Cinque Stelle, già scritti nei miei precedenti articoli. permangono, però non posso non congratularmi con la perfetta strategia politico-elettorale elaborata da Casaleggio e Grillo.
Voglio elencare alcune delle scelte strategiche più azzeccate fino ad ora: non andare in televisione, così da non perdere voti con domande trabocchetto o con l’inesperienza televisiva dei candidati grillini; non elaborare un programma troppo definito così da poter racimolare voti sia a destra che a sinistra;da parte di Grillo la scelta di non presentarsi ai seggi di domenica, ma andarci di lunedì così da non essere accomunato agli altri leader politici; queste sono solo alcune delle tante scelte strategiche che caratterizzano la campagna elettorale del M5S e di cui ci deve solo complimentare perché è stata una grande innovazione comunicativa.
Ora, superato il successo delle urne, rimane un paese ingovernabile, con la matassa del Senato da sbrogliare e di questo sarà probabilmente incaricato per primo Pierluigi Bersani.
Su questo punto Grillo deve stare molto attento perché rischia di sprecare il successo fin qua ottenuto. Bersani, da gran volpone della politica, sta cercando di costruire un governo appoggiandosi al M5S, riproponendo il modello siciliano modificato per adattarsi su scala nazionale. E quindi con questa mossa ha scaricato “la palla” dell’ingovernabilità a Beppe Grillo, così che dal rifiuto di quest’ultimo, conseguirebbe l’impossibilità di formare un governo e il successivo attacco speculativo dei mercati. Secondi i calcoli della sinistra, davanti all’opinione pubblica, l’aggravarsi della crisi socio-economica sarebbe di conseguenza addossata alla mancanza di senso di responsabilità di Grillo. Stando a queste considerazione l’ex comico genovese ha davanti due scelte: -appoggiare un governo Bersani ricalcando il modello siciliano -rifiutarsi e continuare questo periodo di ingovernabilità. In entrambi i casi il M5S rischia di bruciarsi perché se desse una sorta di appoggio esterno a Bersani, con Berlusconi rimasto fuori che strillerebbe perché non si diminuiscono le tasse, sarebbe gioco facile del centrodestra accomunare Grillo al centro-sinistra e sicuramente il movimento rischierebbe di perdere almeno un terzo dei suoi attuali elettori se non di più, perché di fatto avrebbe tradito le premessa iniziale di mandarli tutti a casa. Nel secondo caso, se il M5S rifiutasse totalmente un appoggio esterno a Bersani, i mercati continuerebbero ad attaccarci e probabilmente Grillo perderebbe voti perché molti elettori, soprattutto quelli più vicini al centrosinistra lo vedrebbero come irresponsabile.
Ora voglio illustrare il mio modesto consiglio a Beppe Grillo. La strategia più giusta sarebbe quella di accettare il modello siciliano e dare una sorta di appoggio esterno a Bersani ma richiedendo in cambio l’approvazione immediata di alcune richieste che sono condivise dalla maggioranza degli Italiani ma che risulterebbero indigeste al centrosinistra come ad esempio: lo stop immediato alla TAV, un referendum sull’Euro, la drastica riduzione dello stipendio dei parlamentari e l’eliminazione dei rimborsi elettorali. Proposte come queste difficilmente sarebbero accettate dal PD e “la palla” dell’ingovernabilità sarebbe stata rimandata a loro ed essendo queste richieste “popolari”, se il PD rifiutasse risulterebbe essere il responsabile dell’ingovernabilità.
Inoltre, si può anche pensare che messo alle strette, Bersani rinunci a formare un governo e di conseguenza si potrebbe formare un Monti-bis o simile, appoggiato da PD, PDL E SCELTA CIVICA e il Movimento Cinque Stelle si ergerebbe a quel punto come sentinella popolare di controllo nei confronti di questo governo di ammucchiata e risulterebbe l’unica seria opposizione e dovrebbe solo aspettare che nel giro di sei mesi o un anno, il governo imploda su stesso a causa dei contrasti tra i partiti e all’interno dei partiti stessi e poi conquistare Camera e Senato alle prossime elezioni.
Questa sarebbe la strategia giusta per poter governare il paese da solo e di conseguenza riformarlo drasticamente come scritto nel programma del M5S. Altrimenti il movimento potrebbe non accettare nessun compromesso e non votare la fiducia a nessun governo formato dalla vecchia politica; perderebbe elettori momentaneamente ma poi si rifarebbe enormemente con il mal governo della vecchia politica e inoltre avrebbe rispettato la volontà della maggioranza dei suoi elettori che non vogliono nessuna intesa con alcun partito.
In questi giorni molti grillini auspicano l’intesa con il PD, ma questa scelta rischia di essere un autogol per Grillo. Perché il paese è in bancarotta, fra un po’ ci sarà l’aumento dell’IVA e la nuova TARES, inoltre in pochi mesi sarà da pagare di nuovo la prima rata dell’IMU. Di conseguenza la situazione socio-economica del popolo è gravissima e potenzialmente esplosiva e un governicchio PD-M5S non avrebbe mai la forza di fare i drastici cambiamenti necessari per tentare di uscire da questa crisi. Quindi Grillo si troverebbe ad essere la spalla di un governo molto impopolare e rischierebbe che gli Italiani poi caccino lui, dopo che lui ha provato a cacciare i vecchi politici (e in parte ci è riuscito).
Sicuramente questo è un discorso machiavellico, che può dar fastidio a chi giustamente dice che bisogna pensare al paese e a renderlo governabile. Però il M5S deve anche rendersi conto che essere accomunati alla sinistra, dopo aver gridato contro l’intera classe politica, è una sorta di tradimento dell’elettorato e se il centrodestra, in questo momento di crisi, diventa l’unica opposizione, Beppe Grillo dovrà prendersi la responsabilità di aver riconsegnato il paese a Berlusconi alle prossime elezioni, che sicuramente saranno anticipate perché un’alleanza PD-M5S non durerebbe molto.
Concludendo il mio modesto suggerimento è non scendere a compromessi e non sbilanciarsi nel modo più assoluto verso sinistra ed aspettare che la testa del nemico (la vecchia classe politica) passi da sola nel fiume, perché un governo di unità nazionale PD-PDL-SCELTA CIVICA non ha nessuna possibilità di superare l’anno.
E poi alle prossime elezioni cercare di vincere in entrambi i rami del Parlamento e provare a rivoluzionare questo paese.
Inoltre se si vuole seriamente uscire dalla crisi non si può farlo da soli, come Italia, ma bisogna farlo attraverso una Primavera dei Popoli Europei. Quindi se Casaleggio e Grillo sono dei visionari come hanno dimostrato di essere fino ad ora, devono allearsi con il Partito Pirata Tedesco e farsi promotori di nuovi movimenti politici in Spagna, Grecia e Francia così da poter cambiare l’Europa tutti assieme, perché se l’Italia lo fa da sola, uscendo dall’Euro e dall’Europa, si ritrova direttamente nel terzo mondo e divorata dagli avvoltoi internazionali.