Siamo mai usciti dal Medioevo?

MEDIOEVO E MEDIEOEVO MODERNO Negli ultimi tempi sentiamo spesso parlare di malattie terrificanti, di fanatismo religioso, di atti di violenza sempre più atroci, di guerre, povertà e repressione e proprio per questo mi è venuta in mente un pensiero: qual è la differenza tra oggi e il Medioevo? Per prima cosa definiamo il Medioevo: è il periodo della storia europea che inizia nel 476 d.C. con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e finisce tra il 1453 e il 1520, anni in cui avvengono la caduta di Costantinopoli e quindi la fine dell’Impero Romano d’Oriente, la scoperta delle Americhe e la Riforma Protestante. Secondo gli storici che definirono questo periodo, esso rappresenta un periodo negativo rispetto alla civiltà romana e greca che era preceduta. Difatti, secondo molti aspetti, la vita, durante l’Impero Romano, era migliore rispetto alla vita nel Medioevo. Guardiamo, ad esempio alla grande povertà e alla mancanza d’igiene dell’epoca medievale; essenzialmente, possiamo dire che gli aspetti che differenziano il Medioevo dall’Età Classica precedente sono questi: la povertà, il fanatismo religioso, l’ignoranza, la mancanza d’igiene, le malattie (vedi Peste), il dispotismo, le guerre di religione. Il grande protagonista di questo periodo si chiama Chiesa Cattolica. Detto questo, gli storici dicono che il Medioevo si conclude intorno al 1500 e da quella data in poi inizia l’Età Moderna che sarà contraddistinta dal Rinascimento, poi dall’Illuminismo, quindi dalle Rivoluzioni, poi dalla Rivoluzione Industriale, per venire alle ideologie del Novecento e alla finale vittoria del sistema capitalista. Sicuramente rispetto al Medioevo, l’Età Moderna si differenza per la propria rinascita artistica, scientifica, culturale, tecnologica ed economica ma poi veniamo ai giorni nostri e vediamo un mondo terrorizzato dalle malattie, in piena depressione economica, sconquassato da disordini sociali, guerre civili e fanatismo religioso e con fattori negativi nuovi come l’inquinamento e il cambiamento climatico. E quindi ci viene un dubbio, e se non fossimo mai usciti dal Medioevo? Forse il Rinascimento, l’Illuminismo e la Rivoluzione Industriale sono solo delle parantesi comprese sempre nello stesso periodo storico. Del resto, noi non sappiamo come i posteri definiranno la Storia e noi, se stiamo ancora vivendo nel Medioevo, possiamo ipotizzare che esso sia storicamente finito, ma non è detto che i nostri figli, nipoti o trisnipoti la vedano nello stesso modo. Questo discorso che sto facendo è analogo a quello fatto nel post, la Terza Guerra Mondiale è già iniziata?, dove abbiamo detto che, quando inizia, nessuno sa che è scoppiata una guerra mondiale, lo si saprà con certezza solo a posteriori, analogamente solo a posteriori si può sapere se un periodo storico è finito.

Ora, elenco alcune considerazioni che possono far riflettere sul fatto che stiamo ancora vivendo un’epoca medievale ma estesa a tutto il Mondo:
1) Il protagonista del Medioevo, la Chiesa Cattolica, pur senza il potere di una volta, esiste ancora e possiede una grande influenza.
2) Circa un quarto dei duecento paesi del mondo è sottoposto ad una monarchia, un sistema di governo ereditario e non democratico, chiaro retaggio medievale.
3) Almeno un quarto della popolazione mondiale vive sotto regimi che non hanno nulla di democratico e che quindi possono essere definiti dei dispotismi (dando per buona che gli altri paesi siano vere democrazie, cosa alquanto discutibile).
4) Come nel Medioevo, siamo inermi di fronte ad una malattia, l’Ebola, che pur non avendo ancora fatto molte vittime, sta riuscendo sempre più a terrorizzare il mondo intero.
5) Il fanatismo religioso, nel Medioevo rappresentato dall’Inquisizione e dalle Crociate, vive ancora sotto gli occhi di tutti e sono tantissimi i paesi, dalla Cina al Canada, passando ovviamente ai paesi dove si stanno combattendo vere e proprio guerre di religione, dove esso si manifesta in un crescendo senza fine. Senza dimenticarci della discriminazione delle donne per motivi religiosi in molti paesi islamici.
6) Nonostante il progresso tecnologico ed economico che il capitalismo ha garantito a buona parte dei paesi industrializzati, ora questa sistema inizia a scricchiolare e sempre più persone si trovano nella miseria e nella povertà, in condizioni spesso anche peggiori che nell’epoca medievale (pensate alle persone che vivono nelle baracche nel Terzo Mondo o alle persone che nei paesi come il nostro, sono costrette a vivere in auto perché non possono più permettersi una casa). Inoltre non dimentichiamoci che la ricchezza è sempre stata appannaggio solo di una parte minoritaria della popolazione mondiale, non è ancora mai esistito un benessere diffuso.
7) In aggiunta a questi fattori che ricordano il Medioevo, se ne sono aggiunti altri che oscurano questo periodo storico, e questi sono l’inquinamento e la sovrappopolazione.
8) Considerazione per me più importante in assoluto, non ci siamo ancora liberati dal pensiero dogmatico, piena espressione del Medioevo, che è semplicemente traslato dalla religione, alle ideologie, alle teorie scientifiche ed economiche fino alla discriminazione sempre presente tra le persone.
Tutte queste considerazioni sono, inoltre, contornate da una depressione collettiva e da una mancanza di speranza per il futuro.
Quindi, in fondo, quando vediamo le decapitazioni dell’Isis in tv o l’ennesimo suicida per la crisi economica, qual è la differenza sostanziale con il Medioevo?

Ma quindi in che epoca siamo? Io ipotizzo che i posteri possano chiamare il nostro periodo storico in diversi modi, come Medioevo Moderno o Post-Medioevo o Ultimo Medioevo oppure Medioevo Esteso. E quindi quando finirà il Medioevo? Io mi sento di avanzare alcune ipotesi future che potranno definitivamente definire la fine del Medioevo:

1) La caduta della Chiesa Cattolica: è sotto gli occhi di tutti come il Vaticano sia in crisi d’identità, sia economica, sia di numeri. Con la progressiva morte della generazione degli anni trenta e quaranta, il numero dei fedeli inizierà sempre più a ridursi drasticamente ed ad esempio, già adesso molte chieste vengono chiuse perché costano troppo e i fedeli sono troppo pochi. Questo avvenimento, per me, potrebbe avvenire tra il 2030 e il 2100.
2) La definitiva scomparsa delle monarchie: la crisi economica, se dovesse peggiorare ulteriormente, potrebbe creare sconquassi sociali tali da mettere fine a gran parte delle monarchie esistenti ( a questo riguardo vedere anche La lunga marcia dell’Eurocrazia).
3) La rinascita dell’Impero Romano: il Medioevo inizia con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, a mio avviso, se in futuro dovesse affermarsi l’Unione Europea come superpotenza  del pianeta, si potrebbe parlare di rinascita dell’Impero Romano e quindi concludere definitivamente il Medioevo. Molti di voi rideranno, perché vedono l’Unione Europa come potenza in crisi (anche se rimane la prima potenza economica del globo se vista come uno stato unico), ma pensate alla Germania dopo la Prima Guerra Mondiale, chi avrebbe mai pensato che una nazione a pezzi, dopo vent’anni, potesse conquistare mezza Europa?
4) La scoperta di una forma di energia pulita: la scoperta di una tecnologia per produrre energia senza inquinare, come può essere la fusione nucleare, oppure l’uso decisamente migliorato delle energie rinnovabili o qualcos’altro ancora non ipotizzabile, potrebbe segnare la fine definitiva di un’epoca di inquinamento e sporcizia e quindi mettere fine al Medioevo.
5) L’affermarsi di una nuova mentalità: prima che un fatto simbolico, un’era si afferma quando è cambiata la mentalità rispetto all’epoca precedente.

Queste possono essere alcune possibilità su quale avvenimento possa mettere fine a quello che abbiamo anche chiamato Medioevo Esteso. Io credo vivamente che questo secolo, possa essere il secolo dove finisca questo periodo storico che ha avuto i suoi lati negativi ma anche quelli positivi ma di cui sicuramente l’umanità non potrà vantarsi data la quantità e la gravità delle efferatezze commesse e che si continuano a commettere. Tra tutte queste barbarie, io  vedo anche i segni di una nuova era e voi? Non perderti il mio ultimo libro, Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione. In uscita a Gennaio 2015.
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Sono Giuseppe Cirillo alias Fenrir, l’autore di questo blog. Nei nostri articoli ci sforziamo di offrire un’angolazione e una visione diversa rispetto ai media di regime. Per qualsiasi domanda o per un’eventuale collaborazione contattami alla seguente mail: fenrir1489@gmail.com 

 

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Democrazia da correggere

democrazia da correggere

C’è un filo conduttore che unisce le recenti rivolte dei Curdi in Turchia con le risse scoppiate dopo il fallito referendum scozzese, con le proteste per i diritti civili in Russia e con i blocchi stradali dei Forconi dello scorzo 9 Dicembre. Questo filo conduttore si chiama sofferenza, la sofferenza di una minoranza che si sente oppressa dal volere della maggioranza, espresso dal governo in carica o dal risultato elettorale. I Curdi in Turchia sono una minoranza etnica, gli indipendentisti scozzesi sono una minoranza generazionale, gli omosessuali russi sono una minoranza culturale e i Forconi italiani sono una minoranza sociale. Tutte queste minoranze oppresse vivono in paesi democratici (dove per democrazia intendiamo la possibilità di votare in maniera più o meno trasparente, altrimenti se scendessimo nel dettaglio nessuno di questi paesi potrebbe essere realmente definito democratico) però non possono e non riescono ad accettare la volontà della maggioranza perché questa volontà gli procura sofferenza. Ci eravamo già occupati dei problemi del sistema democratico un anno fa, nel nostro articolo Il fallimento della democrazia, ma invece il post di oggi mi è stato ispirato dall’articolo del sito ScenariEconomici.it che spiega come nel referendum per l’indipendenza della Scozia dello scorso 18 settembre, la gran parte dei favorevoli fosse sotto i 54 anni di età, mentre oltre questo limite il no ebbe un ampio consenso. Questo mi ha fatto riflettere su come i giovani scozzesi siano rimasti praticamente ostaggio degli anziani e quindi, grazie a quest’ultimi, ogni cambiamento è stato rimandato. Ma il punto più significativo di questa vicenda è, che per tutta la durata della campagna referendaria, le piazze scozzesi sono sempre state dominate dalle bandiere della Scozia dei favorevoli all’indipendenza, mentre i contrari non si sono mobilitati altrettanto però sono riusciti a vincere nelle urne. Stesso discorso vale per i Forconi in Italia, che rappresentano i giovani disoccupati e le partite iva in rovina che non riescono ad imporsi più nelle urne perché divisi, e perché pensionati e statali votano compatti il Partito Democratico, cioè il partito che più offre la certezza del mantenimento dello status quo. I Curdi in Turchia e gli omosessuali in Russia sono due minoranze, una etnica e una culturale, le cui richieste vengono totalmente ignorate che quindi, non hanno altra possibilità se non quella della mobilitazione. Molti lettori diranno che così funziona la democrazia, che la maggioranza decide per tutti. Però esiste un problema, perché se la minoranza soffre più di quanto la maggioranza sia pronta a mantenere la sua posizione, la prima potrebbe sfogarsi nelle piazze e nella proteste, creando problemi a tutta la collettività. Del resto basta il 2-3% della popolazione attivo per mettere a soqquadro un paese.

In questo articolo vogliamo esporre la seguenti tesi: la democrazia manca del comune buon senso. Perché affermo questo? Se ad esempio, usciamo con una comitiva di amici e dopo una lunga camminata in centro, uno di questi è stanco perché magari ha avuto una giornata lavorativa faticosa e chiede di sedersi ad un bar mentre gli altri vorrebbero continuare a camminare, è probabile che prevalga la volontà del primo, perché la sua sofferenza è più importante della volontà di camminare degli altri. Se, invece, la comitiva decidesse con il voto segreto, senza comunicazione, probabilmente si continuerebbe a camminare e l’amico stanco sarebbe costretto a fermarsi e/o ad abbandonare la comitiva.Questo esempio serve a chiarire che il voto democratico, essendo un voto segreto tra persone che in larghissima parte non comunicano e non si conosco, spesso manca del totale buon senso. Il suffragio universale è essenzialmente una decisione collettiva che punta tutto sulla quantità (un po’ come l’intera nostra società,un sistema quantitativo e non qualitativo), la quantità dei voti, mentre non da nessuna rilevanza alla qualità o all’intensità del voto. Immagino già che criticare il suffragio universale, così come lo conosciamo finora, mi attirerà moltissime critiche ma i problemi che questo sistema ha portato, sta portando e porterà, sono sotto gli occhi di tutti.

Ora qui di seguito elencheremo alcune proposte che hanno come obiettivo quello di correggere il sistema di voto. Premetto che questo articolo non punta a criticare l’intero sistema democratico nel suo complesso ma esclusivamente la modalità di voto, fornendo delle proposte che sommino alla quantità anche la qualità e l’intensità del voto.

1) Aumentare la potenza del voto delle famiglie: ad esempio, se una famiglia ha un figlio minorenne, entrambi i genitori dovrebbero avere un voto che vale non 1, ma 1,5. Perché questa maggiorazione? Assolutamente non a scopo discriminatorio nei confronti di chi non ha figli, ma perché chi ha una prole, in linea di massima, voterà in maniera più lungimirante perché cercherà di pensare anche al futuro dei propri figli e non solo ai propri interessi momentanei. Inoltre, non fare figli, è una scelta legittima e nel modo più assoluto non sto criticando questa scelta, però, dal punto di vista dello stato, chi ha fatto dei figli deve essere premiato, perché l’esistenza dello stato stesso, in futuro, dipenderà da questo. Ed ancora, questa maggiorazione servirebbe a rappresentare, anche se indirettamente, l’individuo minorenne.
2) Dare il massimo voto a chi è nell’età media: chi è nell’età media della popolazione, quindi ad esempio tra i 30 e i 45 anni, dovrebbe avere come voto 1, mentre più ci si allontana da questa soglia, quindi più si è giovani o anziani, più il voto diminuisce fino magari ad arrivare a 0,5 per i diciottenni e per gli ultranovantenni. Questo perché chi è giovane ha tendenzialmente molta voglia di cambiamento ma ha contribuito ancora poco alla società per avere importanza, mentre chi è troppo anziano tenderà a difendere eccessivamente lo status quo, perché ha poco interesse per il futuro. Invece, chi è nell’età media della popolazione ha, sia contribuito abbastanza alla società, sia ha interesse per un cambiamento futuro perché ha ancora molti anni da vivere.
3) Più paghi, più il tuo voto conta: ovviamente in questa proposta non intendiamo pagare, nel senso di pagare con il denaro, altrimenti si tornerebbe al voto per censo, ma invece, intendiamo pagare con ore del proprio tempo libero. Quindi, ad esempio, il mio voto normalmente vale uno, ma posso aumentarlo ad 1,5 o 2 o 3, fornendo allo stato delle ore di servizio civile come può essere l’attività di pulizia o di manutenzione della cosa pubblica o il volontariato. Quindi più ore di tempo libero sono pronto a sacrificare più il mio voto vale. Cosa serve questa proposta? Serve a far prevalere il risultato che è stato richiesto con più intensità, così che la volontà politica si sfoghi nelle urne e non violentemente nelle piazze.
4) Esame per votare: nel suffragio universale tutti possono votare, ma questo significa anche che votano persone che spesso hanno poca o pochissima conoscenza dell’argomento che stanno votando. Invece, potrebbe essere istituito un patentino per votare, tipo il quiz per la patente di guida, quindi non troppo difficile, ma neanche troppo semplice e solo chi lo supera potrà votare. Così che chi è veramente interessato a votare, si impegnerà per superarlo mentre chi vota con noncuranza e per sentito dire probabilmente non potrà votare. Anche questa proposta serve a dare importanza all’intensità del voto e non soltanto alla quantità.
5) Patente di voto a punti: votare è un diritto, ma per poterlo fare, quindi per poter dare il proprio contributo nella decisione collettiva, l’elettore deve dimostrare di essere stato un membro civile della comunità e non un membro dannoso. Quindi, potrebbero essere fatti dei punti in mancanza dei quali, il voto potrebbe essere scalato di importanza. I punti possono riguardare infrazioni del codice della strada, comportamenti incivili, infrazioni della legge sia in materia civile che penale.

Queste proposte, sono proposte d’avanguardia, mai messe in pratica nella realtà, quindi non possiamo sapere se esse abbiano effetti positivi o negativi. Detto questo, invitiamo il lettore a discutere insieme noi, magari evidenziando eventuali problemi che potrebbero emergere da queste proposte e proponendo ulteriori suggerimenti per migliorare il voto in maniera tale che siano considerate l’intensità e la qualità dello stesso. Non perderti il mio ultimo libro, Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione. In uscita verso Gennaio 2015.
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Vademecum sul virus Ebola

ebola

In questi giorni i media ci hanno informato che il virus Ebola ha colpito per la prima volta gli Stati Uniti e la Spagna. Dopo questo avvenimento è esplosa una pandemia ma che ha interessato non tanto le persone quanto l’informazione, scatenando una serie di falsi allarmi e incrementando la paura riguardo al virus. La prima cosa che ho potuto cogliere riguardo questa situazione, è la totale incapacità dei governi di reagire in maniera adeguata all’emergenza e le gravi carenze del sistema dei media che non sono capaci di dare un’informazione adeguata sull’argomento. Detto questo, grazie ad internet, tutti noi possiamo cercare di informarci in maniera alternativa e di capire veramente quello che sta succedendo. Ora, in questo blog, voglio esporre con umiltà, dato che sull’Ebola le informazioni sono scarse e imprecise, un vademecum che spieghi con semplicità cos’è l’Ebola, come combatterla e come valutarla.
1) Cos’è il virus Ebola?
L’Ebola è un filovirus, come il Marburgvirus. Prende il nome dalla sua forma filamentosa.
2) Quali sono i sintomi?
I sintomi nella fase iniziale sono molto simili a quelli di una forte influenza e comprendono febbre, mal di testa, dolori articolari e addominali, per poi peggiorare in vomito ed emorragie interne ed esterne che portano rapidamente alla morte.
3) Quanto dura il periodo di incubazione?
Dal momento del contagio all’insorgenza dei primi sintomi, secondo i dati ufficiali, passerebbero dai 2 ai 21 giorni.
4) L’individuo contagiato può infettare altre persone fin da subito?
Sempre secondo le istituzioni sanitarie ufficiali, la persona contagiata può iniziare a contagiare solo da quando sviluppa i primi sintomi, anche se proprio di recente si è messa in dubbio questa valutazione.
5) Come avviene il contagio?
Attualmente sembra che si possa venir contagiati attraverso il contatto tra i fluidi di una persona infetta (saliva, sudore, vomito, sangue, sperma) e una mucosa o ferita aperta di una persona sana. In termini pratici significa che si può venir contagiati baciando o facendo del sesso con una persona infetta oppure venendo a contatto con una persona contagiata o con una superficie dove sono presenti fluidi infetti e poi portando ad esempio le nostre mani alla bocca o agli occhi. Il virus non passa attraverso la pelle. Attualmente è escluso che il virus si trasmetta per via aerea, ma invece non è escluso di poterlo contrarre se si è ad una distanza ravvicinata ad una persona contagiata mentre parla o starnutisce attraverso le goccioline di saliva.
6) Qual è la mortalità del virus?
Il virus uccide tra il 50 e il 70% dei pazienti contagiati, percentuale che può essere sicuramente ridotta se il paziente è curato presso strutture più avanzate come quelle presenti in Occidente.
7) Quanti sono i casi accertati?
Secondo il rapporto ufficiale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, del 10 ottobre, i casi accertati sono i seguenti:
Liberia: 4076 casi, 2316 morti; Sierra Leone: 2950 casi, 930 morti; Guinea: 1350 casi, 778 morti; Nigeria: 20 casi, 8 morti; Senegal: 1 caso, 0 morti; Spagna: 1 caso, 0 morti; Stati Uniti; 1 caso, 1 morto. Totale: 8399 casi, 4033 morti.
8) A che temperatura muore il virus?
Il virus muore se esposte per almeno venti minuti alla temperatura di 60° gradi. Quindi per sanificare i vestiti da eventuali contatti con fluidi contagiati basta lavarli oltre i 60°.
9) Quali precauzioni possiamo prendere?
Innanzitutto, data la totale incapacità dei governi, è fondamentale che ognuno di noi ragioni con la propria testa, informandosi nella maniera più completa possibile. Detto questo, dato che sappiamo che il virus si trasmette attraverso il contatto dei fluidi infetti con le nostre mucose, è fondamentale fare massima attenzione alle nostre mani, dato che sono la parte del corpo che ha più probabilità di sfiorare la nostra bocca, il nostro naso o i nostri occhi. Quindi, senza fare inutili allarmismi, se in Italia dovessero esserci diversi casi di questo virus, se effettivamente dovesse scoppiare una pandemia, personalmente propongo le seguenti precauzioni:
a) Evitare il più possibile luoghi affollati, sia per evitare contatto con delle superfici infette, sia per evitare il rischio della trasmissione aerea la cui impossibilità non è ancora provata con certezza.
b) Evitare il più possibile i viaggi all’estero, e lo dico con amarezza essendo appassionato di viaggi. Purtroppo stazioni, porti, aeroporti, sono luoghi dove persone di diverse nazionalità si sfiorano e quindi è più facile rischiare di venire a contatto con superfici toccate da persone infette.
c) Quando si esce di casa, ricordarsi di non portare mai le mani alla bocca o agli occhi senza averle disinfettate. E fondamentale quando si ritorna a casa o prima di mangiare, lavarle e disinfettarle, meglio se con ipoclorito di sodio.
d) Nella propria abitazione, in caso di pandemia, sarà opportuno lavare il più spesso possibile il vestiario oltre i 60° e separare con attenzione i vestiti che usiamo all’esterno dal resto delle cose che tocchiamo della nostra casa. E soprattutto, cambiarsi sempre i vestiti usati all’esterno con indumenti usati esclusivamente all’interno, così da non contaminare eventualmente altre superfici della casa e quindi ridurre il rischio di contatto occasionale con mucose.
e) Farsi la doccia al rientro in casa, così da eliminare eventuali fluidi infetti dalla superficie del nostro corpo.
f) Sempre in caso di grave pandemia, se si possiede un animale domestico, evitare il più possibile contatti tra nostre mucose e la saliva o i fluidi dell’animale. Inoltre ridurre il più possibile i contatti dello stesso con altri animali.
g) Sembra che pipistrelli e volatili possano essere portatori del virus, quindi evitare il più possibile contatti con questi.
h) Non tutti al supermercato o al mercato usano i guanti per maneggiare ortaggi e frutta, quindi disinfettare la stessa prima di sbucciarla e consumarla.
i) Ovviamente non appoggiare la propria bocca o il proprio viso su superfici pubbliche, come può essere il sedile o il vetro di un autobus.
10) Se il virus contagiasse per via aerea?
In tal caso bisognerà procurarsi una scorta di mascherine idonee e indossarle quando si frequentano luoghi pubblici.
11) Esistono delle cure contro il virus?
Attualmente esistono moltissime ricerche per trovare una cura o un vaccino che possa sconfiggere il virus, ma non ne esiste ancora nessuna definitiva. I pazienti spesso vengono curati con terapie palliative e reidratanti.
12) E’ possibile prevenire il virus?
Data la natura ancora poco chiara di questo virus, è difficile dire se sia possibile prevenirlo in qualche modo. Analizzando diverse fonti presenti in rete possiamo dare i seguenti consigli che nel caso non dovessero risultare efficaci, sicuramente danno non fanno. Personalmente sono un forte sostenitore del seguente concetto: non siamo malati perché la malattia ci ha colpito ma la malattia ci ha colpito perché non eravamo sani. Questo significa che come per tutte le malattie, se il nostro sistema immunitario è sano e forte, si hanno più possibilità di respingere la stessa e di guarire, ovviamente non sappiamo se questo valga per l’Ebola, ma tentar non nuoce. Ecco alcuni consigli per prevenire l’Ebola:
a) Avere un’alimentazione equilibrata, riducendo gli zuccheri artificiali, le sostanze artificiali ed industriali e preferendo alimenti biologici certificati.
b) Fare esercizio fisico in maniera sana e non eccessiva, stimola il sistema immunitario e ci aiuta a controllare il nostro peso.
c) Evitare lo stress che riduce la capacità difensiva del nostro sistema immunitario.
d) Le seguenti sostanze sembrano avere benefici contro il virus Ebola: acqua, idratarsi è fondamentale per combattere il virus; vitamina c, l’acido ascorbico ha fortissimi effetti antivirali e non ha effetti negativi gravi in caso di sovra dosaggio, per prevenzione potrebbe essere utile assumerne un grammo al giorno; melatonina, questa sostanza sembra avere effetti positivi contro il virus, la sua assunzione con moderazione non comporta effetti collaterali, favorisce il sonno ed ha proprietà immunostimolanti; multivitaminico, assumerne un integratore multivitaminico, meglio se di originale naturale, magari non tutti i giorni ma ogni due o tre, sicuramente ha effetti positivi sul nostro sistema immunitario.
e) Altri antivirali naturali che ci sentiamo di consigliare sia contro Ebola sia contro qualsiasi altro virus, sono l’aglio, l’echinacea, l’artemisina, il cloruro di magnesio, il propoli, il miele di manuka, le bacche di sambuco, il tè verde. Tutti rimedi che possono essere usati anche come prevenzione contro l’influenza.
f) In caso di raffreddori e influenze, non assumere medicinali ma combattere con i rimedi naturali sopra descritti così da irrobustire il sistema immunitario.
Concludiamo questo vademecum, dicendo che su questo virus non abbiamo informazioni certe e quindi non abbiamo neanche certezze su come prevenirlo e combatterlo. I consigli che abbiamo detto possono essere utili ma non possiamo dire quanto siano efficaci.
Molti ipotizzano che in realtà questo virus sia stato creato apposta per diminuire la popolazione o per creare in seguito un vaccino che possa portare ad altre malattie o ad effetti sterilizzanti. Personalmente prenderò un eventuale vaccino solo se ci fossero milioni di casi e ed assolutamente non lo prenderò se i casi saranno soltanto poche migliaia. Nessuno di noi può dire se questo virus sia naturale oppure no, nel caso non lo fosse, credo che l’obiettivo di chi lo abbia creato sia essenzialmente quello di diminuire la popolazione ma sopratutto quello di destabilizzare ancora di più le nostre economie, così da aprire sempre più la strada a quella Guerra Civile Globale che abbiamo definito essere la Terza Guerra Mondiale. Non perderti il mio ultimo libro, Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione. In uscita verso Gennaio 2015.
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La Terza Guerra Mondiale è già iniziata?

Terzo Conflitto Mondiale? Una guerra liquida

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La Terza Guerra Mondiale è già iniziata?

Prima e Terza Guerra Mondiale

Chi segue questo blog sa che da più di anno ci occupiamo della possibilità che scoppi un conflitto mondiale. Il nostro primo articolo sull’argomento, Alert Terza Guerra Mondiale, scritto quando parlare di Terza Guerra Mondiale era roba da complottisti, ipotizzava i possibili schieramenti e le possibili scintille che avrebbero potuto condurci in questo conflitto. Ovviamente la realtà supera sempre qualsiasi previsione e in quell’articolo ancora non si immaginava l’incredibile (in tutti i sensi) ascesa dell’ISIS. Dopo di questo abbiamo scritto un articolo un po’ più esoterico, cioè l’articolo Inquietanti coincidenze di cent’anni fa o profezie per il futuro dove si notavano alcune coincidenze centennali e dove si prevedeva una possibile corrispondenza tra lo scoppio della Prima Guerra Mondiale nel 1914 e l’eventuale scoppio della Terza Guerra Mondiale nel 2014. Altro articolo che abbiamo scritto sull’argomento è l’articolo Terzo Conflitto Mondiale? Una guerra liquida che parlava di come questa guerra mondiale potesse essere una guerra con fronti mutevoli e con la presenza di azioni terroristiche, come di fatti sta succedendo con la guerra ibrida di Putin, con lo scenario siriano e con l’ascesa dell’ISIS, che secondi fonti dei servizi segreti britannici starebbe preparando attentati nucleari magari con delle bombe sporche radioattive. Fatta questa sintesi del nostro percorso sull’argomento Terza Guerra Mondiale, la domanda che ci chiediamo oggi è: la Terza Guerra Mondiale è già iniziata? Come tutti sappiamo, non è un blogger sconosciuto a dirlo, ma è stato Papa Francesco per ben tre volte a parlare di Guerra Mondiale e di Guerra Mondiale a pezzi.
Ora vediamo, prima di argomentare sul fatto se sia o no scoppiata la guerra, cosa sono stati i due conflitti mondiali precedenti. La Prima Guerra Mondiale, chiamata all’epoca la Grande Guerra, si svolse principalmente sul suolo europeo. I morti totali furono circa diciassette milioni su una popolazione mondiale di circa due miliardi di persone, quindi parliamo di meno dell’1% della popolazione mondiale e di circa il 2% della popolazione delle parti in guerra (con punte del 13 e 20% per l’Impero Ottomano e per il Regno di Serbia), possiamo dire che la Prima Guerra Mondiale fu essenzialmente un conflitto europeo e solo marginalmente mondiale. La Seconda Guerra Mondiale, invece, si svolse anche in questo caso principalmente in Europa ma anche moltissimo in Africa ed in Asia con la partecipazione massiccia degli Stati Uniti, quindi sicuramente in questo caso un conflitto veramente mondiale. Le vittime furono 71 milioni quindi meno del 3% della popolazione mondiale e circa il 4% della popolazione delle parti in guerra, con punte maggiori per Germania, Russia, Giappone e Cina.
Esaminando i due precedenti conflitti mondiali possiamo quindi ipotizzare che uno dei requisiti di un terzo conflitto mondiale sarebbe la morte per cause belliche di una percentuale maggiore dell’1% della popolazione mondiale e inoltre che la guerra si combatta in maniera intensa in diversi continenti o che almeno le parti in guerra siano di diversi continenti, altrimenti si parlerebbe soltanto di una guerra regionale.
Venendo a noi, possiamo dire che recentemente è scoppiata la guerra in Europa, con il conflitto ucraino, in Asia tra il regime siriano contro ribelli moderati ed ISIS e tra ISIS e diversi paesi occidentali ed arabi, in Africa tra islamisti e governativi in Nigeria, Somalia, Mali, Libia e parzialmente Algeria ed Egitto.
Inoltre è in guerra interna lo Yemen ed esiste la storica conflittualità israelo-palestinese. A nostro avviso, presto potrebbero aprirsi delle conflittualità estremo-orientali, come la rivolta di Hong Kong oppure la tensione Cina-Vietnam, Cina-Giappone, Corea del Nord contro Corea del Sud e in Sud America si assiste al disfacimento economico di Argentina, Venezuela e del forte rallentamento del Brasile. Ricapitolando ben tre continenti vivono effettivamente la guerra, cioè Europa, Asia ed Africa e gli altri due America ed Oceania, hanno paesi impiegati direttamente in un conflitto, USA dappertutto come sempre, Canada ed Australia contro l’ISIS. Dal punto di vista geografico, la guerra di fatto è già una guerra mondiale, anche se a pezzi, come detto da Papa Francesco.
Detto questo, ovviamente, molti di voi obietteranno che questa non può essere definita una guerra mondiale, perché  non è morto in guerra almeno l’1% della popolazione, che significherebbe circa settanta milioni di persone. Ma quello su cui voglio far riflettere è che lo scoppio di una guerra mondiale non vuol dire che immediatamente ci siano milioni di morti, il grosso dei morti, probabilmente, si conterà da metà conflitto in poi, basta rileggersi la storia delle due guerre mondiali precedenti e inoltre, altro fatto molto importante, nessuna della due guerre precedenti, quando è ufficialmente scoppiata, è stata chiamata guerra mondiale, questo è avvenuto sempre e soltanto a posteriori. Chi invece sostiene che se fosse scoppiata la guerra mondiale, noi non saremo qui a scrivere, non ha compreso che questa guerra mondiale non sarà assolutamente nucleare, ma sarà una guerra mondiale causata dal disfacimento di una sistema che non funziona, sarà, come già da noi sostenuto, una guerra mondiale miscela di guerra tra stati periferici, guerre civili, terrorismo, rivolte, e perché no anche malattie, come stiamo vedendo con l’Ebola. E di morti questa guerra liquida ne sta già facendo a migliaia in Iraq, Siria, Libia, Nigeria, Somalia,Ucraina,ecc e più i mesi passano e sempre più paesi vengono coinvolti e senza rendercene conto, ci troveremo con più della metà del mondo in guerra e/o nel caos e solo allora, magari tra due, tre o quattro anni tutti avranno compreso di aver vissuto e di stare vivendo un conflitto mondiale. Ricordo che, ad esempio, quando scoppiò la Prima Guerra Mondiale, l’Italia ne venne coinvolta solo l’anno dopo, idem per la Seconda Guerra Mondiale. E sempre parlando dell’Italia, nella Seconda Guerra Mondiale, la fase più tragica fu dal 1942 in poi, quindi a circa tre anni dallo scoppio del conflitto. Quello che mi preme sottolineare, è che una guerra mondiale non deve necessariamente essere una devastazione nucleare immediata (anche se non è da escludere l’utilizzo di atomiche da parte di Israele, Corea del Nord, India, Pakistan o da parte di gruppi terroristici) come ipotizzato nel secolo scorso, ma può essere un conflitto ibrido, alla Putin, a pezzi come ha detto Papa Francesco o liquido come abbiamo scritto noi. Detto questo, personalmente credo che la guerra mondiale sia già iniziata ma a mio avviso i posteri potrebbero individuare queste diverse date come inizio del Terzo Conflitto:
11 Settembre 2001: ipotesi poco probabile data la lontananza temporale, anche se ipotizzata da molti analisti e commentatori. In questo caso sarebbero già diverse le guerre combattute e sarebbero già milioni i morti considerando l’entità del numero delle vittime in Afghanistan, Iraq, Libia e Siria.
17 Dicembre 2010: ipotesi mediamente probabile, è la data di inizio della Primavera Araba e di tutti gli scontri e guerre che da li sono iniziati, anche se più incentrati sugli stati islamici.
18 Febbraio 2014: ipotesi probabile, è la data di inizio della Rivoluzione Ucraina, conseguenza della quale sono poi sorte le guerre interne in Crimea e nel Donbass contro i filorussi. Il sommarsi di questo conflitto europeo, ai conflitti africani ed mediorientali potrebbe essere considerato dagli storici l’inizio del conflitto mondiale.
29 Giugno 2014: ipotesi molto probabile, è la data della proclamazione dello Stato Islamico e di conseguenza dell’estensione del conflitto iracheno e siriano a tutto il mondo occidentale. Potrebbe essere scelta come data simbolica dell’inizio della Terza Guerra Mondiale data anche la vicinanza con il 28 giugno 1914, giorno dell’attentato di Sarajevo causa ufficiale della Prima Guerra Mondiale.
fine 2014-inizio 2015: altra ipotesi è quella di un giorno del prossimo futuro in cui avvenga un avvenimento particolarmente grave.
2011, 2014 o 2015 senza data precisa: data la liquidità di questo conflitto, gli storici potrebbero optare nel non definire con una data precisa l’inizio della Terza Guerra Mondiale, dicendo magari semplicemente che la Terza Guerra Mondiale inizia (ad esempio) nell’anno 2014 con il sommarsi delle guerre in Siria, Iraq, Libia ed Ucraina, con l’instabilità sociale ed economica mondiale e con l’epidemia del virus Ebola.
Concludiamo questo articolo, dicendo che noi, come blog, sosteniamo ufficialmente il 29 Giugno 2014 come inizio della Terza Guerra Mondiale, se questa guerra durerà come la prima, finirà fra quattro anni, nel 2018. Pur prendendo posizione in questo senso, nel caso ci fossimo sbagliati, ne saremmo sicuramente contenti. Auguriamo infine ai lettori, con la consapevolezza di come molti italiani abbiano già avuto la propria guerra mondiale personale con questa dura crisi economica, alcuni dei quali purtroppo costretti al suicidio, di poter passare indenni questo triste periodo, sperando che l’Italia, almeno questa volta, sia coinvolta soltanto marginalmente e sperando, dopo questa fase, di poter costruire in futuro un sistema migliore, più umano.Non perderti il mio ultimo libro, Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione. In uscita verso Gennaio 2015.
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Chi c’è dietro l’ISIS?

ISIS-tank In questi giorni sono sotto gli occhi di tutti gli orrori e le barbarie causate dallo Stato Islamico contro le minoranze degli Yazidi e dei Curdi. Il presidente Obama ha autorizzato recentemente dei raid contro i guerriglieri islamici ma a quanto pare senza alcun risultato considerevole. Ora questi si apprestano ad assaltare Baghdad, la capitale dell’Iraq e si avvicinano sempre più ad Erbil, importante città del Kurdistan iracheno; in molti temono enormi massacri. Inoltre l’ISIS attualmente controlla la frontiera con Libano e Giordania e nei giorni scorsi sono già stati i primi scontri con l’esercito libanese e questo, assieme alla blanda azione occidentale, mi ha fatto venire alcuni dubbi. Ad esempio, come mai l’Occidente non ha esitato a bombardare pesantemente Gheddafi appena questo ha attaccato il suo popolo oppure non ha esitato ad attaccare Saddam Hussein solo sulla presunzione che questo avesse armi chimiche ed invece adesso, con delle milizie terroriste che stanno attaccando lo stato iracheno legittimo, causando massacri e dolore, nessuno muove seriamente un dito? Inoltre un altro dubbio mi è venuto quando ho letto che l’ISIS ha iniziato ad attaccare il Libano proprio quando Israele è in guerra con Gaza e rischia un attacco dal nord da parte dei Libanesi, quasi sembra che l’ISIS paradossalmente stia andando in soccorso a Israele in questo caso. Ma detto questo, senza fare dello sterile complottismo, è abbastanza chiaro che l’ISIS non possa essere nato dal nulla senza un forte appoggio politico e finanziario altrimenti sarebbe stato già spazzato via. Ora, noi non sappiamo chi c’è dietro l’ISIS e dire di saperlo senza alcuna prova sarebbe solo fare del complottismo, però possiamo riflettere su chi potrebbe trarne dei vantaggi e quindi ipotizzare la sua mano dietro lo Stato Islamico e il nuovo Califfo. Personalmente mi sono venuti in mente tre entità statali che potrebbero trarre vantaggio dalla barbara espansione del Califfato:

1) Qatar: recentemente gli Emirati Arabi, il Bahrain e l’Arabia Saudita hanno ritirato i propri ambasciatori dal Qatar perché questo ha infranto la clausola di non ingerenza negli affari interni dei paesi arabi, finanziando la Fratellanza Musulmana, Hamas, i jihadisti dell’ISIS e le milizie islamiche in Libia. Quindi abbiamo già il primo sospettato, un paese arabo ricchissimo direttamente finanziatore dell’estremismo islamico. Stando alle dichiarazioni dei jihadisti, i prossimi obiettivi dell’ISIS sono Giordania ed Arabia Saudita; possiamo quindi ipotizzare che il piccolo emirato si voglia sbarazzare degli ingombranti vicini per ricreare un vero e forte califfato, dove la guida potrebbe essere in seguito presa proprio dallo stesso Qatar. Quest’ultimo ha inoltre giocato un’ottima partita anche sul lato mediatico avendo costruito il più grosso network di informazione del mondo islamico, cioè Al-Jaazera.
2) Israele: i complottisti accusano Israele di ogni cosa, noi lo mettiamo tra i sospettati, non per partito preso ma cercando di analizzare gli obiettivi di Israele. Oggi al governo di Israele ci sono i partiti più estremisti e nazionalisti e il sogno di questi movimenti è ricostruire la Grande Israele biblica, uno stato che andrebbe dal Sinai Egiziano, passando per la Giordania, il nord dell’Arabia Saudita, il Libano, parte dell’Iraq e della Siria. Caso strano l’Egitto è nel caos, Iraq e Siria sono sotto la conquista dei jihadisti islamici, Giordania, Libano e Arabia Saudita sono nel loro mirino. Quindi, mettetevi nei panni di Israele, se il vostro sogno è rifare la Grande Israele, potreste rifarla direttamente attaccando questi paesi? Chiaro che no, verreste condannati e isolati dalla comunità internazionale e attaccati dagli altri paesi islamici, quindi perché non finanziare proprio una formazione estremista islamica e farla combattere al posto vostro? Una volta che questi barbari avranno conquistato tutti questi paesi e magari dopo averli fatti infiltrare tra le file di Hamas e in Egitto, basterà far lanciare su Israele qualche attacco e Israele avrebbe il sostegno e l’approvazione dell’opinione pubblica mondiale nel far la guerra ai sanguinosi macellai dello Stato Islamico e potrebbe tranquillamente spazzarli via e occupare il territorio della Grande Israele. Ovviamente questa è solo un’ipotesi e ci vorranno anni per capire se è vera oppure no, ma è necessario monitorarla.
3) Stati Uniti: tutte le persone che si informano su internet sicuramente sanno che ci sia l’accusa da parte di certi ambienti della controinformazione nei confronti degli Stati Uniti, che avrebbero in realtà favorito gli attentati dell’11 settembre per aver la scusa a iniziare nuove guerre. Noi non sappiamo se questo sia vero oppure no, ma non escludiamo a priori nessuna possibilità. Ma tornando ad oggi, perché l’espansione dell’ISIS servirebbe agli USA? A nostro avviso, il motivo principale potrebbe essere il petrolio ma non per possederlo ma proprio per bloccarne gran parte della produzione. L’Iraq è già un gran produttore di greggio e le recenti guerre hanno praticamente dimezzato la sua capacità estrattiva. Se Arabia Saudita, Iran ed Emirati verranno poi attaccati dall’ISIS, ci potrebbe essere proprio uno shock energetico, gli USA sono già autosufficienti e potrebbero vendere il proprio petrolio in Europa, azzoppando i principali avversari.
Chi veramente sia il principale sostenitore dell’ISIS noi non possiamo saperlo ma alla luce di queste considerazioni possiamo monitorare gli avvenimenti futuri per capire i veri scopi dei finanziatori di questi terroristi. Non è da escludere che questi tre stati siano tutti sostenitori dell’ISIS, dato che i loro scopi possono anche coincidere, una Grande Israele circondata da un grande Califfato che favorisce il greggio americano e ostacola se non proprio combatte Russia e Cina. Un ricchissimo e forte Califfato Islamico potrebbe far la guerra a Russia e Cina al posto degli Stati Uniti (ricordiamoci che i Russi hanno già in casa i Ceceni e i Cinesi hanno gli Uiguri) e perché no, anche l’Europa amica-nemica degli USA potrebbe essere un bersaglio. Non perderti il mio ultimo libro, Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione. In uscita verso Gennaio 2015.
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Grillo varcherà il Rubicone?

Grillo a cavallo, rubiconeManca una settimana al 25 maggio 2014, giornata che potrebbe essere uno spartiacque della Storia europea. In questa data, contemporaneamente, si svolgeranno le elezioni presidenziali in Ucraina, che potrebbero aggravare in maniera definitiva l’escalation con la Russia e con i separatisti filorussi e le elezioni europee, che potrebbero segnare il trionfo delle forze populiste, estremiste ed euroscettiche quindi un sonoro schiaffo alla politica europeista e di austerità, tenuta finora nella maggior parte dei governi europei. In questo articolo ci soffermeremo sulla situazione italiana, dove delle tre principali formazioni politiche che potevano ambire al primato alle scorse elezioni politiche sono rimaste solo due con reali possibilità di vittoria: il Partito Democratico del premier Matteo Renzi e il Movimento Cinque Stelle dell’ex comico Beppe Grillo. Molti lettori potrebbero pensare che in fondo le elezioni europee non hanno tutta questa importanza, dato che si vanno ad eleggere europarlamentari di un parlamento europeo con un’influenza e un potere non particolarmente rilevante. Ma nel caso italiano c’è una situazione diversa e più delicata perché Beppe Grillo ha chiaramente detto che se il M5S risultasse primo partito, egli indirebbe a Roma un’imponente manifestazione con lo scopo di ottenere le dimissioni del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, che ormai risulta essere il vero responsabile del fallimento degli tre governi non eletti, e le dimissioni dello stesso premier e quindi successivamente eleggere un nuovo Presidente della Repubblica ed indire nuove elezioni politiche, dove il M5S avrebbe serie possibilità di vittoria e avrebbe quindi la possibilità di andare il governo. I critici di Grillo, obietteranno che una manifestazione del genere non ha nessuna legittimità, dato che una vittoria dell’opposizione alle elezioni europee non implica che il governo debba dimettersi. Questa obiezione ha senso, ma in questo caso potrebbero valere le seguenti ragioni: 1) Presidente della Repubblica al suo secondo mandato, cosa mai successa nella storia repubblicana, 2) Presidente della Repubblica eletto da un parlamento a sua volta eletto con una legge elettorale dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale, 3) Presidente del Consiglio per la terza volta non nominato direttamente nella persona del vincitore delle elezioni, ma eletto dal parlamento, che come abbia già detto prima a sua volta è stato eletto con una legge elettorale incostituzionale, quindi si può far tranquillamente valere il ragionamento che parlamento, Presidente della Repubblica e del Consiglio siano abusivi e illegittimi 4) Il fatto che il premier non sia più il capo del primo partito, in caso di vittoria del M5S a queste elezioni europee, dimostrerebbe ancora di più l’abusività della sua posizione, 5) Il fatto che l’Italia sia tornata in recessione dopo tre governi costruiti da Napolitano con lo scopo di farla uscire dalla crisi, dimostra il pieno fallimento del Presidente della Repubblica, 6) La corruzione dilagante anche tra gli stessi membri del principale partito al governo. Quindi, anche se Renzi è legittimato giuridicamente al governo, tutte queste motivazioni qui sopra, sono pienamente valide per indire una mobilitazione per chiederne le dimissioni. Fatte queste considerazioni, sempre nell’ipotesi che il M5S risulti essere il primo partito, quello che ci chiediamo è se Grillo sia pronto a varcare il Rubicone e quindi come Cesare e come Mussolini prima di lui, sia pronto a prendere il potere con la forza a Roma. Perché con la forza? Perché, salvo sorprese, anche se Grillo vincesse queste europee, il governo non cadrà assolutamente, anzi i parlamentari si ricompatteranno per non farlo cadere, perché saprebbero che in tal caso, rischierebbero poi di perdere il loro posto dato che consegnerebbe il paese a Grillo. Guardando, invece, la situazione dal punto di vista di Grillo, quest’ultimo a nostro avviso è costretto strategicamente a mobilitare il popolo a Roma, perché non può nel modo più assoluto aspettare la fine naturale del governo per almeno tre motivi: a) Fino al 2018, il centrodestra potrebbe rinascere con un nuovo leader e buona parte dei voti pentastellati arrivano dal centrodestra, b) Fino al 2018, potrebbero nascere nuove formazioni politiche che potrebbero rubare il monopolio della protesta al M5S, c) Fino al 2018 l’Italia potrebbe crollare in maniera definitiva a causa della crisi economica. Le frasi del ex comico a Torino, sul fatto che Digos e Carabinieri siano dalla parte del M5S sono altamente significative perché dimostrano una certa volontà di Grillo di attaccare in maniera definitiva le istituzioni. Volontà che già avevamo potuto constatare, quando durante le rivolte dei forconi del dicembre 2013, Grillo inviò una lettera ai capi delle forze armate con la richiesta di abbandonare i politici. Allora cosa potrebbe succedere? Possiamo fornire alcuni possibili scenari: a) Grillo marcia su Roma in maniera pacifica, insulta pesantemente i politici, che però non si smuovono dalla loro posizione, quindi praticamente non cambia nulla, b) Grillo marcia su Roma, e governo e quirinale, travolti dalla disfatta alle Europee, cadono quindi si va a nuove elezioni, c) Grillo marcia su Roma, governo e quirinale non si dimettono e il M5S chiama il popolo alla rivoluzione, in questo caso servirebbe almeno l’appoggio di parte delle forze dell’ordine per avere successo. Cosa non impossibile dato che già durante le rivolte dei forconi, spesso la polizia si tolse il casco per protesta,d) Grillo vuole marciare su Roma ma viene arrestato per attentato alle istituzioni, eventualità molto improbabile ma non impossibile, guardiamo ad esempio al recente arresto dei secessionisti veneti, in tal caso una rivoluzione potrebbe scoppiare ancora più facilmente e) Grillo non marcia su Roma, f) Il M5S non è il primo partito quindi non c’è una valida ragione per marciare su Roma.  A nostro avviso la situazione è veramente incandescente e Grillo potrebbe essere veramente una bomba atomica per l’Unione Europea. Se, in caso di vittoria alle elezioni, Grillo decidesse seriamente di passare ai fatti, potrebbe sicuramente contare sull’appoggio di molte formazioni secessioniste, a cui recentemente ha strizzato l’occhio e sull’appoggio di movimenti antisistema come quello dei forconi, oltre ovviamente alle persone che hanno votato per il movimento stesso. Possiamo prevedere facilente che in caso di successo del M5S, lo spread inizierà velocemente a salire, quindi la situazione per l’Italia dopo il 25 maggio si farà sempre più complicata, ed è triste dirlo, ma non è da escludere la guerra civile tra le forze filoeuropee, principalmente forze dell’ordine lealiste e forze straniere (vedi Ucraina), contro le forze antisistema ed antieuropa come Grillo, Lega, secessionisti e popolazione disperata, guerra civile che potrebbero scoppiare proprio da una massiccia mobilitazione contro le istituzioni romane come quella che vorrebbe fare Grillo in caso di successo. E questo lo diciamo non per fare allarmismo e togliere voti a Grillo, ma semplicemente perché la situazione è di una gravità assoluta e i nodi stanno tutti venendo al pettine e sarà doloroso slegarli. Concludiamo con tre principali scenari su cosa sia e su quale possa essere lo scopo del M5S e di Grillo: a) Una forza veramente popolare e sincera che rivoluzionerà l’Italia e l’Europa, b) Una forza antisistema che potrebbe essere usata dai poteri forti, consapevolmente o inconsapevolmente, per distruggere l’Italia e toglierne definitivamente la sovranità in favore del Superstato Europeo, c) Una forza antisistema usata dal sistema stesso per convogliare in maniera pacifica gli scontenti (questo nel caso Grillo, dopo le elezioni, continuasse a non fare niente di seriamente rivoluzionario). Quale dei tre scenari sia quello valido, lo scopriremo nei prossimi mesi e/ anni.
In qualsiasi caso non c’è una strada tranquilla per il M5S sia dovesse vincere democraticamente in delle elezioni anticipate sia prendesse il potere con un colpo di piazza, si troverà di fronte gli eurocrati e i poteri dietro di loro che probabilmente non vedono l’ora di conquistare definitivamente l’Italia.Se questo articolo ti è piaciuto non perderti il libro di Giuseppe Cirillo: Libertà Indefinita, prossimamente acquistabile su internet e in 1.500 librerie.

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I prossimi obiettivi di “Vladimir il Conquistatore”

Putin conquistatore Nelle ultime settimane abbiamo assistito all’annessione senza (o quasi) colpo ferire della regione ucraina della Crimea da parte della Russia. Nonostante le resistenze di Kiev e le pressioni internazionali, soprattutto da parte dei paesi occidentali, il presidente russo non ha desistito nel suo intento e, alla fine, notizia delle ultime ore, sembra che i rimanenti militari ucraini stiano lasciando la penisola o stiano proprio cambiando uniforme passando tra le fila dell’esercito russo. Attualmente la situazione è quindi in una fase di stallo, dove di fatto la Russia sta completando l’annessione della Crimea e l’Occidente all’opposto non l’ha riconosciuta ed ha imposto delle sanzioni a Mosca seppur molto blande. Questo stallo potrebbe modificarsi se Kiev decidesse di tagliare l’energia elettrica alla penisola della Crimea e se dovesse usare il pugno duro contro le regioni separatiste dell’est, cosa che potrebbe provocare un intervento russo simile a quello effettuato in Crimea, cioè soldati senza mostrine di riconoscimento, occupazione, referendum separatista ed annessione. In questo caso sarà molto importante la reazione occidentale, se sarà di nuovo molto blanda, Putin potrebbe diventare sempre più aggressivo e sicuramente cercherà sempre più di estendere la sua influenza ed importanza. Sono due i fattori storici di estrema importanza avvenuti nelle ultime settimane: il primo è la legge emessa dalla Duma che permette di considerare richieste di annessione da parte di popolazioni fuori dalla Russia, come nel caso della Crimea, il secondo è l’atteggiamento degli Stati Uniti, che a parole sono molto duri e aggressivi ma nei fatti non possono permettersi un intervento diretto contro Mosca. Detto questo, ora proveremo a fare una carrellata dei più probabili prossimi obiettivi di Putin e considereremo inoltre le possibili alleanze e le situazioni in cui Mosca potrebbe intervenire.

Partiamo dall’Ucraina: dopo la Crimea, altre regioni hanno mostrato di voler unirsi al gigante russo. Tra le regioni dove le proteste e le spinte separatiste sono più forti troviamo gli oblast di Donetsk, dove la minoranza russa è molto grande, quello di Kharkiv, quello di Luhansk e quello di Odessa. Quest’ultimo è molto importante perché potrebbe fungere da collegamento tra la Russia e la Moldavia dove esistono altre spinte separatiste. In misura minore altre regioni a maggioranza russofona che potrebbero richiedere l’annessione sono: Kherson, Mykolaiv, Dnipropetrovsk e Zaporizhia. A nostro avviso, se Putin si fermasse alle prime regioni sopraddette, potrebbe darsi che il governo di Kiev decida di lasciargliele senza colpo ferire, come per Crimea e Sebastopoli, invece se non si fermasse e decidesse di annettere totalmente l’Ucraina orientale anche con le seconde regioni, è molto probabile che la situazione degeneri e si arrivi allo scontro. In questo caso è fondamentale capire se Kiev sarà da sola a combattere per la propria integrità territoriale o se l’Occidente interverrà. Potrebbero esserci diversi scenari, come soltanto l’intervento  di alcuni paesi periferici fortemente supportati dalla Nato coma Polonia, Repubblica Ceca, Paesi Baltici e Romania, oppure l’intervento diretto della Nato che a quel punto sfocerebbe in una guerra mondiale, oppure soltanto un intervento economico massiccio con un embargo totale contro Mosca che produrrebbe conseguenze devastanti anche per i paesi europei. Nel caso Kiev rimanga da sola e la Russia venisse colpita esclusivamente da forti sanzioni, è probabile che il Cremlino diventi ancora più aggressivo e decida di completare un’invasione dell’intera Ucraina, magari con la scusante di rimettere al suo posto il legittimo presidente Yanukovich, oppure con la scusante di indire libere elezioni dove ovviamente vincerebbe un candidato filorusso. Uno scenario del genere non sarà sicuramente indolore come l’annessione della Crimea. In caso invece di intervento di paesi periferici come la Polonia e i Paesi Baltici, fortemente supportati dalla Nato, Putin potrebbe a quel punto estendere le proprie velleità di conquista anche contro questi paesi, con il casus belli di interferenza con le vicende ucraine. Questo per quanto riguarda l’Ucraina. Oltre l’Ucraina, a nostro avviso è molto importante anche quello che potrebbe succedere in Moldavia. Questo paese ha recentemente siglato l’accordo di associazione con l’Unione Europea ed è governato da un presidente filo-occidentale. In Moldavia però esiste una repubblica autoproclamata ma non riconosciuta da nessuno, se non da Mosca, la Transnistria. Attualmente questa è anche occupata da circa duemila militari russi, che ne garantiscono l’integrità. Demograficamente questa zona si divide in parti quasi uguali tra moldavi, ucraini e russi. Notizia di pochi giorni fa, a nostro avviso di grande importanza, è la richiesta da parte del governo della Transnistria di annessione alla Russia. La richiesta è stata già presentata al parlamento russo. Come abbiamo detto prima, se le regioni orientali dell’Ucraina dovessero riuscire ad annettersi alla Russia, la Transnistria potrebbe così collegarsi direttamente con un territorio russo. Ricordiamoci però che la Transnistria per i governi occidentali, è un territorio appartenente alla Moldavia e quindi un’annessione aggraverebbe ancora di più le tensioni. Inoltre, in Moldavia, esistono altre piccole aeree che potrebbero guardare positivamente ad una inclusione alla Russia. Come la città di Basarabeasca, dove russi e ucraini di Odessa sono la maggioranza, oppure alcune enclave in territorio moldavo come i villaggi di Egorovca, Dobrogea, Edinet, Pocrovca, Cunicea, Troitcoe, Semionovca che sono a maggioranza russa, senza considerare che minoranze russe e ucraine sono sparse per tutto il paese. E’chiaro che, eventualmente, alcune presunte violenze o discriminazioni nei confronti della minoranza russa, potrebbero essere usate come pretesto per un’invasione di tutto il paese. Da considerare, inoltre, che a differenza dell’Ucraina, molti moldavi, anche non etnicamente russi, si definiscono russi e guarderebbero con favore un rientro nella Madre Russia. In caso di coinvolgimento della Moldavia, è molto probabile un coinvolgimento anche della vicina Romania, che da sempre punta ad una annessione della Moldavia e non potrebbe stare a guardare in caso di invasione russa. Da non sottovalutare anche la minoranza autonoma della Gagauzia, che da sempre punta ad una propria indipendenza da Chisinau. Questa minoranza, anche se di origine turca, professa la religione ortodossa ed è abbastanza filorussa. Infatti, ultimamente, si è scagliata contro l’adesione all’Unione Europea, e quindi potrebbe essere incoraggiata da Mosca a richiedere la propria indipendenza, per poi aderire all’Unione Euroasiatica, capeggiata dalla Russia.
Altri paesi confinanti con la Russia, sono Bielorussia e Kazakistan, che attualmente sono alleati con Mosca attraverso l’Unione Euroasiatica.
Altro discorso sono i Paesi Baltici, dove in Estonia e Lettonia  esistono forti minoranze russe. Per quanto riguarda l’Estonia, la regione di Ida-Viru, abitata da circa 150.000 persone delle quali più del 70% russe, potrebbe essere un possibile obiettivo di Mosca, seguita dalla stessa Tallinn dove esiste un’ampia minoranza russa. L’Estonia ha una situazione diversa rispetto ad Ucraina e Moldavia, perché è un paese della Nato e, in teoria, in caso di aggressione russa, dovrebbero intervenire tutti gli altri paesi dell’alleanza. Altro paese baltico con una grande minoranza russa è la Lettonia. I territori delle città di Rezekne e Daugavplis sono a maggioranza russa e potrebbero essere una probabile preda del Cremlino. Anche l’ultimo paese baltico, la Lituania, ha una considerevole minoranza russa, concentrata soprattutto nella città di Visaginas, dove è la maggioranza e a Klaipeda e nella capitale Vilnius. Guardando la cartina, è chiaro che per Mosca, annettere ed invadere i Paesi Baltici potrebbe essere molto utile, perché unirebbe la Madre Russia con l’enclave di Kaliningrad (situazione che ricorda molto il corridoio di Danzica nella seconda guerra mondiale. Già all’epoca ci si chiedeva se valesse la pena morire per Danzica, da parte di Francia e Inghilterra. Anche ora, i paesi occidentali sarebbero pronti a combattere una guerra catastrofica per difendere i paesi baltici?).

Passando invece al Caucaso, la situazione è tesa per la Georgia, che ha già combattuto una piccola guerra con la Russia. Mosca, incoraggiata dalla debolezza occidentale, potrebbe definitivamente annettere l’Abcasia e l’Ossezia del Sud. Nel Caucaso, alleato di Mosca è l’Armenia che si trova in perenne conflitto con l’Azerbaigian per la questione del Nagorno-Karabakh, enclave armena in territorio azero. In caso di nuove offensive azere contro l’Armenia, è possibile un intervento russo contro lo stesso Azerbaigian.

Ora passiamo alle possibili alleanze di cui potrebbe disporre Mosca. La Cina, ultimamente, sembra mostrare una neutralità positiva nei confronti della Russia, ma non può essere considerata un vero e proprio alleato. Altro discorso è l’India, che sembra avvicinarsi sempre di più a Mosca. La questione dei Marò ha raffreddato le relazioni con l’Italia e soprattutto con l’Unione Europea e quindi è naturale che Nuova Delhi stia cercando nuovi alleati. C’è anche la Siria, in perenne guerra civile e l’Iran. In Sudamerica  la Russia ha trovato una sponda nel Nicaragua, nell’Argentina e nel Venezuela, quest’ultimo scosso da forti proteste e scontri per la grave situazione economica interna, oltre a Cuba, tradizionale alleato della Russia. Ad oriente, ricordiamo invece la lunga disputa con il Giappone per le isole Curili, che potrebbe riaccendersi in caso di aumento delle tensioni internazionali. Nell’Unione Europea, le maggiori ostilità contro la Russia, provengono dalla Gran Bretagna, dalla Francia, dalla Polonia, dalla Repubblica Ceca e dai Paesi Baltici. Anche la Germania si è schierata fortemente contro la Russia, ma in misura leggermente minore. L’Italia  si è accodata all’Unione Europea, ma con una posizione più blanda, data la sua grande dipendenza dal gas russo e la grande importanza dei rapporti commerciali con Mosca. La Bulgaria, invece, si è schierata quasi in posizione filorussa e minaccia di porre il veto ad eventuali sanzioni più pesanti nei confronti di Mosca. La Serbia, per affinità storica, linguistica ed etnica rappresenta forse il principale alleato di Mosca in Europa. A questo proposito, nelle ultime settimane, si è sollevata la questione dell’indipendenza della Repubblica Serba di Bosnia. La Russia potrebbe aiutare la Serbia a questo proposito e magari tentare di allargare l’Unione Euroasiatica a Belgrado ed ad una neonata Repubblica Serba di Bosnia. Ambigue anche le posizioni di Montenegro, Macedonia, Slovacchia e Croazia, che, a nostro avviso, in caso di espansionismo russo, potrebbero facilmente cambiare bandiera. Da monitorare anche la Grecia, che a livello religioso è affine alla Russia e dove, a causa della fortissima crisi economica, alcuni partiti estremisti potrebbero invocare un avvicinamento a Mosca.
Detto questo, la recente vittoria russa in Crimea, potrebbe spingere il Cremlino ad una maggiore esposizione internazionale, così da recuperare il suo vecchio ruolo di superpotenza. A questo proposito è possibile ipotizzare un intervento diretto in Siria, contro i ribelli, con la scusa che questi ultimi sono dei terroristi e una maggiore ostilità nei confronti di Israele, che minaccia quotidianamente l’Iran e che ultimamente ha compiuto anche azioni militari in territorio siriano. Interessante anche la richiesta, da parte di una comunità della striscia di Gaza, di annessione alla Russia. Quindi possiamo vedere che, oltre la Crimea, la Russia potrebbe sfidare l’Occidente in moltissime direzioni. Molto interessante è anche la copertura data dai media russi al referendum digitale per l’indipendenza del Veneto. Mosca potrebbe pensare ad un allargamento della sua Unione Euroasiatica ad eventuali paesi secessionisti interni all’Unione Europea, ed a questo proposito ricordiamo che l’Unione Euroasiatica è nata per unire Lisbona a Vladivostok. Rilevanti anche le posizioni di molti partiti di opposizione euroscettici come il Movimento Cinque Stelle di Grillo e il Fronte Nazionale di Marine Le Pen che hanno mostrato un certa solidarietà alla politica estera di Mosca. Possibili cavalli di Troia del Cremlino nell’Unione Europea? Se Putin riuscisse effettivamente a disintegrare l’Unione Europea dall’interno e ad estendere l’Unione Euroasiatica, sarebbe effettivamente lo statista del secolo come da molti considerato. Attualmente si è limitato ad annettere una regione a grandissima maggioranza russa ed ha perso l’Ucraina che è passata ai filoccidentali. Rimane quindi in leggero svantaggio in questa partita geopolitica anche considerando il crollo del rublo e della borsa. Le prossime mosse probabilmente potranno chiarire in quale direzione ha deciso di spingersi il Cremlino. A nostro avviso si vede una debolezza nel blocco occidentale, Putin ha l’occasione per approfittarne. Concludendo, sembra che la Storia si ripeta, ricordiamo la debolezza dell’Inghilterra quando Hitler annesse i Sudeti per poi spingersi alla conquista della Polonia. Da monitorare la situazione interna in Ungheria e Bulgaria, che ultimamente hanno mostrato posizioni filorusse ed è probabile che gli eurocrati stiano già preparando la rivoluzione interna per sostituire questi due governi. Da monitorare anche la Turchia, dopo il blocco dei social network, possiamo ipotizzare che l’Occidente finanzi la rivolta perché necessita di una Turchia più chiaramente filo-occidentale da scagliare contro la Russia.Se questo articolo ti è piaciuto non perderti il libro di Giuseppe Cirillo: Libertà Indefinita, prossimamente acquistabile su internet e in 1.500 librerie.

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La Russia verso la frammentazione?

Russia Protests

Le rivolte in Ucraina sembrano aver ottenuto il loro risultato, il presidente Yanukovich è fuggito e Iulia Tymoshenko è stata liberata. Ora sarà interessante notare se la Russia interverrà a difesa delle aree russofone dell’est dell’Ucraina oppure no. Molti politici locali hanno rifiutato di accettare le decisioni del parlamento ucraino e hanno invitato la popolazione a mobilitarsi, anche se finora con scarsi risultati. I leader filorussi si sono giustificati dicendo che i ribelli filoeuropeisti avevano un sostegno economico alla spalle da parte degli occidentali. Probabilmente il governo russo dopo la fine delle Olimpiadi potrebbe intervenire, anche se la propria situazione interna non è delle migliori, con il rublo che sta andando a picco e con la condanna di diversi militanti dell’opposizione. A nostro avviso, difficilmente Putin potrà intervenire militarmente in Ucraina a difesa delle regioni russofone, perché in una situazione economica caratterizzata da crollo valutario e crescita in forte rallentamento, un deterioramento dei rapporti con l’Unione Europea potrebbe aggravare ulteriormente questa situazione. Dopo la condanna definitiva degli oppositori che hanno partecipato alle manifestazioni del 2012, il blogger Navalny (una sorta di Grillo russo), nel suo blog invita a replicare la rivoluzione ucraina in Russia. Leggendo i diversi commenti, molte persone la pensano come lui e credono che presto anche la Russia sarà liberata dal regime. Ricordiamo come alle recenti elezioni amministrative, il partito Russia Unita abbia fortemente calato i propri consensi ed abbia perso una città importante come Ekaterimburg. Inoltre è stata segnalata una fortissima astensione, a dimostrazione che il popolo non crede alla legittimità delle elezioni, dato i diffusi brogli. Detto questo, pensiamo che i poteri forti, dopo aver consegnato l’Ucraina all’Unione Europea, ora siano pronti a puntare il proprio cannone finanziario contro Bielorussia, Russia e stati filorussi. Infatti le valute di questi paesi stanno scendendo drasticamente. Se la situazione dovesse peggiorare è probabile che anche in Russia inizino rivolte seguendo l’esempio ucraino. Idem come in Ucraina, l’opposizione è composta da liberali, nazionalisti ma anche da neonazisti. Noi ora vogliamo ipotizzare uno scenario un po’ visionario: se la Russia cadesse in guerra civile e i nazionalisti guidati da Navalny riuscissero a cacciare la corrotta congrega di Putin, come reagirebbero le diverse regioni etnicamente diverse presenti nella Federazione Russa? A nostro avviso, non bene, quindi è probabile che se Mosca cadesse nel caos, diverse regioni potrebbero dichiarare la propria secessione. Ovviamente uno scenario del genere non avviene dall’oggi al domani e porterebbe ad una sanguinosa guerra civile, ma a questo proposito rimandiamo al nostro articolo Terzo Conflitto Mondiale? Una guerra liquida dove data l’impossibilità dello scoppio di una guerra tradizionale ( poichè tutte le potenze sono armate nuclearmente), la Terza Guerra Mondiale sarà un grande guerra civile globale, con fronti mutevoli ed alleanze variabili. Praticamente lo scenario siriano esteso a tutto il Mondo. E sembra che la situazione si avvii sempre più verso questa direzione, in questo stesso momento sono nel caos interno Ucraina, Venezuela e Thailandia, senza contare altri focolai recenti che potrebbero presto riaccendersi in Bosnia, Bulgaria, Brasile, Turchia e senza parlare dell’Africa che è in costante guerra civile. Detto questo, ora vogliamo mostrare i diversi stati che potrebbero nascere da un’eventuale disintegrazione della Russia.

EST PRUSSIA
CAPITALE: Kaliningrad
POPOLAZIONE: 940.000
GRUPPO ETNICO PRINCIPALE: russi e minoranze ucraine e baltiche.
L’enclave di Kaliningrad è un territorio russo staccato dalla Federazione Russa e circondato dall’Unione Europea. Attualmente si sta proseguendo per una cooperazione con l’Unione Europea, recentemente l’imprenditore locale Pasko, ha proposto di rendere Kaliningrad uno stato baltico protetto dall’Europa. Le istanze separatiste sono molto blande, ma alcuni sondaggi hanno dimostrato che più del 60% della popolazione sotto i 28 anni sarebbe favorevole ad una separazione da Mosca, mentre estendendo il sondaggio all’intera popolazione, circa un terzo sarebbe favorevole. Questo dimostra che già esiste una considerevole base ideologica separatista e in uno scenario di disintegrazione territoriale, sicuramente l’enclave di Kaliningrad sarebbe inghiottita dall’Unione Europea.
POSSIBILITÀ DI SEPARAZIONE: ALTA

INGRIA
CAPITALE: San Pietroburgo
POPOLAZIONE: circa 2.000.000
GRUPPO ETNICO PRINCIPALE: russi, molti dei quali di origine finnica.
Durante la Rivoluzione del 1917, l’Ingria provò ad ottenere la sua indipendenza, senza riuscirvi. Recentemente i tifosi dello Zenit di San Pietroburgo hanno sventolato la bandiera dell’Ingria scatenando la furia di Mosca. I separatisti vorrebbe ricalcare il modello canadese della doppia capitale; San Pietroburgo ha sempre desiderato una propria indipendenza e centralità. Il separatismo di questa regione è basato più su motivi politici che su motivi etnici, dato che la maggioranza della popolazione è comunque russa, a nostro avviso in casa di esplosione sociale a Mosca, la popolazione di San Pietroburgo potrebbe spingere per l’indipendenza che porterebbe moltissimi vantaggi tra i quali l’integrazione economica con le repubblica scandinave e baltiche e il conseguente miglioramento economico.
POSSIBILITÀ DI SEPARAZIONE: MEDIO-BASSA

KARELIA
CAPITALE: Petrozavodsk
POPOLAZIONE: 640.000
GRUPPO ETNICO PRINCIPALE: russi, forte minoranza che si dichiara esplicitamente finnica.
La regione ha già una sua autonomia, ma sembra che tra i giovani si stia diffondendo la voglia di indipendenza. Alcuni soggetti politici e privati della vicina Finlandia stanno finanziando gruppi e associazione separatiste. E’ probabile che in caso di collasso della Russia, la Finlandia spinga sensibilmente per l’indipendenza di questa regione.
POSSIBILITÀ DI SEPARAZIONE: MEDIA

LAPPONIA RUSSA (SAAMI)
CAPITALE: Murmansk
POPOLAZIONE: 800.000
GRUPPO ETNICO PRINCIPALE: russi, con una minoranza lappone.
La regione non ha neanche una speciale autonomia e nemmeno spinte separatiste considerevoli, essendo i lapponi una piccola minoranza. Nel caso la Lapponia scandinava dovesse ottenere una propria indipendenza è probabile che anche questo territorio possa essere tentato da un’unione. Senza un forte supporto europeo a questa ipotesi, l’indipendenza di questa regione rimane un’ipotesi remota.
POSSIBILITÀ DI SEPARAZIONE: BASSA

BJARMALAND
CAPITALE: Arkhangelsk
POPOLAZIONE: 1.200.000
GRUPPO ETNICO PRINCIPALE: russi
Attualmente non si conoscono pretese separatiste di rilievo. Esiste però un movimento di opinione che richiede più autonomia per la regione.
POSSIBILITÀ DI SEPARAZIONE: BASSA

NENETSIA
CAPITALE: Naryan-Mar
POPOLAZIONE: 45.000
GRUPPO ETNICO PRINCIPALE: russi (60%), nenets (22%), komi (8%)
Data la presenza della minoranza etnica dei nenets (samoiedi), la regione ha già una certa autonomia. Esiste anche in questo caso il supporto, dato a questa minoranza da parte di Finlandia e Ungheria.
POSSIBILITÀ DI SEPARAZIONE: MEDIO-BASSA

COSACCHIA
CAPITALE: Rostov sul Don
POPOLAZIONE: 4.300.000
GRUPPO ETNICO PRINCIPALE: russi (di cui maggioranza di origine cosacca), minoranze caucasiche.
Attualmente i cosacchi stanno spingendo sempre più per una maggiore autonomia ed hanno recentemente ottenuto lo status di nazionalità. Ora, le comunità cosacche vorrebbero il riconoscimento di una loro repubblica specifica che finora il governo di Mosca ha respinto. I cosacchi rimangono comunque fedeli al governo centrale.
POSSIBILITÀ DI SEPARAZIONE: BASSA

CALMUCCHIA
CAPITALE: Elista
POPOLAZIONE: 290.000
GRUPPO ETNICO PRINCIPALE: calmucchi (57%), russi (30%)
La Calmucchia è già una repubblica autonoma nella Federazione Russa e non sono presenti spinte separatiste estreme. Detto questo, rimane il fatto che la maggioranza della popolazione è non-russa e di religione buddhista. Già durante il governo di Boris Eltsin, la Calmucchia arrivò vicina ad una secessione.
In caso di collasso del governo russo è molto probabile che la Calmucchia si dichiari indipendente.
POSSIBILITÀ DI SEPARAZIONE: MEDIO-ALTA

EMIRATO DEL CAUCASO
CAPITALE: Groznyj
POPOLAZIONE: circa 5.000.000
GRUPPO ETNICO PRINCIPALE: ceceni, ingusceti, darghini, russi.
Nell’area caucasica esistono le spinte separatiste più forti e violente. L’Emirato del Caucaso è stato proclamato dal terrorista Doku Umarov legato al al-Qaeda. E’ probabile che se il governo russo fosse in difficoltà, i guerriglieri islamici del caucaso ne approfitterebbero per instaurare il loro dominio. Ricordiamo come tra gli sponsor dei guerriglieri caucasici, ci siano le monarchie islamiche del golfo.
Alternativamente è possibile la proclamazione di stati islamici separati come la Cecenia, l’Inguscezia e il Daghestan.
POSSIBILITÀ DI SEPARAZIONE: ALTA

MORDOVIA
CAPITALE: Saransk
POPOLAZIONE: 840.000
GRUPPO ETNICO PRINCIPALE: russi e mordovini
I mordovini fanno parte del gruppo ugro-finnico e condividono con le altre minoranze ugrofinniche le stesse istanze separatiste. Il governo di Mosca monitora con grande attenzione questo tipo di attivismo. Finlandia e Ungheria rimangono i principali sponsor di questi separatismi.
POSSIBILITÀ DI SEPARAZIONE: MEDIA

MARI-EL
CAPITALE: Yoshkar-Ola
POPOLAZIONE: 700.000
GRUPPO ETNICO PRINCIPALE: russi e mari
I mari fanno sempre parte della famiglia ugro-finnica e quindi come i mordovini hanno l’appoggio della Finlandia. In Mari-El che è già una repubblica autonoma all’interno della Federazione, i mari e i russi compongono ciascuno circa la metà della popolazione. Attualmente l’attivismo dei Mari, la loro religione pagana e la loro lingua sono fortemente perseguiti dal governo russo locale anche con atti di violenza. Diverse associazioni di attivisti hanno chiesto che l’Unione Europea riconosca Mari-El e molte altre repubbliche autonome russe come nazioni indipendenti.
POSSIBILITÀ DI SEPARAZIONE: MEDIA

CHUVASHIA
CAPITALE: Cheboksary
POPOLAZIONE: 1.250.000
GRUPPO ETNICO PRINCIPALE: chuvashi e minoranza russa.
Chuvashia tentò durante il collasso dell’Unione Sovietica ad ottenere l’indipendenza ma non ci riuscì. I chuvash sono una popolazione turca anche se di religione cristiana o pagana. La Turchia supporta le minoranze e i popoli turcofoni dell’Asia Centrale.
POSSIBILITÀ DI SEPARAZIONE: MEDIA

UDMURTIA
CAPITALE: Izhevsk
POPOLAZIONE: 1.500.000
GRUPPO ETNICO PRINCIPALE: russi(60%), udmurti (30%)
Anche gli udmurti fanno parte della famiglia ugro-finnica, quindi valgono le considerazioni dette per i mari e i mordovini. In questo caso la maggioranza della popolazione si dichiara russa, quindi è sicuramente più difficile una secessione.
POSSIBILITÀ DI SEPARAZIONE: BASSA

TATARSTAN
CAPITALE: Kazan
POPOLAZIONE: 3.800.000
GRUPPO ETNICO PRINCIPALE: tatari (53%), russi (39%)
Il Tatarstan è abitato prevalentemente da tatari e da russi incrociati con tatari. La religione principale è l’islam e recentemente c’è stata una certa espansione di questa religione. Anche il Tatarstan durante la dissoluzione dell’Unione Sovietica ambì all’indipendenza senza riuscirvi. Tuttora esistono forti spinte separatiste e addirittura politici nazionalisti russi hanno dichiarato che nazioni come il Tatarstan, che non hanno nulla di russo, farebbero meglio a staccarsi dalla federazione. Dopo le repubbliche caucasiche, il Tatarstan è l’aerea dove la richiesta di indipendenza è più forte.
POSSIBILITÀ DI SEPARAZIONE: MEDIO-ALTA

KOMI
CAPITALE: Syktyvkar
POPOLAZIONE: 900.000
GRUPPO ETNICO PRINCIPALE: russi(60%), komi (25%)
I komi fanno parte della famiglia ugro-finnica. Anche qui esistono le stesse istanze separatiste che accomunano gli altri territori di questo ceppo etnico-culturale.
POSSIBILITÀ DI SEPARAZIONE: MEDIO-BASSA

BASCHIRIA
CAPITALE: Ufa
POPOLAZIONE: 4.070.000
GRUPPO ETNICO PRINCIPALE: baschiri e tatari(55%), russi(36%)
Questa regione è già una repubblica autonoma e decide tutto in piena indipendenza. La maggioranza della popolazione è musulmana, esiste un forte attivismo politico per difendere l’autonomia della Baschiria nei confronti del governo di Mosca. Recentemente si sono svolte manifestazioni per chiedere la piena indipendenza.
POSSIBILITÀ DI SEPARAZIONE: MEDIO-BASSA

YAMALIA
CAPITALE: Salekhard
POPOLAZIONE: 530.000
GRUPPO ETNICO PRINCIPALE: russi, con minoranze nenets, komi e tatare.
Regione con una già grande autonomia, difficilmente la minoranza nenets potrà ottenere l’indipendenza dei suoi territori, più probabile che politici russi locali sfruttino un eventuale caos della Federazione Russa per autoproclamare l’indipendenza in nome della minoranza etnica, così da appropriarsi delle grandi risorse naturali.
POSSIBILITÀ DI SEPARAZIONE: BASSA

KHANTIA-MANSIA
CAPITALE: Khanty-Mansiysk
POPOLAZIONE: 1.500.000
GRUPPO ETNICO PRINCIPALE: russi, tatari, ucraini e minoranze nenets, khanty e mansi.
Esiste anche qui l’appoggio alle minoranze ugro-finniche da parte di Finlandia e Ungheria, ma esse sono decisamente minoritarie in questa regione.
POSSIBILITÀ DI SEPARAZIONE: BASSA

SELCUPIA
CAPITALE: Omsk
POPOLAZIONE: 3.000.000
GRUPPO ETNICO PRINCIPALE: russi, ucraini, tatari e tedeschi
Questa zona ha una grande minoranza tedesca, l’indipendenza di questa regione che comprende gli oblast di Omsk e Tomsk è un’ipotesi diffusa in alcuni siti geopolitici russi e americani. Per questa regione la secessione potrebbe avvenire solo in caso di completa disintegrazione della Federazione Russa, altrimenti rimane un’ipotesi molto remota.
POSSIBILITÀ DI SEPARAZIONE: BASSA

CAGANATO DELL’ALTAI
CAPITALE: Gorno
POPOLAZIONE: 2.600.000
GRUPPO ETNICO PRINCIPALE: russi, altay, tedeschi, kazaki
Anche in questo caso la minoranza turca degli altay è inferiore di numero alla popolazione russa, quindi un’eventuale indipendenza sarebbe esclusivamente frutto di una scelta di opportunismo politico dei dirigenti russi locali.
POSSIBILITÀ DI SEPARAZIONE: BASSA

KHAKASSIA
CAPITALE: Abakan
POPOLAZIONE: 530.000
GRUPPO ETNICO PRINCIPALE: russi e minoranza khakas
Idem come Caganato dell’Altai.
POSSIBILITÀ DI SEPARAZIONE: BASSA

TUVA
CAPITALE: Kyzyl
POPOLAZIONE: 307.000
GRUPPO ETNICO PRINCIPALE: tuvani e minoranza russa
I tuvani sono un popolo di origine mongola e costituiscono la stragrande maggioranza della popolazione di Tuva. Essi in gran parte professano il buddhismo tibetano. In caso di collasso della Federazione Russa è molto probabile che questa repubblica decida di separarsi, date le grandi differenze etniche e religiose. Alcuni analisti credono che Tuva abbia grandi possibilità di ottenere la propria indipendenza. I tuvani hanno una storia comune e parallela con i tibetani e probabilmente entrambe le popolazioni attendono con ansia il crollo dei rispettivi stati dominanti per proclamare la propria indipendenza.
POSSIBILITÀ DI SEPARAZIONE: MEDIO-ALTA

BURIAZIA
CAPITALE: Ulan-Ude
POPOLAZIONE: 970.000
GRUPPO ETNICO PRINCIPALE: russi e buriati
I buriati sono un gruppo etnico siberiano di origine mongolica. Già all’epoca della Unione Sovietica hanno tentato di ottenere l’indipendenza però sono stati brutalmente schiacciati. Attualmente le istanze indipendentistiche rimangono, ma difficilmente potranno essere accolte finché altre repubbliche non otterranno  la propria indipendenza.
POSSIBILITÀ DI SEPARAZIONE: MEDIO-BASSA

YAKUTIA
CAPITALE: Yakutsk
POPOLAZIONE: 950.000
GRUPPO ETNICO PRINCIPALE: yacuti e grande minoranza russa
Gli yacuti sono una popolazione di etnia turca. Già all’epoca del crollo dell’Unione Sovietica, questa regione tentò di proclamarsi indipendente senza riuscirvi. Attualmente è una repubblica autonoma nella Federazione Russa. Questa regione è ricca di risorse naturali, oro e diamanti. Difficilmente Mosca darà l’indipendenza a questa nazione, più probabile che per opportunismo politico i dirigenti locali, con l’appoggio di qualche potente alleato vicino (USA o Giappone), sfruttino un eventuale caos politico.
POSSIBILITÀ DI SEPARAZIONE: MEDIA

REPUBBLICA EBRAICA
CAPITALE: Birobidzhan
POPOLAZIONE: 180.000
GRUPPO ETNICO PRINCIPALE: russi e minoranza ebraica
Questa piccola regione, sorta per la volontà di Stalin di difendere il patrimonio culturale ebraico, attualmente conta pochissimi ebrei, di conseguenza la sua attuale autonomia in nome dell’ebraismo è più un retaggio simbolico. Un’eventuale indipendenza di questa regione è remota, eventualmente potrebbe essere associata alla Yakutia o alla Federazione Dell’ Estremo Oriente.
POSSIBILITA’ DI SEPARAZIONE: BASSA

FEDERAZIONE DELL’ESTREMO ORIENTE
CAPITALE: Chabarovsk
POPOLAZIONE: circa 5.000.000
GRUPPO ETNICO PRINCIPALE: russi
Negli anni ’20 è già esistita una Repubblica dell’Estremo Oriente Russo. Recentemente, attivisti locali stanno combattendo per ottenere l’indipendenza da Mosca e si sono svolte anche delle manifestazioni. Giappone e Stati Uniti stanno alimentando questo movimenti. Alle ultime elezioni amministrative i separatisti sono riusciti a far perdere al partito Russia Unita circa il 20% dei consensi. Secondi alcuni sondaggi il 60% della popolazione sarebbe favorevole ad una secessione.
POSSIBILITA’ DI SEPARAZIONE: MEDIA

Abbiamo elencato i principali stati che potrebbero formarsi da un eventuale collasso russo. Ovviamente i territori non citati rimarrebbero sotto la Russia. Esistono poi eventuali stati più grandi che potrebbero formarsi come la Repubblica degli Urali, che unirebbe i diversi territori con popolazioni di origine ugro-finnica oppure la Repubblica di Siberia, che congiungerebbe i territori dagli Urali fino alla Yakutia compresa.
A nostro avviso, se la Russia venisse contagiata dall’esplosione sociale, è probabile che sia le potenze occidentali sia Cina e Giappone puntino a favorire eventuali istanze secessioniste e se nella Russia centrale ci fosse il caos, difficilmente il governo avrebbe la forza per sopprimere queste istanze. La recente legge varata da Putin a dicembre, che punisce anche con il carcere la propaganda separatista, dimostra che al Cremlino devono avere una certa preoccupazione riguardo a questo argomento. Chi ci segue sa che a nostro avviso, l’Unione Europea punta a conquistare l’intera Europa geografica. Ora che l’Ucraina è caduta in mano agli europeisti, rimangono da conquistare alcuni paesi balcanici (che comunque hanno già subito le prime rivolte), la Bielorussia, dove prima o poi dobbiamo aspettarci una rivoluzione contro la dittatura di Lukashenko e la Russia. Ovviamente ci si chiederà come sarà mai possibile conquistare la Russia, che è diverse volte più grande dell’Europa. La soluzione l’abbiamo data in quest’articolo, l’unica strategia possibile per i poteri forti è quella di provocare una rivoluzione o una guerra civile dentro la Federazione Russa e quindi favorire le diverse proclamazioni di indipendenza che potrebbero giungere in un periodo del genere. E quindi sarà poi molto più facile annettere all’Europa le piccole nazioni in cui si dividerà la Russia, fino probabilmente agli Urali. Le nazioni indipendenti oltre gli Urali, come Siberia o la Russia Estremo Orientale, finiranno probabilmente nell’orbita Giapponese o Cinese. Dividi e conquista. Ovviamente un processo del genere richiederà molti anni e molto sangue. Proviamo a fare una previsione: la disintegrazione territoriale della Russia la vedremo prima del 2020 ed entro il 2030 l’Unione Europea si estenderà fino agli Urali. Non vi chiedo di crederci, ma continuate a leggerci e ad osservare gli eventi. Non perderti il mio ultimo libro, Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione. In uscita verso Gennaio 2015.
FenrirNON MI ABBANDONARE!!!

Sono Giuseppe Cirillo alias Fenrir, l’autore di questo blog. Se trovi interessanti i miei articoli, continua a seguirmi sui social network cliccando su una delle icone qui di seguito. Se vuoi, puoi contattarmi alla seguente mail: fenrir1489@gmail.com 

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Qui di seguito alleghiamo alcune cartine del sito Geocurrents.info su un’eventuale frammentazione della Russia:

Russia divisa 1

russia divisa 2

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Ucraina: iniziata l’offensiva dell’Impero Europeo a est

Ucraina_Manifestazioni In queste ore, nelle strade di Kiev e di Leopoli si susseguono scontri, incendi e morti, sia tra le fila dei ribelli sia tra le fila delle forze antisommossa. Per la prima volta, queste ultime hanno imbracciato i kalashnikov e la spettro della guerra civile si fa sempre più nero. La domanda che ci facciamo oggi è: cosa sta succedendo e perché?  Cercheremo di dare una risposta che possa evidenziare le cause profonde di questa situazione. Chi tra i nostri lettori ha letto gli articoli Superstato Europeo e La lunga marcia dell’Eurocrazia, si ricorderà come tra i diversi obiettivi elencati ci siano quelli di voler realizzare il superstato europeo, l’allargamento a tutta l’Europa geografica e l’individuazione di nemici comuni; quest’ultimo punto necessario per spingere i paesi dell’Unione verso un unico esercito. Contemporaneamente a questo articolo, in Ucraina i morti aumentano sempre di più e l’Unione Europea minaccia sanzioni verso il governo ucraino. Dopo il fallimento della rivoluzione colorata, i poteri forti hanno deciso la soluzione più cruenta supportando i gruppi ribelli, molti dei quali di ispirazione neonazista per destituire il governo ucraino. Il piano sembra sempre lo stesso: crollo della valuta, un crescendo di proteste, violenze della polizia, armi ai ribelli, prime diserzioni e poi caduta del governo stesso. Ora la situazione in Ucraina è più complessa, dato che il governo è appoggiato dalla Russia che non ha intenzione di trovarsi l’Unione Europea ai propri confini, ma al tempo stesso mancano poche settimane al completo collasso economico. Di conseguenza, difficilmente la situazione potrà migliorare, soprattutto perché gli eurocrati e i poteri dietro di loro hanno ormai deciso di conquistare i paesi dell’est e difficilmente potranno essere fermati, dato l’enorme potere finanziario di cui dispongono. Sarà interessante analizzare la reazione russa che porterebbe ad un doloroso taglio del gas all’Unione Europea, che potrebbe però essere voluto da quest’ultima e in un altro articolo spiegheremo il perché. Detto questo, sicuramente al lettore non saranno sfuggite le altre rivolte scoppiate tra i paesi confinanti all’Unione, adesso analizzeremo velocemente la situazione dei diversi paesi confinanti:

Bosnia: lo sfortunato paese balcanico è tornato agli onori della cronaca per le recenti rivolte che hanno visto incendiare diversi palazzi governativi. I media hanno rievocato gli scontri etnici del recente passato ma questa volta gli scontri hanno coinvolto esclusivamente i manifestanti contro le forze dell’ordine e le motivazioni sono da ricercare nella grave crisi economica e nell’alto tasso di disoccupazione che sfiora il 30%. L’attacco coordinato contro i palazzi del potere fa pensare ad una regia esterna. L’Unione Europea potrebbe aver interesse a creare  una situazione di caos per poi intervenire con l’appoggio dell’ONU e gestire direttamente il paese, liberandosi definitivamente dei politici corrotti locali. (Il diplomatico austriaco Valentin Inzko ha già ventilato questa ipotesi).

Albania: dopo gli scontri e i morti di due anni fa, il presidente Berisha, lo scorso anno, è stato sconfitto alle elezioni, ora il nuovo presidente Rama ha avviato una strada di cooperazione con l’Unione, il paese può definirsi conquistato.

Serbia: nonostante il sostegno dell’attuale presidenza greca dell’Unione Europea all’ingresso della Serbia, l’attuale presidente serbo membro del partito nazionalista al potere, con forti legami con il partito Russia Unita di Putin, non è sicuramente ben visto da Bruxelles. Dopo le recenti manifestazioni in Bosnia, si sono viste anche manifestazioni di solidarietà a Belgrado e secondo molti analisti, con una disoccupazione del 25%, non è da escludersi nei prossimi mesi un estendersi delle sommosse in Serbia. A livello valutario il dinaro serbo continua la sua lenta e inesorabile discesa, in un anno ha perso il 5%.

Montenegro: anche qui una disoccupazione oltre il 20%, un presidente-padrone corrotto e ricchissimo, ha spinto la popolazione ad invocare la rivoluzione e proprio recentemente ci sono state proteste e scontri. Il paese rischia anche di non poter più pagare le proprie forniture energetiche. A nostro avviso anche qui l’Europa mira a sbarazzarsi attraverso la piazza del filo-russo Djukanovic.

Kosovo: in Kosovo può preoccupare la crescente radicalizzazione religiosa e l’opere di infiltrazione di elementi di al-Qaeda e di fondamentalisti ceceni.

ex-Macedonia: la crescente povertà e la deriva dittatoriale del governo hanno spinto la popolazione, seguendo l’esempio ucraino, a scendere in piazza. Il paese oltre alla tensione tra popolazione e governo rischia anche lo scontro etnico con la numerosa minoranza albanese. Anche in questo caso, Bruxelles probabilmente necessita di liberarsi dal corrotto governo locale.

Romania: nonostante la recente crescita economica e la disoccupazione sotto controllo, il governo rumeno continua ad essere mal visto dalla maggioranza della popolazione. A livello valutario il leu rumeno in un anno ha perso circa il 5% ed è attualmente in calo. Da monitorare il ritorno di molti cittadini rumeni da nazioni come Italia, Spagna e Grecia che può far sensibilmente aumentare il tasso di disoccupazione.

Ungheria: è noto come il presidente Orban sia mal visto da Bruxelles per le sue posizioni forti e per la sua insofferenza nel seguire gli ordini dell’Unione Europea. Abbiamo visto recentemente come siano state sostenute dai media occidentali le proteste contro la deriva autoritaria del governo. Il fiorino ungherese in un anno ha perso quasi il 7%, e nelle ultime settimane ha accelerato la sua discesa. Non è da escludersi a breve un’impennata dei prezzi con tutte le conseguenze del caso. A nostro avviso, il paese sarà a breve scosso da rivolte programmate.

Moldavia: dopo anni di governo comunista, il paese ha voltato pagina ed è attualmente governato dal partito europeista. A livello valutario il leu moldavo si sta sfracellando ed in un anno ha perso il 15% e nelle ultime settimane la situazione è peggiorata. La Moldavia è essenzialmente divisa in tre parti, la Transinistria, repubblica autoproclamata appoggiata da Mosca prevalentemente di lingua slava, la Gagauzia, regione autonoma di etnia turca e l’ufficiale repubblica Moldava di lingua rumena. Con una situazione frammentata del genere il paese non potrà mai entrare nell’Unione Europea. A nostro avviso gli eurocrati con la complicità della crisi economica potrebbero a breve puntare ad infiammare il piccolo paese europeo con l’obiettivo di liberarsi del corrotto governo della Transinistria ed gestire direttamente il paese.

Bulgaria: anche la Bulgaria è stata recentemente scossa da proteste anche di una certa intensità. La situazione è da monitorare.

Bielorussia: il rublo bielorusso sta crollando velocemente ed ha perso in un anno più del 20%. Questo deve far riflettere su quale potrebbe essere il prossimo obiettivo dopo l’Ucraina. Ricordiamo come la Bielorussia sia praticamente una dittatura e come Bruxelles voglia presto sbarazzarsene per arrivare fino alle porte di Mosca.

Russia: anche il rublo russo sta crollando ed ha perso circa il 20 % in un anno. A nostro avviso il gigante russo sta fortemente rallentando e i problemi interni potrebbero presto aumentare e la primavera est europea potrebbe presto estendersi anche in Russia. Recentemente si sono svolte manifestazioni per richiedere il rilascio di molti oppositori arrestati nelle proteste del 2012. La pressione occidentale su Mosca è un indizio di quello che presto potrebbe accadere.

Questo blog sta andando controcorrente, abbiamo sempre sostenuto che l’Unione Europea non crollerà e non si dividerà. I fatti sembrano darci ragione, la Germania è governata da un governo di unità nazionale, l’Italia dal pupazzo dei poteri forti Renzi, la Grecia idem. Ed ora si passa all’attacco dei paesi confinanti. L’Euro non crolla ed anzi sembra diventare la vera valuta di riferimento mondiale. Chi pensa che la grave crisi attuale in Europa sia dannosa per gli eurocrati non ha capito invece che solo dal caos potrà avvenire la definitiva immolazione degli stati nazionali in nome dell’unità europea. Quindi se in Italia, Francia, Grecia, Spagna la situazione sociale esplodesse, non aspettatevi un rivoluzione come in Egitto o un’eventuale uscita dall’Unione ma aspettatevi piuttosto una repressione in nome della democrazia.
Concludendo, possiamo dire che è in atto l’espansione “dell’Impero Europeo” ad est, massacri e scontri stanno arrivando ai nostri confini. Se questo articolo ti è piaciuto non perderti il libro di Giuseppe Cirillo: Libertà Indefinita, prossimamente acquistabile su internet e in 1.500 librerie.

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Intervista ad Andrea Zunino, portavoce del Coordinamento 9 Dicembre

Andrea Zunino HescatonAndrea Zunino, portavoce del Coordinamento Nazionale del 9 Dicembre di Torino, una delle città più coinvolte dai recenti blocchi causati dalle manifestazioni che i media hanno definito, sbagliando, dei Forconi ma che invece erano organizzate spontaneamente dai diversi coordinamenti 9 dicembre in tutta Italia, ha gentilmente concesso di rispondere, in esclusiva per Hescaton, alle nostre domande anche in concomitanza di un nuovo manifesto politico redatto dal Coordinamento di Torino che è stato accettato e diffuso anche dal Coordinamento Nazionale, il cui portavoce è Danilo Calvani. Zunino avrà anche la possibilità di darci la sua versione, dopo che il giornale La Repubblica e diversi telegiornali, lo hanno dipinto come un antisemita. In allegato all’articolo, anche i video in cui Zunino presenta il manifesto politico elaborato dal Coordinamento torinese.
La Repubblica e diversi media di regime la hanno dipinta come antisemita, qual è la sua versione a riguardo?
In verità, il “titolone” è di Vera Schiavazzi di Repubblica; gli altri media hanno semplicemente rimbalzato la notizia. Di tutte le testate che hanno ripreso la notizia nessuna si è presa la briga di concedere spazio al contraddittorio sentendo anche me (come avrebbe forse voluto una corretta informazione). Quanto a Repubblica, ribadisco quanto ho già precisato a suo tempo. Ciò che la giornalista ha scritto non corrisponde alle mie opinioni nè a quelle del Coordinamento di Torino del quale sono portavoce.La mia personale opinione è che religione e nazionalità sono del tutto irrilevanti nell’esercizio del potere e nell’uso spregiudicato della finanza. La protesta popolare capillare e spontanea che è nata con il 9 dicembre 2013 ha come obiettivo, tra gli altri dichiarati, di rifiutare il dominio della finanza globalizzata sul nostro paese. I danni che essa produce sono ben visibili non solo nel nostro paese ma in tutta l’area euro. La definizione “finanza globalizzata” rende di per sè ridicolo parlare della nazionalità di questo o quel finanziere; disquisire poi sulla religione di questi è oltremodo insensato. A me pare che un finanziere che disponga di risorse personali pari a 40 o 50 volte il PIL degli Stati Uniti … le utilizza per esercitare un enorme potere sui mercati, sulle nazioni e sui popoli; supporre che quel finanziere non eserciti questo potere il venerdì, il sabato o la domenica, secondo la sua religione di appartenenza è quantomeno risibile.Si è trattato semplicemente di una pessima “pagina” da parte del giornalismo italiano, tutto tesa a servire i poteri forti che sono la causa del malessere nel nostro paese ed a screditare chi, democraticamente e nel rispetto della legge, manifesta il proprio legittimo e motivato dissenso.
Il Coordinamento 9 Dicembre di Torino ha pubblicato un nuovo manifesto politico condiviso anche da Calvani, qual è ora la strategia del movimento?
Il nuovo manifesto è un’iniziativa del coordinamento di Torino largamente condivisa da altri coordinamenti in Italia e da altre parti della nostra società. La strategia è alquanto semplice: vi è una larga parte della nostra società che versa ormai in condizioni di vita non dignitose. La protesta non è quindi espressione di un esercizio di retorica politica o motivata da qualche desiderio di superfluo benessere: vi è parte della popolazione che non è in grado di assicurarsi il necessario per vivere! Se si toglie ai cittadini il minimo necessario per la sussitenza e con questo anche la dignità, è solo questione di tempo e la protesta potrebbe sfociare in atti violenti. Le persone per bene che spendono le proprie energie in questa protesta, desiderano con tutte le proprie forze che lo scenario futuro del nostro paese non sia simile a quanto accade ad esempio in Grecia, ma di ordine e tipo differente.Si desidera un percorso giuridico che evidenzi le violazioni della legge che sottendono l’esproprio della sovranità nazionale consumatasi in questi anni, che ha anche causato la grave crisi cui assistiamo. I cittadini vogliono essere esempio di quella “meglio” che chiedono a gran voce e, nel pieno rispetto della legge, si preparano a sollevare tutti gli aspetti del nostro ordinamento che sono stati violati negli anni scorsi. Si desidera il pieno rispetto del nostro ordinamento giuridico, a partire dalla nostra Carta Costituzionale.
Basterà fare informazione, raccogliere firme e altre manifestazioni per far cadere questo sistema politico? Turchia, Siria e Ucraina dimostrano che i governi non cedono neanche con la forza finchè hanno le forze armate dalla loro parte, è cosi anche in Italia?
Non credo sia possibile paragonare un paese come l’Italia a Siria o Ucraina. In ogni caso, il percorso giuridico è stato scelto proprio per mantenere il confronto entro i confini della legge e non attraverso scontri di piazza. Ovviamente, nessuno di noi ha la sfera di cristallo e non sappiamo dire in anticipo se questa iniziativa potrà sortire gli effetti desiderati. Una cosa sappiamo per certo: vale la pena tentare. Osserviamo che altri paesi nel mondo hanno seguito un percorso simile, liberandosi dal laccio del debito odioso e ritornando ad una vera sovranità nazionale. Sebbene con differenze tra loro, Ecuador, Brasile, Uruguay, Paraguay, Islanda, Ungheria hanno seguito un percorso di audit del debito pubblico ed hanno scelto cose differenti da quanto proposto dalla Troika, con significativo successo.
Cosa ne pensa di Grillo e del M5S?
In questo caso, esprimo opinioni del tutto personali.Non ho opinioni di particolare rilievo in merito a Grillo; ha una sua storia ed ha offerto un suo contributo che ciascuno valuta in modo personale. Il Movimento 5 Stelle è invece una forza politica presente in Parlamento e la valuto in base al suo operato. Apprezzo la chiarezza e la determinazione con cui stanno all’interno delle istituzioni e ne svelano i meccanismi e gli “inciuci”. Parrebbe essere una forza politica vicina alle necessità della popolazione.
Grillo è attualmente indagato per aver istigato i capi delle forze dell’ordine alla diserzione, può essere un vostro alleato?
Non credo. Il Movimento 9 Dicembre ha parecchie componenti e non sono tutte perfettamente allineate; la cosa è anche significativa prova che si tratta veramente di una protesta capillare e spontanea, senza una regia.Tra tutte le diverse componenti la protesta si evince però una nota chiara al di sopra di ogni altra: i cittadini si difendono da soli perchè nessuno ne ha a cuore il destino e la dignità. Nella popolazione che è scesa in piazza la fiducia nei sindacati e nei partiti politici è uguale a zero. Non essere alleati non significa necessariamente essere nemici; se Grillo sceglie di agire, quanto in suo potere per migliorare le condizioni del nostro paese, sarà un’altra voce che spinge in questa direzione.
Nel vostro manifesto politico attaccate l’Unione Europea, proponete solo di uscire dall’Euro o anche dall’Unione Europea stessa?
Il manifesto non ha l’intenzione di attaccare nessuno, ma registra, constata e rileva lo stato delle cose. Piuttosto, osserva (il manifesto) che l’Italia è sotto attacco … e pare proprio che l’attacco arrivi da quella finanza globalizzata che ha espressamente imposto la cessione di abbondanti porzioni di sovranità nazionale. Le conseguenze sono sotto gli occhi di tutti! Così, non si attacca nessuno, ma si identifica chi ha attaccato e profondamente leso il tessuto economico e finanziario del nostro paese, fino a disgregare la nostra società al punto che essa non è più in grado di assicurare una vita dignitosa ai propri cittadini. Tutto ciò non è casuale, ma risponde ad un piano ben organizzato ed agito negli anni, ove la nostra politica nazionale ha agito assai più in collusione con i poteri finanziari globali che in difesa delle prerogative costituzionali del propri cittadini. Sovranità non significa non avere relazioni con altri stati dell’Unione Europea; nessuno pensa ad un isolazionismo internazionale. Ma l’Europa così com’è con evidenza schiacciante non funziona. Occorre, dunque, ristabilire le condizioni nelle quali il nostro paese possa prosperare in modo democratico, in collaborazione con i paesi vicini, se questo è anche nelle loro oneste intenzioni.
Potrà un’Italia indipendente resistere all’attacco dei poteri forti internazionali? Non si rischierebbe di fare la fine che stanno facendo Argentina e Venezuela?
Ancora una volta, Argentina e Venezuela non sono paragonabili all’Italia. Siamo al centro dela zona euro e della “vecchia europa”, nonchè una delle prima 10 economie al mondo (almeno, lo eravamo fino a qualche anno fa). E’ chiaro che contrastare i piani di certi poteri può cagionare reazioni forti, quali speculazione sui titoli, ricerca di un’impennata inflazionistica, ma eminenti economisti (come Borghi o Bagnai) hanno ampiamente illustrato l’effettivo consistenza di questi fenomeni, che potrebbero essere decisamente contenuti (ed in questi termini anche sostenere il rilancio dell’economia italiana) a patto che le decisioni siano per una effettiva sovranità, che in altri termini significa che la moneta sarà di proprietà dello stato (cioè, dei cittadini) ed emessa senza debito.
Alcuni sostengono che la rivoluzione per funzionare dovrebbe coinvolgere tutti i paesi Europei, lei cosa ne pensa?
Non ritengo che un vero cambiamento debba necessariamente prevedere la partecipazione di altri paesi europei, anche se osservo che le ragioni della protesta in Italia sono le medesime di analoghe proteste in parecchi paesi dell’EU. L’idea che un percorso giuridico che ristabilisca le fondamenta democratiche e di sovranità possa non essere solo italiano è certamente gradevole ed auspicabile, ma non la consideriamo una conditio sine qua, non per la nostra iniziativa.
Alcuni movimenti collegati al vostro sostengono istanze separatiste, qual e’ la sua posizione in merito?
Si tratta appunto di alcune parti della protesta cui accennavo più sopra. Posso testimoniare che la stragrande maggioranza dei cittadini presenti nelle piazze non ha questo genere di aspirazioni e/o desideri. I cittadini sono scesi in piazza con un solo simbolo: IL TRICOLORE ed una sola canzone, l’inno italiano.Credo questo valga più di ogni discorso.
I nostri Marò vengono trattati come terroristi, come dovrebbe comportarsi l’Italia?
Personalmente non ho informazioni specifiche in merito, se non quanto scritto dalle testate gironalistiche (e cosa penso della stampa italiana – lodevoli eccezioni a parte – l’ho detto più sopra).Così posso solo azzardare un mio personalissimo “sentire” … ho la sensazione che dietro la faccenda vi sia uno scontro diplomatico tra India ed Italia per ragioni alquanto diverse dal servizio dei due Marò. Voglio sperare che questa vicenda si risolva nel modo migliore. Se i due militari dovessero essere riconosciuti colpevoli di qualche comportamento al di fuori delle regole d’ingaggio previste per il loro servizio, che siano giudicati per questo, ma secondo la legge del loro paese. Sinceramente mi pare che la pena di morte millantata da alcuni sia inaccettabile ed eccessiva.
Concludendo, il Coordinamento Nazionale del 9 Dicembre prevede in primavera nuove azioni forti come blocchi e occupazioni?
Io sono portavoce del Coordinamento di Torino. Noi proponiamo una serie di iniziative sempre coordinate con le questure e con il minimo impatto possibile con i lavoratori, che già patiscono condizioni difficili.Non escludo che dal Coordinamento Nazionale giungano inviti per azioni più “forti”, che ogni coordinamento locale valuta e decide se appoggiare.Come già detto, vorremmo con tutte le nostre forze che il “contenzioso” si svolgesse in terreno giuridico e non nelle piazze, ma occorre anche che le richieste motivate, giuridicamente rilevanti dei cittadini ottengano soddisfazione. Esiste, ad ogni modo, un preciso diritto costituzionale alla manifestazione del dissenso che occorre garantire in toto per potersi dire un paese civile.Se questo articolo ti è piaciuto non perderti il libro di Giuseppe Cirillo: Libertà Indefinita, prossimamente acquistabile su internet e in 1.500 librerie.

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