La Cina prepara l’invasione della Russia

cina ammassa soldati sul confine russo

“Come arginare l’irrompere delle masse cinesi che non inonderanno soltanto la Siberia, compresi i nuovi possedimenti dell’Asia centrale, ma dilagheranno oltre gli Urali, fino al Volga?”  Bakunin, Stato e anarchia.

Bakunin, nel suo Stato e anarchia, scritto nel 1873, aveva giustamente profetizzato diversi avvenimenti storici, che si verificarono nel secolo successivo, come l’eccessiva violenza e zelo dell’esercito e del popolo tedesco, come l’impossibilità della Russia zarista di condurre una guerra contro la Germania e tra tante analisi azzeccate, una ancora non si è verificata, ma a nostro avviso, presto potrebbe accadere, cioè l’invasione cinese della Siberia e della Russia estremo-orientale. Facciamo una piccola premessa. La Cina non è un alleato della Russia ma un paese con attualmente dei buoni rapporti diplomatici, ma niente di più. Non c’è tra Russia e Cina un’alleanza militare con cui si difendono l’un l’altro come i paesi della NATO. Detto questo, anche recentemente, la Cina si è astenuta nella risoluzione contro l’annessione russa della Crimea. Inoltre ricordiamo come i due paesi, in passato, abbiamo anche avuto dei limitati conflitti militari, quindi i rapporti non furono mai idilliaci. E proprio su questa linea è da vedere il forte avvicinamento tra Russia ed India, due paesi confinanti con la Cina che stanno sentendo sempre di più il fiato del dragone cinese sul collo.

Fatta questa premessa, ora analizziamo insieme la situazione, ed ognuno tragga da sé le proprie conclusioni: da una parte gli Stati Uniti mettono fine all’embargo ad un tradizionale alleato della Russia, Cuba, con il chiaro intento di consolidare il proprio ruolo di potenza egemone nel continente americano e di sottrarre alleati alla Russia. Dall’altro capo, abbiamo un paese, la Cina, che vuole diventare la potenza egemone dell’Asia, ha una popolazione enorme in continua crescita, ha bisogno vorace quindi di spazio, di gas, petrolio e materie prime ed è circondata da paesi sovraffollati che non gli possono offrire nessuna consistente risorsa energetica. L’unico paese confinante, pieno di risorse e praticamente vuoto è la Russia. Credo che senza scomodare considerazioni geopolitiche complesse, solo per un principio osmotico, la Cina ha bisogno della Russia estremo-orientale, come la Germania nazista aveva bisogno del suo spazio vitale. A queste considerazioni è da sommare la graduale invasione migratoria dei cinesi in queste regioni russe e le rivendicazioni indipendentiste della Siberia. Inoltre, Russia e Cina sono rivali perché la prima punta all’espansione dell’Unione Euroasiatica e la seconda all’espansione della Silk Road Economic Belt. E non dimentichiamoci che la Cina ha bisogno dell’Occidente per poter continuare la propria crescita economica, ha bisogno dei compratori, mentre della Russia ha bisogno delle sue risorse ed è strategicamente più sensato conquistare le risorse e tenere buoni rapporti con i compratori. Ed ancora, eliminata la Russia in Asia, rimarrebbe solo l’India come serio rivale all’egemonia cinese.

Alla luce di queste considerazioni, la strategia occidentale tesa a distruggere economicamente la Russia e l’incremento della pressione militare ai confini, più che ad un cambio di regime immediato ha lo scopo di spingere Putin ad una guerra in Europa Orientale e a fargli commettere un passo falso. O almeno a creare la situazione giusta in cui organizzare un evento tragico a cui dare la colpa al Cremlino, sullo stile dell’abbattimento dell’aereo malese. Una volta impegnato Putin in una guerra ibrida o aperta di vaste proporzioni in Europa Orientale, probabilmente nell’enorme territorio russo la povertà aumenterà in maniera esponenziale e il sostegno allo Zar inizierà sempre più a diminuire. A questo punto, la Cina potrebbe sfruttare l’occasione o per invadere direttamente la Russia, magari appoggiando una risoluzione dell’ONU in tal senso o a causa di una qualche divergenza sulle forniture di gas,  oppure sobillando ed aiutando le popolazioni non etnicamente russe presenti nella Russia dell’est,(a questo proposito rimandiamo al nostro artico La Russia verso la frammentazione) a rivoltarsi, con lo scopo di creare una serie di stati indipendenti facilmente assimilabili dalla Cina; quindi utilizzando la stessa tattica usata da Putin in Crimea. A sostegno della nostra tesi c’è anche il fatto che il cannone finanziario internazionale si sia scagliato ultimamente contro la Russia mentre contro la Cina ancora no. Non è da escludere che Occidente e Cina non abbiano intavolato una trattativa per spartirsi la Russia, come fecero Germania e Unione Sovietica nei confronti della Polonia nella Seconda Guerra Mondiale. Una trattativa che lascerebbe la Russia orientale nelle mani della Cina e, a quel punto, probabilmente nella Russia occidentale, privata delle proprie risorse economiche principali, ci sarebbe un cambio di regime favorevole all’espansione definitiva dell’Unione Europea a tutta l’Europa geografica, come già sostenuto nell’articolo La lunga marcia dell’Eurocrazia.

Molti lettori sicuramente obietteranno che questa è follia, che Russia e Cina sono alleate contro gli USA e via dicendo, ma io non sottovaluterei l’intelligenza strategica e l’amoralità della classe dirigente cinese e inoltre, la Storia è piena di cambi di alleanza e tradimenti, come l’attacco dell’Italia all’Austria nella Prima Guerra Mondiale o l’invasione tedesca della Russia dopo la spartizione della Polonia. Concludiamo dicendo ad ognuno di monitorare con la propria testa l’evoluzione di queste situazioni geopolitiche; a nostro avviso l’ostilità della Cina nei confronti della Russia non è questione di se ma di quando.Non perderti il mio ultimo libro, Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione. In uscita a Gennaio 2015.
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Sono Giuseppe Cirillo alias Fenrir, l’autore di questo blog. Nei nostri articoli ci sforziamo di offrire un’angolazione e una visione diversa rispetto ai media di regime. Per qualsiasi domanda o per un’eventuale collaborazione contattami alla seguente mail: fenrir1489@gmail.com 

 

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Crolla il prezzo del petrolio, il conflitto mondiale può estendersi

crollo prezzo petrolio Da settembre di quest’anno ad oggi, il prezzo del petrolio ha progressivamente continuato a scendere, fino a toccare, nel momento in cui scrivo, quota 58 dollari al barile, quindi perdendo da settembre circa il 40%. Questa brusca discesa è stata causata essenzialmente, oltre che dalla solita speculazione internazionale, dalla politica del principale produttore di greggio, l’Arabia Saudita, che nonostante il calo della richiesta di petrolio, a causa della crisi economica, ha continuato a mantenere inalterata la sua produzione, causando di conseguenza l’abbassamento del prezzo. Molti lettori penseranno, giustamente, che un calo del prezzo del petrolio sia una cosa favorevole, perché riduce ovviamente i costi dei trasporti, degli spostamenti e di conseguenza anche quello dei prezzi finali dei prodotti, ma ha un suo rovescio della medaglia, cioè la riduzione degli investimenti per trovare fonti di energia alternative, dato che continua ad esserci il petrolio a buon mercato quindi continuare ad inquinare e soprattutto il grave danneggiamento di molti paesi produttori di petrolio, che, per sostenere i costi di estrazione e il loro bilancio pubblico, avrebbero avuto bisogno di un prezzo molto più alto. Oltre a tutte queste considerazioni è da tenere presente il rischio fallimento delle numerose aziende americane che avevano puntato sull’estrazione del petrolio di scisto, che necessita di un prezzo del greggio molto più alto. Quindi, se da un lato i paesi importatori, come gran parte dell’Unione Europea, tireranno un sospiro di sollievo grazie al basso costo del greggio, dall’altra il tracollo di gran parte dei paesi produttori potrebbe innescare una nuova fase di questa crisi economica iniziata nel 2008, la fase a nostro avviso più tragica.

Chi sono i paesi attualmente colpiti da questo crollo? Facciamo un breve elenco: sicuramente la Russia, con il rublo che è crollato seguendo in maniera direttamente proporzionale il prezzo del greggio, poi c’è l’Iran, il Venezuela che è già in iperinflazione di suo e che rischia la bancarotta, la Nigeria, gli Emirati Arabi Uniti, l’Iraq, il Brasile, la Norvegia, il Kazakistan, il Canada, il Messico, l’Indonesia e il Regno Unito. In molti di questi paesi la valuta sta scendendo velocemente. A nostro avviso, anche questa crisi del petrolio, come quella dei mutui sub-prime del 2008, è studiata a tavolino ed ha degli obiettivi geopolitici ben precisi. Cerchiamo di ipotizzarli, valutando le conseguenze e chi potrebbero favorire:

1) Russia: il pesante crollo del rublo, può far ipotizzare che questa speculazione al ribasso sul petrolio abbia come obiettivo principale quello di attaccarla economicamente. Questo è assolutamente probabile e la Russia, a causa delle sanzioni occidentali e del crollo del greggio, sta subendo un’impennata dell’inflazione e la popolazione sta rapidamente vendendo il rublo per acquistare dollari ed euro e già in molti supermercati alcuni beni di prima necessità iniziano a non trovarsi più. L’obiettivo può essere o quello di rovesciare Putin attraverso una rivolta interna e quindi dirigere la Russia verso la frammentazione, come scritto in un nostro articolo precedente oppure quello di fargli pressione per indurlo ad un’offensiva militare contro l’Ucraina e quindi contro l’Europa.
2) Iran: l’Iran è il principale alleato della Russia nel Medio Oriente e soprattutto è uno storico nemico di Israele e da sempre considerato uno stato canaglia dagli Stati Uniti. Un crollo economico di questo paese potrebbe portarlo alla guerra civile e con l’ISIS alle porte il rischio destabilizzazione è altissimo. Inoltre, dopo il recente bombardamento in territorio siriano da parte di caccia israeliani è chiaro che ci si voglia sbarazzare di Assad e subito dopo dell’Iran.
3) Emirati Arabi, Bahrein, Qatar, Kuwait, Iraq, Algeria e la stessa Arabia Saudita: il crollo del greggio danneggia ed indebolisce tutti questi paesi, inclusa la stessa Arabia Saudita. Con l’ISIS alle porte o dentro casa come in Iraq ed Algeria, un grave indebolimento potrebbe creare quel malcontento tra la popolazione dove lo Stato Islamico potrà facilmente insinuarsi.
4) Nigeria: questo paese africano è già scosso dalla feroce guerriglia terroristica di Boko Haram, gruppo estremista alleato dell’ISIS. Un tracollo economico potrebbe favorire un’espansione territoriale dei terroristi.
5) Indonesia: anche questo paese è di religione islamica e si evidenzia la presenza di formazioni estremiste. Anche in questo caso, una destabilizzazione può favorire l’ascesa dell’estremismo e di conseguenza destabilizzare anche l’Asia.
6) Brasile e Venezuela: questi due paesi sudamericani non sono propriamente degli alleati dell’Occidente, e recentemente sono stati scossi da gravi rivolte interne. Il petrolio basso sicuramente può solo aggravare la loro situazione economica e il Venezuela addirittura rischia la bancarotta.
7) Messico: il paese ha subito di recente delle violente rivolte antigovernative, il peso messicano sta scendendo e la situazione potrebbe ulteriormente deteriorarsi.
8) Canada: questo paese nordamericano finora è riuscito a superare abbastanza indenne la crisi economica, ma attualmente anche la sua valuta inizia a svalutarsi seguendo il crollo del greggio. Lo scopo di questo può essere quello di indebolire i paesi sottoposti alla Corona Inglese.
9) Norvegia: la corona norvegese sta scendendo velocemente, ricordiamo che la Norvegia è l’unico paese scandinavo a non far parte dell’Unione Europea e sottolineando questo credo di essere stato abbastanza chiaro.
10) Kazakistan: il Kazakistan, assieme alla Bielorussia, rimane uno degli ultimi  “alleati” di Putin ed anche in questo paese l’estremismo islamico potrebbe sfruttare qualsiasi debolezza interna, sopratutto se ben indirizzato e finanziato dall’esterno.
11) Stati Uniti: il calo del prezzo del greggio paradossalmente danneggia gravemente anche gli USA, che rischiano di subire il fallimento delle compagnie che estraggono il petrolio di scisto e di conseguenza l’effetto a catena sui derivati e sui debiti di queste compagnie. Ma anche gli Stati Uniti recentemente hanno subito delle rivolte e probabilmente la destabilizzazione interna della prima potenza militare del pianeta, può contribuire a scatenare quel conflitto mondiale, a nostro avviso già iniziato e chiaramente voluto e preparato dai poteri forti internazionali (cioè chi detiene veramente le leve della finanza), come già da noi ipotizzato nell’articolo Terza Guerra Mondiale conseguenza del collasso USA?

Questa è la visione d’insieme dei paesi danneggiati da questo crollo del petrolio, è chiaro che lo scopo ultimo può essere diverso: il più probabile e razionale è che l‘Arabia Saudita voglia mantenere basso il prezzo per un certo periodo per affossare definitivamente alcuni concorrenti, tra cui le compagnie americane, ma a nostro avviso, la famiglia Saud è solo un fantoccio, perciò lo scopo ultimo è quello di iniziare la fase due della crisi economica, quindi destabilizzare gravemente gran parte dei paesi e spingerne alcuni alla guerra. E’ molto importante monitorare la situazione del rublo e dell’inflazione in Russia, con la crisi Ucraina sempre viva, il continuo ammassamento di truppe, le innumerevoli violazioni dello spazio aereo. Un’eccessiva pressione finanziaria su Putin potrebbe spingerlo a scelte più aggressive. Sarà interessante anche sentire cosa dirà alla mega conferenza stampa di fine anno del 18 dicembre. Detto questo, faccio una piccola riflessione sul capitalismo: il prezzo di un bene, in questo caso il petrolio, indica il suo livello di scarsità, quindi un prezzo basso indica abbondanza di quel bene, quindi ricchezza, mentre un prezzo alto indica scarsità. In questo caso il crollo del greggio dovrebbe essere qualcosa di positivo (al di là delle conseguenze ambientali ovviamente), perché indica l’abbondanza dello stesso, mentre in realtà probabilmente provocherà una grave crisi della struttura capitalistica mondiale. Questo dovrebbe seriamente farci riflettere su cosa sia il capitalismo: un sistema economico basato sulla scarsità, sulla povertà, quindi essenzialmente contro l’uomo e il suo benessere (ma questo non vuol dire assolutamente che la soluzione sia l’economia pianificata di tipo comunista). Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione. In uscita a Gennaio 2015.
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mappa separatismi moldavia Oggi la Moldavia va alle urne e per la prima volta un paese si trova storicamente a decidere tra Unione Europea e Russia. Il governo in carica, formato da un’alleanza di partiti filo-europei, ha già intrapreso un percorso di Associazione con l’Unione, quindi un’eventuale vittoria dei partiti filo-russi capovolgerebbe lo status quo. La Moldavia si presenta come un paese in crescita ma recentemente rallentato dalle pesanti sanzioni russe nei confronti dei suoi prodotti, sanzioni che sono costate care dato che gran parte dei prodotti moldavi finivano nel mercato russo (vedi vino, dolci, frutta, noci, ecc). Il paese, inoltre, ha al suo interno già l’esistenza di una situazione simile a quella dell’Ucraina dell’est, però attualmente congelata e pacifica: la Transnistria, striscia di terra  abitata prevalentemente da russi etnici, ucraini e russofoni, autoproclamatasi indipendente ma appoggiata solo da Mosca che avrebbe tuttora al suo interno delle proprie truppe. Ma anche nella stessa Moldavia, ci sono grandi diversità etnico-linguistiche e come abbiamo visto nel nostro articolo, I prossimi obiettivi di Vladimir il Conquistatore , esistono delle cittadine prevalentemente russofone o russe etniche, che sicuramente non hanno alcun piacere nel vedersi allontanare da Mosca, come Basarabeasca, Egorovca, Dobrogea, Edinet, Pocrovca, Cunicea, Troitcoe, Semionovca. A tutto ciò, si aggiunge il territorio autonomo della Gagauzia, abitato da turchi etnici ma di religione ortodossa, con forti legami sia con la Turchia ma anche con Mosca, che non guardano di buon occhio all’avvicinamento a Bruxelles, ma soprattutto all’avvicinamento della Romania.

Fatta questa premessa, vediamo adesso il quadro politico. Il parlamento moldavo è composto da 101 seggi, eletti in maniera proporzionale, con soglia di sbarramento del 6%. Per formare il governo si ha bisogno del 51 seggi, mentre per eleggere il presidente 61. Come si può immaginare un sistema del genere spinge verso la creazione di alleanze e verso il compromesso ma rischia anche di bloccarsi. Come abbiamo detto prima la Moldavia si divide in uno schieramento filo-europeo composto dal Partito Liberal-democratico, dal Partito Liberale e dal Partito Democratico e da uno schieramento filo-russo composto dal Partito Comunista, dal Partito Socialista e dal Partito Patria del miliardario e filantropo Igor Dodon, quest’ultimo fortemente filorusso e favorevole all’entrata nell’Unione Doganale Euroasiatica ma recentemente squalificato da questa tornata elettorale proprio per presunti finanziamenti illeciti da parte di Mosca. Vediamo in sintesi cosa dicono i sondaggi:

Partito Liberaldemocratico: 14-18%, 15-21 seggi
Partito Democratico: 10-13%, 11-15 seggi
Partito Liberale: 6-8%; 7-10 seggi
Blocco Filo-Europeo: 30-39%; 33-46 seggi

Partito Comunista: 17-25%; 18-28 seggi
Partito Socialista: 6-13%; 7-15 seggi
Partito Patria (escluso): 8-9%, 9-11 seggi
Blocco Filo-Russo: 31-47%; 34-54 seggi; senza partito Patria: 25-43 seggi

Come vedete la situazione è di difficile previsione, perché la forbice nei sondaggi è molto ampia ed è probabile che nessuno riesca ad ottenere la maggioranza, tanto meno quella più ampia per eleggere il presidente. Sarà anche da vedere se i voti del Partito Patria, che ricordiamo esser stato squalificato, finiranno al Partito Socialista (quello su posizioni più filorusse) oppure si disperderanno negli altri partiti minori. Ora vediamo i possibili scenari, ovviamente da un punto di vista occidentale che non può tastare sul posto la situazione:

1) Vittoria di misura del blocco filo-europeo: la coalizione filo-europea ottiene la maggioranza relativa ma non la maggioranza per formare il governo e iniziano lunghe trattative e si potrebbe ricreare una situazione di non-governo come quella successa in Belgio o in Italia dopo le ultime elezioni. Instabilità istituzionale a nostro avviso molto pericolosa.
2) Vittoria di misura del blocco filo-europeo alleanza con il Partito Comunista: il Partito Comunista Moldavo non ha posizioni nettamente antieuropee o filorusse si mantiene un po’ equidistante. Il miliardario filorusso squalificato, Igor Dodon, ha accusato i comunisti di volersi alleare con il blocco occidentale e addirittura di mettere fuorilegge i socialisti e quindi far anche arrestare Igor Dodon stesso.
3) Vittoria di misura del blocco filo-russo: potrebbe avvenire una situazione simile alla precedente e probabilmente per evitare un capovolgimento del percorso integrativo nell’Unione, verrebbero indette nuove elezioni squalificando il Partito Socialista o alzando lo sbarramento.
4) Vittoria di misura del blocco filo-russo alleanza con Partito Democratico: della coalizione filo-europea il Partito Democratico è quello più vicino alle posizioni ideologiche di sinistra e in passato fu già alleato con il Partito Comunista. La creazione di un governo filorusso, il tradimento dei democratici e l’interruzione dell’integrazione europea potrebbero scatenare, sobillate da Nato e Romania, delle rivolte simili a quelle successe in Ucraina.
5) Larga vittoria di uno dei due blocchi: se uno dei due blocchi dovesse vincere, essendo il paese così spaccato a metà, sia la parte filo-russa sia quella filo-europea potrebbero ribellarsi.
6) Rivolta aperta dei filorussi: nei primi tre casi, se i filo-russi di Dodon e dei socialisti si sentissero praticamente quasi eliminati, potrebbero appellarsi al fatto che la squalifica del Partito Patria fosse stata ingiusta ed ai sicuri brogli che ci saranno e quindi scatenare, nelle aeree più filorusse una rivolta aperta magari appoggiati dalla Transnistria che potrebbe addirittura intervenire militarmente. Non escludiamo, inoltre, un’insurrezione della Gagauzia che potrebbe schierarsi apertamente con Mosca o con Ankara, che ricordiamo ultimamente avere un comportamento non proprio in armonia con la NATO.

Qualsiasi scenario dovesse accadere, la Moldavia rappresenta il perfetto territorio della tragica partita a scacchi tra Mosca e Bruxelles: la povertà, la diversità etnico-linguistica, la presenza di regioni separatiste, la popolazione spaccata a metà rendono la situazione difficile e complessa. Sicuramente Mosca, in caso di vittoria filo-europea, continuerà ed intensificherà il suo embargo alla Moldavia e probabilmente diventerà più aggressiva in Ucraina, con l’obiettivo di annettere le repubbliche separatiste e magari riuscire anche a conquistare Odessa, così da collegarsi anche alla Transnistria.
Se effettivamente dovesse esserci un’aggressività militare verso la Moldavia, non escludiamo che il governo moldavo non indichi velocemente un referendum per farsi annettere alla Romania, che da tempo ha questo obiettivo, così da entrare automaticamente nella NATO. Tale scenario non sarebbe comunque pacifico, dato che ad esempio la Gagauzia, ma anche le cittadine russe sopra indicate, non lo accetterebbero mai.
Concludendo, questo è il quadro della situazione, come Ucraina, Siria, Iraq ed Libia, anche la Moldavia ha quelle differenze etniche e culturali che sono protagoniste in questa Terza Guerra Mondiale, che noi abbiamo anche chiamato Guerra Civile Globale. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione. In uscita a Gennaio 2015.
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Dicembre 2014: sarà il mese della Rivoluzione Italiana?

Rivoluzione Italiana
Dicembre sarà sicuramente un mese caldo nelle piazze italiane. Il 5 inizieranno le proteste del Coordinamento 9 Dicembre, quelli che erroneamente i media chiamano “Forconi”, che l’anno scorso paralizzarono l’Italia con blocchi e presidi per circa una settimana. Il 12 Dicembre ci sarà lo sciopero generale indetto da CGIL, UIL E UGL. Vediamo nel dettaglio cosa dovrebbe o potrebbe succedere. Per quanto riguarda il Coordinamento 9 Dicembre, l’obiettivo principale sono le dimissioni di tutto il governo, capo dello Stato compreso. L’ultimatum è dato per il giorno 9 Dicembre, anche se, come abbiamo detto sopra, le proteste inizieranno il 5. Quindi cosa dovrebbe succedere dopo il 9 dicembre, a scadenza dell’ultimatum? Da come ho capito, dal 5 al 9 Dicembre le proteste saranno abbastanza tranquille e pacifiche, mentre dal 9 Dicembre in poi, il Coordinamento non risponderà di eventuali azioni violente fatte dal Popolo Italiano. Questo in sintesi. A mio avviso, se il Coordinamento riuscisse a mantenere vive le azioni di rivolta fino al 12 Dicembre, giorno dello sciopero generale, la situazione potrebbe diventare veramente critica, dato che a quel punto le persone nelle piazze sarebbero tantissime. E sicuramente, agli scioperi e presidi, si uniranno anche gli studenti e i soliti elementi più violenti presenti ad ogni manifestazione.

Personalmente io presi parte a Torino alla rivolta dello scorso 9 Dicembre e purtroppo vidi e sentii con i miei occhi i lacrimogeni sparati dalla Guardia di Finanza, quando ancora la protesta era pacifica, poi i media ovviamente ripresero soltanto le violenze in Piazza Castello ma non dissero come i primi ad iniziare fossero stati i militari della GdF. Detto questo, vedo che la gente su internet tende a concentrarsi su chi è il leader del Coordinamento, sui suoi presunti o meno debiti, ma questo non conta assolutamente nulla. Io credo che al di là di tutto, in una situazione tragica e disastrosa come quella che stiamo vivendo, scendere in piazza a protestare sia sempre giusto, perché il governo deve avere un segnale dal Popolo che la strada che si sta percorrendo è quella sbagliata. Come nel corpo umano, i nervi ci fanno sentire se provochiamo dolore ad una parte del corpo stesso, così se il Popolo soffre deve soffrire anche il governo. Il Popolo tende troppo a disunirsi per dettagli irrilevanti e perde di vista il vero avversario, cioè il governo corrotto e traditore. Io personalmente sarei sceso anche con la CGIL se avesse chiamato tutti gli italiani e non solo gli iscritti, anche se non condivido per niente la sua linea politica.

Fatta questa premessa personale, è quindi giunto il momento di una Rivoluzione Italiana? Anche se ritengo giustissimo scendere in piazza, credo che ancora i tempi non siano maturi per una vera e proprio Rivoluzione, penso sia più una fase pre-rivoluzionaria. Gli scontri che stiamo vivendo e che vivremo a Dicembre non possono essere caratterizzati come veramente rivoluzionari, perché sono più una rivolta, cioè una reazione alla politica del governo, gli obiettivi descritti parlano di andare contro qualcosa non propongono qualcosa di innovativo utile a cambiare lo status quo. In questo blog, abbiamo già parlato della situazione sociale esplosiva esistente in Italia, prima ipotizzando una Guerra Civile e poi escludendola analizzando la composizione demografica del paese. Ora non escludo però che la situazione possa degenerare, molti dicono che in Grecia finora non sia successo niente di significativo, ma credo che ogni paese possa prendere una strada diversa. Del resto la Grecia è una paese piccolo, Bruxelles gli ha già praticamente tolto ogni potere, l’Italia è cinque volte più della Grecia e come abbiamo già visto, l’obiettivo dell’Eurocrazia è eliminare gli stati nazionali e in Italia questo potrebbe succedere con una mezza guerra civile e direi che si vede un vero e proprio crescendo di violenze: la distruzione della macchina di Salvini, gli scontri contro gli extracomunitari a Roma, le manganellate agli operai, blocchi delle autostrade, Renzi che rischia il linciaggio ovunque vada. Ora a Dicembre avremo un vero e proprio tentativo rivoluzionario e l’Italia rischia seriamente una deriva violenta. Se i poteri forti vorranno scatenare una guerra civile in Italia, lo potrebbero fare facilmente, come già fatto nelle Rivoluzione Arabe e Colorate, basterebbe che qualche loro agente uccida dei manifestanti dando la colpa alle forze dell’ordine (contro le quali è già partita da tempo una “strana” offensiva mediatica) e le rivolte aumenterebbero in modo esponenziale. Da monitorare anche Beppe Grillo, che già l’anno scorso, durante le rivolte del 9 Dicembre, mandò una lettera ai capi delle Forze Armate invitandoli a schierarsi con il Popolo; se la situazione degenerasse ulteriormente potrebbe unirsi alle piazze per dare una spallata al governo. Inoltre abbiamo le imminenti dimissioni di Napolitano e il conseguente vuoto istituzionale che si potrebbe creare. Concludendo, possiamo dire che scendere in piazza, contro un governo e un sistema del genere, sia sempre giusto e sacrosanto ma al tempo stesso avviso i lettori di stare con gli occhi aperti, la tensione sociale in Italia potrebbe avere uno scopo ben preciso: eliminare e spaccare l’Italia per farle cedere definitivamente i poteri all’Unione Europea. Del resto le tensioni separatiste in Spagna, le rivolte a Praga ed a Budapest di questi giorni, la recessione probabile in Germania, la spaccatura etnico-sociale in Francia, hanno tutte lo stesso scopo: cessione di sovranità. Ma del resto forse è meglio così, se elimineranno i nostri corrotti ed inefficienti stati nazionali, forse i popoli prenderanno coscienza dell’unica rivoluzione veramente utile che ci possa essere per superare questo momento storico: una Rivoluzione di tutti i Popoli Europei, una Primavera Europea, ma probabilmente è ancora molto presto per questo. Se questo articolo ti è piaciuto, non perderti Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione. In uscita a Gennaio 2015.
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La Cina dei separatismi

tibet_2124437b La crisi che ha investito l’economia occidentale e non solo, sembrava non aver scalfito più di tanto il gigante cinese, che anzi è diventato la prima potenza economica mondiale. Ora, però, iniziano ad intravedersi i primi segnali di rallentamento ed una serie di gravi problematiche potrebbero concentrarsi sul dragone. E del resto chi ci segue, non poteva non aspettarselo; se tutta la manifattura mondiale si sposta in Cina per il basso costo della manodopera e si continuano a mantenere bassi i salari non alimentando più di tanto il mercato interno ma continuando a basarsi sull’esportazione, alla fine dei conti, a chi si vende se gli altri paesi più ricchi sono in crisi? E di conseguenza dovrà entrare in crisi anch’essa, in un circolo vizioso tipico di questa fase terminale del sistema capitalista, chiamata globalizzazione. Ma oltre al sempre più forte rallentamento economico, quali altre problematiche possono scuotere la Cina? A mio avviso principalmente la devastazione ambientale, l’esplosione sociale, la richiesta di maggiore libertà e l’invecchiamento della popolazione che può essere risolto solo con un insostenibile aumento demografico, e non per ultimo, l’azione strategica dei servizi segreti americani che probabilmente vogliono replicare in Cina la strategia della Primavera Araba. Fatta questa premessa, sorrido pensando alla grandissima parte degli analisti che immaginano un futuro dominato dalla nuova superpotenza cinese. Prevedere l’andamento storico in maniera lineare e direttamente proporzionale è assurdo ed ingenuo ed infatti l’attualità smentisce costantemente ogni previsione. In questo blog, invece, l’analisi lineare e banale non fa per noi, il nostro obiettivo è cogliere i segnali che mostrano i veri cambiamenti in atto. In questo articolo, vogliamo parlare del fatto che la Cina è troppo grande per rimanere unita. La Cina, innanzitutto, non è così omogenea come l’occhio occidentale vuole vedere, ma, al suo interno, ha una diversificazione etnica e linguistica  incredibile, anche all’interno della stessa etnia dominante Han. Infatti, la lingua parlata in Cina, il Mandarino Standard, è usata più che altro come lingua franca tra persone che parlano lingue diverse, un po’ come l’inglese nell’Unione Europea. Ma perché sosteniamo che la Cina sia troppo grande per rimanere unita? Perché, se guardiamo con occhio attento la Storia dell’umanità, vediamo come i più grandi imperi territoriali e demografici esistiti, come l’Impero Romano, l’Impero Mongolo, l’Impero Ottomano, l’Impero Brittanico, l’Unione Sovietica siano inevitabilmente crollati, come se spinti da una forza di gravità. Ma verso dove spinge questa forza di gravità? A mio avviso spinge verso forme statali che possano essere omogenee o culturalmente, o politicamente, o a livello religioso, o linguisticamente e che non abbiano dimensioni territoriali e demografiche eccessive, difficilmente governabili in maniera efficiente da un apparato centrale che non sia estremamente federale. Ed anche la Cina non fa eccezione. Grazie ad un regime repressivo e tirannico e all’ignoranza, la Cina è riuscita a crescere in maniera esponenziale negli ultimi anni, sfruttando la sua stessa popolazione e tradendo i propri ideali comunisti ma il rallentamento economico può creare un’insofferenza tale da far ribellare una popolazione da un miliardo e mezzo di persone che non si ribella seriamente dall’ 89. Molti sostengono che il popolo cinese sia un popolo sottomesso che pensa soltanto a lavorare, ma è proprio il cane che non abbaia che morde e sono sicuro che quando il popolo cinese, anzi i popoli cinesi si ribelleranno, la Rivoluzione Francese sembrerà una passeggiata, del resto la ferocia delle rivolte sporadiche lo dimostrano.

Quali sono i separatismi principali in Cina? Il più famoso è quello tibetano, che da anni rivendica la propria libertà appoggiato da gran parte della comunità internazionale. Altro separatismo importante è quello degli Uiguri che rivendicano l’indipendenza del loro territorio nel Nord-Ovest cinese. Credo che questi ultimi potranno avere molto importanza in un futuro scenario “siriano” cinese e soprattutto dato che sembra esserci un graduale avvicinamento all’estremismo islamico e all’ISIS. Altra zona etnicamente non cinese è quella della Mongolia Interna, dove sono presenti anche movimenti separatisti. Ma come potrebbe concretizzarsi una frammentazione della Cina? Nelle ultime settimane abbiamo visto i giovani di Hong Kong ribellarsi contro la politica antidemocratica di Pechino, se questa protesta dovesse continuare e complice il rallentamento economico e il sobillamento degli Stati Uniti, si dovesse espandere in altre zone della Cina, potrebbero formarsi dei gruppi ribelli armati oppure parti dell’esercito o del governo potrebbero unirsi alle forze ribelli come successo in Siria. E sempre guardando a Siria, Iraq e Libia, i primi paesi caduti nella Guerra Civile Globale, ma anche alla stessa Ucraina, la guerra civile da scontro ribelli-governo si trasforma gradualmente in scontri territoriali tra gruppi politicamente o etnicamente diversi. Quindi, se si dovesse manifestare una Primavera Cinese, è probabile che i gruppi etnicamente più diversi usino la debolezza di Pechino per riprendersi i propri territori in un spirale che potrebbe facilmente essere emulata da altre zone della Cina, che ora non hanno ancora serie rimostranze separatiste. La mappa che segue, è stata elaborata considerando le differenze storiche, etniche e linguistiche più rilevanti presenti in Cina. Non escludiamo, nel caso si verificasse una frammentazione, che i territori indipendenti non siano ancora più piccoli, data la grandezza demografica del dragone.
china map pictures
Credo che la Cina esploderà socialmente negli prossimi cinque o dieci anni ed una frammentazione, data l’esistenza di differenze così marcate, può essere uno scenario probabile. Per quanto mi riguarda è difficile capire quando questo succederà ma non se succederà. Ma prima della caduta del colosso asiatico, potrebbe esserci ancora un ruolo per la Cina, ne parleremo nel prossimo articolo, in salsa un po’ più complottista: Il ruolo della Cina nel Nuovo Ordine Mondiale. Tutti i lettori che credono nella libertà e nell’autodeterminazione dei Popoli leggano questo mio articolo sull’argomento, Proposta per l’autodeterminazione dei popoli nell’Unione Europea e, se lo vorranno, esprimano la loro opinione a riguardo. Non perderti il mio ultimo libro, Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione. In uscita a Gennaio 2015.
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Sono Giuseppe Cirillo alias Fenrir, l’autore di questo blog. Nei nostri articoli ci sforziamo di offrire un’angolazione e una visione diversa rispetto ai media di regime. Per qualsiasi domanda o per un’eventuale collaborazione contattami alla seguente mail: fenrir1489@gmail.com 

 

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Secessione Catalogna: Madrid invia l’esercito

madrid invia esercito in catalognaNonostante la bocciatura del governo centrale di Madrid e della Corte Costituzionale Spagnola, il governo della Comunità Autonoma Catalana ha deciso di continuare lo stesso con il referendum indipendentista che si svolgerà domenica 9/11/2014 con il nome di plebiscito. Il governo spagnolo sembra non averla presa molto bene e stanno giungendo rinforzi alle forze dell’ordine già presenti e addirittura diversi utenti segnalano la massiccia attività militare verso la Catalogna con lo spostamento di mezzi corazzati, blindati, navi da guerra ed elicotteri. Domani, quindi, potrebbe essere un giorno decisivo per la storia della Catalogna, della Spagna e credo di tutta l’Europa. Quali scenari quindi si possono ipotizzare:
1) Governo spagnolo impedisce le consultazioni in base alla decisione della Corte Costituzionale e destituisce il governo locale. Tale scenario porterebbe sicuramente ad una reazione violenta della popolazione e non è esclusa una vera e propria guerriglia se non una guerra civile. Scenario improbabile.
2) Referendum si svolge tranquillamente, vince quasi certamente il sì, si svolgono manifestazioni a sostegno dell’indipendenza, ma Madrid non si smuove e dichiara nulla la consultazione. Il governo catalano si rivolgerà, quindi,  ad organismi internazionali per far valere i suoi diritti. Scenario probabile.
3) Idem come lo scenario due, ma con una deriva più violenta ed estrema della proteste. Intervento dell’esercito e rischio guerra civile. Scenario improbabile.
4) Il governo spagnolo dopo una grande vittoria del sì e dopo una grandissima manifestazione, cede e avvia le pratiche per l’indipendenza della Catalogna. Scenario impossibile.

A mio avviso, questi, in linea di massima, sono gli scenari che potrebbero succedere da domani. Il referendum della Catalogna rimane una situazione diversa da quella scozzese, perché in questo caso non si tratta di un’area economicamente secondaria come era la Scozia, ma del motore economico del paese. Secondo fattore, in Catalogna quasi sicuramente vincerà il sì e se il governo centrale ignorerà il risultato, la legittimità della democrazia e della monarchia spagnola scenderà ai minimi termini, una spaccatura storica che probabilmente potrà soltanto acuirsi. Se si vuole fare del complottismo, è curioso che la data scelta sia il 9/11 uguale al 9/11 dell’attentato alle torri ( nel mondo anglosassone si scrive prima il mese) inoltre 13 anni dopo il 2001. ( A proposito del numero 13 rimando ai miei articoli “complottisti”, Numero 13: curiose coincidenze o… e Il numero 13 colpisce ancora).

Detto questo, la situazione è molto grave e delicata e da domani potrebbero gradualmente oppure anche molto velocemente partire una serie di eventi che potrebbero portare alla disintegrazione dello stato spagnolo e alla fine della monarchia per non parlare dell’effetto domino su gli altri separatismi europei. Lega Nord e Indipendentisti Sardi hanno già mandato degli osservatori. Da valutare anche la posizione della Russia, che, in linea con il supporto al separatismo delle Repubbliche di Donetsk e Lugansk potrebbe schierarsi con la Catalogna per favorire lo spaccamento dell’Europa.

Chi ci segue da un po’ di tempo, saprà già che questi separatismi europei potrebbero servire ai poteri forti eurocratici come movimento centrifugo per dissolvere gli stati nazionali e favorire nel medio-lungo termine l’affermazione definitiva del Superstato Europeo. E inoltre, anche una futura fine della Monarchia Spagnola sarebbe in linea con quanto scritto nell’articolo La lunga marcia dell’Eurocrazia dove tra gli obiettivi da raggiungere per creare il Superstato Europeo abbiamo previsto anche la graduale eliminazione delle monarchie europee, sempre più attaccate e delegittimate anche dai media di regime. Ma se la Catalogna da domani iniziasse seriamente il suo processo secessionistico, quali altre regioni spagnole potrebbero seguirla? Qui di seguito la mappa dei separatismi in Spagna:
Mappa Separatismi Spagna
Pensateci bene, una Spagna così spezzettata avrà ancora una margine di influenza in Europa? E sopratutto è probabile che se dovessero sorgere dei nuovi stati all’interno dell’Unione Europea, questi probabilmente non avranno il diritto di veto come lo hanno ora gli stati nazionali. Il governo spagnolo non può permettersi di perdere il suo motore economico, è molto probabile che farà di tutto, anche usare la forza per non perderlo. Se invece dovesse perderlo, la via della bancarotta sarebbe inevitabile e questa di conseguenza porterà ulteriore crisi e ulteriori secessioni come si vedono nella cartina di sopra. I media ci dicono che il PIL spagnolo è di nuovo in crescita, ma questo indicatore da solo significa poco, perché è necessario considerare non solo il conseguente PIL procapite ma anche l’eventuale peggioramento della disparità economica. Perché se il PIL cresce ma la disparità aumenta, come sta succedendo in Spagna o negli USA nazioni attualmente in “crescita”, questa crescita di conseguenza non serve alla maggioranza della popolazione ma solo ad una ristretta élite.

Da domani saranno da valutare anche gli altri secessionismi europei a partire dai paesi catalani francesi come il Linguadoca-Rossiglione. Concludiamo questo articolo dicendo che, probabilmente, queste secessioni fanno il gioco dei poteri forti eurocratici, ma, al tempo stesso, come europei evoluti non possiamo non apprezzare il vento di libertà che da domani spazzerà la Spagna e non possiamo che stare dalla parte del volere del popolo, ultima ed unica vera istituzione, contro qualsiasi costituzione, contro qualsiasi banda di giudici e contro qualsiasi governo cialtrone e corrotto. La Scozia, per paura di una parte dei suoi residenti, ancora non ha ottenuto la propria libertà, confido nel futuro; da domani, invece, la Catalogna può iniziare a combattere ed a sperare. E quindi mi unisco simbolicamente ai catalani con questa speranza: Catalogna libera!  Tutti i lettori che credono nella libertà e nell’autodeterminazione dei Popoli leggano questo mio articolo sull’argomento, Proposta per l’autodeterminazione dei popoli nell’Unione Europea e, se lo vorranno, esprimano la loro opinione a riguardo. Non perderti il mio ultimo libro, Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione. In uscita a Gennaio 2015.
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Siamo più forti del manganello

scontri polizia operaiSe anche Sparta e Roma sono perite, quale Stato può sperare di durare in eterno? Jean-Jacques Rousseau

Sì, nessun stato è eterno. E’ caduto l’Impero Romano, è caduta la monarchia francese, è caduto il fascismo, è caduta l’Unione Sovietica, è caduto il regime di Gheddafi. Forme di stato diverse tra loro, a loro tempo credute invincibili, ormai relegate nei libri di Storia. Cosa significa questo? Significa che lo Stato è qualcosa che si impone su di noi, sul Popolo, ma, come una zecca, ha bisogno di noi per sopravvivere, per esistere, e, quando abbiamo la forza di scrollarcelo di dosso esso muore non avendo più a chi succhiare il sangue. Parole dure queste, molto di voi diranno, giustamente, che lo Stato serve, altrimenti vivremmo nell’anarchia e nel caos. Questo è vero ma al tempo stesso lo Stato è qualcosa che si impone su di noi, succhiandoci metaforicamente il sangue rappresentato dalle nostre tasse e dalla nostra libertà, che, inevitabilmente, dobbiamo in parte cedere allo Stato. Il fatto che noi decidiamo democraticamente i nostri rappresentanti non cambia il fatto che lo Stato non è assolutamente tutti noi, come amano sostenere i democratici. Lo Stato è qualcos’altro a cui demandiamo parte del nostro potere, ma è comunque qualcosa di cui siamo sudditi. Ancora non mi sento parte dello Stato, non mi sento parte integrante di una comunità, mi sento invece sotto uno Stato che non è in alcun modo una comunità. Mi piacerebbe essere parte integrante di una comunità/stato ma purtroppo non è così e chi di voi, mi chiedo, si sente effettivamente parte di una comunità/stato? Vi domando: sentite veramente di essere parte dello Stato o più che altro siete sottoposti ad esso? Diciamoci la verità, il termine Stato la maggioranza delle volte è usato negativamente, la maggioranza non vede di buon occhio lo Stato. Credo che questo sia importante: se lo Stato è visto tendenzialmente come qualcosa di negativo, vuol dire che, forse, il sistema in cui abbiamo vissuto fino ad ora non funziona, che quindi, dalla Rivoluzione Francese in poi, non c’è stato nessun effettivo cambiamento, ma siamo passati dalla sudditanza alla monarchia, alla sudditanza (spesso più feroce e totale) nei confronti dello stato repubblicano e/o democratico. Certo, almeno in molti paesi occidentali, abbiamo ottenuto diversi diritti, ma la crisi degli ultimi anni, sta offuscando queste conquiste. La libertà di morire di fame è un diritto inutile.

Tornando a noi, sono veramente rimasto colpito, citando Diego Fusaro, dal manganello democratico di Matteo Renzi nei confronti dei lavoratori dell’Ast. In maniera molto orwelliana, come del resto tutto questo periodo storico, è incredibile come un governo di centro-sinistra ed un Partito che si chiama, oltretutto, Democratico colpiscano proprio i lavoratori. Padri di famiglia senza un futuro vengono picchiati soltanto perché reclamano la propria dignità di poter mantenere se stessi e la propria famiglia. Non stavano chiedendo privilegi, stavano chiedendo soltanto di poter continuare a lavorare, cioè di poter continuare a fare la loro buona parte di ingranaggio-schiavo del sistema. Ma non possono neanche essere dei buoni schiavi, il sistema li vuole falliti e basta. Sparite o vi spacchiamo la testa. Non so voi, trovo questo sconcertante, credo che il termine giusto sia pulizia non etnica ma sociale. Il mio discorso non è specificamente a difesa dei lavoratori dell’Ast, ma di tutte quelle categorie dalle Partite Iva, ai disoccupati, agli operai fino agli studenti che in Italia ma anche in moltissime altre parti del mondo sono colpite dal manganello, dal lacrimogeno, dal proiettile di gomma, dal getto d’acqua fredda, insomma, dalla forza dello Stato.

Ma oltre queste amare considerazioni, c’è qualcosa che deve iniziare a diffondersi: la forza di quel manganello che spacca una testa che può essere quella di ognuno di noi non è nella mano del poliziotto ma è nelle nostre mani. Quando vediamo quegli operai pestati non sono stati pestati dai manganelli ma da tutti di noi che o abbiamo ancora fiducia nello stato o che anche se non abbiamo più fiducia abbiamo però fede nella sua forza. Ma lo Stato, come ho scritto prima, come un parassita, non esiste senza di noi, per scrollarcelo di dosso dobbiamo iniziare a sfiduciarlo e non avere più fede nella sua forza e diffondere più che possiamo questa nostra convinzione e questa nostra sfiducia. E ricordate gli stati più forti e sicuri, come possono essere la Norvegia o la Svizzera, brandiscono poco i manganelli, sono quelli deboli che li usano. Ad ogni testa spaccata lo Stato perde forza, ogni gesto repressivo non è un atto di forza ma di debolezza. Ma se la sfiducia si diffonderà, e già si sta diffondendo sempre più, verso un sistema di soprusi economici, sociali e politici, prima il manganello si fermerà. Il Popolo è più forte del sistema. Ferma il manganello diffondi la sfiducia. Non perderti il mio ultimo libro, Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione. In uscita a Gennaio 2015.
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Siamo mai usciti dal Medioevo?

MEDIOEVO E MEDIEOEVO MODERNO Negli ultimi tempi sentiamo spesso parlare di malattie terrificanti, di fanatismo religioso, di atti di violenza sempre più atroci, di guerre, povertà e repressione e proprio per questo mi è venuta in mente un pensiero: qual è la differenza tra oggi e il Medioevo? Per prima cosa definiamo il Medioevo: è il periodo della storia europea che inizia nel 476 d.C. con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente e finisce tra il 1453 e il 1520, anni in cui avvengono la caduta di Costantinopoli e quindi la fine dell’Impero Romano d’Oriente, la scoperta delle Americhe e la Riforma Protestante. Secondo gli storici che definirono questo periodo, esso rappresenta un periodo negativo rispetto alla civiltà romana e greca che era preceduta. Difatti, secondo molti aspetti, la vita, durante l’Impero Romano, era migliore rispetto alla vita nel Medioevo. Guardiamo, ad esempio alla grande povertà e alla mancanza d’igiene dell’epoca medievale; essenzialmente, possiamo dire che gli aspetti che differenziano il Medioevo dall’Età Classica precedente sono questi: la povertà, il fanatismo religioso, l’ignoranza, la mancanza d’igiene, le malattie (vedi Peste), il dispotismo, le guerre di religione. Il grande protagonista di questo periodo si chiama Chiesa Cattolica. Detto questo, gli storici dicono che il Medioevo si conclude intorno al 1500 e da quella data in poi inizia l’Età Moderna che sarà contraddistinta dal Rinascimento, poi dall’Illuminismo, quindi dalle Rivoluzioni, poi dalla Rivoluzione Industriale, per venire alle ideologie del Novecento e alla finale vittoria del sistema capitalista. Sicuramente rispetto al Medioevo, l’Età Moderna si differenza per la propria rinascita artistica, scientifica, culturale, tecnologica ed economica ma poi veniamo ai giorni nostri e vediamo un mondo terrorizzato dalle malattie, in piena depressione economica, sconquassato da disordini sociali, guerre civili e fanatismo religioso e con fattori negativi nuovi come l’inquinamento e il cambiamento climatico. E quindi ci viene un dubbio, e se non fossimo mai usciti dal Medioevo? Forse il Rinascimento, l’Illuminismo e la Rivoluzione Industriale sono solo delle parantesi comprese sempre nello stesso periodo storico. Del resto, noi non sappiamo come i posteri definiranno la Storia e noi, se stiamo ancora vivendo nel Medioevo, possiamo ipotizzare che esso sia storicamente finito, ma non è detto che i nostri figli, nipoti o trisnipoti la vedano nello stesso modo. Questo discorso che sto facendo è analogo a quello fatto nel post, la Terza Guerra Mondiale è già iniziata?, dove abbiamo detto che, quando inizia, nessuno sa che è scoppiata una guerra mondiale, lo si saprà con certezza solo a posteriori, analogamente solo a posteriori si può sapere se un periodo storico è finito.

Ora, elenco alcune considerazioni che possono far riflettere sul fatto che stiamo ancora vivendo un’epoca medievale ma estesa a tutto il Mondo:
1) Il protagonista del Medioevo, la Chiesa Cattolica, pur senza il potere di una volta, esiste ancora e possiede una grande influenza.
2) Circa un quarto dei duecento paesi del mondo è sottoposto ad una monarchia, un sistema di governo ereditario e non democratico, chiaro retaggio medievale.
3) Almeno un quarto della popolazione mondiale vive sotto regimi che non hanno nulla di democratico e che quindi possono essere definiti dei dispotismi (dando per buona che gli altri paesi siano vere democrazie, cosa alquanto discutibile).
4) Come nel Medioevo, siamo inermi di fronte ad una malattia, l’Ebola, che pur non avendo ancora fatto molte vittime, sta riuscendo sempre più a terrorizzare il mondo intero.
5) Il fanatismo religioso, nel Medioevo rappresentato dall’Inquisizione e dalle Crociate, vive ancora sotto gli occhi di tutti e sono tantissimi i paesi, dalla Cina al Canada, passando ovviamente ai paesi dove si stanno combattendo vere e proprio guerre di religione, dove esso si manifesta in un crescendo senza fine. Senza dimenticarci della discriminazione delle donne per motivi religiosi in molti paesi islamici.
6) Nonostante il progresso tecnologico ed economico che il capitalismo ha garantito a buona parte dei paesi industrializzati, ora questa sistema inizia a scricchiolare e sempre più persone si trovano nella miseria e nella povertà, in condizioni spesso anche peggiori che nell’epoca medievale (pensate alle persone che vivono nelle baracche nel Terzo Mondo o alle persone che nei paesi come il nostro, sono costrette a vivere in auto perché non possono più permettersi una casa). Inoltre non dimentichiamoci che la ricchezza è sempre stata appannaggio solo di una parte minoritaria della popolazione mondiale, non è ancora mai esistito un benessere diffuso.
7) In aggiunta a questi fattori che ricordano il Medioevo, se ne sono aggiunti altri che oscurano questo periodo storico, e questi sono l’inquinamento e la sovrappopolazione.
8) Considerazione per me più importante in assoluto, non ci siamo ancora liberati dal pensiero dogmatico, piena espressione del Medioevo, che è semplicemente traslato dalla religione, alle ideologie, alle teorie scientifiche ed economiche fino alla discriminazione sempre presente tra le persone.
Tutte queste considerazioni sono, inoltre, contornate da una depressione collettiva e da una mancanza di speranza per il futuro.
Quindi, in fondo, quando vediamo le decapitazioni dell’Isis in tv o l’ennesimo suicida per la crisi economica, qual è la differenza sostanziale con il Medioevo?

Ma quindi in che epoca siamo? Io ipotizzo che i posteri possano chiamare il nostro periodo storico in diversi modi, come Medioevo Moderno o Post-Medioevo o Ultimo Medioevo oppure Medioevo Esteso. E quindi quando finirà il Medioevo? Io mi sento di avanzare alcune ipotesi future che potranno definitivamente definire la fine del Medioevo:

1) La caduta della Chiesa Cattolica: è sotto gli occhi di tutti come il Vaticano sia in crisi d’identità, sia economica, sia di numeri. Con la progressiva morte della generazione degli anni trenta e quaranta, il numero dei fedeli inizierà sempre più a ridursi drasticamente ed ad esempio, già adesso molte chieste vengono chiuse perché costano troppo e i fedeli sono troppo pochi. Questo avvenimento, per me, potrebbe avvenire tra il 2030 e il 2100.
2) La definitiva scomparsa delle monarchie: la crisi economica, se dovesse peggiorare ulteriormente, potrebbe creare sconquassi sociali tali da mettere fine a gran parte delle monarchie esistenti ( a questo riguardo vedere anche La lunga marcia dell’Eurocrazia).
3) La rinascita dell’Impero Romano: il Medioevo inizia con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, a mio avviso, se in futuro dovesse affermarsi l’Unione Europea come superpotenza  del pianeta, si potrebbe parlare di rinascita dell’Impero Romano e quindi concludere definitivamente il Medioevo. Molti di voi rideranno, perché vedono l’Unione Europa come potenza in crisi (anche se rimane la prima potenza economica del globo se vista come uno stato unico), ma pensate alla Germania dopo la Prima Guerra Mondiale, chi avrebbe mai pensato che una nazione a pezzi, dopo vent’anni, potesse conquistare mezza Europa?
4) La scoperta di una forma di energia pulita: la scoperta di una tecnologia per produrre energia senza inquinare, come può essere la fusione nucleare, oppure l’uso decisamente migliorato delle energie rinnovabili o qualcos’altro ancora non ipotizzabile, potrebbe segnare la fine definitiva di un’epoca di inquinamento e sporcizia e quindi mettere fine al Medioevo.
5) L’affermarsi di una nuova mentalità: prima che un fatto simbolico, un’era si afferma quando è cambiata la mentalità rispetto all’epoca precedente.

Queste possono essere alcune possibilità su quale avvenimento possa mettere fine a quello che abbiamo anche chiamato Medioevo Esteso. Io credo vivamente che questo secolo, possa essere il secolo dove finisca questo periodo storico che ha avuto i suoi lati negativi ma anche quelli positivi ma di cui sicuramente l’umanità non potrà vantarsi data la quantità e la gravità delle efferatezze commesse e che si continuano a commettere. Tra tutte queste barbarie, io  vedo anche i segni di una nuova era e voi? Non perderti il mio ultimo libro, Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione. In uscita a Gennaio 2015.
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Democrazia da correggere

democrazia da correggere

C’è un filo conduttore che unisce le recenti rivolte dei Curdi in Turchia con le risse scoppiate dopo il fallito referendum scozzese, con le proteste per i diritti civili in Russia e con i blocchi stradali dei Forconi dello scorzo 9 Dicembre. Questo filo conduttore si chiama sofferenza, la sofferenza di una minoranza che si sente oppressa dal volere della maggioranza, espresso dal governo in carica o dal risultato elettorale. I Curdi in Turchia sono una minoranza etnica, gli indipendentisti scozzesi sono una minoranza generazionale, gli omosessuali russi sono una minoranza culturale e i Forconi italiani sono una minoranza sociale. Tutte queste minoranze oppresse vivono in paesi democratici (dove per democrazia intendiamo la possibilità di votare in maniera più o meno trasparente, altrimenti se scendessimo nel dettaglio nessuno di questi paesi potrebbe essere realmente definito democratico) però non possono e non riescono ad accettare la volontà della maggioranza perché questa volontà gli procura sofferenza. Ci eravamo già occupati dei problemi del sistema democratico un anno fa, nel nostro articolo Il fallimento della democrazia, ma invece il post di oggi mi è stato ispirato dall’articolo del sito ScenariEconomici.it che spiega come nel referendum per l’indipendenza della Scozia dello scorso 18 settembre, la gran parte dei favorevoli fosse sotto i 54 anni di età, mentre oltre questo limite il no ebbe un ampio consenso. Questo mi ha fatto riflettere su come i giovani scozzesi siano rimasti praticamente ostaggio degli anziani e quindi, grazie a quest’ultimi, ogni cambiamento è stato rimandato. Ma il punto più significativo di questa vicenda è, che per tutta la durata della campagna referendaria, le piazze scozzesi sono sempre state dominate dalle bandiere della Scozia dei favorevoli all’indipendenza, mentre i contrari non si sono mobilitati altrettanto però sono riusciti a vincere nelle urne. Stesso discorso vale per i Forconi in Italia, che rappresentano i giovani disoccupati e le partite iva in rovina che non riescono ad imporsi più nelle urne perché divisi, e perché pensionati e statali votano compatti il Partito Democratico, cioè il partito che più offre la certezza del mantenimento dello status quo. I Curdi in Turchia e gli omosessuali in Russia sono due minoranze, una etnica e una culturale, le cui richieste vengono totalmente ignorate che quindi, non hanno altra possibilità se non quella della mobilitazione. Molti lettori diranno che così funziona la democrazia, che la maggioranza decide per tutti. Però esiste un problema, perché se la minoranza soffre più di quanto la maggioranza sia pronta a mantenere la sua posizione, la prima potrebbe sfogarsi nelle piazze e nella proteste, creando problemi a tutta la collettività. Del resto basta il 2-3% della popolazione attivo per mettere a soqquadro un paese.

In questo articolo vogliamo esporre la seguenti tesi: la democrazia manca del comune buon senso. Perché affermo questo? Se ad esempio, usciamo con una comitiva di amici e dopo una lunga camminata in centro, uno di questi è stanco perché magari ha avuto una giornata lavorativa faticosa e chiede di sedersi ad un bar mentre gli altri vorrebbero continuare a camminare, è probabile che prevalga la volontà del primo, perché la sua sofferenza è più importante della volontà di camminare degli altri. Se, invece, la comitiva decidesse con il voto segreto, senza comunicazione, probabilmente si continuerebbe a camminare e l’amico stanco sarebbe costretto a fermarsi e/o ad abbandonare la comitiva.Questo esempio serve a chiarire che il voto democratico, essendo un voto segreto tra persone che in larghissima parte non comunicano e non si conosco, spesso manca del totale buon senso. Il suffragio universale è essenzialmente una decisione collettiva che punta tutto sulla quantità (un po’ come l’intera nostra società,un sistema quantitativo e non qualitativo), la quantità dei voti, mentre non da nessuna rilevanza alla qualità o all’intensità del voto. Immagino già che criticare il suffragio universale, così come lo conosciamo finora, mi attirerà moltissime critiche ma i problemi che questo sistema ha portato, sta portando e porterà, sono sotto gli occhi di tutti.

Ora qui di seguito elencheremo alcune proposte che hanno come obiettivo quello di correggere il sistema di voto. Premetto che questo articolo non punta a criticare l’intero sistema democratico nel suo complesso ma esclusivamente la modalità di voto, fornendo delle proposte che sommino alla quantità anche la qualità e l’intensità del voto.

1) Aumentare la potenza del voto delle famiglie: ad esempio, se una famiglia ha un figlio minorenne, entrambi i genitori dovrebbero avere un voto che vale non 1, ma 1,5. Perché questa maggiorazione? Assolutamente non a scopo discriminatorio nei confronti di chi non ha figli, ma perché chi ha una prole, in linea di massima, voterà in maniera più lungimirante perché cercherà di pensare anche al futuro dei propri figli e non solo ai propri interessi momentanei. Inoltre, non fare figli, è una scelta legittima e nel modo più assoluto non sto criticando questa scelta, però, dal punto di vista dello stato, chi ha fatto dei figli deve essere premiato, perché l’esistenza dello stato stesso, in futuro, dipenderà da questo. Ed ancora, questa maggiorazione servirebbe a rappresentare, anche se indirettamente, l’individuo minorenne.
2) Dare il massimo voto a chi è nell’età media: chi è nell’età media della popolazione, quindi ad esempio tra i 30 e i 45 anni, dovrebbe avere come voto 1, mentre più ci si allontana da questa soglia, quindi più si è giovani o anziani, più il voto diminuisce fino magari ad arrivare a 0,5 per i diciottenni e per gli ultranovantenni. Questo perché chi è giovane ha tendenzialmente molta voglia di cambiamento ma ha contribuito ancora poco alla società per avere importanza, mentre chi è troppo anziano tenderà a difendere eccessivamente lo status quo, perché ha poco interesse per il futuro. Invece, chi è nell’età media della popolazione ha, sia contribuito abbastanza alla società, sia ha interesse per un cambiamento futuro perché ha ancora molti anni da vivere.
3) Più paghi, più il tuo voto conta: ovviamente in questa proposta non intendiamo pagare, nel senso di pagare con il denaro, altrimenti si tornerebbe al voto per censo, ma invece, intendiamo pagare con ore del proprio tempo libero. Quindi, ad esempio, il mio voto normalmente vale uno, ma posso aumentarlo ad 1,5 o 2 o 3, fornendo allo stato delle ore di servizio civile come può essere l’attività di pulizia o di manutenzione della cosa pubblica o il volontariato. Quindi più ore di tempo libero sono pronto a sacrificare più il mio voto vale. Cosa serve questa proposta? Serve a far prevalere il risultato che è stato richiesto con più intensità, così che la volontà politica si sfoghi nelle urne e non violentemente nelle piazze.
4) Esame per votare: nel suffragio universale tutti possono votare, ma questo significa anche che votano persone che spesso hanno poca o pochissima conoscenza dell’argomento che stanno votando. Invece, potrebbe essere istituito un patentino per votare, tipo il quiz per la patente di guida, quindi non troppo difficile, ma neanche troppo semplice e solo chi lo supera potrà votare. Così che chi è veramente interessato a votare, si impegnerà per superarlo mentre chi vota con noncuranza e per sentito dire probabilmente non potrà votare. Anche questa proposta serve a dare importanza all’intensità del voto e non soltanto alla quantità.
5) Patente di voto a punti: votare è un diritto, ma per poterlo fare, quindi per poter dare il proprio contributo nella decisione collettiva, l’elettore deve dimostrare di essere stato un membro civile della comunità e non un membro dannoso. Quindi, potrebbero essere fatti dei punti in mancanza dei quali, il voto potrebbe essere scalato di importanza. I punti possono riguardare infrazioni del codice della strada, comportamenti incivili, infrazioni della legge sia in materia civile che penale.

Queste proposte, sono proposte d’avanguardia, mai messe in pratica nella realtà, quindi non possiamo sapere se esse abbiano effetti positivi o negativi. Detto questo, invitiamo il lettore a discutere insieme noi, magari evidenziando eventuali problemi che potrebbero emergere da queste proposte e proponendo ulteriori suggerimenti per migliorare il voto in maniera tale che siano considerate l’intensità e la qualità dello stesso. Non perderti il mio ultimo libro, Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione. In uscita verso Gennaio 2015.
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Sono Giuseppe Cirillo alias Fenrir, l’autore di questo blog. Se trovi interessanti i miei articoli, continua a seguirmi sui social network cliccando su una delle icone qui di seguito. Se vuoi, puoi contattarmi alla seguente mail: fenrir1489@gmail.com 

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Vademecum sul virus Ebola

ebola

In questi giorni i media ci hanno informato che il virus Ebola ha colpito per la prima volta gli Stati Uniti e la Spagna. Dopo questo avvenimento è esplosa una pandemia ma che ha interessato non tanto le persone quanto l’informazione, scatenando una serie di falsi allarmi e incrementando la paura riguardo al virus. La prima cosa che ho potuto cogliere riguardo questa situazione, è la totale incapacità dei governi di reagire in maniera adeguata all’emergenza e le gravi carenze del sistema dei media che non sono capaci di dare un’informazione adeguata sull’argomento. Detto questo, grazie ad internet, tutti noi possiamo cercare di informarci in maniera alternativa e di capire veramente quello che sta succedendo. Ora, in questo blog, voglio esporre con umiltà, dato che sull’Ebola le informazioni sono scarse e imprecise, un vademecum che spieghi con semplicità cos’è l’Ebola, come combatterla e come valutarla.
1) Cos’è il virus Ebola?
L’Ebola è un filovirus, come il Marburgvirus. Prende il nome dalla sua forma filamentosa.
2) Quali sono i sintomi?
I sintomi nella fase iniziale sono molto simili a quelli di una forte influenza e comprendono febbre, mal di testa, dolori articolari e addominali, per poi peggiorare in vomito ed emorragie interne ed esterne che portano rapidamente alla morte.
3) Quanto dura il periodo di incubazione?
Dal momento del contagio all’insorgenza dei primi sintomi, secondo i dati ufficiali, passerebbero dai 2 ai 21 giorni.
4) L’individuo contagiato può infettare altre persone fin da subito?
Sempre secondo le istituzioni sanitarie ufficiali, la persona contagiata può iniziare a contagiare solo da quando sviluppa i primi sintomi, anche se proprio di recente si è messa in dubbio questa valutazione.
5) Come avviene il contagio?
Attualmente sembra che si possa venir contagiati attraverso il contatto tra i fluidi di una persona infetta (saliva, sudore, vomito, sangue, sperma) e una mucosa o ferita aperta di una persona sana. In termini pratici significa che si può venir contagiati baciando o facendo del sesso con una persona infetta oppure venendo a contatto con una persona contagiata o con una superficie dove sono presenti fluidi infetti e poi portando ad esempio le nostre mani alla bocca o agli occhi. Il virus non passa attraverso la pelle. Attualmente è escluso che il virus si trasmetta per via aerea, ma invece non è escluso di poterlo contrarre se si è ad una distanza ravvicinata ad una persona contagiata mentre parla o starnutisce attraverso le goccioline di saliva.
6) Qual è la mortalità del virus?
Il virus uccide tra il 50 e il 70% dei pazienti contagiati, percentuale che può essere sicuramente ridotta se il paziente è curato presso strutture più avanzate come quelle presenti in Occidente.
7) Quanti sono i casi accertati?
Secondo il rapporto ufficiale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, del 10 ottobre, i casi accertati sono i seguenti:
Liberia: 4076 casi, 2316 morti; Sierra Leone: 2950 casi, 930 morti; Guinea: 1350 casi, 778 morti; Nigeria: 20 casi, 8 morti; Senegal: 1 caso, 0 morti; Spagna: 1 caso, 0 morti; Stati Uniti; 1 caso, 1 morto. Totale: 8399 casi, 4033 morti.
8) A che temperatura muore il virus?
Il virus muore se esposte per almeno venti minuti alla temperatura di 60° gradi. Quindi per sanificare i vestiti da eventuali contatti con fluidi contagiati basta lavarli oltre i 60°.
9) Quali precauzioni possiamo prendere?
Innanzitutto, data la totale incapacità dei governi, è fondamentale che ognuno di noi ragioni con la propria testa, informandosi nella maniera più completa possibile. Detto questo, dato che sappiamo che il virus si trasmette attraverso il contatto dei fluidi infetti con le nostre mucose, è fondamentale fare massima attenzione alle nostre mani, dato che sono la parte del corpo che ha più probabilità di sfiorare la nostra bocca, il nostro naso o i nostri occhi. Quindi, senza fare inutili allarmismi, se in Italia dovessero esserci diversi casi di questo virus, se effettivamente dovesse scoppiare una pandemia, personalmente propongo le seguenti precauzioni:
a) Evitare il più possibile luoghi affollati, sia per evitare contatto con delle superfici infette, sia per evitare il rischio della trasmissione aerea la cui impossibilità non è ancora provata con certezza.
b) Evitare il più possibile i viaggi all’estero, e lo dico con amarezza essendo appassionato di viaggi. Purtroppo stazioni, porti, aeroporti, sono luoghi dove persone di diverse nazionalità si sfiorano e quindi è più facile rischiare di venire a contatto con superfici toccate da persone infette.
c) Quando si esce di casa, ricordarsi di non portare mai le mani alla bocca o agli occhi senza averle disinfettate. E fondamentale quando si ritorna a casa o prima di mangiare, lavarle e disinfettarle, meglio se con ipoclorito di sodio.
d) Nella propria abitazione, in caso di pandemia, sarà opportuno lavare il più spesso possibile il vestiario oltre i 60° e separare con attenzione i vestiti che usiamo all’esterno dal resto delle cose che tocchiamo della nostra casa. E soprattutto, cambiarsi sempre i vestiti usati all’esterno con indumenti usati esclusivamente all’interno, così da non contaminare eventualmente altre superfici della casa e quindi ridurre il rischio di contatto occasionale con mucose.
e) Farsi la doccia al rientro in casa, così da eliminare eventuali fluidi infetti dalla superficie del nostro corpo.
f) Sempre in caso di grave pandemia, se si possiede un animale domestico, evitare il più possibile contatti tra nostre mucose e la saliva o i fluidi dell’animale. Inoltre ridurre il più possibile i contatti dello stesso con altri animali.
g) Sembra che pipistrelli e volatili possano essere portatori del virus, quindi evitare il più possibile contatti con questi.
h) Non tutti al supermercato o al mercato usano i guanti per maneggiare ortaggi e frutta, quindi disinfettare la stessa prima di sbucciarla e consumarla.
i) Ovviamente non appoggiare la propria bocca o il proprio viso su superfici pubbliche, come può essere il sedile o il vetro di un autobus.
10) Se il virus contagiasse per via aerea?
In tal caso bisognerà procurarsi una scorta di mascherine idonee e indossarle quando si frequentano luoghi pubblici.
11) Esistono delle cure contro il virus?
Attualmente esistono moltissime ricerche per trovare una cura o un vaccino che possa sconfiggere il virus, ma non ne esiste ancora nessuna definitiva. I pazienti spesso vengono curati con terapie palliative e reidratanti.
12) E’ possibile prevenire il virus?
Data la natura ancora poco chiara di questo virus, è difficile dire se sia possibile prevenirlo in qualche modo. Analizzando diverse fonti presenti in rete possiamo dare i seguenti consigli che nel caso non dovessero risultare efficaci, sicuramente danno non fanno. Personalmente sono un forte sostenitore del seguente concetto: non siamo malati perché la malattia ci ha colpito ma la malattia ci ha colpito perché non eravamo sani. Questo significa che come per tutte le malattie, se il nostro sistema immunitario è sano e forte, si hanno più possibilità di respingere la stessa e di guarire, ovviamente non sappiamo se questo valga per l’Ebola, ma tentar non nuoce. Ecco alcuni consigli per prevenire l’Ebola:
a) Avere un’alimentazione equilibrata, riducendo gli zuccheri artificiali, le sostanze artificiali ed industriali e preferendo alimenti biologici certificati.
b) Fare esercizio fisico in maniera sana e non eccessiva, stimola il sistema immunitario e ci aiuta a controllare il nostro peso.
c) Evitare lo stress che riduce la capacità difensiva del nostro sistema immunitario.
d) Le seguenti sostanze sembrano avere benefici contro il virus Ebola: acqua, idratarsi è fondamentale per combattere il virus; vitamina c, l’acido ascorbico ha fortissimi effetti antivirali e non ha effetti negativi gravi in caso di sovra dosaggio, per prevenzione potrebbe essere utile assumerne un grammo al giorno; melatonina, questa sostanza sembra avere effetti positivi contro il virus, la sua assunzione con moderazione non comporta effetti collaterali, favorisce il sonno ed ha proprietà immunostimolanti; multivitaminico, assumerne un integratore multivitaminico, meglio se di originale naturale, magari non tutti i giorni ma ogni due o tre, sicuramente ha effetti positivi sul nostro sistema immunitario.
e) Altri antivirali naturali che ci sentiamo di consigliare sia contro Ebola sia contro qualsiasi altro virus, sono l’aglio, l’echinacea, l’artemisina, il cloruro di magnesio, il propoli, il miele di manuka, le bacche di sambuco, il tè verde. Tutti rimedi che possono essere usati anche come prevenzione contro l’influenza.
f) In caso di raffreddori e influenze, non assumere medicinali ma combattere con i rimedi naturali sopra descritti così da irrobustire il sistema immunitario.
Concludiamo questo vademecum, dicendo che su questo virus non abbiamo informazioni certe e quindi non abbiamo neanche certezze su come prevenirlo e combatterlo. I consigli che abbiamo detto possono essere utili ma non possiamo dire quanto siano efficaci.
Molti ipotizzano che in realtà questo virus sia stato creato apposta per diminuire la popolazione o per creare in seguito un vaccino che possa portare ad altre malattie o ad effetti sterilizzanti. Personalmente prenderò un eventuale vaccino solo se ci fossero milioni di casi e ed assolutamente non lo prenderò se i casi saranno soltanto poche migliaia. Nessuno di noi può dire se questo virus sia naturale oppure no, nel caso non lo fosse, credo che l’obiettivo di chi lo abbia creato sia essenzialmente quello di diminuire la popolazione ma sopratutto quello di destabilizzare ancora di più le nostre economie, così da aprire sempre più la strada a quella Guerra Civile Globale che abbiamo definito essere la Terza Guerra Mondiale. Non perderti il mio ultimo libro, Libertà Indefinita, un saggio sulla libertà e sulla legittimità di un sistema, il nostro, sempre più contestato dalla popolazione. In uscita verso Gennaio 2015.
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